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La
guarigione della Famiglia: “La
coppia nel disagio e il disagio nella coppia: la risposta cristiana è
ragionevole”
Carissimi ascoltatori di Radio Mater, siamo Rossana e
Piero e questa sera vogliamo trattare il tema:
la coppia nel disagio e il
disagio nella coppia: la proposta cristiana è ragionevole
Non si tratta di un gioco di parole, ma realtà che ci
coinvolgono più o meno tutti, in periodi diversi e in condizioni
diverse. Proviamoci, allora, ad
analizzarle insieme.
Quando qualche tempo fa si diceva che una persona
doveva mettere la testa a posto e chiedersi di “metter su famiglia”,
tutti avevano in mente una sola cosa: il giovane che fino a quel momento
aveva vissuto senza legami, doveva finalmente trovare una brava ragazza
e accasarsi.
La ragazza che avesse superato i 25 anni senza essere
perlomeno fidanzata, era considerata quasi come una zitella. Ascoltare
affermazioni come queste ci procura un senso di immersione in un lontano
passato, anche se sono trascorsi effettivamente circa una quarantina di
anni da quando discorsi simili non erano strani, era la cultura di
allora. Oggi questa realtà intorno a noi si è radicalmente trasformata.
Sono stati introdotti termini come single, che vale
sia per gli uomini che per le donne, mentre non c’è assolutamente fretta
per sposarsi. La convivenza prima del matrimonio era una eccezione,
mentre oggi è un fatto quasi straordinario che una coppia non conviva
prima di sposarsi, se poi si deciderà di fare questo passo!
La separazione e il divorzio sono divenuti un fatto
così frequente da non destare né stupore né scandalo, come invece un
tempo. La maggiore speranza di vita e la relativa buona salute di
persone, anche oltre la mezza età, contribuisce a mettere in discussione
anche coppie apparentemente consolidate e di lunga esperienza.
La permanenza di giovani presso le famiglie, con uno
stato di estrema libertà ma di scarsa responsabilità nella conduzione
domestica, che rimane a carico dei genitori, contribuisce a generare una
notevole frustrazione quando queste responsabilità devono essere assunte
di comune accordo in una relazione matrimoniale, soprattutto in
concomitanza con l’arrivo dei figli.
Un maggior accesso delle donne al mondo del lavoro e
più in generale la trasformazione dei rapporti fra i due sessi, ha
prodotto cambiamenti notevoli nella relazione di coppia, ponendo ad
entrambi i partners
questioni complesse di rinegoziazione dei diritti e dei doveri
reciproci.
A trent’anni dalla esplosione del divorzio come
costume legalizzato, siamo in presenza di almeno una generazione in cui
i genitori hanno divorziato e ricostruito le loro famiglie, inserendo i
figli in relazioni complesse e risulta norma la presenza di più padri e
madri, se pure con differenti gradi di autorità.
A questo si deve aggiungere una vera e propria
campagna culturale per demolire il concetto di famiglia basato sul
matrimonio stabile; una cultura amplificata
dai mezzi di comunicazione di massa che presentano sempre più situazioni
di famiglie alternative, che ne legittimano la presenza e la normalità.
La conseguenza di un simile attacco alle istituzioni
familiari è la caduta dei modelli tradizionali
della famiglia, non perché sbagliati, ma perchè semplicemente non
realistici, non più rispondenti ad una situazione di fatto, ad un
costume generalizzato.
Il disagio nella coppia
La coppia dunque già immersa in questo cotesto
culturale, si forma, cresce e si sviluppa assumendo per esempio la
transitorietà come un dato di fatto, la possibilità di essere sciolta
come un’eventualità, non appena le difficoltà che incontrerà superino un
certo livello.
I mezzi di comunicazione,soprattutto quelli
interattivi come la rete internet,stanno progressivamente mutando il
nostro modo di percepire le relazioni, che sempre meno hanno bisogno
della nostra partecipazione, o meglio, ci danno l’illusione di una
partecipazione. Il confine fra
reale e immaginario è molto
più sfumato, per cui una amicizia realizzata in una chat è più reale
di un rapporto in cui ci si vede raramente e in cui si mantengono
relazioni formali e poco intense.
