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Dio ti Ama adesso!
Associazione Terapisti Cattolici
 

XXI  CONVEGNO  NAZIONALE

 Solo in te è Dio; non ce n’è altri; non  esistono altri dei ” (Is 45, 14-15)

Il disagio dell’uomo contemporaneo tra Dio  e  gli  idoli

 

Roma, 7-10  SETTEMBRE 2006

Relazione di Ermanno Boselli

Dio o gli idoli: una scelta che si ripropone a ciascuno

 

 

Dal libro di Giosuè  cap.24 “ ..Giosuè convocò gli anziani di Israele, i capi, i giudici… e disse a tutto il popolo: “ Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrei, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore.”.

Gli idoli oltre il fiume ai quale si riferisce Giosuè sono quelli Egizi presso i quali il popolo Ebreo visse per circa 400 anni. Presso al civiltà Egizia la fede religiosa era rappresenta con immagini che si possono ammirare ancora attraverso i bassorilievi e le piramidi.

Anche i greci e i romani erano profondamente religiosi. Essi adoravano molte divinità che avevano l’aspetto ed il carattere degli uomini con i loro pregi e i lori difetti, però erano immortali e potentissimi. Per ottenere la protezione degli dei essi edificarono tempi grandiosi e organizzavano in loro nome feste e giochi.  In seguito la religione cede il posto sempre maggiore alla filosofia. Scorrendo le varie epoche si nota come l’uomo abbia risposto alla sete d’infinito, che porta dentro, creando una religione popolata di divinità le quali rispondevano al bisogno di protezione e di aiuto. Ad un certo punto della storia Dio interviene rivelandosi prima attraverso il popolo ebreo e poi con Gesù.

Io ritengo che l’uomo si trovi così davanti a due strade: accettare il Dio della Rivelazione o appagare i propri desideri affidandosi ad altri “dei” che cambiano secondo il contesto storico-culturale. Mi piace ricordare l’affresco di Michelangelo “Dio crea il primo uomo Adamo” dipinto sulla volta della Cappella Sistina nel quale si vede Dio che porge l’indice all’uomo e l’uomo porge l’indice verso di Dio. Anche ora Dio continua a porgere l’indice verso l’uomo, ma l’uomo contemporaneo non volge più l’indice verso Dio ma invece volge il pollice verso i telecomandi, che soddisfano subito i suoi desideri. In questa “cultura del pollice”, la malattia psicosomatica, in particolare la depressione sta diventando la malattia più diffusa, in quanto i bisogni primari non adeguatamente soddisfatti. A mio avviso i bisogni fondamentali dell’uomo sono: il  bisogno di essere amato, il bisogno d’amare, il bisogno d’infinito, il bisogno di sicurezza. Quando questi bisogni non vengono soddisfatti adeguatamente, si creano delle strutture di sopravvivenza psichica che in campo religioso possono essere chiamati “idoli”.

San Giacomo??? disse : “ Come si può amare Dio che non vedi se non ami tuo fratello che vedi”?  Io capovolgerei la frase “ Come puoi sentire l’amore di Dio se non hai fatto l’esperienza dell’amore, della tenerezza della sicurezza sul piano umano”?

Io penso quindi che alla base di ogni esperienza d’amore, ci sia l’amore con il proprio genitore perché è il solo amore gratuito che non è commerciabile. Tutte le altre esperienze d’amore richiedono una parte di scambio anche fra fidanzati, fra marito e moglie, e anche tra persone che si ritengono amiche. Pensate come una ragazza o ragazzo si sforzino d’apparire belli, interessanti, piacevoli l’uno all’altro, mentre un padre e una madre amano per quello che sono il proprio figlio o figlia.

Gia Spitz nel suo libro “Il primo anno del bambino” osservando i comportamenti dei bambini ricoverati in un istituto constatava che gli stessi se  non percepivano l’amore attraverso gesti concreti, di chi li accudiva quali una parola, una carezza, un abbraccio dopo un po di tempo  non piangevano più, non reagivano e si lasciavano morire. Se poi si ripristinavano le cure adeguate essi si riprendevano velocemente. 

E’ attraverso l’amore sensibile che il bambino si forma il primo concetto di amore, di sicurezza, ma nello stesso tempo il piccolo sperimenta che l’amore non è così totale ed esclusivo e all’ora soffre. Sono le piccole ferite di abbandono che egli sperimenta,  ad esempio se la mamma non accorre subito alle sue richieste, inizia a sperimentare angoscia e frustrazione. Solo con il ripetersi ed il riproporsi delle cure amorose egli inizierà ad accettare delle piccole frustrazione nella certezza che l’oggetto d’amore è sempre riproponibile. Crescendo si presenteranno altri oggetti d’amore ed altre frustrazioni.

A mio avviso sono le ferite della vita che rendono duro il cuore dell’uomo e in qualche modo anche insensibile verso Dio. Non si può andare a Dio senza passare attraverso l’esperienza dell’amore umano, ma l’amore umano genera anche delle sofferenze e a volte anche molto profonde. Sono queste ferite interne ed esterne che fanno soffrire e per placare la sofferenza  si creano quelle che si chiamano “strutture di sopravvivenza psichica” o si possono dire anche “Idoli”.

Le strutture di sopravvivenza sono create dall’interno per sopportare la sofferenza causata da un bisogno non soddisfatto che a sua volta genera una ferita; ferita tanto più profonda quanto più è minacciato il bisogno. Queste strutture sono create dall’uomo stesso come difesa davanti ad una realtà inaccettabile; sono costruzioni originali di sopravvivenza psichica che rendono possibile continuare a vivere senza impazzire..

Queste strutture  non sono la soluzione definitiva, ma solo un temporaneo tampone fino a quando un’altra esperienza traumatica  sconvolge il precario equilibrio. Alle volte anche Dio viene vissuto come struttura di sopravvivenza: riversiamo su di Lui i nostri bisogni, le nostre aspettative, le nostre sicurezze, il nostro bisogno d’amore, ma se Egli non fa come non ci aspettiamo, o non risolve le cose come noi vogliamo allora sperimentiamo un grande dolore e per sopportarlo ci allontaniamo da Dio accusandolo di non amore. Ma questo è il dio che ci siamo creati a nostro uso e consumo un “idolo” ma non è il Dio Cristiano. La guarigione, quindi, passa attraverso: la presa di coscienza delle proprie ferite, l’individuazione dei meccanismi di sopravvivenza psichica per trasformarli da stampelle rigide in risorse dinamiche, recuperare il primario rapporto d’amore che c’è stato ed esiste ancora dentro di noi: quello del proprio genitore omologo.

Questo lungo cammino inizia con il perdono prima verso noi stessi e, poi, verso chi ci ha fatto soffrire. Il perdono diviene un potente e insostituibile mezzo di guarigione psico-fisica. Attraverso questo percorso anche il rapporto con Dio si apre ad una relazione nuova di amore così che si accetta la sua misericordia e ci affida a lui attraverso Gesù. Ci si rapporta con Dio come ad una Persona.

 Queste parole del Salmo 33 saranno l’espressione della propria personale esperienza. “ Gli occhi del Signore sono sui giusti e, i  suoi orecchi al loro grido di aiuto…Gridano e  il Signore li ascolta, li salva da tutte le loro angosce. Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, Egli salva gli spiriti affranti. ”. L’esperienza d’amore con il proprio genitore omologo anche se interferita e  l’amore di Dio aiutano l’uomo a vivere e a realizzare la propria vocazione d’amore e ad abbandonare gli “idoli”.

 

 
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