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Carissimi ascoltatori di Radio Mater, dopo la “forzata pausa” che per
qualche mese ci ha costretto lontano da voi, rieccoci qui
per continuare le ns
conversazioni riguardanti l’argomento familiare che da circa tre anni
trattiamo in qs rubrica: Rapporto genitori- figli.
Desideriamo riprendere qs cammino da dove lo abbiamo lasciato.
Quando Luigi non è stato bene stavamo preparando la rubrica del 14
marzo, inserita nel cammino quaresimale ambrosiano, a due giorni dalla
domenica delle Palme.
Proprio in quel periodo il ns arcivescovo stava tenendo le sue
conversazioni settimanali sul sacramento del Battesimo
Come ben sapete da due anni la diocesi di Milano ha tracciato un cammino
triennale che vede al centro la famiglia. L’ anno scorso l’arcivescovo
ci ha proposto il tema
“Famiglia comunica la tua fede” e proprio inserito in qs percorso, molto
favorevole all’ argomento radiofonico da noi trattato, il cardinale ci
ha fatto riflettere sul sacramento del Battesimo.
Nella storia delle ns conversazioni ci siamo accorti di non aver
riflettuto mai approfonditamente su i sacramenti dell’iniziazione
cristiana: ed oggi, proprio all’inizio di qs nuovo anno pastorale che
avrà come tema Famiglia diventa anima del mondo qs ci sembra il miglior
modo per ripartire a verificare il ns cammino come genitori ed
educatori.
Con noi in studio una coppia di ns amici, fratelli di fede, Bianca e
Riccardo che da tanti anni
svolgono nella ns parrocchia un servizio di catechesi battesimale: la
loro testimonianza, che sentiremo al termine della ns riflessione, ci
servirà per rendere più concreta e stimolante la ns esposizione.
Il primo grande “segno”, dice il cardinale, che trasmette la fede è il
sacramento del battesimo. Chiedere il battesimo per un figlio significa
desiderare per lui una vita “nuova”.
La vita nuova non viene dalla carne e dal sangue, ma dalla potenza
d’amore di Dio: è dono totalmente libero e gratuito. Ma il dono di Dio
chiede il “sì” dell’uomo, chiede di essere conosciuto, accolto e vissuto
in libertà. Ed è quanto avviene attraverso quel processo di
assimilazione graduale che si chiama
“iniziazione cristiana”: un
processo che coinvolge la Chiesa, entro cui il battezzato entra come
membro, insieme alla sua famiglia, chiamata nel disegno di Dio a
trasmettere con la vita umana anche la fede e quindi ad educare il
proprio figlio come “figlio di Dio”.
I primi
responsabili dell’iniziazione
cristiana sono i
genitori. Se un papà e una
mamma chiedono il battesimo per un figlio, esprimono la convinzione di
chiedere qualcosa di bello per il proprio bambino.
Chiedendo alla Chiesa
di dare questo dono, in un certo senso vogliono farsi aiutare da
qualcuno a comprenderlo e a trasmetterlo, perché questo inizio sia fatto
fruttificare. Questo “qualcuno” è la comunità cristiana, il parroco, i
presbiteri, i diaconi, i catechisti e le famiglie incaricate di questo
ministero.
La garanzia di una crescita cristiana del bambino, necessaria perché il
battesimo possa essergli conferito, dipenderà sempre più dall’efficace
interazione, entro la comunità cristiana, tra genitori che chiedono il
battesimo e le famiglie disposte ad affiancarsi con cordialità ad essi,
favorendo così anche la loro crescita di credenti adulti.
Su questa linea la stessa figura dei
padrini deve essere
rivalutata. Anziché limitarsi a chiedere ai genitori di cercare tra
parenti e amici chi possiede i requisiti canonici, la comunità stessa
potrebbe presentare e offrire la disponibilità di persone, catechisti
battesimali e coppie cristiane, che si impegnano ad affiancare i
genitori nel compito della crescita cristiana dei bambini battezzati.
La richiesta del battesimo è per la comunità cristiana
un fatto impegnativo
anche in termini di persone e di
tempi. Ma che cosa c’è di più
importante dell’introdurre alla fede un bambino, di farlo diventare
figlio di Dio e parte viva della Chiesa?