L’intensità, infatti, è una componente necessaria per
la costruzione di un rapporto significativo con una persona, è promossa
per illuderci di una verità nel rapporto stesso: pensiamo alle forme
diverse di pubblicità, i centinaia di canali televisivi, le
comunicazioni via internet e cellulari ecc.
La cultura dei diritti che sempre più si
espande, sta modellando progressivamente le nostre attese, relegando i
doveri in uno spazio sempre più ristretto, limitato al minimo
indispensabile.
La mobilità crescente sta trasformando gli spazi
relazionali, non esiste più o quasi il quartiere dove si vive, mentre le
amicizie sono legate al mondo del lavoro; la parrocchia non è più il
punto di riferimento se non in circostanze particolari, prima Comunione,
Battesimo, Cresima, forse, perché a quel punto i ragazzi sono grandi e
la famiglia non è detto che sia coinvolta realmente.
STACCO
MUSICALE
Se volessimo riassumere il
disagio nella coppia potremmo usare, fra le molte, queste tre categorie
di giudizio: iperattivi, frustrati, soli.
Iperattività
La precarietà del lavoro
costringe sempre più persone a ritmi incredibili, che modellano la loro
vita anche fuori del contesto propriamente professionale, imponendo
anche alla famiglia vere e proprie corse, fra una attività e l’altra,
fra un impegno e l’altro. Non solo, si è costretti a lavorare più del
previsto, riducendo i tempi effettivi in cui possiamo stare insieme in
famiglia e i tempi più lunghi che passiamo insieme sono quelli delle
code in automobile, gli orari dei treni e degli autobus per spostarci da
un impegno all’altro, che non sono proprio l’ideale per una
pacata condivisione delle scelte comuni.
Se poi si hanno dei figli, la questione si complica
ulteriormente, perché ci si divide per poterli accompagnare qua e là,
nella frenesia di attività in cui anche i figli sono coinvolti.
Sempre più rare sono le occasioni in cui è la famiglia
intera a fare qualcosa insieme e se capita, per esempio, di stare a casa
un pomeriggio intero, senza fare assolutamente niente, qualcuno va in
crisi, figli per primi. Spesso questa iperattività è vissuta come un
disagio nella coppia, ma non si sa come sottrarvisi, non si riesce ad
immaginare come escludere qualcuna delle cose che si fanno ritenendole
tutte indispensabili, a loro dire, per una vita normale.
Frustrazione
Un secondo elemento di disagio è costituito dalla
frustrazione, cioè da un senso di insoddisfazione strisciante ma sempre
più intenso con il passare del tempo.
Questo sentimento a diverse connotazioni:
-
i nostri desideri
hanno tempi e modi diversi;
-
tutta la cultura che
ci circonda non ci insegna a fare progetti a lungo termine, per cui ci
accontentiamo di desideri a breve scadenza che, se insoddisfatti, ci
lasciano affamati e delusi;
-
vorremmo che
cambiassero le cose, gli atteggiamenti dell’altro, le sue attenzioni, ma
noi non possiamo ne sappiamo come cambiare;
-
al centro del nostro
bisogno ci siamo noi, con la sensazione di essere incompresi,
inascoltati, rifiutati;
-
di fronte alla
immagine ideale dell’altro che si è rivelata diversa da quella che
avevamo, il sentimento prevalente è la delusione, la irrimediabilità.
Potremmo andare avanti un pezzo a dettagliare intorno
alla frustrazione, ma pensiamo che siamo fin troppo bravi a rimuginare
intorno alle nostre disgrazie.
Solitudine
Il terzo elemento del disagio nella coppia è la
profonda solitudine che caratterizza le coppe in crisi.
Come se si svegliassero improvvisamente, i due che si
sono illusi di camminare insieme e magari per un certo tratto lo hanno
anche fatto davvero, si ritrovano soli, distanti l’uno dall’altro/a.
E’ allora che si arrabbiano, si insultano, si accusano
reciprocamente, riversano sull’altro ciò che non possono sopportare.
Quelli che sembravano dettagli, inezie, si accumulano tra di loro,
diventando una parete invalicabile: l’elemento essenziale di questa
solitudine è la sfiducia, la mancanza di stima, il senso di tradimento.
Spesso si cercano fughe da questa situazione, si cercano altre
illusioni, che durano quanto basta per distruggere quel poco che si
aveva prima, lasciando l’amaro in bocca.
