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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 13 Febbraio 2009 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

3° TRASMISSIONE del 2009

 

Carissimi, ascoltatrici e ascoltatori  benvenuti nella trasmissione “Famiglie che parlano ad altre famiglie” Un caro saluto da Franco e Rita, abbiamo da poco celebrato la festa della Madonna di Lourdes, quale miglior auspicio per il nostro incontro essere sorretti e guidati dalla presenza discreta ma attenta proprio dalla Mamma di Gesù e mamma nostra, e allora vogliamo subito dirgli, Grazie Mamma, siamo certi di avere un suggeritore qualificato. Ma come di solito prima di iniziare vogliamo invocare lo Spirito Santo nei nostri cuori perché ciò che andremo a dire siano veramente le ragioni dello Spirito e non solo parole dettate dalla nostra pur bene intenzionata volontà, vieni signore Gesù.

Questa nostra trasmissione vuole essere anche un grido di allarme per la deriva preoccupante che il soggetto famiglia sta prendendo nei suoi valori fondanti all’interno della società civile, perché ognuna si faccia portatrice della testimonianza cristiana veritiera e credibile della buona novella che rappresenta, perchè Dio vide cosa aveva fatto e disse “E’ cosa molto buona”.

 Meditando la prima lettura della liturgia odierna tratta dal libro della Genesi abbiamo sentito fortemente che poteva essere il filo conduttore di questa trasmissione alla quale abbiamo dato il titolo “La barca della famiglia che naviga in un mare in burrasca”  Ma ascoltiamo prima di tutto il testo di Genesi che ci riguarda:

Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”. 2Rispose la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”. 4Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”. 6Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. 7Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

         8Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. 9Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”. 10Rispose: “Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

         11Riprese: “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?”.12Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”. 13Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.14Allora il Signore Dio disse al serpente: “Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.15Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.

Il primo versetto che abbiamo ascoltato mette in evidenza come il male possa essere stravolto e camuffato in bene, infatti il serpente interpella la donna in modo ambiguo e falso per ingannarla, per ottenere il suo tornaconto sfoggia tutta la sua astuzia, ecco l’azione del serpente: indurre il pensiero debole per far diventare normale ciò che normale non è, non e forse anche la nostra realtà di vita quotidiana quella di essere sottoposti ad una comunicazione mediatica fuorviante lontana dalla verità rivelata e da un progetto evangelico di vita, come possiamo difenderci se non facendo un giusto discernimento e un uso appropriato dei mezzi di comunicazione a cominciare della televisione, oggi ce ne sono anche più di una per ogni famiglia così che la visione dei programmi non viene neanche minimamente sottoposta a nessun discernimento critico da chi dovrebbe averne la responsabilità morale all’interno della famiglia con il risultato che il messaggio viene recepito individualmente, isolando i soggetti risulta più facile manipolarli, il serpente ottiene il massimo del risultato parlando solo con la donna e non a tutte e due insieme.

Ma l’effetto immediato che si genera in ambito famigliare con una TV per camera  e specialmente in cucina porta il diminuire delle occasioni di comunione e di condivisione, lo scambio sparisce e ognuno costruisce in modo personale le convinzioni morali e la gestione propria della vita non dettata sicuramente da una ragione comune condivisa ne dalla sobrietà del vivere, a ragione la Madonna di dire che la televisione è la scatola nera dalla quale esce di tutto e di più.

Questo atteggiamento di ascolto genera un fattore disgregativo, un isolamento dei membri della famiglia, sul quale tutti noi dovremmo vegliare, dunque dobbiamo acquisire i messaggi che arrivano ogni giorno alla nostra attenzione operando un discernimento corretto anche dal punto di vista cristiano ciò è sicuramente un elemento che darà stabilità alla famiglia ed è anche un primo significato di “Famiglia diventa ciò che sei” secondo l’esortazione di Giovanni Paolo II.

