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…di generazione in generazione la sua
misericordia si stende su quelli che lo temono…
Carissimi ascoltatori di Radio Mater buona sera a
tutti da Luigi e Susanna.
Dopo la serata speciale della ns rubrica di venerdì
30 novembre dove, insieme agli altri fratelli della ns equipe, abbiamo
condotto una trasmissione sulla famiglia, sviluppando in particolare il
tema del fidanzamento, qs sera riprendiamo il ns incontro quindicinale
ritornando al ns argomento specifico: rapporto genitori-figli.
Dalle ns parti c’è ancora aria di festa: il 3
novembre è nato Riccardo, nipotino, tanto atteso, di una coppia di ns
carissimi amici.
Riccardo il nome del piccolo nato, Riccardo il nome
del nonno.
Qs fatto ci ha colpiti particolarmente perché oggi,
a differenza di un tempo, è praticamente scomparsa la tradizione,
soprattutto nel nord d’Italia, che vuole
il figlio primogenito con il nome dell’anziano genitore.
Di fatto Riccardo non si chiama come il nonno per
seguire la tradizione, ma semplicemente perché qs nome piaceva ai suoi
genitori. Sulla carta però il suo nome e il suo cognome sono quelli del
nonno e così entrerà nella storia della famiglia e tutte le volte che si
pronuncerà il suo nome e il suo cognome non si potrà evitare di pensare
al nome e al cognome del suo progenitore.
Qs fatto ha suscitato in noi alcune domande.
Chissà se qs giovani
genitori ci hanno voluto lanciare un messaggio e in tutto qs non c’è la
voglia di ripercorrere un passato con gli occhi della maturità?
Chissà se nei genitori di oggi non si affaccia il
desiderio di continuare una tradizione di famiglia e dietro a tutta qs
voglia di essere diversi e alternativi non nascondono il bisogno di
rafforzare i legami familiari con la famiglia d’origine?
Da Riccardo a Riccardo, in nome di una continuità
che dà ancora più valore a una vita che prende le ali e risveglia il
senso di una vita già ampiamente vissuta.
E tutto qs, proprio in qs tempo di Avvento, a
undici giorni dal Santo Natale ,ci riporta a un messaggio di continuità
che ogni anno si ripete.
Ci viene così alla mente il brano del vangelo di
Matteo, riproposto anche da Luca, della genealogia di Gesù, dove la
venuta di Gesù si incarna in una storia fatta di uomini che trasmettono
la vita. Dove si legge che anche Gesù ha una discendenza, ha degli
antenati e un cammino ben preciso alle spalle.
Qs è il senso di una discendenza.
Dal vangelo secondo Matteo:
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1 Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide,
figlio di Abramo.
2 Abramo generò
Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi
fratelli,
3 Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares
generò Esrom, Esrom generò Aram,
4 Aram generò Aminadab,
Aminadab generò Naasson, Naasson generò Salmon,
5
Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed
generò Iesse,
6 Iesse generò il re
Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di
Urìa, 7
Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf,
8
Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozia,
9
Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia,
10
Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia,
11
Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della
deportazione in Babilonia.
12 Dopo la
deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel
generò Zorobabele,
13 Zorobabele generò
Abiud, Abiud generò Elìacim, Elìacim generò Azor,
14
Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliud,
15
Eliud generò Eleazar, Eleazar generò Mattan, Mattan generò
Giacobbe,
16 Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria,
dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
17 La somma di tutte le generazioni, da Abramo
a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla
deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla
deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.
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Leggiamo dal commento dei
quattro vangeli della Elle Di Ci:
Quando si vogliono ritrovare le proprie origini e
con esse, un po’ della propria identità, si stila una genealogia. Si
rilegge, cioè, la storia, per ricercare nei registri i molti nomi di
coloro che sono stati gli antenati.
Per
genealogia s’intende libro della Genesi.
La storia degli uomini prolunga qs genesi e si
unisce direttamente all’opera creatrice di Dio.
