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16° TRASMISSIONE
Carissime famiglie
e cari ascoltatori tutti, a chi è in vacanza auguriamo un meritato
riposo pieno di pace e serenità, ma soprattutto il nostro pensiero va a
coloro che in vacanza non ci possono andare, specialmente in quelle
case, in quelle famiglie dove la
sofferenza e la fatica si sono fatte sentire ancora di più a causa del
caldo. Oggi la chiesa fa memoria della Beata Vergine Maria Regina, “La
cui tenerezza e bontà
dissodano il nostro cuore per farne un giardino: Quello del regno ove la nuova Eva ci mostra il
Figlio, il Re dei secoli” queste parole che ci invitano a sollevare
lo sguardo fiduciosi vi siano di conforto, coraggio amici vi siamo
vicini con la nostra preghiera. Fratelli e sorelle un caloroso benvenuto
da Franco e Rita.
La frase di Paul
Claudel riferita alla Mamma
ci ha suggerito il tema di questo nostro incontro nel quale parleremo di
Spiritualità sponsale e famigliare, quale miglior esempio, per parlare
di spiritualità se non quello vissuto nella Santa famiglia di Nazareth.
Ma anche la prima lettura di oggi ci offre uno spunto bellissimo, la
splendida figura di Ruth, un esempio di fedeltà che si inserisce a pieno
titolo nel nostro discorso. Detto questo iniziamo la nostra
chiacchierata, carissime famiglie, sperando di riuscire ad offrirvi un
momento nel quale possiate
trovare ristoro non solo per le membra ma soprattutto per lo Spirito.
Un grande direttore
spirituale, S. francesco di Sales ci ha lasciato una frase tratta da una
sua lettera che dice così: Noi
spendiamo tanto tempo a cercare di essere buoni angeli e trascuriamo di
essere buoni uomini e buone donne. Da questa frase vogliamo partire
con la nostra riflessione.
Queste poche parole
mettono subito in evidenza le imperfezioni, limiti e le fragilità umane
o per non dire di coppia, ma non dobbiamo nemmeno nascondere che questa
realtà ci accompagnerà fine alla fine dei nostri giorni, ma allo stesso
tempo delinea il cammino nel quale siamo chiamati a procedere a volte in
salita a volte più spedito.
S. Francesco di
Sales cosa ci vuol far capire?
La frase citata ci
parla di realismo della vita spirituale che si traduce nel camminare con
i piedi ben piantati saldamente per terra, per diventare santi non
bisogna pensare di avere le ali, la realtà della vita spirituale non fa
riferimento a dei sognatori o legata ad esperienze mistiche, ma con
parole povere vuol dire camminare con i piedi per terra senza paura di
impolverarli o addirittura di inciampare e cadere.
Ma procediamo con
ordine; Un primo concetto è quello di cercare di dare un significato
alle cose, ma non il significato secondo il mio modo di vedere le cose,
perché le cose e sopratutto le persone non ci appartengono, un esempio:
c’è un detto che si riferisce agli sposi ed è questo: Tu sei la mia metà
che mi completa, non è la verità, si è due interi, nella vicenda
coniugale sono due esperienze che si intrecciano e costituiscono una
unità. Nell’esperienza del matrimonio specie nei primi anni il
significato più importante da ricercare è quello dell’amore, cosa vuol
dire quando ci diciamo reciprocamente “Ti amo?” Il cammino di santità
consiste proprio in questo, un esercizio di amore. Il testo della LG al
n° 42 ci aiuta a capire meglio questo concetto “Dio ha largamente effuso
il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci fu
dato” dunque il primo dono che Dio ci fa, il più importante è la carità,
l’amore che va oltre, amo Dio sopra ogni cosa e il mio prossimo per
amore di Dio, ma come coniuge quale è il mio prossimo più vicino, non è
forse l’altro coniuge!
Nel nostro ultimo
incontro abbiamo parlato delle parabole del seme, la carità è il buon
seme che cresce e fa accogliere la Parola per compiere le opere di Dio,
e la prima opera di Dio che gli sposi sono chiamati a mettere in pratica
è proprio perfezionare il loro amore.
Detto questo
chiediamoci cosa si intende per spiritualità?