L’individualismo poi nella coppia è il veleno principale che riesce a scardinare anche l’amore più forte ed è una delle cause che portano sovente alla separazione, ma ad ogni veleno c’è sempre in antidoto e nel nostro caso è la comunicazione, attenzione però, non la comunicazione mediatica, ma un dialogo nella coppia sincero leale che non tiene nascosto nulla, soprattutto un dialogo che tiene in considerazione l’altro come persona nella quale è presente il mistero insondabile di Dio nella Sua immagine, dunque un dialogo amoroso e rispettoso dell’altro-a.  

Questo è anche un invito accorato e pressante a tutte le coppie, perché cerchino in tutti i modi di prendersi cura del loro rapporto dedicandosi dello spazio e del tempo per rendere sempre attuale la loro unione nella sua evoluzione temporale diventando così protagonisti di una comunione sponsale piena e duratura. 

 

SPAZIO MUSICALE

Riprendiamo il nostro discorso con i versetti centrali che dicono…..ancora una volta la Parola ci pone nel nostro tempo facendoci constatare le realtà del mondo che ci circonda fatto di tante cose buone, belle e utili ma allo stesso tempo con dei valori e delle regole da rispettare in altre parole la nostra libertà- responsabilità.

Non è forse quello che oggi la famiglia è chiamata a riflettere a partire dallo svuotamento del valore del matrimonio, non solo cristiano (Sacramento) ma anche come istituzione, non vediamo forse  un aumento vertiginoso delle separazioni e  dei divorzi, (fare rif. Al doc.) questo denuncia la facilità con cui le coppie decidono e ottengono la rottura più che la ricostituzione del rapporto coniugale, oggi non solo le coppie giovani sono esposte a questo scempio della famiglia ma anche quelle più mature e navigate. Da questa testimonianza negativa, quale messaggio percepiscono i fidanzati che si preparano a progettare la loro vita insieme se non la paura e l’incertezza verso il  futuro che li attende, ecco il proliferare delle convivenze che illudono  di fornire quelle risposte che risiedono soltanto nella capacità del sapersi mettere in gioco personalmente con responsabilità, l’amore che si evolve, diventa maturo  e sa affrontare le gioie e le asperità della vita con fiducia e speranza.

Al centro del giardino Dio ha posto un albero particolare del quale disse non dovete mangiarne i frutti, la società di oggi non spinge forse ad appropriarsene di quei frutti camuffando le scelte etiche e morali con il progresso scientifico, non ci siamo forse presi il posto che non ci spetta? Il divorzio e l’aborto non sono diventati legge dello stato facendo leva su casi estremi per convincere l’opinione pubblica ad apporre il proprio consenso, non è forse l’opera sottile e perversa di colui che abita al piano di sotto. Oggi giorno come ci troviamo: la vita umana ha sempre meno valore, se si maltrattano le bestie si rischia il carcere (certamente le bestie vanno rispettate) ma  uccidere un bambino non ancora nato è legalmente possibile basta rispettare le procedure, ma il peggio è la disinvoltura con la quale si fanno certe scelte di morte, è come se la coscienza fosse anestetizzata, tanto da far dimenticare le conseguenze di  sofferenza, che sovente è molto grave, morale e psichica, che ricadono inevitabilmente sulla donna. Ecco che ancora una volta la donna è sola ad affrontare le conseguenze di un atto, si volontario, ma la responsabilità possiamo anche dirlo con franchezza non è tutta sua, l’uomo dov’è, infatti Dio chiama l’uomo e gli chiede “Dove sei?”per non dire poi la società? Grazie a Dio ci sono: il Mpv e i Cav. che hanno permesso in questi anni con il loro impegno che migliaia di bambini con la sorte segnata potessero nascere.

Un altro aspetto inquietante che oggi si pone alla ribalta più che mai è il pretendere di giudicare se una vita è degna di essere vissuta o no in base alla sua qualità, gli ultimi fatti di cronaca in merito hanno dimostrato ancora una volta come sia possibile indurre la comunità civile nella confusione, e qui non possiamo fare a meno di ricordare il dramma che si sta consumando a Udine, dunque, il sapere ciò che è bene e ciò che è male non dovrebbe far riferimento a chi la vita la creata invece di sovvertire i ruoli ed appropriarsi maldestramente di qualcosa che non ci appartiene per poi accorgerci di essere nudi?. Ma in realtà quando ci accorgiamo di essere nudi? La frase “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo” dovrebbe invece farci riflettere e indicare l’orientamento necessario alla coscienza collettiva.

