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DICHIARAZIONE CONGIUNTA
SULLA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE
Premessa
1. La dottrina della giustificazione ha avuto
un’importanza fondamentale per la Riforma luterana del XVI
secolo. Essa l’ha considerata l’«articolo primo e fondamentale»[1]
e, al tempo stesso, la dottrina che «governa e giudica tutti gli
altri aspetti della dottrina cristiana».[2]
Essa è stata particolarmente sostenuta e difesa, nella sua
accezione riformata e nel suo valore particolare a fronte della
teologia e della Chiesa cattolica romana del tempo, le quali
sostenevano e difendevano da parte loro una giustificazione
dagli accenti diversi. Dal punto di vista riformato, la
giustificazione era il fulcro attorno al quale si
cristallizzavano tutte le polemiche. Gli scritti confessionali
luterani[3] e il
Concilio di Trento della Chiesa cattolica emisero condanne
dottrinali che sono valide ancora oggi e che hanno un effetto di
separazione tra le Chiese.
2. Per la tradizione luterana, la
giustificazione ha conservato tale particolare valore. Per
questo motivo essa ha assunto fin dall’inizio un posto
importante anche nel dialogo ufficiale luterano-cattolico.
3. Si rimanda, in primo luogo, ai rapporti Il
Vangelo e la Chiesa (1972)[4]
e Chiesa e giustificazione (1994)[5]
della Commissione mista internazionale cattolica-luterana, al
rapporto Giustificazione per fede (1983)[6]
della Commissione cattolica-luterana negli Stati Uniti e allo
studio Lehrverurteilungen - kirchentrennend ? (Le
condanne dottrinali dividono ancora le Chiese ?) (1986)[7]
del Gruppo di Lavoro ecumenico composto da teologi protestanti e
cattolici in Germania. Alcuni di questi documenti di dialogo
sono stati oggetto di una ricezione ufficiale. Esempio
importante, a questo riguardo, è la ricezione delle conclusioni
dello studio sulle condanne dottrinali del XVI secolo. La Chiesa
evangelica luterana unita della Germania, assieme ad altre
Chiese protestanti tedesche, ha redatto una presa di posizione
su tale documento alla quale è stato conferito il massimo
riconoscimento ecclesiale (1994).[8]
4. Nella discussione sulla giustificazione tutti
i documenti di dialogo citati e le prese di posizione ad essi
relative mostrano in alto grado un orientamento comune e un
giudizio comune. È giunto quindi il momento di tracciare un
bilancio e di riassumere i risultati dei dialoghi sulla
giustificazione per informare con la necessaria precisione e
concisione le nostre Chiese e permettere loro di esprimersi in
modo vincolante sull’argomento.
5. La presente Dichiarazione congiunta ha
precisamente tale scopo. Essa vuole mostrare che, sulla base di
questo dialogo, le Chiese luterane e la Chiesa cattolica[9]
che lo sottoscrivono sono ormai in grado di enunciare una
comprensione comune della nostra giustificazione operata dalla
grazia di Dio per mezzo della fede in Cristo. Questa
Dichiarazione non contiene tutto ciò che si insegna in ciascuna
Chiesa sulla giustificazione ; tuttavia essa esprime un consenso
su verità fondamentali della dottrina della giustificazione,
mostrando come elaborazioni che permangono diverse non sono più
suscettibili di provocare condanne dottrinali.
6. La nostra dichiarazione non è una
presentazione nuova e autonoma che si aggiunge ai rapporti di
dialogo e ai documenti precedenti, né intende sostituirsi ad
essi. Come dimostra l’appendice sulle fonti, la presente
Dichiarazione si riferisce ai testi che l’hanno preceduta e agli
argomenti ivi presentati.
7. Proprio come gli stessi dialoghi, anche
questa Dichiarazione congiunta si basa sulla convinzione che il
superamento delle condanne e delle questioni controverse non
equivale a prendere alla leggera separazioni e condanne, né
equivale a sconfessare il passato di ciascuna delle nostre
Chiese. Essa è tuttavia convinta che affiorino nella storia
delle nostre Chiese modi nuovi di valutare e si producano
sviluppi, i quali non soltanto possono permettere, ma esigono
che si verifichino e vengano esaminate, sotto una nuova
angolatura, le questioni che dividono e le condanne.
1. Messaggio biblico della giustificazione
8. Il modo che ci è comune di porci all’ascolto
della Parola di Dio nella Sacra Scrittura ci ha condotto a tali
valutazioni nuove. Ascoltiamo insieme il Vangelo, il quale ci
dice che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la
vita eterna» (Gv 3, 16). Nella Sacra Scrittura questa
buona novella viene rappresentata in diversi modi. Nell’Antico
Testamento ascoltiamo la parola di Dio che ci parla del peccato
umano (Sal 51, 1-5 ; Dn 9, 5s ; Qo 8, 9s ;
Esd 9, 6s), della disobbedienza umana (Gen 3,
1-19; Ne 9, 16s. 26), della giustizia (Is 46, 13 ;
51, 5-8 ; 56, 1 ; [cfr. 53, 11] ; Ger 9, 24) e del
giudizio di Dio (Qo 12, 14 ; Sal 9, 5s ; 76, 7-9).
9. Nel Nuovo Testamento, in Matteo (5, 10 ; 6,
33 ; 21, 32), Giovanni (16, 8-11), nella Lettera agli Ebrei (5,
1-3 ; 10, 37s) e nella Lettera di Giacomo (2, 14-26) i temi
della «giustizia» e della «giustificazione» non sono trattati
nello stesso modo.[10]
Anche nelle Lettere paoline il dono della salvezza è evocato in
diversi modi : fra altro, come «liberazione in vista della
libertà» (Gal 5, 1-13 ; cfr. Rm 6, 7),
«riconciliazione con Dio» (2 Cor 5, 18-21 ; cfr. Rm
5, 11), «pace con Dio» (Rm 5, 1), «nuova creazione» (2
Cor 5, 17), come «vita per Dio in Cristo Gesù» (Rm 6,
11.23) o «santificazione in Cristo Gesù» (cfr. 1 Cor 1, 2
; 1, 30 ; 2 Cor 1, 1). Tra queste descrizioni ha un posto
di spicco quella della «giustificazione» del peccatore nella
fede per mezzo della grazia di Dio (Rm 3, 23-25), che è
stata più specialmente messa in evidenza all’epoca della
Riforma.
10. Paolo descrive il Vangelo come forza di Dio
per la salvezza dell’uomo in preda al potere del peccato : come
messaggio che proclama la «giustizia di Dio che si rivela
mediante la fede e in vista della fede» (Rm 1, 17s) e dà
la «giustificazione» (Rm 3, 21-31). Egli annuncia Cristo
come «nostra giustizia» (cfr. 1 Cor 1, 30), applicando al
Signore risorto ciò che Geremia annunciava al riguardo di Dio
stesso (Ger 23, 6). Nella morte e risurrezione di Cristo
si radicano tutte le dimensioni della sua opera salvifica,
poiché egli è il «nostro Signore, il quale è stato messo a morte
per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra
giustificazione» (Rm 4, 25). Tutti gli esseri umani hanno
bisogno della giustizia di Dio, poiché «tutti hanno peccato e
sono privi della gloria di Dio» (Rm 3, 23 ; cfr. Rm
1, 18 - 3, 20 ; 11, 32 ; Gal 3, 22). Nella Lettera ai
Galati (3, 6) e nella Lettera ai Romani (4, 3-9),
Paolo comprende la fede di Abramo (Gen 15, 6) come fede
in quel Dio che giustifica il peccatore (Rm 4, 5). Egli
fa appello alla testimonianza dell’Antico Testamento per
affermare con forza il suo Vangelo proclamando che la giustizia
è conferita a tutti coloro che, come Abramo, confidano nella
promessa di Dio. «Il giusto vivrà per la sua fede» (Ab 2,
4 ; cfr. Gal 3, 11 ; Rm 1, 17). Nelle Lettere
paoline, la giustizia di Dio è anche forza di Dio per ciascun
credente (Rm 1, 16s). In Cristo, egli fa sì che essa
diventi nostra giustizia (2 Cor 5, 21). La
giustificazione ci è conferita mediante Cristo Gesù, che «Dio ha
prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo
della fede, nel suo sangue» (Rm 3, 25 ; cfr. 3, 21-28).
«Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede ; e ciò
non viene da voi, ma è dono di Dio ; né viene dalle opere» (Ef
2, 8s).
11. La giustificazione è perdono dei peccati (Rm
3, 23-25 ; At 13, 39 ; Lc 18, 14), liberazione
dal potere di dominio esercitato dal peccato e dalla morte (Rm
5, 12-21) e liberazione dalla maledizione della Legge (Gal
3, 10-14). Essa è già da ora un essere accolti nella comunione
con Dio, ma lo sarà pienamente nel regno di Dio che viene (Rm
5, 1s). La giustificazione unisce a Cristo, alla sua morte e
risurrezione (Rm 6, 5). Essa si realizza nel ricevere lo
Spirito Santo nel battesimo il quale è incorporazione nell’unico
corpo (Rm 8, 1s.9s ; 1 Cor 12, 12s). Tutto questo
viene unicamente da Dio, a causa di Cristo, per opera della
grazia mediante la fede nel «Vangelo del Figlio di Dio» (Rm
1, 1-3).
12. I giustificati vivono della fede che sgorga
dalla parola di Cristo (Rm 10, 17) e agisce nell’amore (Gal
5, 6), il quale è frutto dello Spirito (Gal 5, 22s).
Poiché i credenti continuano tuttavia a subire le tentazioni di
potenze e di concupiscenze esteriori e interiori (Rm 8,
35-39 ; Gal 5, 16-21) e cadono nel peccato (1 Gv
1, 8.10), essi debbono sempre di più porsi all’ascolto delle
promesse di Dio, confessare i loro peccati (1 Gv 1, 9),
partecipare al corpo e al sangue di Cristo ed essere esortati a
vivere in modo conforme alla volontà di Dio e in modo giusto.
Per questo motivo, l’apostolo dice ai giustificati : «Attendete
alla vostra salvezza con timore e tremore. È Dio infatti che
suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli
disegni» (Fil 2, 12s). Ma la buona novella permane : «Non
c’è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù» (Rm
8, 1) e nei quali Cristo vive (Gal 2, 20). Mediante
l’opera di giustizia di Cristo vi sarà per tutti gli uomini «la
giustificazione che dà vita» (Rm 5, 18).
2. La giustificazione come problema ecumenico
13. Le interpretazioni e applicazioni
contraddittorie del messaggio biblico della giustificazione sono
state nel XVI secolo una causa primaria della divisione della
Chiesa d’Occidente, che si è espressa anche avuto effetti sulle
condanne dottrinali. Una comune comprensione della
giustificazione è quindi fondamentale e indispensabile per il
superamento della divisione delle Chiese. Facendo sue le
intuizioni dei recenti studi biblici e attingendo alle moderne
ricerche della storia della teologia e della storia dei dogmi,
il dialogo ecumenico, realizzato dal Concilio Vaticano II in
poi, ha condotto ad una significativa convergenza a riguardo
della dottrina della giustificazione. Essa permette di formulare
in questa Dichiarazione congiunta un consenso su verità
fondamentali della dottrina della giustificazione alla luce del
quale le condanne dottrinali del XVI secolo ad essa relative
oggi non riguardano più la controparte.
3. La comune comprensione della
giustificazione
14. Le Chiese luterane e la Chiesa cattolica
romana hanno ascoltato insieme la buona novella proclamata dalla
Sacra Scrittura, ciò che ha permesso loro, unitamente alle
conversazioni teologiche di questi ultimi anni, di pervenire ad
una comprensione condivisa della giustificazione. Questa
comporta un consenso su verità fondamentali. Le elaborazioni tra
loro diverse sui singoli aspetti sono compatibili con tale
consenso.
15. Insieme crediamo che la giustificazione è
opera di Dio uno e trino. Il Padre ha inviato il Figlio nel
mondo per la salvezza dei peccatori. L’incarnazione, la morte e
la resurrezione di Cristo sono il fondamento e il presupposto
della giustificazione. Pertanto, la giustificazione significa
che Cristo stesso è la nostra giustizia, alla quale
partecipiamo, secondo la volontà del Padre, per mezzo dello
Spirito Santo. Insieme confessiamo che non in base ai nostri
meriti, ma soltanto per mezzo della grazia, e nella fede
nell’opera salvifica di Cristo, noi siamo accettati da Dio e
riceviamo lo Spirito Santo, il quale rinnova i nostri cuori, ci
abilita e ci chiama a compiere le buone opere.[11]
16. Tutti gli uomini sono chiamati da Dio alla
salvezza in Cristo. Soltanto per mezzo di lui noi siamo
giustificati dal momento che riceviamo questa salvezza nella
fede. La fede stessa è anch’essa dono di Dio per mezzo dello
Spirito Santo che agisce, per il tramite della Parola e dei
Sacramenti, nella comunità dei credenti, guidandoli verso quel
rinnovamento della vita che Dio porta a compimento nella vita
eterna.
17. Condividiamo anche la convinzione che il
messaggio della giustificazione ci orienta in modo particolare
verso il centro stesso della testimonianza che il Nuovo
Testamento dà dell’azione salvifica di Dio in Cristo : essa ci
dice che noi, in quanto peccatori, dobbiamo la nostra vita nuova
soltanto alla misericordia di Dio che perdona e che fa nuove
tutte le cose, misericordia che noi possiamo ricevere soltanto
come dono nella fede, ma che non possiamo meritare mai e in
nessun modo.
18. Pertanto, la dottrina della giustificazione
che assume e sviluppa tale messaggio, non è soltanto una singola
parte dell’insegnamento di fede cristiano. Essa si pone in una
relazione essenziale con tutte le verità della fede che vanno
considerate interiormente connesse tra loro. Essa è un criterio
irrinunciabile che orienta continuamente a Cristo tutta la
dottrina e la prassi della Chiesa. Quando i luterani
sottolineano il significato del tutto singolare di questo
criterio, essi non negano la connessione e il significato di
tutte le verità di fede. Quando i cattolici si sentono vincolati
da molteplici criteri, non per questo negano la particolare
funzione del messaggio della giustificazione. Luterani e
cattolici tendono insieme alla meta di confessare in ogni cosa
Cristo, il solo nel quale riporre ogni fiducia, poiché egli è
l’unico mediatore (1 Tm 2, 5s) attraverso il quale Dio
nello Spirito Santo fa dono di sé e effonde i suoi doni che
tutto rinnovano (cfr. Fonti del cap. 3).
4. La spiegazione della comune comprensione
della giustificazione
4.1 Incapacità e peccato dell’uomo di
fronte alla giustificazione
19. Insieme confessiamo che, l’uomo dipende
interamente per la sua salvezza dalla grazia salvifica di Dio.
La libertà che egli possiede nei confronti degli uomini e delle
cose del mondo non è una libertà dalla quale possa derivare la
sua salvezza. Ciò significa che, in quanto peccatore, egli è
soggetto al giudizio di Dio, e dunque incapace da solo di
rivolgersi a Dio per la sua salvezza, o di meritarsi davanti a
Dio la sua giustificazione, o di raggiungere la salvezza con le
sue proprie forze. La giustificazione avviene soltanto per opera
della grazia. Dal fatto che cattolici e luterani confessano
insieme tutto questo, deriva quanto segue.
