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L’ETA’ DELLA PRE-ADOLESCENZA: IL CASO LUCA!
Carissimi ascoltatori di Radio Mater, buona sera a
tutti da Luigi e Susanna.
Dalle ns parti in qs giorni c’è aria di festa. Due
giovani, amici dei ns figli fin da quando erano piccoli, hanno iniziato
la loro carriera di genitori. E proprio a loro, ai loro coniugi e alle
loro piccole creature Miriam e Samuele desideriamo offrire il ns impegno
ad essere qui qs sera a parlarvi di famiglia con il ns tema: rapporto
genitori-figli.
L’altro giorno quando siamo andati
a trovare la piccola Miriam, più
di ogni altra cosa ci ha colpiti il suo sguardo già coinvolgente e
desideroso di comunicare, sembrava volerci dire qualcosa di importante e
significativo. Mentre del piccolo Samuele sentiamo dire di quanto era
corto il suo cordone ombelicale, tanto da non riuscire ad uscire dalla
pancia della mamma e di quanto è vorace nell’addentare il seno, per la
grande fame che lo assale.
Così ci siamo chiesti: cosa ci vuole indicare lo
sguardo di Miriam?
Cosa ci vorrà comunicare la grande fame di Samuele?
Quale chiamata il Signore ci sta facendo attraverso qs
nascite?
Ancora una volta ci sentiamo di rispondere così: qs
neonati ci comunicano la voglia di un rapporto, di un rapporto vero , lo
cercano fin dal momento del concepimento e ci chiedono di corrispondere
a qs richiesta con tutto il ns amore.
Con qs spinta in più, cari genitori, apriamo oggi la
ns puntata riflettendo su quello che la Chiesa ha pensato per noi in qs
nuovo anno pastorale.
In qs comunicazione troviamo le basi per costruire il
rapporto di qs anno con i ns
figli.
La Madre Chiesa è profeta per noi e, guidata dallo
Spirito Santo, ci tiene per mano e ci conduce, donandoci le risposte
concrete di cui abbiamo più bisogno.
Se le siamo fedeli e camminiamo in comunione con lei,
ogni strada, anche la più impossibile, si aprirà.
Dalla ns
diocesi di Milano l’8 settembre, giorno della natività di Maria, è
scaturita la proposta di lavoro
per qs nuovo anno pastorale.
Il ns cardinale in Duomo ha celebrato la S.Messa d’apertura e nell’omelia ha annunciato la
seconda tappa del suo programma triennale, tutto a favore della famiglia
dal titolo “L’amore di Dio è in mezzo a noi. La missione della famiglia
a servizio del Vangelo.Qs anno nello specifico: Famiglia comunica la tua
fede!”
La parola guida proposta dal ns arcivescovo ci ha
commossi.
La parola è tratta dal vangelo di Giovanni 4,45-54 e
s’intitola :il secondo miracolo a Cana.
Dice l’ arcivescovo: “Dopo qualche tempo, infatti,
Gesù ritorna proprio a Cana di Galilea e la gente, ricordando tutto
quello che ha fatto nella propria città e a Gerusalemme, lo accoglie con
gioia. Qui ancora una volta Gesù si incontra con la vita concreta di una
famiglia. C’è un gravissimo problema nella casa del funzionario del re:
il figlio sta lottando con la morte e il padre di qs ragazzo chiede
aiuto a Gesù. Non è più una festa a far spazio all’opera di Dio ma la
drammatica esperienza del dolore, che tocca oggi tante nostre famiglie.
