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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 22 settembre 2006 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

Rapporto genitori-figli
Il nostro bambino va a scuola

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater un saluto affettuoso a tutti da Susanna e Luigi.

 Oggi 22 settembre possiamo dire che questa lunga e strana estate è proprio finita. Lode al nostro Dio che non solo non si è mai preso un attimo di riposo ma ha desiderato, proprio in questo periodo, venire in vacanza con noi per infonderci il coraggio di affrontare il confronto che maggiormente temiamo, quello con noi stessi. Dio conosce la parte più preziosa di noi, la nostra anima, e desidera prendersene cura, donandoci salutari potature e benefici dimagrimenti.

Dopo questa rigenerazione ora ci sentiamo pronti per iniziare questo nuovo anno, aperti alle novità dello Spirito che segneranno un inevitabile progresso del nostro cammino.

Rieccoci allora riapprodati alla vita di tutti i giorni con un bagaglio umano e spirituale in più, che ci viene dalle nostre vacanze vissute consapevolmente con Lui.

Tra i vari insegnamenti di un corso per famiglie, che abbiamo seguito a Loreto, sottolineiamo una riflessione che ci ha particolarmente colpiti e che ben si integra con quello che andremo a dire tra poco:la liturgia del sacramento del Matrimonio si celebra ogni giorno attraverso i semplici gesti che compiamo l’uno per l’altro, ogni gesto così acquista un valore salvifico straordinario e il sacramento del Matrimonio diventa veramente liturgia continua.

Che bello pensare che, da quando mi alzo a quando mi addormento, lodo con la mia vita il Signore per il mio sposo, preparandogli bene la colazione, rivolgendomi a lui con un sorriso, stirandogli con cura una camicia, dialogando con i nostri figli, mentre lui va al lavoro e affronta la sua giornata con i clienti facendo tutto questo con amore per me, per i nostri figli, per dare loro il necessario per vivere. Allora una firma, una telefonata, un trasferimento, un problema risolto e non, diventano la celebrazione del nostro Matrimonio. La vita di coppia così è bella, entusiasmante, sempre nuova: grande proprio nelle piccole cose.

Alleluia!

Il suono della sveglia di ogni giorno e di tutti gli orari ben scanditi nell’arco della giornata ci appaiono come una piacevole musica e ci danno l’idea che la nostra vita ha un ritmo ben preciso nel quale collochiamo tutte le nostre imprese e le nostre attività.

Tra queste musiche una su tutte prevale in questi giorni, il suono della campanella scolastica dell’11 settembre che ci fa ricordare che per molti dei nostri figli è tempo di ritornare a scuola.

Anche il nostro bambino, il bambino di cui ci occupiamo a radio Mater, l’11 settembre ha varcato la soglia della scuola ed è entrato in prima elementare.

Prima delle vacanze l’abbiamo lasciato lì, vestito da remigino, a prepararsi al grande salto di qualità.

Dopo il tempo di attesa, la nascita, la sua collocazione sempre più precisa all’interno e all’esterno della famiglia l’11 settembre ha fatto il suo ingresso alla scuola elementare per imparare a sviluppare tutte le qualità necessarie per acquisire autonomia e prendere coscienza di sé.

E’ questo il momento in cui il bambino ha la possibilità di esprimere se stesso, di conoscersi quale veramente è con quelle differenze che lo distinguono da qualsiasi altra persona, che lo fanno un uomo unico in mezzo a tutti gli altri.

Il suo modo di vedere le cose, di esprimere opinioni, di manifestare i suoi sentimenti di fronte a fatti, avvenimenti, racconti, problemi, ha un punto di partenza assolutamente proprio e autonomo.

E’ il momento in cui il bambino comincia a capire quello per cui è più portato, se la sua mente è più logica e razionale, o più espressiva e creatrice.

In questo momento getta le basi per la comprensione della sua vocazione futura.

La scuola elementare è un mondo totalmente nuovo per il nostro piccolo, abituato fino ad ora a scorrazzare qua e là a casa, a giocare con i suoi giochi preferiti, a rapportarsi con chi più gli piace. E anche se alla scuola materna aveva già compreso alcune regole fondamentali della vita comune, aveva sviluppato alcune attitudini e appreso alcune nozioni fondamentali, non aveva ancora ben chiara l’idea del vero apprendimento e della gestione di un lavoro impegnativo e costante di ogni giorno.

