Home   Organismi   Gruppi   Ministeri   Formazione   Agenda  Comunicazioni  Mappa  
Dio ti Ama adesso!
Ministero Famiglia


Link alla radio

Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 13 Luglio 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissime famiglie, cari ascoltatori tutti, il tempo del riposo e delle vacanze è ormai alle porte, è un tempo, nel quale insieme al giusto riposo dopo un anno di lavoro, porta con sé il rischio di disperdersi e di relegare in secondo piano l’aspetto cura delle relazioni di coppia e di famiglia, attratti più che mai da ciò che il mondo propone in fatto di vacanze, dimenticando, forse, quel riposo che fa crescere il rapporto di coppia e che ristora l’anima e lo spirito. Ancora una volta dai microfoni di Radio Mater Franco e Rita vi salutano e questo nostro saluto vuol raggiungere anche tutti gli ascoltatori e ascoltatrici che ci ascoltano attraverso Internet e rivolgiamo loro l’invito caloroso ad intervenire telefonicamente al termine della nostra esposizione.

Come al solito prima della trasmissione viviamo il momento di preghiera in Cappellina ricordando in particolare tutte quelle famiglie visitate dalla sofferenza, tema questo della nostra ultima trasmissione, questo momento per noi è molto importante perché ci pone in sintonia spiritualmente con voi ma soprattutto con Gesù e la padrona di casa Mamma Maria così da sentirsi in comunione piena.

Fratelli e sorelle la Parola di Dio nella liturgia di oggi ci riporta nella giusta direzione indicando il cammino anche in questo tempo estivo, difatti il Salmo responsoriale nei suoi primi due versetti recita:

Confida nel Signore e fa’ il bene,

abita la terra e vivi con fede.

Cerca la gioia nel Signore,

esaudirà i desideri del tuo cuore.

Questi due versetti ci guideranno anche nella chiacchierata che faremo questa sera, il Signore ci chiede di vivere con fede nel nostro tempo, cercare l’essenziale e il resto ci verrà dato in soprappiù. Dunque la coppia che cerca la gioia nel Signore trova soprattutto la propria e vedrà esauditi i desideri perché saranno proprio quelli che corrispondono al progetto di Dio il quale vuole il bene per tutti i suoi figli.

Questo è quanto basta per delineare l’itinerario, dunque parleremo della famiglia come luogo di comunione a partire dalla nuzialità feconda della coppia, che chiameremo “La famiglia è in sé stessa dono di comunione”e dove c’è comunione si spande il profumo di Cristo, la famiglia è comunione che trae la sua origine dalla Trinità, sorgente inesauribile.

Ma procediamo con ordine, la lettera del Papa alle famiglie dice in merito: Dio disse, facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, queste parole possono anche indicare, come se Dio fosse alla ricerca di un modello al quale ispirarsi, che in qualche modo ci fanno presumere il noi divino, quel mistero insondabile che è la Santa Trinità. Eterno amore, eterna accoglienza, eterna condivisione, Padre e Figlio e Spirito Santo, tre persone distinte ma perfetta unità, racchiusi in un'unica definizione, la perfezione dell’amore.

Nessuno tra i viventi è stato creato a somiglianza di Dio, non ci sono stelle, non ci sono fiori, non ci sono bellezze naturali che riflettano Dio più di un uomo e una donna, di una coppia di sposi  che si amano.

Dunque quando Dio ha creato l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza ( si potrebbe dire quando ha creato la famiglia)  non esprime altro che il Suo intimo, prende a modello se stesso, per dar compimento al Suo progetto, per cui nella realtà della coppia, intesa come uomo e donna, ( non diversamente) e della famiglia, ritroviamo l’intimo di Dio. 