20. Quando i cattolici affermano che l’uomo,
predisponendosi alla giustificazione e alla sua accettazione,
«coopera» con il suo assenso all’azione giustificante di Dio,
essi considerano tale personale assenso non come un’azione
derivante dalle forze proprie dell’uomo, ma come un effetto
della grazia.
21. Secondo la concezione luterana, l’uomo è
incapace di cooperare alla propria salvezza, poiché, in quanto
peccatore, egli si oppone attivamente a Dio e alla sua azione
salvifica. I luterani non negano che l’uomo possa rifiutare
l’azione della grazia. Quando essi sottolineano che l’uomo può
solo ricevere la giustificazione mere passive, negano con
ciò ogni possibilità di un contributo proprio dell’uomo alla sua
giustificazione, senza negare tuttavia la sua personale e piena
partecipazione nella fede, che è operata dalla stessa parola di
Dio (cfr. Fonti del cap. 4.1).
4.2 Giustificazione come perdono dei
peccati e azione che rende giusti
22. Insieme confessiamo che Dio perdona per
grazia il peccato dell’uomo e che, nel contempo, egli lo libera,
durante la sua vita, dal potere assoggettante del peccato,
donandogli la vita nuova in Cristo. Quando l’uomo partecipa a
Cristo nella fede, Dio non gli imputa il suo peccato e fa agire
in lui un amore attivo mediante lo Spirito Santo. Entrambi
questi aspetti dell’azione salvifica di Dio non dovrebbero
essere scissi. Essi sono connessi nel senso che l’uomo, nella
fede, viene unito a Cristo, il quale è, nella sua Persona, la
nostra giustizia (1 Cor 1, 30), proprio come perdono dei
peccati e presenza salvifica di Dio. Dal fatto che cattolici e
luterani confessano insieme tutto questo, deriva quanto segue.
23. Quando i luterani sottolineano che la
giustizia di Cristo è la nostra giustizia, vogliono affermare
soprattutto che, con la dichiarazione di perdono, è donata al
peccatore la giustizia davanti a Dio in Cristo e che la sua vita
è rinnovata soltanto in unione con lui. Quando essi affermano
che la grazia di Dio è amore che perdona («favore di Dio»[12]),
non negano il rinnovamento della vita del cristiano, ma vogliono
piuttosto affermare che la giustificazione è svincolata dalla
cooperazione umana e non dipende neppure dagli effetti di
rinnovamento della vita che la grazia ha nell’uomo.
24. Quando i cattolici sottolineano che il
credente riceve in dono il rinnovamento del suo essere interiore
ricevendo la grazia,[13]
essi vogliono affermare che la grazia di Dio che reca il perdono
è sempre legata al dono di una vita nuova, la quale si esprime
nello Spirito Santo, in un amore attivo ; con ciò essi non
negano tuttavia che il dono divino della grazia nella
giustificazione resta indipendente dalla cooperazione umana
(cfr. Fonti del cap. 4.2)
4.3 Giustificazione mediante la fede e per
grazia
25. Insieme confessiamo che il peccatore viene
giustificato mediante la fede nell’azione salvifica di Dio in
Cristo: questa salvezza gli viene donata dallo Spirito Santo nel
battesimo che è il fondamento di tutta la sua vita cristiana.
L’uomo, nella fede giustificante che racchiude in sé la speranza
in Dio e l’amore per lui, confida nella sua promessa
misericordiosa. Questa fede è attiva nell’amore e per questo
motivo il cristiano non può e non deve restare inoperoso.
Tuttavia la giustificazione non si fonda né si guadagna con
tutto ciò che precede e segue nell’uomo il libero dono della
fede.
26. Secondo il modo di comprendere luterano, Dio
giustifica il peccatore solo nella fede (sola fide).
Nella fede, l’uomo confida totalmente nel suo Creatore e
Salvatore ed è così in comunione con lui. Dio stesso fa
scaturire la fede suscitando tale fiducia con la sua parola
creatrice. Poiché questo agire di Dio è una nuova creazione,
essa riguarda tutte le dimensioni della persona e conduce a una
vita nella speranza e nell’amore. Pertanto, l’insegnamento della
«giustificazione soltanto per mezzo della fede» distingue, senza
tuttavia separarli, il rinnovamento della condotta di vita,
necessariamente conseguenza della giustificazione, e senza la
quale non vi sarebbe la fede, dalla giustificazione stessa. Con
ciò si evidenzia anzi il fondamento di tale rinnovamento. Il
rinnovamento della vita deriva dall’amore di Dio donato all’uomo
nella giustificazione. Giustificazione e rinnovamento della vita
sono intimamente uniti in Cristo che è presente nella fede.
27. Anche secondo il modo di comprendere
cattolico la fede è fondamentale per la giustificazione ;
infatti, senza di essa non può esservi giustificazione. L’uomo,
in quanto colui che ascolta la parola e crede, viene
giustificato mediante il battesimo. La giustificazione del
peccatore è perdono dei peccati e realizzazione della giustizia
attraverso la grazia giustificante che fa di noi dei figli di
Dio. Nella giustificazione i giustificati ricevono da Cristo la
fede, la speranza e l’amore e sono così accolti nella comunione
con lui.[14] Questa
nuova relazione personale con Dio si fonda interamente sulla sua
misericordia e permane dipendente dall’azione salvifica e
creatrice di Dio misericordioso, il quale rimane fedele a se
stesso e nel quale l’uomo può quindi riporre la propria fiducia.
Pertanto l’uomo non potrà mai appropriarsi della grazia
giustificante né appellarsi ad essa davanti a Dio. Quando,
secondo il modo di comprendere cattolico, si sottolinea il
rinnovamento della vita mediante la grazia giustificante, tale
rinnovamento nella fede, nella speranza e nell’amore non può mai
fare a meno della grazia gratuita di Dio ed esclude ogni
contributo alla giustificazione di cui l’uomo potrebbe vantarsi
davanti a Dio (Rm 3, 27 ; cfr. Fonti del cap. 4.3).
4.4 L’essere peccatore del giustificato
28. Insieme confessiamo che nel battesimo lo
Spirito Santo unisce l’uomo a Cristo, lo giustifica e
effettivamente lo rinnova. E tuttavia il giustificato, durante
tutta la sua vita, non può mai fare a meno della grazia
incondizionatamente giustificante di Dio. Inoltre l’uomo non è
svincolato dal dominio che esercita su di lui il peccato e che
lo stringe nelle sue spire (cfr. Rm 6, 12-14), né egli
può esimersi dal combattimento di tutta una vita contro
l’opposizione a Dio che proviene dalla concupiscenza egoistica
del vecchio Adamo (cfr. Gal 5, 16 ; Rm 7, 7.10).
Anche il giustificato deve chiedere ogni giorno perdono a Dio,
così come si fa nel Padre nostro (Mt 6, 12 ; 1 Gv
1, 9) ; egli è continuamente chiamato alla conversione e alla
penitenza e continuamente gli viene concesso il perdono.
29. Ciò è quanto i luterani vogliono intendere
affermando che il cristiano è «al tempo stesso giusto e
peccatore». Egli è del tutto giusto, poiché Dio, attraverso la
Parola e il sacramento, gli perdona i peccati e gli accorda la
giustizia di Cristo, che egli fa propria nella fede e che lo
rende giusto in Cristo davanti a Dio. Tuttavia, guardando a se
stesso egli riconosce, per mezzo della legge, di rimanere al
tempo stesso e del tutto peccatore, poiché in lui abita ancora
il peccato (1 Gv 1, 8; Rm 7, 17.20); infatti,
continua a riporre la sua fiducia in false divinità e non ama
Dio con quell’amore indiviso che Dio, in quanto suo creatore,
esige da lui (Dt 6, 5; Mt 22, 36-40 e parr.).
