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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 22 Febbraio 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

4° TRASMISSIONE del 2008

 

Ben ritrovati carissimi amici e tutte voi famiglie che siete all’ ascolto, un caloroso saluto da Franco e Rita, eccoci inseriti anche quest’ anno nel cammino quaresimale che ci condurrà giorno dopo giorno alla settimana  di passione e alla Santa Pasqua.

Oggi venerdì della seconda settimana vorremmo condividere con voi e approfondire l’argomento della nostra ultima trasmissione nella quale abbiamo parlato di sobrietà, giustizia e pietà, e come possa essere tradotto all’interno della vita di coppia e di famiglia.

La prima lettura di oggi mette in risalto maggiormente l’aspetto centrale, la giustizia, il giusto rapporto con le persone, l’episodio di Giuseppe venduto dai fratelli ci proietta direttamente nei rapporti tra i componenti della famiglia, in questo caso tra fratelli, con un forte richiamo alla sofferenza causata ai genitori. Il brano evangelico ci ricorda l’aspetto della pietà, il giusto rapporto con Dio che ci riconduce ad una sobrietà del vivere nella consapevolezza che non tutto ci è dovuto ma tutto è grazia e misericordia. Ma prima di iniziare questo incontro  facciamo un breve sunto della precedente trasmissione.

La sobrietà del vivere intesa come mezzo per conseguire il bene ultimo è definita, prendendo spunto dalla lettera ai Corinzi, già citato nel nostro ultimo incontro: “Quelli che usano del mondo vivano come se non ne usassero appieno, perché passa la scena di questo mondo” che si esprime anche: Tutti subentriamo nella fatica degli altri.

Questo concetto calza alla perfezione all’interno della famiglia perché mette in evidenza l’atteggiamento fondamentale che è la gratuità, senza di questo non c’è più comunione il che renderebbe i rapporti molto conflittuali tra i componenti della famiglia stessa, allontanando di conseguenza l’obbiettivo del bene ultimo. D’altra parte se non ci fosse gratuità tra i coniugi non reggerebbe neanche il matrimonio stesso.

Ma è anche il modo giusto di rapportarsi con le cose del mondo, quelle volute da Dio e quelle che all’apparenza appaiono solo permesse da Dio. Il primo versetto di Genesi dice: “Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque 

Al senso di gratuità  verso le cose  create da Dio si aggiunge l’ammirazione e lo stupore, tutto ciò che ci circonda è stato creato dal nulla, poi nei cinque giorni successivi Dio creò tutte le cose, infine creò l’uomo e la donna e  mise tutto a loro  disposizione, questo ci chiede di soffermarci ad ammirare in esse il nostro Dio a lodarlo e adorarlo e riempirci di filiale stupore perché ha creato tutto ciò che ci circonda non per suo bisogno, ma in buona parte per  il nostro sostentamento, parte per venire in aiuto alla  nostra debolezza, altro ancora per la nostra ricreazione e il nostro compiacimento. Per ultimo perché possano farci progredire nella conoscenza della sapienza, potenza, bontà, bellezza del Signore; Queste verità si rivelano sempre di più quando usiamo delle cose e operiamo, lasciandoci ispirare dallo Spirito di Dio in tutto ciò che facciamo, e mentre serviamo Dio, nella nostra vita di sposi e di famiglia, sperimentiamo le primizie dello Spirito che godremo nella gloria futura che ci attende (Rm. 8,23)

Detto questo soffermiamoci brevemente su alcuni atteggiamenti: Il brano di Corinzi citato pocanzi offre un primo indirizzo importante: Liberarsi dagli affetti disordinati. Dice il saggio: “Se ti concedi la soddisfazione della passione, essa ti renderà oggetto di scherno ai tuoi nemici” (Sir. 18,31) Oggi per molte famiglie non si può nemmeno parlare di passione per un qualsiasi bene, tanto meno quelli  voluttuari, tanto da essere un rischio per l’andamento famigliare, perché si esclude a priori, visto la fatica per arrivare a fine mese, ciò non toglie che il consiglio del saggio è quello di fare discernimento sulle scelte, la passione per le cose di questo mondo………… non è mai una buona consigliera, perché confonde il bisogno, una buona regola potrebbe essere questa: invece di chiederci cosa ci manca, domandiamoci cosa abbiamo di troppo.