Ma anche quando il tradimento non si concretizza,
resta sempre come elemento distintivo della crisi di coppia, se non
altro come incapacità di rispondere alle aspettative.
La solitudine riguarda aspetti molto intimi della
persona umana,attese profonde, per le quali sarebbe stato necessario che
la coppia avesse fatto un salto eroico di qualità, per passare realmente
dal “tu ed io” al “noi” sostanziale, in cui affidarsi ed immergersi,
senza paura di perdersi.
Per fare questo salto di qualità la condizione umana
offre diversi mezzi, ma insufficienti se non si sa ricorrere al giusto
Medico: Gesù il Signore.
STACCO
MUSICALE
L’altra faccia della medaglia
Fin qui abbiamo tratteggiato un quadro a tinte fosche
delle realtà sociale e personale, mettendo in evidenza gli aspetti che
contribuiscono al disagio della coppia e nella coppia. Le stesse realtà
che danneggiano da un lato il percorso di una coppia, la costringono
tuttavia a prendere sempre maggiore coscienza della necessità di trovare
entro la realtà, una strada percorribile.
Facciano solo tre piccoli esempi, ricordando che in
questa società, non in un’altra, viviamo in essa, ci muoviamo in essa e
in essa dobbiamo fare i conti.
Le tre categorie di giudizio che abbiamo sottolineato,
possono però essere riviste anche in positivo:
-
l’attivismo
non è un male in se stesso, anzi, indica che tutto
sommato abbiamo molte più energie di quelle che immaginiamo, mentre pone
semmai il problema delle priorità;
-
la frustrazione
è la spia abbagliante che denuncia il nostro bisogno profondo di essere
accolti, capiti, aiutati a crescere, amati al di là di quello che
sappiamo fare o di quanto possiamo dare
-
la solitudine,
infine, è l’occasione propizia per ripartire da capo e di ripensare alla
nostra esistenza, non alle cose che dovremmo fare, ma con chi farle, o
meglio, chi la realtà ci ha posto accanto per poterci pensare non da
soli
Una cosa è certa, non saranno le tecniche di qualsiasi
tipo a farci superare il disagio di coppia, né le considerazioni
moralistiche sul pericolo dei media o sulla superficialità di queste
generazioni o, peggio, sulla perdita dei valori.
Dare uno sguardo alla realtà non è sbagliato, così
come imparare ad ascoltarci prima di passare “all’uso delle
armi”, ma sono solo trucchi, espedienti, medicina palliativa che non
curano il problema alla radice.
Si tratta nel mondo di oggi,
purtroppo, del tentativo sistematico di mettere Dio fuori dal tempio
della persona, sostituendolo subito dopo con idoli crudeli e sanguinari.
La risposta radicale
E’il nostro riferimento alla
fede. In questa realtà di coppia, Dio
però non può essere considerato come colui che risolve ogni problema con
un intervento divino; ma se accogliamo valida la affermazione che siamo
fatti a immagine di Dio, soprattutto nella nostra identità di coppia
”maschio e femmina li creò” (Gen. 1,27) e che se esiste
Dio, quello che sappiamo di Lui è quanto Egli stesso ha deciso di
comunicarci; allora
accogliere l’esperienza
della fede significa approfondire la conoscenza di noi stessi.
Fare un viaggio nella Rivelazione cristiana non è un
pio esercizio, ma la scoperta delle nostre radici e forse, perché no,
la cura per il nostro disagio,
la medicina per la nostra malattia.
La notizia essenziale che la
Rivelazione ci porta è che la salvezza è per tutti, nessuno escluso, per
cui non esistono situazioni irrecuperabili,
non ci sono coppie destinate al fallimento, per quanto gravi siano state
le ferite che si sono inferte vicendevolmente.
Se è vero che siamo fatti a immagine e somiglianza di
Dio, questa somiglianza resta nonostante le profonde lacerazioni che la
nostra identità ha subito dal peccato.
Dio è relazione è fedeltà
Un’altra notizia sorprendente che abbiamo ricevuto
dalla Rivelazione è che Dio è relazione e comunione di persone, unità,
scambio di amore reciproco, lo Spirito Santo capace di diventare azione
concreta nella storia, realizzatore della Parola, vita stessa del divino
che si trasmette ad ogni generazione con incredibile potenza.
