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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 22 Giugno 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS:Famiglia Canziani

 
 

 

Ben ritrovati carissimi ascoltatori di Radio Mater.

Siamo Rossana e Piero e con oggi terminiamo la prima parte degli argomenti che abbiamo trattato in sino ad ora  sulla “Guarigione della Famiglia” con un particolare riferimento ai figli, il rapporto con loro, per essere a nostra volta sempre più veri soprattutto tra noi genitori.

Un compito non facile ma bello, fatto di sofferenze, di delusioni ma anche di gioie, di soddisfazioni e di tanta speranza. Una verifica fatta con amore, con Gesù che chiede a tutti di affidarsi a Lui, in ogni momento: un abbandono totale in Lui.

 

CONDIVISIONE

La mancanza di comprensione, la scarsa comunicazione tra genitori e figli, influenzano gravemente le relazioni familiari. Di conseguenza non vi è accettazione, né donazione di affetto sano e completo e tanto meno c’è amore e armonia.

Una indagine svolta in Italia, che abbiamo letto a suo tempo, ha dimostrato come ogni persona e tra i giovani in particolare, trascorra in media al giorno non meno di 5 ore di tempo davanti alla televisione e di riflesso la famiglia dialoga con i propri figli solo pochissimi minuti al giorno!

E’ triste constatare come nella famiglia di oggi venga a mancare sempre di più la condivisione, il dialogo, l’ascolto!

Alcuni mezzi di comunicazione rappresentano un vero flagello; ci sono persone che, forse senza accorgersene, sono schiave del telefono, della radio, della televisione, del video, del cinema, delle riviste e non trovano il tempo da condividere con la loro famiglia. E tuttavia la famiglia è una piccola comunità e come tale ha bisogno di essere costruita da tutti e da ciascuno dei suoi membri, nessuno escluso.

Dobbiamo superare i nostri egoismi ed interessarci realmente di coloro che ci sono vicini. come? Alcuni piccoli suggerimenti:

*una parola affettuosa * una domanda gentile * un servizio piccolo o grande *

un dettaglio amichevole “crea legami” sempre più solidi tra ogni membro, tra noi.

EDUCARE NELLA RESPONSABILITA’

E’ necessario porre ogni cosa al suo posto. La famiglia è come un corpo nel quale ogni membro deve svolgere un compito importante. Tutti abbiamo diritti ma anche responsabilità. Tutto ciò che ogni membro della famiglia apporta al focolare domestico, aiuta per il bene comune ed arricchisce.

E’ molto importante che ogni componente della famiglia, iniziando dai genitori, sappia che senza il suo aiuto attivo e decisivo, le cose non funzioneranno bene. E’ necessario assegnare ai figli lavori o mansioni varie perché apprendano ad agire da persone mature. Dalla fermezza e dalla chiarezza dipenderà il suo trionfo nel futuro e quello della nuova famiglia che a sua volta formerà.

In molte case a prima vista tutto appare perfettamente organizzato, ma guardando da vicino, ci rendiamo conto che il padre da ordini, la madre esige, oppure uno di essi o ambedue sono la quinta ruota del carro e tutti sono insoddisfatti. Perché?

Se vogliamo che i figli ci obbediscano e ci rispettano quando “comandiamo” sarà meglio dividere i compiti e quando lo facciamo i figli apprendono più facilmente, si sentono stimolati e sono meno ribelli.

Quando ascoltiamo o riceviamo, per esempio, solamente ordini come: “fai questo, prendi e porta via, ricordati di ecc” ci stanchiamo e rendiamo poco

Al contrario quando ci dicono: “facciamo, prendiamo, portiamo via, ricordiamoci ecc” notiamo un clima più sereno, disponibile se non addirittura di entusiasmo e l’apprendimento risulta più facile e i risultati sono migliori.

Non vi stiamo suggerendo di fare per forza tutto con i figli. No. Al contrario, bisogna insegnargli ed aiutarli ad assumere responsabilità. Ma come? Non certo urla dopo urla, castighi su castighi, botte su botte: questa è una educazione scorretta e dannosa. La cosa triste è che domani raccoglieremo quello che oggi abbiamo seminato.

Ha veramente ragione san Giacomo (3,18) quando dice:

Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace”

AUTORITA’

Nella autorità risiede un aspetto molto importante.

