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21° TRASMISSIONE del 2008
Eccoci ancora una
volta con voi, carissime famiglie in questa ultima parte dell’anno
liturgico, tra poco celebreremo la solennità di Cristo, Re dell’
Universo, a noi piace contemplarlo con accanto Sua Madre anche lei
incoronata Regina degli Angeli e dei santi cioè anche di tutti noi, con
queste parole Franco e Rita vi danno il benvenuto in questa nuova
puntata nella quale riprenderemo il discorso sulla spiritualità sponsale
e famigliare e sulla ricerca del vero significato delle cose, come
promesso nel nostro ultimo incontro fatto ad agosto. Come al solito
lasciamoci interpellare dalle letture del giorno in particolare la prima
la quale ci ricorda il comandamento di fondo per gli sposi, come d’altra
parte per tutti, che ci amiamo gli uni e gli altri, perché non abbiamo a
perdere quello che già abbiamo conseguito in vista della piena
ricompensa. Perché chi rimane nell’obbedienza alla dottrina, questi
possiede il Padre e il Figlio.
Riprendendo questa
seconda parte vogliamo ricordare ciò che S. Francesco di Sales ci disse
all’inizio, si può spendere si del tempo per diventare buoni Angeli ma
non bisogna dimenticare che la vocazione alla santità, quel seme posto
in noi necessita di una risposta continua per svilupparsi, specialmente
nel matrimonio perché è proprio attraverso il cammino di coppia che si
realizza, nella fatica di tener fede all’impegno assunto davanti a Dio e
come abbiamo detto alla fine del nostro ultimo incontro, è un percorso
di santità inscritto nell’amore dei coniugi, prima ancora del sacramento
e che poi il sacramento lo giustifica e lo vivifica.
Ma vogliamo
riprendere il discorso con una indicazione di fondo che ci aiuterà a
comprendere meglio il significato del Sacramento: Il matrimonio è il
tempo Pasquale della coppia non è la quaresima dell’amore, ma perché
questo avvenga è necessario mettersi in gioco continuamente non è
consentito adagiarsi sul dire adesso siamo apposto, o dire basta che ci
vogliamo bene. Questa visione del matrimonio è molto semplicistica e può
rivelarsi una strada pericolosa perché all’interno del vivere di coppia
si possono verificare degli imprevisti legati alla personalità di
ognuno, alle proprie attese, aspirazioni, drammi spirituali, dunque il
volersi bene non basta, capite allora, che ci vuole tutto intorno alla
coppia una grazia di liberazione interiore, non basta il fatto di
essersi sposati.
Allora
carissime famiglie, bisogna prendersi in mano la propria croce ogni
giorno e attraverso la fedeltà all’impegno assunto, la preghiera e la
sottomissione a Cristo che si irrobustisce il rapporto, è proprio in
questa continua tensione all’ascesi, che nasce da quella terra nella
quale ci si impolvera i piedi secondo ciò che ci ricorda S. Francesco di
Sales, che diventa veramente testimonianza cristiana credibile
all’interno della famiglia e per la comunità.
Non dimentichiamo
che la risurrezione di Gesù è avvenuta dopo la Sua passione e morte,
ricordate la volta scorsa le parabole del seme? Il seme gettato dal
seminatore dopo l’avvenuta preparazione del terreno, deve marcire e
morire perché possa dare il suo frutto.
STACCO MUSICALE
Oggi sentiamo dire
spesso, “Basta che si vogliano bene” Questo in riferimento Alle coppie
di fatto, ma si vogliono bene ti dicono, buon per loro, apriamo allora
una finestra su un argomento che è ormai diventato quasi una
consuetudine anche a casa nostra, andare a vivere insieme prima di
sposarsi, pratica ormai diffusa in molti paesi. Secondo l’opinione di
molti la convivenza consente ai futuri sposi di conoscersi meglio, oggi
si è fatto della conoscenza tra un uomo e una donna, le ragioni e la
giustifica morale delle convivenze, se noi ci conosciamo il nostro
matrimonio potrà funzionare meglio, tutto ciò è falso ed è una mera
illusione!!!!!
Sono tuttavia molti
gli elementi che dimostrano che la convivenza costituisce più un
ostacolo che un vantaggio, in vista del matrimonio.
