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Un altro argomento
della vostra Assemblea è quello tanto importante delle comunicazioni
sociali, con la presentazione e l’esame del Direttorio intitolato
“Comunicazione e missione”. Conosciamo bene l’influsso penetrante che i
media esercitano oggi sui modi di pensare e sui comportamenti, personali
e collettivi, orientando ad una visione della vita che, purtroppo, tende
spesso a corrodere fondamentali valori etici, in particolare quelli che
riguardano la famiglia. I mezzi di comunicazione si prestano però ad
essere impiegati anche con ben diverse finalità e risultati,
contribuendo in notevole misura all’affermazione di positivi modelli di
vita e alla stessa diffusione del Vangelo. Il Papa è pertanto al vostro
fianco, carissimi Vescovi italiani, nell’impegno con cui, ormai da molti
anni, sostenete e promuovete il quotidiano cattolico e i settimanali
diocesani, e più di recente avete preso cura di una qualificata presenza
cristiana in ambito radio-televisivo. Auspico vivamente che tutti i
cattolici italiani comprendano e condividano l’importanza di questo
impegno, contribuendo così a rendere più positivo e più sereno il clima
culturale in cui tutti viviamo.
Dal discorso del
Santo Padre agli animatori della comunicazione e della cultura in
occasione del Convegno Parabole mediatiche. Fare cultura nel tempo della
comunicazione, nn. 1-6 (Vaticano, 9 novembre 2002).
A voi, che operate nel
campo della cultura e della comunicazione, la Chiesa guarda con fiducia
e con attesa, perché, come protagonisti dei cambiamenti in atto in
questi ambiti in un orizzonte di crescente globalità, siete chiamati a
leggere e interpretare il tempo presente e a individuare le strade per
una comunicazione del Vangelo secondo i linguaggi e la sensibilità
dell’uomo contemporaneo.
Siamo consapevoli che
le rapide trasformazioni tecnologiche stanno determinando, soprattutto
nel campo della comunicazione sociale, una nuova condizione per la
trasmissione del sapere, per la convivenza tra i popoli, per la
formazione degli stili di vita e delle mentalità. La comunicazione
genera cultura e la cultura si trasmette mediante la comunicazione. Ma
quale cultura può essere generata da una comunicazione che non abbia al
suo centro la dignità della persona, la capacità di aiutare ad
affrontare i grandi interrogativi della vita umana, l’impegno a servire
con onestà il bene comune, l’attenzione ai problemi della convivenza
nella giustizia e nella pace? In questo campo servono operai che, con il
genio della fede, sappiano farsi interpreti delle odierne istanze
culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della comunicazione non
come tempo di alienazione e di smarrimento, ma come tempo prezioso per
la ricerca della verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone
e i popoli.
Di fronte a questo
“nuovo areopago”, plasmato in larga misura dai media, dobbiamo essere
sempre più consapevoli che «l'evangelizzazione stessa della cultura
moderna dipende in gran parte dal loro influsso» (Redemptoris missio,
37). Potremmo sentirci inadeguati e impreparati; non dobbiamo tuttavia
scoraggiarci. Sappiamo di non essere soli: ci sostiene una forza
incontenibile, che scaturisce dall’incontro con il Signore. Se avete
assunto questo impegno, cari operatori della comunicazione e della
cultura, è perché anche voi, come i discepoli di Emmaus, avete
riconosciuto il Signore risorto allo spezzar del pane e avete sentito il
cuore ardere di gioia nell’ascoltarlo. E’ questa la sorgente della
novità culturale più vera. E’ questo lo stimolo più forte ad un coerente
impegno di comunicazione. Non stanchiamoci di fissare lo sguardo su Gesù
di Nazareth, il Verbo fatto carne, che ha realizzato la comunicazione
più importante per la storia dell'umanità permettendoci di vedere,
attraverso di Lui, il volto del Padre celeste (cfr Gv 14, 9) e donandoci
lo Spirito di verità (cfr Gv 16, 13) che ci insegna ogni cosa.
Mettiamoci ancora una volta in ascolto dell’insegnamento di Cristo,
affinché il moltiplicarsi delle antenne sui tetti, quali strumenti
emblematici della comunicazione moderna, non diventi paradossalmente il
segno della incapacità di vedere e di udire, ma sia il segno di una
comunicazione che cresce a servizio dell'uomo e del progresso integrale
di tutta l'umanità.
