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Carissimi ascoltatori di Radio Mater un saluto affettuoso a tutti da
Susanna e Luigi.
Oggi 22 settembre
possiamo dire che questa lunga e strana estate è proprio finita. Lode al
nostro Dio che non solo non si è mai preso un attimo di riposo ma ha
desiderato, proprio in questo periodo, venire in vacanza con noi per
infonderci il coraggio di affrontare il confronto che maggiormente
temiamo, quello con noi stessi. Dio conosce la parte più preziosa di noi,
la nostra anima, e desidera prendersene cura, donandoci salutari
potature e benefici dimagrimenti.
Dopo questa
rigenerazione ora ci sentiamo pronti per iniziare questo nuovo anno,
aperti alle novità dello Spirito che segneranno un inevitabile progresso
del nostro cammino.
Rieccoci allora
riapprodati alla vita di tutti i giorni con un bagaglio umano e
spirituale in più, che ci viene dalle nostre vacanze vissute
consapevolmente con Lui.
Tra i vari insegnamenti
di un corso per famiglie, che abbiamo seguito a Loreto, sottolineiamo
una riflessione che ci ha particolarmente colpiti e che ben si integra
con quello che andremo a dire tra poco:la liturgia del sacramento del
Matrimonio si celebra ogni giorno attraverso i semplici gesti che
compiamo l’uno per l’altro, ogni gesto così acquista un valore salvifico
straordinario e il sacramento del Matrimonio diventa veramente liturgia
continua.
Che bello pensare che,
da quando mi alzo a quando mi addormento, lodo con la mia vita il
Signore per il mio sposo, preparandogli bene la colazione, rivolgendomi
a lui con un sorriso, stirandogli con cura una camicia, dialogando con i
nostri figli, mentre lui va al lavoro e affronta la sua giornata con i
clienti facendo tutto questo con amore per me, per i nostri figli, per
dare loro il necessario per vivere. Allora una firma, una telefonata, un
trasferimento, un problema risolto e non, diventano la celebrazione del
nostro Matrimonio. La vita di coppia così è bella, entusiasmante, sempre
nuova: grande proprio nelle piccole cose.
Alleluia!
Il suono della sveglia
di ogni giorno e di tutti gli orari ben scanditi nell’arco della
giornata ci appaiono come una piacevole musica e ci danno l’idea che la
nostra vita ha un ritmo ben preciso nel quale collochiamo tutte le
nostre imprese e le nostre attività.
Tra queste musiche una
su tutte prevale in questi giorni, il suono della campanella scolastica
dell’11 settembre che ci fa ricordare che per molti dei nostri figli è
tempo di ritornare a scuola.
Anche il nostro
bambino, il bambino di cui ci occupiamo a radio Mater, l’11 settembre ha
varcato la soglia della scuola ed è entrato in prima elementare.
Prima delle vacanze
l’abbiamo lasciato lì, vestito da remigino, a prepararsi al grande salto
di qualità.
Dopo il tempo di attesa,
la nascita, la sua collocazione sempre più precisa all’interno e
all’esterno della famiglia l’11 settembre ha fatto il suo ingresso alla
scuola elementare per imparare a sviluppare tutte le qualità necessarie
per acquisire autonomia e prendere coscienza di sé.
E’ questo il momento in
cui il bambino ha la possibilità di esprimere se stesso, di conoscersi
quale veramente è con quelle differenze che lo distinguono da qualsiasi
altra persona, che lo fanno un uomo unico in mezzo a tutti gli altri.
Il suo modo di vedere
le cose, di esprimere opinioni, di manifestare i suoi sentimenti di
fronte a fatti, avvenimenti, racconti, problemi, ha un punto di partenza
assolutamente proprio e autonomo.
E’ il momento in cui il
bambino comincia a capire quello per cui è più portato, se la sua mente
è più logica e razionale, o più espressiva e creatrice.
In questo momento getta
le basi per la comprensione della sua vocazione futura.
La scuola elementare è
un mondo totalmente nuovo per il nostro piccolo, abituato fino ad ora a
scorrazzare qua e là a casa, a giocare con i suoi giochi preferiti, a
rapportarsi con chi più gli piace. E anche se alla scuola materna aveva
già compreso alcune regole fondamentali della vita comune, aveva
sviluppato alcune attitudini e appreso alcune nozioni fondamentali, non
aveva ancora ben chiara l’idea del vero apprendimento e della gestione
di un lavoro impegnativo e costante di ogni giorno.
