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121. LA FIGURA
DELL'ANIMATORE DELLA COMUNICAZIONE E DELLA CULTURA - OPERAI CON IL
GENIO DELLA FEDE
Cultura
e comunicazione, tra loro interdipendenti, spalancano nuovi
orizzonti all’azione pastorale, chiamando in causa nuovi soggetti.
Basta pensare a quale influenza i media esercitano sui modelli di
pensiero e di comportamento, per comprendere la necessità di
specifici operatori qualificati. Quanto mai urgente appare quindi
individuare nuove figure di animatori nell’ambito della cultura e
della comunicazione, che affianchino quelle ormai ampiamente
riconosciute del catechista, dell’animatore della liturgia e della
carità. «In questo campo servono operai che, con il genio della fede, sappiano
farsi interpreti delle odierne istanze culturali, impegnandosi a
vivere questa epoca della comunicazione non come tempo di
alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per la
ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le
persone e i popoli». La loro azione da un lato dovrà
svilupparsi verso chi è già attivamente impegnato nella pastorale,
per aiutarlo a meglio inquadrare il suo operato nel nuovo contesto
socio-culturale dominato dai media; dall’altro dovrà aprire nuovi
percorsi pastorali, nell’ambito della comunicazione e della
cultura, attraverso i quali raggiungere persone e ambiti spesso
periferici, se non estranei, alla vita della Chiesa e alla sua
missione.
122. PER DARE SPESSORE CULTURALE
ALL'AZIONE DELLA CHIESA
L’impegno assunto dalla Chiesa italiana con il
progetto culturale orientato in senso cristiano rende ancora più
urgente e attuale questo nuovo profilo di animatore. Il progetto
culturale non si identifica con la pastorale della cultura. Il suo
obiettivo è dare spessore culturale a tutta l’azione pastorale.
Non è un settore tra gli altri nella vita della comunità, ma un
modo nuovo di pensare e realizzare l’azione pastorale. Per questo
motivo il progetto culturale non ha tanto bisogno di specialisti
della cultura, ma di animatori che nella pastorale ordinaria,
intesa in senso ampio, sappiano conferire spessore culturale alle
iniziative della comunità ecclesiale.
123. EVIDENZIARE IL NESSO TRA CULTURA
E COMUNICAZIONE
Perché ciò accada non basta che tutti gli operatori pastorali
ripensino e aggiornino la propria attività. È necessaria la
presenza di una nuova figura d’animatore che si prenda a cuore
quei settori oggi trascurati e poco valorizzati, affinché l’intera
comunità, in ogni sua articolazione, sia più capace di comunicare,
ossia, per usare un’espressione coniata al Convegno ecclesiale di
Palermo, sia veramente “estroversa”. Perché la Chiesa possa
procedere su questa linea è indispensabile «formare
comunicatori e utenti, sacerdoti, educatori, e operatori pastorali».
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