Per spiritualità si
intende il modo di stare davanti a Dio, può essere un modo personale o
in forma comunitaria, sappiamo che Dio stesso dice: “Va nella tua stanza
chiudi la porta dietro di te e prega il Padre tuo nel segreto” proviamo
a capire meglio: Sentiamo certe espressioni che dicono così: Io credo in
Dio ma non sono praticante, se da una parte la fede è un fatto personale
non si può far finta che ci sia un riferimento alla Chiesa e
all’esercizio della carità, che sia un fatto personale può essere anche
vero ma non è certamente un fatto privato e così anche all’interno della
vita da coniugi. La spiritualità sponsale, anche se alimentata dalla
fede personale è in riferimento alla coppia e dato che la famiglia non è
un convento di monaci possiamo definire la spiritualità sponsale come
vita nello Spirito come sposi, in altre parole, l’esercizio della carità
e la testimonianza d’amore confluiscono in una sola dizione “Amo Dio e
il prossimo” e nel nostro caso ci siamo già detti quale è il nostro
prossimo più vicino. Un esempio pratico può essere questo: Amando Dio e
il prossimo io mi identifico, mi costruisco, ricevo una identità
cristiana, credente e personale, come nel Battesimo si acquisisce una
nuova identità quella di figli di Dio non più semplici creature ma
uomini e donne nuovi in Cristo, figli. Nello specifico quando due si
sposano acquisiscono una nuova identità, sono la moglie di, il marito
di, questa nuova identità è data dall’amore e dal sacramento che li
lega, e determina il cammino di santità, si è chiamati alla salvezza non
più da singole persone ma come coppia.
STACCO MYUSICALE
Dunque carissimi
fratelli e sorelle, la vita nello spirito non è una tappa nella vita
personale o di coppia o un tempo delimitato nelle varie età dell’amore
coniugale ma è un itinerario completo duraturo che fa parte del per
sempre del matrimonio, perché grazie allo Spirito Santo effuso nel
sacramento si è conformati
a Cristo sposo della sua Chiesa sposa, ma questo a partire da che cosa?
Dalle cose concrete di ogni giorno, ricordate la FC al n° 51 “Dio chiama
gli sposi al matrimonio e li continua a chiamarli nel matrimonio
attraverso i fatti i problemi e le difficoltà” Anche la lettera agli
Ebrei descrive bene questo passaggio nella persona di Gesù, che proprio
attraverso il suo vissuto concreto, non malgrado se stesso, ma in modo
consapevole e pienamente coinvolto, imparò l’obbedienza andando fino
all’estremo dono di se, e qui si pone l’esempio di una realtà coniugale
dove c’è il coinvolgimento tra i due, dove c’è compresenza continua che
conduce ad essere una carne sola, una nuzialità che si fonda in Cristo
grazie allo Spirito che unisce gli sposi in Spirito anima e corpo.
La vita secondo lo
Spirito nel progetto di Dio non è lontana dalla realtà umana, non è una
vita strana, da esaltati o da illuminati ma è una vita socialmente
normale, che rispetta la diversità, perché ognuno di noi è diverso non
solo fisicamente ma anche nel suo modo di essere in risposta alla sua
chiamata (vocazione) e in base alla diversità, diverso è il cammino di
santità che conduce alla perfezione, (es. il sacerdozio o il matrimonio)
ma accumunati da una struttura comune che è il Battesimo. Dunque la
santità che cos’è? E’ un perfezionarsi nella grazia Battesimale che è in
noi, chi attraverso la via sacerdotale o chi come noi per la via
matrimoniale. La peculiarità delle due vie, è una vita nello Spirito che
unisce nell’ascolto, che accoglie il significato delle cose, non lo da,
non ha risposte preconfezionate ma si pone alla ricerca della verità, la
trova, la riconosce, e continua a cercarla nei vari passaggi che
costituiscono il cammino. Tutto questo fa parte del saper attendere
quelle risposte per farle diventare stile di vita, ma d’altra parte è
anche l’atteggiamento che i coniugi devono adottare tra di loro,
attendersi attraverso un dialogo sincero e rispettoso non circoscritto
ad un tempo più o meno lungo e basta, ma assunto come stile di vita nel
nuovo modo di essere, vale a dire non più da singoli ma da sposati.