Un altro esempio che ci aiuta  a capire meglio, la coppia, la famiglia icona della SS. Trinità: la nostra struttura stessa, dell’ essere maschio e femmina, è distinzione perfetta, ma allo stesso tempo perfetta unità! Ora guardiamo un po’ più da vicino le due identità di coppia e Trinità, perfette distinzioni, Padre, Figlio, Spirito Santo ma unite in un'unica e assoluta indivisa natura d’amore. Perché Dio ha voluto creare questo tipo di umanità? Perché il Suo progetto era proprio quello di comunicare se stesso alle persone, porre in loro una impronta specifica perché potessero partecipare in pienezza alla sua intimità. Certo c’è comunque una abissale distanza fra Dio e l’uomo creato a sua immagine, Dio è creatore, l’ uomo è creatura, dio è infinito l’uomo è finito, ma è anche più vicino di quanto possiamo immaginare, è in noi e dentro di noi, dentro la nostra relazione.

Ma vogliamo dire di più, non ha dato solo il necessario alla coppia per stare insieme, ha riversato addirittura se stesso, dunque nella misura in cui  viviamo il matrimonio e la vita di famiglia  consapevoli di questa grazia diffondiamo intorno a noi fecondità e comunione perché è proprio dal modello Trinitario che prendiamo origine e forza. Dunque la somiglianza con Dio Trinità sulla quale si fonda la famiglia intesa come comunità di vita umana, è comunità di persone unite dall’amore.

Questo è anche il significato della promessa, come abbiamo detto nella nostra ultima trasmissione, Dio quando creò l’uomo e la donna (la famiglia) disse è cosa molto buona, perché la vita di sposi, di genitori e figli, al di la dei propri limiti, al di la dei propri difetti, conserva l’immagine di Dio Trinità.

All’inizio abbiamo parlato di nuzialità, cosa si intende per nuzialità di coppia?

Per capire il significato di nuzialità ci soffermeremo a contemplare i gesti compiuti da Gesù nell’ultima cena, questo grande evento nel quale Cristo si offre alla sua Chiesa  nel segno “del corpo dato e sangue versato”.  La scena nella quale si svolge ce la offre l’Evangelista Marco al Cap.14,15 (Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti), Gesù (sposo) in questa sala bene addobbata accoglie la sua sposa la Chiesa ( i suoi discepoli ), nell’interno della sala si avverte un clima di intensa nuzialità, fatto di gesti di accoglienza, di tenerezza, il piacere di sentirsi in profonda comunione gli uni gli altri, in quella “sala” si intrecciano sguardi di complicità amorosa, di oblatività.

Questo è quanto si instaura anche tra una coppia di sposi che si amano di un amore autentico, questo sentirsi in piena comunione, in una tensione premurosa l’ uno verso l’altro, vorremmo anche aggiungere il dirsi l’un l’altro ciò che di Dio sentono nel cuore, comunicarsi l’intimità con Dio che hanno. Quando gli sposi vivono intensamente la loro nuzialità, questa ricchezza, si rendono conto che il loro amore li spinge oltre, li proietta nel futuro, nell’eternità, anche se dentro questo amore possono esserci chiusure causate dalle fragilità umane, d’altra parte il testo citato non lo dice ma in quel luogo era presente anche Giuda con il suo proposito di tradimento, la sua chiusura, la sua incapacità di aprirsi e lasciar espandere l’amore.

Ma quando gli sposi si amano in modo autentico, il loro amore chiama di più, richiede pienezza, invoca compimento, ecco che allora viene fuori con forza il discorso del perdono, della riconciliazione, un amore che si rigenera diventando sempre nuovo, oltrepassa ogni limite delle incomprensioni e sa ricominciare sempre, in altre parole è un amore che si tuffa nella Croce per affermare ancor di più la propria capacità di amare.

Possiamo dire che la coppia vivendo un amore autentico realizza in se stessa il regno di Dio, l’essere sposo e sposa vuol dire essere padre e madre, vuol dire accogliere la vita che viene, con coraggio e generosità, salvaguardarla fin dal suo concepimento, questo chiama la coppia ad aprirsi ancora di più verso nuovi orizzonti a scoprire che il loro amore di sposo di sposa, genitori figli, e figli genitori non ha compimento qui sulla terra.