Scuola elementare uguale scuola dell’obbligo: definizione molto brutta ma che rende l’idea del tipo di impegno che il nostro bambino va ad affrontare e che non lo qualifica più come piccolo, ma come grande.

La scuola elementare è il mondo ben definito del confronto con se stesso, con le sue attitudini, con le sue capacità di apprendimento, con la sua intelligenza, con la sua creatività, con la sua capacità di logica, con i suoi ritmi, con i suoi limiti, con la definizione di quello che deve potenziare, consolidare e migliorare

E’ il mondo dove un terzo, l’insegnante, alla fine di un lavoro esprime un giudizio che inevitabilmente si ripercuote sulla conferma del sé.

Un lavoro senza errori viene valutato ottimo, un errore: distinto, due errori buono e così via fino ad arrivare a: stai più attento, sei troppo disordinato, ecc.

Alla fine dell’anno questo insegnante consegnerà una scheda di valutazione fatta di voti e di giudizi che non avrà vie di fuga per genitori e figli.

Il mondo della scuola elementare è molto, molto di più del semplice mondo dell’apprendimento delle nozioni, è il mondo in cui il nostro bambino imparerà a diventare autonomo attraverso la collaborazione degli altri.

Mentre l’insegnante spiega la lezione, detta un compito, parla con il compagno, il bambino deve ascoltare con attenzione per riportare nella pratica correttamente ciò che è stato detto.

Così il nostro bambino mentre ascolta come viveva l’uomo primitivo impara ad eseguire dei comandi che lo portano alla realizzazione di qualcosa di più o meno positivo a secondo della sua capacità di ascolto.

Mentre il bimbo esegue da solo un lavoro assegnato, verifica la sua capacità di realizzazione, si rende conto di ciò che gli viene più naturale capire, di quello in cui fa più fatica, si analizza, si osserva, si rassicura.

Mentre svolge un lavoro di gruppo cerca di eseguire il comando dato dall’insegnante mettendolo in relazione con la capacità di ascolto degli altri e scopre che quel lavoro da solo lo avrebbe svolto in un determinato modo, mentre grazie alla collaborazione di tutti viene svolto in maniera diversa, più creativa e a volte sorprendente.

Impara così a conoscere meglio l’altro e mentre scopre l’attitudine dell’altro rafforza l’attitudine che è in sé. Nel verificare le differenze si consolida nelle proprie certezze.

Mentre in classe l’insegnante legge un racconto, il nostro bimbo nella sua mente elabora considerazioni a riguardo ed esprime, insieme a delle riflessioni, anche dei sentimenti. Nel conseguente dibattito in classe esprime la propria opinione,ascolta quella degli altri e ne viene arricchito.

Mentre l’insegnante espone un problema i bambini fanno a gara per risolverlo, chi è più capace viene gratificato ma se tutti hanno contribuito con le loro considerazioni a dare lo spunto per la risoluzione, tutti si sentiranno gratificati, come in una squadra di calcio, dove uno solo fa goal, ma tutti hanno fatto il gioco di squadra.

 

Il mondo della scuola è un mondo complesso che deve tenere conto che la nozione è solo uno spunto per un apprendimento globale del bambino.

Il bambino non deve avere mai l’idea del totale insuccesso.

L’importante non è il voto, ma capire che attraverso il voto c’è il raggiungimento di un obiettivo che va a migliorare la qualità di crescita del bambino.

Il voto è una verifica per fare il punto della situazione e da lì ripartire per una nuova conquista.

Il lavoro svolto in classe è un esempio di vita che serve per verificare il proprio impegno in una situazione che ha un punto di partenza e un punto di arrivo.

Ogni situazione anche la più complicata deve avere una possibilità di risoluzione, perché non c’è nessun risultato che, con l’impegno e la buona volontà, non si possa raggiungere.

Ma nessuno diventa autonomo autonomamente.

L’insegnante ha un ruolo fondamentale per il nostro bambino a questa età: rappresenta la guida sicura a cui il bimbo si affida per raggiungere un traguardo. Questa guida deve essere matura, senza paure o pretese, chiara e coerente, rispettosa della persona che si trova davanti, ma certa dei valori educativi che deve trasmettere.

