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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 11 aprile 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS:Famiglia Canziani

 

 

La guarigione della Famiglia: “La coppia nel disagio e il disagio nella coppia: la risposta cristiana è ragionevole

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater, siamo Rossana e Piero e questa sera vogliamo trattare il tema:

la coppia nel disagio e il disagio nella coppia: la proposta cristiana è ragionevole

Non si tratta di un gioco di parole, ma realtà che ci coinvolgono più o meno tutti, in periodi diversi e in condizioni diverse. Proviamoci, allora,  ad analizzarle insieme.

Quando qualche tempo fa si diceva che una persona doveva mettere la testa a posto e chiedersi di “metter su famiglia”, tutti avevano in mente una sola cosa: il giovane che fino a quel momento aveva vissuto senza legami, doveva finalmente trovare una brava ragazza e accasarsi.

La ragazza che avesse superato i 25 anni senza essere perlomeno fidanzata, era considerata quasi come una zitella. Ascoltare affermazioni come queste ci procura un senso di immersione in un lontano passato, anche se sono trascorsi effettivamente circa una quarantina di anni da quando discorsi simili non erano strani, era la cultura di allora. Oggi questa realtà intorno a noi si è radicalmente trasformata.

Sono stati introdotti termini come single, che vale sia per gli uomini che per le donne, mentre non c’è assolutamente fretta per sposarsi. La convivenza prima del matrimonio era una eccezione, mentre oggi è un fatto quasi straordinario che una coppia non conviva  prima di sposarsi, se poi si deciderà di fare questo passo!

La separazione e il divorzio sono divenuti un fatto così frequente da non destare né stupore né scandalo, come invece un tempo. La maggiore speranza di vita e la relativa buona salute di persone, anche oltre la mezza età, contribuisce a mettere in discussione anche coppie apparentemente consolidate e di lunga esperienza.

La permanenza di giovani presso le famiglie, con uno stato di estrema libertà ma di scarsa responsabilità nella conduzione domestica, che rimane a carico dei genitori, contribuisce a generare una notevole frustrazione quando queste responsabilità devono essere assunte di comune accordo in una relazione matrimoniale, soprattutto in concomitanza con l’arrivo dei figli.

Un maggior accesso delle donne al mondo del lavoro e più in generale la trasformazione dei rapporti fra i due sessi, ha prodotto cambiamenti notevoli nella relazione di coppia, ponendo ad entrambi i partners  questioni complesse di rinegoziazione dei diritti e dei doveri reciproci.

A trent’anni dalla esplosione del divorzio come costume legalizzato, siamo in presenza di almeno una generazione in cui i genitori hanno divorziato e ricostruito le loro famiglie, inserendo i figli in relazioni complesse e risulta norma la presenza di più padri e madri, se pure con differenti gradi di autorità.

A questo si deve aggiungere una vera e propria campagna culturale per demolire il concetto di famiglia basato sul matrimonio stabile; una cultura  amplificata dai mezzi di comunicazione di massa che presentano sempre più situazioni di famiglie alternative, che ne legittimano la presenza e la normalità.

La conseguenza di un simile attacco alle istituzioni familiari è la caduta dei modelli tradizionali  della famiglia, non perché sbagliati, ma perchè semplicemente non realistici, non più rispondenti ad una situazione di fatto, ad un costume generalizzato.

Il disagio nella coppia

La coppia dunque già immersa in questo cotesto culturale, si forma, cresce e si sviluppa assumendo per esempio la transitorietà come un dato di fatto, la possibilità di essere sciolta come un’eventualità, non appena le difficoltà che incontrerà superino un certo livello.

I mezzi di comunicazione,soprattutto quelli interattivi come la rete internet,stanno progressivamente mutando il nostro modo di percepire le relazioni, che sempre meno hanno bisogno della nostra partecipazione, o meglio, ci danno l’illusione di una partecipazione.  Il confine fra reale e  immaginario è molto più sfumato, per cui una amicizia realizzata in una chat è più reale  di un rapporto in cui ci si vede raramente e in cui si mantengono relazioni formali e poco intense.

