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Dio ti Ama adesso!
Ecumenismo

SIAMO USCITI DAL CENACOLO

"Cammino  ecumenico di pace a Gerusalemme"

indetto dal Consiglio delle Chiese  Cristiane di Milano

Dichiarazione congiunta sulla "Dottrina della Giustificazione"

Documento della Commissione internazionale Anglicana e Cattolico Romana sulla Madonna

Giornata ecumenica del
5 Giugno 2005

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Cammino ecumenico di pace a Gerusalemme dal 17 al 24/6/04: testimonianza

TESTIMONIANZA

Dal 17 al 24 Giugno 2004 il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano ha indetto un “Cammino ecumenico di pace a Gerusalemme”.

Non si è trattato di un tradizionale pellegrinaggio, ma di un viaggio per incontrare  le “pietre viventi”, persone e comunità, che abitano la terra dove è nato, vissuto, morto e risorto nostro Signore e che sono alla ricerca di quello “shalom” che Gesù ha annunciato, ma che gli uomini tardano a riconoscere ed a vivere.

Al  “Cammino”, al quale è intervenuto per tutto il suo svolgimento l’Arcivescovo di Milano Cardinale Tettamanzi, hanno partecipato, appartenenti ad undici Chiese cristiane diverse, centoventi persone, di cui dieci provenienti dal RnS della Lombardia, e tra queste l’intera équipe regionale del Ministero dell’ecumenismo.

Salvatore continua ad affermare che è venuto il tempo di uscire dal Cenacolo, intendendo con questo che non possiamo più rimanere nel chiuso protettivo dei nostri Gruppi, ma che dobbiamo percorrere le vie del mondo a testimoniare la nostra fede.

Questo, alla lettera, è quanto accaduto a noi.

Fuori dal Cenacolo abbiamo trovato uomini e donne che soffrono pene indicibili per lutti e  violenze, ma anche sorgenti di speranza e persone di buona volontà che cercano di far rimarginare le ferite.

Il Cardinale Martini ci aveva ammoniti,  in due insegnamenti all’inizio del nostro cammino, che avremmo dovuto astenerci dal giudicare, unico modo per amare  i due popoli e comprendere le loro reciproche ragioni.

Ci aveva anche chiesto di “intercedere” per questi fratelli e per queste sorelle, nel senso letterale della parola, poiché inter-cedere vuol dire “andare stando in mezzo”.

Con questo spirito abbiamo affrontato la realtà tragica dei campi profughi, che ci è venuta incontro con tutto il suo carico di disperazione, di sordo rancore e di rivolta, tra le case o ridotte a macerie o segnate dai fori dei proiettili, con il “muro” che incombe  a poche centinaia di metri di distanza: vederlo con i propri occhi non è come ascoltarne la descrizione o intravederlo in televisione.

Con questo spirito ci siamo recati a “Yad Vashem”, (Un luogo ed un nome” da Is.56,5) e, tra gli altri, abbiamo visitato il padiglione dei bambini, del milione e mezzo di bambini innocenti, assassinati nei campi di sterminio; con questo spirito siamo entrati nel Kibbutz “I combattenti del ghetto” ed abbiamo incontrato una superstite di Auschwitz con il numero dei deportati indelebilmente impresso sul braccio ed abbiamo ascoltato la sua testimonianza di chi ha perduto tutti i parenti  inghiottiti nei forni crematori la quale, dopo tanti orrori, desidera solo sicurezza e pace.

Ma alla Knesset (il Parlamento) dello Stato d’Israele ed all’Assemblea dell’Autorità  palestinese abbiamo percepito  l’esistenza di un altro “muro” fatto di diffidenza reciproca e di sfiducia nei confronti dell’altro,  un muro di rancore,  generato dalla disperata volontà di sopravvivere e di veder riconosciuto il proprio diritto all’esistenza.