A questo punto si intuisce che l’amore reclama una continuità, il per sempre, anche se questa continuità avrà la sua pienezza in paradiso, in realtà questa pienezza fa riferimento a qualcosa di più grande ancora, ed è quella unità nella quale ci esercitiamo nella vita di coppia, i due saranno una carne sola, distinti ma una carne sola, per imparare la dinamica trinitaria dell’unità e distinzione nell’amore, al punto di andare a nozze con Dio. La famiglia piccola chiesa gli viene data la veste di lino puro e splendente per diventare la sposa dell’Agnello. Ap. 19, 8

STACCO MUSICALE

Allora fratelli e sorelle, all’interno di questa realtà  anche le crisi di coppia più aspre possono trovare una soluzione, una via di uscita che le possa ricomporre, certamente bisogna che l’animo sia ben disposto e per esserlo è necessario mantenersi in sintonia con la sorgente, attingere a quel pozzo che è collegato al mistero trinitario e che in Gesù ha trovato manifestazione. Quale mezzo migliore può esserci nel conflitto se non quello di mettersi in ginocchio e chiedere aiuto a colui che ci ha chiamati ad essere sposi. La preghiera fatta singolarmente, ma ancor più di coppia diventa lo strumento privilegiato per ricomporre gli strappi dovuti alla nostra fragile natura e ai mutevoli sentimenti umani, per ristabilire quella circolarità d’amore necessaria alla vita stessa e alla stabilità della famiglia. Giovanni Paolo II disse in un omelia: Pregare poi non significa evadere dalla storia e dai problemi che essa presenta. Ma è affrontare la realtà non da soli, ma con la forza che viene dall’Alto, la forza della verità e dell’amore la cui ultima sorgente è Dio. La coppia che prega sa di poter contare su Dio, che è assoluta volontà di bene; pregarlo per ottenere la forza di affrontare le difficoltà, anche le più dure, con personale responsabilità, senza cedere ai fatalismi o a reazioni impulsive. Per questo lo Spirito che il Signore effonde su gli sposi nel giorno del matrimonio dona il cuore nuovo e li rende capaci di amarsi al di la dei propri limiti, come Cristo ci ha amati. Come abbiamo detto all’inizio, cercate il regno di Dio (la gioia nel Signore) e il resto vi verrà dato in soprappiù ( Egli esaudirà i desideri del vostro cuore).

Noi siamo laici sposati abbiamo una grazia specifica particolare, cosa abbiamo di specifico? Cosa ci distingue? Se ogni cristiano per il Battesimo e l’ Eucarestia è in comunione con Cristo, a maggior ragione  noi sposati con il sacramento del matrimonio, ed è proprio l’originalità della grazia del sacramento delle nozze che, a differenza di religiosi e religiose in cui la grazia della consacrazione è data alle singole persone che insieme partecipano ad un carisma, nel sacramento del matrimonio la grazia è data alla relazione, quindi la grazia è dentro la relazione ed è lo spazio abitativo della grazia del sacramento del matrimonio. L’uomo e la donna sposi davanti al Signore sono chiamati a mettersi sempre in sintonia con questa grazia, curando il proprio essere coppia, concedersi il tempo e lo spazio necessari per far crescere la relazione perché è proprio in questo luogo che la grazia si manifesta. D’altra parte la FC. dice: “Il Signore chiama l’uomo e la donna al matrimonio ma li chiama ogni giorno al matrimonio, proprio attraverso i fatti i problemi e le necessità”  Ed è proprio qui che la relazione si misura e cresce.

Detto questo ritorniamo brevemente in quella sala alta e domandiamoci: cosa ha inizio in quel luogo dalla nuzialità feconda di Cristo, nel segno del corpo dato e sangue versato? Cristo genera la sua Chiesa, che a sua volta con il battesimo genera nuovi figli, è lo stesso per  la coppia che vive la tenerezza nuziale, genera la famiglia che è di per sé dono di comunione, perché generata dal donarsi reciproco degli sposi.