Quando siamo stati battezzati,
siamo stati inseriti in questa relazione, come persone, ma quando ci
siamo sposati in Dio, realizziamo questa comunione come coppia,
diventiamo icona sulla terra di un prodigio divino.
Siamo così, perché Dio è così, ma il fatto che ce lo abbia rivelato,
concerne noi, e ci mostra quale sia il nostro destino più intimo, la
nostra meta più vera.
Quando in un rapporto si assume il rischio di una
domanda o di una offerta, possiamo sempre aspettarci un rifiuto. Ma
quando scegliamo di donarci totalmente l’uno all’altro, ci introduciamo
in una logica di relazione divina, che solo Gesù può sostenere.
Così come siamo vivi, grazie ad una coppia, possiamo
gioire per questo dono. Nel matrimonio è per la fedeltà di un
Altro (con la A maiuscola)
che possiamo azzardarci a promettere fedeltà reciproca. Senza di Lui non
potremmo dare alcuna garanzia, mentre è grazie a Lui che possiamo
realizzarci pienamente. Proprio per questo siamo liberi di impegnarci
fino in fondo, anche quando i danni ci sembrano irreparabili, perché la
nostra speranza non si appoggia sulle nostre sole forze.
Prima ancora del dovere di essere fedeli l’uno
all’altra, l’impegno della fedeltà lo contempliamo nel Signore che ci è
fedele. Noi non saremmo capaci di fedeltà se non ci rendessimo conto
che, prima di tutto, il Signore ci è fedele. Ci è fedele perché ci vuole
bene, quando siamo bravi, quando siamo soddisfatti di noi stessi, quando
sentiamo di essere in linea con il suo progetto, ma ci vuole bene anche
quando noi ce ne andiamo per un’altra strada: questa è la fedeltà di
Dio!
Domandiamoci, carissimi ascoltatori di Radio Mater,
l’esperienza più forte dell’amore di Dio quando l’abbiamo fatta?
Quando ci siamo trovati lontani per qualsiasi motivo, quando ci
siamo sentiti poveri, Dio ci ha amato; quando abbiamo fatto l’esperienza
del peccato e successivamente il percorso interiore che ci ha portato a
riconoscere che, nonostante questo, Dio ci vuole bene: questo è stato il
momento in cui abbiamo riconosciuto l’amore di Dio!
Pietro ha fatto scrivere da Luca, nel Vangelo, la
notte del tradimento, del rinnegamento; ne aveva delle altre cose da
raccontare, più belle e che facevano più
onore a quello che ormai era diventato il Papa della
Chiesa; invece ha voluto raccontare proprio quello. Perché? E’ solo
quando Pietro si rende conto che questo voler
bene a Gesù è passato attraverso il suo rinnegamento, attraverso
l’esperienza della sua povertà e attraverso l’incontro con la
misericordia di Dio, che Gesù gli affida la chiesa: “quando ti sarai
ravveduto, conferma i tuoi fratelli”
Allora il problema non è tanto quello di sforzarci di
essere fedeli, certo anche questo, ma prima di tutto il metterci noi
nella dimensione contemplativa della fedeltà di Dio. Allora l’impegno a
vivere fedeli nell’amore prende vigore dall’aver contemplato quanto Dio
ci ama.
Il cristiano non è quello più bravo perchè fa degli
sforzi per essere bravo, ma è colui che prima di tutto ha scoperto
l’amore gratuito di Dio; allora la sua vita diventa una conseguenza
di tutto questo, un cercare di riprodurre, di continuare l’esperienza di
un amore che prima di tutto lui ha ricevuto, un amore che lo ha portato
in braccio anche quando lui ha sperimentato la sua povertà.
Se manca la dimensione
contemplativa, se manca la preghiera, la lode, il riconoscere
questa misericordia e questa grandezza di Dio,
l’impegno del cristiano, di ognuno di noi carissimi ascoltatori di Radio
Mater, diventa un povero impegno, che si arena alla prima difficoltà.
Ma se Dio ha scommesso su di noi, non possiamo
arrenderci o adattarci a recuperare i pezzi di macerie del nostro
rapporto, ma ritrovando la memoria della nostra promessa nuziale,
ricominciare da capo, insieme prendere il largo, navigare in acque
profonde, in cui prometterci di cercare tutta la ricchezza che
l’altro è per noi. Non ce la faremo mai a soli, ma quello che con
Dio abbiamo iniziato, che noi lo capissimo o meno, senza di Lui non
possiamo portarlo a compimento.
