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Ecumenismo

MARIA: GRAZIA E SPERANZA IN CRISTO

Dichiarazione congiunta sulla "Dottrina della Giustificazione"

Documento della Commissione internazionale Anglicana e Cattolico Romana sulla Madonna

Giornata ecumenica del
5 Giugno 2005

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Maria: grazia e speranza in Cristo”: è questo il titolo di un documento comune raggiunto dalla Commissione internazionale Anglicana e Cattolico - Romana sulla Madonna.

 La Commissione è stata nominata dalle due Chiese ed è pertanto un organismo ufficiale.

 Il documento segna la conclusione di un lungo lavoro. Non ha ancora carattere normativo, perché dovrà essere ratificato dalle due Chiese che hanno istituito la Commissione.

 E’ comunque un significativo passo in avanti verso l’unità ed un contributo, anche se non ancora definitivo, per ilsuperamento di differenze dottrinali che nel passato hanno generato contrasti e polemiche.

 In ogni Gruppo perciò loderemo e ringrazieremo, ricolmi di gioia, lo Spirito Santo che ha guidato le menti ed i cuori degli estensori della dichiarazione che costituisce un pilastro di convergenza e di unità, sulla figura e sul culto di Maria, Madre del Signore nostro Gesù Cristo. 

 Riportiamo, qui di seguito, i paragrafi conclusivi del documento ( n. 77 e n. 79)

 Chi  volesse conoscere  l’intero documento segnaliamo che è stato pubblicato, in lingua italiana, sul n.11 della Rivista “ Il Regno” che si può richiedere presso ogni libreria cattolica.

 Il testo ufficiale, in lingua inglese, è rintracciabile sul sito Internet www.vatican.va.

 CONCLUSIONI DEL DOCUMENTO   “MARIA : GRAZIA E SPERANZA IN CRISTO”

 78. Come risultato del nostro studio, la Commissione offre gli accordi che seguono che, secondo noi, fanno significativamente progredire il nostro consenso riguardo a Maria.

Affermiamo insieme:

-         l’insegnamento che Dio ha preso nella sua gloria la beata vergine Maria nella pienezza della sua persona  è in consonanza con la Scrittura e che ciò può essere compreso solo alla luce della Scrittura;

 -         che in vista della sua vocazione a essere la madre del Santo, l’opera di redenzione di Cristo ha raggiunto Maria “fino in fondo”, nell’intimo del suo essere e nei suoi primissimi momenti di vita  (n. 59);

-         che l’insegnamento riguardo a Maria nelle due definizioni dell’assunzione e dell’immacolata concezione, compreso all’interno del modello biblico dell’economia della speranza e della grazia, può dirsi consonante con l’insegnamento delle Scritture e le antiche tradizioni comuni ;

-         che tale accordo, qualora venisse accettato dalle nostre due comunioni, collocherebbe in un nuovo contesto ecumenico le questioni riguardo all’autorità che sorgono dalle due definizioni del 1854 e del 1950;

-         che Maria ha un permanente ministero a servizio del ministero di Cristo, nostro unico mediatore, che Maria e i santi pregano per tutta la Chiesa e che la prassi di chiedere a Maria e ai santi di pregare per noi non è divisiva della comunione.

 79. Siamo d’accordo che non si possono dire rivelate da Dio né considerare insegnamento della Chiesa quelle dottrine e quelle devozioni che sono contrarie alla Scrittura. Siamo d’accordo che quelle dottrine e quelle devozioni che sono incentrate su Maria, comprese le pretese rivelazioni private”, devono essere moderate attraverso norme che assicurino il posto centrale e unico di Gesù nella vita della  Chiesa e che nella Chiesa solo Cristo insieme con il Padre e con lo Spirito Santo,, va adorato.

                                                    XXXXXXXXXXX

 A conclusione di questa testimonianza e documentazione riportiamo  le parole con cui i due copresidenti, l’anglicano Peter Carnley, Vescovo di Perth, ed il cattolico Alexander Brunett, Arcivescovo di Seattle, hanno concluso la Prefazione al documento:

Le nostre due tradizioni condividono molte delle feste stesse legate a Maria. La nostra esperienza ci ha fatto capire che è nell’ambito del culto che realizziamo la più profonda convergenza, allorché rendiamo grazie a Dio  per la madre del Signore, che è una cosa sola con noi in quella sterminata comunità di amore e di preghiera che chiamiamo comunione dei santi”.

 Ci sembra che non poteva essere trovata conclusione più adatta di questa che richiama tutti i credenti cristiani a quell’ecumenismo spirituale al quale, con le loro esortazioni, ci ha indirizzato più volte Giovanni Paolo II ed ora ci sollecita Benedetto XVI.

 Dobbiamo veramente sentirci uniti alla sterminata e partecipi della sterminata comunità di amore e di preghiera della quale fanno parte tutti coloro che vivono nella grazia, che nostro Signore ci dona esclusivamente per amore.

   
 
 
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