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La teologia ecumenica del XX secolo Sintesi
dell’insegnamento tenuto da Luigi Pietripaoli agli incaricati diocesani
della Lombardia del Ministero dell’ecumenismo Saranno indicati i
passaggi essenziali di tre teologi del secolo scorso: Congar, Rahner e
Neuner. Yves Congar (1904-1995) Congar,
Sacerdote cattolico, dell’Ordine domenicano, teologo, prigioniero in
Germania durante la Seconda guerra mondiale, trascorre due anni a
Gerusalemme (1953-54), dal 1955 insegna teologia all’Università di
Strasburgo, è nominato perito al Concilio Vaticano II. Di questo
fondamentale evento della Chiesa, scrive:
Ma i due grandi fatti, che soprattutto incidono già ed incideranno
sul clima della vita ecclesiale sono: - un’ecclesiologia del
popolo di Dio
- e l’ecumenismo. Per Congar l’ecumenismo è in primo luogo
un’esperienza di vita e di abbandono allo Spirito Santo che guida la
storia. Il cammino teologico del teologo francese può essere riassunto
dai titolo di tre dei suoi libri:
- - Cristiani disuniti del 1937;
- - Cristiani in dialogo – Contributi cattolici all’ecumenismo
del 1964;
- - Diversità e comunione del 1982.
Il problema di fondo per Congar è quello di sapere fino a che punto
l’unità ammette la diversità. In altri termini : quali diversità
possono essere considerate legittime in una Chiesa riunificata. La
risposta è che il modello da perseguire nella teoria e nella pratica è
quello della completa unità nella fede e della possibile
unità/diversità nelle sue formulazioni. In questo la sua posizione
sembra sostanzialmente coincidente con quella di S. Agostino il quale
affermava che occorre l’unità nelle cose essenziali, nelle altre è
possibile la libertà, ma sempre è necessaria la carità. Per Congar
due vie sono da considerare escluse: - quella del puro e semplice
ritorno delle altre Chiese in quella Cattolica, via interpretata come
integrismo ecumenico; - quella del differimento dell’unità al tempo
dell’escatologia, via definita come pessimismo ecumenico. Non rimane
altra strada che quella indicata dal Documento conciliare “Unitatis
redintegratio”
per la quale il cammino ecumenico è visto come compito storico per le
Chiese cristiane. In “Conversazioni d’autunno” del 1987 il teologo
francese così sintetizza il suo cammino ed il suo pensiero:
“ Ho incominciato con affermazioni solide: con l’idea di cattolicità
che all’epoca mi pareva comprendere la diversità; oggi sono più
sensibile alle diversità (….). Raccomando un riferimento comune alle
nostre origini”. Occorre tener presente quest’ultima frase mentre ci
accingiamo ad esaminare il pensiero teologico di
Karl Rahner (1904 – 1984) Rahner, Gesuita, è un teologo
che noi del RnS dovremmo considerare come punto di riferimento non
solo per il suo libro “Teologia dall’esperienza dello Spirito” del
1975,ma soprattutto per l’approccio metodologico.Come annota infatti
Gibellini in “La teologia del XX secolo”- secondo Rahner “al metodo
scolastico che procede dall’alto delle formulazioni ed opera per
indottrinamento si deve passare al metodo antropologico che procede
dal basso ed opera una corrispondenza tra vita e verità, tra
esperienza e concetto”. Il teologo tedesco si laurea nel 1932 in
filosofia e nel 1936 in teologia. L’anno successivo ottiene
l’abilitazione all’insegnamento universitario, ma il regime nazista
non gli consente di esercitare la sua attività didattica. Dopo la
guerra insegna in varie Università ed è Perito al Concilio.Tra le sue
opere, numerosissime, spicca per la sua importanza, il “Corso
fondamentale sulla fede” del 1976. Due passaggi di questo testo sono
di particolare importanza per comprendere il suo pensiero in tema di