L’evangelista Matteo desidera unire così Gesù alla
creazione: per mezzo di Gesù, Dio continua a portare a compimento la
genesi, Egli genera Gesù , così da manifestarsi nella forma visibile in
aspetto d’uomo. In questo modo
dà inizio ad
una nuova creazione, ad
un’umanità nuova. Per mezzo di Lui tutto rimane in genesi: unire Gesù a
tutta la storia sacra, rileggere tutte le scritture alla luce della
resurrezione, aggiungere e mettere qs vangelo in linea con gli altri
libri, nella continuità e nel compimento.
Il suo nome specifico di uomo è
Gesù.
Cristo è il suo titolo che
definisce non soltanto la sua funzione ma anche la sua natura profonda:
Gesù Cristo è il Messia promesso agli uomini.
Gesù Cristo
Figlio di Davide, figlio di Abramo: Abramo e Davide rappresentano,
infatti, i due punti di riferimento di qs storia, sono stati chiamati da
Dio per essere fondatori di un popolo e di una dinastia.
Abramo
generò Isacco, Isacco generò Giacobbe…:la genesi si realizza
attraverso una successione di generazioni. Tutti
gli uomini qui elencati sono presentati solamente sotto l’aspetto
della loro paternità. Quello che essi trasmettono ai loro figli non è
soltanto la vita, ma la legittimità di un’eredità, quella della promessa
divina. Mediante qs trasmissione, Dio manifesta la continuità del suo
disegno e la fedeltà della sua parola. Qs albero cresce dritto,
nonostante non pochi inaspettati innesti.
La storia
della salvezza, infatti, passa
anche attraverso fatti inaspettati.
“ Davide
generò Salomone da quella che era stata la moglie di Uria “.
Davide,
scelto da Dio come re d’Israele, unto e benedetto da Lui, da cui
discende direttamente la famiglia di Gesù, durante il suo regno, cade in
una forte tentazione e commette un grave peccato.
A qs punto
Davide attraversa una profonda crisi spirituale. Dio non lo abbandona,
lo accompagna,lo fa riflettere e Davide, attraverso questo fatto,
percorre la via della
purificazione del cuore,questa parte
così dolorosa della sua vita
diventa l’occasione per
vivere un
momento di crescita,così da
poter riconoscere Dio in maniera nuova, proprio
attraverso la regalità che gli
era stata donata. Dio permette che noi ci salviamo con i doni che Lui
stesso ci dà!La paternità di Davide è stata purificata dagli eventi
della vita. Lui è rimasto fedele alla promessa, e attraverso tanta
sofferenza, ha potuto riconoscere la gloria di Dio!
Anche noi,
papà, in questo S. Natale, siamo chiamati a riconoscere la nostra
paternità, rigenerata dal dono di Gesù, che anche quest’anno viene e
permette che noi facciamo memoria dell’importanza
della
nostra chiamata, nonostante tutti i nostri limiti, i nostri
insuccessi, le nostre miserie
ed i nostri errori.
Se come il
re Davide, in questo S.Natale, con tutta la nostra vita, intelligenza
,forza e cuore,
sapremo dare gloria a
Dio, se ci rallegreremo ed esulteremo per la salvezza che Lui viene a
donarci, anche noi
permetteremo che Gesù possa ancora nascere nei tempi futuri anche se non
li vedremo e così potremo dare oggi
un contributo alla storia della salvezza
della famiglia umana, oltre che , noi per primi, riscoprire con
gioia indicibile la nostra chiamata.
Come i
discepoli, dobbiamo dare a Gesù quel poco che abbiamo; magari possono
essere quei sette pani e pochi pesciolini del Vangelo. Gesù li potrà
così ricevere e ci ridonerà proprio quelli, anche nel numero, ma pieni
del Suo Santo Spirito , così che noi potremo
distribuirli in grande abbondanza
e raccogliere anche i pezzi avanzati !
Nella serie dei nomi maschili Matteo introduce
quattro nomi di donna che
diventando madri sono entrate nel piano di Dio e hanno fatto sì che la
stirpe si perpetuasse. Così si è manifestata la sovrana libertà di Dio
che porta a compimento quanto ha previsto e si è preparato, un caso
eccezionale di ben altra importanza: l’entrata di
Maria, la quinta donna,
nell’albero genealogico.
L’anello che apre la terza sequenza non è un nome ,
ma un avvenimento drammatico, la
deportazione in Babilonia.
Qs avvenimento fu però il crogiuolo di un rinnovamento della speranza
messianica.
