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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 12 ottobre 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS: famiglia Antoniol

 

 

L’ETA’ DELLA PRE-ADOLESCENZA: IL CASO LUCA!

Carissimi ascoltatori di Radio Mater, buona sera a tutti da Luigi e Susanna.

Dalle ns parti in qs giorni c’è aria di festa. Due giovani, amici dei ns figli fin da quando erano piccoli, hanno iniziato la loro carriera di genitori. E proprio a loro, ai loro coniugi e alle loro piccole creature Miriam e Samuele desideriamo offrire il ns impegno ad essere qui qs sera a parlarvi di famiglia con il ns tema: rapporto genitori-figli.

L’altro giorno quando siamo andati  a trovare la piccola Miriam, più di ogni altra cosa ci ha colpiti il suo sguardo già coinvolgente e desideroso di comunicare, sembrava volerci dire qualcosa di importante e significativo. Mentre del piccolo Samuele sentiamo dire di quanto era corto il suo cordone ombelicale, tanto da non riuscire ad uscire dalla pancia della mamma e di quanto è vorace nell’addentare il seno, per la grande fame che lo assale.

Così ci siamo chiesti: cosa ci vuole indicare lo sguardo di Miriam?

Cosa ci vorrà comunicare la grande fame di Samuele?

Quale chiamata il Signore ci sta facendo attraverso qs nascite?

Ancora una volta ci sentiamo di rispondere così: qs neonati ci comunicano la voglia di un rapporto, di un rapporto vero , lo cercano fin dal momento del concepimento e ci chiedono di corrispondere a qs richiesta con tutto il ns amore.

Con qs spinta in più, cari genitori, apriamo oggi la ns puntata riflettendo su quello che la Chiesa ha pensato per noi in qs nuovo anno pastorale.

In qs comunicazione troviamo le basi per costruire il  rapporto di qs anno con i ns figli.

La Madre Chiesa è profeta per noi e, guidata dallo Spirito Santo, ci tiene per mano e ci conduce, donandoci le risposte concrete di cui abbiamo più bisogno.

Se le siamo fedeli e camminiamo in comunione con lei, ogni strada, anche la più impossibile, si aprirà.

Dalla  ns diocesi di Milano l’8 settembre, giorno della natività di Maria, è scaturita la  proposta di lavoro per qs nuovo anno pastorale.

Il ns cardinale in Duomo ha celebrato la S.Messa d’apertura e nell’omelia ha annunciato la seconda tappa del suo programma triennale, tutto a favore della famiglia dal titolo “L’amore di Dio è in mezzo a noi. La missione della famiglia a servizio del Vangelo.Qs anno nello specifico: Famiglia comunica la tua fede!”

La parola guida proposta dal ns arcivescovo ci ha commossi.

La parola è tratta dal vangelo di Giovanni 4,45-54 e s’intitola :il secondo miracolo a Cana.

Dice l’ arcivescovo: “Dopo qualche tempo, infatti, Gesù ritorna proprio a Cana di Galilea e la gente, ricordando tutto quello che ha fatto nella propria città e a Gerusalemme, lo accoglie con gioia. Qui ancora una volta Gesù si incontra con la vita concreta di una famiglia. C’è un gravissimo problema nella casa del funzionario del re: il figlio sta lottando con la morte e il padre di qs ragazzo chiede aiuto a Gesù. Non è più una festa a far spazio all’opera di Dio ma la drammatica esperienza del dolore, che tocca oggi tante nostre famiglie. Al cuore del racconto evangelico non sta però la sofferenza, ma la fede con cui il funzionario del re riconosce il segno compiuto da Gesù:”credette lui e tutta la sua famiglia.” Dice sempre il ns arcivescovo: bisogna saper riconoscere l’ora di Gesù, l’occasione favorevole per l’annuncio della fede. Essa può strappare un figlio da ciò che minaccia la sua vita. E così tante volte nel corso del vissuto delle ns famiglie si rinnova il secondo miracolo di Cana: “il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: Tuo figlio vive!” Tutto comincia proprio in quell’ora in cui Gesù si rivela e tu ti fidi della sua parola. E’ l’ora che ti chiede di dedicare desiderio e tempo alla coltivazione del rapporto personale con i tuoi figli che, a partire dai loro pensieri e dubbi, li apre pian piano al dialogo sulla fede: la sera, la domenica, quando si celebrano i sacramenti, nella festa dei compleanni e di altri anniversari. E’ l’ora che ti chiede di riservare alcuni momenti di preghiera nella tua casa e di partecipare agli incontri della comunità: per una fede più convincente, più autentica, più ardente. E’ l’ora che ti spinge a scelte più coraggiose e controcorrente nella gestione del bilancio familiare, nell’uso del tempo personale e familiare, nell’accoglienza e nell’ospitalità. Il secondo miracolo avviene nella famiglia e accomuna genitori, figli, nonni, nipoti, educatori, ragazzi. Il figlio che vive è insieme il frutto della fede e invito alla fede.”

