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Dal libro di
Giosuè cap.24 “ ..Giosuè convocò gli anziani di Israele, i capi, i
giudici… e disse a tutto il popolo: “ Se vi dispiace di servire il
Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri
padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrei, nel
paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo
servire il Signore.”.
Gli idoli oltre il
fiume ai quale si riferisce Giosuè sono quelli Egizi presso i quali
il popolo Ebreo visse per circa 400 anni. Presso al civiltà Egizia
la fede religiosa era rappresenta con immagini che si possono
ammirare ancora attraverso i bassorilievi e le piramidi.
Anche i greci e i
romani erano profondamente religiosi. Essi adoravano molte divinità
che avevano l’aspetto ed il carattere degli uomini con i loro pregi
e i lori difetti, però erano immortali e potentissimi. Per ottenere
la protezione degli dei essi edificarono tempi grandiosi e
organizzavano in loro nome feste e giochi. In seguito la religione
cede il posto sempre maggiore alla filosofia. Scorrendo le varie
epoche si nota come l’uomo abbia risposto alla sete d’infinito, che
porta dentro, creando una religione popolata di divinità le quali
rispondevano al bisogno di protezione e di aiuto. Ad un certo punto
della storia Dio interviene rivelandosi prima attraverso il popolo
ebreo e poi con Gesù.
Io ritengo che
l’uomo si trovi così davanti a due strade: accettare il Dio della
Rivelazione o appagare i propri desideri affidandosi ad altri “dei”
che cambiano secondo il contesto storico-culturale. Mi piace
ricordare l’affresco di Michelangelo “Dio crea il primo uomo Adamo”
dipinto sulla volta della Cappella Sistina nel quale si vede Dio che
porge l’indice all’uomo e l’uomo porge l’indice verso di Dio. Anche
ora Dio continua a porgere l’indice verso l’uomo, ma l’uomo
contemporaneo non volge più l’indice verso Dio ma invece volge il
pollice verso i telecomandi, che soddisfano subito i suoi desideri.
In questa “cultura del pollice”, la malattia psicosomatica,
in particolare la depressione sta diventando la malattia più
diffusa, in quanto i bisogni primari non adeguatamente soddisfatti.
A mio avviso i bisogni fondamentali dell’uomo sono: il bisogno di
essere amato, il bisogno d’amare, il bisogno d’infinito, il bisogno
di sicurezza. Quando questi bisogni non vengono soddisfatti
adeguatamente, si creano delle strutture di sopravvivenza
psichica che in campo religioso possono essere chiamati “idoli”.
San Giacomo???
disse : “ Come si può amare Dio che non vedi se non ami tuo fratello
che vedi”? Io capovolgerei la frase “ Come puoi sentire l’amore di
Dio se non hai fatto l’esperienza dell’amore, della tenerezza della
sicurezza sul piano umano”?
Io penso quindi
che alla base di ogni esperienza d’amore, ci sia l’amore con il
proprio genitore perché è il solo amore gratuito che non è
commerciabile. Tutte le altre esperienze d’amore richiedono una
parte di scambio anche fra fidanzati, fra marito e moglie, e anche
tra persone che si ritengono amiche. Pensate come una ragazza o
ragazzo si sforzino d’apparire belli, interessanti, piacevoli l’uno
all’altro, mentre un padre e una madre amano per quello che sono il
proprio figlio o figlia.
Gia Spitz nel suo libro “Il primo anno
del bambino” osservando i comportamenti dei bambini ricoverati in un
istituto constatava che gli stessi se non percepivano l’amore
attraverso gesti concreti, di chi li accudiva quali una parola, una
carezza, un abbraccio dopo un po di tempo non piangevano più, non
reagivano e si lasciavano morire. Se poi si ripristinavano le cure
adeguate essi si riprendevano velocemente.
E’ attraverso
l’amore sensibile che il bambino si forma il primo concetto di
amore, di sicurezza, ma nello stesso tempo il piccolo sperimenta che
l’amore non è così totale ed esclusivo e all’ora soffre. Sono le
piccole ferite di abbandono che egli sperimenta, ad esempio se la
mamma non accorre subito alle sue richieste, inizia a sperimentare
angoscia e frustrazione. Solo con il ripetersi ed il riproporsi
delle cure amorose egli inizierà ad accettare delle piccole
frustrazione nella certezza che l’oggetto d’amore è sempre
riproponibile. Crescendo si presenteranno altri oggetti d’amore ed
altre frustrazioni.
A mio avviso sono
le ferite della vita che rendono duro il cuore dell’uomo e in
qualche modo anche insensibile verso Dio. Non si può andare a Dio
senza passare attraverso l’esperienza dell’amore umano, ma l’amore
umano genera anche delle sofferenze e a volte anche molto profonde.
Sono queste ferite interne ed esterne che fanno soffrire e per
placare la sofferenza si creano quelle che si chiamano “strutture
di sopravvivenza psichica” o si possono dire anche “Idoli”.
Le strutture di
sopravvivenza sono create dall’interno per sopportare la sofferenza
causata da un bisogno non soddisfatto che a sua volta genera una
ferita; ferita tanto più profonda quanto più è minacciato il
bisogno. Queste strutture sono create dall’uomo stesso come difesa
davanti ad una realtà inaccettabile; sono costruzioni originali di
sopravvivenza psichica che rendono possibile continuare a vivere
senza impazzire..
Queste strutture
non sono la soluzione definitiva, ma solo un temporaneo tampone fino
a quando un’altra esperienza traumatica sconvolge il precario
equilibrio. Alle volte anche Dio viene vissuto come struttura di
sopravvivenza: riversiamo su di Lui i nostri bisogni, le nostre
aspettative, le nostre sicurezze, il nostro bisogno d’amore, ma se
Egli non fa come non ci aspettiamo, o non risolve le cose come noi
vogliamo allora sperimentiamo un grande dolore e per sopportarlo ci
allontaniamo da Dio accusandolo di non amore. Ma questo è il dio che
ci siamo creati a nostro uso e consumo un “idolo” ma non è il Dio
Cristiano. La guarigione, quindi, passa attraverso: la presa di
coscienza delle proprie ferite, l’individuazione dei meccanismi di
sopravvivenza psichica per trasformarli da stampelle rigide in
risorse dinamiche, recuperare il primario rapporto d’amore che c’è
stato ed esiste ancora dentro di noi: quello del proprio genitore
omologo.
Questo lungo
cammino inizia con il perdono prima verso noi stessi e, poi, verso
chi ci ha fatto soffrire. Il perdono diviene un potente e
insostituibile mezzo di guarigione psico-fisica. Attraverso questo
percorso anche il rapporto con Dio si apre ad una relazione nuova di
amore così che si accetta la sua misericordia e ci affida a lui
attraverso Gesù. Ci si rapporta con Dio come ad una Persona.
Queste
parole del Salmo 33 saranno l’espressione della propria personale
esperienza. “ Gli occhi del Signore sono sui giusti e, i suoi
orecchi al loro grido di aiuto…Gridano e il Signore li ascolta, li
salva da tutte le loro angosce. Il Signore è vicino a chi ha il
cuore ferito, Egli salva gli spiriti affranti. ”. L’esperienza
d’amore con il proprio genitore omologo anche se interferita e
l’amore di Dio aiutano l’uomo a vivere e a realizzare la propria
vocazione d’amore e ad abbandonare gli “idoli”.
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