Anche perché quando un genitore desidera che un figlio diventi cristiano
e chiede il dono del battesimo, si pone spesso in una nuova fase di
ricerca della fede, e si accorge che il battesimo, oltre che essere un
inizio della vita di grazia per il proprio bambino, è anche l’occasione
di un nuovo germogliare della fede per se stesso. Dobbiamo saper
interpretare e valorizzare, oggi più che mai, questa occasione dello
Spirito. I presbiteri e gli operatori pastorali devono saper vivere
l’incontro con i genitori, con i padrini e le madrine come un’autentica
occasione di evangelizzazione, curando in modo particolare uno stile di
accoglienza e di rispetto, dentro il quale manifestare una sincera
disponibilità ad accompagnare le persone più lontane a una vera
comprensione della grazia della fede.
La preparazione al battesimo è
un cammino in cui l’adulto è chiamato a predisporsi ad un rinnovato
ascolto della parola di Dio, alla conversione del cuore e della vita e
ad una più viva appartenenza alla comunità cristiana.
Al di là dei momenti già previsti ordinariamente della catechesi e della
celebrazione, molti genitori e numerose giovani coppie hanno realmente
bisogno di trovare sul loro
cammino altri genitori che li sappiano incontrare, ascoltare e
comprendere nelle loro concrete situazioni di vita e nelle loro reali
difficoltà. La preparazione al battesimo di un figlio significherà per
molti di loro riscoprire la persona di Gesù, la sua bellezza, il suo
fascino e la forza profetica del suo Vangelo. Per altri suonerà come un
invito a rinnovare la preghiera nella propria casa, con gli altri figli.
Altri genitori, infine, avranno l’occasione di incontrarsi in modo
diretto per la prima volta con la Chiesa e di poterne scoprire il volto
accogliente, capace di ascolto, di rispetto, di invito alla verità, di
amore e misericordia.
Dopo la celebrazione del battesimo
è la famiglia ad offrire il contesto domestico della fede, con ricchezza
di gesti semplici e abituali che fanno crescere il senso religioso e la
coscienza della presenza di Dio nel cuore dei bambini.
È necessario innanzitutto che
i genitori costruiscano
con i loro figli occasioni di vita familiare che siano momenti autentici
di educazione della fede, a cominciare dalla preghiera del mattino e
della sera. Nell’organizzare il loro tempo sappiano garantire e
promuovere la partecipazione ai momenti liturgici più significativi come
il Natale, la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste; aiutino a coltivare
il desiderio della Prima Comunione e del dono dello Spirito nella
Cresima; propongano la lettura comune di qualche pagina della Bibbia
illustrata per i più piccoli. Sono moltissime le opportunità che possono
favorire l’educazione dei bambini, fin dalla prima infanzia, a
riconoscere e vivere la presenza amica e rassicurante di Gesù.
Molto spesso la crescita e l’accompagnamento spirituale dei bambini
durante tutto l’arco della prima infanzia sono affidati alla
presenza preziosa dei
nonni. In molti casi sono
loro che accompagnano i bambini a scuola, che li custodiscono in attesa
dei genitori impegnati nel lavoro; sono loro che formano ai fondamentali
atteggiamenti religiosi e ai comportamenti cristiani. È un compito a
volte faticoso e molto importante, questo che, senza togliere nulla alla
responsabilità dei genitori, rappresenta un autentico intervento
educativo destinato a rimanere per sempre nella memoria e nel cuore dei
nipoti.
Occorrerà innanzitutto, sottolinea il cardinale, dedicare attenzione,
assicurare tempo e predisporre strumenti perché cresca sempre più
la coscienza dell’importanza
pastorale del tempo del battesimo
prima, durante e dopo la sua
celebrazione. Non si tratta di prospettive completamente nuove nelle
nostre comunità, tuttavia meritano di essere maggiormente valorizzate
per accrescere la vicinanza con i genitori e per sviluppare un rapporto
significativo con i catechisti e con i più diversi accompagnatori
pastorali.
