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Carissimi ascoltatori di Radio Mater,
siamo
contenti di essere qui, nel bel mezzo delle vacanze, insieme a Maria e a
voi.
Le
nostre vacanze sono già finite e ne abbiamo trascorse una parte a
Loreto, all’ombra della S. casa e là vi abbiamo portato.
Ma
andiamo con ordine.
Siamo
stati a Loreto per seguire un corso sulle politiche familiari proposto
dal Rinnovamento nello Spirito che a Montorso beneficia di una casa
chiamata ‘Casa Santa Famiglia di Nazareth’ che propone sia momenti
formativi sia possibilità di vacanze in clima familiare, vista la
vicinanza del mare e di zone turistiche molto belle.
Quindi,
oltre al corso, abbiamo potuto godere di alcuni giorni di vacanza al
mare.
Questa
casa si trova ai bordi della spianata di Montorso, il luogo dove il 1° e
il 2 settembre Papa Benedetto incontrerà i giovani italiani per una
grande festa.
Abbiamo
potuto osservare i lavori in corso per preparare questo grande
appuntamento e ci siamo sentiti e sentiamo coinvolti anche noi in questo
grande cantiere con la preghiera.
Ecco
come ne ha parlato il Papa:
Sappiamo bene che la formazione cristiana delle nuove generazioni è i
compito forse più difficile, ma sommamente importante che sta davanti
alla Chiesa. Andremo, pertanto, a Loreto insieme ai nostri giovani
perché la Vergine Maria li aiuti ad innamorarsi sempre più di Gesù
Cristo, a stare dentro alla Chiesa riconosciuta come compagnia
affidabile e a comunicare ai fratelli la gioiosa certezza di essere
amati da Dio… E’ tempo di guardare alla storia di questo terzo millennio
da poco iniziato come a una storia che ha più che mai bisogno di essere
lievitata dal vangelo. Faccio ancora una volta mio l’invito che il mio
amato predecessore, Giovanni Paolo II, amava sempre rivolgere,
specialmente ai giovani: “Aprite le porte a Cristo”.
Invitati
all’appuntamento della Chiesa italiana, sono «tutti i giovani». Dice la
lettera inviata loro da alcuni coetanei:
Qui
come a Nazareth, non si fa rumore, si accetta lo straordinario che ha
preso casa nell’ordinario, nella ferialità e nella fragilità. Facciamoci
trovare tutti a Loreto come Maria quel girono nella sua casa di
Nazareth. Facciamoci trovare dove viviamo la nostra vita ordinaria: in
spiaggia o in montagna, in discoteca o nei pub, nei luoghi delle nostra
vacanza o in quelli in cui facciamo sport.
Questo
invito si addice bene anche a noi genitori, a noi adulti, vale per tutti:
facciamoci trovare e incontrare dal nostro Signore nella nostra
ferialità.
STACCO
L’altro
momento importante della nostra settimana è stata la visita alla Santa
Casa, lì dove Gesù ha iniziato la sua vicenda umana con l’Incarnazione.
E’ sempre un momento di intensa emozione che ci incita a rinnovare il
nostro impegno perché nella nostra casa e nella quotidianità del nostro
vivere, si incarni Gesù e possa continuare ad essere presente nella
semplicità della nostra famiglia.
Riflettendo possiamo dire che pure questa rubrica –famiglie che parlano
ad altre famiglie- vuole essere un mezzo per aiutarci vicendevolmente a
rendere visibile e operante Gesù nella nostra famiglia ma, soprattutto,
coglierne la presenza quotidiana in ogni coppia di sposi unita nel
sacramento del matrimonio. Certi della fedeltà di Dio e a Lui orientati
è possibile percepirlo vivo nel nostro cammino.
Come già
ribadito abbiamo trascorso alcuni giorni a riflettere sulle politiche
familiari. Cerchiamo di capire ora con voi cosa significa dire
‘politiche familiari’. Innanzitutto va detto che non significa essere
schierati a favore di un determinato partito ma significa ‘fare delle
scelte per la polis’, ossia per tutti i cittadini.
Famiglia,
nell’esperienza di ogni persona, è parola inconfondibile; l’essenza e
l’origine stessa della famiglia è in quella unione che esprime
l’alleanza vitale di un uomo e di una donna che si fanno reciproco dono
di vita e di destino,, è quel ‘consortium’ che fa della coppia coniugata
la cellula primordiale della società, ordinata all’assolvimento di
compiti sociali come la procreazione e l’educazione dei figli. La
giurisprudenza ricorda che il matrimonio è ciò che fa pubblica la scelta
sponsale e chiama su di sé la protezione del diritto nel mentre si
sottomette alle sue regole.