Ringraziamo il ns Cardinale per qs riflessione così profonda che ci introduce ancora di più nello specifico del tema che desideriamo trattare qs sera, il tema del rapporto genitori-figli nell’età dell’adolescenza.

 

STACCO MUSICALE

 

Facciamo partire l’età dell’adolescenza dall’età della pre-adolescenza che va dagli 11 ai 14 anni, un periodo fatto di piccoli passi verso la libertà.

Qs è l’età caratterizzata dal tentativo di sganciarsi dalla famiglia naturale.

E’ il tempo in cui genitori e figli devono ridefinire i confini nei quali muoversi, prendere le giuste distanze, ri-negoziare i rapporti, stabilire nuove forme di legame.

Tutto quello, che fino ad ora, come modalità educativa poteva andare bene, va rimesso completamente in discussione e rielaborato per ricostruire una nuova linea.

Necessario è sapere che una linea comunque rimane indispensabile.

Fino all’età dei 11, 12 anni il ns ragazzino dipendeva direttamente o indirettamente da noi.

A 12 anni però comincia  prendere le distanze ,confermate anche da alcune convenzioni comuni:ad es. può salire in ascensore da solo, può stare in auto davanti col guidatore. Fa alcune commissioni, va e torna da scuola da solo, esce con gli amici, prende l’autobus, amministra i suoi risparmi rendendosi responsabile  in prima persona delle scelte che fa.

Dall’inizio alla fine dell’estate , nell’ arco di pochi mesi, il ns ragazzo sembra un’altra persona. Il suo fisico comincia a cambiare. La sua altezza aumenta velocemente .Il numero delle scarpe si fa sproporzionato. Il suo guardaroba va completamente rinnovato. La sua voce si fa strana. I suoi giudizi si fanno più incisivi, le sue idee più convinte, le  considerazioni particolari sulle cose e sulle situazioni più attente. Decide di vestirsi seguendo la moda, tenendo conto del giudizio dei suoi compagni di scuola. Si prende degli spazi in cui nessuno può entrare. Se ha la necessità di accettare un passaggio a scuola dal genitore perché in ritardo, lo fa fermare a due isolati prima per non essere visto dai suoi coetanei. Comincia ad osservare l’altro e l’altra con occhi diversi.

Insomma qs ragazzo non sembra più lui.

Ora è un po’ più difficile avvicinarlo, abbracciarlo, baciarlo, prenderlo per mano anche solo per scherzare.

Quando parla sembra aggredirti. Fa domande provocatorie. Crea  spesso le condizioni per suscitare una discussione  per poi  chiudersi in un mutismo irritante. Gesticola in maniera irriverente e ride per le cose più sciocche. Il linguaggio si fa colorito di aggettivi poco gradevoli.  Ogni occasione è buona per mettere alla prova il proprio genitore.

Qs ragazzo sembra parlare un’altra lingua, una lingua che è esattamente in contrapposizione con la ns!

Cari genitori, qs per noi è il momento di operare un grande sforzo, è il momento  di usare l’intelligenza, la scaltrezza, l’ingegno, è il momento di mettere in atto nuove strategie educative: cambiano i figli, anche i genitori devono cambiare, senza rinnegare se stessi, ma devono cambiare, non nella sostanza ma nella forma. Il ns ragazzo oggi ci chiede di essere trattato per l’età che ha e per l’esperienza che sta facendo. Lui sta provando a crescere e non desidera essere più trattato come un bambino. E’ in difficoltà in qs prova di vita perché non sa a che cosa va incontro  e poi qs nuovi contatti coi misteri del mondo esterno lo attraggono ma allo stesso tempo lo mettono in ansia, a maggior ragione se ha ricevuto un’educazione che gli ha insegnato con chiarezza dove sta il bene e dove sta il male.

Il ns ragazzo cresce ed è in una fase delicatissima della sua vita, non è né carne né pesce, è alla ricerca di se stesso e per ritrovarsi ha bisogno di stare un po’ fuori casa, da solo, specchiandosi nell’amico coetaneo che è come lui e nel quale si riconosce.

I suoi amici, poco alla volta, per lui, in qs momento, diventano le persone più importanti.

Nasce una nuova famiglia, la famiglia sociale, la famiglia fatta di pari. Una famiglia che non è necessariamente in contraddizione con quella naturale, ma è comunque un’altra famiglia.