Al cuore del racconto evangelico non sta però la sofferenza, ma la fede
con cui il funzionario del re riconosce il segno compiuto da Gesù:”credette
lui e tutta la sua famiglia.” Dice sempre il ns arcivescovo: bisogna
saper riconoscere l’ora di Gesù, l’occasione favorevole per l’annuncio
della fede. Essa può strappare un figlio da ciò che minaccia la sua
vita. E così tante volte nel corso del vissuto delle ns famiglie si
rinnova il secondo miracolo di Cana: “il
padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: Tuo figlio
vive!” Tutto comincia proprio in quell’ora in cui Gesù si rivela e
tu ti fidi della sua parola. E’ l’ora che ti chiede di dedicare
desiderio e tempo alla coltivazione del rapporto personale con i tuoi
figli che, a partire dai loro pensieri e dubbi, li apre pian piano al
dialogo sulla fede: la sera, la domenica, quando si celebrano i
sacramenti, nella festa dei compleanni e di altri anniversari. E’ l’ora
che ti chiede di riservare alcuni momenti di preghiera nella tua casa e
di partecipare agli incontri della comunità: per una fede più
convincente, più autentica, più ardente. E’ l’ora che ti spinge a scelte
più coraggiose e controcorrente nella gestione del bilancio familiare,
nell’uso del tempo personale e familiare, nell’accoglienza e
nell’ospitalità. Il secondo miracolo avviene nella famiglia e accomuna
genitori, figli, nonni, nipoti, educatori, ragazzi. Il figlio che vive è
insieme il frutto della fede e invito alla fede.”
Ringraziamo il ns Cardinale per qs riflessione così
profonda che ci introduce ancora di più nello specifico del tema che
desideriamo trattare qs sera, il tema del rapporto genitori-figli
nell’età dell’adolescenza.
STACCO MUSICALE
Facciamo partire l’età dell’adolescenza dall’età della
pre-adolescenza che va dagli 11 ai 14 anni, un periodo fatto di piccoli
passi verso la libertà.
Qs è l’età caratterizzata dal tentativo di sganciarsi
dalla famiglia naturale.
E’ il tempo in cui genitori e figli devono ridefinire
i confini nei quali muoversi, prendere le giuste distanze, ri-negoziare
i rapporti, stabilire nuove forme di legame.
Tutto quello, che fino ad ora, come modalità educativa
poteva andare bene, va rimesso completamente in discussione e
rielaborato per ricostruire una nuova linea.
Necessario è sapere che una linea comunque rimane
indispensabile.
Fino all’età dei 11, 12 anni il ns ragazzino dipendeva
direttamente o indirettamente da noi.
A 12 anni però comincia
prendere le distanze ,confermate anche da alcune convenzioni
comuni:ad es. può salire in ascensore da solo, può stare in auto davanti
col guidatore. Fa alcune commissioni, va e torna da scuola da solo, esce
con gli amici, prende l’autobus, amministra i suoi risparmi rendendosi
responsabile in prima
persona delle scelte che fa.
Dall’inizio alla fine dell’estate , nell’ arco di
pochi mesi, il ns ragazzo sembra un’altra persona. Il suo fisico
comincia a cambiare. La sua altezza aumenta velocemente .Il numero delle
scarpe si fa sproporzionato. Il suo guardaroba va completamente
rinnovato. La sua voce si fa strana. I suoi giudizi si fanno più
incisivi, le sue idee più convinte, le
considerazioni particolari sulle cose e sulle situazioni più
attente. Decide di vestirsi seguendo la moda, tenendo conto del giudizio
dei suoi compagni di scuola. Si prende degli spazi in cui nessuno può
entrare. Se ha la necessità di accettare un passaggio a scuola dal
genitore perché in ritardo, lo fa fermare a due isolati prima per non
essere visto dai suoi coetanei. Comincia ad osservare l’altro e l’altra
con occhi diversi.
Insomma qs ragazzo non sembra più lui.
Ora è un po’ più difficile avvicinarlo, abbracciarlo,
baciarlo, prenderlo per mano anche solo per scherzare.
Quando parla sembra aggredirti. Fa domande
provocatorie. Crea spesso
le condizioni per suscitare una discussione
per poi chiudersi in
un mutismo irritante. Gesticola in maniera irriverente e ride per le
cose più sciocche. Il linguaggio si fa colorito di aggettivi poco
gradevoli. Ogni occasione è
buona per mettere alla prova il proprio genitore.