Giacobbe
generò Giuseppe, lo sposo di Maria dalla quale è nato Gesù, chiamato il
Cristo.
Giuseppe
è citato come sposo, non come padre. Di lui non si dice generò, ma
fu detto sposo, dando così a Maria, attraverso il suo matrimonio, di
inserirsi nell’albero genealogico di Davide. La concezione verginale di
Maria è l’ultima tappa. Con essa Dio innova e la creazione si rinnova.
Maria è la nuova Eva che dà alla luce l’umanità nuova.
Maria dalla
quale e’ nato Gesù,o meglio
fu generato: dopo aver usato per trentanove volte qs verbo
all’attivo, ecco un passivo pieno di senso.
Gesù è stato generato per
opera dello Spirito Santo. Con qs verbo al
passivo Matteo indica che Gesù è
opera di Dio.
Qs è la grande novità indicata dall’albero
genealogico mediante qs brusca interruzione della normale generazione e
con l’entrata meravigliosa di una donna, Maria, che pur rimanendo
vergine darà alla luce un figlio, di cui solo Dio è Padre.
Gesù è quindi il
frutto di qs albero della vita e della grazia!
La somma di
tutte le generazioni da Abramo a Davide è di quattordici…con la
parola somma viene riassunta perfettamente l’intera storia sacra.
Con Gesù qs storia trabocca per estendersi a quanto
precede Abramo e a quanto segue Gesù!
Così la via discendente delle generazioni appare
come un’ascesa verso Gesù e come un’inarrestabile ascesa dell’umanità
verso il suo Messia, un cammino reale che finisce ai piedi di Gesù-re.
La genealogia di Matteo non è una lista monotona e
fastidiosa di nomi arcaici, ma è soprattutto una celebrazione delle
meraviglie di Dio, che per ondate successive confluiscono verso il
Cristo e che da lui rifluiscono verso la fine del mondo.
…di
generazione in generazione la sua misericordia si stende su coloro che
lo temono…
STACCO
MUSICALE
Ma qual è il rapporto del ns ragazzo adolescente
nei confronti del Natale e della fede in genere in qs periodo della sua
vita?
Lo avevamo lasciato, nella ns trasmissione
precedente, in fase di trasformazione: voce, piedi,stati d’animo,
sentimenti.
Ma anche per lui e per i suoi genitori viene il
Natale, la S.Messa, i parenti, la festa, le luci, i regali, qualche
rituale di troppo da assolvere… in certi momenti lo sentiamo borbottare:
che noia!Dove sono i miei amici? Cosa staranno facendo?
Anche di fronte al problema religioso il ns ragazzo
è in trasformazione e si avvia a mettere tutto in discussione:
l’esistenza di Dio, della fede, del soprannaturale, dello spirito, di
quello che fino ad ora il genitore gli ha trasmesso.
E’ il momento di riconsiderare tutto qs vissuto coi
propri occhi, col proprio cuore, con il proprio spirito. E’ il momento,
per ogni genitore, di confermare con forza la propria fede, ma di
lasciare che il ns ragazzo ne recuperi da solo tutto il senso più
profondo, accompagnandolo con la nostra presenza.
E’il momento di scegliere per lui dei percorsi
efficaci che lo aiutino a riscoprire Dio e la sua esistenza partendo
dalla sua esperienza , non lo dobbiamo lasciare solo e in balia del
proprio sentire!
Dice una catechista di un gruppo di adolescenti:
Spesso durante la settimana il pensiero è rivolto a
loro.
Chissà se Marta ha superato l’esame di pianoforte?
E la temutissima versione di latino avrà dato del
filo da torcere a Marco?
E Stefano avrà segnato il gol contro la prima del
girone?
Di che cosa parlerò sabato con loro?
Si parla spesso di lezione di catechismo. In
realtà, a qs età, non si tratta di insegnare o di comunicare delle
conoscenze, non c’è un sapere da trasmettere, né una lista di regole da
far imparare a memoria. Con i ragazzi non servono trucchi, non vale fare
sfoggio di chissà quali qualità e neppure appellarsi all’oratoria.
