|
3° TRASMISSIONE del 2009
Carissimi,
ascoltatrici e ascoltatori
benvenuti nella trasmissione “Famiglie che parlano ad altre famiglie” Un
caro saluto da Franco e Rita, abbiamo da poco celebrato la festa della
Madonna di Lourdes, quale miglior auspicio per il nostro incontro essere
sorretti e guidati dalla presenza discreta ma attenta proprio dalla
Mamma di Gesù e mamma nostra, e allora vogliamo subito dirgli, Grazie
Mamma, siamo certi di avere un suggeritore qualificato. Ma come di
solito prima di iniziare vogliamo invocare lo Spirito Santo nei nostri
cuori perché ciò che andremo a dire siano veramente le ragioni dello
Spirito e non solo parole dettate dalla nostra pur bene intenzionata
volontà, vieni signore Gesù.
Questa nostra
trasmissione vuole essere anche un grido di allarme per la deriva
preoccupante che il soggetto famiglia sta prendendo nei suoi valori
fondanti all’interno della società civile, perché ognuna si faccia
portatrice della testimonianza cristiana veritiera e credibile della
buona novella che rappresenta, perchè Dio vide cosa aveva fatto e disse
“E’ cosa molto buona”.
Meditando
la prima lettura della liturgia odierna tratta dal libro della Genesi
abbiamo sentito fortemente che poteva essere il filo conduttore di
questa trasmissione alla quale abbiamo dato il titolo “La barca della
famiglia che naviga in un mare in burrasca”
Ma ascoltiamo prima di tutto il
testo di Genesi che ci riguarda:
Il serpente era la più astuta di tutte le bestie
selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: “È vero che Dio
ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?”.
2Rispose
la donna al serpente: “Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo
mangiare,
3ma
del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne
dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”.
4Ma
il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto!
5 Anzi,
Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e
diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male”.
6Allora
la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e
desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò,
poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.
7Allora
si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi;
intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
8Poi
udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del
giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo
agli alberi del giardino.
9Ma
il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: “Dove sei?”.
10Rispose:
“Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e
mi sono nascosto”.
11Riprese:
“Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero di
cui ti avevo comandato di non mangiare?”.12Rispose
l’uomo: “La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e
io ne ho mangiato”.
13Il
Signore Dio disse alla donna: “Che hai fatto?”. Rispose la donna: “Il
serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.14Allora
il Signore Dio disse al serpente: “Poiché tu hai fatto questo, sii tu
maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della
tua vita.15Io
porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”.
Il primo versetto
che abbiamo ascoltato mette in evidenza come il male possa essere
stravolto e camuffato in bene, infatti il serpente interpella la donna
in modo ambiguo e falso per ingannarla, per ottenere il suo tornaconto
sfoggia tutta la sua astuzia, ecco l’azione del serpente: indurre il
pensiero debole per far diventare normale ciò che normale non è, non e
forse anche la nostra realtà di vita quotidiana quella di essere
sottoposti ad una comunicazione mediatica fuorviante lontana dalla
verità rivelata e da un progetto evangelico di vita, come possiamo
difenderci se non facendo un giusto discernimento e un uso appropriato
dei mezzi di comunicazione a cominciare della televisione, oggi ce ne
sono anche più di una per ogni famiglia così che la visione dei
programmi non viene neanche minimamente sottoposta a nessun
discernimento critico da chi dovrebbe averne la responsabilità morale
all’interno della famiglia con il risultato che il messaggio viene
recepito individualmente, isolando i soggetti risulta più facile
manipolarli, il serpente ottiene il massimo del risultato parlando solo
con la donna e non a tutte e due insieme.
Ma l’effetto immediato che si genera in ambito
famigliare con una TV per camera e
specialmente in cucina porta il diminuire delle occasioni di comunione e
di condivisione, lo scambio sparisce e ognuno costruisce in modo
personale le convinzioni morali e la gestione propria della vita non
dettata sicuramente da una ragione comune condivisa ne dalla sobrietà
del vivere, a ragione la Madonna di dire che la televisione è la scatola
nera dalla quale esce di tutto e di più.
Questo
atteggiamento di ascolto genera un fattore disgregativo, un isolamento
dei membri della famiglia, sul quale tutti noi dovremmo vegliare, dunque
dobbiamo acquisire i messaggi che arrivano ogni giorno alla nostra
attenzione operando un discernimento corretto anche dal punto di vista
cristiano ciò è sicuramente un elemento che darà stabilità alla famiglia
ed è anche un primo significato di “Famiglia diventa ciò che sei”
secondo l’esortazione di Giovanni Paolo II.
