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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 10 Agosto 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater,

siamo contenti di essere qui, nel bel mezzo delle vacanze, insieme a Maria e a voi.

Le nostre vacanze sono già finite e ne abbiamo trascorse una parte a Loreto, all’ombra della S. casa e là vi abbiamo portato.

Ma andiamo con ordine.

Siamo stati a Loreto per seguire un corso sulle politiche familiari proposto dal Rinnovamento nello Spirito che a Montorso beneficia di una casa chiamata ‘Casa Santa Famiglia di Nazareth’ che propone sia momenti formativi sia possibilità di vacanze in clima familiare, vista la vicinanza del mare e di zone turistiche molto belle.

Quindi, oltre al corso, abbiamo potuto godere di alcuni giorni di vacanza al mare.

Questa casa si trova ai bordi della spianata di Montorso, il luogo dove il 1° e il 2 settembre Papa Benedetto incontrerà i giovani italiani per una grande festa.

Abbiamo potuto osservare i lavori in corso per preparare questo grande appuntamento e ci siamo sentiti e sentiamo coinvolti anche noi in questo grande cantiere con la preghiera.

Ecco come ne ha parlato il Papa:

Sappiamo bene che la formazione cristiana delle nuove generazioni è i compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti alla Chiesa. Andremo, pertanto, a Loreto insieme ai nostri giovani perché la Vergine Maria li aiuti ad innamorarsi sempre più di Gesù Cristo, a stare dentro alla Chiesa riconosciuta come compagnia affidabile e a comunicare ai fratelli la gioiosa certezza di essere amati da Dio… E’ tempo di guardare alla storia di questo terzo millennio da poco iniziato come a una storia che ha più che mai bisogno di essere lievitata dal vangelo. Faccio ancora una volta mio l’invito che il mio amato predecessore, Giovanni Paolo II, amava sempre rivolgere, specialmente ai giovani: “Aprite le porte a Cristo”.

Invitati all’appuntamento della Chiesa italiana, sono «tutti i giovani». Dice la lettera inviata loro da alcuni coetanei:

Qui come a Nazareth, non si fa rumore, si accetta lo straordinario che ha preso casa nell’ordinario, nella ferialità e nella fragilità. Facciamoci trovare tutti a Loreto come Maria quel girono nella sua casa di Nazareth. Facciamoci trovare dove viviamo la nostra vita ordinaria: in spiaggia o in montagna, in discoteca o nei pub, nei luoghi delle nostra vacanza o in quelli in cui facciamo sport.

 

Questo invito si addice bene anche a noi genitori, a noi adulti, vale per tutti: facciamoci trovare  e incontrare dal nostro Signore nella nostra ferialità.

STACCO

L’altro momento importante della nostra settimana è stata la visita alla Santa Casa, lì dove Gesù ha iniziato la sua vicenda umana con l’Incarnazione. E’ sempre un momento di intensa emozione che ci incita a rinnovare il nostro impegno perché nella nostra casa e nella quotidianità del nostro vivere, si incarni Gesù e possa continuare ad essere presente nella semplicità della nostra famiglia.

Riflettendo possiamo dire che pure questa rubrica –famiglie che parlano ad altre famiglie- vuole essere un mezzo per aiutarci vicendevolmente a rendere visibile e operante Gesù nella nostra famiglia ma, soprattutto, coglierne la presenza quotidiana in ogni coppia di sposi unita nel sacramento del matrimonio. Certi della fedeltà di Dio e a Lui orientati è possibile percepirlo vivo nel nostro cammino.

Come già ribadito abbiamo trascorso alcuni giorni a riflettere sulle politiche familiari. Cerchiamo di capire ora con voi cosa significa dire ‘politiche familiari’. Innanzitutto va detto che non significa essere schierati a favore di un determinato partito ma significa ‘fare delle scelte per la polis’, ossia per tutti i cittadini.

Famiglia, nell’esperienza di ogni persona, è parola inconfondibile; l’essenza e l’origine stessa della famiglia è in quella unione che esprime l’alleanza vitale di un uomo e di una donna che si fanno reciproco dono di vita e di destino,, è quel ‘consortium’ che fa della coppia coniugata la cellula primordiale della società, ordinata all’assolvimento di compiti sociali come la procreazione e l’educazione dei figli. La giurisprudenza ricorda che il matrimonio è ciò che fa pubblica la scelta sponsale e chiama su di sé la protezione del diritto nel mentre si sottomette alle sue regole.