ecumenismo. 1- LA CHIESA DI GESU’ CRISTO DEVE ESSERE UNA
Se,infatti, la Chiesa proviene da Cristo non può che presentarsi come
la rappresentazione della sua persona nel perdurare della storia della
salvezza. In questo senso il N.T. esige e presuppone l’unità della
Chiesa e la realtà delle varie Chiese, che celebrano la Sacra Cena,
che battezzano, che nello Spirito Santo annunciano la Parola, “non
esclude, ma anzi include che esiste una sola Chiesa” Nonostante
queste affermazioni, rimangono aperte tre questioni: a- in che cosa
debba consistere tale unità; b- dove esiste una simile Chiesa capace
di richiamarsi legittimamente a Cristo; c- se le varie comunità
cristiane, di fatto esistenti, non siano già adesso unite tra di loro,
fino a formare una sola Chiesa. Di fatto è diffusa la convinzione
che deve esserci un’unica Chiesa, ma che la situazione è tale che oggi
ancora non è realizzata in misura adeguata questa unità voluta da
Cristo. .Nonostante ciò, l’affermazione di principio è che “deve
esistere una sola Chiesa, perché solo così si soddisfa realmente la
natura del Cristianesimo” 2- NO AL RELATIVISMO ECCLEESIOLOGICO
Secondo Rahner il relativismo ecclesiologico porta all’una o all’altra
delle seguenti inaccettabili conclusioni: - o la Chiesa di Gesù,
quale è stata da lui voluta, non esiste affatto - oppure, nonostante
le divisioni, esiste in modo tale da non aver bisogno di essere
ristabilita. Da queste affermazioni ne conseguirebbe che tutte le
aspirazioni ecumeniche sarebbero in partenza superflue. Al
contrario, per sapere se di fronte ad una determinata istituzione
ecclesiale possiamo affidarci come alla Chiesa di Cristo, dobbiamo
tener presenti i seguenti tre principi: - Questa istituzione deve
presentare una continuità storica, la più concreta possibile, con la
Chiesa del Cristianesimo originario. - La sostanza fondamentale del
Cristianesimo non deve essere negata da questa Chiesa concreta. -
Questa comunità deve essere Chiesa nel senso di essere indipendente
dalla mia soggettività. Rahner conclude affermando che se ammettiamo
che l’altro cristiano vive nella Grazia di Dio, è ripieno di Spirito
Santo, è giustificato, è figlio di Dio, è unito a Gesù Cristo e, sotto
moltissimi aspetti, è unito a tutti gli altri cristiani, allora
dobbiamo riconoscere che CI UNISCE QUALCOSA DI PIU’ FONDAMENTALE DI
QUELLO CHE CI SEPARA. Altro elemento da considerare è il contenuto
del Piano FRIES-RAHNER (del 1983) che risponde alla seguente domanda:
quale pluralità è possibile tra le Chiese che fanno parte di una
Chiesa unita? La risposta è espressa in due tesi: 1- E’ possibile
una comunione delle Chiese sulla base della comune fede e delle verità
fondamentali del Cristianesimo espresse nella Sacra Scrittura, nel
Simbolo Apostolico ed in quello Niceno-costantinopolitano che sono
vincolanti per tutte le Chiese parti dell’unica Chiesa futura. 2- In
nessuna Chiesa particolare può essere rigettata una frase che è dogma
vincolante in una delle altre Chiese particolari.
Questa tesi può essere anche espressa come l’astensione dal giudizio
negativo. Peter Neuner (1941)
Quest’ultimo teologo, evangelico, è stato docente di teologia
fondamentale all’Università di Passau e dal 1985 insegna teologia
dogmatica all’Università di Monaco di Baviera. Nel 1986 ha
pubblicato “Breve manuale dell’ecumenismo” e nel 1997 “Teologia
ecumenica”. In quest’ultimo libro Neuner parte da una affermazione
che pone a fondamento del suo pensiero. Per lui l’ecumenismo non può
essere una materia riservata ai soli teologi, ma deve diventare un
cammino per le Comunità e le Chiese considerate nella loro interezza.