Dunque la famiglia non deve inventarsi niente perché dentro è comunione perché generata dall’ unione di Cristo con la Chiesa, ha la sua radice in esso e quindi partecipa della sua natura, vuol dire che il mistero di Cristo e della Chiesa lo possiamo contemplare dentro la nostra relazione di coppia, nei nostri sguardi, nei nostri abbracci, anche nei momenti difficili, perché no, forse è proprio qui che tocchiamo con mano la Sua presenza, grazie allo Spirito Santo che suscita nella coppia la volontà di fare breccia nelle muraglie dell’orgoglio e dell’individualismo e riprendere il cammino interrotto.

Lo Spirito Santo, a questo grande sconosciuto i Vescovi italiani nel documento Comunione e comunità nella Chiesa domestica, si esprimono così: Per la grazia dello Spirito Santo la coppia e la famiglia cristiana diventano chiesa domestica in quanto, il vincolo d’amore coniugale tra l’uomo e la donna e tutto ciò che si compie all’interno della vita di coppia viene assunto e trasfigurato dal Signore in immagine viva della comunione perfettissima che tra loro lega, nella forza dello Spirito Santo, Cristo capo alla Chiesa suo corpo.

Tutto questo S. Paolo lo definisce un mistero grande, riflettiamo, non ci siamo mai chiesti come coppie di sposi cosa c’è dietro questa realtà di uomo e di donna, cosa c’è dietro questo incontrarsi di un uomo e di una donna  che si amano e si sposano?.

STACCO MUSICALE

Alla luce di quanto abbiamo detto, dal nostro essere sposati emerge con forza una modalità, una originalità che non può e non deve essere relegata solo nel contesto della normalità e dell’abitudinario, questa originalità andrebbe rivalutata anche dai nostri sacerdoti perché gli sposi partecipano all’amore cristiano in modo proprio, perché è proprio questa originalità che è dono diffusivo, e se non viene vissuta come tale è comprensibile che non venga messo in circolazione. Cosa vuol dire questa originalità? Nel sacramento delle nozze abbiamo ricevuto una grazia specifica, dentro la relazione, che si traduce nel nostro impegno psicodinamico di accoglienza, di amore, di dare e di rispondere l’uno all’altro, dunque partecipiamo all’amore cristiano con la realtà che caratterizza la nostra quotidianità cioè l’amore coniugale.

Dunque gli sposi cristiani sono costituiti come un dono specifico di comunione e in quanto tali sono chiamati a comunicarlo e diffonderlo. Come avviene questo diffondersi? Se la relazione sposo  sposa, genitori figli, è assunta dentro la relazione Cristo e Chiesa è proprio questa modalità celebrata che viene amplificata mediante i gesti quotidiani, le scelte concrete di vita, che diventano testimonianza prima di tutto nella famiglia, nei nostri condomini, all’interno della comunità, ovunque anche in vacanza tanto per dire. E’ proprio attraverso l’ umano di un papà, di una mamma, dei figli, la famiglia, questa realtà di  comunione che si allarga a cerchi concentrici come quando si getta un sasso in uno stagno, le onde che si generano raggiungono i punti più lontani, in sintesi è il vivere normale di una famiglia che pone al centro del proprio essere, Cristo. Le famiglie sono state pensate dal creatore come ponti comunionali collegate fra di loro, e diventano così un grande realtà che può irrorare e vivificare la Chiesa e la società dell’amore divino, quell’ amore che nasce da quell’ unica sorgente che è Dio Trinità.