La famiglia è il contesto relazionale insostituibile per soddisfare i bisogni naturali della persona per promuoverne l’identità personale, familiare e sociale; in questo fondamentale assunto la società gioca la sua stessa sopravvivenza, nel passaggio di generazione in generazione.

La famiglia è dunque, in questa costruzione dell’identità individuale e sociale della persona, un soggetto fondamentale, il fondamento stesso della società.

Lungi dal costituire semplicemente un affare privato, il matrimonio rappresenta una pubblica assunzione di responsabilità da parte dei coniugi verso la società, soprattutto in ordine alla generazione e all’educazione dei figli.

Riconoscere la soggettività sociale della famiglia fondata sul matrimonio e le sue insostituibili funzioni di bene comune significa mettere in atto delle politiche che ne promuovano la formazione e le funzioni irrinunciabili di procreazione, educazione e cura. Porre l’accento sul soggetto famiglia significa quindi individuare degli interventi politici che ne promuovano le relazioni e le funzioni sociali senza sostituirsi ad essa.

STACCO

Lo specifico delle politiche familiari è la capacità di superare forme di assistenzialismo per attuare coraggiosi interventi di carattere promozionale, universale e distintivo, avendo come destinatari non i singoli membri del nucleo familiare, bensì la famiglia in quanto tale. Si tratta di attuare il principio di sussidiarietà.

La preoccupazione che deve animare è di operare perché la famiglia abbia un surplus di tutela, che dia concreta, tangibile ed evidente attuazione alla Costituzione della Repubblica Italiana, agli art. 9-31-33. Si tratta di introdurre e rafforzare quella normativa di sostegno che sin qui è mancata o è stata assolutamente insufficiente.

Questa è la vera priorità del nostro paese rispetto alla famiglia.

Le famiglie hanno per se stesse e in sé le energie per affrontare e risolvere i problemi e i bisogni più diversi: promuovere lo sviluppo del nostro paese, investire sulle nuove generazioni, progettare il futuro e non solo tamponare i guasti del presente. Significa cogliere e percepire la famiglia come una risorsa e quindi promuoverla e sostenerla come luogo che genera, cresce ed educa il capitale umano e il capitale sociale del paese.

Questo è anche quello che ha semplicemente chiesto e chiede il popolo del Family Day perché è certo che fare ed essere famiglia è l’esperienza più grande e bella della vita, un’esperienza che unisce e rende protagonisti non solo per un giorno, non solo nell’esperienza familiare privata, ma come protagonisti di un’esperienza di reale cittadinanza attiva.

Abbiamo detto che la famiglia non è solo un fatto privato: è una risorsa vitale per la società. Infatti svolge funzioni sociali fondamentali e poiché le svolge da sempre e normalmente, nemmeno ne ha consapevolezza: è l’ambiente privilegiato per la nascita e la formazione della persona, per la sua crescita ed educazione continua ai valori civili, per l’incontro e il confronto tra le generazioni ed è produttrice di beni economici, psicologici, sociali e culturali per la collettività.

La famiglia è il primo luogo della solidarietà e della gratuità nelle relazioni di cura delle persone, il che consente di sgravare gran parte dei costi sociali ed economici di interventi specifici sui soggetti deboli.

Il ruolo procreativo della famiglia garantisce il futuro stesso della nostra società. L’indice di fertilità delle donne in Italia (1,3 figli per donna), è di gran lunga inferiore non soltanto alla Francia (2 figli per donna), paese in cui le politiche per la famiglia sono all’avanguardia, ma anche rispetto al minimo (2,1 figli per donna) necessario a mantenere l’equilibrio demografico. Il nostro paese è destinato non soltanto a diminuire come popolazione, ma a soccombere per mancanza del ricambio generazionale: ci saranno molti più anziani e sempre meno bambini, con le inevitabili conseguenze economiche e previdenziali, culturali e  sociali. Questo ci porta a dire che senza figli non c’è futuro.

Queste sono state le argomentazioni che, grazie a conferenze e a testimonianze, hanno accompagnato le nostre giornate a Loreto. Ci siamo documentati, confrontati, abbiamo ascoltato testimoni che sono in prima fila in questo campo e conosciuto la loro fatica nel tentare strade innovative percorribili.

