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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 12 Settembre 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 
 

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater, dopo la “forzata pausa” che per qualche mese ci ha costretto lontano da voi, rieccoci qui  per continuare le ns conversazioni riguardanti l’argomento familiare che da circa tre anni trattiamo in qs rubrica: Rapporto genitori- figli.

Desideriamo riprendere qs cammino da dove lo abbiamo lasciato.

Quando Luigi non è stato bene stavamo preparando la rubrica del 14 marzo, inserita nel cammino quaresimale ambrosiano, a due giorni dalla domenica delle Palme.

Proprio in quel periodo il ns arcivescovo stava tenendo le sue conversazioni settimanali sul sacramento del Battesimo

Come ben sapete da due anni la diocesi di Milano ha tracciato un cammino triennale che vede al centro la famiglia. L’ anno scorso l’arcivescovo ci  ha proposto il tema “Famiglia comunica la tua fede” e proprio inserito in qs percorso, molto favorevole all’ argomento radiofonico da noi trattato, il cardinale ci ha fatto riflettere sul sacramento del Battesimo.

Nella storia delle ns conversazioni ci siamo accorti di non aver riflettuto mai approfonditamente su i sacramenti dell’iniziazione cristiana: ed oggi, proprio all’inizio di qs nuovo anno pastorale che avrà come tema Famiglia diventa anima del mondo qs ci sembra il miglior modo per ripartire a verificare il ns cammino come genitori ed educatori.

Con noi in studio una coppia di ns amici, fratelli di fede, Bianca e Riccardo  che da tanti anni svolgono nella ns parrocchia un servizio di catechesi battesimale: la loro testimonianza, che sentiremo al termine della ns riflessione, ci servirà per rendere più concreta e stimolante la ns esposizione.

Il primo grande “segno”, dice il cardinale, che trasmette la fede è il sacramento del battesimo. Chiedere il battesimo per un figlio significa desiderare per lui una vita “nuova”.

La vita nuova non viene dalla carne e dal sangue, ma dalla potenza d’amore di Dio: è dono totalmente libero e gratuito. Ma il dono di Dio chiede il “sì” dell’uomo, chiede di essere conosciuto, accolto e vissuto in libertà. Ed è quanto avviene attraverso quel processo di assimilazione graduale che si chiama “iniziazione cristiana”: un processo che coinvolge la Chiesa, entro cui il battezzato entra come membro, insieme alla sua famiglia, chiamata nel disegno di Dio a trasmettere con la vita umana anche la fede e quindi ad educare il proprio figlio come “figlio di Dio”.

I primi responsabili dell’iniziazione cristiana sono i genitori. Se un papà e una mamma chiedono il battesimo per un figlio, esprimono la convinzione di chiedere qualcosa di bello per il proprio bambino.  Chiedendo alla Chiesa di dare questo dono, in un certo senso vogliono farsi aiutare da qualcuno a comprenderlo e a trasmetterlo, perché questo inizio sia fatto fruttificare. Questo “qualcuno” è la comunità cristiana, il parroco, i presbiteri, i diaconi, i catechisti e le famiglie incaricate di questo ministero.

La garanzia di una crescita cristiana del bambino, necessaria perché il battesimo possa essergli conferito, dipenderà sempre più dall’efficace interazione, entro la comunità cristiana, tra genitori che chiedono il battesimo e le famiglie disposte ad affiancarsi con cordialità ad essi, favorendo così anche la loro crescita di credenti adulti.

Su questa linea la stessa figura dei padrini deve essere rivalutata. Anziché limitarsi a chiedere ai genitori di cercare tra parenti e amici chi possiede i requisiti canonici, la comunità stessa potrebbe presentare e offrire la disponibilità di persone, catechisti battesimali e coppie cristiane, che si impegnano ad affiancare i genitori nel compito della crescita cristiana dei bambini battezzati.

La richiesta del battesimo è per la comunità cristiana un fatto impegnativo  anche in termini di persone e di tempi. Ma che cosa c’è di più importante dell’introdurre alla fede un bambino, di farlo diventare figlio di Dio e parte viva della Chiesa?