Scuola elementare
uguale scuola dell’obbligo: definizione molto brutta ma che rende l’idea
del tipo di impegno che il nostro bambino va ad affrontare e che non lo
qualifica più come piccolo, ma come grande.
La scuola elementare è
il mondo ben definito del confronto con se stesso, con le sue
attitudini, con le sue capacità di apprendimento, con la sua
intelligenza, con la sua creatività, con la sua capacità di logica, con
i suoi ritmi, con i suoi limiti, con la definizione di quello che deve
potenziare, consolidare e migliorare
E’ il mondo dove un
terzo, l’insegnante, alla fine di un lavoro esprime un giudizio che
inevitabilmente si ripercuote sulla conferma del sé.
Un lavoro senza errori
viene valutato ottimo, un errore: distinto, due errori buono e così via
fino ad arrivare a: stai più attento, sei troppo disordinato, ecc.
Alla fine dell’anno
questo insegnante consegnerà una scheda di valutazione fatta di voti e
di giudizi che non avrà vie di fuga per genitori e figli.
Il mondo della scuola
elementare è molto, molto di più del semplice mondo dell’apprendimento
delle nozioni, è il mondo in cui il nostro bambino imparerà a diventare
autonomo attraverso la collaborazione degli altri.
Mentre l’insegnante
spiega la lezione, detta un compito, parla con il compagno, il bambino
deve ascoltare con attenzione per riportare nella pratica correttamente
ciò che è stato detto.
Così il nostro bambino
mentre ascolta come viveva l’uomo primitivo impara ad eseguire dei
comandi che lo portano alla realizzazione di qualcosa di più o meno
positivo a secondo della sua capacità di ascolto.
Mentre il bimbo esegue
da solo un lavoro assegnato, verifica la sua capacità di realizzazione,
si rende conto di ciò che gli viene più naturale capire, di quello in
cui fa più fatica, si analizza, si osserva, si rassicura.
Mentre svolge un lavoro
di gruppo cerca di eseguire il comando dato dall’insegnante mettendolo
in relazione con la capacità di ascolto degli altri e scopre che quel
lavoro da solo lo avrebbe svolto in un determinato modo, mentre grazie
alla collaborazione di tutti viene svolto in maniera diversa, più
creativa e a volte sorprendente.
Impara così a conoscere
meglio l’altro e mentre scopre l’attitudine dell’altro rafforza
l’attitudine che è in sé. Nel verificare le differenze si consolida
nelle proprie certezze.
Mentre in classe
l’insegnante legge un racconto, il nostro bimbo nella sua mente elabora
considerazioni a riguardo ed esprime, insieme a delle riflessioni, anche
dei sentimenti. Nel conseguente dibattito in classe esprime la propria
opinione,ascolta quella degli altri e ne viene arricchito.
Mentre l’insegnante
espone un problema i bambini fanno a gara per risolverlo, chi è più
capace viene gratificato ma se tutti hanno contribuito con le loro
considerazioni a dare lo spunto per la risoluzione, tutti si sentiranno
gratificati, come in una squadra di calcio, dove uno solo fa goal, ma
tutti hanno fatto il gioco di squadra.
Il mondo della scuola è
un mondo complesso che deve tenere conto che la nozione è solo uno
spunto per un apprendimento globale del bambino.
Il bambino non deve
avere mai l’idea del totale insuccesso.
L’importante non è il
voto, ma capire che attraverso il voto c’è il raggiungimento di un
obiettivo che va a migliorare la qualità di crescita del bambino.
Il voto è una verifica
per fare il punto della situazione e da lì ripartire per una nuova
conquista.
Il lavoro svolto in
classe è un esempio di vita che serve per verificare il proprio impegno
in una situazione che ha un punto di partenza e un punto di arrivo.
Ogni situazione anche
la più complicata deve avere una possibilità di risoluzione, perché non
c’è nessun risultato che, con l’impegno e la buona volontà, non si possa
raggiungere.
Ma nessuno diventa
autonomo autonomamente.
L’insegnante ha un
ruolo fondamentale per il nostro bambino a questa età: rappresenta la
guida sicura a cui il bimbo si affida per raggiungere un traguardo.