L’individualismo poi nella coppia è il veleno
principale che riesce a scardinare anche l’amore più forte ed è una
delle cause che portano sovente alla separazione, ma ad ogni veleno c’è
sempre in antidoto e nel nostro caso è la comunicazione, attenzione
però, non la comunicazione mediatica, ma un dialogo nella coppia sincero
leale che non tiene nascosto nulla, soprattutto un dialogo che tiene in
considerazione l’altro come persona nella quale è presente il mistero
insondabile di Dio nella Sua immagine, dunque un dialogo amoroso e
rispettoso dell’altro-a.
Questo è anche un invito accorato e pressante a tutte
le coppie, perché cerchino in tutti i modi di prendersi cura del loro
rapporto dedicandosi dello spazio e del tempo per rendere sempre attuale
la loro unione nella sua evoluzione temporale diventando così
protagonisti di una comunione sponsale piena e duratura.
SPAZIO MUSICALE
Riprendiamo il nostro discorso con i versetti
centrali che dicono…..ancora una volta la Parola ci pone nel nostro
tempo facendoci constatare le realtà del mondo che ci circonda fatto di
tante cose buone, belle e utili ma allo stesso tempo con dei valori e
delle regole da rispettare in altre parole la nostra libertà-
responsabilità.
Non è forse quello che oggi la famiglia è chiamata a
riflettere a partire dallo svuotamento del valore del matrimonio, non
solo cristiano (Sacramento) ma anche come istituzione, non vediamo forse
un aumento vertiginoso delle separazioni e
dei divorzi, (fare rif. Al doc.) questo denuncia la facilità con
cui le coppie decidono e ottengono la rottura più che la ricostituzione
del rapporto coniugale, oggi non solo le coppie giovani sono esposte a
questo scempio della famiglia ma anche quelle più mature e navigate. Da
questa testimonianza negativa, quale messaggio percepiscono i fidanzati
che si preparano a progettare la loro vita insieme se non la paura e
l’incertezza verso il
futuro che li attende, ecco il proliferare delle convivenze che illudono
di fornire quelle risposte che risiedono soltanto nella capacità
del sapersi mettere in gioco personalmente con responsabilità, l’amore
che si evolve, diventa maturo
e sa affrontare le gioie e le asperità della vita con fiducia e
speranza.
Al centro del giardino Dio ha posto un albero
particolare del quale disse non dovete mangiarne i frutti, la società di
oggi non spinge forse ad appropriarsene di quei frutti camuffando le
scelte etiche e morali con il progresso scientifico, non ci siamo forse
presi il posto che non ci spetta? Il divorzio e l’aborto non sono
diventati legge dello stato facendo leva su casi estremi per convincere
l’opinione pubblica ad apporre il proprio consenso, non è forse l’opera
sottile e perversa di colui che abita al piano di sotto. Oggi giorno
come ci troviamo: la vita umana ha sempre meno valore, se si maltrattano
le bestie si rischia il carcere (certamente le bestie vanno rispettate)
ma uccidere un bambino non
ancora nato è legalmente possibile basta rispettare le procedure, ma il
peggio è la disinvoltura con la quale si fanno certe scelte di morte, è
come se la coscienza fosse anestetizzata, tanto da far dimenticare le
conseguenze di sofferenza, che
sovente è molto grave, morale e psichica, che ricadono inevitabilmente
sulla donna. Ecco che ancora una volta la donna è sola ad affrontare le
conseguenze di un atto, si volontario, ma la responsabilità possiamo
anche dirlo con franchezza non è tutta sua, l’uomo dov’è, infatti Dio
chiama l’uomo e gli chiede “Dove
sei?”per non dire poi la società? Grazie a Dio ci sono: il Mpv e i
Cav. che hanno permesso in questi anni con il loro impegno che migliaia
di bambini con la sorte segnata potessero nascere.
Un altro aspetto
inquietante che oggi si pone alla ribalta più che mai è il pretendere di
giudicare se una vita è degna di essere vissuta o no in base alla sua
qualità, gli ultimi fatti di cronaca in merito hanno dimostrato ancora
una volta come sia possibile indurre la comunità civile nella
confusione, e qui non possiamo fare a meno di ricordare il dramma che si
sta consumando a Udine, dunque, il sapere ciò che è bene e ciò che è
male non dovrebbe far riferimento a chi la vita la creata invece di
sovvertire i ruoli ed appropriarsi maldestramente di qualcosa che non ci
appartiene per poi accorgerci di essere nudi?. Ma in realtà quando ci
accorgiamo di essere nudi? La frase “Chi ti ha fatto sapere che eri
nudo” dovrebbe invece farci riflettere e indicare l’orientamento
necessario alla coscienza collettiva.
