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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 14 Novembre 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

21° TRASMISSIONE del 2008

 

Eccoci ancora una volta con voi, carissime famiglie in questa ultima parte dell’anno liturgico, tra poco celebreremo la solennità di Cristo, Re dell’ Universo, a noi piace contemplarlo con accanto Sua Madre anche lei incoronata Regina degli Angeli e dei santi cioè anche di tutti noi, con queste parole Franco e Rita vi danno il benvenuto in questa nuova puntata nella quale riprenderemo il discorso sulla spiritualità sponsale e famigliare e sulla ricerca del vero significato delle cose, come promesso nel nostro ultimo incontro fatto ad agosto. Come al solito lasciamoci interpellare dalle letture del giorno in particolare la prima la quale ci ricorda il comandamento di fondo per gli sposi, come d’altra parte per tutti, che ci amiamo gli uni e gli altri, perché non abbiamo a perdere quello che già abbiamo conseguito in vista della piena ricompensa. Perché chi rimane nell’obbedienza alla dottrina, questi possiede il Padre e il Figlio.

Riprendendo questa seconda parte vogliamo ricordare ciò che S. Francesco di Sales ci disse all’inizio, si può spendere si del tempo per diventare buoni Angeli ma non bisogna dimenticare che la vocazione alla santità, quel seme posto in noi necessita di una risposta continua per svilupparsi, specialmente nel matrimonio perché è proprio attraverso il cammino di coppia che si realizza, nella fatica di tener fede all’impegno assunto davanti a Dio e come abbiamo detto alla fine del nostro ultimo incontro, è un percorso di santità inscritto nell’amore dei coniugi, prima ancora del sacramento e che poi il sacramento lo giustifica e lo vivifica.

Ma vogliamo riprendere il discorso con una indicazione di fondo che ci aiuterà a comprendere meglio il significato del Sacramento: Il matrimonio è il tempo Pasquale della coppia non è la quaresima dell’amore, ma perché questo avvenga è necessario mettersi in gioco continuamente non è consentito adagiarsi sul dire adesso siamo apposto, o dire basta che ci vogliamo bene. Questa visione del matrimonio è molto semplicistica e può rivelarsi una strada pericolosa perché all’interno del vivere di coppia si possono verificare degli imprevisti legati alla personalità di ognuno, alle proprie attese, aspirazioni, drammi spirituali, dunque il volersi bene non basta, capite allora, che ci vuole tutto intorno alla coppia una grazia di liberazione interiore, non basta il fatto di essersi sposati. 

 Allora carissime famiglie, bisogna prendersi in mano la propria croce ogni giorno e attraverso la fedeltà all’impegno assunto, la preghiera e la sottomissione a Cristo che si irrobustisce il rapporto, è proprio in questa continua tensione all’ascesi, che nasce da quella terra nella quale ci si impolvera i piedi secondo ciò che ci ricorda S. Francesco di Sales, che diventa veramente testimonianza cristiana credibile all’interno della famiglia e per la comunità.

Non dimentichiamo che la risurrezione di Gesù è avvenuta dopo la Sua passione e morte, ricordate la volta scorsa le parabole del seme? Il seme gettato dal seminatore dopo l’avvenuta preparazione del terreno, deve marcire e morire perché possa dare il suo frutto.

STACCO MUSICALE

Oggi sentiamo dire spesso, “Basta che si vogliano bene” Questo in riferimento Alle coppie di fatto, ma si vogliono bene ti dicono, buon per loro, apriamo allora una finestra su un argomento che è ormai diventato quasi una consuetudine anche a casa nostra, andare a vivere insieme prima di sposarsi, pratica ormai diffusa in molti paesi. Secondo l’opinione di molti la convivenza consente ai futuri sposi di conoscersi meglio, oggi si è fatto della conoscenza tra un uomo e una donna, le ragioni e la giustifica morale delle convivenze, se noi ci conosciamo il nostro matrimonio potrà funzionare meglio, tutto ciò è falso ed è una mera illusione!!!!!  

Sono tuttavia molti gli elementi che dimostrano che la convivenza costituisce più un ostacolo che un vantaggio, in vista del matrimonio.