Questa guida deve essere matura, senza paure o pretese, chiara e
coerente, rispettosa della persona che si trova davanti, ma certa dei
valori educativi che deve trasmettere.
Ringraziamo il Signore
che oggi gli insegnanti devono seguire un corso di studi sempre più
qualificato e specialistico per la professione che devono svolgere, la
loro è una professione importante che ha a che fare con un materiale
umano: un loro errore può costare caro per tutta la vita.
L’influenza esercitata
dall’insegnante sull’animo del bambino è molto alta ed è per questo che
deve essere un’influenza positiva. Gli insegnanti oggi devono essere
sempre di più educatori e studiosi dell’animo umano e non solo
dispensatori di nozioni.
La trasmissione di
nozioni senza una capacità di comunicazione attraverso i sentimenti
lascia un vuoto che può non produrre i frutti desiderati.
Ecco perché il
genitore, che sembra un po’ tagliato fuori da tutto quello che succede
tra le mura scolastiche, non può permettersi di stare a casa o al lavoro
tranquillo senza vigilare sulla realtà scolastica del suo bambino.
Il genitore in questo
periodo ha un compito molto delicato e di grande maturità: ha il compito
dell’accompagnatore attento e sempre responsabile di tutto quello che
accade. Ha il compito di intervenire senza interferenze inadeguate, di
capire tutto quello che sta succedendo nell’ambiente scolastico dove è
inserito il suo bambino e quello che succede nel suo animo. Ha il dovere
della collaborazione cercando un dialogo aperto con l’insegnante per
essere pronto a casa a confermare nell’animo del proprio bambino tutto
il positivo che il figlio ha raggiunto lavorando autonomamente a scuola.
Solo il genitore può
svolgere questo compito, perché solo il genitore, che ha accompagnato il
suo bambino nella sua crescita evolutiva fino ad ora, può conoscere i
segreti del suo animo e dare quel sigillo di autenticità che dona al
bimbo sicurezza e appagamento di sé.
Solo il genitore può
lavorare sull’animo del figlio quando questo cambierà insegnante, quando
passerà da una classe all’altra, da una scuola all’altra, solo il
genitore può dare quella continuità educativa che nessun altro
educatore, pur bravo che sia, può dare.
Questa continuità per
il bambino è garanzia di stabilità.
E il nostro Dio come ci
accompagna in tutto questo?
Prendendoci per mano
come sempre fa e facendoci fare, anche a livello spirituale, balzi in
avanti.
Oltre alla trasmissione
della fede che avviene dalla comunicazione di vita tra genitori e figli,
in questo periodo compare nella scuola elementare l’insegnamento vero e
proprio della religione cattolica nelle classi e l’inizio
dell’esperienza del catechismo in parrocchia.
A noi genitori il
compito di far diventare queste poche ore di formazione, momenti
costruttivi per la vita spirituale del nostro piccolo e di tutta la
famiglia.
La fede è fatta anche
di contenuti e conoscenze di cui tutti ci dobbiamo riappropriare ed è
questo il momento di cominciare a riappropriarcene.
Valorizziamo e aiutiamo
i nostri insegnanti di religione e catechisti, riprendendo a casa tutto
quello che viene detto fuori, perché quel poco che viene detto possa
diventare vita per ognuno di noi.
Chiediamo un
insegnamento della religione e una catechesi parrocchiale qualificate.
Il Papa in Germania,
domenica 10 settembre, all’apertura dell’anno scolastico ha voluto
incoraggiare questi momenti educativi rivolgendosi agli insegnanti di
religione ed agli educatori, li ha esortati a “tener presente nella
scuola la ricerca di Dio”, anche se “nel nostro mondo pluralista è
difficile avviare nella scuola il discorso sulla fede”. “Stimolate gli
alunni – ha aggiunto - a porre domande non soltanto su questo e su
quello, ma a chiedere sul ‘da dove’ e sul ‘verso dove’ della nostra
vita. Aiutateli a rendersi conto che tutte le risposte che non giungono
fino a Dio sono troppo corte”. Ai sacerdoti e ai loro collaboratori ha
chiesto “di fare tutto il possibile per rendere la parrocchia una patria
interiore per la gente, una grande famiglia, in cui sperimentiamo al
contempo la famiglia ancora più grande della Chiesa universale”. “Tutti
e tre i luoghi della formazione, famiglia, scuola e parrocchia – ha
concluso il Papa-, vanno insieme e ci aiutano a trovare la strada verso
le fonti della vita, verso ‘la vita in abbondanza’”.