Questa se vogliamo chiamarla con il suo vero nome si
chiama superbia della vita e non porta certo a godere dei frutti degli
alberi posti nel giardino, quelli buoni, ma serve soltanto a constatare
e ad aprirci gli occhi sulla realtà evidente, fatta di egoismo e dalla
pretesa di erigersi come dio di se stesso, che conduce talora a
pericolosi stravolgimenti del disegno divino circa la vita e la dignità
dell’essere umano, circa la famiglia e l’armonia del creato.
L’affermazione “La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo”
non potrebbe essere più
appropriata.
La frase che il
serpente pronuncia “Non morirete affatto” nasconde chiaramente l’intento
demoniaco di cancellare Dio dal cuore dell’uomo, certo, magari non si
morirà fisicamente ma si muore dentro il che è ancora peggio. L’intento
perverso del serpente è quello di far sparire davvero dal cuore
dell’uomo e della donna il seme della speranza, dell’amore, della
fiducia reciproca e questo non può che generare angoscia e conflitti di
ogni tipo e tanta solitudine nel cuore. Quando nella famiglia vi è
l’assenza di Dio è peggio della miseria materiale perché lascia l’uomo
solo con il suo dolore, il suo lamento e la sua solitudine.
Una casa vuota senza il suo padrone cade in abbandono
così è l’anima priva del suo Signore, perde la luce e la gioia, il
signore Dio è il solo timoniere che può condurre la famiglia alla sua
vera identità anche in mezzo alla tempesta. Ma per tutte queste
avversità non dobbiamo temere carissimi ascoltatori ma continuare a
credere che Dio ha visitato
il suo popolo e ha mandato Suo unico Figlio, dunque non c’è ombra
tenebrosa che possa oscurare la luce di Cristo.
SPAZIO MUSICALE
Prima di concludere
vorremmo sottolineare il dovere che tutte noi famiglie cristiane non
dovremmo disattendere, quello di sapere dare il nome alle cose nel loro
significato vero, in altre parole, ciò che bene è bene ma ciò che è male
è male, questo discernimento non deve essere mosso da un buonismo
permessivista che induce al relativismo producendo solo confusione di
ogni valore morale nelle menti e nei cuori, ma da una coscienza ben
formata sui valori fondanti della famiglia e della vita, sostenuta da
una fede solida nel Dio di Gesù Cristo questo introduce la necessità e
il valore della testimonianza cioè il saper dare ragione del nostro
credere. Come
diceva madre Tersa di Calcutta non ci sarà mai pace se non si rispetta
la vita dal suo inizio al suo fine naturale.
Questo ci impegna
in un cammino continuo di crescita nella conoscenza, sostenuto da una
preghiera incessante per ritessere nuovamente la trama dei valori umani
necessari ad una convivenza civile e pacifica, a cominciare dalla nostre
famiglie, senza scoraggiarsi anche se apparentemente non abbiamo
successo o sembriamo impotenti di fronte al sopravvento di forze ostili.
Carissimi
fratelli e sorelle accogliamo dunque il messaggio “Gesù tutto sostiene
con la potenza della Sua Parola” la presenza di Cristo nella nostre
famiglie farà si che diverranno di nuovo la stella luminosa che orienta
la società, ma se abbiamo messo mano all’aratro guai a voltarsi indietro
dice il Vangelo perché chi non raccoglie con Me disperde, Gesù non è
venuto ad abolire la legge ma a perfezionarla, riconducendola alle
esigenze della carità, supremo principio ispiratore dell’autentico bene
dell’uomo e della convivenza civile.
Un ultima considerazione la prendiamo dal versetto 7,
“Allora si aprirono gli occhi a tutti e due” L’uomo e la donna
accumunati dal medesimo destino scoprono la loro finitudine e la
concupiscenza della vita, fanno l’esperienza dolorosa del peccato e ne
provano vergogna, in altre parole scoprono in loro un sentimento che
prima non conoscevano: Il Timore Di Dio, inteso come l’amore
incondizionato che Dio ha verso di noi, l’esserne venuti meno determina
la prima manifestazione del senso di colpa, infatti tentano di coprire
le loro nudità, il disordine generato dalla disobbedienza che avrà il
suo culmine nel brano dell’uccisione di Abele, ci porta a riflettere su
una realtà ineludibile, quella
di dover fare i conti con il male che è presente dentro di noi.