L’intensità, infatti, è una componente necessaria per la costruzione di un rapporto significativo con una persona, è promossa per illuderci di una verità nel rapporto stesso: pensiamo alle forme diverse di pubblicità, i centinaia di canali televisivi, le comunicazioni via internet e cellulari ecc.

La cultura dei diritti che sempre più si espande, sta modellando progressivamente le nostre attese, relegando i doveri in uno spazio sempre più ristretto, limitato al minimo indispensabile.

La mobilità crescente sta trasformando gli spazi relazionali, non esiste più o quasi il quartiere dove si vive, mentre le amicizie sono legate al mondo del lavoro; la parrocchia non è più il punto di riferimento se non in circostanze particolari, prima Comunione, Battesimo, Cresima, forse, perché a quel punto i ragazzi sono grandi e la famiglia non è detto che sia coinvolta realmente.

 

STACCO   MUSICALE

Se volessimo riassumere il disagio nella coppia potremmo usare, fra le molte, queste tre categorie di giudizio: iperattivi, frustrati, soli.

Iperattività

La precarietà del lavoro costringe sempre più persone a ritmi incredibili, che modellano la loro vita anche fuori del contesto propriamente professionale, imponendo anche alla famiglia vere e proprie corse, fra una attività e l’altra, fra un impegno e l’altro. Non solo, si è costretti a lavorare più del previsto, riducendo i tempi effettivi in cui possiamo stare insieme in famiglia e i tempi più lunghi che passiamo insieme sono quelli delle code in automobile, gli orari dei treni e degli autobus per spostarci da un impegno all’altro, che non sono proprio l’ideale per una

pacata condivisione delle scelte comuni.

Se poi si hanno dei figli, la questione si complica ulteriormente, perché ci si divide per poterli accompagnare qua e là, nella frenesia di attività in cui anche i figli sono coinvolti.

Sempre più rare sono le occasioni in cui è la famiglia intera a fare qualcosa insieme e se capita, per esempio, di stare a casa un pomeriggio intero, senza fare assolutamente niente, qualcuno va in crisi, figli per primi. Spesso questa iperattività è vissuta come un disagio nella coppia, ma non si sa come sottrarvisi, non si riesce ad immaginare come escludere qualcuna delle cose che si fanno ritenendole tutte indispensabili, a loro dire, per una vita normale.

Frustrazione

Un secondo elemento di disagio è costituito dalla frustrazione, cioè da un senso di insoddisfazione strisciante ma sempre più intenso con il passare del tempo.

Questo sentimento a diverse connotazioni:

-         i nostri desideri hanno tempi e modi diversi;

-         tutta la cultura che ci circonda non ci insegna a fare progetti a lungo termine, per cui ci accontentiamo di desideri a breve scadenza che, se insoddisfatti, ci lasciano affamati e delusi;

-         vorremmo che cambiassero le cose, gli atteggiamenti dell’altro, le sue attenzioni, ma noi non possiamo ne sappiamo come cambiare;

-         al centro del nostro bisogno ci siamo noi, con la sensazione di essere incompresi, inascoltati, rifiutati;

-         di fronte alla immagine ideale dell’altro che si è rivelata diversa da quella che avevamo, il sentimento prevalente è la delusione, la irrimediabilità.

Potremmo andare avanti un pezzo a dettagliare intorno alla frustrazione, ma pensiamo che siamo fin troppo bravi a rimuginare intorno alle nostre disgrazie.

Solitudine

Il terzo elemento del disagio nella coppia è la profonda solitudine che caratterizza le coppe in crisi.

Come se si svegliassero improvvisamente, i due che si sono illusi di camminare insieme e magari per un certo tratto lo hanno anche fatto davvero, si ritrovano soli, distanti l’uno dall’altro/a.

E’ allora che si arrabbiano, si insultano, si accusano reciprocamente, riversano sull’altro ciò che non possono sopportare. Quelli che sembravano dettagli, inezie, si accumulano tra di loro, diventando una parete invalicabile: l’elemento essenziale di questa solitudine è la sfiducia, la mancanza di stima, il senso di tradimento. Spesso si cercano fughe da questa situazione, si cercano altre illusioni, che durano quanto basta per distruggere quel poco che si aveva prima, lasciando l’amaro in bocca.