Ringraziamo il Signore che oggi gli insegnanti devono seguire un corso di studi sempre più qualificato e specialistico per la professione che devono svolgere, la loro è una professione importante che ha a che fare con un materiale umano: un loro errore può costare caro per tutta la vita.

L’influenza esercitata dall’insegnante sull’animo del bambino è molto alta ed è per questo che deve essere un’influenza positiva. Gli insegnanti oggi devono essere sempre di più educatori e studiosi dell’animo umano e non solo dispensatori di nozioni.

La trasmissione di nozioni senza una capacità di comunicazione attraverso i sentimenti lascia un vuoto che può non produrre i frutti desiderati.

Ecco perché il genitore, che sembra un po’ tagliato fuori da tutto quello che succede tra le mura scolastiche, non può permettersi di stare a casa o al lavoro tranquillo senza vigilare sulla realtà scolastica del suo bambino.

Il genitore in questo periodo ha un compito molto delicato e di grande maturità: ha il compito dell’accompagnatore attento e sempre responsabile di tutto quello che accade. Ha il compito di intervenire senza interferenze inadeguate, di capire tutto quello che sta succedendo nell’ambiente scolastico dove è inserito il suo bambino e quello che succede nel suo animo. Ha il dovere della collaborazione cercando un dialogo aperto con l’insegnante per essere pronto a casa a confermare nell’animo del proprio bambino tutto il positivo che il figlio ha raggiunto lavorando autonomamente a scuola.

Solo il genitore può svolgere questo compito, perché solo il genitore, che ha accompagnato il suo bambino nella sua crescita evolutiva fino ad ora, può conoscere i segreti del suo animo e dare quel sigillo di autenticità che dona al bimbo sicurezza e appagamento di sé.

Solo il genitore può lavorare sull’animo del figlio quando questo cambierà insegnante, quando passerà da una classe all’altra, da una scuola all’altra, solo il genitore può dare quella continuità educativa che nessun altro educatore, pur bravo che sia, può dare.

Questa continuità per il bambino è garanzia di stabilità.

E il nostro Dio come ci accompagna in tutto questo?

Prendendoci per mano come sempre fa e facendoci fare, anche a livello spirituale, balzi in avanti.

Oltre alla trasmissione della fede che avviene dalla comunicazione di vita tra genitori e figli, in questo periodo compare nella scuola elementare l’insegnamento vero e proprio della religione cattolica nelle classi e l’inizio dell’esperienza del catechismo in parrocchia.

A noi genitori il compito di far diventare queste poche ore di formazione, momenti costruttivi per la vita spirituale del nostro piccolo e di tutta la famiglia.

La fede è fatta anche di contenuti e conoscenze di cui tutti ci dobbiamo riappropriare ed è questo il momento di cominciare a riappropriarcene.

Valorizziamo e aiutiamo i nostri insegnanti di religione e catechisti, riprendendo a casa tutto quello che viene detto fuori, perché quel poco che viene detto possa diventare vita per ognuno di noi.

Chiediamo un insegnamento della religione e una catechesi parrocchiale qualificate.

Il Papa in Germania, domenica 10 settembre, all’apertura dell’anno scolastico ha voluto incoraggiare questi momenti educativi rivolgendosi agli insegnanti di religione ed agli educatori, li ha esortati a “tener presente nella scuola la ricerca di Dio”, anche se “nel nostro mondo pluralista è difficile avviare nella scuola il discorso sulla fede”. “Stimolate gli alunni – ha aggiunto - a porre domande non soltanto su questo e su quello, ma a chiedere sul ‘da dove’ e sul ‘verso dove’ della nostra vita. Aiutateli a rendersi conto che tutte le risposte che non giungono fino a Dio sono troppo corte”. Ai sacerdoti e ai loro collaboratori ha chiesto “di fare tutto il possibile per rendere la parrocchia una patria interiore per la gente, una grande famiglia, in cui sperimentiamo al contempo la famiglia ancora più grande della Chiesa universale”. “Tutti e tre i luoghi della formazione, famiglia, scuola e parrocchia – ha concluso il Papa-, vanno insieme e ci aiutano a trovare la strada verso le fonti della vita, verso ‘la vita in abbondanza’”.

