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178. RESPONSABILITÀ DI TUTTI E DI CIASCUNO
L’intera comunità
ecclesiale è responsabile dello sviluppo di una compiuta pastorale
delle comunicazioni sociali, pur nella diversità dei ruoli e delle
competenze. Le comunità ecclesiali, in ogni articolazione ed
espressione, sono chiamate ad approfondire la conoscenza del
fenomeno della comunicazione nei vari aspetti, studiando i
cambiamenti culturali, per un’azione adeguata alle esigenze di
questa epoca.
179. RESPONSABILITÀ DEL VESCOVO
Al vescovo spetta promuovere e orientare l’azione pastorale della
diocesi nel campo della pastorale delle comunicazioni sociali e
dei media anche perché «quando si tratta dell’annuncio del Vangelo, oltre che della sua
ortodossia, è pure importante preoccuparsi di una sua proposta
incisiva che ne promuova l’ascolto e l’accoglimento». È
necessario garantire strutture adeguate, a partire dall’ufficio
diocesano per le comunicazioni sociali, individuando competenze e
attribuendo specifiche responsabilità. Già nell’Inter mirifica si
precisava che ai vescovi spetta «di vigilare nelle proprie diocesi sulle iniziative e sulle attività
di questo settore, di promuoverle e, in quanto riguardino
l’apostolato pubblico, regolarle, non eccettuate quelle che
dipendono da religiosi esenti» e il Codice stabilisce che è
compito dei «pastori istruire i fedeli del dovere che hanno di cooperare perché l’uso
degli strumenti della comunicazione sociale sia vivificato da
spirito umano e cristiano».
180. … E DEGLI OPERATORI PASTORALI
Ecosì i
presbiteri, i religiosi, gli operatori pastorali, gli educatori,
ciascuno per la sua parte, sono chiamati a rileggere il proprio
mandato per un annuncio del Vangelo adeguato al nuovo contesto
culturale determinato dai media. «Chi svolge funzioni direttive in tutti i settori della Chiesa deve
comprendere i mezzi di comunicazione sociale, applicare questa
comprensione all’elaborazione dei piani pastorali sulle
comunicazioni sociali, con politiche e programmi concreti in
questo settore, e fare un uso appropriato dei mezzi di
comunicazione sociale». Decisivo sarà il ruolo dall’animatore
della cultura e della comunicazione, figura che dovrà diffondersi
capillarmente.
181. A PARTIRE DALLA FORMAZIONE
Per affrontare
questa sfida è necessaria un’adeguata formazione: «La
Chiesa riceverebbe un servizio migliore se quanti detengono
cariche e svolgono funzioni a suo nome venissero formati nella
comunicazione». Ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e agli
operatori laici della pastorale è fatto obbligo, dunque, di
studiare i mezzi di comunicazione sociale «per
comprenderne meglio l’impatto sugli individui e sulla società e
aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti alla
sensibilità e agli interessi delle persone».
Nelle singole diocesi sarebbe auspicabile promuovere iniziative di
formazione rivolte alle varie categorie di persone, a partire da
genitori ed educatori, per approfondire il ruolo della
comunicazione sociale e il suo impatto sulla vita personale, nella
famiglia e nella società.
Una particolare attenzione va riservata alla formazione dei futuri
sacerdoti, secondo quanto previsto e sollecitato da specifiche
istruzioni.
182. COLLABORAZIONE E COORDINAMENTO CON LE
PERSONE CONSACRATE
Una presenza
pastorale significativa nel campo della comunicazione sociale
esige collaborazione e coordinamento a livello nazionale,
regionale e diocesano attraverso i vari uffici e organismi. Per un
coinvolgimento degli operatori, un peculiare contributo può venire
dalle persone consacrate. Esse sono tenute ad acquisire una
conoscenza del linguaggio proprio di tali mezzi «soprattutto
quando per carisma istituzionale operano in questo campo», per
parlare in modo efficace di Cristo all’uomo di oggi. Nell’ottica
di una pastorale organica, anche «i
vari istituti siano pronti a collaborare, con l’apporto di forze,
mezzi e persone, per realizzare progetti comuni nei vari settori
della comunicazione sociale».
183. PECULIARI RESPONSABILITÀ DEI LAICI
Particolarmente
forte è la responsabilità dei laici: «Cerchino
di rendere testimonianza a Cristo, anzitutto assolvendo i propri
incarichi con competenza e spirito apostolico, collaborando
inoltre direttamente, ciascuno secondo le proprie possibilità,
all’azione pastorale della Chiesa con le loro prestazioni
tecniche, economiche, culturali e artistiche». Di grande
attualità e da perseguire con determinazione, restano gli
obiettivi già indicati dal Concilio Vaticano II: «Si
devono preparare tecnicamente, culturalmente e moralmente i laici,
moltiplicando scuole, facoltà e istituti, dove pubblicisti, autori
di film e di trasmissioni radiofoniche e televisive e quanti altri
si interessano a queste attività possano acquistare un formazione
completa, vivificata di spirito cristiano, specialmente nel campo
della dottrina sociale della Chiesa. Ma occorre preparare ed
aiutare anche gli attori, perché con la loro arte contribuiscono
validamente al bene della società umana. Devono infine essere
diligentemente preparati i critici letterari, cinematografici,
radiofonici, televisivi, ecc…, perché si distinguano per
competenza nella loro materia, e vengano istruiti e incoraggiati a
porre sempre nel dovuto rilievo, nei loro giudizi, l’aspetto
morale». Va inoltre accolta la richiesta, ora implicita ora
esplicita, di un orientamento spirituale e di un confronto
culturale proveniente da professionisti cattolici e non, da chi è
impegnato nell’apostolato ecclesiale delle comunicazioni sociali
nei vari media.
In questo senso vanno moltiplicate le occasioni per arricchire la
loro esperienza professionale e per approfondire la fede, la
conoscenza della dottrina cattolica e delle tematiche religiose.
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