La
famiglia è il contesto relazionale insostituibile per soddisfare i
bisogni naturali della persona per promuoverne l’identità personale,
familiare e sociale; in questo fondamentale assunto la società gioca la
sua stessa sopravvivenza, nel passaggio di generazione in generazione.
La
famiglia è dunque, in questa costruzione dell’identità individuale e
sociale della persona, un soggetto fondamentale, il fondamento stesso
della società.
Lungi
dal costituire semplicemente un affare privato, il matrimonio
rappresenta una pubblica assunzione di responsabilità da parte dei
coniugi verso la società, soprattutto in ordine alla generazione e
all’educazione dei figli.
Riconoscere la soggettività sociale della famiglia fondata sul
matrimonio e le sue insostituibili funzioni di bene comune significa
mettere in atto delle politiche che ne promuovano la formazione e le
funzioni irrinunciabili di procreazione, educazione e cura. Porre
l’accento sul soggetto famiglia significa quindi individuare degli
interventi politici che ne promuovano le relazioni e le funzioni sociali
senza sostituirsi ad essa.
STACCO
Lo
specifico delle politiche familiari è la capacità di superare forme di
assistenzialismo per attuare coraggiosi interventi di carattere
promozionale, universale e distintivo, avendo come destinatari non i
singoli membri del nucleo familiare, bensì la famiglia in quanto tale.
Si tratta di attuare il principio di sussidiarietà.
La
preoccupazione che deve animare è di operare perché la famiglia abbia un
surplus di tutela, che dia concreta, tangibile ed evidente attuazione
alla Costituzione della Repubblica Italiana, agli art. 9-31-33. Si
tratta di introdurre e rafforzare quella normativa di sostegno che sin
qui è mancata o è stata assolutamente insufficiente.
Questa è
la vera priorità del nostro paese rispetto alla famiglia.
Le
famiglie hanno per se stesse e in sé le energie per affrontare e
risolvere i problemi e i bisogni più diversi: promuovere lo sviluppo del
nostro paese, investire sulle nuove generazioni, progettare il futuro e
non solo tamponare i guasti del presente. Significa cogliere e percepire
la famiglia come una risorsa e quindi promuoverla e sostenerla come
luogo che genera, cresce ed educa il capitale umano e il capitale
sociale del paese.
Questo è
anche quello che ha semplicemente chiesto e chiede il popolo del Family
Day perché è certo che fare ed essere famiglia è l’esperienza più grande
e bella della vita, un’esperienza che unisce e rende protagonisti non
solo per un giorno, non solo nell’esperienza familiare privata, ma come
protagonisti di un’esperienza di reale cittadinanza attiva.
Abbiamo
detto che la famiglia non è solo un fatto privato: è una risorsa vitale
per la società. Infatti svolge funzioni sociali fondamentali e poiché le
svolge da sempre e normalmente, nemmeno ne ha consapevolezza: è
l’ambiente privilegiato per la nascita e la formazione della persona,
per la sua crescita ed educazione continua ai valori civili, per
l’incontro e il confronto tra le generazioni ed è produttrice di beni
economici, psicologici, sociali e culturali per la collettività.
La
famiglia è il primo luogo della solidarietà e della gratuità nelle
relazioni di cura delle persone, il che consente di sgravare gran parte
dei costi sociali ed economici di interventi specifici sui soggetti
deboli.
Il ruolo
procreativo della famiglia garantisce il futuro stesso della nostra
società. L’indice di fertilità delle donne in Italia (1,3 figli per
donna), è di gran lunga inferiore non soltanto alla Francia (2 figli per
donna), paese in cui le politiche per la famiglia sono all’avanguardia,
ma anche rispetto al minimo (2,1 figli per donna) necessario a mantenere
l’equilibrio demografico. Il nostro paese è destinato non soltanto a
diminuire come popolazione, ma a soccombere per mancanza del ricambio
generazionale: ci saranno molti più anziani e sempre meno bambini, con
le inevitabili conseguenze economiche e previdenziali, culturali e
sociali. Questo ci porta a dire che senza figli non c’è futuro.
Queste
sono state le argomentazioni che, grazie a conferenze e a testimonianze,
hanno accompagnato le nostre giornate a Loreto. Ci siamo documentati,
confrontati, abbiamo ascoltato testimoni che sono in prima fila in
questo campo e conosciuto la loro fatica nel tentare strade innovative
percorribili.