Qs ragazzo sembra parlare un’altra lingua, una lingua
che è esattamente in contrapposizione con la ns!
Cari genitori, qs per noi è il momento di operare un
grande sforzo, è il momento
di usare l’intelligenza, la scaltrezza, l’ingegno, è il momento di
mettere in atto nuove strategie educative: cambiano i figli, anche i
genitori devono cambiare, senza rinnegare se stessi, ma devono cambiare,
non nella sostanza ma nella forma. Il ns ragazzo oggi ci chiede di
essere trattato per l’età che ha e per l’esperienza che sta facendo. Lui
sta provando a crescere e non desidera essere più trattato come un
bambino. E’ in difficoltà in qs prova di vita perché non sa a che cosa
va incontro e poi qs nuovi
contatti coi misteri del mondo esterno lo attraggono ma allo stesso
tempo lo mettono in ansia, a maggior ragione se ha ricevuto
un’educazione che gli ha insegnato con chiarezza dove sta il bene e dove
sta il male.
Il ns ragazzo cresce ed è in una fase delicatissima
della sua vita, non è né carne né pesce, è alla ricerca di se stesso e
per ritrovarsi ha bisogno di stare un po’ fuori casa, da solo,
specchiandosi nell’amico coetaneo che è come lui e nel quale si
riconosce.
I suoi amici, poco alla volta, per lui, in qs momento,
diventano le persone più importanti.
Nasce una nuova famiglia, la famiglia sociale, la
famiglia fatta di pari. Una famiglia che non è necessariamente in
contraddizione con quella naturale, ma è comunque un’altra famiglia.
L’amico, il gruppo di amici diventano per lui
indispensabili come l’aria che respira e la famiglia naturale non deve
commettere l’errore di sostituirsi a qs famiglia di pari.
E’ necessario che l’amico sia dello stesso sesso e
della stessa età, perché diventa un altro sé con cui compiere la propria
identificazione. Qs amico è importante per uscire a piccoli passi dalla
protezione costante dei genitori ed introdursi nel mondo del futuro. E’
l’amico dei messaggini, delle confidenze, è l’amico che ha un fascino
particolare, con il quale si sta al telefono e ci si rassicura. E’ un
buon amico con il quale si vive un rapporto intenso che è un dono
prezioso da considerarsi come un ottimo trampolino di lancio per i
futuri rapporti con l’altro sesso. Il valore di un’amicizia vera,
esclusiva, pregnante, ci apre a un mondo relazionale molto costruttivo e
appagante perché ci abitua a rivelarci per quello che siamo veramente,
senza maschere e senza falsità tanto da riuscire a farci accettare e ad
accettare senza compromessi.
L’amicizia tra i maschi si stende prevalentemente sul
piano del fare, dell’esplorare, della sfida; quella tra le femmine è più
sul piano dell’ascoltarsi reciproco, dell’infinito narrarsi, dei
sorrisini e delle intese.
Tutto qs non ci deve preoccupare o far sentire
esclusi, ma ci deve spronare a tenere i ns occhi ben vigili, perché
paradossalmente proprio in qs momento il ns ragazzo ha bisogno più che
mai di un adulto che lo sappia ascoltare e comprendere.
A chi comunicherà i suoi risultati di crescita?
Da chi avrà l’approvazione se quello che sta facendo è
cosa buona?
Chi lo rassicurerà sul percorso che sta compiendo?
Tutto qs glielo può dire solo un adulto che ha già
fatto qs esperienza e ne sa più di lui.
Ecco perché il ns ragazzo ha bisogno di un adulto sano
che sia un punto di riferimento ,come può essere un saggio capo scout o
un abile catechista, un simpatico educatore, un intelligente professore.