Anche perché quando un genitore desidera che un figlio diventi cristiano e chiede il dono del battesimo, si pone spesso in una nuova fase di ricerca della fede, e si accorge che il battesimo, oltre che essere un inizio della vita di grazia per il proprio bambino, è anche l’occasione di un nuovo germogliare della fede per se stesso. Dobbiamo saper interpretare e valorizzare, oggi più che mai, questa occasione dello Spirito. I presbiteri e gli operatori pastorali devono saper vivere l’incontro con i genitori, con i padrini e le madrine come un’autentica occasione di evangelizzazione, curando in modo particolare uno stile di accoglienza e di rispetto, dentro il quale manifestare una sincera disponibilità ad accompagnare le persone più lontane a una vera comprensione della grazia della fede.  

La preparazione al battesimo è un cammino in cui l’adulto è chiamato a predisporsi ad un rinnovato ascolto della parola di Dio, alla conversione del cuore e della vita e ad una più viva appartenenza alla comunità cristiana.

Al di là dei momenti già previsti ordinariamente della catechesi e della celebrazione, molti genitori e numerose giovani coppie hanno realmente bisogno di trovare sul loro cammino altri genitori che li sappiano incontrare, ascoltare e comprendere nelle loro concrete situazioni di vita e nelle loro reali difficoltà. La preparazione al battesimo di un figlio significherà per molti di loro riscoprire la persona di Gesù, la sua bellezza, il suo fascino e la forza profetica del suo Vangelo. Per altri suonerà come un invito a rinnovare la preghiera nella propria casa, con gli altri figli. Altri genitori, infine, avranno l’occasione di incontrarsi in modo diretto per la prima volta con la Chiesa e di poterne scoprire il volto accogliente, capace di ascolto, di rispetto, di invito alla verità, di amore e misericordia.

Dopo la celebrazione del battesimo è la famiglia ad offrire il contesto domestico della fede, con ricchezza di gesti semplici e abituali che fanno crescere il senso religioso e la coscienza della presenza di Dio nel cuore dei bambini.

È necessario innanzitutto che i genitori costruiscano con i loro figli occasioni di vita familiare che siano momenti autentici di educazione della fede, a cominciare dalla preghiera del mattino e della sera. Nell’organizzare il loro tempo sappiano garantire e promuovere la partecipazione ai momenti liturgici più significativi come il Natale, la Quaresima, la Pasqua, la Pentecoste; aiutino a coltivare il desiderio della Prima Comunione e del dono dello Spirito nella Cresima; propongano la lettura comune di qualche pagina della Bibbia illustrata per i più piccoli. Sono moltissime le opportunità che possono favorire l’educazione dei bambini, fin dalla prima infanzia, a riconoscere e vivere la presenza amica e rassicurante di Gesù.

Molto spesso la crescita e l’accompagnamento spirituale dei bambini durante tutto l’arco della prima infanzia sono affidati alla presenza preziosa dei nonni. In molti casi sono loro che accompagnano i bambini a scuola, che li custodiscono in attesa dei genitori impegnati nel lavoro; sono loro che formano ai fondamentali atteggiamenti religiosi e ai comportamenti cristiani. È un compito a volte faticoso e molto importante, questo che, senza togliere nulla alla responsabilità dei genitori, rappresenta un autentico intervento educativo destinato a rimanere per sempre nella memoria e nel cuore dei nipoti. 

Occorrerà innanzitutto, sottolinea il cardinale, dedicare attenzione, assicurare tempo e predisporre strumenti perché cresca sempre più la coscienza dell’importanza pastorale del tempo del battesimo prima, durante e dopo la sua celebrazione. Non si tratta di prospettive completamente nuove nelle nostre comunità, tuttavia meritano di essere maggiormente valorizzate per accrescere la vicinanza con i genitori e per sviluppare un rapporto significativo con i catechisti e con i più diversi accompagnatori pastorali. 

