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4° TRASMISSIONE del 2008
Ben ritrovati carissimi amici e tutte voi famiglie che
siete all’ ascolto, un caloroso saluto da Franco e Rita, eccoci inseriti
anche quest’ anno nel cammino quaresimale che ci condurrà giorno dopo
giorno alla settimana di
passione e alla Santa Pasqua.
Oggi venerdì della seconda settimana vorremmo
condividere con voi e approfondire l’argomento della nostra ultima
trasmissione nella quale abbiamo parlato di sobrietà, giustizia e pietà,
e come possa essere tradotto all’interno della vita di coppia e di
famiglia.
La prima lettura di oggi mette in risalto maggiormente
l’aspetto centrale, la giustizia, il giusto rapporto con le persone,
l’episodio di Giuseppe venduto dai fratelli ci proietta direttamente nei
rapporti tra i componenti della famiglia, in questo caso tra fratelli,
con un forte richiamo alla sofferenza causata ai genitori. Il brano
evangelico ci ricorda l’aspetto della pietà, il giusto rapporto con Dio
che ci riconduce ad una sobrietà del vivere nella consapevolezza che non
tutto ci è dovuto ma tutto è grazia e misericordia. Ma prima di iniziare
questo incontro facciamo un
breve sunto della precedente trasmissione.
La sobrietà del vivere intesa come mezzo per
conseguire il bene ultimo è definita, prendendo spunto dalla lettera ai
Corinzi, già citato nel nostro ultimo incontro: “Quelli che usano del
mondo vivano come se non ne usassero appieno, perché passa la scena di
questo mondo” che si esprime anche: Tutti subentriamo nella fatica degli
altri.
Questo concetto calza alla perfezione all’interno
della famiglia perché mette in evidenza l’atteggiamento fondamentale che
è la gratuità, senza
di questo non c’è più comunione il che renderebbe i rapporti molto
conflittuali tra i componenti della famiglia stessa, allontanando di
conseguenza l’obbiettivo del bene ultimo. D’altra parte se non ci fosse
gratuità tra i coniugi non reggerebbe neanche il matrimonio stesso.
Ma è anche il modo giusto di rapportarsi con le cose
del mondo, quelle volute da Dio e quelle che all’apparenza appaiono solo
permesse da Dio. Il primo versetto di Genesi dice: “Ora
la terra era informe e
deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio
aleggiava sulle acque”
Al senso di gratuità
verso le cose create
da Dio si aggiunge l’ammirazione e lo stupore, tutto ciò che ci circonda
è stato creato dal nulla, poi nei cinque giorni successivi Dio creò
tutte le cose, infine creò l’uomo e la donna e
mise tutto a loro
disposizione, questo ci chiede di soffermarci ad ammirare in esse
il nostro Dio a lodarlo e adorarlo e riempirci di filiale stupore perché
ha creato tutto ciò che ci circonda non per suo bisogno, ma in buona
parte per il nostro
sostentamento, parte per venire in aiuto alla
nostra debolezza, altro ancora per la nostra ricreazione e il
nostro compiacimento. Per ultimo perché possano farci progredire nella
conoscenza della sapienza, potenza, bontà, bellezza del Signore; Queste
verità si rivelano sempre di più quando usiamo delle cose e operiamo,
lasciandoci ispirare dallo Spirito di Dio in tutto ciò che facciamo, e
mentre serviamo Dio, nella nostra vita di sposi e di famiglia,
sperimentiamo le primizie dello Spirito che godremo nella gloria futura
che ci attende (Rm. 8,23)
Detto questo soffermiamoci
brevemente su alcuni atteggiamenti: Il brano di Corinzi citato pocanzi
offre un primo indirizzo importante: Liberarsi dagli affetti
disordinati. Dice il saggio: “Se ti concedi la soddisfazione della
passione, essa ti renderà oggetto di scherno ai tuoi nemici” (Sir.
18,31) Oggi per molte famiglie non si può nemmeno parlare di passione
per un qualsiasi bene, tanto meno quelli
voluttuari, tanto da essere un rischio per l’andamento
famigliare, perché si esclude a priori, visto la fatica per arrivare a
fine mese, ciò non toglie che il consiglio del saggio è quello di fare
discernimento sulle scelte, la passione per le cose di questo mondo…………
non è mai una buona consigliera, perché confonde il bisogno, una buona
regola potrebbe essere questa: invece di chiederci cosa ci manca,
domandiamoci cosa abbiamo di troppo.