Un adulto a cui relazionare i risultati ottenuti dopo
aver vissuto certe esperienze in gruppo.
Un adulto da interpellare per avere un consiglio, un
suggerimento, un’opinione sul suo operato.
Qualcuno che
gli faccia risuonare dentro l’effetto eco.
Se noi genitori abbiamo costruito col ns ragazzo un
rapporto solido fatto di principi morali ed educativi seri, nel momento
in cui si troverà al di fuori dell’ ambito familiare, saprà recuperare
dentro di sé quello che ha appreso e qs gli sarà utile per difendersi
dalle prove che dovrà
superare. Se incontra un adulto che gli dà delle conferme avrà sempre
più stima e fiducia in se stesso e nella sua famiglia d’origine.
Qs è il tempo dell’effetto eco!
E in qs effetto eco noi genitori dobbiamo credere.
Più il ns ragazzo prova ad allontanarsi da noi, più
sentirà una eco che viene
da lontano e più saremo discreti, riservati, apparentemente lontani, più
il ns ragazzo ritroverà se stesso e la famiglia da cui proviene e con qs
ricomincerà a dialogare in maniera nuova, più matura, più da grande.
L’effetto eco è la conferma che la sua famiglia c’è,
c’è stata e ci sarà e rimane
il suo punto di partenza. Qs riscoperta positiva gli darà la
capacità e il desiderio un
domani di scegliere, se Dio lo vorrà, la vocazione familiare.
Noi abbiamo tre figli, due ormai grandi e uno che sta
entrando in qs tempo adolescenziale.
Proprio in qs giorni riflettevamo sulla chiamata che
il Signore ci fa per adeguarci nel modo migliore a qs nuova situazione
familiare.
Nonostante il bagaglio di esperienza acquisito con i
ns due figli più grandi, nonostante il cammino di fede trentennale,
nonostante i ns approfondimenti nell’ambito educativo, siamo di nuovo di
fronte a un nuovo “caso”familiare, il “caso”
Luca che vuole diventare grande.
Lui non è Daniele, né Chiara, lui è Luca e come Luca
desidera crescere ed affermarsi nella vita. L’esperienza acquisita con i
figli più grandi ci serve, ma con molta umiltà, proprio di qs tempi,
abbiamo dovuto fermarci un attimo per rivedere alcune ns posizioni a suo
riguardo e per capire come prendere le misure con lui.
Come dice il ns cardinale noi adulti dobbiamo avere il
coraggio di capire che quello che serve oggi non è quello che serviva un
tempo e anche noi, come tutti, dobbiamo andare a scuola di nuovi metodi
di comportamento
Sono i segni dei tempi che ci indicano la strada.
STACCO MUSICALE
Elevare il ns sguardo a Dio nel tempo dell’adolescenza
significa non rimanere schiacciati dai tempi duri, carichi di tensione e
di paure di quando l’adolescente ti fa disperare. Se stiamo incollati
alla rispostaccia, allo smacco, all’insuccesso perdiamo la giusta
dimensione del ns essere genitori, ma se alziamo lo sguardo a Lui
ritorniamo alle origini del ns impegno come genitori e sarà più facile
riconoscere in quel figlio che sta crescendo la presenza di Dio.
Per far
questo, la prima cosa per
noi genitori, è riconoscere che l’ Amore di Dio è in mezzo a noi! Questo
nasce da una fede
professata e vissuta.
Per
realizzare questo, dobbiamo
lasciarci educare noi per primi , proprio dal Suo Amore.
Ci viene in
aiuto ancora la Parola
di Dio:
“ I suoi
genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua
. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’ usanza ,
ma trascorsi i giorni della festa , mentre riprendevano la via del
ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme senza che i genitori se
ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di
viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non
avendolo trovato, tornarono in cerca di Lui a Gerusalemme. Dopo tre
giorni lo trovarono nel tempio , seduto in mezzo ai dottori, mentre li
ascoltava e li interrogava.” ( Luca
2, 41 – 46)
Quanto è
attuale oggi questa pagina di Vangelo per noi genitori
con un figlio dodicenne !