Certamente che il conoscersi sia necessario è fuor di dubbio, ma la mentalità nella quale siamo chiamati a testimoniare la validità del matrimonio e che dice che il conoscersi è il tutto, in realtà nella convivenza si nasconde la paura di una scelta responsabile e una mancanza di fiducia verso il futuro e sopratutto verso Colui che disse “E’ cosa molto buona” garantendo la Sua presenza nel tempo.

La convivenza pone la scelta matrimoniale sulle basi di una precarietà pericolosa, perché l’elemento principale che tiene uniti la coppia convivente è fondamentalmente la paura della rottura del rapporto il che non favorisce la costruzione del noi di coppia.

Da Uno studio fatto negli Stati Uniti dalla fondazione Marriage Savers si nota che le coppie che convivono prima del matrimonio sono più esposte al rischio di divorzio, questo fa notare la grande differenza che esiste tra un vincolo definitivo e la mera convivenza. Un dato ulteriore che emerge dallo stesso studio è che nella convivenza i partner sono inclini soprattutto alla ricerca di soddisfazione dall’altro partner, contrariamente, nel matrimonio sia civile che religioso i coniugi tendono verso il dare soddisfazione all’altro coniuge.

Un considerazione fatta da un esperto di matrimonio e famiglia David Popenoe autore di testi a riguardo  sottolinea che nessun cambiamento famigliare si è verificato negli ultimi tempi in modo più dirompente e rapido come quello della convivenza eterosessuale extramatrimoniale il quale ha determinato anche  delle forti preoccupazioni sociali perchè la sostituzione del matrimonio con la convivenza va considerato con grande preoccupazione per la società. D’altro canto la ricerca dimostra ampiamente che le coppie sposate, normalmente, sono più felici, godono più di salute e di maggiori disponibilità economiche.

Nella sua ultima visita negli stati uniti Benedetto XVI ha ribadito la sua grande preoccupazione per la deriva in cui sta scivolando il matrimonio e la famiglia e per l’alto tasso di divorzi, sottolineando come il mondo giovanile ritenga scarsamente distinguibile il legame civile con quello del vincolo sacramentale addirittura percepito come un semplice accordo con un'altra persona, in modo informale e senza alcuna stabilità, parlando poi delle convivenze disse che il reciproco donarsi degli sposi al modo di Cristo attraverso una scelta fondata su un impegno duraturo e indissolubile  è semplicemente assente. Il risvolto peggiore di questa tendenza verso la convivenza è quello che riguarda i figli i quali gli viene negato l’ambiente sicuro di cui hanno bisogno per crescere come esseri umani e allo stesso tempo vengono negati alla società quegli stabili pilastri che mantengono la coesione e il centro morale della comunità.

Concludendo Benedetto XVI disse che questa è una situazione che molti paesi vivono e sono chiamati ad affrontare incluso anche il nostro, personalmente vogliamo aggiungere che stiamo andando verso un allarme sociale e come sposi e famiglie cristiane siamo ancor maggiormente chiamati alla testimonianza per ribadire con forza il valore non negoziabile della famiglia non che della difesa della vita stessa.

Ma allo stesso tempo notiamo, come animatori di corso fidanzati, che tante coppie che approdano da conviventi ai nostri corsi manifestano paure e incertezze per il futuro di sposi, che il matrimonio non funzioni, paura di avere dei figli, oggi si aggiunge anche l’instabilità abitativa, e questo possiamo dirlo come addetti ai lavori, buona parte è condizionato da ciò che vedono e sentono nel contesto culturale odierno, ma allo stesso tempo hanno anche il desiderio di costruire un rapporto sicuro basato sull’amore e sulla fiducia, da parte nostra e di tutti gli operatori di corsi fidanzati è necessario soffermarsi un po’ di più sui concetti che costituiscono la vita di coppia dando loro il tempo di lasciarli sedimentare magari con qualche incontro in più non tralasciando di infondere loro fiducia e speranza nella buona novella del loro matrimonio, sicuramente i frutti si vedranno.

