|
Ben ritrovati carissimi ascoltatori
di Radio Mater.
Siamo Rossana e Piero e con oggi
terminiamo la prima parte degli argomenti che abbiamo trattato in sino
ad ora sulla “Guarigione della Famiglia” con un particolare riferimento
ai figli, il rapporto con loro, per essere a nostra volta sempre più
veri soprattutto tra noi genitori.
Un compito non facile ma bello,
fatto di sofferenze, di delusioni ma anche di gioie, di soddisfazioni e
di tanta speranza. Una verifica fatta con amore, con Gesù che chiede a
tutti di affidarsi a Lui, in ogni momento: un abbandono totale in
Lui.
CONDIVISIONE
La mancanza di comprensione, la
scarsa comunicazione tra genitori e figli, influenzano gravemente le
relazioni familiari. Di conseguenza non vi è accettazione, né donazione
di affetto sano e completo e tanto meno c’è amore e armonia.
Una indagine svolta in Italia, che
abbiamo letto a suo tempo, ha dimostrato come ogni persona e tra i
giovani in particolare, trascorra in media al giorno non meno di 5 ore
di tempo davanti alla televisione e di riflesso la famiglia dialoga con
i propri figli solo pochissimi minuti al giorno!
E’ triste constatare come nella
famiglia di oggi venga a mancare sempre di più la condivisione, il
dialogo, l’ascolto!
Alcuni mezzi di comunicazione
rappresentano un vero flagello; ci sono
persone che, forse senza accorgersene, sono schiave del telefono, della
radio, della televisione, del video, del cinema, delle riviste e non
trovano il tempo da condividere con la loro famiglia. E tuttavia la
famiglia è una piccola comunità e come tale ha bisogno di essere
costruita da tutti e da ciascuno dei suoi membri, nessuno escluso.
Dobbiamo superare i nostri egoismi
ed interessarci realmente di coloro che ci sono vicini. come? Alcuni
piccoli suggerimenti:
*una parola affettuosa * una domanda
gentile * un servizio piccolo o grande *
un dettaglio amichevole “crea legami”
sempre più solidi tra ogni membro, tra noi.
EDUCARE NELLA RESPONSABILITA’
E’ necessario porre ogni cosa al suo
posto. La famiglia è come un corpo nel quale ogni membro deve svolgere
un compito importante. Tutti abbiamo diritti ma anche responsabilità.
Tutto ciò che ogni membro della famiglia apporta al focolare domestico,
aiuta per il bene comune ed arricchisce.
E’ molto importante che ogni
componente della famiglia, iniziando dai genitori, sappia che senza il
suo aiuto attivo e decisivo, le cose non funzioneranno bene. E’
necessario assegnare ai figli lavori o mansioni varie perché apprendano
ad agire da persone mature. Dalla fermezza e dalla chiarezza dipenderà
il suo trionfo nel futuro e quello della nuova famiglia che a sua volta
formerà.
In molte case a prima vista tutto
appare perfettamente organizzato, ma guardando da vicino, ci rendiamo
conto che il padre da ordini, la madre esige, oppure uno di essi o
ambedue sono la quinta ruota del carro e tutti sono insoddisfatti.
Perché?
Se vogliamo che i figli ci
obbediscano e ci rispettano quando “comandiamo” sarà meglio dividere i
compiti e quando lo facciamo i figli apprendono più facilmente, si
sentono stimolati e sono meno ribelli.
Quando ascoltiamo o riceviamo, per
esempio, solamente ordini come: “fai questo, prendi e porta via,
ricordati di ecc” ci stanchiamo e rendiamo poco
Al contrario quando ci dicono: “facciamo,
prendiamo, portiamo via, ricordiamoci ecc” notiamo un clima
più sereno, disponibile se non addirittura di entusiasmo e
l’apprendimento risulta più facile e i risultati sono migliori.
Non vi stiamo suggerendo di fare per
forza tutto con i figli. No. Al contrario, bisogna insegnargli ed
aiutarli ad assumere responsabilità. Ma come? Non certo urla dopo
urla, castighi su castighi, botte su botte: questa è una educazione
scorretta e dannosa. La cosa triste è che domani raccoglieremo
quello che oggi abbiamo seminato.
Ha veramente ragione san Giacomo
(3,18) quando dice:
“Un frutto
di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di
pace”
AUTORITA’
Nella autorità risiede un aspetto
molto importante.