Ma anche quando il tradimento non si concretizza, resta sempre come elemento distintivo della crisi di coppia, se non altro come incapacità di rispondere alle aspettative.                

La solitudine riguarda aspetti molto intimi della persona umana,attese profonde, per le quali sarebbe stato necessario che la coppia avesse fatto un salto eroico di qualità, per passare realmente dal “tu ed io” al “noi” sostanziale, in cui affidarsi ed immergersi, senza paura di perdersi.

Per fare questo salto di qualità la condizione umana offre diversi mezzi, ma insufficienti se non si sa ricorrere al giusto Medico: Gesù il Signore.

STACCO   MUSICALE

L’altra faccia della medaglia

Fin qui abbiamo tratteggiato un quadro a tinte fosche delle realtà sociale e personale, mettendo in evidenza gli aspetti che contribuiscono al disagio della coppia e nella coppia. Le stesse realtà che danneggiano da un lato il percorso di una coppia, la costringono tuttavia a prendere sempre maggiore coscienza della necessità di trovare entro la realtà, una strada percorribile.

Facciano solo tre piccoli esempi, ricordando che in questa società, non in un’altra, viviamo in essa, ci muoviamo in essa e in essa dobbiamo fare i conti.

Le tre categorie di giudizio che abbiamo sottolineato, possono però essere riviste anche in positivo:

-         l’attivismo non è un male in se stesso, anzi, indica che tutto sommato abbiamo molte più energie di quelle che immaginiamo, mentre pone semmai il problema delle priorità;

-         la frustrazione è la spia abbagliante che denuncia il nostro bisogno profondo di essere accolti, capiti, aiutati a crescere, amati al di là di quello che sappiamo fare o di quanto possiamo dare

-         la solitudine, infine, è l’occasione propizia per ripartire da capo e di ripensare alla nostra esistenza, non alle cose che dovremmo fare, ma con chi farle, o meglio, chi la realtà ci ha posto accanto per poterci pensare non da soli

Una cosa è certa, non saranno le tecniche di qualsiasi tipo a farci superare il disagio di coppia, né le considerazioni moralistiche sul pericolo dei media o sulla superficialità di queste generazioni o, peggio, sulla perdita dei valori.

Dare uno sguardo alla realtà non è sbagliato, così come imparare ad ascoltarci prima di passare “all’uso delle armi”, ma sono solo trucchi, espedienti, medicina palliativa che non curano il problema alla radice.

Si tratta nel mondo di oggi, purtroppo, del tentativo sistematico di mettere Dio fuori dal tempio della persona, sostituendolo subito dopo con idoli crudeli e sanguinari.

La risposta radicale

E’il nostro riferimento alla fede. In questa realtà di coppia, Dio però non può essere considerato come colui che risolve ogni problema con un intervento divino; ma se accogliamo valida la affermazione che siamo fatti a immagine di Dio, soprattutto nella nostra identità di coppia ”maschio e femmina li creò” (Gen. 1,27) e che se esiste  Dio, quello che sappiamo di Lui è quanto Egli stesso ha deciso di comunicarci; allora

accogliere l’esperienza della fede significa approfondire la conoscenza di noi stessi.

Fare un viaggio nella Rivelazione cristiana non è un pio esercizio, ma la scoperta delle nostre radici e forse, perché no,  la cura per il nostro disagio, la medicina per la nostra malattia.

La notizia essenziale che la Rivelazione ci porta è che la salvezza è per tutti, nessuno escluso, per cui non esistono situazioni irrecuperabili, non ci sono coppie destinate al fallimento, per quanto gravi siano state le ferite che si sono inferte vicendevolmente.

Se è vero che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, questa somiglianza resta nonostante le profonde lacerazioni che la nostra identità ha subito dal peccato.

Dio è relazione è fedeltà

Un’altra notizia sorprendente che abbiamo ricevuto dalla Rivelazione è che Dio è relazione e comunione di persone, unità, scambio di amore reciproco, lo Spirito Santo capace di diventare azione concreta nella storia, realizzatore della Parola, vita stessa del divino che si trasmette ad ogni generazione con incredibile potenza.