La famiglia
inevitabilmente viene interpellata dal bambino attraverso i suoi nuovi
atteggiamenti che manifesta a volte anche in modo provocatorio, per la
nuova realtà esterna alla famiglia che lo circonda e con la quale deve
relazionarsi.
Ma quale modello siamo
pronti a dare a nostro figlio ?
Siamo pronti, per paura
che possa trovarsi male nel rapporto con gli altri, a dirgli : fatti
furbo….. non esporti….cerca di essere meglio degli altri……… difendi in
ogni caso i tuoi diritti a qualunque costo……..non farti mettere sotto…..
?
Siamo pronti a
proporgli il modello di vita dettato dalla logica umana che più mi dai,
più ti do ?
Siamo pronti, per paura
che si possa trovare a disagio con i compagni di scuola, a comperargli
le cose più belle e firmate , perché possa essere visto dagli altri come
il figlio di buona famiglia ?
Siamo pronti a
festeggiare Gesù Bambino mettendo in risalto i doni natalizi, i pranzi
sontuosi, e magari in questa ricorrenza tra i familiari auspicare un
generico ottimismo e relegando la S. Messa in orario che non dia
fastidio alla giornata come noi l’ abbiamo pensata ?
Se è questo che diamo
ai nostri figli, caro genitore che ci ascolti, sappi che stai coltivando
la creatura che Dio ti ha donato, con la cultura del paganesimo. E
siccome questo figlio prima di essere tuo e figlio di Dio ed è Lui che
lo Ama prima di te, e lo vuole amare con te, se non c è prima di tutto
da parte tua questa relazione con Dio, la creatura prima o poi ti
evidenzierà i punti dove tu non sei in comunione con il Padre autore
della vita.
Caro genitore, Dio ti
ha scelto per essere custode di tuo figlio. Maria serbava, custodiva e
si fidava di tutto quello che Gesù le diceva.
Allora riempiamo le
nostre giare vuote dell’acqua della nostra umanità, dei nostri pensieri,
delle nostre azioni, dei nostri desideri, perché tutto sia purificato e
poi offerto con fede a Gesù che ci aspetta nella sala del banchetto
perché vuole fare festa con noi, vuole farci gustare la Sua vita, che è
vita nuova per te e per me, vita rinnovata, vita purificata.
Gesù ha sete del mio e
del tuo amore. Ha sete perché Lui ci ama e vede che le sue creature se
amano come sopra abbiamo detto non sono felici! E ci dice : “ se tu
conoscessi il dono di Dio e Colui che ti dice dammi da bere, tu stesso
me ne chiederesti !.
Cosa fa la samaritana
quando sente nel suo cuore palpitare l’ Amore che Gesù, durante il
dialogo, le aveva donato? Lascia quella brocca, non si preoccupa più di
dissetarsi di quell’acqua che l’aveva dissetata fino ad allora, ma
soprattutto nonostante la sua condizione di peccato per avere avuto
cinque mariti, corre ad annunciare a tutti la freschezza infinita di una
nuova acqua che prima di tutto è diventata vita nuova per sé stessa.
Noi famiglie siamo
chiamati a fare proprio questo!
Così la famiglia
diventa manifestazione visibile dell’Amore di Dio e anche nella prova
diventa irradiazione d’ amore per il mondo, luce per i dubbiosi,
consolatrice per chi è oppresso, perché quando incontriamo Cristo, come
la samaritana, non ci preoccupiamo più di come siamo, ma la nostra gioia
è riconoscerci guariti dal Suo Amore: le cose vecchie sono passate, Lui
ne fa nascere di nuove.
Caro genitore Gesù ti
chiede : Tu, chi dici che io sia ? Chi sono io per te?
Nel Vangelo di Marco,
Gesù ci dice: “ e cominciò ad insegnare loro che il Figlio dell’ uomo
doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi
sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e dopo tre giorni,
risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. “
Caro genitore, ti sei
mai chiesto perché Gesù faceva questo discorso apertamente?