STACCO
MUSICALE
Alcune proposte o opportunità
Ci permettiamo, carissimi ascoltatori di Radio Mater,a
chiusura di trasmissione, alcune
proposte per accompagnarci nel nostro cammino di coppia e di famiglie.
-
Rivoluzionare il
nostro rapporto, ripartendo dalle sue origini, significa mettere la
nostra identità più intima al centro della coppia e riscoprire la fonte
e la meta in Dio. Alcuni strumenti sono la preghiera, i sacramenti,
l’Eucaristia, la riconciliazione. Prima abbiamo parlato delle ferite che
il peccato ha inferto al rapporto coniugale: l’unica medicina per queste
ferite è il perdono reciproco.
-
Ma questo perdono
non è possibile con le sole nostre forze. E’ attingendo ad un altro
perdono, ad un’altra misericordia, che incontriamo nel sacramento della
riconciliazione che è condono dei debiti, guarigione, medicazione,
sorgente di grazia, di luce, di umiltà, noi sapremo guardare l’altro con
benevolenza, con tenerezza, con amore vero.
-
Riscoprire la Chiesa sposa di Cristo,
corpo mistico di Cristo; di conseguenza la coppia incontrando la Chiesa nei suoi testimoni,
può scoprire un luogo in cui uscire dal disagio che la circonda.
Scopriranno gli sposi, la coppia, la famiglia che non saranno soli a
portare il peso della difficoltà, delle crisi, del fallimento,
-
ma accanto a loro
hanno altre famiglie che hanno sperimentato la misericordia e che hanno
già attraversato e superato questi drammi e ora vivono nella serenità e
nella pace vera.
-
Imparare a pregare
insieme, insieme ritrovare la ricchezza dei sacramenti, rivivere il
giorno del nostro matrimonio, compiere gesti concreti di comunione,
condividere qualche momento di comunione.
-
Trovare dei momenti
in cui camminare insieme ad altre famiglie, pregare con loro, mangiare
con loro, ascoltare l’insegnamento dei nostri pastori, mettere in comune
i beni materiali, o risorse umane o di pensiero
E per quelli che non hanno
ancora incontrato la Chiesa ? O che
sono chiusi nel loro dolore, immersi nel disagio dilagante, troppo
feriti per trovare consolazione?
Per loro l’unica risposta sono le famiglie che li
abbiano preceduti in questa esperienza,
ma che ora risplendono come astri nella notte per indicare il
cammino; perché l’amore è contagioso, è la luce che scaccia le tenebre,
è la speranza che germoglia. Queste famiglie che non sono più semi, ma
che diventano alberi rigogliosi di speranza.
E’ un invito e una speranza per tutti, carissimi
ascoltatori di Radio Mater.
STACCO
MUSICALE IN ATTESA
DELLE TELEFONATE
Riflessioni
del Card. Angelo Comastri:
(preghiera finale)
Un tempo non avevamo niente, ma cantavamo!
Un tempo c’era soltanto un po’ di zuppa la sera, con
scodelle sbeccate, ma cantavamo!
Un tempo non c’era la televisione, ma ci guardavamo
negli occhi e parlavamo di tutto, e cantavamo!
Un tempo eravamo tutti poveri, ma tenevamo sempre la
chiave sulla porta di casa e ci salutavamo per strada e cantavamo!
Un tempo se c’era una gioia, si condivideva;
se c’era un dolore, si partecipava;
se nasceva un bimbo, si benediceva;
se moriva un vecchio, si piangeva e si
pregava;
se c’era un ammalato, si abbracciava con
tenerezza e si curava con il cuore, prima che con le medicine!
Un tempo non mancava mai il canto nelle nostre case
disadorne, perché il cuore era pieno di Dio!
Non voglio tornare indietro nel tempo, ma voglio che
la vita di un tempo faccia un passo avanti verso di noi, verso le nostre
case.
Non è legittimo sognare queste cose?
Mi azzardo a dire di più:
è possibile che il sogno diventi realtà… basta volerlo.
Vi salutiamo carissimi
ascoltatori di Radio Mater e vi invitiamo al prossimo incontro con
Franco e Rita il 25 aprile 2008. Un forte e gioioso abbraccio da Rossana
e Piero.
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