In modo particolare bisognerà
prendersi cura della formazione delle persone, consacrate e laiche,
e delle famiglie che lodevolmente operano nella pastorale battesimale
o che sono disponibili a impegnarsi . Anche a distanza di
anni ripropongo come tuttora attuale e significativo il riferimento al
Catechismo della Conferenza
Episcopale Italiana per i bambini, dal titolo
“Lasciate che i bambini vengano a
me”.
STACCO MUSICALE
Da dove viene il Battesimo cristiano?
«Il
Battesimo cristiano viene dal cuore amoroso di Dio Padre, che ha voluto
dare all’umanità il bene prezioso dell’acqua per le necessità del corpo
(per lavarsi, per dissetarsi, per purificarsi…), ma anche perché questa
diventasse il segno e l’immagine di quei beni spirituali che il Figlio
fatto uomo ci avrebbe lasciato».
Il
Cardinale, nelle sue conversazioni, ripercorre alcune pagine dell’Antico
Testamento in cui l’elemento dell’acqua assume connotazioni diverse: lo
Spirito che aleggia sulle acque all’origine della creazione, il diluvio
e l’arca di Noè, il passaggio del mar Rosso. Si sofferma anche sul
«singolare rapporto» che Gesù ha con l’acqua. Il primo riferimento è al
fiume Giordano ma è con la Pasqua, dice l’Arcivescovo, «che Gesù ha
aperto a tutti gli uomini le fonti della salvezza. Egli infatti aveva
già parlato della Passione come di un “Battesimo”». Sulla croce, nel
momento della sua morte, Gesù «riempie per sempre la Chiesa, sua sposa,
della ricchezza della grazia dell’Eucaristia e del Battesimo (vino e
acqua) simbolo di tutti i sacramenti». E dopo la sua risurrezione dirà
ai suoi discepoli: «Andate, annunciate il Vangelo a tutti i popoli e
battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
“Ci è nato un figlio: perché
battezzarlo?”
Il compito
di “educare alla fede”, insiste il Cardinale, «coincide con il compito
di educare ad una vita sempre più libera dalla schiavitù del peccato e
sempre più aperta e tesa alla santità». È questa infatti «la meta del
battezzato», cioè di ogni cristiano, «chiamato a imitare e a condividere
la vita di santità di Gesù stesso».Chi riceve il Battesimo «è un sicuro
candidato alla santità».
Tuttavia, anche tra i genitori cristiani c’è chi
decide di non battezzare il proprio figlio per motivi diversi, «come
l’essersi allontanati dalla pratica cristiana o dalla stessa fede,
l’essere ormai contagiati da una cultura profondamente secolarizzata».
Alcuni sono «dubbiosi, indecisi e si sentono caricati di una serie di
“perché”». Ma quando si decide di “lasciare liberi i figli” in realtà si
ha «un’idea sbagliata di libertà, astratta e individualistica». Per
l’Arcivescovo «è una libertà che rischia di sottrarre le cose più
preziose» e che «lascia soli». Si chiede allora: «Che senso avrebbe dare
la vita a un figlio senza offrirgli la chiave che ne schiude il mistero.
"Perchè con il battesimo si entra a far parte della Chiesa?"
L’Arcivescovo
chiarisce che se per prima nascita si intende «quella che viene dal
grembo della propria madre», la seconda nascita riguarda invece la vita
spirituale o «soprannaturale» che «per noi è data dal Battesimo». In
questa “nuova nascita” «è
racchiuso il mistero di una “nuova maternità”, del tutto diversa da
quella naturale, ma non per questo meno vera e reale». Si tratta di una
maternità «umanamente inimmaginabile, del tutto inattesa, sorprendente,
sublime e insuperabile». E chi è questa madre? La Chiesa, «madre di
tutti i viventi», che oltre ad essere «corpo visibile e sociale», spiega
il Cardinale, «è una comunità concreta e fatta di persone».
«Nella Chiesa ogni battezzato ha un dono da
ricevere, un posto da occupare, una vocazione da scoprire e un compito
da svolgere». E aggiunge con forza: «Disertare la vita della Chiesa, per
chi ha ricevuto il Battesimo, significa sottrarsi alla vita della
propria famiglia spirituale, correndo il rischio dell’anoressia
spirituale, ma anche far mancare a tutto il corpo di Cristo il proprio
apporto .
"Come spiegargli, da grande, il dono ricevuto ?"
