|
47. NELL’OTTICA
DEL PROGETTO CULTURALE La
cultura mediale cambia e cresce, trasformando il mondo attorno a sé. La
Chiesa segue con attenzione tale processo ed è consapevole della sua
rilevanza epocale, come dimostrano i documenti del Magistero ai diversi
livelli. «Il mondo dei mass-media, in seguito all’accelerato sviluppo innovativo e
all’influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della
mentalità e del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione
della Chiesa». Riconoscendo e apprezzando le possibilità insite nei
media, essa si è impegnata sul terreno del loro uso operando un attento
discernimento della cultura da essi generata. Il loro ruolo risulta
essenziale per l’attuazione di quel progetto culturale su cui la Chiesa
italiana ha inteso orientare la sua missione nel nostro tempo, in
particolare a partire dal Convegno ecclesiale di Palermo, in quanto la
cultura e la comunicazione costituiscono un areopago d’importanza
cruciale ai fini dell’inculturazione della fede cristiana.
48. LA
COMUNICAZIONE, CONTENUTO E RETE DEL PROGETTO CULTURALE
Il progetto culturale esprime
una profonda consapevolezza: la fede non è autentica e la missione della
Chiesa non è efficace se entrambe non assumono uno spessore e una
valenza culturali. La sfida è condurre i credenti a pensare e vivere la
fede come fatto culturale che impegna tutti nel discernimento e nella creatività. La comunicazione sociale diviene
contenuto e rete dello stesso progetto culturale cristianamente
ispirato: contenuto perché nell’“areopago della comunicazione” passano
pressoché tutti i modelli di pensiero e di comportamento, le tendenze e
gli stili di vita contemporanei; rete per le nuove e originali occasioni
offerte dai mezzi della comunicazione mediale alla cultura
cristianamente ispirata affinché si diffonda ed entri in dialogo con
altre culture. Ignorare il mondo della comunicazione, o semplicemente
sottovalutare la sua capacità di incidere sulle coscienze, significa
precludersi ogni possibilità di evangelizzare la cultura moderna.
49. UN COMPITO
ANTICO E SEMPRE NUOVO
Ogni epoca, ogni condizione, ogni contesto
richiede un suo specifico linguaggio. La Chiesa lo ha sempre tenuto
presente nell’annunciare la parola di Dio. Agostino applica alla
comunicazione della fede i princìpi della retorica classica (cf De
doctrina christiana e De catechizandis rudibus) e Gregorio Magno
raccomanda ai predicatori i princìpi della comunicazione umana come
parte essenziale dell’opera pastorale, adattandosi al carattere e ai
bisogni della propria gente (cf Regula pastoralis). Con l’invenzione e
la diffusione della stampa la comunicazione della fede si trova poi di
fronte alla sfida di elaborare una trasmissione attenta agli aspetti
concettuali e dottrinali, ma consapevole di rivolgersi a una popolazione
sempre più numerosa di alfabetizzati. Tale processo si è via via
ampliato fino ai nostri giorni e all’avvento delle nuove tecnologie.
50. RILEVANZA
DEL LINGUAGGIO ARTISTICO
Nel progressivo differenziarsi dei
linguaggi, non hanno perso il proprio ruolo le
varie
espressioni artistiche. Pittori e scultori hanno saputo
rappresentare l’esperienza religiosa con opere che ancora oggi possono
essere contemplate in chiese, cappelle, battisteri; botteghe di
artigiani hanno continuato a rendere il luogo del culto degno riflesso
della presenza di Dio. Una memoria artistica che attesta la tradizione
del popolo cristiano e la sua fede. Tale dialogo prosegue ancor oggi con
gli architetti e gli artisti, accompagnandoli e sostenendoli nel lavoro
di ricerca di forme che sappiano mostrare il mistero dell’infinito,
perché l’arte «è, per sua natura, una sorta di appello al Mistero». |