In modo particolare bisognerà prendersi cura della formazione delle persone, consacrate e laiche, e delle famiglie che lodevolmente operano nella pastorale battesimale  o che sono disponibili a impegnarsi . Anche a distanza di anni ripropongo come tuttora attuale e significativo il riferimento al Catechismo della Conferenza Episcopale Italiana per i bambini, dal titolo “Lasciate che i bambini vengano a me”.   

 

STACCO MUSICALE

 

Da dove viene il Battesimo cristiano?

«Il Battesimo cristiano viene dal cuore amoroso di Dio Padre, che ha voluto dare all’umanità il bene prezioso dell’acqua per le necessità del corpo (per lavarsi, per dissetarsi, per purificarsi…), ma anche perché questa diventasse il segno e l’immagine di quei beni spirituali che il Figlio fatto uomo ci avrebbe lasciato».

Il Cardinale, nelle sue conversazioni, ripercorre alcune pagine dell’Antico Testamento in cui l’elemento dell’acqua assume connotazioni diverse: lo Spirito che aleggia sulle acque all’origine della creazione, il diluvio e l’arca di Noè, il passaggio del mar Rosso. Si sofferma anche sul «singolare rapporto» che Gesù ha con l’acqua. Il primo riferimento è al fiume Giordano ma è con la Pasqua, dice l’Arcivescovo, «che Gesù ha aperto a tutti gli uomini le fonti della salvezza. Egli infatti aveva già parlato della Passione come di un “Battesimo”». Sulla croce, nel momento della sua morte, Gesù «riempie per sempre la Chiesa, sua sposa, della ricchezza della grazia dell’Eucaristia e del Battesimo (vino e acqua) simbolo di tutti i sacramenti». E dopo la sua risurrezione dirà ai suoi discepoli: «Andate, annunciate il Vangelo a tutti i popoli e battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

 

“Ci è nato un figlio: perché battezzarlo?”

Il compito di “educare alla fede”, insiste il Cardinale, «coincide con il compito di educare ad una vita sempre più libera dalla schiavitù del peccato e sempre più aperta e tesa alla santità». È questa infatti «la meta del battezzato», cioè di ogni cristiano, «chiamato a imitare e a condividere la vita di santità di Gesù stesso».Chi riceve il Battesimo «è un sicuro candidato alla santità».

Tuttavia, anche tra i genitori cristiani c’è chi decide di non battezzare il proprio figlio per motivi diversi, «come l’essersi allontanati dalla pratica cristiana o dalla stessa fede, l’essere ormai contagiati da una cultura profondamente secolarizzata». Alcuni sono «dubbiosi, indecisi e si sentono caricati di una serie di “perché”». Ma quando si decide di “lasciare liberi i figli” in realtà si ha «un’idea sbagliata di libertà, astratta e individualistica». Per l’Arcivescovo «è una libertà che rischia di sottrarre le cose più preziose» e che «lascia soli». Si chiede allora: «Che senso avrebbe dare la vita a un figlio senza offrirgli la chiave che ne schiude il mistero.

 

"Perchè con il battesimo si entra a far parte della Chiesa?"

L’Arcivescovo chiarisce che se per prima nascita si intende «quella che viene dal grembo della propria madre», la seconda nascita riguarda invece la vita spirituale o «soprannaturale» che «per noi è data dal Battesimo». In questa “nuova nascita”  «è racchiuso il mistero di una “nuova maternità”, del tutto diversa da quella naturale, ma non per questo meno vera e reale». Si tratta di una maternità «umanamente inimmaginabile, del tutto inattesa, sorprendente, sublime e insuperabile». E chi è questa madre? La Chiesa, «madre di tutti i viventi», che oltre ad essere «corpo visibile e sociale», spiega il Cardinale, «è una comunità concreta e fatta di persone».

«Nella Chiesa ogni battezzato ha un dono da ricevere, un posto da occupare, una vocazione da scoprire e un compito da svolgere». E aggiunge con forza: «Disertare la vita della Chiesa, per chi ha ricevuto il Battesimo, significa sottrarsi alla vita della propria famiglia spirituale, correndo il rischio dell’anoressia spirituale, ma anche far mancare a tutto il corpo di Cristo il proprio apporto .