Questa opposizione a Dio è in quanto tale veramente peccato. Ma,
grazie ai meriti di Cristo, il potere assoggettante del peccato
è vinto. Non è più un peccato «che domina» il cristiano, poiché
esso è «dominato» mediante Cristo al quale il giustificato è
unito nella fede ; così il cristiano, finché vive sulla terra,
può condurre pur in modo discontinuo una vita nella giustizia.
E, nonostante il peccato, il cristiano non è più separato da
Dio, poiché, nato di nuovo mediante il battesimo e lo Spirito
Santo, ritornando quotidianamente al battesimo, egli riceve il
perdono del suo peccato, per cui il suo peccato non lo condanna
più e non è più per lui causa di morte eterna.[15]
Quindi, affermando che il giustificato è anche peccatore e che
la sua opposizione a Dio è un vero e proprio peccato, i luterani
con ciò non negano che egli, nonostante il peccato, non sia
separato da Dio in Cristo né che il suo peccato sia un peccato
«assoggettato». Nonostante le differenze nella concezione del
peccato del giustificato, essi concordano su quest’ultimo punto
con la parte cattolica.
30. I cattolici considerano che la grazia di
Gesù Cristo conferita nel battesimo, toglie tutto ciò che è «in
senso proprio» peccato, tutto ciò che «merita la condanna» (Rm
8, 1),[16] ma che
resta nell’uomo un’inclinazione (concupiscenza) che viene dal
peccato e spinge al peccato. Poiché i cattolici sono convinti
che il peccato umano comporti sempre un elemento personale, essi
considerano che l’assenza di tale elemento non permette più di
chiamare peccato nel senso proprio del termine l’inclinazione ad
opporsi a Dio. Con ciò essi non negano che tale inclinazione non
corrisponda al disegno originario di Dio sull’uomo, né che essa,
ponendosi oggettivamente in opposizione a Dio e in contrasto con
lui, costituisca l’oggetto di una lotta che dura tutta la vita ;
riconoscenti per la salvezza ricevuta per mezzo di Cristo,
vogliono piuttosto affermare che l’inclinazione ad opporsi a Dio
non merita la pena di morte eterna[17]
e non separa il giustificato da Dio. Tuttavia, quando il
giustificato si separa volontariamente da Dio, non gli è
sufficiente ritornare all’osservanza dei comandamenti, ma
occorre che egli riceva nel sacramento della riconciliazione il
perdono e la pace mediante la parola di perdono che gli è data
in virtù dell’opera di riconciliazione di Dio in Cristo (cfr.
Fonti del cap. 4.4).
4.5 La Legge e il Vangelo
31. Insieme confessiamo che l’uomo viene
giustificato nella fede nel Vangelo, «indipendentemente dalle
opere della Legge» (Rm 3, 28). Cristo ha portato a
compimento la Legge e l’ha superata quale via alla salvezza
mediante la sua morte e risurrezione. Parimenti confessiamo che
i comandamenti di Dio rimangono in vigore per il giustificato e
che Cristo nella sua parola e nella sua vita esprime la volontà
di Dio, che è anche per il giustificato la norma del suo agire.
32. I luterani fanno notare che la distinzione
tra Legge e Vangelo nonché la loro retta interrelazione sono
essenziali per comprendere la giustificazione. La Legge, nella
sua accezione teologica, è esigenza e accusa ; ogni uomo, anche
il cristiano in quanto peccatore, è soggetto a tale esigenza e
accusa vita natural durante e la legge svela i suoi peccati,
affinché egli possa, nella fede al Vangelo, rivolgersi
pienamente in Cristo alla misericordia di Dio, la sola che possa
giustificarlo.
33. Poiché la Legge quale via per giungere alla
salvezza è stata portata a compimento e superata dal Vangelo, i
cattolici possono dire che Cristo non è un legislatore nel senso
di Mosé. Sottolineando che il giustificato è tenuto
all’osservanza dei comandamenti di Dio, i cattolici non negano
che la grazia della vita eterna è stata misericordiosamente
promessa ai figli di Dio mediante Gesù Cristo[18]
(cfr. Fonti del cap. 4.5).
4.6 La certezza della salvezza
34. Insieme confessiamo che i credenti possono
fare affidamento sulla misericordia e sulle promesse di Dio.
Anche nella loro debolezza e nelle molteplici minacce che
mettono in pericolo la loro fede, essi possono contare, in forza
della morte e della resurrezione di Cristo, sulla promessa
efficace della grazia di Dio nella Parola e nel sacramento ed
essere così certi di questa grazia.
35. I riformatori hanno accentuato in modo
particolare il fatto che, nella prova, il credente non deve
rivolgere lo sguardo a se stesso, ma a Cristo e fare affidamento
in modo totale soltanto su di lui. Riponendo così la sua fiducia
nella promessa di Dio, egli è certo della sua salvezza, mentre
non ne è mai certo se guarda a se stesso.
36. I cattolici possono condividere
l’orientamento dei riformatori che consiste nel fondare la fede
sulla realtà oggettiva della promessa di Cristo, a prescindere
dalla personale esperienza e nel confidare unicamente nella
promessa di Cristo (cfr. Mt 16, 19 ; 18, 18). Con il
Concilio Vaticano II, i cattolici affermano che credere
significa abbandonarsi interamente a Dio,[19]
che ci libera dalle tenebre del peccato e della morte e ci desta
alla vita eterna.[20]
In questo senso l’uomo non può credere in Dio e
contemporaneamente ritenere che la sua promessa non è
affidabile. Nessuno può dubitare della misericordia di Dio e del
merito di Cristo, allorché ciascuno può temere per la sua
salvezza se considera le sue debolezze e le sue mancanze. Il
credente, pur conoscendo i suoi fallimenti, può essere certo che
Dio vuole la sua salvezza (cfr. fonti del cap. 4.6).
4.7 Le buone opere del giustificato
37. Insieme confessiamo che le buone opere — una
vita cristiana nella fede nella speranza e nell’amore — sono la
conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti.
Quando il giustificato vive in Cristo e agisce nella grazia che
ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi biblico, dei
buoni frutti. Tale conseguenza della giustificazione è per il
cristiano anche un dovere da assolvere, in quanto egli lotta
contro il peccato durante tutta la sua vita ; per questo motivo
Gesù e gli scritti apostolici esortano i cristiani a compiere
opere d’amore.
38. Secondo la concezione cattolica, le buone
opere, compiute per mezzo della grazia e dell’azione dello
Spirito Santo, contribuiscono ad una crescita nella grazia, di
modo che la giustizia ricevuta da Dio è preservata e la
comunione con Cristo approfondita. Quando i cattolici affermano
il «carattere meritorio» delle buone opere, essi intendono con
ciò che, secondo la testimonianza biblica, a queste opere è
promesso un salario in cielo. La loro intenzione è di
sottolineare la responsabilità dell’uomo nei confronti delle sue
azioni, senza contestare con ciò il carattere di dono delle
buone opere, e tanto meno negare che la giustificazione stessa
resta un dono immeritato della grazia.