Certamente che il
conoscersi sia necessario è fuor di dubbio, ma la mentalità nella quale
siamo chiamati a testimoniare la validità del matrimonio e che dice che
il conoscersi è il tutto, in realtà nella convivenza si nasconde la
paura di una scelta responsabile e una mancanza di fiducia verso il
futuro e sopratutto verso Colui che disse “E’ cosa molto buona”
garantendo la Sua presenza nel tempo.
La convivenza pone
la scelta matrimoniale sulle basi di una precarietà pericolosa, perché
l’elemento principale che tiene uniti la coppia convivente è
fondamentalmente la paura della rottura del rapporto il che non
favorisce la costruzione del noi di coppia.
Da Uno studio fatto
negli Stati Uniti dalla fondazione Marriage Savers si nota che le coppie
che convivono prima del matrimonio sono più esposte al rischio di
divorzio, questo fa notare la grande differenza che esiste tra un
vincolo definitivo e la mera convivenza. Un dato ulteriore che emerge
dallo stesso studio è che nella convivenza i partner sono inclini
soprattutto alla ricerca di soddisfazione dall’altro partner,
contrariamente, nel matrimonio sia civile che religioso i coniugi
tendono verso il dare soddisfazione all’altro coniuge.
Un considerazione
fatta da un esperto di matrimonio e famiglia David Popenoe autore di
testi a riguardo sottolinea
che nessun cambiamento famigliare si è verificato negli ultimi tempi in
modo più dirompente e rapido come quello della convivenza eterosessuale
extramatrimoniale il quale ha determinato anche
delle forti preoccupazioni sociali perchè la sostituzione del
matrimonio con la convivenza va considerato con grande preoccupazione
per la società. D’altro
canto la ricerca dimostra ampiamente che le coppie sposate, normalmente,
sono più felici, godono più di salute e di maggiori disponibilità
economiche.
Nella sua ultima
visita negli stati uniti Benedetto XVI ha ribadito la sua grande
preoccupazione per la deriva in cui sta scivolando il matrimonio e la
famiglia e per l’alto tasso di divorzi, sottolineando come il mondo
giovanile ritenga scarsamente distinguibile il legame civile con quello
del vincolo sacramentale addirittura percepito come un semplice accordo
con un'altra persona, in modo informale e senza alcuna stabilità,
parlando poi delle convivenze disse che il reciproco donarsi degli sposi
al modo di Cristo attraverso una scelta fondata su un impegno duraturo e
indissolubile è
semplicemente assente. Il risvolto peggiore di questa tendenza verso la
convivenza è quello che riguarda i figli i quali gli viene negato
l’ambiente sicuro di cui hanno bisogno per crescere come esseri umani e
allo stesso tempo vengono negati alla società quegli stabili pilastri
che mantengono la coesione e il centro morale della comunità.
Concludendo
Benedetto XVI disse che questa è una situazione che molti paesi vivono e
sono chiamati ad affrontare incluso anche il nostro, personalmente
vogliamo aggiungere che stiamo andando verso un allarme sociale e come
sposi e famiglie cristiane siamo ancor maggiormente chiamati alla
testimonianza per ribadire con forza il valore non negoziabile della
famiglia non che della difesa della vita stessa.
Ma allo stesso
tempo notiamo, come animatori di corso fidanzati, che tante coppie che
approdano da conviventi ai nostri corsi manifestano paure e incertezze
per il futuro di sposi, che il matrimonio non funzioni, paura di avere
dei figli, oggi si aggiunge anche l’instabilità abitativa, e questo
possiamo dirlo come addetti ai lavori, buona parte è condizionato da ciò
che vedono e sentono nel contesto culturale odierno, ma allo stesso
tempo hanno anche il desiderio di costruire un rapporto sicuro basato
sull’amore e sulla fiducia, da parte nostra e di tutti gli operatori di
corsi fidanzati è necessario soffermarsi un po’ di più sui concetti che
costituiscono la vita di coppia dando loro il tempo di lasciarli
sedimentare magari con qualche incontro in più non tralasciando di
infondere loro fiducia e speranza nella buona novella del loro
matrimonio, sicuramente i frutti si vedranno.