STACCO MUSICALE

 

Dopo questo inserto sul tema della convivenza riprendiamo il nostro discorso sulla spiritualità sponsale. Ora vivere secondo  lo Spirito la vita coniugale implica lo stabilire dei principi di priorità sui quali fare riferimento, vale a dire, prima di tutto metto al primo posto mio marito, mia moglie cercando di far emergere la vera personalità, la vera identità personale reciproca, questo comporta una continua attenzione verso l’altro-a, detto altrimenti: Cerco prima di tutto il suo bene non il mio, e qui il riferimento è all’identità cristiana, prima di tutto il bisogno di Dio dell’uno e dell’altro, certamente a sostegno di questo è necessaria la preghiera e il dialogo continuo perché è attraverso questi elementi che si può raggiungere la vera conoscenza reciproca.

A questo punto occorre fare di nuovo chiarezza su cosa si intende per spiritualità coniugale, diventare santi da sposati non consiste nel vivere come degli angeli ma da marito e moglie, la chiamata alla santità degli sposi è diversa da quella dei monaci i quali osservano il voto di castità, povertà e obbedienza,  e per usare un immagine di S. Francesco di Sales è una perdita di tempo pensare ad essere degli angeli se non si vivrà il rapporto sessuale in pienezza tra marito e moglie perché lo stesso diventerà molto faticoso e non contribuirà al fine per il quale è stato voluto da Dio Creatore, unitivo e procreativo.

La castità coniugale intesa come astinenza dai rapporti non è la via che conduce gli sposi alla santità ma è il vivere moralmente e pienamente la sessualità secondo la sana dottrina che ci viene data dal catechismo della Chiesa cattolica. Un altra falsa concezione è quella di credere che la santità degli sposi faccia riferimento all’ essere più o meno impegnati ai vari livelli in Parrocchia, è anche vero una mano bisogna darla, o come  molte altre persone che fanno i turisti in tutte le santelle e se gli chiedi un po’ di tempo per la comunità, non esiste.

Dunque la santità degli sposi si manifesta all’interno delle relazioni di coppia e di famiglia si sviluppa all’interno della comunità, cresce mettendo in atto quei gesti di accoglienza e di dedizione  l’un l’altro che diventano così testimonianza credibile di ciò che la Chiesa annuncia nella persona di Gesù Cristo modello di ogni spiritualità.

Giovanni Paolo II nella FC al n° 56 ce ne da ulteriore conferma: “La vocazione universale alla santità è rivolta  anche ai coniugi e ai genitori cristiani, viene per essi specificata dal sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie dell’esistenza coniugale e famigliare” Questa è anche la risposta di sintesi alla domanda: dove si traduce la santità degli sposati? Nella normalità del vivere quotidiano fatto di fatiche, di rinunce, di gioie profonde, vissute sempre in un ottica di fede. Specificando anche che nel sacramento sono insite la grazia e l’esigenza  di una autentica spiritualità che si ispira alle verità di fede, espresse così: nella creazione, l’alleanza, la croce e la risurrezione di nostro Signore, dunque possiamo dire che la spiritualità coniugale e famigliare nasce dal sacramento e ad esso si ispira così la definisce il Papa.

Dal racconto della creazione tratto dai primi capitoli di Genesi possiamo capire meglio da dove prende origine la spiritualità  coniugale, l’uomo e la donna sono stati creati come un dono che esce dalle mani di Dio, l’uomo viene avvolto dal mistero sul quale scende un torpore, dal quale Dio trae la donna.

Non è l’uomo a produrre la donna pur essendo tratta da lui, ma la riconosce, la accoglie, gli da il benvenuto, questa volta essa è carne della mia carne, espressione questa anche dell’innamoramento. Questo rappresenta anche  il motivo dell’alleanza di Dio con il Suo popolo, io ti ho scelto, non perché sei bello e intelligente ma perché ti amo, e sappiamo bene fino a che punto ci ha amati, ed è così anche per l’uomo e la donna, io ho scelto te,  non solo perché sei un bravo uomo o una brava donna ma perché ti amo e voglio fare alleanza con te, non c’è altra risposta più esauriente.