39. Anche nei luterani si riscontra il concetto
di una preservazione della grazia e di una crescita nella grazia
e nella fede. Anzi, essi sottolineano che la giustizia in quanto
accettazione da parte di Dio e partecipazione alla giustizia di
Cristo, è sempre perfetta. Al tempo stesso affermano che i suoi
effetti possono crescere nella vita cristiana. Considerando le
buone opere del cristiano come «frutti» e «segni» della
giustificazione e non «meriti» che gli sono propri, essi
comprendono, allo stesso modo, conformemente al Nuovo
Testamento, la vita eterna come «salario» immeritato nel senso
del compimento della promessa di Dio ai credenti (cfr. Fonti del
cap. 4.7).
5. Il significato e la portata del consenso
raggiunto
40. La comprensione della dottrina della
giustificazione esposta in questa Dichiarazione mostra
l’esistenza di un consenso tra luterani e cattolici su verità
fondamentali di tale dottrina della giustificazione. Alla luce
di detto consenso sono accettabili le differenze che sussistono
per quanto riguarda il linguaggio, gli sviluppi teologici e le
accentuazioni particolari che ha assunto la comprensione della
giustificazione, così come esse sono state descritte sopra nei
numeri 18-39. Per questo motivo l’elaborazione luterana e
l’elaborazione cattolica della fede nella giustificazione sono,
nelle loro differenze, aperte l’una all’altra e tali da non
invalidare di nuovo il consenso raggiunto su verità
fondamentali.
41. Con ciò, le condanne dottrinali del XVI
secolo, nella misura in cui esse si riferiscono all’insegnamento
della giustificazione, appaiono sotto una nuova luce :
l’insegnamento delle Chiese luterane presentato in questa
Dichiarazione non cade sotto le condanne del Concilio di Trento.
Le condanne delle Confessioni luterane non colpiscono
l’insegnamento della Chiesa cattolica romana così come esso è
presentato in questa Dichiarazione.
42. Con questo non si vuole tuttavia togliere
nulla alla serietà delle condanne dottrinali legate alla
dottrina della giustificazione. Alcune di esse non erano
semplicemente senza fondamento. Per noi, esse mantengono «il
significato di salutari avvertimenti» di cui dobbiamo tenere
conto nella dottrina e nella prassi.[21]
43. Il nostro consenso su verità fondamentali
della dottrina della giustificazione deve avere degli effetti e
trovare un riscontro nella vita e nell’insegnamento delle
Chiese. Al riguardo permangono ancora questioni, di importanza
diversa, che esigono ulteriori chiarificazioni. Esse riguardano,
tra l’altro, la relazione esistente tra Parola di Dio e
insegnamento della Chiesa, l’ecclesiologia, l’autorità nella
Chiesa e la sua unità, il ministero e i sacramenti, ed infine la
relazione tra giustificazione e etica sociale. Siamo convinti
che la comprensione comune da noi raggiunta offra la base solida
per detta chiarificazione. Le Chiese luterane e la Chiesa
cattolica si adopereranno ad approfondire la comprensione comune
esistente affinché essa possa dare i suoi frutti
nell’insegnamento e nella vita ecclesiale.
44. Ringraziamo il Signore per questo passo
decisivo verso il superamento della divisione ecclesiale.
Preghiamo lo Spirito Santo affinché egli continui a guidarci
verso quell’unità visibile che è la volontà di Cristo.
Fonti per la Dichiarazione congiunta
sulla giustificazione
Nelle sezioni III e IV della Dichiarazione
congiunta si riprendono formulazioni di diversi dialoghi
luterani-cattolici. In dettaglio, si tratta dei seguenti
documenti :
- Commissione Mista Internazionale
cattolica-luterana, Dichiarazione comune Tutti sotto uno
stesso Cristo sulla Confessio Augustana; EO 1/1405ss;
- Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion
Symbolorum..., edizioni 32-36;
- Denzinger-Hünermann, Enchiridion Symbolorum...,
dalla 37.ma edizione, bilingue;
- H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum,
definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, ed.
bilingue a cura di P. Hünermann, EDB, Bologna 1995;
- Pontificio consiglio per la promozione
dell’unità dei cristiani, Gutachten zur Studie «Lehrverurteilungen
- kirchentrennend? (Parere sullo studio
Lehrverurteilungen - kirchentrennend ?), Vaticano 1992
(testo non pubblicato);
- Commissione cattolica-luterana negli Stati
Uniti, Giustificazione per fede, 1983; EO
2/2759ss;
- K. Lehmann, W. Pannenberg (a cura di),
Lehrverurteilungen - kirchentrennend? I. Rechtfertigung,
Sakramente und Amt im Zeitalter der Reformation und heute,
Freiburg 1986;
- «Presa di posizione» della Commissione
congiunta tra la Chiesa evangelica luterana unita di Germania ed
il Comitato nazionale tedesco della Federazione Luterana
Mondiale a riguardo del documento «Lehrverurteilungen -
kirchentrennend?»: Stellungnahme zum Dokument
«Lehrverurteilungen - kirchentrennend?» (13 settembre 1991),
in «Lehrverurteilung im Gespräch», a cura dell’Ufficio della
Conferenza di Arnoldshaim, del Segretariato della Chiesa
evangelica in Germania e del Segretariato luterano della Chiesa
evangelica luterana unita di Germania, Frankfurt 1993, 57-160;
Su 3. La comprensione comune della
giustificazione, nn. 17 et 18: cf. soprattutto
Lehrverurteilungen, 75 e Stellungnahme, 95.
- «Un tipo di giustificazione incentrata sulla
fede e concepita in senso giuridico è di importanza determinante
in Paolo e, in un certo senso, per la Bibbia nella sua totalità,
anche se non è affatto l’unico concetto usato dalla Bibbia o da
Paolo per rappresentare l’opera salvifica di Dio» (Giustificazione
per fede, n. 146; EO 2/2906).
- «I cattolici, così come i luterani, possono
riconoscere la necessità di verificare le pratiche, le strutture
e le teologie della chiesa nella misura in cui esse favoriscono
o ostacolano “la proclamazione delle promesse libere e
misericordiose di Dio in Cristo Gesù, che possono essere accolte
in modo giusto solo mediante la fede (cf. sopra, n. 28)”» (Giustificazione
per fede, n. 153; EO 2/2913).
Sull’«affermazione fondamentale» (Giustificazione
per fede, n. 157; cfr. n. 4 (EO 2/2917), si dice:
- «Questa affermazione, come la dottrina della
Riforma sulla giustificazione per sola fede costituisce il
criterio per giudicare tutte le pratiche, le strutture e le
tradizioni della chiesa proprio perché esso è in analogia a
“Cristo solo” (solus Christus). Soltanto in lui, in
ultima analisi, si deve riporre ogni fiducia quale unico
mediatore per mezzo del quale Dio, nello Spirito Santo, effonde
i suoi doni di salvezza. I partecipanti a questo dialogo
affermano che tutti gli insegnamenti, le pratiche e i riti
cristiani dovrebbero realizzarsi in modo da promuovere
“l’obbedienza della fede” (Rm 1, 15) nell’azione
salvifica di Dio, in Cristo Gesù solo e per mezzo dello Spirito
Santo, per la salvezza dei fedeli e a lode e onore del Padre
celeste» (Giustificazione per fede, n. 160; EO
2/2920).
- «Perciò la giustificazione, e soprattutto il
suo fondamento biblico, conserva per sempre nella chiesa una
funzione specifica: quella di mantenere viva nella coscienza dei
cristiani la consapevolezza che noi peccatori viviamo unicamente
grazie all’amore misericordioso di Dio, che noi possiamo
soltanto accettare che egli effonda su di noi, ma che in alcun
modo possiamo “meritare”, seppure in una qualche forma limitata,
né possiamo vincolare a condizioni previe o a postcondizioni che
dipendessero da noi. La “giustificazione” diventa così il
termine critico di paragone per valutare in ogni momento se una
concreta interpretazione della nostra relazione a Dio possa o
meno essere considerata “cristiana”. Essa diventa al tempo
stesso per la chiesa il termine critico di paragone per valutare
costantemente se il suo annuncio e la sua prassi corrispondono a
ciò che le è stato donato dal suo Signore» (Lehrverurteilungen,
75).