Di fronte a questo
“nuovo areopago”, plasmato in larga misura dai media, dobbiamo essere
sempre più consapevoli che «l’evangelizzazione stessa della cultura
moderna dipende in gran parte dal loro influsso» (Redemptoris missio,
37). Potremmo sentirci inadeguati e impreparati; non dobbiamo tuttavia
scoraggiarci. Sappiamo di non essere soli: ci sostiene una forza
incontenibile, che scaturisce dall’incontro con il Signore. Se avete
assunto questo impegno, cari operatori della comunicazione e della
cultura, è perché anche voi, come i discepoli di Emmaus, avete
riconosciuto il Signore risorto allo spezzar del pane e avete sentito il
cuore ardere di gioia nell’ascoltarlo. È questa la sorgente della novità
culturale più vera. È questo lo stimolo più forte ad un coerente impegno
di comunicazione. Non stanchiamoci di fissare lo sguardo su Gesù di
Nazareth, il Verbo fatto carne, che ha realizzato la comunicazione più
importante per la storia dell’umanità permettendoci di vedere,
attraverso di Lui, il volto del Padre celeste (cfr Gv 14, 9) e donandoci
lo Spirito di verità (cfr Gv 16, 13) che ci insegna ogni cosa.
Mettiamoci ancora una volta in ascolto dell’insegnamento di Cristo,
affinché il moltiplicarsi delle antenne sui tetti, quali strumenti
emblematici della comunicazione moderna, non diventi paradossalmente il
segno della incapacità di vedere e di udire, ma sia il segno di una
comunicazione che cresce a servizio dell’uomo e del progresso integrale
di tutta l’umanità.
Su questa strada la
Chiesa che è in Italia ha intrapreso un coraggioso cammino. Già il
Convegno ecclesiale di Palermo segnò l’avvio di un’intensa azione
pastorale. Lì ebbi modo di incoraggiarvi a fare di questo tempo un
«tempo di missione e non di conservazione». Da lì soprattutto scaturì la
proposta di un «progetto culturale di orientamento cristiano», come
contributo alla elaborazione di una visione della vita cristianamente
ispirata. Gli stessi “orientamenti pastorali”, proposti dai Vescovi
italiani per questo decennio, sono caratterizzati da questa scelta, che
porta a un coinvolgimento delle comunità cristiane e dei singoli
credenti per sostenerli nella comprensione del tempo presente, nella
ricerca di stili di vita plausibili e in una più efficace presenza da
cristiani nella società. A partire da tale scelta di fondo, sono state
avviate tante pregevoli iniziative nell’ambito delle comunicazioni. […]
Non possiamo non vedere in questo fermento pastorale e culturale un
concreto e significativo frutto del Decreto conciliare Inter mirifica.
Da questo Decreto ha preso avvio una stagione di grande rinnovamento, e
le sue indicazioni restano tuttora valide.
La testimonianza dei
credenti trova nel mondo dei media e della cultura un campo vastissimo
di espressione. Anche in questi settori vanno riconosciute vocazioni
specifiche e doni particolari, che certamente il Signore non fa mancare
alla sua Chiesa. Soprattutto ai fedeli laici è chiesto di dare prova di
professionalità e di autentica coscienza cristiana. Coloro che operano
nei media e fanno cultura, credenti e non credenti, devono avere un’alta
consapevolezza delle proprie responsabilità, soprattutto di fronte ai
soggetti più indifesi, che spesso sono esposti, senza alcuna tutela, a
programmi pieni di violenza e di visioni distorte dell’uomo, della
famiglia e della vita. In particolare, le autorità pubbliche e le
associazioni per la tutela degli spettatori sono chiamati ad operare,
secondo le proprie competenze e responsabilità, affinché i media
conservino alta la loro finalità primaria di servizio alle persone e
alla società. L’assenza di controllo e di vigilanza non è garanzia di
libertà, come molti vogliono far credere, e finisce piuttosto per
favorire un uso indiscriminato di strumenti potentissimi che, se usati
male, producono effetti devastanti nelle coscienze delle persone e nella
vita sociale. In un sistema di comunicazioni sempre più complesso e ad
estensione planetaria, servono anche regole chiare e giuste a garanzia
del pluralismo, della libertà, della partecipazione e del rispetto degli
utenti.
Cari operatori della
comunicazione e della cultura, avete davanti a voi una grande sfida:
guardate con fiducia e speranza al futuro, spendendo le energie migliori
e confidando nel sostegno del Signore! Vi accompagno con la mia
preghiera, ben sapendo, anche per esperienza personale, quanto la
questione culturale sia centrale per l’evangelizzazione e quanto i media
possano contribuire a un profondo rinnovamento culturale illuminato dal
Vangelo. Maria, che ha accolto il Verbo della vita e che ha ricevuto con
gli Apostoli il dono dello Spirito nell’effusione della Pentecoste, vi
accompagni e vi sostenga, affinché possiate sempre annunciare e
testimoniare il Vangelo con la vita e con l’impegno nelle comunicazioni
e nella cultura.
A tutti la mia
Benedizione!
Giovanni Paolo II
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