Molte persone la usano per imporsi o
per far valere i propri diritti.
Alcuni genitori, si accontentano di
dire:”qui comando io”, “non si discute più” ecc.
ma stanno sbagliando, perché se è
vero che il Signore concede loro autorità, è altrettanto vero che i
genitori non possono abusarne.
Nelle nostre famiglie, purtroppo, vi
è molto abuso di autorità. Sarà bene che in qualità di padre o madre di
famiglia ognuno si chieda dinanzi a Dio:
-
che uso
faccio della mia autorità?
-
Sono
cosciente del fatto che il Signore me l’abbia concessa per aiutare i
figli?
-
La utilizzo
per il loro bene?
-
Mi impongo,
esigo che facciano la mia volontà, non li ascolto, non concedo loro
l’opportunità di partecipare o di decidere?
-
Causo
problemi in famiglia per intransigenza, mancanza di comunicazione e un
cattivo uso della autorità che il Signore mi ha concesso?
-
Come
sposo/sposa ho compiuto i miei doveri e ho dato il buon esempio?
-
Evado dalle
mie responsabilità e le scarico sul mio coniuge? o al momento di
prendere delle decisioni mi estraneo dalla famiglia?
-
Quando si
tratta di correggere mi metto d’accordo con il mio coniuge perché i
figli ascoltino solamente una “voce”?
Domande come queste ci fanno
riflettere. Molte volte crediamo erroneamente di agire bene; ma i primi
a rendersene conto sono proprio i figli! Una erronea autorità dei
genitori nell’educazione dei figli, li traumatizza e li rende insicuri,
timidi, ribelli, ecc.
Nel matrimonio i genitori sono
investiti di autorità e questa è utile perché senza di essa sarebbe
impossibile educare i figli. Ma Dio non solo la concede ma insegna ed
aiuta ad usarla. Molti genitori non hanno autorità perché non danno un
buon esempio.
L’autorità si conquista non la si
impone!
STACCO MUSICALE
CHE FARE?
In ogni famiglia ci sono problemi!
Molti genitori hanno sbagliato con i loro figli.
Prendiamo in considerazione alcuni
punti importanti nella guarigione della famiglia.
1) Riconoscere l’errore.
Un primo errore dei genitori è
pensare che l’esperienza accumulata nel tempo impedisca loro di
sbagliarsi. Ma se ci fermiamo un attimo, notiamo che è facile
individuare molteplici comportamenti errati.
Proviamo ad analizzarne qualcuno,
con un esame in noi umile, sincero e vero:
-
non amare
tutti i figli allo stesso modo; fare paragoni odiosi tra un figlio e
l’altro;
-
non
considerare che ogni figlio è diverso e ha bisogno di un trattamento
adeguato alla sua propria personalità;
-
coinvolgere
i figli nei propri problemi;
-
pensare che
i figli commetteranno gli stessi errori che loro commisero;
-
esigere dai
figli la maturità propria di un adulto;
-
rifiutare
sistematicamente i comportamenti dei giovani (vestire, parlare…)
-
insistere
solamente sui loro difetti e/o correggerli con ira;
-
rendergli
la vita impossibile rinfacciando loro i sacrifici fatti per nutrirli,
vestirli, educarli, ecc.;
-
rinfacciargli i difetti fisici (carnagione, lineamenti, peso ecc), la
loro poca intelligenza (o scaltrezza) o inabilità manuale; oppure
trasformare le figlie in bambole, esaltandole per la bellezza del viso,
del fisico ecc.;
-
adottare
verso di essi atteggiamenti sistematicamente negativi;
-
imporre uno
studio, un lavoro o una professione ai propri figli;
-
soddisfare
tutti i loro capricci e riempirli di cose superflue;
-
esigere che
essi siano dei buoni cristiani quando non vedono mai “praticare”
i
propri genitori;
2)
Il perdono.
E’ la
migliore soluzione per molti problemi familiari. Una volta riconosciuto
l’errore non c’è tempo da perdere. Se vogliamo ritrovare la pace e
trasmetterla ai nostri, chiediamo loro perdono, ma nel modo più
opportuno.
La
maggior parte dei genitori credono che chiedere perdono ai figli, sia
ridicolo e per questo dicono: “io chiedere perdono a mio figlio? Questo
mai! Sia lui a chiedermi perdono”.