- «L’accordo sul fatto che la giustificazione è
importante non solo come insegnamento particolare nell’insieme
degli insegnamenti delle nostre Chiese in materia di fede, ma
anche come termine critico di paragone per la loro dottrina e la
loro prassi, costituisce, dal punto di vista luterano, un
progresso fondamentale nel dialogo ecumenico tra le nostre
chiese, tanto fondamentale da non essere mai abbastanza
sottolineato» (Stellungnahme, 95, cf. 157).
- Per i luterani e i cattolici la
giustificazione occupa certamente un diverso posto nella “hierarchia
veritatum”; tuttavia gli uni e gli altri concordano del
ritenere che la giustificazione trovi la sua specifica funzione
nel fatto di essere un termine critico di paragone “in base al
quale poter valutare in ogni momento se una concreta
interpretazione della nostra relazione a Dio possa o meno essere
considerata ‘cristiana’. Essa diventa al tempo stesso per la
Chiesa il termine critico di paragone in base al quale
costantemente valutare se il suo annuncio e la sua prassi
corrispondono a ciò che le è stato affidato dal suo Signore”. Ma
l’importanza criteriologica della giustificazione nell’ambito
della dottrina dei sacramenti, dell’ecclesiologia, e dell’etica
richiede studi più approfonditi» (Gutachten, 106s).
Su 4.1. Incapacità e peccato dell’uomo di
fronte alla giustificazione, nn. 19-21; cf. soprattutto
Lehrverurteilungen, 48ss, 53; Stellungnahme, 77-81;
53s.
- «Coloro che sono dominati dal peccato non
possono far niente per meritare la giustificazione, che è dono
gratuito della grazia di Dio. Perfino i prodromi della
giustificazione, per esempio il pentimento, la preghiera per
ottenere la grazia e il desiderio del perdono, devono essere
un’opera di Dio in noi» (Giustificazione per fede, n.
156, 3; EO 2/2916).
- «Per entrambi non si tratta di negare un vero
coinvolgimento dell’uomo... Tuttavia una risposta non è
un’”opera”. La risposta della fede è essa stessa operata dalla
Parola della promessa che non può essere ottenuta con la forza e
che giunge all’uomo dal di fuori. Vi può essere “cooperazione”
soltanto nel senso che il cuore sta presso la fede quando la
Parola lo raggiunge e suscita la fede» (Lehrverurteilungen,
53, 12-22).
- «I canoni 4, 5, 6 e 9 del concilio di Trento
esprimono ancora una significativa differenza circa la
giustificazione soltanto se la dottrina luterana basa la
relazione tra Dio e la sua creatura nella giustificazione
sottolineando tanto fortemente il “monergismo” divino o la sola
azione di Cristo da escludere nella giustificazione la funzione
essenziale della libera accettazione della grazia di Dio da
parte dell’uomo, libera accettazione che è essa stessa un dono
di Dio» (Gutachten, 25).
«Dal punto di vista luterano, la rigorosa
sottolineatura della passività dell’uomo nella sua
giustificazione non ha mai inteso negare il suo pieno
coinvolgimento personale nella fede, ma soltanto escludere ogni
cooperazione nell’evento stesso della giustificazione.
Quest’ultima è solo opera di Cristo, solo opera della grazia» (Stellungnahme,
84, 3-8).
Su 4.2. Giustificazione come perdono dei
peccati e azione che rende giusti, nn. 22-24; cf.
Giustificazione per fede, nn. 98-101; EO 2/2858-2861;
Lehrverurteilungen, 53ss; Stellungnahme, 74ss; cf.
anche le citazioni a 4.3.
- «Mediante la giustificazione siamo a un tempo
dichiarati e resi giusti. La giustificazione, quindi, non è una
finzione giuridica. Dio, nel giustificare, opera ciò che
promette; egli perdona il peccato e ci rende veramente giusti» (Giustificazione
per fede, n. 156, 5; EO 2/2916).
- «(...) la teologia riformata non trascura ciò
che la dottrina cattolica sottolinea, cioè il carattere che crea
e rinnova dell’amore di Dio. Né essa afferma (...) l’impotenza
di Dio di fronte a un peccato che, nella giustificazione, è
“semplicemente” perdonato, senza tuttavia sottrarre a questo
peccato il potere che esso ha di separare il peccatore da Dio» (Lehrverurteilungen,
55, 25-29).
- «(...) questa [la dottrina luterana] non ha
mai compreso “il computo della giustizia di Cristo” come privo
di conseguenze nella vita del credente, poiché la parola di
Cristo opera ciò che dice. Di conseguenza, la dottrina luterana
non comprende la grazia come un favore accordato da Dio, bensì e
assolutamente come forza efficace (...) Infatti, “dove c’è
perdono dei peccati c’è anche vita e salvezza”» (Stellungnahme,
86, 15-23).
- «(...) la teologia cattolica non trascura ciò
che la teologia evangelica sottolinea, cioè il carattere della
grazia personale e legato alla parola; né ritiene la grazia come
un qualcosa che l’uomo ha concretamente a sua disposizione,
seppure come possesso che gli è donato» (Lehrverurteilungen,
55, 21-24).
Su 4.3. Giustificazione mediante la fede
e per grazia, nn. 25-27; cf. soprattutto Giustificazione per
fede, nn. 105ss; EO 2/2865ss; Lehrverurteilungen,
56-59; Stellungnahme, 87-90.
- «Se si traduce da una lingua all’altra, il
discorso dei riformatori sulla giustificazione per fede
corrisponde al discorso dei cattolici sulla giustificazione per
grazia mentre, ciò che la dottrina riformata esprime con il
termine “fede” corrisponde in sostanza a ciò che la dottrina
cattolica compendia, sulla scia di 1 Cor 13, 13, nella
triade “fede, speranza e carità”» (Lehrverurteilungen,
59, 5-15).
- «Sottolineiamo che la fede nel senso del primo
comandamento è anche amore per Dio e speranza in lui che si
esprime nell’amore per il prossimo» (Stellungnahme, 89,
8-11).
- «I cattolici (...) analogamente ai luterani,
insegnano che niente di ciò che precede il dono gratuito della
fede merita la giustificazione e che tutti i doni di salvezza di
Dio provengono soltanto da Cristo» (Giustificazione per fede,
n. 105; EO 2/2865).
- «I riformatori comprendono (...) la fede come
perdono e comunione con Cristo operati dalla stessa parola di
promessa. Questo è il fondamento del nuovo essere, attraverso il
quale la carne del peccato è morta e l’uomo nuovo ha la vita in
Cristo (sola fide per Christum). Ma anche se una tale
fede rinnova necessariamente l’uomo, il cristiano non basa la
sua fiducia sulla sua nuova vita, ma unicamente sulla promessa
della grazia di Dio. L’accettazione nella fede di tale promessa
da parte dell’uomo è sufficiente, se la “fede” viene intesa come
“fiducia nella promessa” (fides promissionis)» (Lehrverurteilungen,
56, 18-26).
- Cf. concilio di Trento, sess. 6, c. 7: «(...)
Ne consegue che nella stessa giustificazione l’uomo, insieme
alla remissione dei peccati, riceve per mezzo di Gesù Cristo,
sul quale egli è innestato, tutti questi doni infusi: fede,
speranza e carità» (Denz 1530).