Allora troveremmo nelle nostre scelte la possibilità di una giusta redistribuzione dei beni, verso i meno fortunati, con questo ne trarrebbero beneficio materiale le famiglie che sono nel bisogno, la provvidenza di Dio che si manifesta visibile. Riuscendo a capire cosa abbiamo di troppo si acquisisce una libertà interiore e il giusto distacco dalle cose del mondo e ne otteniamo un beneficio spirituale non di meno importante per conseguire il bene ultimo, la salvezza, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Senza dimenticare che questo atteggiamento permette alla famiglia e alla coppia di costituire una riserva di energia spirituale molto importante nei momenti di difficoltà, e diventa anche il collegamento diretto con la sorgente, oltre all’eucarestia, beninteso, per poter attingere con  quel famoso bancomat di cui abbiamo già parlato, ricordate? Coloro che credono sanno che si ha più nel dare che nel ricevere,: “In verità vi dico: Ogni volta che  avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Mt. 25,40

Un altro aspetto è quello di non cedere alla menzogna sulla finalità delle cose, e questo lo capiremo meglio più in là.

In questo ambito la fanno da padrone i mass media attraverso la pubblicità, alla quale è difficile sottrarsi, tutti veniamo in qualche modo raggiunti, dai bambini agli adulti non che gli anziani, capire ciò che è bene, ciò che male, ciò che fa bene a ciò che è dannoso, sia per la salute o per una sobrietà di vita rispetto all’uso delle risorse economiche, non è facile, oggi il desiderio viene stimolato in modo perseverante e violento, sovente non veritiero, dimenticando che anche nell’ agiatezza il pericolo è latente e il salmo 48 lo evidenzia: l’uomo nella prosperità non comprende, ed è proprio qui che la famiglia è chiamata ad esercitare il giusto discernimento per guardarsi dall’uso smodato dei beni nel rispetto di se e del buon andamento non che per conseguire il fine ultimo. Su questo versante la Chiesa offre qualcosa di diverso, spiegava l'allora cardinale Joseph Ratzinger. Offre il Figlio di Dio e una fede adulta, non soggetta all'ultima moda, ma radicata nell'amicizia con Cristo."É quest'amicizia che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità",. 

Terminiamo questo primo argomento con una breve preghiera: Mio Dio, la ragione e la fede mi dicono che tutte le creature sono fatte perché ci servano per servirti. Non sono nostre, se noi non siamo tuoi. Non ci rendono felici se non poniamo te in ogni nostra gioia.

 

SPAZIO MUSICALE

 

Addentriamoci ora nel secondo argomento suggerito ancora una volta dalla parola di Dio, infatti, come abbiamo già citato all’inizio, la prima lettura di oggi presenta l’episodio di Giuseppe che subisce una grossa angheria da parte dei fratelli causando anche una grande sofferenza al loro padre, da non sottovalutare, questo ci riconduce alla realtà di tante famiglie che vivono la sofferenza causata dal disaccordo tra i loro componenti, per scelte sbagliate dei figli, o dei genitori, o per altre forme di divisione, questo ci offre anche lo spunto per cercare di comprendere l’ importanza di trovare soluzioni o compromessi che permettano di riprendere una vita “normale”.

Il racconto di Genesi mette in evidenza  due elementi che stanno all’ origine di tante situazioni dolorose nelle famiglie anche oggi, ed è l’invidia e la gelosia, l’insinuarsi nella persona di questi mali, il catechismo li chiama vizi capitali, possono portare alla degenerazione dei rapporti, se non governati, per meglio dire non purificati, il passo, dall’astio verso il fratello, all’odio è facile, nell’episodio citato si manifesta addirittura nel tentativo di omicidio, ma ciò che è importante per noi è il modo in cui Giuseppe ricompone l’unità all’interno della famiglia, sa fare verità nella carità, non punta il dito, anche se ne avrebbe tutto il diritto di farlo umanamente parlando, ma conduce i fratelli alla consapevolezza del loro gesto nei suoi confronti, non esprime un giudizio di condanna ma offre loro non solo il perdono ma anche aiuti materiali di cui avevano bisogno, notiamo qui un elemento molto importante, colui che subisce si fa in prima persona promotore di pace e unità. Questo è solo un esempio tra i tanti.