STACCO MUSICALE
Dopo questo inserto
sul tema della convivenza riprendiamo il nostro discorso sulla
spiritualità sponsale. Ora vivere secondo
lo Spirito la vita coniugale implica lo stabilire dei principi di
priorità sui quali fare riferimento, vale a dire, prima di tutto metto
al primo posto mio marito, mia moglie cercando di far emergere la vera
personalità, la vera identità personale reciproca, questo comporta una
continua attenzione verso l’altro-a, detto altrimenti: Cerco prima di
tutto il suo bene non il mio, e qui il riferimento è all’identità
cristiana, prima di tutto il bisogno di Dio dell’uno e dell’altro,
certamente a sostegno di questo è necessaria la preghiera e il dialogo
continuo perché è attraverso questi elementi che si può raggiungere la
vera conoscenza reciproca.
A questo punto
occorre fare di nuovo chiarezza su cosa si intende per spiritualità
coniugale, diventare santi da sposati non consiste nel vivere come degli
angeli ma da marito e moglie, la chiamata alla santità degli sposi è
diversa da quella dei monaci i quali osservano il voto di castità,
povertà e obbedienza, e per
usare un immagine di S. Francesco di Sales è una perdita di tempo
pensare ad essere degli angeli se non si vivrà il rapporto sessuale in
pienezza tra marito e moglie perché lo stesso diventerà molto faticoso e
non contribuirà al fine per il quale è stato voluto da Dio Creatore,
unitivo e procreativo.
La castità
coniugale intesa come astinenza dai rapporti non è la via che conduce
gli sposi alla santità ma è il vivere moralmente e pienamente la
sessualità secondo la sana dottrina che ci viene data dal catechismo
della Chiesa cattolica. Un altra falsa concezione è quella di credere
che la santità degli sposi faccia riferimento all’ essere più o meno
impegnati ai vari livelli in Parrocchia, è anche vero una mano bisogna
darla, o come molte altre
persone che fanno i turisti in tutte le santelle e se gli chiedi un po’
di tempo per la comunità, non esiste.
Dunque la santità
degli sposi si manifesta all’interno delle relazioni di coppia e di
famiglia si sviluppa all’interno della comunità, cresce mettendo in atto
quei gesti di accoglienza e di dedizione
l’un l’altro che diventano così testimonianza credibile di ciò
che la Chiesa annuncia nella persona di Gesù Cristo modello di ogni
spiritualità.
Giovanni Paolo II
nella FC al n° 56 ce ne da ulteriore conferma: “La vocazione universale
alla santità è rivolta
anche ai coniugi e ai genitori cristiani, viene per essi specificata dal
sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie
dell’esistenza coniugale e famigliare” Questa è anche la risposta di
sintesi alla domanda: dove si traduce la santità degli sposati? Nella
normalità del vivere quotidiano fatto di fatiche, di rinunce, di gioie
profonde, vissute sempre in un ottica di fede. Specificando anche che
nel sacramento sono insite la grazia e l’esigenza
di una autentica spiritualità che si ispira alle verità di fede,
espresse così: nella creazione, l’alleanza, la croce e la risurrezione
di nostro Signore, dunque possiamo dire che la spiritualità coniugale e
famigliare nasce dal sacramento e ad esso si ispira così la definisce il
Papa.
Dal racconto della
creazione tratto dai primi capitoli di Genesi possiamo capire meglio da
dove prende origine la spiritualità
coniugale, l’uomo e la donna sono stati creati come un dono che
esce dalle mani di Dio, l’uomo viene avvolto dal mistero sul quale
scende un torpore, dal quale Dio trae la donna.
Non è l’uomo a
produrre la donna pur essendo tratta da lui, ma la riconosce, la
accoglie, gli da il benvenuto, questa volta essa è carne della mia
carne, espressione questa anche dell’innamoramento. Questo rappresenta
anche il motivo
dell’alleanza di Dio con il Suo popolo, io ti ho scelto, non perché sei
bello e intelligente ma perché ti amo, e sappiamo bene fino a che punto
ci ha amati, ed è così anche per l’uomo e la donna, io ho scelto te,
non solo perché sei un bravo uomo o una brava donna ma perché ti
amo e voglio fare alleanza con te, non c’è altra risposta più
esauriente.