Molte persone la usano per imporsi o per far valere i propri diritti.

Alcuni genitori, si accontentano di dire:”qui comando io”, “non si discute più” ecc.

ma stanno sbagliando, perché se è vero che il Signore concede loro autorità, è altrettanto vero che i genitori non possono abusarne.

Nelle nostre famiglie, purtroppo, vi è molto abuso di autorità. Sarà bene che in qualità di padre o madre di famiglia ognuno si chieda dinanzi a Dio:

-         che uso faccio della mia autorità?

-         Sono cosciente del fatto che il Signore me l’abbia concessa per aiutare i figli?

-         La utilizzo per il loro bene?

-         Mi impongo, esigo che facciano la mia volontà, non li ascolto, non concedo loro l’opportunità di partecipare o di decidere?

-         Causo problemi in famiglia per intransigenza, mancanza di comunicazione e un cattivo uso della autorità che il Signore mi ha concesso?

-         Come sposo/sposa ho compiuto i miei doveri e ho dato il buon esempio?

-         Evado dalle mie responsabilità e le scarico sul mio coniuge? o al momento di prendere delle decisioni mi estraneo dalla famiglia?

-         Quando si tratta di correggere mi metto d’accordo con il mio coniuge perché i figli ascoltino solamente una “voce”?

Domande come queste ci fanno riflettere. Molte volte crediamo erroneamente di agire bene; ma i primi a rendersene conto sono proprio i figli! Una erronea autorità dei genitori nell’educazione dei figli, li traumatizza e li rende insicuri, timidi, ribelli, ecc.

Nel matrimonio i genitori sono investiti di autorità e questa è utile perché senza di essa sarebbe impossibile educare i figli. Ma Dio non solo la concede ma insegna ed aiuta ad usarla. Molti genitori non hanno autorità perché non danno un buon esempio.

L’autorità si conquista non la si impone!

 

STACCO    MUSICALE

CHE  FARE?

In ogni famiglia ci sono problemi! Molti genitori hanno sbagliato con i loro figli.

Prendiamo in considerazione alcuni punti importanti nella guarigione della famiglia.

1) Riconoscere l’errore.

Un primo errore dei genitori è pensare che l’esperienza accumulata nel tempo impedisca loro di sbagliarsi. Ma se ci fermiamo un attimo, notiamo che è facile individuare molteplici comportamenti errati.

Proviamo ad analizzarne qualcuno, con un esame in noi umile, sincero e vero:

-         non amare tutti i figli allo stesso modo; fare paragoni odiosi tra  un figlio e l’altro;

-         non considerare che ogni figlio è diverso e ha bisogno  di un  trattamento adeguato alla sua propria personalità;

-         coinvolgere i figli nei propri problemi;

-         pensare che i figli commetteranno gli stessi errori che loro commisero;

-         esigere dai figli la maturità propria di un adulto;

-         rifiutare sistematicamente i comportamenti dei giovani (vestire, parlare…)

-         insistere solamente sui loro difetti e/o correggerli con ira;

-         rendergli la vita impossibile rinfacciando loro i sacrifici fatti per nutrirli, vestirli, educarli, ecc.;

-         rinfacciargli i difetti fisici (carnagione, lineamenti, peso ecc), la loro poca intelligenza (o scaltrezza) o inabilità manuale; oppure trasformare le figlie in bambole, esaltandole per la bellezza del viso, del fisico ecc.;

-         adottare verso di essi atteggiamenti sistematicamente negativi;

-         imporre uno studio, un lavoro o una professione ai propri figli;

-         soddisfare tutti i loro capricci e riempirli di cose superflue;

-         esigere che essi siano dei buoni cristiani quando non vedono mai “praticare”

     i propri genitori;

2) Il perdono.

E’ la migliore soluzione per molti problemi familiari. Una volta riconosciuto l’errore non c’è tempo da perdere. Se vogliamo ritrovare la pace e trasmetterla ai nostri, chiediamo loro perdono, ma nel modo più opportuno.

La maggior parte dei genitori credono che chiedere perdono ai figli, sia ridicolo e per questo dicono: “io chiedere perdono a mio figlio? Questo mai! Sia lui a chiedermi perdono”.