Le domande
sul Battesimo nascono spontanee nei bambini, per esempio quando
sfogliano l’album di famiglia, dice l’Arcivescovo, e trovano una foto
della celebrazione. Oppure a scuola potrebbero scoprire che non tutti i
compagni frequentano il catechismo per prepararsi alla Prima Comunione
perché non sono stati battezzati e chiedersi: qual è la “differenza” tra
me e loro?
Può
capitare che gli stessi genitori, posti di fronte agli interrogativi dei
figli, si trovino a disagio nel rispondere.«Il Battesimo è stato solo
una bella festa per parenti e amici o ha realmente fatto accadere
qualcosa di importante che ha trasformato, in maniera profonda e per
sempre, l’esistenza?».
Il
Battesimo infatti è un “sigillo indelebile: anche se un bambino
crescendo «potrà rifiutare radicalmente la fede cristiana e decidere di
vivere come se non fosse mai stato battezzato», in realtà ha ricevuto da
Dio «un dono inestirpabile, indelebile, irrevocabile». C’è dunque «un
“diritto” dei bambini», «ad imparare i primi elementi della preghiera
cristiana dalle labbra e dal cuore dei loro genitori», a cominciare dal
Padre Nostro. I piccoli passano «dal “dire le preghiere” a casa, nella
propria cameretta» al partecipare alla Messa nel giorno del Signore. Non
basta però che i genitori non siano di «ostacolo» in questo, ma per i
figli «occorre che siano esempio vivo
e gioioso di fedeltà all’Eucaristia domenicale con la loro
convinta frequenza e partecipazione».
“In famiglia siamo tutti
battezzati, come essere testimoni?”
La
liturgia del Battesimo ci presenta il rito della consegna del cero
acceso.
Indicando
il cero pasquale, la cui fiamma arde e risplende dall’inizio della
celebrazione come simbolo del Cristo risorto, la luce del mondo, il
sacerdote si rivolge a tutti i presenti, ma in particolare a genitori e
padrini dicendo:”Ricevete la luce di Cristo”
La luce di
Cristo potrà normalmente brillare ed espandersi nell’anima di un bambino
battezzato nella misura in cui i suoi genitori e coloro che li
affiancano nel compito educativo, terranno viva ed alimenteranno essi
stessi la fiamma della fede, della speranza e dell’amore cristiano che è
stato acceso in loro.
Ora nel
comportarsi come figli della luce c’è innanzi tutto da compiere una
decisa presa di distanza teorica e pratica delle opere delle tenebre.
Emerge
così il duplice registro di una buona formazione morale che chiama i
genitori ad approfondire le loro stesse convinzioni e il loro modo
stesso e concreto di comportarsi.
Da un lato
c’è la pratica del bene e dall’altro la formazione di una coscienza
retta.
E ciò
avviene quando i genitori rispondono senza reticenze alle domande dei
propri figli, creano continue occasioni di riflessione e approfondiscono
con loro i grandi valori della morale cristiana circa la vita personale,
familiare e sociale.
Chi vive
nella luce ama, ricerca e opera la bontà, la giustizia e la verità.
Ma chi sa
leggere fino in fondo il cuore di un figlio?
Di qui
l’urgenza di accompagnare la loro crescita con la preghiera e con il
dialogo di coppia perché solo l’umile e fiduciosa invocazione
dell’azione di Dio e il costante confronto tra i coniugi potranno
ottenere il miracolo di un cuore buono, giusto, vero.
STACCO
MUSICALE
Siamo una coppia di nonni che si dedica, ormai da dieci anni, alla
catechesi per le famiglie dei battezzandi. La nostra attività consiste
nell’essere di supporto ai sacerdoti
che svolgono tale missione nel territorio della parrocchia. Su
mandato del parroco ci rechiamo a visitare le famiglie che hanno
richiesto il Battesimo per il loro figlio. Ho sentito poc’anzi che il
genitore che chiede per il proprio figlio il dono del battesimo si
accorge che sovente esso è anche l’occasione di un nuovo germogliare
della fede per se stesso. Spesso abbiamo avuto modo di riscontrare che
questa affermazione é proprio vera!