Da questo possiamo capire che il segno che specifica la spiritualità coniugale della coppia è il versetto di Genesi “I due formeranno una carne sola E’ il segno creaturale sponsale  per eccellenza, è un segno che rimanda a qualcosa di altro che trascende i coniugi stessi e non si realizza se non attraverso il segno stesso della carne sola, non inteso solo come sessualità fine a se stessa ma con tutto ciò che costituisce la vita di coppia e di famiglia. Per ritornare al significato delle cose, non si dice forse che se non si mangia insieme non si è capito il matrimonio e questo non è forse la sapienza popolare a spiegarci il significato della carne sola?

Ma da dove prende forza questa spiritualità sponsale? Come abbiamo detto, dalla preghiera, specialmente di coppia, dalla profezia perché il matrimonio annuncia un significato, un traguardo, un domani, ma soprattutto dall’ Eucarestia  e questa vissuta insieme come sposi perché da essa si riceve alimento e sostegno per il cammino di santità al quale si è chiamati fin dal principio non più da single ma da coniugi.

 

STACCO MUSICALE

In queste ultime righe abbiamo considerato gli elementi di tipo spirituale che danno forza e alimento, ma ci sono anche altre fonti che possono dare un aiuto fondamentale ai coniugi nel cammino di santità di coppia, ma entriamo un po’ di più nello specifico, qui si pone al primo posto, come diciamo spesso, la cura della propria relazione di coniugi dando a questo scopo il tempo e lo spazio necessari.

Camminare secondo lo spirito accorgendosi della persona che si ha accanto, ma cosa si intende per accorgersi? Si intende avere il coraggio di stupirsi ogni santo giorno

della persona che il Signore mi ha posto di fronte, stupirsi nel senso positivo del termine, vuol dire prendersi carico vicendevolmente, non vuol dire adesso che ci siamo sposati ho assolto il mio dovere.

La spiritualità coniugale è una spiritualità di tipo relazionale è una relazione tra te e me e con Dio che va curata, va amata, va guarita, va sorvegliata. La preghiera degli sposi non è più personale, ma da marito e moglie senza rinchiudersi in se stessi , con il coraggio di confrontarsi nella verità e guardarsi faccia a faccia, vedete fratelli e sorelle come prende significato il versetto di Genesi “I due saranno una carne sola”

E’ in questo che si riconosce.

Dio disse “ti farò un aiuto che ti stia di fronte” Ecco il significato, una spiritualità dell’essere uno di fronte all’altro e insieme di fronte a Dio. In questo ambito siamo chiamati ancora di più ad avere pazienza l’un l’altro perché se uno non ha fede, non prega, non cammina allo stesso modo il rispetto deve essere cordiale ci si pone in attesa amorosa, in questo modo si pone al centro non più se stessi ma la persona, i suoi tempi li conosce solo il Signore, se siamo nella Quaresima vuol dire che sono momentaneamente chiamato-a alla rinuncia, all’inizio abbiamo citato il detto che dopo il matrimonio inizia la Quaresima ma non è così dopo il matrimonio inizia la Pasqua ma come sappiamo non c’è Pasqua senza la croce, ma la croce non è solo negativa anche se al momento si fa fatica, ma è proprio il saper dimorare fiduciosi in quella  fatica, che la croce può diventare luminosa e portare quella sintonia spirituale e di coppia tanto sperata.

Ancora una volta è la FC che ce lo ricorda: Il consegnarsi l’un l’altro nel matrimonio implica anche questo: Io rinuncio a quella parte di piacere personale fuori casa, ma attenzione non rinuncio solo per farti piacere ma perché siamo coppia, perché rappresentiamo un valore che ci rimanda oltre, un valore generato dall’amore Trinitario, questo aiuta a mettere in pratica l’obbedienza e a conoscersi meglio ed arricchire quel noi che a volte è faticoso. 

Cosa vuol dire essere una cosa sola per gli sposi?

Vuol dire che in modo molto naturale si assume una identità nuova non più da single ma come sposi, e più precisamente come coniugi che intrraprendono un cammino dove la parola d’ordine è la comunione pur rimanendo due persone diverse con il proprio carattere e la propria sensibilità. Non ci si annulla ne ci si annienta l’uno nell’ altro, il matrimonio non è un fondersi l’uno nell’altro ma due diversità che hanno scelto di condividere un progetto insieme.