Quando siamo stati battezzati, siamo stati inseriti in questa relazione, come persone, ma quando ci siamo sposati in Dio, realizziamo questa comunione come coppia, diventiamo icona sulla terra di un prodigio divino. Siamo così, perché Dio è così, ma il fatto che ce lo abbia rivelato, concerne noi, e ci mostra quale sia il nostro destino più intimo, la nostra meta più vera.

Quando in un rapporto si assume il rischio di una domanda o di una offerta, possiamo sempre aspettarci un rifiuto. Ma quando scegliamo di donarci totalmente l’uno all’altro, ci introduciamo in una logica di relazione divina, che solo Gesù può sostenere.

Così come siamo vivi, grazie ad una coppia, possiamo gioire per questo dono. Nel matrimonio è per la fedeltà di un Altro (con la A maiuscola) che possiamo azzardarci a promettere fedeltà reciproca. Senza di Lui non potremmo dare alcuna garanzia, mentre è grazie a Lui che possiamo realizzarci pienamente. Proprio per questo siamo liberi di impegnarci fino in fondo, anche quando i danni ci sembrano irreparabili, perché la nostra speranza non si appoggia sulle nostre sole forze.

Prima ancora del dovere di essere fedeli l’uno all’altra, l’impegno della fedeltà lo contempliamo nel Signore che ci è fedele. Noi non saremmo capaci di fedeltà se non ci rendessimo conto che, prima di tutto, il Signore ci è fedele. Ci è fedele perché ci vuole bene, quando siamo bravi, quando siamo soddisfatti di noi stessi, quando sentiamo di essere in linea con il suo progetto, ma ci vuole bene anche quando noi ce ne andiamo per un’altra strada: questa è la fedeltà di Dio!

Domandiamoci, carissimi ascoltatori di Radio Mater, l’esperienza più forte dell’amore di Dio quando l’abbiamo fatta? Quando ci siamo trovati lontani per qualsiasi motivo, quando ci siamo sentiti poveri, Dio ci ha amato; quando abbiamo fatto l’esperienza del peccato e successivamente il percorso interiore che ci ha portato a riconoscere che, nonostante questo, Dio ci vuole bene: questo è stato il momento in cui abbiamo riconosciuto l’amore di Dio!

Pietro ha fatto scrivere da Luca, nel Vangelo, la notte del tradimento, del rinnegamento; ne aveva delle altre cose da raccontare, più belle e che facevano più 

onore a quello che ormai era diventato il Papa della Chiesa; invece ha voluto raccontare proprio quello. Perché? E’ solo quando Pietro si rende conto che questo voler  bene a Gesù è passato attraverso il suo rinnegamento, attraverso l’esperienza della sua povertà e attraverso l’incontro con la misericordia di Dio, che Gesù gli affida la chiesa: “quando ti sarai ravveduto, conferma i tuoi fratelli”

Allora il problema non è tanto quello di sforzarci di essere fedeli, certo anche questo, ma prima di tutto il metterci noi nella dimensione contemplativa della fedeltà di Dio. Allora l’impegno a vivere fedeli nell’amore prende vigore dall’aver contemplato quanto Dio ci ama.

Il cristiano non è quello più bravo perchè fa degli sforzi per essere bravo, ma è colui che prima di tutto ha scoperto l’amore gratuito di Dio; allora la sua vita diventa una conseguenza di tutto questo, un cercare di riprodurre, di continuare l’esperienza di un amore che prima di tutto lui ha ricevuto, un amore che lo ha portato in braccio anche quando lui ha sperimentato la sua povertà.

Se manca la dimensione contemplativa, se manca la preghiera, la lode, il riconoscere

questa misericordia e questa grandezza di Dio, l’impegno del cristiano, di ognuno di noi carissimi ascoltatori di Radio Mater, diventa un povero impegno, che si arena alla prima difficoltà.

Ma se Dio ha scommesso su di noi, non possiamo arrenderci o adattarci a recuperare i pezzi di macerie del nostro rapporto, ma ritrovando la memoria della nostra promessa nuziale, ricominciare da capo, insieme prendere il largo, navigare in acque profonde, in cui prometterci di cercare tutta la ricchezza che l’altro è per noi. Non ce la faremo mai a soli, ma quello che con Dio abbiamo iniziato, che noi lo capissimo o meno, senza di Lui non possiamo portarlo a compimento.

