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Carissime famiglie,
cari ascoltatori tutti, il tempo del riposo e delle vacanze è ormai alle
porte, è un tempo, nel quale insieme al giusto riposo dopo un anno di
lavoro, porta con sé il rischio di disperdersi e di relegare in secondo
piano l’aspetto cura delle relazioni di coppia e di famiglia, attratti
più che mai da ciò che il mondo propone in fatto di vacanze,
dimenticando, forse, quel riposo che fa crescere il rapporto di coppia e
che ristora l’anima e lo spirito. Ancora una volta dai microfoni di
Radio Mater Franco e Rita vi salutano e questo nostro saluto vuol
raggiungere anche tutti gli ascoltatori e ascoltatrici che ci ascoltano
attraverso Internet e rivolgiamo loro l’invito caloroso ad intervenire
telefonicamente al termine della nostra esposizione.
Come al solito prima
della trasmissione viviamo il momento di preghiera in Cappellina
ricordando in particolare tutte quelle famiglie visitate dalla
sofferenza, tema questo della nostra ultima trasmissione, questo momento
per noi è molto importante perché ci pone in sintonia spiritualmente con
voi ma soprattutto con Gesù e la padrona di casa Mamma Maria così da
sentirsi in comunione piena.
Fratelli e sorelle la
Parola di Dio nella liturgia di oggi ci riporta nella giusta direzione
indicando il cammino anche in questo tempo estivo, difatti il Salmo
responsoriale nei suoi primi due versetti recita:
“Confida
nel Signore e fa’ il bene,
abita la terra e vivi
con fede.
Cerca la gioia nel
Signore,
esaudirà i desideri
del tuo cuore.”
Questi due versetti ci
guideranno anche nella chiacchierata che faremo questa sera, il Signore
ci chiede di vivere con fede nel nostro tempo, cercare l’essenziale e il
resto ci verrà dato in soprappiù. Dunque la coppia che cerca la gioia
nel Signore trova soprattutto la propria e vedrà esauditi i desideri
perché saranno proprio quelli che corrispondono al progetto di Dio il
quale vuole il bene per tutti i suoi figli.
Questo è quanto basta
per delineare l’itinerario, dunque parleremo della famiglia come luogo
di comunione a partire dalla nuzialità feconda della coppia, che
chiameremo “La famiglia è in sé stessa dono di comunione”e dove
c’è comunione si spande il profumo di Cristo, la famiglia è comunione
che trae la sua origine dalla Trinità, sorgente inesauribile.
Ma procediamo con
ordine, la lettera del Papa alle famiglie dice in merito: Dio disse,
facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, queste parole possono
anche indicare, come se Dio fosse alla ricerca di un modello al quale
ispirarsi, che in qualche modo ci fanno presumere il noi divino, quel
mistero insondabile che è la Santa Trinità. Eterno amore, eterna
accoglienza, eterna condivisione, Padre e Figlio e Spirito Santo, tre
persone distinte ma perfetta unità, racchiusi in un'unica definizione,
la perfezione dell’amore.
Nessuno tra i viventi
è stato creato a somiglianza di Dio, non ci sono stelle, non ci sono
fiori, non ci sono bellezze naturali che riflettano Dio più di un uomo e
una donna, di una coppia di sposi che si amano.
Dunque quando Dio ha
creato l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza ( si potrebbe dire
quando ha creato la famiglia) non esprime altro che il Suo intimo,
prende a modello se stesso, per dar compimento al Suo progetto, per cui
nella realtà della coppia, intesa come uomo e donna, ( non diversamente)
e della famiglia, ritroviamo l’intimo di Dio.
Un altro esempio che
ci aiuta a capire meglio, la coppia, la famiglia icona della SS.