- «Secondo la concezione evangelica, la fede che
aderisce incondizionatamente alla promessa di Dio nella Parola e
nel sacramento è sufficiente per essere giustificati davanti a
Dio, cosicché il rinnovamento dell’uomo, senza il quale non può
esservi fede, non apporta, da parte sua, alcun contributo alla
giustificazione» (Lehrverurteilungen, 59, 19-23).
- «Come luterani restiamo fedeli alla
distinzione fra giustificazione e santificazione, fra fede e
opere. Distinguere non vuole dire tuttavia separare» (Stellungnahme,
89, 6-8).
- «La dottrina cattolica concorda con la
posizione riformata secondo cui il rinnovamento dell’uomo non
apporta alcun “contributo” alla giustificazione, né tantomeno un
contributo di cui egli potrebbe valersi davanti a Dio (...)
Tuttavia la dottrina cattolica si sente in obbligo di
sottolineare il rinnovamento dell’uomo per mezzo della grazia
giustificante in modo da confessare così la potenza
rigeneratrice di Dio, intendendo indubbiamente che tale
rinnovamento nella fede, nella speranza e nella carità non è
altro che la risposta alla grazia insondabile di Dio.
- «La dottrina cattolica non è più in contrasto
con noi nella misura in cui essa sottolinea: - che “la grazia
deve essere compresa in senso personale e legata alla parola”; -
che il rinnovamento altro non è se non la risposta suscitata
dalla parola stessa di Dio; e - che “il rinnovamento dell’uomo
non dà nessun contributo alla giustificazione, anzi che esso non
è un contributo al quale l’uomo potrebbe fare appello davanti a
Dio”» (Stellungnahme, 89, 12-21).
Su 4.4. L’essere peccatore del
giustificato, nn. 28-31; cf. soprattutto Giustificazione per
fede, nn. 102ss; EO 2/2862; Lehrverurteilungen,
50-53; Stellungnahme, 81ss.
- «Per quanto giuste e sante, esse [le persone
giustificate] cadono di tanto in tanto nei peccati della vita
quotidiana. In più, l’azione dello Spirito non esime i credenti
dalla lotta di tutta una vita contro le tendenze peccaminose. La
concupiscenza e gli altri effetti del peccato originale e
personale, secondo la dottrina cattolica, continuano a
sussistere nella persona giustificata, la quale deve quindi
pregare Dio ogni giorno per chiedere perdono» (Giustificazione
per fede, n. 102; EO 2/2862).
- «La dottrina tridentina e quella riformata
concordano nell’affermare che il peccato originale come anche la
concupiscenza che rimane, sono in opposizione a Dio (...), e
oggetto della lotta di tutta una vita contro il peccato (...);
esse concordano nell’affermare che, dopo il battesimo, nel
giustificato la concupiscenza non separa più l’uomo da Dio,
cioè, in linguaggio tridentino, non è più “peccato in senso vero
e proprio” e, in linguaggio luterano, è “peccatum regnatum”
(peccato dominato)» (Lehrverurteilungen, 52, 14-24).
- «Si tratta ora di chiedersi in che modo si
possa parlare di peccato nei giustificati, senza limitare la
realtà della salvezza. Mentre la parte luterana esprime questa
tensione con l’espressione “peccato dominato” (peccatum
regnatum), che presuppone la dottrina del cristiano come
“giusto e peccatore al tempo stesso” (simul iustus et
peccator), la parte cattolica ha pensato di poter
salvaguardare la realtà della salvezza limitandosi a negare il
carattere peccaminoso della concupiscenza. Un significativo
avvicinamento delle posizioni a proposito di questa questione è
raggiunto nel documento Lehrverurteilungen dove la
concupiscenza che resta nel giustificato è descritta come
“opposizione a Dio” ed è pertanto qualificata come peccato» (Stellungnahme,
82, 29-39).
Su 4.5. Legge e Vangelo, nn. 32-34:
- Secondo l’insegnamento paolino qui si tratta
della legge giudaica quale via alla salvezza. Essa è stata
portata a compimento e superata in Cristo. E’ così che va intesa
questa affermazione e la conseguenza che ne deriva.
- Sui canoni 19s del concilio di Trento
Stellungnahme (89, 28-36) afferma quanto segue: «Ovviamente,
i dieci comandamenti valgono per il cristiano, come si dice in
molti passi degli scritti confessionali (...) L’affermazione del
can. 20, secondo cui l’uomo è tenuto all’osservanza dei
comandamenti di Dio, non ci tocca; ci tocca invece
l’affermazione dello stesso can. 20, secondo cui la fede
possiede un potere santificante solo a condizione che si
osservino i comandamenti. Ciò che il canone afferma riguardo ai
comandamenti della chiesa non fa problema se questi comandamenti
si limitano a esprimere e inculcare i comandamenti di Dio; in
caso contrario, la cosa farebbe problema».
Su 4.6. Certezza della salvezza, nn.
35-37; cf. soprattutto Lehrverurteilungen, 59-63;
Stellungnahme, 90ss.
- «La domanda è come può e deve vivere l’uomo
davanti a Dio, nonostante le sue debolezze e con le sue
debolezze» (Lehrverurteilungen, 60, 5s).
- «Fondamento e punto di partenza (dei
riformatori)... sono: l’affidabilità e la sufficienza della
promessa di Dio e del potere della morte e risurrezione di
Cristo; la debolezza umana e la minaccia che essa costituisce
per la fede e per la salvezza (Lehrverurteilungen, 67,
17-20).
- Anche il concilio di Trento sottolinea che è
necessario credere «che i peccati non sono rimessi, né lo sono
mai stati, se non gratuitamente [cioè senza proprio merito]
dalla divina misericordia a causa del Cristo» (Denz 1533) e che
non si deve dubitare «della misericordia di Dio, dei meriti del
Cristo, del valore e dell’efficacia dei sacramenti» (Denz 1534);
il dubbio e l’incertezza sono ammissibili solo riguardo a se
stessi.
- «Lutero e i suoi sostenitori fanno un passo
ulteriore. Esortano non solo a sopportare l’insicurezza, ma a
distogliere lo sguardo da essa e ad assumere seriamente, in modo
concreto e personale, la validità oggettiva dell’assoluzione che
viene “dal di fuori” nel sacramento della confessione (...)
Poiché Gesù ha detto: “Ciò che tu scioglierai sulla terra, sarà
sciolto anche nei cieli” (Mt 16, 19), il credente darebbe del
bugiardo a Cristo se non si fidasse incrollabilmente del perdono
di Dio conferito nell’assoluzione (...) Lutero come anche i suoi
avversari sanno che questa fiducia può essere incerta dal punto
di vista soggettivo, che la certezza (Gewißheit) del perdono non
è sicurezza (Sicherheit, securitas) del perdono, ma
questo non può diventare per così dire un altro problema: il
credente deve distogliere lo sguardo da questo e rivolgerlo solo
alla parola di perdono del Cristo» (Lehrverurteilungen,
60, 18-34).
- «Oggi i cattolici possono accettare la
preoccupazione dei riformatori di basare la fede sulla realtà
oggettiva della promessa di Cristo: “Ciò che tu scioglierai
sulla terra...” e rinviare i credenti alla parola che assicura
il perdono dei peccati... [Non si deve condannare] l’originaria
richiesta di Lutero di prescindere dall’esperienza personale e
di confidare esclusivamente in Cristo e nella sua parola di
perdono» (Gutachten, 27).
- Una condanna reciproca circa il modo di
comprendere la certezza della salvezza «può ancor meno essere
giustificabile oggi - specie se la riflessione prende come base
un concetto di fede biblicamente rinnovato. Infatti, può
certamente accadere che un uomo perda o abbandoni la fede,
rinunci all’abbandono di sé a Dio e alla sua promessa. Ma egli
non può, in questo senso, credere e al tempo stesso ritenere che
la promessa di Dio è inaffidabile. In questo senso vale ancora
l’espressione di Lutero secondo cui la fede è certezza di
salvezza» (Lehrverurteilungen, 62, 23-29).