Dal poco
che abbiamo condiviso con voi, radioascoltatori, emerge evidente che le
funzioni che la famiglia svolge nei confronti dei suoi membri e verso
l’esterno, ne fanno a pieno titolo un soggetto che genera benessere
nella società e quindi un interlocutore a pieno titolo dello Stato che
le dovrebbe permettere di svolgere al meglio i suoi compiti naturali. E
le testimonianze ascoltate ci hanno convinto che questa strada è
possibile.
STACCO
Cerignola. Foggia. Un uomo si avvicina al bordo della strada e appicca
fuoco. Le fiamme divampano e si propagano in un uliveto. Ma una
pattuglia dei carabinieri è nei paraggi e scatta l’arresto.
Sarebbero dolosi anche altri incendi che hanno colpito la costiera
amalfitana, nell’entroterra di Ventimiglia, vicino al confine francese,
nel salernitano e in Calabria, nell’Aspromonte.
Le
fiamme non allentano la morsa nel centro sud e, mentre continua la
caccia ai piromani, è il tempo dei ricordi per le vittime innocenti e di
bilanci.
Questi
dolorosi eventi ci interpellano tutti e ci ricordano quanto il bene
comune della nazione debba stare a cuore a tutti. Crediamo che da parte
delle istituzioni sia giusto predisporre le leggi necessarie a questo
scopo e far osservare quelle che già esistono. Ma crediamo che ci debba
essere anche un impegno di tutti i cittadini nella formazione di una
coscienza positiva al riguardo. I beni che sono di tutti sono affidati
alla cura di ciascuno. Ma è proprio questa sensibilità che si rischia di
perdere se non è costantemente formata. Anche la famiglia è compresa in
questo impegno educativo: tutti comprendiamo che non bastano le leggi a
contrastare questi fenomeni, se non esiste una coscienza morale educata
a questi valori: un mondo più giusto è possibile se ognuno saprà fare la
sua parte.
L’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, Mons. Salvatore Nunnari, ha detto
che “è un peccato portale appiccare un incendio e mettere in pericolo la
vita delle persone oltre a quella del bosco. L’uomo è stato condotto
dalla steppa al giardino che Dio gli ha affidato come custode, ma la
mano di Caino si alza per distruggere quanto di bello ha fatto il
Creatore”.
Intanto
l’intero subcontinente indiano sembra essere sommerso dalle acque.
Piogge violente, non insolite in questa stagione dei monsoni, ma che
hanno la caratteristica di una insolita continuità, flagellano da
parecchi giorni queste terre e si riversano su territori in buona parte
già saturi per le abbondanti precipitazioni del mese precedente.
Un primo
effetto è la massa di quanti devono lasciare le zone di residenza
abituale: il giornale Avvenire del giorno 5 agosto parla di quasi 20
milioni di persone costrette a sfollare per gli effetti delle piogge,
senza parlare delle vittime decedute per annegamento, nei crolli degli
edifici, per scariche elettrice o per morsi di serpenti velenosi, anche
loro in fuga dalle acque. I monsoni sono una costante climatica per il
subcontinente indiano, essenziali alla vita di una popolazione in gran
parte agricola. Sono tuttavia eventi imprevedibili aggravati, per certi
aspetti, dai mutamenti climatici globali in corso. Tra le conseguenze
del cambiamento climatico c’è anche l’intensificazione dei fenomeni
atmosferici. Non è un caso che le trombe d’aria, i cicloni tropicali e,
più in generale, le precipitazioni siano non solo sempre più frequenti,
ma anche molto più distruttive.
Nel
cambiamento climatico influiscono molto le cause antropiche, dovute cioè
all’azione dell’uomo.
STACCO
E noi
famiglie che possiamo fare in questo scenario globale?
Il primo
settembre si celebra la seconda giornata per la salvaguardia del creato
istituita dalla Conferenza Episcopale Italiana, giornata voluta per
testimoniare l’importanza che la chiesa italiana ‘attribuisce al dono
della creazione e per ricordare ai cristiani e a tutti gli uomini il
compito che Dio ha affidato all’umanità: custodire e coltivare la terra
come un giardino’.
Comunemente si sente parlare di difesa dell’ambiente. La chiesa usa il
termine di ‘salvaguardia del creato’. Il concetto di ambiente, così come
oggi viene generalmente usato, implica una visione negativa dell’uomo,
elemento di disturbo di una natura che sarebbe in condizioni migliori se
l’uomo non ci fosse. Se si parla di difesa significa che esiste un
aggressore, l’uomo, che va messo in condizione di non nuocere.