Trinità: la nostra struttura stessa, dell’ essere maschio e femmina, è
distinzione perfetta, ma allo stesso tempo perfetta unità! Ora guardiamo
un po’ più da vicino le due identità di coppia e Trinità, perfette
distinzioni, Padre, Figlio, Spirito Santo ma unite in un'unica e
assoluta indivisa natura d’amore. Perché Dio ha voluto creare questo
tipo di umanità? Perché il Suo progetto era proprio quello di comunicare
se stesso alle persone, porre in loro una impronta specifica perché
potessero partecipare in pienezza alla sua intimità. Certo c’è comunque
una abissale distanza fra Dio e l’uomo creato a sua immagine, Dio è
creatore, l’ uomo è creatura, dio è infinito l’uomo è finito, ma è anche
più vicino di quanto possiamo immaginare, è in noi e dentro di noi,
dentro la nostra relazione.
Ma vogliamo dire di
più, non ha dato solo il necessario alla coppia per stare insieme, ha
riversato addirittura se stesso, dunque nella misura in cui viviamo il
matrimonio e la vita di famiglia consapevoli di questa grazia
diffondiamo intorno a noi fecondità e comunione perché è proprio dal
modello Trinitario che prendiamo origine e forza. Dunque la somiglianza
con Dio Trinità sulla quale si fonda la famiglia intesa come comunità di
vita umana, è comunità di persone unite dall’amore.
Questo è anche il
significato della promessa, come abbiamo detto nella nostra ultima
trasmissione, Dio quando creò l’uomo e la donna (la famiglia) disse è
cosa molto buona, perché la vita di sposi, di genitori e figli, al di la
dei propri limiti, al di la dei propri difetti, conserva l’immagine di
Dio Trinità.
All’inizio abbiamo
parlato di nuzialità, cosa si intende per nuzialità di coppia?
Per capire il
significato di nuzialità ci soffermeremo a contemplare i gesti compiuti
da Gesù nell’ultima cena, questo grande evento nel quale Cristo si offre
alla sua Chiesa nel segno “del corpo dato e sangue versato”. La
scena nella quale si svolge ce la offre l’Evangelista Marco al Cap.14,15
(Egli
vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti),
Gesù (sposo)
in questa sala bene addobbata accoglie la sua sposa la Chiesa ( i suoi
discepoli ), nell’interno della sala si avverte un clima di intensa
nuzialità, fatto di gesti di accoglienza, di tenerezza, il piacere di
sentirsi in profonda comunione gli uni gli altri, in quella “sala” si
intrecciano sguardi di complicità amorosa, di oblatività.
Questo è quanto si
instaura anche tra una coppia di sposi che si amano di un amore
autentico, questo sentirsi in piena comunione, in una tensione premurosa
l’ uno verso l’altro, vorremmo anche aggiungere il dirsi l’un l’altro
ciò che di Dio sentono nel cuore, comunicarsi l’intimità con Dio che
hanno. Quando gli sposi vivono intensamente la loro nuzialità, questa
ricchezza, si rendono conto che il loro amore li spinge oltre, li
proietta nel futuro, nell’eternità, anche se dentro questo amore possono
esserci chiusure causate dalle fragilità umane, d’altra parte il testo
citato non lo dice ma in quel luogo era presente anche Giuda con il suo
proposito di tradimento, la sua chiusura, la sua incapacità di aprirsi e
lasciar espandere l’amore.
Ma quando gli sposi si
amano in modo autentico, il loro amore chiama di più, richiede pienezza,
invoca compimento, ecco che allora viene fuori con forza il discorso del
perdono, della riconciliazione, un amore che si rigenera diventando
sempre nuovo, oltrepassa ogni limite delle incomprensioni e sa
ricominciare sempre, in altre parole è un amore che si tuffa nella Croce
per affermare ancor di più la propria capacità di amare.
Possiamo dire che la
coppia vivendo un amore autentico realizza in se stessa il regno di Dio,
l’essere sposo e sposa vuol dire essere padre e madre, vuol dire
accogliere la vita che viene, con coraggio e generosità, salvaguardarla
fin dal suo concepimento, questo chiama la coppia ad aprirsi ancora di
più verso nuovi orizzonti a scoprire che il loro amore di sposo di sposa,
genitori figli, e figli genitori non ha compimento qui sulla terra.