Non solo chi offende è tenuto a dover chiedere perdono. Lo fa chi è più maturo, chi è pieno di Gesù, chi cerca la pace e specialmente chi vuole seminare la pace per raccogliere pace.

Leggiamo in Matteo: (cap. 5, 23)

“Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e li ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia li il tuo dono davanti all’altare e va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”

Generalmente il giovane è immaturo o per lo meno non è vissuto tanto da poter agire sempre correttamente. Deve sempre aspettare che i genitori gli diano l’esempio, soprattutto nei casi in cui uno (o entrambi i genitori) ha commesso l’errore. Si suppone che un padre/madre responsabile e razionale chiami suo figlio, dialoghi con lui e gli faccia capire che tutti commettono errori nella vita e che lui/lei si è sbagliato/a e chiede perdono. Questo comportamento seminerà nel cuore del figlio un seme che a suo tempo e debito non solo crescerà, ma darà molti frutti buoni. Dobbiamo agire nello stile di Gesù di Nazareth.

In Giovanni al cap. 8, 1-11 troviamo l’episodio della donna adultera.

Gesù ci insegna come bisogna attuare il perdono:

“Allora Gesù le disse: neanch’io ti condanno; va e d’ora in poi non peccare più”

Gesù concede alla donna un triplice perdono:

-         “Neanch’io ti condanno”. Perdono incondizionato; non è importante il peccato che tu abbia commesso, io te lo perdono. Il Suo perdono è globale.

-         “Va e d’ora in poi non peccare più” vuol dire riempire questa persona di forza perché ricominci da persona nuova, senza difetti e non volerle rinfacciare il passato. Vuol dire proiettarla verso una vita piena e felice nel Signore

-         “Va in pace” è come aprirle la porta innanzi alla vita, ridonarle la  fiducia, darle animo per vivere in modo diverso.

Quando riusciremo ad attuare questo triplice perdono, riscopriremo la pace.

“Riscoprire la pace” vuol dire poter ricordare tutto quanto  è accaduto senza angoscia e senza dolore.

Attraverso il perdono conquistiamo l’armonia e possiamo ricevere e donare amore.

3) Tornare alla normalità.

Molte volte dopo aver risolto una situazione difficile della famiglia, ritorniamo in essa per farne nuovamente parte, ma spesso la nostra presenza è lontana, assente.

Frequente è quello dello sposo/sposa che dopo essersi allontanato/a si riconcilia con la sua famiglia e ritorna al focolare domestico, ma il suo comportamento è artificioso:

spesso rivela insicurezza; delega in mano di sua moglie/marito tutta la responsabilità della famiglia; sembra presente solo “con il corpo”.

Bisogna ritornare a riappropriarsi delle responsabilità come padre, come marito, come madre, come moglie e dovrà lottare per riguadagnarsi la fiducia di tutti.

(Nel parlare di perdono diciamo che ciò include “restituire la fiducia”. Se davvero ottiene il perdono egli ha di nuovo riconquistato la fiducia)

Questo processo richiede tempo: non è come “costruire una casa nuova” ma a nostro giudizio vuol dire “ricostruirla” su delle rovine. Dobbiamo evitare i cosiddetti “incidenti di percorso” e operare con molto buon senso e delicatezza. Solo così le cose  poco alla volta ritorneranno alla normalità.

E’ molto consolante incontrare famiglie prima disgregate o sul punto di sfasciarsi che hanno ritrovato la vita dopo il perdono! Ora sono davvero un “focolare”, una “famiglia”. Famiglia piena di amore, di affettuosità, di rispetto. I suoi componenti comunicano, dialogano, si interessano gli uni degli altri. Sulla loro esperienza dolorosa costruiscono una convivenza amabile e cristiana una “Chiesa domestica”.

 

STACCO   MUSICALE 

4) Affrontare i problemi, non evitarli.

Quando in una famiglia sorgono dei problemi con uno o alcuni figli (figlie incinta, giovani drogati, furti, alcolismo, cattive amicizie, depressioni, ecc) bisogna affrontarli all’interno della stessa famiglia:

-         Cercare la radice del problema, per esempio che cosa mancò a questi ragazzi perchè giungessero a questa situazione?

