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Dio ti Ama adesso!
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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 22 Agosto 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

16° TRASMISSIONE

Carissime famiglie e cari ascoltatori tutti, a chi è in vacanza auguriamo un meritato riposo pieno di pace e serenità, ma soprattutto il nostro pensiero va a coloro che in vacanza non ci possono andare, specialmente in quelle case, in quelle famiglie  dove la sofferenza e la fatica si sono fatte sentire ancora di più a causa del caldo. Oggi la chiesa fa memoria della Beata Vergine Maria Regina, “La cui tenerezza e bontà dissodano il nostro cuore per farne un giardino: Quello del regno ove la nuova Eva ci mostra il Figlio, il Re dei secoli” queste parole che ci invitano a sollevare lo sguardo fiduciosi vi siano di conforto, coraggio amici vi siamo vicini con la nostra preghiera. Fratelli e sorelle un caloroso benvenuto da Franco e Rita.

La frase di Paul Claudel  riferita alla Mamma ci ha suggerito il tema di questo nostro incontro nel quale parleremo di Spiritualità sponsale e famigliare, quale miglior esempio, per parlare di spiritualità se non quello vissuto nella Santa famiglia di Nazareth. Ma anche la prima lettura di oggi ci offre uno spunto bellissimo, la splendida figura di Ruth, un esempio di fedeltà che si inserisce a pieno titolo nel nostro discorso. Detto questo iniziamo la nostra chiacchierata, carissime famiglie, sperando di riuscire ad offrirvi un momento nel quale possiate  trovare ristoro non solo per le membra ma soprattutto per lo Spirito. 

Un grande direttore spirituale, S. francesco di Sales ci ha lasciato una frase tratta da una sua lettera che dice così: Noi spendiamo tanto tempo a cercare di essere buoni angeli e trascuriamo di essere buoni uomini e buone donne. Da questa frase vogliamo partire con la nostra riflessione.

Queste poche parole mettono subito in evidenza le imperfezioni, limiti e le fragilità umane o per non dire di coppia, ma non dobbiamo nemmeno nascondere che questa realtà ci accompagnerà fine alla fine dei nostri giorni, ma allo stesso tempo delinea il cammino nel quale siamo chiamati a procedere a volte in salita a volte più spedito.

S. Francesco di Sales cosa ci vuol far capire?  

La frase citata ci parla di realismo della vita spirituale che si traduce nel camminare con i piedi ben piantati saldamente per terra, per diventare santi non bisogna pensare di avere le ali, la realtà della vita spirituale non fa riferimento a dei sognatori o legata ad esperienze mistiche, ma con parole povere vuol dire camminare con i piedi per terra senza paura di impolverarli o addirittura di inciampare e cadere.

Ma procediamo con ordine; Un primo concetto è quello di cercare di dare un significato alle cose, ma non il significato secondo il mio modo di vedere le cose, perché le cose e sopratutto le persone non ci appartengono, un esempio: c’è un detto che si riferisce agli sposi ed è questo: Tu sei la mia metà che mi completa, non è la verità, si è due interi, nella vicenda coniugale sono due esperienze che si intrecciano e costituiscono una unità. Nell’esperienza del matrimonio specie nei primi anni il significato più importante da ricercare è quello dell’amore, cosa vuol dire quando ci diciamo reciprocamente “Ti amo?” Il cammino di santità consiste proprio in questo, un esercizio di amore. Il testo della LG al n° 42 ci aiuta a capire meglio questo concetto “Dio ha largamente effuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci fu dato” dunque il primo dono che Dio ci fa, il più importante è la carità, l’amore che va oltre, amo Dio sopra ogni cosa e il mio prossimo per amore di Dio, ma come coniuge quale è il mio prossimo più vicino, non è forse l’altro coniuge!

Nel nostro ultimo incontro abbiamo parlato delle parabole del seme, la carità è il buon seme che cresce e fa accogliere la Parola per compiere le opere di Dio, e la prima opera di Dio che gli sposi sono chiamati a mettere in pratica è proprio perfezionare il loro amore.

Detto questo chiediamoci cosa si intende per spiritualità?