A questo punto si
intuisce che l’amore reclama una continuità, il per sempre, anche se
questa continuità avrà la sua pienezza in paradiso, in realtà questa
pienezza fa riferimento a qualcosa di più grande ancora, ed è quella
unità nella quale ci esercitiamo nella vita di coppia, i due saranno una
carne sola, distinti ma una carne sola, per imparare la dinamica
trinitaria dell’unità e distinzione nell’amore, al punto di andare a
nozze con Dio. La famiglia piccola chiesa gli viene data la veste di
lino puro e splendente per diventare la sposa dell’Agnello. Ap. 19, 8
STACCO MUSICALE
Allora fratelli e
sorelle, all’interno di questa realtà anche le crisi di coppia più
aspre possono trovare una soluzione, una via di uscita che le possa
ricomporre, certamente bisogna che l’animo sia ben disposto e per
esserlo è necessario mantenersi in sintonia con la sorgente, attingere a
quel pozzo che è collegato al mistero trinitario e che in Gesù ha
trovato manifestazione. Quale mezzo migliore può esserci nel conflitto
se non quello di mettersi in ginocchio e chiedere aiuto a colui che ci
ha chiamati ad essere sposi. La preghiera fatta singolarmente, ma ancor
più di coppia diventa lo strumento privilegiato per ricomporre gli
strappi dovuti alla nostra fragile natura e ai mutevoli sentimenti umani,
per ristabilire quella circolarità d’amore necessaria alla vita stessa e
alla stabilità della famiglia. Giovanni Paolo II disse in un omelia:
Pregare poi non significa evadere dalla storia e dai problemi che essa
presenta. Ma è affrontare la realtà non da soli, ma con la forza che
viene dall’Alto, la forza della verità e dell’amore la cui ultima
sorgente è Dio. La coppia che prega sa di poter contare su Dio, che è
assoluta volontà di bene; pregarlo per ottenere la forza di affrontare
le difficoltà, anche le più dure, con personale responsabilità, senza
cedere ai fatalismi o a reazioni impulsive. Per questo lo Spirito che il
Signore effonde su gli sposi nel giorno del matrimonio dona il cuore
nuovo e li rende capaci di amarsi al di la dei propri limiti, come
Cristo ci ha amati. Come abbiamo detto all’inizio, cercate il regno di
Dio (la gioia nel Signore) e il resto vi verrà dato in soprappiù ( Egli
esaudirà i desideri del vostro cuore).
Noi siamo laici
sposati abbiamo una grazia specifica particolare, cosa abbiamo di
specifico? Cosa ci distingue? Se ogni cristiano per il Battesimo e l’
Eucarestia è in comunione con Cristo, a maggior ragione noi sposati con
il sacramento del matrimonio, ed è proprio l’originalità della grazia
del sacramento delle nozze che, a differenza di religiosi e religiose in
cui la grazia della consacrazione è data alle singole persone che
insieme partecipano ad un carisma, nel sacramento del matrimonio la
grazia è data alla relazione, quindi la grazia è dentro la relazione ed
è lo spazio abitativo della grazia del sacramento del matrimonio. L’uomo
e la donna sposi davanti al Signore sono chiamati a mettersi sempre in
sintonia con questa grazia, curando il proprio essere coppia, concedersi
il tempo e lo spazio necessari per far crescere la relazione perché è
proprio in questo luogo che la grazia si manifesta. D’altra parte la FC.
dice: “Il Signore chiama l’uomo e la donna al matrimonio ma li chiama
ogni giorno al matrimonio, proprio attraverso i fatti i problemi e le
necessità” Ed è proprio qui che la relazione si misura e cresce.
Detto questo
ritorniamo brevemente in quella sala alta e domandiamoci: cosa ha inizio
in quel luogo dalla nuzialità feconda di Cristo, nel segno del corpo
dato e sangue versato? Cristo genera la sua Chiesa, che a sua volta con
il battesimo genera nuovi figli, è lo stesso per la coppia che vive la
tenerezza nuziale, genera la famiglia che è di per sé dono di comunione,
perché generata dal donarsi reciproco degli sposi.