Non
solo chi offende è tenuto a dover chiedere perdono. Lo fa chi è più
maturo, chi è pieno di Gesù, chi cerca la pace e specialmente chi vuole
seminare la pace per raccogliere pace.
Leggiamo
in Matteo: (cap. 5, 23)
“Se
dunque presenti la tua offerta sull’altare e li ti ricordi che tuo
fratello ha qualche cosa contro di te, lascia li il tuo dono davanti
all’altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad
offrire il tuo dono”
Generalmente il giovane è immaturo o per lo meno non è vissuto tanto da
poter agire sempre correttamente. Deve sempre aspettare che i genitori
gli diano l’esempio, soprattutto nei casi in cui uno (o entrambi i
genitori) ha commesso l’errore. Si suppone che un padre/madre
responsabile e razionale chiami suo figlio, dialoghi con lui e gli
faccia capire che tutti commettono errori nella vita e che lui/lei si è
sbagliato/a e chiede perdono. Questo comportamento seminerà nel cuore
del figlio un seme che a suo tempo e debito non solo crescerà, ma darà
molti frutti buoni. Dobbiamo agire nello stile di Gesù di Nazareth.
In
Giovanni al cap. 8, 1-11 troviamo l’episodio della donna adultera.
Gesù ci
insegna come bisogna attuare il perdono:
“Allora Gesù le disse: neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non
peccare più”
Gesù
concede alla donna un triplice perdono:
-
“Neanch’io ti condanno”.
Perdono incondizionato; non è importante il peccato che tu abbia
commesso, io te lo perdono. Il Suo perdono è globale.
-
“Va e d’ora in poi non peccare più”
vuol dire riempire questa persona di forza perché ricominci da persona
nuova, senza difetti e non volerle rinfacciare il passato. Vuol dire
proiettarla verso una vita piena e felice nel Signore
-
“Va in pace” è
come aprirle la porta innanzi alla vita, ridonarle la fiducia, darle
animo per vivere in modo diverso.
Quando riusciremo ad attuare questo
triplice perdono, riscopriremo la pace.
“Riscoprire la pace” vuol dire poter
ricordare tutto quanto è accaduto senza angoscia e senza dolore.
Attraverso il perdono
conquistiamo l’armonia e possiamo ricevere e donare amore.
3) Tornare alla normalità.
Molte volte dopo aver risolto una
situazione difficile della famiglia, ritorniamo in essa per farne
nuovamente parte, ma spesso la nostra presenza è lontana, assente.
Frequente è quello dello sposo/sposa
che dopo essersi allontanato/a si riconcilia con la sua famiglia e
ritorna al focolare domestico, ma il suo comportamento è artificioso:
spesso rivela insicurezza; delega in
mano di sua moglie/marito tutta la responsabilità della famiglia; sembra
presente solo “con il corpo”.
Bisogna ritornare a riappropriarsi
delle responsabilità come padre, come marito, come madre, come moglie e
dovrà lottare per riguadagnarsi la fiducia di tutti.
(Nel parlare di perdono diciamo
che ciò include “restituire la fiducia”. Se davvero ottiene il perdono
egli ha di nuovo riconquistato la fiducia)
Questo processo richiede tempo: non
è come “costruire una casa nuova” ma a nostro giudizio vuol dire
“ricostruirla” su delle rovine. Dobbiamo evitare i cosiddetti “incidenti
di percorso” e operare con molto buon senso e delicatezza. Solo così le
cose poco alla volta ritorneranno alla normalità.
E’ molto consolante incontrare
famiglie prima disgregate o sul punto di sfasciarsi che hanno ritrovato
la vita dopo il perdono! Ora sono davvero un “focolare”, una “famiglia”.
Famiglia piena di amore, di affettuosità, di rispetto. I suoi componenti
comunicano, dialogano, si interessano gli uni degli altri. Sulla loro
esperienza dolorosa costruiscono una convivenza amabile e cristiana una
“Chiesa domestica”.
STACCO MUSICALE
4) Affrontare i problemi, non
evitarli.
Quando in una famiglia sorgono dei
problemi con uno o alcuni figli (figlie incinta, giovani drogati, furti,
alcolismo, cattive amicizie, depressioni, ecc) bisogna affrontarli
all’interno della stessa famiglia:
-
Cercare la
radice del problema, per esempio che cosa mancò a questi ragazzi
perchè giungessero a questa situazione?