La gelosia  si presenta, anche in modo del tutto inconsapevole, per esempio, alla nascita del secondo figlio, per fortuna non spesso, manifestandosi nell’incapacità del primogenito-a di accettare il nuovo arrivato, che a volte si manifesta anche in episodi di insofferenza tali da diventare pericolosi addirittura per l’incolumità fisica del neonato, anche queste contribuiscono a creare divisioni. Queste situazioni non devono essere lasciate al caso posticipando i tempi di intervento, ma si rende necessaria una paziente e perseverante opera educatrice dei genitori, magari aiutati da persone competenti per ristabilire il giusto rapporto tra i fratelli nel rispetto delle loro personalità.

Un altro aspetto pericoloso della gelosia nel quale possono nascere divisioni insanabili, e sovente definito a torto o a ragione, ingiustizia, lo troviamo, quando si deve procedere alla suddivisione dei beni specialmente quando non è stato redatto un testamento, volutamente non vogliamo entrare nello specifico di questi problemi perché ci porterebbero molto lontano, ma suggerire a chi vive sulla propria pelle queste situazioni incresciose di non dimenticare che il valore dell’unità all’interno della famiglia non ha prezzo, Dio disse: La famiglia è cosa molto buona, è la buona notizia del regno e questa deve essere preservata sempre, almeno per noi che ci professiamo credenti, anche passando per la via della croce perché la testimonianza possa essere veritiera, questo non vuol dire subire e basta, ma con l’aiuto della preghiera che spunta le armi, esercitare quella capacità di saper fare verità nella carità, come abbiamo già detto pocanzi, lasciando al Signore il giudizio ma tenendo fermo l’obbiettivo dell’unità, se non c’è l’amore che vince che cosa rimane? Certamente l’amore non può e non deve essere visto solo in modo unilaterale ma deve essere condiviso, perché l’obbiettivo è sempre comune. Questo vuol dire fare diventare luminosa la croce di Cristo.

Questa è una strada percorribile anche nel nostro tempo, se ci mettiamo l’impegno necessario, perché Cristo è venuto per abbattere il muro di divisione che era frammezzo cioè l’inimicizia., la modalità praticata a quel tempo da Giuseppe poteva essere una profezia, con l’avvento e la predicazione di Gesù, con la Sua testimonianza la resa possibile, vivendola in prima persona, tutti ricordiamo in Lc. 6,27 “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite non maledite, pregate per coloro che vi maltrattano.”  Questi sono solo alcuni aspetti dove gli animi si scontrano e l’unità viene meno ma la regola vale anche per tante altre situazioni famigliari, il giusto rapporto con le persone è un valore che crea unità ed è insostituibile.

 

SPAZIO MUSICALE

 

Carissime famiglie, il Vangelo di S. Matteo di oggi nella parabola dei vignaioli omicidi ci offre lo spunto per l’ultima riflessione sull’argomento la pietà, in altre parole il giusto rapporto con Dio, quest’ultima riflessione vuole essere anche la conclusione di questi due incontri e in qualche modo il tentativo di risposta alla telefonata che ci è stata fatta in chiusura della trasmissione precedente. (Perché Dio ha mandato Suo figlio a morire)

Nel nostro ultimo incontro abbiamo parlato di come l’idolatria del danaro, la ricerca di guadagni derivanti da vincite si sia radicata nelle famiglie e in larga parte degli strati sociali, basta guardare nelle statistiche le cifre destinate a questo scopo, naturalmente sottratte al giusto e necessario andamento famigliare, questo è un segnale di grave smarrimento morale e non solo, a questo degrado si aggiunge la necessità di conoscere il futuro attraverso il mondo dell’occulto per quanto riguarda la salute, l’amore, e il proprio benessere, constatiamo anche questo nello spazio sempre più ampio che i mass-media dedicano a questo ambito, che nonostante tutto è diventato un bisness, queste due componenti e il cattivo uso dei beni diventano sovente fonte di malessere nei rapporti famigliari e scacciano Dio dalla vita, non permettendo al Signore di realizzare il suo progetto di salvezza.