Dunque la famiglia non
deve inventarsi niente perché dentro è comunione perché generata dall’
unione di Cristo con la Chiesa, ha la sua radice in esso e quindi
partecipa della sua natura, vuol dire che il mistero di Cristo e della
Chiesa lo possiamo contemplare dentro la nostra relazione di coppia, nei
nostri sguardi, nei nostri abbracci, anche nei momenti difficili, perché
no, forse è proprio qui che tocchiamo con mano la Sua presenza, grazie
allo Spirito Santo che suscita nella coppia la volontà di fare breccia
nelle muraglie dell’orgoglio e dell’individualismo e riprendere il
cammino interrotto.
Lo Spirito Santo, a
questo grande sconosciuto i Vescovi italiani nel documento Comunione e
comunità nella Chiesa domestica, si esprimono così: Per la grazia dello
Spirito Santo la coppia e la famiglia cristiana diventano chiesa
domestica in quanto, il vincolo d’amore coniugale tra l’uomo e la donna
e tutto ciò che si compie all’interno della vita di coppia viene assunto
e trasfigurato dal Signore in immagine viva della comunione
perfettissima che tra loro lega, nella forza dello Spirito Santo, Cristo
capo alla Chiesa suo corpo.
Tutto questo S. Paolo
lo definisce un mistero grande, riflettiamo, non ci siamo mai chiesti
come coppie di sposi cosa c’è dietro questa realtà di uomo e di donna,
cosa c’è dietro questo incontrarsi di un uomo e di una donna che si
amano e si sposano?.
STACCO MUSICALE
Alla luce di quanto
abbiamo detto, dal nostro essere sposati emerge con forza una modalità,
una originalità che non può e non deve essere relegata solo nel contesto
della normalità e dell’abitudinario, questa originalità andrebbe
rivalutata anche dai nostri sacerdoti perché gli sposi partecipano
all’amore cristiano in modo proprio, perché è proprio questa originalità
che è dono diffusivo, e se non viene vissuta come tale è comprensibile
che non venga messo in circolazione. Cosa vuol dire questa originalità?
Nel sacramento delle nozze abbiamo ricevuto una grazia specifica, dentro
la relazione, che si traduce nel nostro impegno psicodinamico di
accoglienza, di amore, di dare e di rispondere l’uno all’altro, dunque
partecipiamo all’amore cristiano con la realtà che caratterizza la
nostra quotidianità cioè l’amore coniugale.
Dunque gli sposi
cristiani sono costituiti come un dono specifico di comunione e in
quanto tali sono chiamati a comunicarlo e diffonderlo. Come avviene
questo diffondersi? Se la relazione sposo sposa, genitori figli, è
assunta dentro la relazione Cristo e Chiesa è proprio questa modalità
celebrata che viene amplificata mediante i gesti quotidiani, le scelte
concrete di vita, che diventano testimonianza prima di tutto nella
famiglia, nei nostri condomini, all’interno della comunità, ovunque
anche in vacanza tanto per dire. E’ proprio attraverso l’ umano di un
papà, di una mamma, dei figli, la famiglia, questa realtà di comunione
che si allarga a cerchi concentrici come quando si getta un sasso in uno
stagno, le onde che si generano raggiungono i punti più lontani, in
sintesi è il vivere normale di una famiglia che pone al centro del
proprio essere, Cristo. Le famiglie sono state pensate dal creatore come
ponti comunionali collegate fra di loro, e diventano così un grande
realtà che può irrorare e vivificare la Chiesa e la società dell’amore
divino, quell’ amore che nasce da quell’ unica sorgente che è Dio
Trinità.