Sarebbe partita persa in partenza. Per qs è più corretto parlare
d’incontro di catechismo perché quell’appuntamento settimanale è il
momento dell’ascolto reciproco e dell’ ascolto della Parola, è il tempo
della conoscenza dell’altro e della preghiera. Per loro l’esperienza del
gruppo è fondamentale, è il luogo in cui si confrontano e crescono ogni
giorno. Me ne rendo conto anche oggi che è sabato e siamo seduti attorno
allo stesso tavolo, riuniti nel suo nome. Sta per cominciare l’incontro
di catechismo che vogliamo intitolare: vi ho presi a cuore.”
Leggiamo sul mensile familiare supplemento ad
Avvenire “Noi, genitori e figli” che la catechesi oggi sta cambiando,
non è più la stessa: trecentomila educatori al lavoro nelle parrocchie
d’Italia, famiglie protagoniste, sussidi-karaoke, animatori più giovani
e motivati.
Tutto qs ci fa ben sperare e ci fa continuare a
cercare per i ns ragazzi un aiuto valido fuori dalla famiglia che
sostenga i principi e i valori della famiglia come Dio l’ ha pensata.
Anche senza parlare specificatamente di Dio si può
trovare Dio attraverso un percorso di maturazione intellettuale che
porta l’adolescente a scoprire se stesso e la vera libertà frutto di qs
ricerca perché è proprio qs verità che ci fa liberi.
L’adolescente, a differenza del fanciullo, è capace
di penetrare più spesso nel
suo mondo interiore, di riflettere con più passione sulla propria vita,
di sperimentare il bisogno di autonomia e di libertà per cercare una
propria specifica strada.
-L’educatore ha il compito di aiutarlo nel creargli
occasioni per esercitare qs esigenza, magari dandogli la possibilità di
rafforzare la fiducia in se stesso, proponendogli, all’interno della
comunità, degli incarichi personalizzati, favorendo così la formazione
di atteggiamenti di speranza e di perseveranza contro la naturale
tendenza all’incostanza.
-Oppure invogliandolo a seguire cammini di
formazione dove possa sviluppare la sua capacità critica,cercando di
promuovere una pastorale vocazionale per confrontarsi con le diverse
chiamate alla vita, alla vita di fede, chiamando in causa il dono
spirituale dell’intelletto per comprendere il disegno di Dio su di lui.
-Standogli vicino nell’aiutarlo a comprendere il
rapporto che intercorre tra il
modo di leggere solo con l’intelligenza umana la propria vita e
come qs stessa vita possa essere
letta alla luce del dono dello Spirito Santo ricevuto nel sacramento
della cresima, così che il Signore possa “strappare il velo” e
“ la coltre “ della resistenza all’ amicizia sincera con Dio.
L’adolescente va aiutato perciò a
coltivare
il dono dell’intelligenza:
l’intelligenza infatti sviluppa la capacità razionale , come pure
l’intelligenza della fede che nasce dall’ascolto della parola di Dio,
così che viene portato a conoscere i fatti con una coscienza sempre più
illuminata.
L’intelletto è un dono prezioso che può aiutare a superare la
superficialità nell’approccio alla vita, alla realtà e al mondo;
fa evitare al nostro ragazzo il «mordi e fuggi»;
lo invita a non accontentarsi né di quello che si dice, né dei
risultati dei sondaggi dei media , né del primo commento ascoltato, né
delle immagini
provocatorie che offre la televisione...
-I media spesso riportano notizie travisate per fare scoop senza
preoccuparsi di verificarne le fonti autentiche.
-La società propone un modello d’uomo imperniato sul senso dell’apparire
più che dell’essere e costruisce intorno
a sè un’industria per migliorare l’aspetto esterno.
-La forza plagiante del gruppo gli
impedisce di esprimere le proprie distinzioni, imponendogli un
adeguamento che tende a renderlo uguale a tutti gli altri nel modo di
parlare, di vestirsi, di comportarsi.
Da pochi giorni siamo venuti a conoscenza di una situazione sconcertante
verificatasi in una classe di una scuola media: una ragazza per
comprarsi l’amicizia dei compagni ha portato a scuola 1000 euro che
piano piano cercava di distribuire per acquisire la loro simpatia e
forse qualcosa d’altro..