La struttura
Battesimale
che sta alla base della vita spirituale non può che diventare
testimonianza, in che modo? Ma nel modo che ci si
mette in gioco e si offre se
stessi, io offro una occasione di grazia per l’altro-a, non una grazia
ma una occasione di grazia, in attesa di una risposta libera e
consapevole, mi presto perché tu mi possa incontrare, diventa una sorta
di anelito, di propensione verso l’altro e questo perché sono coinvolto
nella carne e nello spirito. Un altro punto importante della vita
secondo lo Spirito è la Profezia, ogni vita spirituale è profetica
perché annuncia una speranza, un fine, un significato, abbiamo
cominciato proprio così, nella ricerca di significato, del senso delle
cose, ma come si fa a procedere nel cammino se non trovo dei punti di
riferimento, dei rimandi, come faccio a stabilire la comunione o
semplicemente arrivare all’altro se non ho bene in mente l’itinerario da
seguire. Dunque carissimi, la vita santa degli sposi non è vivere come
se si fosse in un convento di clausura, loro hanno una missione e un
scopo diverso, ma è dedicarsi al lavoro quotidiano all’impegno nella
comunità, nel sociale, perché no, ma non di meno alla cura del proprio
rapporto, in altre parole fare bene: Il marito, la moglie, il papa la mamma. Non è solo
riferirsi al Vangelo, certo è fondamentale, ma è anche dedicarsi alla
formazione culturale perché aiuta a comprenderlo altrimenti la vita nello Spirito si troverebbe estraniata dal
dialogo con la cultura contemporanea di conseguenza al di fuori dal
contesto storico in cui viviamo. Per capirci meglio, si mette in gioco
la carne ma anche lo Spirito perché il Signore ci ha posti in questo
preciso momento storico nel quale portare il nostro piccolo o grande
contributo di testimonianza di fede per la costruzione del Regno di Dio
cominciando dalla famiglia.
Fino adesso abbiamo
parlato di vita spirituale in generale, ma cosa si intende per
spiritualità coniugale e sponsale?
L’aggettivo
coniugale attribuisce di già una indicazione di senso al cammino,
attraverso la via dell’amore tra un uomo e una donna fondato sulla base
della grazia Battesimale come abbiamo detto poco fa, che si specifica in
modo diretto nel sacramento, con questo possiamo affermare che il
sacramento del matrimonio porta a compimento il dono Battesimale.
SPAZIO MUSICALE
Entriamo ora un po’
di più nello specifico della vita spirituale della coppia in seguito
parleremo di quella famigliare. La vita di coppia si fonda su una scelta
reciproca, io accolgo te, non in una relazione naturale, cosa vuol dire?
Questa spiritualità della coppia si attua ogni giorno, me con mia
moglie, io con mio marito, cioè mettendo in gioco i propri diritti e
doveri che contraddistinguono il matrimonio, non è una relazione
naturale perché tale relazione è quella tra la madre e il figlio, il
coniuge si lega all’altro per scelta (Io accetto di coniugare la mia
vita con la tua) non per un bisogno di qualcosa o semplicemente di tipo
sessuale o perché non si vuole rimanere soli, oppure soddisfare il
desiderio di avere figli, se poi i figli non arrivano finisce il
matrimonio. Il coniuge è colui che ha accolto la chiamata vocazionale al
matrimonio sentendo dentro di se il dono che si identifica come il dono
che si apre al dono dell’altro-a. Lo sposarsi non è la ricerca della
tessera mancante al proprio mosaico, non si tratta di completare un
pazzle, ma di aprirsi ad un nuovo mosaico quello del noi di coppia. La
verità è questa: Io sposo te perché riconosco che sei un
dono per me, un completamento di me per questo mi impegno a dirti
di si per sempre, non sei un bisogno perché nella misura in cui il
bisogno è soddisfatto non mi servi più e ognuno per la propria strada.
Nella fede
cristiana la coniugalità nasce da una particolare vocazione all’amore
non è semplicemente l’istinto umano che porta l’uomo e la donna ad
unirsi come coppia, ma è la risposta alla chiamata alla santità
attraverso la via del matrimonio inscritta da Dio come un DNA nel cuore
dell’uomo e della donna ed è proprio questo che distingue il matrimonio
sacramentale dal contratto civile o da una semplice scelta culturale
come la convivenza, il matrimonio per un cristiano è qualcosa di vivo,
l’attrazione fisica fa scoccare la scintilla ma il fuoco che la genera è
la grazia di Cristo.