- Sulla concezione della fede del concilio
Vaticano II cf.
Dei Verbum, n. 5 (EV 1/877): «A Dio che rivela è
dovuta l’”obbedienza della fede” (...) con la quale l’uomo si
abbandona tutto a Dio liberamente, prestando “il pieno ossequio
dell’intelletto e della volontà a Dio che rivela”».
- «La distinzione luterana fra la certezza (certitudo)
della fede, che guarda unicamente a Cristo, e la sicurezza
terrena (securitas), che si basa sull’uomo, non è stata
ripresa con sufficiente chiarezza in Lehrverurteilungen
(...) La fede non [riflette] mai su se stessa, ma [si basa]
interamente su Dio, la cui grazia le viene attribuita attraverso
la Parola e il sacramento, quindi dall’esterno (extra nos)»
(Stellungnahme, 92, 2-9).
Su 4.7. Le opere buone del giustificato,
nn. 38-40; cf. soprattutto Lehrverurteilungen, 71ss;
Stellungnahme, 90s.
- «Il concilio [di Trento] esclude ogni merito
della grazia, quindi della giustificazione (can. 2; Denz 1552) e
basa il merito della vita eterna sul dono della grazia stessa
mediante l’incorporazione a Cristo (can. 32; Denz 1582): in
quanto dono, le opere buone sono “meriti”. Laddove i riformatori
stigmatizzano l’”empia fiducia” nelle proprie opere, il concilio
esclude espressamente qualsiasi idea di pretesa e di falsa
sicurezza (c. 16; Denz 1548s). E’ evidente che il concilio vuole
ricollegarsi ad Agostino, il quale introduce il concetto di
merito per asserire la responsabilità dell’uomo nonostante il
carattere di dono delle buone opere» (Lehrverurteilungen,
73, 9-18).
- Se si comprende in modo più personale il
linguaggio della “causalità” del can. 24, come si fa nel cap. 16
del decreto sulla giustificazione, dove l’idea portante è quella
della comunione con Cristo, allora è possibile descrivere la
dottrina cattolica del merito nei termini adoperati nella prima
frase del secondo paragrafo di 4.7: contributo ad una crescita
nella grazia, preservazione della giustizia ricevuta da Dio e
approfondimento della comunione con Cristo.
- «Molte contrapposizioni potrebbero essere
eliminate semplicemente considerando e analizzando il termine
equivoco “merito” in relazione con il vero significato del
termine biblico “ricompensa”» (Lehrverurteilungen, 74,
7-9).
- «Gli scritti confessionali luterani
sottolineano che il giustificato ha la responsabilità di non
sprecare la grazia ricevuta, ma di vivere in essa (...) Così gli
scritti confessionali possono parlare di preservazione della
grazia e di crescita in essa (...) Se nel can. 24 la giustizia
viene intesa nel senso che essa si esprime nell’uomo e per mezzo
dell’uomo, allora la cosa non ci riguarda. Se invece nel can. 24
la “giustizia” è riferita all’accettazione del cristiano davanti
a Dio, allora la cosa ci riguarda; infatti, questa giustizia è
sempre perfetta; di fronte ad essa le opere del cristiano sono
solo “frutti” e “segni”» (Stellungnahme, 94, 2-14).
- «Riguardo al can. 26, rinviamo all’Apologia,
la quale presenta la vita eterna come ricompensa: (...)
“Riconosciamo che la vita eterna è una ricompensa poiché essa è
cosa dovuta, non per i nostri meriti, ma a motivo della
promessa”» (Stellungnahme, 94, 20-24; cf. Confessioni
di fede delle Chiese cristiane, n. 270).
NOTE
[1] Articoli di Smalcalda, II, 1 (n. 370 in
«La foi des Églises luthériennes. Confessions et
catéchismes», Paris 1991. Per la versione italiana degli
Articoli, cfr. ad esempio Confessioni di fede delle
Chiese cristiane, a cura di Romeo Fabbri, EDB,
Bologna 1996, n. 579.
[2] «Rector et iudex super omnia genera
doctrinarum» (Weimarer Ausgabe [WA],
edizione tedesca completa delle Opere di Lutero, H.
Bohlaus, 1883, 39, I, 205).
[3] Ricordiamo che per molte Chiese luterane i
riferimenti dottrinali vincolanti sono esclusivamente
costituiti dalla Confessione di Augusta e dal
Piccolo catechismo di Lutero. Questi scritti
confessionali non contengono alcuna condanna dottrinale
nei confronti della Chiesa cattolica per quanto rigarda
la dottrina della giustificazione.
[4] Commissione mista internazionale
cattolica-luterana, Il Vangelo e la Chiesa
(Rapporto di Malta, 1972). Rinviamo per la traduzione
italiana dei rapporti citati in questa nota e nelle note
5 e 6 a Enchiridion Oecumenicum [EO]
1/1127ss.
[5] Commissione mista internazionale
cattolica-luterana, Chiesa e giustificazione. La
comprensione della Chiesa alla luce della dottrina della
giustificazione, 1993, EO 3/1223ss.
[6] Commissione cattolica-luterana negli Stati
Uniti, Giustificazione per fede, 1983, EO
2/2759ss.
[7] K. Lehmann, W. Pannenberg (a cura di),
Lehrverurteilungen - kirchentrennend ?, Vol. 1:
Rechtfertigung, Sakramente und Amt im Zeitalter der
Reformation und heute, Freiburg-Göttingen 1986.
[8] Presa di posizione comune della Conferenza di
Arnoldshain della Chiesa evangelica luterana unita di
Germania e del Comitato nazionale tedesco della
Federazione luterana mondiale, Stellungnahme zum
Dokument «Lehrverurteilungen - kirchentrennend ?”,
in Oekumenische Rundschau 44 (1995), 99-102, che
pubblica anche i documenti alla base di tale decisione.
Cfr. a questo riguardo Lehrverurteilungen im
Gespräch. Die ersten offiziellen Stellungsnahmen aus den
evangelischen Kirchen in Deutschland, Göttingen
1993.
[9] Nella presente Dichiarazione il termine «Chiesa»
è adoperato nel senso secondo il quale esso è compreso
da ciascuna delle due Chiese coinvolte nel dialogo,
senza alcuna pretesa di risolvere le questioni
ecclesiologiche che a detto termine sono collegate.
[10] Cfr.
Rapporto di Malta, nn. 26-30 e il dialogo negli
Stati Uniti, Giustificazione per fede, nn.
122-147. Le testimonianze neo-testamentarie che non sono
riferibili a Paolo sono state analizzate nell’ambito del
dialogo negli Stati Uniti da J. Reumann,
Righteousness in New Testament, con risposte di J.
Fitzmeyer e J. D. Quinn, Philadelphia, New York 1982,
pp. 124-180. I risultati di quello studio sono stati
riassunti nei nn. 139-142 del Rapporto di dialogo
Giustificazione per fede.
[11] Cfr.
Tutti sotto uno stesso Cristo, n. 14.
[13] Cfr.
H. Denzinger, Enchiridion Symbolorum, definitionum et
declarationum de rebus fidei et morum, ed. bilingue
a cura di P. Hünermann [Denz], EDB, Bologna 1995, n.
1528.
[15] Cfr.
Apologia della Confessione di Augusta, in
Confessioni di fede delle Chiese cristiane, 141.
[19] Cfr.
Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Dei verbum sulla
divina rivelazione, n. 5.
[21]
Lehrverurteilungen - kirchentrennend ?, 32.
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