Questa se vogliamo chiamarla con il suo vero nome si chiama superbia della vita e non porta certo a godere dei frutti degli alberi posti nel giardino, quelli buoni, ma serve soltanto a constatare e ad aprirci gli occhi sulla realtà evidente, fatta di egoismo e dalla pretesa di erigersi come dio di se stesso, che conduce talora a pericolosi stravolgimenti del disegno divino circa la vita e la dignità dell’essere umano, circa la famiglia e l’armonia del creato. L’affermazione “La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo”  non potrebbe essere più appropriata.

La frase che il serpente pronuncia “Non morirete affatto” nasconde chiaramente l’intento demoniaco di cancellare Dio dal cuore dell’uomo, certo, magari non si morirà fisicamente ma si muore dentro il che è ancora peggio. L’intento perverso del serpente è quello di far sparire davvero dal cuore dell’uomo e della donna il seme della speranza, dell’amore, della fiducia reciproca e questo non può che generare angoscia e conflitti di ogni tipo e tanta solitudine nel cuore. Quando nella famiglia vi è l’assenza di Dio è peggio della miseria materiale perché lascia l’uomo solo con il suo dolore, il suo lamento e la sua solitudine.

Una casa vuota senza il suo padrone cade in abbandono così è l’anima priva del suo Signore, perde la luce e la gioia, il signore Dio è il solo timoniere che può condurre la famiglia alla sua vera identità anche in mezzo alla tempesta. Ma per tutte queste avversità non dobbiamo temere carissimi ascoltatori ma continuare a credere che  Dio ha visitato il suo popolo e ha mandato Suo unico Figlio, dunque non c’è ombra tenebrosa che possa oscurare la luce di Cristo.

 

SPAZIO MUSICALE

 

Prima di concludere vorremmo sottolineare il dovere che tutte noi famiglie cristiane non dovremmo disattendere, quello di sapere dare il nome alle cose nel loro significato vero, in altre parole, ciò che bene è bene ma ciò che è male è male, questo discernimento non deve essere mosso da un buonismo permessivista che induce al relativismo producendo solo confusione di ogni valore morale nelle menti e nei cuori, ma da una coscienza ben formata sui valori fondanti della famiglia e della vita, sostenuta da una fede solida nel Dio di Gesù Cristo questo introduce la necessità e il valore della testimonianza cioè il saper dare ragione del nostro credere. Come diceva madre Tersa di Calcutta non ci sarà mai pace se non si rispetta la vita dal suo inizio al suo fine naturale. Questo ci impegna in un cammino continuo di crescita nella conoscenza, sostenuto da una preghiera incessante per ritessere nuovamente la trama dei valori umani necessari ad una convivenza civile e pacifica, a cominciare dalla nostre famiglie, senza scoraggiarsi anche se apparentemente non abbiamo successo o sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili. Carissimi fratelli e sorelle accogliamo dunque il messaggio “Gesù tutto sostiene con la potenza della Sua Parola” la presenza di Cristo nella nostre famiglie farà si che diverranno di nuovo la stella luminosa che orienta la società, ma se abbiamo messo mano all’aratro guai a voltarsi indietro dice il Vangelo perché chi non raccoglie con Me disperde, Gesù non è venuto ad abolire la legge ma a perfezionarla, riconducendola alle esigenze della carità, supremo principio ispiratore dell’autentico bene dell’uomo e della convivenza civile.

Un ultima considerazione la prendiamo dal versetto 7, “Allora si aprirono gli occhi a tutti e due” L’uomo e la donna accumunati dal medesimo destino scoprono la loro finitudine e la concupiscenza della vita, fanno l’esperienza dolorosa del peccato e ne provano vergogna, in altre parole scoprono in loro un sentimento che prima non conoscevano: Il Timore Di Dio, inteso come l’amore incondizionato che Dio ha verso di noi, l’esserne venuti meno determina la prima manifestazione del senso di colpa, infatti tentano di coprire le loro nudità, il disordine generato dalla disobbedienza che avrà il suo culmine nel brano dell’uccisione di Abele, ci porta a riflettere su una  realtà ineludibile, quella di dover fare i conti con il male che è presente dentro di noi.