Dal poco che abbiamo condiviso con voi, radioascoltatori, emerge evidente che le funzioni che la famiglia svolge nei confronti dei suoi membri e verso l’esterno, ne fanno a pieno titolo un soggetto che genera benessere nella società e quindi un interlocutore a pieno titolo dello Stato che le dovrebbe permettere di svolgere al meglio i suoi compiti naturali. E le testimonianze ascoltate ci hanno convinto che questa strada è possibile.

STACCO

Cerignola. Foggia. Un uomo si avvicina al bordo della strada e appicca fuoco. Le fiamme divampano e si propagano in un uliveto. Ma una pattuglia dei carabinieri è nei paraggi e scatta l’arresto.

Sarebbero dolosi anche altri incendi che hanno colpito la costiera amalfitana, nell’entroterra di Ventimiglia, vicino al confine francese, nel salernitano e in Calabria, nell’Aspromonte.

Le fiamme non allentano la morsa nel centro sud e, mentre continua la caccia ai piromani, è il tempo dei ricordi per le vittime innocenti e di bilanci.

Questi dolorosi eventi ci interpellano tutti e ci ricordano quanto il bene comune della nazione debba stare a cuore a tutti. Crediamo che da parte delle istituzioni sia giusto predisporre le leggi necessarie a questo scopo e far osservare quelle che già esistono. Ma crediamo che ci debba essere anche un impegno di tutti i cittadini nella formazione di una coscienza positiva al riguardo. I beni che sono di tutti sono affidati alla cura di ciascuno. Ma è proprio questa sensibilità che si rischia di perdere se non è costantemente formata. Anche la famiglia è compresa in questo impegno educativo: tutti comprendiamo che non bastano le leggi a contrastare questi fenomeni, se non esiste una coscienza morale educata a questi valori: un mondo più giusto è possibile se ognuno saprà fare la sua parte.

L’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Mons. Salvatore Nunnari, ha detto che “è un peccato portale appiccare un incendio e mettere in pericolo la vita delle persone oltre a quella del bosco. L’uomo è stato condotto dalla steppa al giardino che Dio gli ha affidato come custode, ma la mano di Caino si alza per distruggere quanto di bello ha fatto il Creatore”.

Intanto l’intero subcontinente indiano sembra essere sommerso dalle acque. Piogge violente, non insolite in questa stagione dei monsoni, ma che hanno la caratteristica di una insolita continuità, flagellano da parecchi giorni queste terre e si riversano su territori in buona parte già saturi per le abbondanti precipitazioni del mese precedente.

Un primo effetto è la massa di quanti devono lasciare le zone di residenza abituale: il giornale Avvenire del giorno 5 agosto parla di quasi 20 milioni di persone costrette a sfollare per gli effetti delle piogge, senza parlare delle vittime decedute per annegamento, nei crolli degli edifici, per scariche elettrice o per morsi di serpenti velenosi, anche loro in fuga dalle acque. I monsoni sono una costante climatica per il subcontinente indiano, essenziali alla vita di una popolazione in gran parte agricola. Sono tuttavia eventi imprevedibili aggravati, per certi aspetti, dai mutamenti climatici globali in corso. Tra le conseguenze del cambiamento climatico c’è anche l’intensificazione dei fenomeni atmosferici. Non è un caso che le trombe d’aria, i cicloni tropicali e, più in generale, le precipitazioni siano non solo sempre più frequenti, ma anche molto più distruttive.

Nel cambiamento climatico influiscono molto le cause antropiche, dovute cioè all’azione dell’uomo.

STACCO

E noi famiglie che possiamo fare in questo scenario globale?

Il primo settembre si celebra la seconda giornata per la salvaguardia del creato istituita dalla Conferenza Episcopale Italiana, giornata voluta per testimoniare l’importanza che la chiesa italiana ‘attribuisce al dono della creazione e per ricordare ai cristiani e a tutti gli uomini il compito che Dio ha affidato all’umanità: custodire e coltivare la terra come un giardino’.    

Comunemente si sente parlare di difesa dell’ambiente. La chiesa usa il termine di ‘salvaguardia del creato’. Il concetto di ambiente, così come oggi viene generalmente usato, implica una visione negativa dell’uomo, elemento di disturbo di una natura che sarebbe in condizioni migliori se l’uomo non ci fosse. Se si parla di difesa significa che esiste un aggressore, l’uomo, che va messo in condizione di non nuocere.