A questo punto
possiamo dire che ogni coppia, ogni famiglia è un patrimonio divino e
umano di comunione, ma attenzione è affidato alla libertà di ogni coppia,
di sposo e sposa, può essere usato per crescere come coppia, far
crescere i figli, la famiglia, la comunità, può essere conservato, ma
allo stesso tempo può essere sciupato, svilito, questo ci riporta per un
attimo in quella sala alta dove nonostante la presenza di Gesù si compie
fino in fondo il progetto del tentatore. L’eterna dualità tra il bene e
il male, pone anche noi sposi cristiani di fronte alla necessità di
ricorrere ogni giorno, con la preghiera, a quella grazia che abbiamo
ricevuto nel matrimonio. Spirito Santo so che sei in mè, sei in noi
nella nostra relazione, t’invoco voglio che tu sia vivo, che tu ravvivi
il nostro rapporto, voglio che tu mi renda capace di perdono, perché
attraverso di esso si può sempre ricominciare anche dopo tanti sbagli.
Il Sacramento che
abbiamo ricevuto è sempre sorgente di acqua pura perché la grazia rimane
al di la dei nostri limiti, e ci invita a non guardare il passato con la
paura che i giorni difficili, i tempi di crisi si ripetano, ma a fare
memoria del cammino compiuto del buono che al di la di tutto c’è stato e
c’è, diventando sempre più consapevoli che: l’ uomo lascerà la sua casa
di suo padre e sua madre si unirà alla sua sposa e i due saranno una
carne sola e di questo Dio disse “E’ cosa molto buona”
Carissimi sposi
facciamo maturare in noi la capacità di stupirsi sempre di quale grazia
il signore ci ha colmato dicendo: Dio sei venuto e abiti in casa nostra,
hai accettato di stare in mezzo a noi. Forse le pareti della nostra casa
sono più fredde di quelle della grotta di Betlemme, eppure tu hai deciso
di stare in questa grotta fatta da me e mio marito, da me i mia moglie,
ora lasciamo che il silenzio scenda sul nostro dire per poter
contemplare il Mistero grande nel quale siamo immersi e del quale
facciamo parte. Amen
Dopo lo stacco
musicale attendiamo i vostri interventi per condividere e arricchire
l’argomento, magari anche in modo semplice, perché è proprio nella
semplicità che si raggiunge più facilmente il cuore.
La nostra rubrica
Famiglie che parlano ad altre famiglie anche questa sera è giunta al
termine, ma vogliamo concludere la trasmissione recitando insieme questa
breve preghiera dedicata agli sposi:
Signore ti ringraziamo
di averci dato l’amore. Ci hai pensato insieme prima del tempo, e fin da
allora ci hai amato così, creandoci l’uno accanto all’altro.
Il nostro amore è nato
dal Tuo, immenso, infinito. Che esso resti sempre espressione genuina
del Tuo; senza che il gusto intenso di sentirci vicini attenui il sapore
della Tua presenza tra noi, e senza il reciproco godimento delle cose
belle che sono in noi ci allontani dal fascino della Tua amicizia. Se
per errore o per malinteso affetto, un giorno ci allontanassimo da Te,
fa che il vuoto e lo squallore esasperanti della Tua assenza ci scuotano
profondamente e ci riportino alla ricerca immediata del Tuo volto.
Signore che tutto di
noi conosci, fa che riprendiamo noi pure l’arte di conoscerti
profondamente, donaci il coraggio di comunicarci integralmente le nostre
aspirazioni, gli ideali, i limiti stessi del nostro agire. Che le
piccole, inevitabili, asprezze dell’indole, i fugaci malintesi, gli
imprevisti e le indisposizioni, non compromettano mai ciò che ci unisce,
ma incontrino, invece, una cortese e generosa volontà di comprenderci.
Signore, dona a
ciascuno di noi gioiosa fantasia, per creare ogni giorno nuove
espressioni di rispetto e di premurosa tenerezza. Amen
Carissime ascoltatrici
e ascoltatori la nostra trasmissione finisce qui, Franco e Rita vi
salutano e vi danno appuntamento a venerdì 27 luglio con Susanna e Luigi
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