Per spiritualità si intende il modo di stare davanti a Dio, può essere un modo personale o in forma comunitaria, sappiamo che Dio stesso dice: “Va nella tua stanza chiudi la porta dietro di te e prega il Padre tuo nel segreto” proviamo a capire meglio: Sentiamo certe espressioni che dicono così: Io credo in Dio ma non sono praticante, se da una parte la fede è un fatto personale non si può far finta che ci sia un riferimento alla Chiesa e all’esercizio della carità, che sia un fatto personale può essere anche vero ma non è certamente un fatto privato e così anche all’interno della vita da coniugi. La spiritualità sponsale, anche se alimentata dalla fede personale è in riferimento alla coppia e dato che la famiglia non è un convento di monaci possiamo definire la spiritualità sponsale come vita nello Spirito come sposi, in altre parole, l’esercizio della carità e la testimonianza d’amore confluiscono in una sola dizione “Amo Dio e il prossimo” e nel nostro caso ci siamo già detti quale è il nostro prossimo più vicino. Un esempio pratico può essere questo: Amando Dio e il prossimo io mi identifico, mi costruisco, ricevo una identità cristiana, credente e personale, come nel Battesimo si acquisisce una nuova identità quella di figli di Dio non più semplici creature ma uomini e donne nuovi in Cristo, figli. Nello specifico quando due si sposano acquisiscono una nuova identità, sono la moglie di, il marito di, questa nuova identità è data dall’amore e dal sacramento che li lega, e determina il cammino di santità, si è chiamati alla salvezza non più da singole persone ma come coppia.

STACCO MYUSICALE

Dunque carissimi fratelli e sorelle, la vita nello spirito non è una tappa nella vita personale o di coppia o un tempo delimitato nelle varie età dell’amore coniugale ma è un itinerario completo duraturo che fa parte del per sempre del matrimonio, perché grazie allo Spirito Santo effuso nel sacramento  si è conformati a Cristo sposo della sua Chiesa sposa, ma questo a partire da che cosa? Dalle cose concrete di ogni giorno, ricordate la FC al n° 51 “Dio chiama gli sposi al matrimonio e li continua a chiamarli nel matrimonio attraverso i fatti i problemi e le difficoltà” Anche la lettera agli Ebrei descrive bene questo passaggio nella persona di Gesù, che proprio attraverso il suo vissuto concreto, non malgrado se stesso, ma in modo consapevole e pienamente coinvolto, imparò l’obbedienza andando fino all’estremo dono di se, e qui si pone l’esempio di una realtà coniugale dove c’è il coinvolgimento tra i due, dove c’è compresenza continua che conduce ad essere una carne sola, una nuzialità che si fonda in Cristo grazie allo Spirito che unisce gli sposi in Spirito anima e corpo.

La vita secondo lo Spirito nel progetto di Dio non è lontana dalla realtà umana, non è una vita strana, da esaltati o da illuminati ma è una vita socialmente normale, che rispetta la diversità, perché ognuno di noi è diverso non solo fisicamente ma anche nel suo modo di essere in risposta alla sua chiamata (vocazione) e in base alla diversità, diverso è il cammino di santità che conduce alla perfezione, (es. il sacerdozio o il matrimonio) ma accumunati da una struttura comune che è il Battesimo. Dunque la santità che cos’è? E’ un perfezionarsi nella grazia Battesimale che è in noi, chi attraverso la via sacerdotale o chi come noi per la via matrimoniale. La peculiarità delle due vie, è una vita nello Spirito che unisce nell’ascolto, che accoglie il significato delle cose, non lo da, non ha risposte preconfezionate ma si pone alla ricerca della verità, la trova, la riconosce, e continua a cercarla nei vari passaggi che costituiscono il cammino. Tutto questo fa parte del saper attendere quelle risposte per farle diventare stile di vita, ma d’altra parte è anche l’atteggiamento che i coniugi devono adottare tra di loro, attendersi attraverso un dialogo sincero e rispettoso non circoscritto ad un tempo più o meno lungo e basta, ma assunto come stile di vita nel nuovo modo di essere, vale a dire non più da singoli ma da sposati.