A questo punto possiamo dire che ogni coppia, ogni famiglia è un patrimonio divino e umano di comunione, ma attenzione è affidato alla libertà di ogni coppia, di sposo e sposa, può essere usato per crescere come coppia, far crescere i figli, la famiglia, la comunità, può essere conservato, ma allo stesso tempo può essere sciupato, svilito, questo ci riporta per un attimo in quella sala alta dove nonostante la presenza di Gesù si compie fino in fondo il progetto del tentatore. L’eterna dualità tra il bene e il male, pone anche noi sposi cristiani di fronte alla necessità di ricorrere ogni giorno, con la preghiera, a quella grazia che abbiamo ricevuto nel matrimonio. Spirito Santo so che sei in mè, sei in noi nella nostra relazione, t’invoco voglio che tu sia vivo, che tu ravvivi il nostro rapporto, voglio che tu mi renda capace di perdono, perché attraverso di esso si può sempre ricominciare anche dopo tanti sbagli.

Il Sacramento che abbiamo ricevuto è sempre sorgente di acqua pura perché la grazia rimane al di la dei nostri limiti, e ci invita a non guardare il passato con la paura che i giorni difficili, i tempi di crisi si ripetano, ma  a fare memoria del cammino compiuto del buono che al di la di tutto c’è stato e c’è, diventando sempre più consapevoli che: l’ uomo lascerà la sua casa di suo padre e sua madre si unirà alla sua sposa e i due saranno una carne sola  e di questo Dio disse “E’ cosa molto buona”

Carissimi sposi facciamo maturare in noi la capacità di stupirsi sempre di quale grazia il signore ci ha colmato dicendo: Dio sei venuto e abiti in casa nostra, hai accettato di stare in mezzo a noi. Forse le pareti della nostra casa sono più fredde di quelle della grotta di Betlemme, eppure tu hai deciso di stare in questa grotta fatta da me e mio marito, da me i mia moglie, ora lasciamo che il silenzio scenda sul nostro dire per poter contemplare il Mistero grande nel quale siamo immersi e del quale facciamo parte. Amen

Dopo lo stacco musicale attendiamo i vostri interventi per condividere e arricchire l’argomento, magari anche in modo semplice, perché è proprio nella semplicità che si raggiunge più facilmente il cuore.

La nostra rubrica Famiglie che parlano ad altre famiglie anche questa sera è giunta al termine, ma vogliamo concludere la trasmissione recitando insieme questa breve preghiera dedicata agli sposi:

Signore ti ringraziamo di averci dato l’amore. Ci hai pensato insieme prima del tempo, e fin da allora ci hai amato così, creandoci l’uno accanto all’altro.

Il nostro amore è nato dal Tuo, immenso, infinito. Che esso resti sempre espressione genuina del Tuo; senza che il gusto intenso di sentirci vicini attenui il sapore della Tua presenza tra noi, e senza il reciproco godimento delle cose belle che sono in noi ci allontani dal fascino della Tua amicizia. Se per errore o per malinteso affetto, un giorno ci allontanassimo da Te, fa che il vuoto e lo squallore esasperanti della Tua assenza ci scuotano profondamente e ci riportino alla ricerca immediata del Tuo volto.

Signore che tutto di noi conosci, fa che riprendiamo noi pure l’arte di conoscerti profondamente, donaci il coraggio di comunicarci integralmente le nostre aspirazioni, gli ideali, i limiti stessi del nostro agire. Che le piccole, inevitabili, asprezze dell’indole, i fugaci malintesi, gli imprevisti e le indisposizioni, non compromettano mai ciò che ci unisce, ma incontrino, invece, una cortese e generosa volontà di comprenderci.

Signore, dona  a ciascuno di noi gioiosa fantasia, per creare ogni giorno nuove espressioni di rispetto e di premurosa tenerezza. Amen

Carissime ascoltatrici e ascoltatori la nostra trasmissione finisce qui, Franco e Rita vi salutano e vi danno appuntamento a venerdì 27 luglio con Susanna e Luigi

 
Accedi alla libreria online... Segreteria Regionale
RnS Lombardia

scrivici Scrivici...