Parlare
di creato implica una visione positiva della realtà e dell’uomo, che
affonda le radici nell’esistenza di un Creatore da cui tutto dipende. La
terra è, quindi, dono di Dio all’uomo. L’uomo non è solo parte del
creato, ma è la prima tra tutte le creature. E questa superiorità
rispetto a tutti gli altri esseri viventi è una responsabilità davanti
agli altri uomini e davanti al Creatore.
La
Chiesa ci insegna che l’uomo partecipa alla creazione: se segue il
progetto di Dio l’uomo rende la creazione più bella e più umana; fa
crescere ed abbellisce il terreno che Dio gli ha affidato dando il
giusto valore alle cose, senza sprechi e ostentazioni, coltivando lo
stupore per questo dono meraviglioso che ci aiuta a ricuperare il senso
della nostra dipendenza dal Creatore.
La
responsabilità educativa della famiglia in questo orizzonte sarà
ispirata ad es. al non sprecare acqua, cibi, energia elettrica, a
differenziare i rifiuti, a riutilizzare ciò che può esserlo, a non
pretendere di avere caldo d’inverno e freddo d’estate rispettando i
ritmi naturali delle stagioni, a non temere di camminare, andando se
possibile al lavoro o a scuola a piedi: questo non vuol dire tornare a
vivere come cento anni fa, ma fare un uso intelligente e consapevole di
quanto la scienza e la tecnologia ci mettono a disposizione.
Vorremmo
dire che in questa riflessione occorre tenere presente che il motivo del
nostro impegno è per la salvaguardia di quel creato che ha al suo centro
l’uomo, la persona nella sua totalità. Attorno all’ecologia si muove
oggi una problematica molto vasta e spesso, da un attento esame, emerge
che è facile la strumentalizzazione dei vasti problemi connessi con
l’ambiente quando non si contempla il rispetto della persona.
Per la
famiglia, questa giornata può essere l’occasione per accostarsi ai
contenuti di un insegnamento elaborato dalla Chiesa nel compendio della
dottrina sociale.
Sempre,
prioritaria deve essere l’attenzione alla persona nella sua grandezza e
nella sua integrità. Ciò porta, di conseguenza, l’attenzione anche al
suo habitat come luogo che le permette di vivere e di esserci in una
rete di relazioni.
Leggiamo
sul giornale che anche l’incontro dei giovani con il Papa a Montorso
avrà un’attenzione particolare anche in questo campo, non certamente per
un fatto di moda ma per aiutare le nuove generazioni a individuare
comportamenti e stili di vita efficaci per la tutela dell’ambiente. C’è
anche l’aspetto solidaristico in questo sforzo educativo: non dobbiamo
lasciare alle nuove generazioni un mondo in rottamazione, ma imparare a
condividere le risorse, moltiplicandole e non distruggendole.
L’Agorà
dei giovani sarà caratterizzata dunque da 5 gesti concreti: il
riutilizzo nella vita ordinaria degli oggetti contenuti nella sacca del
pellegrino, il riciclaggio, la raccolta differenziata, le emissioni
nocive, l’attenzione educativa.
Lasciamo
spazio ora alla condivisione su questi temi che vi abbiamo proposto a
partire dalla nostra esperienza e dalla lettura del giornale, sono
argomenti di grande attualità che ci interessano da vicino.
TELEFONATE
A
conclusione di questo nostro incontro rifacciamo risuonare nel nostro
cuore il vangelo della Trasfigurazione che abbiamo sentito lo scorso
lunedì e che si collegano con quanto detto.
‘Gesù
prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò su un monte alto … e
si trasfigurò davanti a loro’.
Il
vangelo ci richiama che si può e si deve spendere la vita per gli altri,
ma questa donazione di sé suppone un incontro silenzioso in cui si
smette di ‘fare’ e ci si lascia abbagliare. Non si tratta di evadere dal
tempo, ma di penetrarvi più profondamente, scoprendo il vero significato
di ciò che in esso si svolge. E a questa storia, che è la nostra,
bisogna incessantemente ritornare, per assumere in prima persona la
responsabilità.
‘Maestro, è bello per noi stare qui’. La contemplazione ha di mira la
bellezza. nella nostra società riempiamo i nostri occhi di immagini che
ci attirano ma che raramente sono belle. Educare alla bellezza dovrebbe
essere una delle tappe fondamentali di una nuova evangelizzazione. Il
Dio di Gesù cristo non è un vuoto abisso in cui dobbiamo perderci, ma
una forma che risplende e che ci conquista.
La
prossima trasmissione sarà il 24 agosto e sarà curata da Piero e
Rossana.
Ciao a
tutti. |