Oggi non è molto diverso, a quell’ albero allunghiamo le mani facilmente  e apparentemente il Signore Dio ci lascia al nostro consiglio, rispettando le scelte  ponendoci però davanti alla responsabilità dei nostri limiti e alla libertà di fare il bene o il male.

oggi la possiamo chiamare la mentalità del sazio che esclude dal Regno e si esprime con la filosofia “Del tutto e subito” e con il criterio dell’etica del piacere: Mi piace, allora è un bene che lo faccia; non mi piace, allora è morale che non lo faccia….

Per la loro disubbidienza l’uomo e la donna sono stati scacciati dal giardino e mandati in un luogo dove per vivere sperimenteranno la fatica e il dolore, in una terra a volte ostile, descritto così potrebbe sembrare davvero una valle di lacrime il luogo dove Dio li scacciò, che è quella terra su cui viviamo ancora oggi tutti noi, ma il testo dice un po’ più avanti: non li scacciò nudi come erano, ma il signore Dio fece delle loro tuniche con delle pelli e li vestì.

Questo fratelli e sorelle è il senso ultimo sul quale fare riferimento, la grande misericordia che Dio ha nei nostri confronti, anche se non meritiamo nulla, anche se il nostro peccato è grande l’ultima parola spetta a Lui su ogni avvenimento, la Sua parola non è altro che il verbo che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, Gesù Cristo.

Questo carissime famiglie deve essere motivo di speranza perché, anche in mezzo alle situazioni più difficili, se saremo sottomessi gli uni e gli altri nel timore di Cristo saprà indicarci come coprire le nostre nudità, rinnovando e rigenerando la vita delle famiglie e l’amore degli sposi.   

Abbiamo iniziato il nostro incontro ricordando la Madonna di Lourdes, gli ultimi versetti del testo che abbiamo preso in considerazione ci pongono di nuovo davanti agli occhi l’immagine della Madonna descritta nell’Apocalisse come un segno grandioso nel cielo questo non può che infondere fiducia e speranza per il futuro della famiglia anche in mezzo ai travagli di un mondo sballottato dalle onde di un progresso all’apparenza incontrollato ma sicuramente sotto lo sguardo attento della Mamma che non ci lascerà andare alla deriva.

Ave o Maria…………

 

Dopo lo stacco musicale accogliamo le vostre telefonate per condividere l’argomento e farci coraggio a vicenda sicuri che in mezzo alla tempesta Gesù è presente

Siamo giunti ormai al termine di questo nostro incontro, grazie per essere intervenuti nella trasmissione ma vogliamo accomiatarci  da voi tutti cari ascoltatori e ascoltatrici recitando la preghiera per la famiglia di 

 

Giovanni Paolo II

 

Ci alzeremo in piedi ogni volta che

la vita umana viene minacciata...

Ci alzeremo ogni volta che la sacralita` della vita

viene attaccata prima della nascita

Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorita`

di distruggere la vita non nata...

Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso

o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione

e grideremo che ogni bambino

è un dono unico e irripetibile di Dio...

Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio

viene abbandonata all'egoismo umano...

e affermeremo l'indissolubilita` del vincolo coniugale...

Ci alzeremo quando il valore della famiglia

è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...

e riaffermeremo che la famiglia è necessaria

non solo per il bene dell'individuo

ma anche per quello della societa`...

Ci alzeremo quando la liberta`

viene usata per dominare i deboli,

per dissipare le risorse naturali e l'energia

e per negare i bisogni fondamentali alle persone

e reclameremo giustizia...

Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti

vengono abbandonati in solitudine

e proclameremo che essi sono degni di amore,

di cura e di rispetto.

 

Giovanni Paolo II

 

 

La trasmissione odierna è terminata Franco e Rita vi salutano e vi danno appuntamento con la rubrica “Famiglie che parlano ad altre famiglie” venerdì 27 febbraio a cura di  Susanna e Luigi

 

 
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