 

"Come spiegargli, da grande, il dono ricevuto ?"

Le domande sul Battesimo nascono spontanee nei bambini, per esempio quando sfogliano l’album di famiglia, dice l’Arcivescovo, e trovano una foto della celebrazione. Oppure a scuola potrebbero scoprire che non tutti i compagni frequentano il catechismo per prepararsi alla Prima Comunione perché non sono stati battezzati e chiedersi: qual è la “differenza” tra me e loro?

Può capitare che gli stessi genitori, posti di fronte agli interrogativi dei figli, si trovino a disagio nel rispondere.«Il Battesimo è stato solo una bella festa per parenti e amici o ha realmente fatto accadere qualcosa di importante che ha trasformato, in maniera profonda e per sempre, l’esistenza?».

Il Battesimo infatti è un “sigillo indelebile: anche se un bambino crescendo «potrà rifiutare radicalmente la fede cristiana e decidere di vivere come se non fosse mai stato battezzato», in realtà ha ricevuto da Dio «un dono inestirpabile, indelebile, irrevocabile». C’è dunque «un “diritto” dei bambini», «ad imparare i primi elementi della preghiera cristiana dalle labbra e dal cuore dei loro genitori», a cominciare dal Padre Nostro. I piccoli passano «dal “dire le preghiere” a casa, nella propria cameretta» al partecipare alla Messa nel giorno del Signore. Non basta però che i genitori non siano di «ostacolo» in questo, ma per i figli «occorre che siano esempio vivo  e gioioso di fedeltà all’Eucaristia domenicale con la loro convinta frequenza e partecipazione».

 

“In famiglia siamo tutti battezzati, come essere testimoni?”

La liturgia del Battesimo ci presenta il rito della consegna del cero acceso.

Indicando il cero pasquale, la cui fiamma arde e risplende dall’inizio della celebrazione come simbolo del Cristo risorto, la luce del mondo, il sacerdote si rivolge a tutti i presenti, ma in particolare a genitori e padrini dicendo:”Ricevete la luce di Cristo”

La luce di Cristo potrà normalmente brillare ed espandersi nell’anima di un bambino battezzato nella misura in cui i suoi genitori e coloro che li affiancano nel compito educativo, terranno viva ed alimenteranno essi stessi la fiamma della fede, della speranza e dell’amore cristiano che è stato acceso in loro.

Ora nel comportarsi come figli della luce c’è innanzi tutto da compiere una decisa presa di distanza teorica e pratica delle opere delle tenebre.

Emerge così il duplice registro di una buona formazione morale che chiama i genitori ad approfondire le loro stesse convinzioni e il loro modo stesso e concreto di comportarsi.

Da un lato c’è la pratica del bene e dall’altro la formazione di una coscienza retta.

E ciò avviene quando i genitori rispondono senza reticenze alle domande dei propri figli, creano continue occasioni di riflessione e approfondiscono con loro i grandi valori della morale cristiana circa la vita personale, familiare e sociale.

Chi vive nella luce ama, ricerca e opera la bontà, la giustizia e la verità.

Ma chi sa leggere fino in fondo il cuore di un figlio?

Di qui l’urgenza di accompagnare la loro crescita con la preghiera e con il dialogo di coppia perché solo l’umile e fiduciosa invocazione dell’azione di Dio e il costante confronto tra i coniugi potranno ottenere il miracolo di un cuore buono, giusto, vero.

 

STACCO MUSICALE

 

Siamo una coppia di nonni che si dedica, ormai da dieci anni, alla catechesi per le famiglie dei battezzandi. La nostra attività consiste nell’essere di supporto ai sacerdoti  che svolgono tale missione nel territorio della parrocchia. Su mandato del parroco ci rechiamo a visitare le famiglie che hanno richiesto il Battesimo per il loro figlio. Ho sentito poc’anzi che il genitore che chiede per il proprio figlio il dono del battesimo si accorge che sovente esso è anche l’occasione di un nuovo germogliare della fede per se stesso. Spesso abbiamo avuto modo di riscontrare che questa affermazione é proprio vera! 