Nel rito del
matrimonio si dice; Prometto di esserti fedele sempre, la fedeltà
reciproca è il fondamento della sacramentalità, ma da dove nasce la
sacramentalità? Dalla vocazione. Il matrimonio non può e non deve essere
una auto imposizione perché con l’amore coniugale gli sposi rispondono
ad una domanda specifica di Gesù Cristo, questo è il sacramento, il
rendere visibile nella sponsalità coniugale l’amore di Cristo per la
Chiesa così dice S. Paolo agli Efesini, ma allo stesso tempo il
matrimonio non è solo il luogo dove viene onorato un impegno assunto ma
è luogo di grazia per la presenza costante di Gesù, luogo di amore nel
senso di agape non solo di Eros, in altre parole di amore divino non
solo umano, ma è anche luogo di benedizione non solo di bene. Questa è
l’essenza dell’amore coniugale secondo lo Spirito che si traduce in un
cammino personale e di coppia, non salta fuori così come dal cilindro di
un prestigiatore, ma avviene all’interno di una struttura sacramentale
Battesimale. Ecco dunque il significato
dell’aggettivo coniugale il quale si identifica in una chiamata
ad essere due in una carne sola, coniugi nel senso plurale del termine,
una nuova realtà duale, io e te insieme ma non fusi o annullati l’uno
nell’altro ma uniti nella diversità.
Benedetto XVI nell’
enciclica Deus Caritas Est al n° 5 Scrive: Tra l’amore e il Divino
esiste una qualche relazione. L’amore umano non è un sentimento legato
solo all’istintualità delle pulsione amorose, ma ha in se, promette una
realtà più grande totalmente altra rispetto alla quotidianità
dell’esistere, l’espressione ti amo che gli sposi si scambiano esprime
qualcosa di molto più grande di ciò che rappresentano e di quello che
sono in grado di dare, non sarebbe neanche da aggiungere ti amo per
sempre capite! Perché il per sempre si inscrive con l’amore, è gia
dentro. Ma capiamoci bene, il per sempre che si inscrive nella carne
degli sposi è da ritenersi come promessa che si rinnova continuamente,
non come compimento perché non si è in grado di garantirlo, non perché
ci si possa tradire ma semplicemente illudersi vicendevolmente per dire
meglio non si è sempre all’altezza di quello che siamo chiamati a fare.
Notiamo bene, l’amore così descritto non è un valore aggiunto ma un
amore che si volge al suo compimento reale, non lo promette ma lo
annuncia non come evento che si compie da se, ma che viene da Dio,
potrebbe sembrare che, se nella mia vita attraverso il profondo di me
stesso, nel si celebrato, possa risiedere la risposta che determina la
garanzia di un amore fedele, indissolubile e fecondo, tenendo conto
anche dell’impegno profuso, non siamo noi a garantirlo ma lo garantisce
l’amore di Dio presente negli sposi. Sempre nella Deus Caritas Est il
Papa aggiunge: L’amore umano ha bisogno di essere purificato nel
procedere del cammino di santità degli sposi e questo può avvenire
attraverso la via della rinuncia, dedicandosi alla preghiera che diventa
gratitudine a Dio, ciò non vuol dire che si debba rinunciare all’amore
umano, all’Eros, non è il suo avvelenamento ma la sua guarigione in
vista della sua grandezza, come se Dio parlando dell’amore usasse
l’immagine dell’amore umano. Vogliamo dire di più l’Eros vuole
sollevarci verso il divino, come ben sappiamo, il piacere che scaturisce
dagli atti propri dei coniugi è molto breve e limitato nel tempo e ci
porterebbe in una direzione solo umana escludendoci al di la di noi
stessi dalla sua verità. Ma proprio questo tentativo di ascesa fatto di
rinunce di purificazioni e di guarigione, soprattutto per i fidanzati ma
molto importante anche per gli sposi, questo percorso di santità nel
quale sussiste questa esigenza di santità nell’amore prima ancora del
sacramento, questo poi nel sacramento viene benedetto giustificato e
vivificato e reso fecondo. Dunque carissimi la volontà di Dio è proprio
questa: Una vita spirituale vissuta sempre alla sua presenza,
come continuo e gioioso rendimento di grazie. Dio non chiede
l’impossibile, ma vuole ciò che in amore si sperimenta sempre, e cioè
che l’altra persona che io amo è il dono di Dio per me, ed insieme
facendo crescere e germogliare il seme della carità seminato all’inizio
del cammino di sposi giungeremo là dove l’amore, il nostro amore ha
avuto origine.
Concludiamo qui
questa prima parte sul tema della spiritualità,
la seconda parte quando saremo
di nuovo con voi venerdì 14 Novembre, ora, dopo lo stacco musicale
saremo lieti di condividere l’argomento attraverso le vostre telefonate.
La trasmissione finisce qui Franco e Rita vi salutano e vi danno
appuntamento a venerdì 12 Settembre alla stessa ora con Susanna e Luigi
augurando loro una buona ripresa di trasmissioni
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