Durante questo incontro la tematica che trattiamo è quanto mai varia e
multiforme data la varietà ed eterogeneità delle persone alle quali ci
rivolgiamo, che sono coppie sposate, in Chiesa, in comune o conviventi.
Anche se il testo di riferimento è il Catechismo della Conferenza
Episcopale Italiana, dal titolo: “Lasciate che i bambini vengano a me”
il modo di condurre l’incontro è lasciato alla nostra sensibilità e
soprattutto all’aiuto del Signore che ci sta accanto.
Vi assicuro che se questo sembra impegnativo non lo è affatto, perché,
senza dubbio, questa esperienza ci ha concesso molto di più di quello
che abbiamo dato. Senza dubbio essa è servita per la nostra crescita
spirituale, infatti dice il Signore:
“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratello o genitori
o figli, per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo
presente e la vita eterna nel tempo che verrà”
(Lc 18,29-30)
Personalmente negli incontri, preferisco all’inizio lasciar parlare gli
interlocutori, onde poterli meglio conoscere, poi cerco di premiare nel
colloquio l’aspetto esistenziale più che catechistico.
Vi assicuro che, indurre chi ti ascolta alla riflessione, attraverso
queste domande che sicuramente tutti noi, almeno una volta nella vita,
ci siamo poste: “Chi sono io?”, “Perché esisto?”, “Dove sto andando?”,
è cosa abbastanza facile.
Questi interrogativi ti inducono a riflettere, a pensare, a chiederti “chi
è che muove tutte le cose?”, “cosa c’è dopo la morte?”.
Sono domande che, nella frenetica attualità di una vita senza tempo di
riflettere, nella baraonda dei tempi moderni, sono la premessa
indispensabile per ricordarci che lassù c’è un Dio che ci ama, che ci
ama con una intensità incommensurabile. C’è un Dio che ai nostri
lamenti:
“Il Signore mi ha abbandonato. Il Signore mi ha dimenticato”,
ci risponde così: “Si dimentica forse una donna del suo bambino,
così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci
fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò
mai.”
(Is 49,15)
Nel nostro incontro con i genitori del battezzando, un unico incontro,
ci facciamo aiutare da un intervento del Papa durante il battesimo di un
gruppo di bambini, l’anno scorso nella Cappella Sistina.
Dice il Papa: “Che
cosa succede nel Battesimo? Che cosa ci si aspetta dal Battesimo?”
Per i nostri bambini ci
aspettiamo la vita eterna. Questo è lo scopo del Battesimo. Ma che cosa
è la vita eterna? Speriamo per questi bambini una vita buona; la vera
vita; la felicità anche in un futuro ancora sconosciuto. Chiediamo
questo a Dio come dono.
Nel Battesimo ogni
bambino viene inserito in una compagnia di amici che non lo abbandonerà
mai nella vita e nella morte, perché questa compagnia di amici è la
famiglia di Dio, che porta in sé la promessa dell’eternità. Questa
compagnia di amici, questa famiglia di Dio gli darà parole di luce che
danno l’indicazione giusta circa la strada da prendere e darà
consolazione e conforto anche nei giorni della sofferenza; fin nella
valle oscura della morte. Gli darà amicizia, gli darà vita. Compagnia
assolutamente affidabile e non scomparirà mai.
Non sappiamo come sarà il
mondo, la nostra Europa nei prossimi 50 , 60, 70 e più anni. Ma su un
punto siamo sicuri: la famiglia di Dio sarà sempre presente e gli
appartenenti ad essa non saranno mai soli, ma avranno sempre l’amicizia
sicura di Colui che è la vita, che ha vinto la morte e ha in mano le
chiavi della vita: Gesù. Essere in questa famiglia significa
essere in comunione con Lui, con Cristo che è vita e dà amore eterno
oltre la morte.
Queste sono le nostre
aspettative e la nostra speranza alle quali il sacramento del Battesimo
risponde appieno.
Siamo contenti se, alla
fine dell’incontro, abbiamo suscitato almeno un po’ di interesse, ma
comprendiamo che sarebbe necessario che molte più coppie, di quelle che
siamo, si dedicassero all’accompagnamento di queste famiglie, che hanno
bisogno di testimoni, cioè persone che vivono la fede e che li aiutino
ad inserirsi nella comunità.
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