L’amico, il gruppo di amici diventano per lui indispensabili come l’aria che respira e la famiglia naturale non deve commettere l’errore di sostituirsi a qs famiglia di pari.

E’ necessario che l’amico sia dello stesso sesso e della stessa età, perché diventa un altro sé con cui compiere la propria identificazione. Qs amico è importante per uscire a piccoli passi dalla protezione costante dei genitori ed introdursi nel mondo del futuro. E’ l’amico dei messaggini, delle confidenze, è l’amico che ha un fascino particolare, con il quale si sta al telefono e ci si rassicura. E’ un buon amico con il quale si vive un rapporto intenso che è un dono prezioso da considerarsi come un ottimo trampolino di lancio per i futuri rapporti con l’altro sesso. Il valore di un’amicizia vera, esclusiva, pregnante, ci apre a un mondo relazionale molto costruttivo e appagante perché ci abitua a rivelarci per quello che siamo veramente, senza maschere e senza falsità tanto da riuscire a farci accettare e ad accettare senza compromessi.

L’amicizia tra i maschi si stende prevalentemente sul piano del fare, dell’esplorare, della sfida; quella tra le femmine è più sul piano dell’ascoltarsi reciproco, dell’infinito narrarsi, dei sorrisini e delle intese.

Tutto qs non ci deve preoccupare o far sentire esclusi, ma ci deve spronare a tenere i ns occhi ben vigili, perché paradossalmente proprio in qs momento il ns ragazzo ha bisogno più che mai di un adulto che lo sappia ascoltare e comprendere.

A chi comunicherà i suoi risultati di crescita?

Da chi avrà l’approvazione se quello che sta facendo è cosa buona?

Chi lo rassicurerà sul percorso che sta compiendo?

Tutto qs glielo può dire solo un adulto che ha già fatto qs esperienza e ne sa più di lui.

Ecco perché il ns ragazzo ha bisogno di un adulto sano che sia un punto di riferimento ,come può essere un saggio capo scout o un abile catechista, un simpatico educatore, un intelligente professore.

Un adulto a cui relazionare i risultati ottenuti dopo aver vissuto certe esperienze in gruppo.

Un adulto da interpellare per avere un consiglio, un suggerimento, un’opinione sul suo operato.

Qualcuno che  gli faccia risuonare dentro l’effetto eco.

Se noi genitori abbiamo costruito col ns ragazzo un rapporto solido fatto di principi morali ed educativi seri, nel momento in cui si troverà al di fuori dell’ ambito familiare, saprà recuperare dentro di sé quello che ha appreso e qs gli sarà utile per difendersi dalle prove  che dovrà superare. Se incontra un adulto che gli dà delle conferme avrà sempre più stima e fiducia in se stesso e nella sua famiglia d’origine.

Qs è il tempo dell’effetto eco!

E in qs effetto eco noi genitori dobbiamo credere.

Più il ns ragazzo prova ad allontanarsi da noi, più sentirà  una eco che viene da lontano e più saremo discreti, riservati, apparentemente lontani, più il ns ragazzo ritroverà se stesso e la famiglia da cui proviene e con qs ricomincerà a dialogare in maniera nuova, più matura, più da grande.

L’effetto eco è la conferma che la sua famiglia c’è, c’è stata e ci sarà e rimane  il suo punto di partenza. Qs riscoperta positiva gli darà la capacità e il desiderio  un domani di scegliere, se Dio lo vorrà, la vocazione familiare.

Noi abbiamo tre figli, due ormai grandi e uno che sta entrando in qs tempo adolescenziale.

Proprio in qs giorni riflettevamo sulla chiamata che il Signore ci fa per adeguarci nel modo migliore a qs nuova situazione familiare.

Nonostante il bagaglio di esperienza acquisito con i ns due figli più grandi, nonostante il cammino di fede trentennale, nonostante i ns approfondimenti nell’ambito educativo, siamo di nuovo di fronte a un nuovo “caso”familiare, il “caso”  Luca che vuole diventare grande.

Lui non è Daniele, né Chiara, lui è Luca e come Luca desidera crescere ed affermarsi nella vita. L’esperienza acquisita con i figli più grandi ci serve, ma con molta umiltà, proprio di qs tempi, abbiamo dovuto fermarci un attimo per rivedere alcune ns posizioni a suo riguardo e per capire come prendere le misure con lui.

Come dice il ns cardinale noi adulti dobbiamo avere il coraggio di capire che quello che serve oggi non è quello che serviva un tempo e anche noi, come tutti, dobbiamo andare a scuola di nuovi metodi di comportamento

Sono i segni dei tempi che ci indicano la strada.