Allora troveremmo nelle nostre scelte la possibilità
di una giusta redistribuzione dei beni, verso i meno fortunati, con
questo ne trarrebbero beneficio materiale le famiglie che sono nel
bisogno, la provvidenza di Dio che si manifesta visibile. Riuscendo a
capire cosa abbiamo di troppo si acquisisce una libertà interiore e il
giusto distacco dalle cose del mondo e ne otteniamo un beneficio
spirituale non di meno importante per conseguire il bene ultimo, la
salvezza, perché la carità copre una moltitudine di peccati. Senza
dimenticare che questo atteggiamento permette alla famiglia e alla
coppia di costituire una riserva di energia spirituale molto importante
nei momenti di difficoltà, e diventa anche il collegamento diretto con
la sorgente, oltre all’eucarestia, beninteso, per poter attingere con
quel famoso bancomat di cui
abbiamo già parlato, ricordate? Coloro che credono sanno che si ha più
nel dare che nel ricevere,: “In verità vi dico: Ogni volta che
avete fatto queste cose ad uno solo di questi miei fratelli più
piccoli, l’avete fatto a me”. Mt. 25,40
Un altro aspetto è quello di non cedere alla menzogna
sulla finalità delle cose, e questo lo capiremo meglio più in là.
In questo ambito la fanno da padrone i mass media
attraverso la pubblicità, alla quale è difficile sottrarsi, tutti
veniamo in qualche modo raggiunti, dai bambini agli adulti non che gli
anziani, capire ciò che è bene, ciò che male, ciò che fa bene a ciò che
è dannoso, sia per la salute o per una sobrietà di vita rispetto all’uso
delle risorse economiche, non è facile, oggi il desiderio viene
stimolato in modo perseverante e violento, sovente non veritiero,
dimenticando che anche nell’ agiatezza il pericolo è latente e il salmo
48 lo evidenzia: l’uomo nella prosperità non comprende, ed è proprio qui
che la famiglia è chiamata ad esercitare il giusto discernimento per
guardarsi dall’uso smodato dei beni nel rispetto di se e del buon
andamento non che per conseguire il fine ultimo. Su questo versante la
Chiesa offre qualcosa di diverso, spiegava l'allora cardinale Joseph
Ratzinger. Offre il Figlio di Dio e una fede adulta, non soggetta
all'ultima moda, ma radicata nell'amicizia con Cristo."É quest'amicizia
che ci apre a tutto ciò che è buono e ci dona il criterio per discernere
tra vero e falso, tra inganno e verità",.
Terminiamo questo primo argomento con una breve
preghiera: Mio Dio, la ragione
e la fede mi dicono che tutte le creature sono fatte perché ci servano
per servirti. Non sono nostre, se noi non siamo tuoi. Non ci rendono
felici se non poniamo te in ogni nostra gioia.
SPAZIO MUSICALE
Addentriamoci ora nel secondo argomento suggerito
ancora una volta dalla parola di Dio, infatti, come abbiamo già citato
all’inizio, la prima lettura di oggi presenta l’episodio di Giuseppe che
subisce una grossa angheria da parte dei fratelli causando anche una
grande sofferenza al loro
padre, da non sottovalutare, questo ci riconduce alla realtà di
tante famiglie che vivono la sofferenza causata dal disaccordo tra i
loro componenti, per scelte sbagliate dei figli, o dei genitori, o per
altre forme di divisione, questo ci offre anche lo spunto per cercare di
comprendere l’ importanza di trovare soluzioni o compromessi che
permettano di riprendere una vita “normale”.