La struttura Battesimale che sta alla base della vita spirituale non può che diventare testimonianza, in che modo? Ma nel modo che ci si  mette in gioco e si offre se stessi, io offro una occasione di grazia per l’altro-a, non una grazia ma una occasione di grazia, in attesa di una risposta libera e consapevole, mi presto perché tu mi possa incontrare, diventa una sorta di anelito, di propensione verso l’altro e questo perché sono coinvolto nella carne e nello spirito. Un altro punto importante della vita secondo lo Spirito è la Profezia, ogni vita spirituale è profetica perché annuncia una speranza, un fine, un significato, abbiamo cominciato proprio così, nella ricerca di significato, del senso delle cose, ma come si fa a procedere nel cammino se non trovo dei punti di riferimento, dei rimandi, come faccio a stabilire la comunione o semplicemente arrivare all’altro se non ho bene in mente l’itinerario da seguire. Dunque carissimi, la vita santa degli sposi non è vivere come se si fosse in un convento di clausura, loro hanno una missione e un scopo diverso, ma è dedicarsi al lavoro quotidiano all’impegno nella comunità, nel sociale, perché no, ma non di meno alla cura del proprio rapporto, in altre parole fare bene: Il marito, la moglie, il papa la mamma. Non è solo riferirsi al Vangelo, certo è fondamentale, ma è anche dedicarsi alla  formazione culturale perché aiuta a comprenderlo altrimenti la vita nello Spirito si troverebbe estraniata dal dialogo con la cultura contemporanea di conseguenza al di fuori dal contesto storico in cui viviamo. Per capirci meglio, si mette in gioco la carne ma anche lo Spirito perché il Signore ci ha posti in questo preciso momento storico nel quale portare il nostro piccolo o grande contributo di testimonianza di fede per la costruzione del Regno di Dio cominciando dalla famiglia.

Fino adesso abbiamo parlato di vita spirituale in generale, ma cosa si intende per spiritualità coniugale e sponsale?

L’aggettivo coniugale attribuisce di già una indicazione di senso al cammino, attraverso la via dell’amore tra un uomo e una donna fondato sulla base della grazia Battesimale come abbiamo detto poco fa, che si specifica in modo diretto nel sacramento, con questo possiamo affermare che il sacramento del matrimonio porta a compimento il dono Battesimale.

SPAZIO MUSICALE

Entriamo ora un po’ di più nello specifico della vita spirituale della coppia in seguito parleremo di quella famigliare. La vita di coppia si fonda su una scelta reciproca, io accolgo te, non in una relazione naturale, cosa vuol dire? Questa spiritualità della coppia si attua ogni giorno, me con mia moglie, io con mio marito, cioè mettendo in gioco i propri diritti e doveri che contraddistinguono il matrimonio, non è una relazione naturale perché tale relazione è quella tra la madre e il figlio, il coniuge si lega all’altro per scelta (Io accetto di coniugare la mia vita con la tua) non per un bisogno di qualcosa o semplicemente di tipo sessuale o perché non si vuole rimanere soli, oppure soddisfare il desiderio di avere figli, se poi i figli non arrivano finisce il matrimonio. Il coniuge è colui che ha accolto la chiamata vocazionale al matrimonio sentendo dentro di se il dono che si identifica come il dono che si apre al dono dell’altro-a. Lo sposarsi non è la ricerca della tessera mancante al proprio mosaico, non si tratta di completare un pazzle, ma di aprirsi ad un nuovo mosaico quello del noi di coppia. La verità è questa: Io sposo te perché riconosco che sei un  dono per me, un completamento di me per questo mi impegno a dirti di si per sempre, non sei un bisogno perché nella misura in cui il bisogno è soddisfatto non mi servi più e ognuno per la propria strada.

Nella fede cristiana la coniugalità nasce da una particolare vocazione all’amore non è semplicemente l’istinto umano che porta l’uomo e la donna ad unirsi come coppia, ma è la risposta alla chiamata alla santità attraverso la via del matrimonio inscritta da Dio come un DNA nel cuore dell’uomo e della donna ed è proprio questo che distingue il matrimonio sacramentale dal contratto civile o da una semplice scelta culturale come la convivenza, il matrimonio per un cristiano è qualcosa di vivo, l’attrazione fisica fa scoccare la scintilla ma il fuoco che la genera è la grazia di Cristo.