Da questo possiamo
capire che il segno che specifica la spiritualità coniugale della coppia
è il versetto di Genesi “I due
formeranno una carne sola” E’
il segno creaturale sponsale per
eccellenza, è un segno che rimanda a qualcosa di altro che trascende i
coniugi stessi e non si realizza se non attraverso il segno stesso della
carne sola, non inteso solo come sessualità fine a se stessa ma con
tutto ciò che costituisce la vita di coppia e di famiglia. Per ritornare
al significato delle cose, non si dice forse che se non si mangia
insieme non si è capito il matrimonio e questo non è forse la sapienza
popolare a spiegarci il significato della carne sola?
Ma da dove prende
forza questa spiritualità sponsale? Come abbiamo detto, dalla preghiera,
specialmente di coppia, dalla profezia perché il matrimonio annuncia un
significato, un traguardo, un domani, ma soprattutto dall’ Eucarestia
e questa vissuta insieme come sposi perché da essa si riceve
alimento e sostegno per il cammino di santità al quale si è chiamati fin
dal principio non più da single ma da coniugi.
STACCO MUSICALE
In queste ultime
righe abbiamo considerato gli elementi di tipo spirituale che danno
forza e alimento, ma ci sono anche altre fonti che possono dare un aiuto
fondamentale ai coniugi nel cammino di santità di coppia, ma entriamo un
po’ di più nello specifico, qui si pone al primo posto, come diciamo
spesso, la cura della propria relazione di coniugi dando a questo scopo
il tempo e lo spazio necessari.
Camminare secondo
lo spirito accorgendosi della persona che si ha accanto, ma cosa si
intende per accorgersi? Si intende avere il coraggio di stupirsi ogni
santo giorno
della persona che
il Signore mi ha posto di fronte, stupirsi nel senso positivo del
termine, vuol dire prendersi carico vicendevolmente, non vuol dire
adesso che ci siamo sposati ho assolto il mio dovere.
La spiritualità
coniugale è una spiritualità di tipo relazionale è una relazione tra te
e me e con Dio che va curata, va amata, va guarita, va sorvegliata. La
preghiera degli sposi non è più personale, ma da marito e moglie senza
rinchiudersi in se stessi , con il coraggio di confrontarsi nella verità
e guardarsi faccia a faccia, vedete fratelli e sorelle come prende
significato il versetto di Genesi “I due saranno una carne sola”
E’ in questo che si
riconosce.
Dio disse “ti farò
un aiuto che ti stia di fronte” Ecco il significato, una spiritualità
dell’essere uno di fronte all’altro e insieme di fronte a Dio. In questo
ambito siamo chiamati ancora di più ad avere pazienza l’un l’altro
perché se uno non ha fede, non prega, non cammina allo stesso modo il
rispetto deve essere cordiale ci si pone in attesa amorosa, in questo
modo si pone al centro non più se stessi ma la persona, i suoi tempi li
conosce solo il Signore, se siamo nella Quaresima vuol dire che sono
momentaneamente chiamato-a alla rinuncia, all’inizio abbiamo citato il
detto che dopo il matrimonio inizia la Quaresima ma non è così dopo il
matrimonio inizia la Pasqua ma come sappiamo non c’è Pasqua senza la
croce, ma la croce non è solo negativa anche se al momento si fa fatica,
ma è proprio il saper dimorare fiduciosi in quella
fatica, che la croce può diventare luminosa e portare quella
sintonia spirituale e di coppia tanto sperata.
Ancora una volta è
la FC che ce lo ricorda: Il consegnarsi l’un l’altro nel matrimonio
implica anche questo: Io rinuncio a quella parte di piacere personale
fuori casa, ma attenzione non rinuncio solo per farti piacere ma perché
siamo coppia, perché rappresentiamo un valore che ci rimanda oltre, un
valore generato dall’amore Trinitario, questo aiuta a mettere in pratica
l’obbedienza e a conoscersi meglio ed arricchire quel noi che a volte è
faticoso.
Cosa vuol dire
essere una cosa sola per gli sposi?
Vuol dire che in
modo molto naturale si assume una identità nuova non più da single ma
come sposi, e più precisamente come coniugi che intrraprendono un
cammino dove la parola d’ordine è la comunione pur rimanendo due persone
diverse con il proprio carattere e la propria sensibilità. Non ci si
annulla ne ci si annienta l’uno nell’ altro, il matrimonio non è un
fondersi l’uno nell’altro ma due diversità che hanno scelto di
condividere un progetto insieme.