Il racconto di Genesi mette in evidenza
due elementi che stanno all’
origine di tante situazioni dolorose nelle famiglie anche oggi, ed è
l’invidia e la gelosia, l’insinuarsi nella persona di questi mali, il
catechismo li chiama vizi capitali, possono portare alla degenerazione
dei rapporti, se non governati, per meglio dire non purificati, il
passo, dall’astio verso il fratello, all’odio è facile, nell’episodio
citato si manifesta addirittura nel tentativo di omicidio, ma ciò che è
importante per noi è il modo in cui Giuseppe ricompone l’unità
all’interno della famiglia, sa fare verità nella carità, non punta il
dito, anche se ne avrebbe tutto il diritto di farlo umanamente parlando,
ma conduce i fratelli alla consapevolezza del loro gesto nei suoi
confronti, non esprime un giudizio di condanna ma offre loro non solo il
perdono ma anche aiuti materiali di cui avevano bisogno, notiamo qui un
elemento molto importante, colui che subisce si fa in prima persona
promotore di pace e unità. Questo è solo un esempio tra i tanti.
La gelosia
si presenta, anche in modo del tutto inconsapevole, per esempio,
alla nascita del secondo figlio, per fortuna non spesso, manifestandosi
nell’incapacità del primogenito-a di accettare il nuovo arrivato, che a
volte si manifesta anche in episodi di insofferenza tali da diventare
pericolosi addirittura per l’incolumità fisica del neonato, anche queste
contribuiscono a creare divisioni. Queste situazioni non devono essere
lasciate al caso posticipando i tempi di intervento, ma si rende
necessaria una paziente e perseverante opera educatrice dei genitori,
magari aiutati da persone competenti per ristabilire il giusto rapporto
tra i fratelli nel rispetto delle loro personalità.
Un altro aspetto pericoloso della gelosia nel quale
possono nascere divisioni insanabili, e sovente definito a torto o a
ragione, ingiustizia, lo troviamo, quando si deve procedere alla
suddivisione dei beni specialmente quando non è stato redatto un
testamento, volutamente non vogliamo entrare nello specifico di questi
problemi perché ci porterebbero molto lontano, ma suggerire a chi vive
sulla propria pelle queste situazioni incresciose di non dimenticare che
il valore dell’unità all’interno della famiglia
non ha prezzo, Dio
disse: La famiglia è cosa molto buona, è la buona notizia del regno e
questa deve essere preservata sempre, almeno per noi che ci professiamo
credenti, anche passando per la via della croce perché la testimonianza
possa essere veritiera, questo non vuol dire subire e basta, ma con
l’aiuto della preghiera che spunta le armi, esercitare quella capacità
di saper fare verità nella carità, come abbiamo già detto pocanzi,
lasciando al Signore il giudizio ma tenendo fermo l’obbiettivo
dell’unità, se non c’è l’amore che vince che cosa rimane? Certamente
l’amore non può e non deve essere visto solo in modo unilaterale ma deve
essere condiviso, perché l’obbiettivo è sempre comune. Questo vuol dire
fare diventare luminosa la croce di Cristo.
Questa è una strada percorribile anche nel nostro
tempo, se ci mettiamo l’impegno necessario, perché Cristo è venuto per
abbattere il muro di divisione che era frammezzo cioè l’inimicizia., la
modalità praticata a quel tempo da Giuseppe poteva essere una profezia,
con l’avvento e la predicazione di Gesù, con la Sua testimonianza la
resa possibile, vivendola in prima persona, tutti ricordiamo in Lc. 6,27
“Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite
non maledite, pregate per coloro che vi maltrattano.”
Questi sono solo alcuni aspetti
dove gli animi si scontrano e l’unità viene meno ma la regola vale anche
per tante altre situazioni famigliari, il giusto rapporto con le persone
è un valore che crea unità ed è insostituibile.
SPAZIO MUSICALE
Carissime famiglie, il Vangelo di S. Matteo di oggi
nella parabola dei vignaioli omicidi ci offre lo spunto per l’ultima
riflessione sull’argomento la pietà, in altre parole il giusto rapporto
con Dio, quest’ultima riflessione vuole essere anche la conclusione di
questi due incontri e in qualche modo il tentativo di risposta alla
telefonata che ci è stata fatta in chiusura della trasmissione
precedente. (Perché Dio ha mandato Suo figlio a morire)
Nel nostro ultimo incontro abbiamo parlato di come
l’idolatria del danaro, la ricerca di guadagni derivanti da vincite si
sia radicata nelle famiglie e in larga parte degli strati sociali, basta
guardare nelle statistiche le cifre destinate a questo scopo,
naturalmente sottratte al giusto e necessario andamento famigliare,
questo è un segnale di grave smarrimento morale e non solo, a questo
degrado si aggiunge la necessità di conoscere il futuro attraverso il
mondo dell’occulto per quanto riguarda la salute, l’amore, e il proprio
benessere, constatiamo anche questo nello spazio sempre più ampio che i
mass-media dedicano a questo ambito, che nonostante tutto è diventato un
bisness, queste due componenti e il cattivo uso dei beni diventano
sovente fonte di malessere nei rapporti famigliari e scacciano Dio dalla
vita, non permettendo al Signore di realizzare il suo progetto di
salvezza.