Parlare di creato implica una visione positiva della realtà e dell’uomo, che affonda le radici nell’esistenza di un Creatore da cui tutto dipende. La terra è, quindi, dono di Dio all’uomo. L’uomo non è solo parte del creato, ma è la prima tra tutte le creature. E questa superiorità rispetto a tutti gli altri esseri viventi è una responsabilità davanti agli altri uomini e davanti al Creatore.

La Chiesa ci insegna che l’uomo partecipa alla creazione: se segue il progetto di Dio l’uomo rende la creazione più bella e più umana; fa crescere ed abbellisce il terreno che Dio gli ha affidato dando il giusto valore alle cose, senza sprechi e ostentazioni, coltivando lo stupore per questo dono meraviglioso che ci aiuta a ricuperare il senso della nostra dipendenza dal Creatore.

La responsabilità educativa della famiglia in questo orizzonte sarà ispirata ad es. al non sprecare acqua, cibi, energia elettrica, a differenziare i rifiuti, a riutilizzare ciò che può esserlo, a non pretendere di avere caldo d’inverno e freddo d’estate rispettando i ritmi naturali delle stagioni, a non temere di camminare, andando se possibile al lavoro o a scuola a piedi: questo non vuol dire tornare a vivere come cento anni fa, ma fare un uso intelligente e consapevole di quanto la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione. 

Vorremmo dire che in questa riflessione occorre tenere presente che il motivo del nostro impegno è per la salvaguardia di quel creato che ha al suo centro l’uomo, la persona nella sua totalità. Attorno all’ecologia si muove oggi una problematica molto vasta e spesso, da un attento esame, emerge che è facile la strumentalizzazione dei vasti problemi connessi con l’ambiente quando non si contempla il rispetto della persona.

Per la famiglia, questa giornata può essere l’occasione per accostarsi ai contenuti di un insegnamento elaborato dalla Chiesa nel compendio della dottrina sociale.

Sempre, prioritaria deve essere l’attenzione alla persona nella sua grandezza e nella sua integrità. Ciò porta, di conseguenza, l’attenzione anche al suo habitat come luogo che le permette di vivere e di esserci in una rete di relazioni.

Leggiamo sul giornale che anche l’incontro dei giovani con il Papa a Montorso avrà un’attenzione particolare anche in questo campo, non certamente per un fatto di moda ma per aiutare le nuove generazioni a individuare comportamenti e stili di vita efficaci per la tutela dell’ambiente. C’è anche l’aspetto solidaristico in questo sforzo educativo: non dobbiamo lasciare alle nuove generazioni un mondo in rottamazione, ma imparare a condividere le risorse, moltiplicandole e non distruggendole.

L’Agorà dei giovani sarà caratterizzata dunque da 5 gesti concreti: il riutilizzo nella vita ordinaria degli oggetti contenuti nella sacca del pellegrino, il riciclaggio, la raccolta differenziata, le emissioni nocive, l’attenzione educativa.

Lasciamo spazio ora alla condivisione su questi temi che vi abbiamo proposto a partire dalla nostra esperienza e dalla lettura del giornale, sono argomenti di grande attualità che ci interessano da vicino.

TELEFONATE

A conclusione di questo nostro incontro rifacciamo risuonare nel nostro cuore il vangelo della Trasfigurazione che abbiamo sentito lo scorso lunedì e che si collegano con quanto detto.

‘Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò su un monte alto … e si trasfigurò davanti a loro’.

Il vangelo ci richiama che si può e si deve spendere la vita per gli altri, ma questa donazione di sé suppone un incontro silenzioso in cui si smette di ‘fare’ e ci si lascia abbagliare. Non si tratta di evadere dal tempo, ma di penetrarvi più profondamente, scoprendo il vero significato di ciò che in esso si svolge. E a questa storia, che è la nostra, bisogna incessantemente ritornare, per assumere in prima persona la responsabilità.

‘Maestro, è bello per noi stare qui’. La contemplazione ha di mira la bellezza. nella nostra società riempiamo i nostri occhi di immagini che ci attirano ma che raramente sono belle. Educare alla bellezza dovrebbe essere una delle tappe fondamentali di una nuova evangelizzazione. Il Dio di Gesù cristo non è un vuoto abisso in cui dobbiamo perderci, ma una forma che risplende e che ci conquista.

 

La prossima trasmissione sarà il 24 agosto e sarà curata da Piero e Rossana.

Ciao a tutti.

 
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