Nel rito del matrimonio si dice; Prometto di esserti fedele sempre, la fedeltà reciproca è il fondamento della sacramentalità, ma da dove nasce la sacramentalità? Dalla vocazione. Il matrimonio non può e non deve essere una auto imposizione perché con l’amore coniugale gli sposi rispondono ad una domanda specifica di Gesù Cristo, questo è il sacramento, il rendere visibile nella sponsalità coniugale l’amore di Cristo per la Chiesa così dice S. Paolo agli Efesini, ma allo stesso tempo il matrimonio non è solo il luogo dove viene onorato un impegno assunto ma è luogo di grazia per la presenza costante di Gesù, luogo di amore nel senso di agape non solo di Eros, in altre parole di amore divino non solo umano, ma è anche luogo di benedizione non solo di bene. Questa è l’essenza dell’amore coniugale secondo lo Spirito che si traduce in un cammino personale e di coppia, non salta fuori così come dal cilindro di un prestigiatore, ma avviene all’interno di una struttura sacramentale Battesimale. Ecco dunque il significato  dell’aggettivo coniugale il quale si identifica in una chiamata ad essere due in una carne sola, coniugi nel senso plurale del termine, una nuova realtà duale, io e te insieme ma non fusi o annullati l’uno nell’altro ma uniti nella diversità. 

Benedetto XVI nell’ enciclica Deus Caritas Est al n° 5 Scrive: Tra l’amore e il Divino esiste una qualche relazione. L’amore umano non è un sentimento legato solo all’istintualità delle pulsione amorose, ma ha in se, promette una realtà più grande totalmente altra rispetto alla quotidianità dell’esistere, l’espressione ti amo che gli sposi si scambiano esprime qualcosa di molto più grande di ciò che rappresentano e di quello che sono in grado di dare, non sarebbe neanche da aggiungere ti amo per sempre capite! Perché il per sempre si inscrive con l’amore, è gia dentro. Ma capiamoci bene, il per sempre che si inscrive nella carne degli sposi è da ritenersi come promessa che si rinnova continuamente, non come compimento perché non si è in grado di garantirlo, non perché ci si possa tradire ma semplicemente illudersi vicendevolmente per dire meglio non si è sempre all’altezza di quello che siamo chiamati a fare. Notiamo bene, l’amore così descritto non è un valore aggiunto ma un amore che si volge al suo compimento reale, non lo promette ma lo annuncia non come evento che si compie da se, ma che viene da Dio, potrebbe sembrare che, se nella mia vita attraverso il profondo di me stesso, nel si celebrato, possa risiedere la risposta che determina la garanzia di un amore fedele, indissolubile e fecondo, tenendo conto anche dell’impegno profuso, non siamo noi a garantirlo ma lo garantisce l’amore di Dio presente negli sposi. Sempre nella Deus Caritas Est il Papa aggiunge: L’amore umano ha bisogno di essere purificato nel procedere del cammino di santità degli sposi e questo può avvenire attraverso la via della rinuncia, dedicandosi alla preghiera che diventa gratitudine a Dio, ciò non vuol dire che si debba rinunciare all’amore umano, all’Eros, non è il suo avvelenamento ma la sua guarigione in vista della sua grandezza, come se Dio parlando dell’amore usasse l’immagine dell’amore umano. Vogliamo dire di più l’Eros vuole sollevarci verso il divino, come ben sappiamo, il piacere che scaturisce dagli atti propri dei coniugi è molto breve e limitato nel tempo e ci porterebbe in una direzione solo umana escludendoci al di la di noi stessi dalla sua verità. Ma proprio questo tentativo di ascesa fatto di rinunce di purificazioni e di guarigione, soprattutto per i fidanzati ma molto importante anche per gli sposi, questo percorso di santità nel quale sussiste questa esigenza di santità nell’amore prima ancora del sacramento, questo poi nel sacramento viene benedetto giustificato e vivificato e reso fecondo. Dunque carissimi la volontà di Dio è proprio questa: Una vita spirituale vissuta sempre alla sua presenza,  come continuo e gioioso rendimento di grazie. Dio non chiede l’impossibile, ma vuole ciò che in amore si sperimenta sempre, e cioè che l’altra persona che io amo è il dono di Dio per me, ed insieme facendo crescere e germogliare il seme della carità seminato all’inizio del cammino di sposi giungeremo là dove l’amore, il nostro amore ha avuto origine.

 

Concludiamo qui questa prima parte sul tema della spiritualità,  la seconda parte quando saremo di nuovo con voi venerdì 14 Novembre, ora, dopo lo stacco musicale saremo lieti di condividere l’argomento attraverso le vostre telefonate.

 

La trasmissione finisce qui Franco e Rita vi salutano e vi danno appuntamento a venerdì 12 Settembre alla stessa ora con Susanna e Luigi augurando loro una buona ripresa di trasmissioni

 

 
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