 

La famiglia inevitabilmente viene interpellata dal bambino attraverso i suoi nuovi atteggiamenti che manifesta a volte anche in modo provocatorio, per la nuova realtà esterna alla famiglia che lo circonda e con la quale deve relazionarsi.

Ma quale modello siamo pronti a dare a nostro figlio ?

Siamo pronti, per paura che possa trovarsi male nel rapporto con gli altri, a dirgli : fatti furbo….. non esporti….cerca di essere meglio degli altri……… difendi in ogni caso i tuoi diritti a qualunque costo……..non farti mettere sotto….. ?

Siamo pronti a proporgli il modello di vita dettato dalla logica umana che più mi dai, più ti do ?

Siamo pronti, per paura che si possa trovare a disagio con i compagni di scuola, a comperargli le cose più belle e firmate , perché possa essere visto dagli altri come il figlio di buona famiglia ?

Siamo pronti a festeggiare Gesù Bambino mettendo in risalto i doni natalizi, i pranzi sontuosi, e magari in questa ricorrenza tra i familiari auspicare un generico ottimismo e relegando la S. Messa in orario che non dia fastidio alla giornata come noi l’ abbiamo pensata ?

Se è questo che diamo ai nostri figli, caro genitore che ci ascolti, sappi che stai coltivando la creatura che Dio ti ha donato, con la cultura del paganesimo. E siccome questo figlio prima di essere tuo e figlio di Dio ed è Lui che lo Ama prima di te, e lo vuole amare con te, se non c è prima di tutto da parte tua questa relazione con Dio, la creatura prima o poi ti evidenzierà i punti dove tu non sei in comunione con il Padre autore della vita.

Caro genitore, Dio ti ha scelto per essere custode di tuo figlio. Maria serbava, custodiva e si fidava di tutto quello che Gesù le diceva.

Allora riempiamo le nostre giare vuote dell’acqua della nostra umanità, dei nostri pensieri, delle nostre azioni, dei nostri desideri, perché tutto sia purificato e poi offerto con fede a Gesù che ci aspetta nella sala del banchetto perché vuole fare festa con noi, vuole farci gustare la Sua vita, che è vita nuova per te e per me, vita rinnovata, vita purificata.

Gesù ha sete del mio e del tuo amore. Ha sete perché Lui ci ama e vede che le sue creature se amano come sopra abbiamo detto non sono felici! E ci dice : “ se tu conoscessi il dono di Dio e Colui che ti dice dammi da bere, tu stesso me ne chiederesti !.

Cosa fa la samaritana quando sente nel suo cuore palpitare l’ Amore che Gesù, durante il dialogo, le aveva donato? Lascia quella brocca, non si preoccupa più di dissetarsi di quell’acqua che l’aveva dissetata fino ad allora, ma soprattutto nonostante la sua condizione di peccato per avere avuto cinque mariti, corre ad annunciare a tutti la freschezza infinita di una nuova acqua che prima di tutto è diventata vita nuova per sé stessa.

Noi famiglie siamo chiamati a fare proprio questo!

Così la famiglia diventa manifestazione visibile dell’Amore di Dio e anche nella prova diventa irradiazione d’ amore per il mondo, luce per i dubbiosi, consolatrice per chi è oppresso, perché quando incontriamo Cristo, come la samaritana, non ci preoccupiamo più di come siamo, ma la nostra gioia è riconoscerci guariti dal Suo Amore: le cose vecchie sono passate, Lui ne fa nascere di nuove.

Caro genitore Gesù ti chiede : Tu, chi dici che io sia ? Chi sono io per te?

Nel Vangelo di Marco, Gesù ci dice: “ e cominciò ad insegnare loro che il Figlio dell’ uomo doveva molto soffrire, ed essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, poi venire ucciso e dopo tre giorni, risuscitare. Gesù faceva questo discorso apertamente. “

Caro genitore, ti sei mai chiesto perché Gesù faceva questo discorso apertamente?