Il Vangelo di questo venerdì della seconda settimana di Quaresima sembra proprio indirizzato alle famiglie, la famiglia, la vigna che il Signore ha piantato, la curata fin dal suo inizio, le ha dato tutte quelle prerogative necessarie per essere buona notizia, e la affidata alla libertà delle nostre scelte. Il testo dice: Quando venne il tempo dei frutti, in realtà quand’è il tempo dei frutti? Non è forse ogni giorno attraverso le nostre scelte? Quali frutti potrà raccogliere se ciò che importa di più è l’immanente? Il tutto e subito. Mandò i suoi servi, non abbiamo nelle nostre comunità l’opportunità di formarci una coscienza adeguata rispetto alla morale e alimentarla con la fede?, perché abbiamo a comportarci secondo giustizia, come possiamo trasmettere ai nostri figli la verità su Dio se non siamo disposti ad accoglierlo, anzi pronti ad ucciderlo di nuovo come i vignaioli. A questo punto la domanda che ci poniamo come famiglie è questa: Cosa significa disposti ad accoglierlo? Senza ombra di dubbio per la famiglia il giusto rapporto con Dio è quello di essere il luogo dove si generano atti di dono e di reciprocità, dove si stabiliscono relazioni e si impara a stare insieme, aperte alla vita e alla sua difesa dal concepimento al suo fine naturale, questo si chiama in termini moderni valore aggiunto, ma cosa vuol dire in parole semplici? Il valore aggiunto della famiglia è costituito dalla sua stessa realtà che in altri contesti non è producibile, tutto quello che si svolge all’interno della famiglia non è rivolto solo alla semplice funzionalità, come potrebbe essere un impresa, non si calcola in quantità perché non ha una misura a cui fare riferimento è solo l’amore che fa agire, tutto questo si riconosce in alcuni aspetti che vanno dal fatto di stimolare il senso altruistico dell’esistenza, al costruire rapporti di fiducia interpersonale, a imparare regole di vita fondate su valori condivisi, non inventati al momento ma frutto di un cammino che affonda le sue radici nella storia della civiltà a partire dal giusto rapporto con le cose, passando attraverso la fatica del costruire rapporti sempre più giusti ponendo al centro la persona nella sua dignità riconoscendo in essa il riflesso incondizionato di Dio. E’ proprio dall’obbedienza a Dio, al quale solo si deve quel timore che è riconoscenza della sua assoluta sovranità, la Signoria di Cristo nella nostra vita, dalla quale nascono la forza e il coraggio di resistere alle leggi ingiuste degli uomini. E’ la forza e il coraggio di chi è disposto a pagare di persona nella certezza che in questo sta la costanza e la fede dei santi. Tutto questo si chiama anche Cultura di Pentecoste, il vivere in docilità l’azione dello Spirito. Come i santi che hanno avuto il coraggio e la forza di ripartire dopo ogni caduta così anche noi famiglie se poniamo al centro delle nostre relazioni il Dio della vita e la preghiera costante non avremo nulla da temere perché nel nostro cammino ci guida e ci sostiene la legge dell’amore:

E’ l’amore di cui è sorgente e modello il Figlio di Dio fatto uomo, che morendo ha dato la vita al mondo (EV 79)

Dopo lo stacco musicale attendiamo le vostre telefonate per condividere l’argomento, Radio Mater si può ascoltare anche fuori dai confini nazionali via internet così anche voi famiglie lontane potete intervenire nella trasmissione e noi saremo ben felici di accogliervi.

 

Famiglie che parlano ad altre famiglie si conclude qui, Franco e Rita vi salutano e vi danno appuntamento a venerdì 14 marzo con Susanna e Luigi

 

 
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