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Programma 2005
Communio et Progressio
Decreto Inter Mirifica
Comunicazione e Missione
(CEI - Direttorio sulle Comunicazioni Sociali)
Presentazione
Le parole del Papa
Decreto
Comunicare il Vangelo nella cultura mediale
Le comunicazioni sociali crocevia del cambiamento
Da cristiani nella cultura dei media
Integrare il messaggio cristiano nella cultura dei media
Educare a fare cultura nella socitá mediatica
Percorsi e iniziative pastorali
Per una pastorale organica delle comunicazioni sociali
L'animatore della comunicazione e della cultura
I media nella missione della Chiesa
Responsabilitá, strutture e organismi
 
   
   
   
   
Dio ti Ama adesso!
Comunicazioni Sociali
 

VESCOVI, PRESBITERI, DIACONI, RELIGIOSI E LAICI

 

178. RESPONSABILITÀ DI TUTTI E DI CIASCUNO

L’intera comunità ecclesiale è responsabile dello sviluppo di una compiuta pastorale delle comunicazioni sociali, pur nella diversità dei ruoli e delle competenze. Le comunità ecclesiali, in ogni articolazione ed espressione, sono chiamate ad approfondire la conoscenza del fenomeno della comunicazione nei vari aspetti, studiando i cambiamenti culturali, per un’azione adeguata alle esigenze di questa epoca.

179. RESPONSABILITÀ DEL VESCOVO

Al vescovo spetta promuovere e orientare l’azione pastorale della diocesi nel campo della pastorale delle comunicazioni sociali e dei media anche perché «quando si tratta dell’annuncio del Vangelo, oltre che della sua ortodossia, è pure importante preoccuparsi di una sua proposta incisiva che ne promuova l’ascolto e l’accoglimento». È necessario garantire strutture adeguate, a partire dall’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali, individuando competenze e attribuendo specifiche responsabilità. Già nell’Inter mirifica si precisava che ai vescovi spetta «di vigilare nelle proprie diocesi sulle iniziative e sulle attività di questo settore, di promuoverle e, in quanto riguardino l’apostolato pubblico, regolarle, non eccettuate quelle che dipendono da religiosi esenti» e il Codice stabilisce che è compito dei «pastori istruire i fedeli del dovere che hanno di cooperare perché l’uso degli strumenti della comunicazione sociale sia vivificato da spirito umano e cristiano».

180. … E DEGLI OPERATORI PASTORALI

Ecosì i presbiteri, i religiosi, gli operatori pastorali, gli educatori, ciascuno per la sua parte, sono chiamati a rileggere il proprio mandato per un annuncio del Vangelo adeguato al nuovo contesto culturale determinato dai media. «Chi svolge funzioni direttive in tutti i settori della Chiesa deve comprendere i mezzi di comunicazione sociale, applicare questa comprensione all’elaborazione dei piani pastorali sulle comunicazioni sociali, con politiche e programmi concreti in questo settore, e fare un uso appropriato dei mezzi di comunicazione sociale». Decisivo sarà il ruolo dall’animatore della cultura e della comunicazione, figura che dovrà diffondersi capillarmente.

181. A PARTIRE DALLA FORMAZIONE

Per affrontare questa sfida è necessaria un’adeguata formazione: «La Chiesa riceverebbe un servizio migliore se quanti detengono cariche e svolgono funzioni a suo nome venissero formati nella comunicazione». Ai presbiteri, ai diaconi, ai religiosi e agli operatori laici della pastorale è fatto obbligo, dunque, di studiare i mezzi di comunicazione sociale «per comprenderne meglio l’impatto sugli individui e sulla società e aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti alla sensibilità e agli interessi delle persone». Nelle singole diocesi sarebbe auspicabile promuovere iniziative di formazione rivolte alle varie categorie di persone, a partire da genitori ed educatori, per approfondire il ruolo della comunicazione sociale e il suo impatto sulla vita personale, nella famiglia e nella società. Una particolare attenzione va riservata alla formazione dei futuri sacerdoti, secondo quanto previsto e sollecitato da specifiche istruzioni.

182. COLLABORAZIONE E COORDINAMENTO CON LE PERSONE CONSACRATE

Una presenza pastorale significativa nel campo della comunicazione sociale esige collaborazione e coordinamento a livello nazionale, regionale e diocesano attraverso i vari uffici e organismi. Per un coinvolgimento degli operatori, un peculiare contributo può venire dalle persone consacrate. Esse sono tenute ad acquisire una conoscenza del linguaggio proprio di tali mezzi «soprattutto quando per carisma istituzionale operano in questo campo», per parlare in modo efficace di Cristo all’uomo di oggi. Nell’ottica di una pastorale organica, anche «i vari istituti siano pronti a collaborare, con l’apporto di forze, mezzi e persone, per realizzare progetti comuni nei vari settori della comunicazione sociale».

183. PECULIARI RESPONSABILITÀ DEI LAICI

Particolarmente forte è la responsabilità dei laici: «Cerchino di rendere testimonianza a Cristo, anzitutto assolvendo i propri incarichi con competenza e spirito apostolico, collaborando inoltre direttamente, ciascuno secondo le proprie possibilità, all’azione pastorale della Chiesa con le loro prestazioni tecniche, economiche, culturali e artistiche». Di grande attualità e da perseguire con determinazione, restano gli obiettivi già indicati dal Concilio Vaticano II: «Si devono preparare tecnicamente, culturalmente e moralmente i laici, moltiplicando scuole, facoltà e istituti, dove pubblicisti, autori di film e di trasmissioni radiofoniche e televisive e quanti altri si interessano a queste attività possano acquistare un formazione completa, vivificata di spirito cristiano, specialmente nel campo della dottrina sociale della Chiesa. Ma occorre preparare ed aiutare anche gli attori, perché con la loro arte contribuiscono validamente al bene della società umana. Devono infine essere diligentemente preparati i critici letterari, cinematografici, radiofonici, televisivi, ecc…, perché si distinguano per competenza nella loro materia, e vengano istruiti e incoraggiati a porre sempre nel dovuto rilievo, nei loro giudizi, l’aspetto morale». Va inoltre accolta la richiesta, ora implicita ora esplicita, di un orientamento spirituale e di un confronto culturale proveniente da professionisti cattolici e non, da chi è impegnato nell’apostolato ecclesiale delle comunicazioni sociali nei vari media. In questo senso vanno moltiplicate le occasioni per arricchire la loro esperienza professionale e per approfondire la fede, la conoscenza della dottrina cattolica e delle tematiche religiose.

 

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