 

STACCO MUSICALE

 

Elevare il ns sguardo a Dio nel tempo dell’adolescenza significa non rimanere schiacciati dai tempi duri, carichi di tensione e di paure di quando l’adolescente ti fa disperare. Se stiamo incollati alla rispostaccia, allo smacco, all’insuccesso perdiamo la giusta dimensione del ns essere genitori, ma se alziamo lo sguardo a Lui ritorniamo alle origini del ns impegno come genitori e sarà più facile riconoscere in quel figlio che sta crescendo la presenza di Dio.

Per far questo, la prima cosa  per noi genitori, è riconoscere che l’ Amore di Dio è in mezzo a noi! Questo nasce da una fede  professata e vissuta.

Per realizzare questo,  dobbiamo lasciarci educare noi per primi , proprio dal Suo Amore.  

Ci viene in aiuto ancora la Parola di Dio:

“ I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua . Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’ usanza , ma trascorsi i giorni della festa , mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di Lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio , seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.” ( Luca  2, 41 – 46)

Quanto è attuale oggi questa pagina di Vangelo per noi genitori  con un figlio dodicenne !

Innanzi tutto ci rivela un quadro familiare di obbedienza all’ Amore di Dio : “ I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme”.

Per noi, questa usanza , a volte, può essere diventata una osservanza abitudinaria .

E’  questo il momento in cui dobbiamo risvegliarci dal sonno dello spirito, per recuperare il senso profondo dell’ usanza  che produce ardente passione per l’ osservanza della legge d’ Amore di Dio che dà la vita vera !

Gesù è veramente figlio che cresce in sapienza, età  e grazia , ed è veramente Dio che ci ascolta e ci interroga.

Lui vuole instaurare con noi genitori un dialogo fecondo.

Ancora oggi vuole che noi recuperiamo il senso della paternità e della maternità, si fa piccolo per darci la possibilità di essere piccoli, accoglienti , si mette in mezzo a  papà e mamma ancora oggi per ascoltarci , ci  interroga per permettere che noi  possiamo   riscoprire la nostra  vocazione di genitori!

Molte volte noi  crediamo che nostro figlio , nella vita , debba stare là dove noi pensiamo che debba essere  per i nostri progetti .

E magari pensando che così è  per il suo bene , rischiamo di perderlo di vista , ovvero rischiamo di non conoscere ciò che lui in quel momento sta provando .

Qualche volta possiamo andare anche in crisi , pensando di non essere all’ altezza della situazione  perché non ci troviamo in relazione con lui e  perché la realtà di nostro figlio è diversa da quella che noi ci siamo immaginati.

Possiamo essere preoccupati  e  angosciati , perché lo cerchiamo là dove lui non c’ è , lo cerchiamo in luoghi dove non è possibile instaurare una vera comunione.

E così facendo non lo troviamo ! 

 Maria e Giuseppe, ci danno un grandissimo insegnamento riguardo a questa attenzione per nostro figlio. La loro fede gli permette  di ritornare a Gerusalemme e di cercarlo nel tempio.

Noi  ritroviamo nostro figlio se lo cerchiamo nella casa di Dio ovvero in quel luogo privilegiato dove  il Padre  si occupa di lui e di noi , il luogo appartato  dove parla a lui e a noi  !

Gesù attraverso i nostri figli ci  interroga.

Dobbiamo allenarci ogni giorno  a questo dialogo a tre, magari anche a prezzo di fatica.

Il dialogo presuppone un ascolto, ed il pericolo è che noi genitori a volte ascoltiamo troppo noi stessi , le nostre abitudini, le nostre ambizioni , i nostri insuccessi, le nostre paure, anziché ascoltare la voce di Gesù che ci parla attraverso la loro stessa vita !

Se ci sforziamo di fare così, anche se come Maria e Giuseppe subito non comprenderemo ,  ciò nonostante  inizieremo ogni giorno il nostro quotidiano cammino con una speranza nuova, con tanta serenità, serbando nel nostro cuore come Maria  tutto ciò che nell’ ascolto Gesù dice  al nostro cuore con tanto amore..

Così l’osservanza dettata dalla fede , porterà  come conseguenza nel nostro cuore  quella pace vera che viene solo da Dio.

Questa possibilità l’ abbiamo anche noi , genitori del 2007 !

Se entreremo in questa dimensione di accoglienza dell’ Amore di Dio con una fiducia incondizionata in Lui, noi genitori diventeremo missionari in famiglia , diventeremo  immagine della  Sua stessa maternità e  paternità .

Quanto  più confideremo gioiosi in Lui  , tanto più i nostri figli vivranno i doni: della Fede nei momenti di tentazione, della Speranza nei momenti di crisi e della Carità  nel loro personale  abbandono all’ Amore di Dio!    

 

 

 
Segreteria Regionale
RnS Lombardia

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