Dell’altro giorno è la scoperta che da quando Giuseppe porta i jeans
firmati Levis e mette un giubbotto della North-sails finalmente le
ragazzine lo degnano di una particolare attenzione
e si dichiarano molto
disponibili nei suoi confronti.
Non ci vogliamo addentrare nelle motivazioni
che hanno spinto questi ragazzini a comportarsi in questo modo,
ma sottolineiamo a qs punto che
è estremamente necessario che il ns ragazzo adolescente si rafforzi
nell’uso dell’intelligenza per non cadere in
condizionamenti di gruppo che
possono lasciare segni traumatici nella propria esistenza.
…e Maria disse: come è possibile? NON CONOSCO UOMO!
Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la
potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato
figlio di Dio…
Anche Maria, prima di dire il suo incondizionato si, compie un percorso
interiore utilizzando il dono dell’intelligenza: si pone delle domande.
riflette su cosa sta succedendo, pensa alla sua situazione, desidera
sapere e si mette così nelle condizioni di accettare una proposta che si
fa sempre più “possibile” e che l’avvicina sempre di più al concepimento
dell’uomo vero: Gesù!
Grazie al suo sì convinto e al dono dello Spirito Santo, Maria ha
conosciuto e ha dato a noi
la possibilità di conoscere qs uomo.
Gesù è Colui, che ancora oggi viene concepito, che nasce, cresce e si
sviluppa e si fa modello di uomo dentro di noi
Nell’uomo che siamo così riconosciamo l’impronta di Dio, scopriamo la ns
mortalità che si perde nella sua immortalità, in un atteggiamento di
fiducioso abbandono.
Come è possibile?
Come è possibile che il mistero del Natale si ripeta e si realizzi
ancora oggi nella ns vita proprio di qs tempi dove tutto fa pensare che
il Natale di Gesù è scomparso?”Non conosco uomo!” potremmo dire anche
noi oggi!
Come è possibile che anche noi siamo innestati nella genealogia di
Gesù?Che da Riccardo è generato ancora Riccardo?
Anche noi in qs S. Natale desideriamo riflettere sui segni dei tempi e
insieme a Maria e al ns ragazzo adolescente, desideriamo farci delle
domande per poi fermarci in silenzio ad ascoltare Colui che è dentro di
noi , ci sta visitando e ci dona delle risposte fondamentali per la ns
vita..
Anche noi in qs Natale desideriamo testimoniare al mondo che 1000 euro e
dei jeans Levis non occorrono per dimostrare quello che siamo, perché
quello che noi siamo ed abbiamo ereditato è molto, molto di più:siamo
figli di Dio ed eredi della sua immagine per essere sempre più simili a
lui.
Questa speranza di scoprirci oggi sempre più così,
è l’ augurio di buon Natale che
qs sera da questi microfoni desideriamo giunga
a tutti voi che ci ascoltate
e a tutte le famiglie. Per
realizzare questo desiderio
San Paolo ci indica la via
della speranza nella lettera ai Romani 15, 4
“ Ora, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto
per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della
consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra
speranza “.
L’ evangelista Matteo al Cap. 11,28-30
ci dice: “venite a me voi tutti che siete affaticati e
oppressi , ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e
imparate da me , perché io sono mansueto e umile di cuore ; e voi
troverete riposo alle vostre anime; perché il mio giogo è dolce e il mio
carico è leggero.”
Dobbiamo alimentare la nostra speranza tuffandoci nell’ Amore di Dio !
Così potremo vivere sicuramente
la Parola
che il profeta Isaia al
Cap. 40 ,31 ci dice:”
quelli che sperano nel Signore acquistano nuove forze, si alzano a volo
come aquile, corrono e non si stancano, camminano e non si affaticano “.
Amen! Alleluia!
Apriamo ora i ns microfoni per dare spazio alle vs domande e alle vs
riflessioni.
Sicuramente anche voi avete una storia di famiglia sulla quale
riflettere e una testimonianza di incontro con Gesù da raccontarci
Senz’altro anche voi avete nella vs famiglia un ragazzo adolescente che
è alla ricerca della sua identità.
Certamente anche voi vivete una realtà parrocchiale dove si vivono
esperienze di catechesi di tutti i tipi.
Vi invitiamo a condividere per arricchirci insieme, vi ascoltiamo.
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