Il pericolo, che denuncia, è infatti quello che altrimenti nessuno si
sente responsabile in prima persona. Ed inoltre si corre il rischio
che dell’ecumenismo se ne parli in molti contesti ed occasioni, ma che
non sia quasi mai affrontato e vissuto nella sua totalità. E’
pertanto importante che l’ecumenismo spirituale sia vissuto come un
cammino alla cui base vi è un atteggiamento positivo delle Chiese e
dei singoli cristiani. Nel libro “Teologia ecumenica” Neuner, prima
ancora di elaborare teorizzazioni teologiche, vuole mostrare la storia
delle divisioni tra le Chiese per indicare i tentativi effettuati, o
effettuabili, per superarle: si pone pertanto da un punto di vista
storico per comprendere come si sono svolti i fatti e quali
affermazioni o atteggiamenti sono stati motivi di divisioni e
scissioni. Lo stesso metodo storico è usato per prendere conoscenza
e coscienza del contributo all’ecumenismo offerta dalle varie Chiese.
Successivamente vengono affrontati i problemi teologici di fondo, con
una attitudine ed una attenzione particolari per indicare soluzioni
accettabili. Per avere un’idea del modo di procedere di Neuner
possiamo prendere ad esempio alcuni temi scottanti. 1- Scrittura e
tradizione Per questo autore il “sola scriptura” di Lutero e la
posizione delle Chiese Riformate deve essere interpretata non come un
ripudio della tradizione nella sua interezza, ma più limitatamente
come una non accettazione di quelle tradizioni in contrasto con chiare
affermazioni della Scrittura. In questo modo, i dissensi vengono
circoscritti ad alcuni temi specifici e non viene coinvolto il
patrimonio di tradizione nel suo complesso. 2- Successione
apostolica Neuner si pone la domanda, cruciale per molti aspetti
ecclesiologici, tra i quali quello del ministero validamente ordinato,
sostenendo che si dovrebbe fare una distinzione tra successione come
fatto meccanico ed identità con la dottrina degli Apostoli. 3- Il
Papato Di fronte a questo problema, che è fonte di divisione tra la
Chiesa Cattolica e tutte le altre Chiese, da quelle Ortodosse a quelle
Evangeliche, Giovanni Paolo II nella sua Enciclica “Ut unum sint” ha
invocato lo Spirito Santo affinché “ci doni la sua luce e illumini
tutti i pastori e i teologi delle nostre Chiese, affinché possiamo
cercare, evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero
possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli
altri”. Su questo tema Neuner afferma che se il Papa assumerà come
compito del suo ministero quello di promuovere l’unificazione delle
varie Chiese nella Koinonia della Chiesa universale, potrà ottenere
nell’ambito ecumenico una importanza non ancora valutabile. Questo
autore evangelico è stato presentato non solo per mostrare anche il
punto di vista di un non cattolico, ma per prendere coscienza come i l
cammino verso l’unità sia preso seriamente in considerazione dai
fratelli di altre confessioni cristiane ed implichi un cammino lungo e
faticoso, illuminato dallo Spirito Santo, affinché i Cristiani
ritrovino, prima o poi,la piena unità.
Noi del Rinnovamento nello Spirito Santo non dobbiamo dimenticare che
questa è la prima intenzione che il Papa ci ha dato per il Roveto
ardente. xxxxxxx
L’insegnamento, che ci viene questi tre autori, dalla citazione di
Sant’Agostino, dagli scritti e dagli esempi del Papa nonché dalle
intenzioni che ci ha dato per il Roveto ardente, è che bisogna essere
uomini e donne di unità, sempre ed in ogni circostanza. Dobbiamo
essere testimoni di unità e di amore nel nostro rapporto con il
Signore, in noi stessi, nelle nostre famiglie, nei posti di lavoro,
con le persone che frequentiamo, con i fratelli delle altre Chiese
cristiane che potremo incontrare. |