Oggi non è molto diverso, a quell’ albero allunghiamo
le mani facilmente e
apparentemente il Signore Dio ci lascia al nostro consiglio, rispettando
le scelte ponendoci però davanti
alla responsabilità dei nostri limiti e alla libertà di fare il bene o
il male.
oggi la possiamo
chiamare la mentalità del sazio che esclude dal Regno e si esprime con
la filosofia “Del tutto e subito” e con il criterio dell’etica del
piacere: Mi piace, allora è un bene che lo faccia; non mi piace, allora
è morale che non lo faccia….
Per la loro disubbidienza l’uomo e la donna sono
stati scacciati dal giardino e mandati in un luogo dove per vivere
sperimenteranno la fatica e il dolore, in una terra a volte ostile,
descritto così potrebbe sembrare davvero una valle di lacrime il luogo
dove Dio li scacciò, che è quella terra su cui viviamo ancora oggi tutti
noi, ma il testo dice un po’ più avanti:
non li scacciò nudi come erano,
ma il signore Dio fece delle loro tuniche con delle pelli e li vestì.
Questo fratelli e
sorelle è il senso ultimo sul quale fare riferimento, la grande
misericordia che Dio ha nei nostri confronti, anche se non meritiamo
nulla, anche se il nostro peccato è grande l’ultima parola spetta a Lui
su ogni avvenimento, la Sua parola non è altro che il verbo che si è
fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, Gesù Cristo.
Questo carissime famiglie deve essere motivo di
speranza perché, anche in mezzo alle situazioni più difficili, se saremo
sottomessi gli uni e gli altri nel timore di Cristo saprà indicarci come
coprire le nostre nudità, rinnovando e rigenerando la vita delle
famiglie e l’amore degli sposi.
Abbiamo iniziato
il nostro incontro ricordando la Madonna di Lourdes, gli ultimi versetti
del testo che abbiamo preso in considerazione ci pongono di nuovo
davanti agli occhi l’immagine della Madonna descritta nell’Apocalisse
come un segno grandioso nel cielo questo non può che infondere fiducia e
speranza per il futuro della famiglia anche in mezzo ai travagli di un
mondo sballottato dalle onde di un progresso all’apparenza incontrollato
ma sicuramente sotto lo sguardo attento della Mamma che non ci lascerà
andare alla deriva.
Ave o Maria…………
Dopo lo stacco
musicale accogliamo le vostre telefonate per condividere l’argomento e
farci coraggio a vicenda sicuri che in mezzo alla tempesta Gesù è
presente
Siamo giunti ormai al termine di questo nostro incontro, grazie per
essere intervenuti nella trasmissione ma vogliamo accomiatarci
da voi tutti cari ascoltatori e
ascoltatrici recitando la preghiera per la famiglia di
Giovanni Paolo II
Ci
alzeremo in piedi ogni volta che
la
vita umana viene minacciata...
Ci
alzeremo ogni volta che la sacralita` della vita
viene attaccata prima della nascita
Ci
alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorita`
di
distruggere la vita non nata...
Ci
alzeremo quando un bambino viene visto come un peso
o
solo come un mezzo per soddisfare un'emozione
e
grideremo che ogni bambino
è
un dono unico e irripetibile di Dio...
Ci
alzeremo quando l'istituzione del matrimonio
viene abbandonata all'egoismo umano...
e
affermeremo l'indissolubilita` del vincolo coniugale...
Ci
alzeremo quando il valore della famiglia
è
minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...
e
riaffermeremo che la famiglia è necessaria
non solo per il bene dell'individuo
ma
anche per quello della societa`...
Ci
alzeremo quando la liberta`
viene usata per dominare i deboli,
per dissipare le risorse naturali e l'energia
e
per negare i bisogni fondamentali alle persone
e
reclameremo giustizia...
Ci
alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti
vengono abbandonati in solitudine
e
proclameremo che essi sono degni di amore,
di
cura e di rispetto.
Giovanni Paolo II
La trasmissione odierna è terminata Franco e
Rita vi salutano e vi danno appuntamento con la rubrica “Famiglie che
parlano ad altre famiglie” venerdì 27 febbraio a cura di
Susanna e Luigi
|