Questo implica che tutto sia condiviso, scelte, decisioni, problemi, aspettative, gioie e speranze e sofferenze. La comunione tra due sposi che impostano la loro vita su queste basi è così forte e unitiva che, ovunque si vada e qualsiasi cosa si faccia si è sempre presenti l’uno l’altro questa si chiama compresenza e fa si che il noi di coppia diventi sempre più stabile.

Parlavo prima di scelte, io non posso più decidere da sola le cose importanti, ma anche le  meno importanti senza confrontarmi con chi il Signore mi ha posto accanto, insieme dunque si valuta quello che è giusto fare in qualsiasi cosa.

Guai se uscendo di casa per andare al lavoro o per altro  non ci sia tra marito e moglie uno scambio affettuoso, non deve passare giorno che non ci sia un pensiero l’un per l’altro, una telefonata, se questi gesti non esistono forse è l’ allarme di qualcosa che non va, l’uomo e la donna si cercano e in questo sono immagine dell’amore di Dio. Tutto il CC è una ricerca continua tra l’amata e l’amato questo è anche tipico dell’amore coniugale. Il cercarsi tra marito e moglie è un altra componente della spiritualità coniugale, in altre parole si chiama compresenza, la diversità che si unisce e diventa una sola carne, il noi che si compie.

Cari fratelli e sorelle ci avviamo alla conclusione del nostro incontro con alcune provocazioni: Come marito come moglie dove mi santifico? Semplicemente facendo bene il marito e la moglie come ce lo ricorda S. Francesco di Sales. Tutto ciò che facciamo come coniugi deve volgere a beneficio del noi questa è la condizione primaria, certamente si è importanti anche singolarmente ma ciò che conta di più è l’unità della coppia fin che morte non ci separi perché è su questo che ci verrà chiesto conto.

Vale tra i coniugi l’incontro con l’obbedienza?

Ebbene si, nel momento in cui abbiamo deciso di accoglierci a vicenda questo include l’obbedienza, come forma di alleanza, non come schiavo ma come persona libera, obbedienza che vuol dire ascolto, mi pongo all’ascolto di te non solo come moglie e marito, ma come, persona, per sempre, questa è una dimensione prettamente umana che non si discosta dal senso profondo da ciò che dice S. Paolo agli Efesini:

“Siate sottomessi gli uni a gli altri”

La spiritualità di relazione è una spiritualità che passa necessariamente anche attraverso la sessualità, cosa vuol dire?

Benedetto XVI commenta in questo modo: Lo spirito Santo promuove la cura dell’amore umano, dell’Eros senza strumentalizzarlo e lo rende casto, che non vuol dire astinenza, ma vissuto all’interno di un amore autentico, non lasciato solo  alla volontà capricciosa, lo faccio quando ho voglia, NO, Bisogna essere in due, ecco che l’amore umano richiede l’essere coppia nel vero significato. Dunque una sessualità che è rispetto, attesa, e come ben sappiamo l’atto sessuale di per se stesso è si importante ma  allo stesso tempo non si può nascondere la sua fragilità.

Dunque la sessualità vissuto in modo ecologico è il mezzo perché l’amore umano sia parte integrante della spiritualità sponsale in grado di guarire i coniugi  dall’instintualità e dall’egoismo, è la spiritualità che prende origine dal comando divino “E i due saranno una carne sola” che passa attraverso il sacramento dell’amore diventando il segno tangibile della presenza di Cristo, presenza che avviene proprio attraverso l’amore coniugale, questa è la realtà e la materia del sacramento, non è solo sessualità fine a se stessa ma fatta di dialogo, di gesti, di consenso, di responsabilità e soprattutto capace di generare la vita…………..

Questa sacramentalità comporta fedeltà indissolubilità, viene data agli sposi la grazia del vincolo permanente, il per sempre del loro amore, “La fermezza dell’amore” Io ti amo per sempre,  in altre parole la grandezza d’animo, il SI.

Un ultima considerazione: Oggi più nessuno vuol sentir parlare di spirito di sacrificio specie nella coppia, la croce è sistematicamente rifiutata, ma cosa ci siamo detti  quando ci siamo scambiati l’anello?

Nel nome del Padre del Figlio dello Spirito Santo. Amen

 

 
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