Le persone pongono domande alle quali non si sa come rispondere, se non nell’amore che germoglia dalla preghiera a Chi, totalmente privo di colpe, ha patito la sofferenza più totale.

Ed abbiamo compreso come il riconoscimento dei nostri pregiudizi e delle nostre responsabilità lontane implica, anche da parte nostra, richiesta di perdono di fronte alle sofferenze di oggi.

Se si cammina così, stando in mezzo, più che dare, si riceve speranza e ricerca di dialogo.

Questo è avvenuto a contatto con molte realtà: come  il villaggio “Nevè Shalom-Wahat as Salam”,  in cui convivono israeliti, mussulmani e cristiani, convinti che il compito più urgente è quello di educare  alla pace; come l’iniziativa “Windows”, promossa da insegnanti delle due parti che cercano di abituare i loro bambini  a dialogare; ma soprattutto con l’Associazione “Parents’ Circle”, che raccoglie circa cinquecento famiglie ebree e palestinesi che hanno avuto congiunti stretti uccisi in questi ultimi anni.

Ci sono venuti a parlare  un esponente ebreo di questa Associazione, la cui figlia di 14 anni è morta in un autobus dove un uomo-bomba si era fatto esplodere, ed un esponente palestinese il cui padre è stato ucciso da un estremista ebreo.

Entrambi ci hanno mostrato come è possibile sottrarsi all’odio ed alla volontà di vendetta per percorrere la strada del dialogo e di una possibile riconciliazione: quale lezione che ci ha fatto vergognare dei risentimenti che portiamo in noi  per le piccole beghe della nostra vita quotidiana!

E quanta altra sofferenza abbiamo incontrato nelle parole dei tre Patriarchi di Gerusalemme, Armeno, Ortodosso e Latino, che condividono la realtà dei propri fedeli, piccolo gregge sempre più povero ed esiguo.

Dagli esponenti delle diverse Chiese  abbiamo appreso come il sentirsi minoranza emarginata li conduce a riconoscersi non più nella secolare identità ecclesiale, ma nella comune origine cristiana.

A Betlemme un frate francescano italiano ed un pastore luterano palestinese, in momenti e luoghi diversi, hanno usato la stessa espressione: “Qui, noi Cristiani siamo in dodicimila”.

Costoro ci hanno fatto riflettere perché  anche da noi, non l’emarginazione e talvolta la persecuzione strisciante, ma la comune origine dovrebbe farci sentire in primo luogo seguaci di Gesù Cristo e poi appartenenti ad una particolare Chiesa, in modo che i pagani di oggi abbiano a riconoscerci per l’amore che nutriamo gli uni verso gli altri.

Di tutto questo si è reso interprete l’Arcivescovo di Milano che sul Monte delle Beatitudini ha invitato tutti a sperimentare un annuncio del Vangelo del Regno fatto insieme dai testimoni dell’unico Signore appartenenti a tradizioni confessionali differenti.

Noi, piccolo resto del Rinnovamento della Lombardia, abbiamo gioito poiché questi erano stati i sentimenti che abbiamo provato nella notte tra il Sabato e la Domenica sul Calvario, nella Basilica del Santo Sepolcro, dove abbiamo  vissuto l’esperienza indimenticabile di un Roveto ardente silenzioso mentre attendevamo l’inizio della Veglia notturna di Risurrezione.

I medesimi sentimenti li abbiamo rivissuti nella serata di preghiera carismatica in una stanza dell’albergo quando ci siamo presentati a Gesù, nostro Signore e Salvatore, per chiederGli che ci faccia diventare suoi strumenti per annunciare, insieme ai fratelli delle Chiese cristiane, alle persone, che sono nella sofferenza, nel rancore e nell’odio, la conversione ed il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme (Lc. 24,47) perché nel Suo Nome siano guariti e ritrovino la fede.

L’équipe del Ministero dell’ecumenismo della Lombardia

   
 
 
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