Oggi, continua ancora a
farlo per me e per te, proprio per i modelli di vita che il mondo ha
costruito e dei quali con la ragione vuole escludere Dio dalla nostra
vita e oggi più di ieri ci propone come buoni, e tenta di convincerci di
questo.
Gesù muore per me e per
te, ma non può risorgere in me e in te senza il mio e il tuo sì.
Sempre in Marco
leggiamo:” convocata la folla insieme ai suoi discepoli “.
Gesù convoca tutti, non
fa distinzioni, e parla al cuore di ciascuno e dice a me e a te che mi
ascolti: Se vorrai salvare la vita delle tue sicurezze e delle tue
certezze che il mondo ti offre, sappi che la perderai, ma tu che
perderai la vita che ti sei costruito perché non hai ascoltato la mia
voce dentro di te e non hai permesso che io ti guidassi nelle mie vie
per il tuo bene, ma farai questo per causa mia e del vangelo, sappi che
la salverai “.
Accogliamo l’ invito
dell’Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi a vivere il percorso
pastorale di quest’ anno : Famiglia ascolta la parola di Dio. Come lui
dice nella sua lettera : il primo passo dell’ accoglienza è l’ ascolto.
C’ è bisogno del silenzio del cuore.
L’ ascolto diventa
obbedienza al Padre e compassione con gli uomini fino al dono completo
della propria vita. Così ai nostri figli potremo trasmettere sentimenti
di fiducia: Dio ti guarda perché ti ama, ha passione e gioia per te.
Così nostro figlio si fida di noi genitori, perché noi ci fidiamo di
Dio. Così ai nostri figli non avremo difficoltà di come parlare di Dio,
perché sarà la nostra testimonianza di vita di dedizione alla famiglia,
di corrispondenza tra quello che viviamo e quello che diciamo nella luce
della fede, la nostra vita sacramentale che alimenta in noi il senso del
sacro, saranno questi gli elementi che faranno crescere in lui il
desiderio di trascendente e che lo aiuteranno a superare le incoerenze e
le contraddizioni che egli scopre tra i suoi compagni di scuola, negli
adulti che ama e in se stesso.
Cari ascoltatori,
apriamo ora i nostri telefoni. Gli spunti di condivisione sono molti. Il
mondo della scuola ha coinvolto e coinvolge tutti noi come genitori,
nonni, educatori. Qual’è il nostro atteggiamento, come cristiani nei
confronti di questo mondo? Quali sono le nostre relazioni con le persone
che ve ne fanno parte? Come annunciamo il vangelo della famiglia in
questa realtà così varia? Come ci poniamo di fronte ai successi e agli
insuccessi dei nostri figli e alle loro problematiche?
Attendiamo in ascolto.
Cari amici, grazie per
aver contribuito anche oggi a rendere viva questa trasmissione con le
vostre telefonate e soprattutto per aver condiviso parte della vostra
vita con noi. Tutto questo ci ha fatti crescere.
Vi lasciamo recitando
insieme la preghiera dello studente scritta da S. Tommaso d’Aquino, sia
il nostro modo di essere vicini a tutti gli studenti che hanno
intrapreso il loro nuovo anno scolastico, il Dio della Sapienza sia con
loro.
Preghiera dello studente
Ineffabile Creatore, dai tesori della tua sapienza traesti le tre
gerarchie degli Angeli e in ordine mirabile le collocasti nel cielo e
con splendida armonia disponesti le parti dell'universo. Tu sei la vera
sorgente della luce e della sapienza e il Principio dal quale tutto
dipende; degnati di infondere nella mia oscura intelligenza un raggio
del tuo splendore che allontani da me le tenebre del peccato e
dell'ignoranza.
Tu che sciogli
e fai parlare la lingua dei bimbi, ingentilisci la mia parola e da' alle
mie labbra la grazia della tua benedizione. Dammi acutezza per intendere,
capacità per ritenere, misura e facilità d'imparare, penetrazione di ciò
che leggo, grazia di parola. Dammi forza per incominciare bene il mio
studio; guidami lungo il corso della mia fatica; dammi felice compimento.
Tu che sei vero Dio e vero uomo, Gesù mio Salvatore, che vivi e regni
per sempre. Amen.
(S.Tommaso
d'Aquino)
Vi rimandiamo al
prossimo appuntamento di questa rubrica che sarà venerdì 13 ottobre con
Maria Grazia e Renato e il loro tema di attualità.
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