Durante questo incontro la tematica che trattiamo è quanto mai varia e multiforme data la varietà ed eterogeneità delle persone alle quali ci rivolgiamo, che sono coppie sposate, in Chiesa, in comune o conviventi. Anche se il testo di riferimento è il Catechismo della Conferenza Episcopale Italiana, dal titolo: “Lasciate che i bambini vengano a me” il modo di condurre l’incontro è lasciato alla nostra sensibilità e soprattutto all’aiuto del Signore che ci sta accanto.

Vi assicuro che se questo sembra impegnativo non lo è affatto, perché, senza dubbio, questa esperienza ci ha concesso molto di più di quello che abbiamo dato. Senza dubbio essa è servita per la nostra crescita spirituale, infatti dice il Signore:

“Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratello o genitori o figli, per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà” (Lc 18,29-30)

Personalmente negli incontri, preferisco all’inizio lasciar parlare gli interlocutori, onde poterli meglio conoscere, poi cerco di premiare nel colloquio l’aspetto esistenziale più che catechistico.

Vi assicuro che, indurre chi ti ascolta alla riflessione, attraverso queste domande che sicuramente tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo poste: “Chi sono io?”, “Perché esisto?”, “Dove sto andando?”, è cosa abbastanza facile.

Questi interrogativi ti inducono a riflettere, a pensare, a chiederti “chi è che muove tutte le cose?”, “cosa c’è dopo la morte?”.

Sono domande che, nella frenetica attualità di una vita senza tempo di riflettere, nella baraonda dei tempi moderni, sono la premessa indispensabile per ricordarci che lassù c’è un Dio che ci ama, che ci ama con una intensità incommensurabile. C’è un Dio che ai nostri lamenti:

“Il Signore mi ha abbandonato. Il Signore mi ha dimenticato”, ci risponde così: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio del suo seno? Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai.”                 (Is 49,15)

 

Nel nostro incontro con i genitori del battezzando, un unico incontro, ci facciamo aiutare da un intervento del Papa durante il battesimo di un gruppo di bambini, l’anno scorso nella Cappella Sistina.

Dice il Papa: “Che cosa succede nel Battesimo? Che cosa ci si aspetta dal Battesimo?

Per i nostri bambini ci aspettiamo la vita eterna. Questo è lo scopo del Battesimo. Ma che cosa è la vita eterna? Speriamo per questi bambini una vita buona; la vera vita; la felicità anche in un futuro ancora sconosciuto. Chiediamo questo a Dio come dono.

Nel Battesimo ogni bambino viene inserito in una compagnia di amici che non lo abbandonerà mai nella vita e nella morte, perché questa compagnia di amici è la famiglia di Dio, che porta in sé la promessa dell’eternità. Questa compagnia di amici, questa famiglia di Dio gli darà parole di luce che danno l’indicazione giusta circa la strada da prendere e darà consolazione e conforto anche nei giorni della sofferenza; fin nella valle oscura della morte. Gli darà amicizia, gli darà vita. Compagnia assolutamente affidabile e non scomparirà mai.

Non sappiamo come sarà il mondo, la nostra Europa nei prossimi 50 , 60, 70 e più anni. Ma su un punto siamo sicuri: la famiglia di Dio sarà sempre presente e gli appartenenti ad essa non saranno mai soli, ma avranno sempre l’amicizia sicura di Colui che è la vita, che ha vinto la morte e ha in mano le chiavi della vita: Gesù. Essere in questa famiglia significa essere in comunione con Lui, con Cristo che è vita e dà amore eterno oltre la morte.

Queste sono le nostre aspettative e la nostra speranza alle quali il sacramento del Battesimo risponde appieno.

Siamo contenti se, alla fine dell’incontro, abbiamo suscitato almeno un po’ di interesse, ma comprendiamo che sarebbe necessario che molte più coppie, di quelle che siamo, si dedicassero all’accompagnamento di queste famiglie, che hanno bisogno di testimoni, cioè persone che vivono la fede e che li aiutino ad inserirsi nella comunità.

    

 
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