-         Cercare la causa del problema (incomunicazione dei genitori, indifferenza e trascuratezza verso i figli, discordie con  parenti, troppa ristrettezza o troppa libertà, durezza, cattivo esempio, ecc) Magari lo stesso ragazzo/a avesse potuto esprimere tutto questo!;

-         Radunare gli sforzi intorno al figlio/a colpiti. Dargli comprensione e appoggio incondizionato;

-         Lasciare da parte il “rispetto umano”, il peggio non è “quello che diranno” ma l’attuale situazione del figlio/a;

-         Stimolare il figlio/a attraverso il riconoscimento dei suoi valori. Tutti abbiamo ricevuto da Dio doni speciali, ma abbiamo bisogno di stimoli da parte di coloro che ci sono vicini, per farli fruttare.

Dalla Familiaris Consortio al N.ro 21 leggiamo:

“Ogni componente della famiglia, ognuno secondo il proprio dono, ha la grazia e la responsabilità di costruire, giorno dopo giorno, la comunione delle persone, facendo della famiglia una” scuola di umanità più completa e più ricca”: è quello che succede con la cura e l’amore verso i bambini, i malati, gli anziani”.

Prima di tutto intraprendere una profonda guarigione interiore, correggere gli errori e rendere testimonianza con una vita cristiana irreprensibile.

Accontentarsi di educare i figli inserendoli un una  istituzione specializzata è una soluzione superficiale. La stessa famiglia, che non è guarita da dentro, può continuare ad essere la causa di problemi ogni volta maggiori!

Rileggiamo e riviviamo con attenzione, carissimi ascoltatori di Radio Mater, la parabola del figlio prodigo oggi meglio definita la parabola del Padre Misericordioso e in essa incontreremo la grande lezione:

-         il padre esce e va incontro a suo figlio

-         lo riceve e lo perdona

-         gli restituisce il posto che gli spetta nel suo focolare domestico

 

In Giovanni incontriamo un’altra grande lezione di Gesù con la donna adultera:

 

     -    Gesù non tiene conto del suo peccato, è perdonata

-         Gesù ha di nuovo fiducia in lei

-         Gesù la rimanda a casa come una nuova creatura

 

La famiglia che prega unita rimane unita. Realmente la presenza di Maria e di Gesù nelle famiglie è garanzia di vita felice e armoniosa.

Magari tutti sapessimo approfittare della ricchezza della preghiera del santo rosario con la meditazioni dei misteri! Dove arrivano la Madre e il Figlio, scorrono fiumi di pace che inondano i cuori e tutto risanano.

Rapidamente si fa sentire l’azione dello Spirito del Signore  con i suoi frutti:

“gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”(Gal.5,22)

Ci sono tante famiglie che costituiscono vere oasi di pace nella nostra società:

-         ogni mattina salutano il Signore con inni salmi e cantici spirituali (Col.3,16)

-         prima di ogni pasto, benedicono tutti uniti e ringraziano il Signore con coscienza di figli che si sentono amati

-         nell’andare al lavoro pongono i figli sotto lo sguardo del Creatore nelle cui opere vogliono collaborare

-         prima di prendere una decisione, ricorrono al discernimento in preghiera, per scoprire la volontà divina

-         nelle preoccupazioni, fallimenti, problemi vari, si rafforzano a vicenda con la Parola per crescere

-         godono con la natura, regalo del cielo, con il sorriso, con l’amore, vivono la festa, le gioie, le date memorabili con gratitudine

-         alla sera pongono i frutti del giorno, buoni o cattivi, ai piedi della croce, sicuri che all’alba ci sarà la luce della resurrezione

-         la Scrittura illumina e trasforma queste famiglie

Come non desiderare delle famiglie così?  Lo possiamo, ognuno di noi, carissimi ascoltatori se ci abbandoniamo fiduciosi in Gesù, a questo cuore misericordioso.

Benedicici  Signore. Fa che non manchino nelle nostre famiglie l’accettazione, il perdono, la comprensione, l’Amore.

Fa Signore che, malgrado tutto, genitori e figli “siano uno” nel cuore adorabile di Gesù.

Amen.

Il Signore vi benedica, ascoltatori carissimi.

 

STACCO      MUSICALE

IN  ATTESA  DELLE  TELEFONATE  DEGLI  ASCOLTATORI

 

 

Preghiera finale

Auguri per il compleanno di Elena, figlia di Assunta e Giorgio dell’équipe.

 
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