Innanzi
tutto ci rivela un quadro familiare di obbedienza all’ Amore di Dio : “
I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme”.
Per noi,
questa usanza , a volte, può essere diventata una osservanza
abitudinaria .
E’
questo il momento in cui dobbiamo risvegliarci dal sonno dello
spirito, per recuperare il senso profondo dell’ usanza
che produce ardente passione per l’ osservanza della legge d’
Amore di Dio che dà la vita vera !
Gesù è
veramente figlio che cresce in sapienza, età
e grazia , ed è veramente Dio
che ci ascolta e ci interroga.
Lui vuole
instaurare con noi genitori un dialogo fecondo.
Ancora oggi
vuole che noi recuperiamo il senso della paternità e della maternità, si
fa piccolo per darci la possibilità di essere piccoli, accoglienti , si
mette in mezzo a papà e
mamma ancora oggi per ascoltarci , ci interroga
per permettere che noi possiamo
riscoprire la nostra
vocazione di genitori!
Molte volte
noi crediamo che nostro
figlio , nella vita , debba stare là dove noi pensiamo che debba essere
per i nostri progetti .
E magari
pensando che così è per il suo
bene , rischiamo di perderlo di vista , ovvero rischiamo di non
conoscere ciò che lui in quel momento sta provando .
Qualche
volta possiamo andare anche in crisi , pensando di non essere all’
altezza della situazione perché
non ci troviamo in relazione con lui e perché
la realtà di nostro figlio è diversa da quella che noi ci siamo
immaginati.
Possiamo
essere preoccupati e
angosciati , perché lo cerchiamo là dove lui non c’ è , lo
cerchiamo in luoghi dove non è possibile instaurare una vera comunione.
E così
facendo non lo troviamo !
Maria
e Giuseppe, ci danno un grandissimo insegnamento riguardo a questa
attenzione per nostro figlio. La loro fede gli permette
di ritornare a Gerusalemme e di cercarlo nel tempio.
Noi
ritroviamo nostro figlio se lo cerchiamo nella casa di Dio ovvero
in quel luogo privilegiato dove
il Padre si occupa di lui
e di noi , il luogo appartato
dove parla a lui e a noi !
Gesù
attraverso i nostri figli ci interroga.
Dobbiamo
allenarci ogni giorno a
questo dialogo a tre, magari anche a prezzo di fatica.
Il dialogo
presuppone un ascolto, ed il pericolo è che noi genitori a volte
ascoltiamo troppo noi stessi , le nostre abitudini, le nostre ambizioni
, i nostri insuccessi, le nostre paure, anziché ascoltare la voce di
Gesù che ci parla attraverso la loro stessa vita !
Se ci
sforziamo di fare così, anche se come Maria e Giuseppe subito non
comprenderemo , ciò nonostante
inizieremo ogni giorno il nostro quotidiano cammino con una
speranza nuova, con tanta serenità, serbando nel nostro cuore come Maria
tutto ciò che nell’ ascolto Gesù dice
al nostro cuore con tanto
amore..
Così
l’osservanza dettata dalla fede , porterà
come conseguenza nel nostro cuore
quella pace vera che viene solo da Dio.
Questa
possibilità l’ abbiamo anche noi , genitori del 2007 !
Se entreremo
in questa dimensione di accoglienza dell’ Amore di Dio con una fiducia
incondizionata in Lui, noi genitori diventeremo missionari in famiglia ,
diventeremo immagine della
Sua stessa maternità e
paternità .
Quanto
più confideremo gioiosi in Lui
, tanto più i nostri figli vivranno i doni: della Fede nei
momenti di tentazione, della Speranza nei momenti di crisi e della
Carità nel loro personale
abbandono all’ Amore di Dio!
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