 

STACCO   MUSICALE

Alcune proposte o opportunità

Ci permettiamo, carissimi ascoltatori di Radio Mater,a chiusura di trasmissione,  alcune proposte per accompagnarci nel nostro cammino di coppia e di famiglie.

-         Rivoluzionare il nostro rapporto, ripartendo dalle sue origini, significa mettere la nostra identità più intima al centro della coppia e riscoprire la fonte e la meta in Dio. Alcuni strumenti sono la preghiera, i sacramenti, l’Eucaristia, la riconciliazione. Prima abbiamo parlato delle ferite che il peccato ha inferto al rapporto coniugale: l’unica medicina per queste ferite è il perdono reciproco.

-         Ma questo perdono non è possibile con le sole nostre forze. E’ attingendo ad un altro perdono, ad un’altra misericordia, che incontriamo nel sacramento della riconciliazione che è condono dei debiti, guarigione, medicazione, sorgente di grazia, di luce, di umiltà, noi sapremo guardare l’altro con benevolenza, con tenerezza, con amore vero.

-         Riscoprire la Chiesa sposa di Cristo, corpo mistico di Cristo; di conseguenza la coppia incontrando la Chiesa nei suoi testimoni, può scoprire un luogo in cui uscire dal disagio che la circonda. Scopriranno gli sposi, la coppia, la famiglia che non saranno soli a portare il peso della difficoltà, delle crisi, del fallimento,  

-         ma accanto a loro hanno altre famiglie che hanno sperimentato la misericordia e che hanno già attraversato e superato questi drammi e ora vivono nella serenità e nella pace vera.

-         Imparare a pregare insieme, insieme ritrovare la ricchezza dei sacramenti, rivivere il giorno del nostro matrimonio, compiere gesti concreti di comunione, condividere qualche momento di comunione.

-         Trovare dei momenti in cui camminare insieme ad altre famiglie, pregare con loro, mangiare con loro, ascoltare l’insegnamento dei nostri pastori, mettere in comune i beni materiali, o risorse umane o di pensiero

E per quelli che non hanno ancora incontrato la Chiesa ? O che sono chiusi nel loro dolore, immersi nel disagio dilagante, troppo feriti per trovare consolazione?

Per loro l’unica risposta sono le famiglie che li abbiano preceduti in questa esperienza,  ma che ora risplendono come astri nella notte per indicare il cammino; perché l’amore è contagioso, è la luce che scaccia le tenebre, è la speranza che germoglia. Queste famiglie che non sono più semi, ma che diventano alberi rigogliosi di speranza.

E’ un invito e una speranza per tutti, carissimi ascoltatori di Radio Mater.

 

STACCO  MUSICALE  IN ATTESA  DELLE TELEFONATE

 

Riflessioni  del Card. Angelo Comastri:  (preghiera finale)

Un tempo non avevamo niente, ma cantavamo!

Un tempo c’era soltanto un po’ di zuppa la sera, con scodelle sbeccate, ma cantavamo!

Un tempo non c’era la televisione, ma ci guardavamo negli occhi e parlavamo di tutto, e cantavamo!

Un tempo eravamo tutti poveri, ma tenevamo sempre la chiave sulla porta di casa e ci salutavamo per strada e cantavamo!

Un tempo se c’era una gioia, si condivideva;

                 se c’era un dolore, si partecipava;

                 se nasceva un bimbo, si benediceva;

                 se moriva un vecchio, si piangeva e si pregava;

                 se c’era un ammalato, si abbracciava con tenerezza e si curava con il cuore, prima che con le medicine!

Un tempo non mancava mai il canto nelle nostre case disadorne, perché il cuore era pieno di Dio!

Non voglio tornare indietro nel tempo, ma voglio che la vita di un tempo faccia un passo avanti verso di noi, verso le nostre case.

Non è legittimo sognare queste cose?

Mi azzardo a dire di più:  è possibile che il sogno diventi realtà… basta volerlo.

 

Vi salutiamo carissimi ascoltatori di Radio Mater e vi invitiamo al prossimo incontro con Franco e Rita il 25 aprile 2008. Un forte e gioioso abbraccio da Rossana e Piero.

 

 
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