Oggi, continua ancora a farlo per me e per te, proprio per i modelli di vita che il mondo ha costruito e dei quali con la ragione vuole escludere Dio dalla nostra vita e oggi più di ieri ci propone come buoni, e tenta di convincerci di questo.

Gesù muore per me e per te, ma non può risorgere in me e in te senza il mio e il tuo sì.

Sempre in Marco leggiamo:” convocata la folla insieme ai suoi discepoli “.

Gesù convoca tutti, non fa distinzioni, e parla al cuore di ciascuno e dice a me e a te che mi ascolti: Se vorrai salvare la vita delle tue sicurezze e delle tue certezze che il mondo ti offre, sappi che la perderai, ma tu che perderai la vita che ti sei costruito perché non hai ascoltato la mia voce dentro di te e non hai permesso che io ti guidassi nelle mie vie per il tuo bene, ma farai questo per causa mia e del vangelo, sappi che la salverai “.

Accogliamo l’ invito dell’Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi a vivere il percorso pastorale di quest’ anno : Famiglia ascolta la parola di Dio. Come lui dice nella sua lettera : il primo passo dell’ accoglienza è l’ ascolto. C’ è bisogno del silenzio del cuore.

L’ ascolto diventa obbedienza al Padre e compassione con gli uomini fino al dono completo della propria vita. Così ai nostri figli potremo trasmettere sentimenti di fiducia: Dio ti guarda perché ti ama, ha passione e gioia per te. Così nostro figlio si fida di noi genitori, perché noi ci fidiamo di Dio. Così ai nostri figli non avremo difficoltà di come parlare di Dio, perché sarà la nostra testimonianza di vita di dedizione alla famiglia, di corrispondenza tra quello che viviamo e quello che diciamo nella luce della fede, la nostra vita sacramentale che alimenta in noi il senso del sacro, saranno questi gli elementi che faranno crescere in lui il desiderio di trascendente e che lo aiuteranno a superare le incoerenze e le contraddizioni che egli scopre tra i suoi compagni di scuola, negli adulti che ama e in se stesso.

 

Cari ascoltatori, apriamo ora i nostri telefoni. Gli spunti di condivisione sono molti. Il mondo della scuola ha coinvolto e coinvolge tutti noi come genitori, nonni, educatori. Qual’è il nostro atteggiamento, come cristiani nei confronti di questo mondo? Quali sono le nostre relazioni con le persone che ve ne fanno parte? Come annunciamo il vangelo della famiglia in questa realtà così varia? Come ci poniamo di fronte ai successi e agli insuccessi dei nostri figli e alle loro problematiche?

Attendiamo in ascolto.

 

Cari amici, grazie per aver contribuito anche oggi a rendere viva questa trasmissione con le vostre telefonate e soprattutto per aver condiviso parte della vostra vita con noi. Tutto questo ci ha fatti crescere.

Vi lasciamo recitando insieme la preghiera dello studente scritta da S. Tommaso d’Aquino, sia il nostro modo di essere vicini a tutti gli studenti che hanno intrapreso il loro nuovo anno scolastico, il Dio della Sapienza sia con loro.

Preghiera dello studente

Ineffabile Creatore, dai tesori della tua sapienza traesti le tre gerarchie degli Angeli e in ordine mirabile le collocasti nel cielo e con splendida armonia disponesti le parti dell'universo. Tu sei la vera sorgente della luce e della sapienza e il Principio dal quale tutto dipende; degnati di infondere nella mia oscura intelligenza un raggio del tuo splendore che allontani da me le tenebre del peccato e dell'ignoranza.
Tu che sciogli e fai parlare la lingua dei bimbi, ingentilisci la mia parola e da' alle mie labbra la grazia della tua benedizione. Dammi acutezza per intendere, capacità per ritenere, misura e facilità d'imparare, penetrazione di ciò che leggo, grazia di parola. Dammi forza per incominciare bene il mio studio; guidami lungo il corso della mia fatica; dammi felice compimento. Tu che sei vero Dio e vero uomo, Gesù mio Salvatore, che vivi e regni per sempre. Amen.

(S.Tommaso d'Aquino)

Vi rimandiamo al prossimo appuntamento di questa rubrica che sarà venerdì 13 ottobre con Maria Grazia e Renato e il loro tema di attualità.

 
 
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