-
Cercare la
causa del problema (incomunicazione dei genitori, indifferenza e
trascuratezza verso i figli, discordie con parenti, troppa ristrettezza
o troppa libertà, durezza, cattivo esempio, ecc) Magari lo stesso
ragazzo/a avesse potuto esprimere tutto questo!;
-
Radunare
gli sforzi intorno al figlio/a colpiti. Dargli comprensione e appoggio
incondizionato;
-
Lasciare da
parte il “rispetto umano”, il peggio non è “quello che diranno” ma
l’attuale situazione del figlio/a;
-
Stimolare
il figlio/a attraverso il riconoscimento dei suoi valori. Tutti abbiamo
ricevuto da Dio doni speciali, ma abbiamo bisogno di stimoli da parte di
coloro che ci sono vicini, per farli fruttare.
Dalla Familiaris Consortio al N.ro
21 leggiamo:
“Ogni componente della famiglia,
ognuno secondo il proprio dono, ha la grazia e la responsabilità di
costruire, giorno dopo giorno, la comunione delle persone, facendo della
famiglia una” scuola di umanità più completa e più ricca”: è quello che
succede con la cura e l’amore verso i bambini, i malati, gli anziani”.
Prima di tutto intraprendere una
profonda guarigione interiore, correggere gli errori e rendere
testimonianza con una vita cristiana irreprensibile.
Accontentarsi di educare i figli
inserendoli un una istituzione specializzata è una soluzione
superficiale. La stessa famiglia, che non è guarita da dentro, può
continuare ad essere la causa di problemi ogni volta maggiori!
Rileggiamo e riviviamo con
attenzione, carissimi ascoltatori di Radio Mater, la parabola del figlio
prodigo oggi meglio definita la parabola del Padre Misericordioso e in
essa incontreremo la grande lezione:
-
il padre
esce e va incontro a suo figlio
-
lo riceve e
lo perdona
-
gli
restituisce il posto che gli spetta nel suo focolare domestico
In Giovanni incontriamo un’altra
grande lezione di Gesù con la donna adultera:
- Gesù non tiene conto del
suo peccato, è perdonata
-
Gesù ha di
nuovo fiducia in lei
-
Gesù la
rimanda a casa come una nuova creatura
La famiglia che prega unita
rimane unita. Realmente la presenza di Maria e
di Gesù nelle famiglie è garanzia di vita felice e armoniosa.
Magari tutti sapessimo approfittare
della ricchezza della preghiera del santo rosario con la meditazioni dei
misteri! Dove arrivano la Madre e il Figlio, scorrono fiumi di pace che
inondano i cuori e tutto risanano.
Rapidamente si fa sentire l’azione
dello Spirito del Signore con i suoi frutti:
“gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”(Gal.5,22)
Ci sono tante famiglie che
costituiscono vere oasi di pace nella nostra società:
-
ogni
mattina salutano il Signore con inni salmi e cantici spirituali
(Col.3,16)
-
prima di
ogni pasto, benedicono tutti uniti e ringraziano il Signore con
coscienza di figli che si sentono amati
-
nell’andare
al lavoro pongono i figli sotto lo sguardo del Creatore nelle cui opere
vogliono collaborare
-
prima di
prendere una decisione, ricorrono al discernimento in preghiera, per
scoprire la volontà divina
-
nelle
preoccupazioni, fallimenti, problemi vari, si rafforzano a vicenda con
la Parola per crescere
-
godono con
la natura, regalo del cielo, con il sorriso, con l’amore, vivono la
festa, le gioie, le date memorabili con gratitudine
-
alla sera
pongono i frutti del giorno, buoni o cattivi, ai piedi della croce,
sicuri che all’alba ci sarà la luce della resurrezione
-
la
Scrittura illumina e trasforma queste famiglie
Come non desiderare delle famiglie
così? Lo possiamo, ognuno di noi, carissimi ascoltatori se ci
abbandoniamo fiduciosi in Gesù, a questo cuore misericordioso.
Benedicici Signore. Fa che non
manchino nelle nostre famiglie l’accettazione, il perdono, la
comprensione, l’Amore.
Fa Signore che, malgrado tutto,
genitori e figli “siano uno” nel cuore adorabile di Gesù.
Amen.
Il Signore vi benedica, ascoltatori
carissimi.
STACCO MUSICALE
IN
ATTESA DELLE TELEFONATE DEGLI ASCOLTATORI
Preghiera finale
Auguri per il compleanno di Elena,
figlia di Assunta e Giorgio dell’équipe. |