Questo implica che
tutto sia condiviso, scelte, decisioni, problemi, aspettative, gioie e
speranze e sofferenze. La comunione tra due sposi che impostano la loro
vita su queste basi è così forte e unitiva che, ovunque si vada e
qualsiasi cosa si faccia si è sempre presenti l’uno l’altro questa si
chiama compresenza e fa si che il noi di coppia diventi sempre più
stabile.
Parlavo prima di
scelte, io non posso più decidere da sola le cose importanti, ma anche
le meno importanti senza
confrontarmi con chi il Signore mi ha posto accanto, insieme dunque si
valuta quello che è giusto fare in qualsiasi cosa.
Guai se uscendo di
casa per andare al lavoro o per altro
non ci sia tra marito e moglie uno scambio affettuoso, non deve
passare giorno che non ci sia un pensiero l’un per l’altro, una
telefonata, se questi gesti non esistono forse è l’ allarme di qualcosa
che non va, l’uomo e la donna si cercano e in questo sono immagine
dell’amore di Dio. Tutto il CC è una ricerca continua tra l’amata e
l’amato questo è anche tipico dell’amore coniugale. Il cercarsi tra
marito e moglie è un altra componente della spiritualità coniugale, in
altre parole si chiama compresenza, la diversità che si unisce e diventa
una sola carne, il noi che si compie.
Cari fratelli e
sorelle ci avviamo alla conclusione del nostro incontro con alcune
provocazioni: Come marito come moglie dove mi santifico? Semplicemente
facendo bene il marito e la moglie come ce lo ricorda S. Francesco di
Sales. Tutto ciò che facciamo come coniugi deve volgere a beneficio del
noi questa è la condizione primaria, certamente si è importanti anche
singolarmente ma ciò che conta di più è l’unità della coppia fin che
morte non ci separi perché è su questo che ci verrà chiesto conto.
Vale tra i coniugi
l’incontro con l’obbedienza?
Ebbene si, nel
momento in cui abbiamo deciso di accoglierci a vicenda questo include
l’obbedienza, come forma di alleanza, non come schiavo ma come persona
libera, obbedienza che vuol dire ascolto, mi pongo all’ascolto di te non
solo come moglie e marito, ma come, persona, per sempre, questa è una
dimensione prettamente umana che non si discosta dal senso profondo da
ciò che dice S. Paolo agli Efesini:
“Siate sottomessi
gli uni a gli altri”
La spiritualità di
relazione è una spiritualità che passa necessariamente anche attraverso
la sessualità, cosa vuol dire?
Benedetto XVI
commenta in questo modo: Lo spirito Santo promuove la cura dell’amore
umano, dell’Eros senza strumentalizzarlo e lo rende casto, che non vuol
dire astinenza, ma vissuto all’interno di un amore autentico, non
lasciato solo alla volontà
capricciosa, lo faccio quando ho voglia, NO, Bisogna essere in due, ecco
che l’amore umano richiede l’essere coppia nel vero significato. Dunque
una sessualità che è rispetto, attesa, e come ben sappiamo l’atto
sessuale di per se stesso è si importante ma
allo stesso tempo non si può
nascondere la sua fragilità.
Dunque la
sessualità vissuto in modo ecologico è il mezzo perché l’amore umano sia
parte integrante della spiritualità sponsale in grado di guarire i
coniugi dall’instintualità
e dall’egoismo, è la spiritualità che prende origine dal comando divino
“E i due saranno una carne sola” che passa attraverso il sacramento
dell’amore diventando il segno tangibile della presenza di Cristo,
presenza che avviene proprio attraverso l’amore coniugale, questa è la
realtà e la materia del sacramento, non è solo sessualità fine a se
stessa ma fatta di dialogo, di gesti, di consenso, di responsabilità e
soprattutto capace di generare la vita…………..
Questa
sacramentalità comporta fedeltà indissolubilità, viene data agli sposi
la grazia del vincolo permanente, il per sempre del loro amore, “La
fermezza dell’amore” Io ti amo per sempre,
in altre parole la grandezza d’animo, il SI.
Un ultima
considerazione: Oggi più nessuno vuol sentir parlare di spirito di
sacrificio specie nella coppia, la croce è sistematicamente rifiutata,
ma cosa ci siamo detti
quando ci siamo scambiati l’anello?
Nel nome del Padre
del Figlio dello Spirito Santo. Amen
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