Il Vangelo di questo venerdì della seconda settimana
di Quaresima sembra proprio indirizzato alle famiglie, la famiglia, la
vigna che il Signore ha piantato, la curata fin dal suo inizio, le ha
dato tutte quelle prerogative necessarie per essere buona notizia, e la
affidata alla libertà delle nostre scelte. Il testo dice: Quando venne
il tempo dei frutti, in realtà quand’è il tempo dei frutti? Non è forse
ogni giorno attraverso le nostre scelte? Quali frutti potrà raccogliere
se ciò che importa di più è l’immanente? Il tutto e subito. Mandò i suoi
servi, non abbiamo nelle nostre comunità l’opportunità di formarci una
coscienza adeguata rispetto alla morale e alimentarla con la fede?,
perché abbiamo a comportarci secondo giustizia, come possiamo
trasmettere ai nostri figli la verità su Dio se non siamo disposti ad
accoglierlo, anzi pronti ad ucciderlo di nuovo come i vignaioli. A
questo punto la domanda che ci poniamo come famiglie è questa: Cosa
significa disposti ad accoglierlo? Senza ombra di dubbio per la famiglia
il giusto rapporto con Dio è quello di essere il luogo dove si generano
atti di dono e di reciprocità, dove si stabiliscono relazioni e si
impara a stare insieme, aperte alla vita e alla sua difesa dal
concepimento al suo fine naturale, questo si chiama in termini moderni
valore aggiunto, ma cosa vuol dire in parole semplici? Il valore
aggiunto della famiglia è costituito dalla sua stessa realtà che in
altri contesti non è producibile, tutto quello che si svolge all’interno
della famiglia non è rivolto solo alla semplice funzionalità, come
potrebbe essere un impresa, non si calcola in quantità perché non ha una
misura a cui fare riferimento è solo l’amore che fa agire, tutto questo
si riconosce in alcuni aspetti che vanno dal fatto di stimolare il senso
altruistico dell’esistenza, al costruire rapporti di fiducia
interpersonale, a imparare regole di vita fondate su valori condivisi,
non inventati al momento ma frutto di un cammino che affonda le sue
radici nella storia della civiltà a partire dal giusto rapporto con le
cose, passando attraverso la fatica del costruire rapporti sempre più
giusti ponendo al centro la persona nella sua dignità riconoscendo in
essa il riflesso incondizionato di Dio. E’ proprio dall’obbedienza a
Dio, al quale solo si deve quel timore che è riconoscenza della sua
assoluta sovranità, la Signoria di Cristo nella nostra vita, dalla quale
nascono la forza e il coraggio di resistere alle leggi ingiuste degli
uomini. E’ la forza e il coraggio di chi è disposto a pagare di persona
nella certezza che in questo sta la costanza e la fede dei santi. Tutto
questo si chiama anche Cultura di Pentecoste, il vivere in docilità
l’azione dello Spirito. Come i santi che hanno avuto il coraggio e la
forza di ripartire dopo ogni caduta così anche noi famiglie se poniamo
al centro delle nostre relazioni il Dio della vita e la preghiera
costante non avremo nulla da temere perché nel nostro cammino ci guida e
ci sostiene la legge dell’amore:
E’ l’amore di cui è sorgente e modello il Figlio di
Dio fatto uomo, che morendo ha dato la vita al mondo (EV 79)
Dopo lo stacco musicale attendiamo le vostre
telefonate per condividere l’argomento, Radio Mater si può ascoltare
anche fuori dai confini nazionali via internet così anche voi famiglie
lontane potete intervenire nella trasmissione e noi saremo ben felici di
accogliervi.
Famiglie che parlano ad altre famiglie si conclude
qui, Franco e Rita vi salutano e vi danno appuntamento a venerdì
14 marzo con Susanna e Luigi
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