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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 23 gennaio 2009 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS:Famiglia Canziani

 

 

La guarigione della Famiglia:“Le missioni specifiche della coppia cristiana

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater, siamo Piero e Rossana e siamo felici e gioiosi di ritrovarci per analizzare e condividere con voi delle esperienze e realtà familiari; un arricchimento reciproco che ci fa scoprire, pur a volte nella sofferenza, le meraviglie che il Signore compie in noi, in tutti noi.

La Madonna ci sostenga in questo incontro e lo Spirito Santo sia la nostra guida.

In questi primi anni del terzo millennio, in cui le statistiche nelle grandi città votano al fallimento un matrimonio su due, in cui i giovani e meno giovani vedono nel matrimonio solo una fonte di problemi, che innesca una serie di effetti desolanti, vogliamo e desideriamo come coppia cristiana lanciare con voi una provocazione, una sfida al mondo d’oggi: l’amore esiste e può durare tutta la vita portando con se grandi gioie, ma bisogna avere la volontà di costruirlo senza sosta e cercare costantemente di ravvivarlo con tutti i mezzi. L’amore possiamo definirlo come un  fuoco che brucia in un camino, che per quanto sia bello, se non lo si alimenta si spegne rapidamente.

A coloro che sposandosi chiedono l’aiuto del Signore, al momento di iniziare questo cammino nella chiesa, vogliamo dire con forza: il Signore vi aiuterà sempre, sempre.

Oltre ai compiti che devono svolgere anche tutte le altre coppie, riteniamo che la famiglia cristiana abbi altre missioni specifiche e in particolare:

-          trasmettere la fede, perché la famiglia resterà sempre il luogo privilegiato di trasmissione del Vangelo attraverso la parola e la testimonianza;

-          testimoniare di fronte ai figli la bellezza dell’amore;

-          essere al servizio degli altri e in particolare della Chiesa.

Trasmettere la fede in famiglia attraverso la parola.

Certamente al giorno d’oggi la maggior parte dei figli delle famiglie cristiane segue la catechesi della parrocchia o della scuola, ma l’apporto della famiglia resta indispensabile e fondamentale.

Non è difficile far sì che un bambino familiarizzi fin da piccolo con la persona di Gesù. I bambini sono sempre assetati di storie e la storia di Gesù suscita sempre il loro interesse. Tuttavia essa merita di essere rivelata in condizioni diverse da quelle di qualsiasi storia ed è altrettanto importante trasmettere nel contempo anche il significato di ciò che si sta raccontando.

Prendiamo come esempio la guarigione del cieco nato di Gerico: facciamo delle piccole preghiere o intenzioni come, per esempio: Gesù fa che io veda; Gesù dischiudi gli occhi del mio cuore e ascolti la tua parola; Gesù fa che io comprenda quello che mi vuoi dire; Gesù fa che io veda attorno a me quelli che si aspettano che faccia qualcosa per loro; ecc. ecc. Quante preghiere si possono fare e il bambino non fa fatica a comprendere questo linguaggio! Ma per parlargli di Gesù scegliamo sempre un momento di tenerezza: bisogna che egli percepisca una clima di amore.

Molti genitori diranno che non sono capaci di parlare così ai loro figli, non sono stati educati a questo. Può darsi, purtroppo spesso perché non sempre i genitori hanno il tempo di parlare con continuità del Vangelo con i loro bambini. Se le condizioni lo consentono, anche i nonni, i padrini, le madrine, uno zio o una zia prediletta, possono dare un aiuto prezioso.

La trasmissione della fede avviene anche attraverso la spiegazione, ai nostri figli, della liturgia.

E’ spiacevole portarsi a volte a messa i bambini piccoli che si annoiano e continuano a chiedere “quando ce ne andiamo?, è troppo lunga..” lo scopo non è portarli a messa ora, ma fargli nascere il desiderio, il gusto per il futuro.  A messa dobbiamo spiegare loro i gesti e parole e il bambino non si annoierà. L’importante è non presentare mai la religione come una morale, una serie di doveri da assolvere o compiti da svolgere. Bisogna mostrare sempre che i nostri gesti religiosi provengono da un amore, da una gioia interiore, da una spontaneità e non da un codice imposto. Evitiamo di recitare frasi fatte che il bambino ripete senza comprenderne il significato (spesso vale anche per noi che ci definiamo “adulti nella fede”).

Per imparare a pregare non c’è nulla di meglio che esprimere spontaneamente il proprio amore al Signore, pregando con tutto il nostro essere in verità.

 

STACCO   MUSICALE

 

La trasmissione della fede avviene anche attraverso la testimonianza.

Viene il tempo in cui l’adolescente non sopporta più le nostre parole. Il messaggio non passa più, per mille ragioni. Quel che resta, allora, è soprattutto la testimonianza della nostra vita, della nostra fedeltà allo spirito del Vangelo, del nostro dono agli altri, della nostra gioia interiore, della nostra disponibilità, del nostro amore. Anche se sembra che non lo veda o se lo nega non ha importanza, resterà segnato per il futuro. Un giovane che abbia visto i genitori attraversare prove difficili riuscendo a esprimere la loro fiducia al Signore, saprà fare, a propria volta, più tardi, la stessa cosa.

Un giovane che ha visto i genitori attenti e condividere e sostenere i bisogni degli altri, impegnati al servizio di una causa, agirà in futuro allo stesso modo. Un giovane che ha visto i genitori chiedersi perdono e riappacificarsi e pregare insieme, anche se le sue reazioni sul momento sono completamente all’opposto, imparerà e scoprirà tale importanza nella sua vita futura di coppia!

Le testimonianze abbondano ed quanti di voi, carissimi ascoltatori, potrebbe confermare queste e altre ancor più profonde testimonianze!

Testimoniare di fronte ai figli la bellezza dell’amore.

Perché i bambini, gli adolescente e i giovani capiscano che cos’è l’amore di coppia è necessario che lo vedano quotidianamente incarnato nei loro genitori. Uno dei compiti più urgenti di una coppia cristiana è quello di insegnare ai figli cos’è l’amore, affinchè al momento opportuno possano a loro volta vivere l’amore nella loro coppia.

Spesso si sente dire dai giovani: “Che cosa resta dell’amore dopo trent’anni di matrimonio? Quando guardo ai miei genitori, che non fanno che litigare, non si

manifestano mai alcuna tenerezza”oppure “Ho l’impressione che vivano insieme più per abitudine o per necessità che per amore”; è una frase che si sente di frequente nei casi migliori per non parlare poi delle situazioni di disaccordo più manifeste.

Una pesante responsabilità grava sui genitori: testimoniare che l’amore può ancora generare gioia, tenerezza, desiderio di seduzione, unione, fantasia, progetti, anche dopo un buon numero di anni di vita comune. Come potrebbero, diversamente, dei giovani credere all’amore e avere il desiderio di fondare una famiglia se non hanno sotto gli occhi altro che lacerazioni, indifferenza, litigi, persone che si lasciano andare, vita di routine, meschinità, recriminazioni, rimproveri ecc. ?

E’ una responsabilità enorme per i genitori ma è anche un enorme regalo che possono fare ai figli, un aiuto impagabile per il loro avvenire.

Accogliere.

La famiglia è uno spazio privilegiato di accoglienza se non altro perchè si è in tanti. Accogliere dei giovani, gli amici dei propri figli, ricevere in casa persone anziane, sono tutte forme di accoglienza, una delle vocazioni specifiche di una coppia. Impariamo a rivolgere anche le nostre attenzioni, senza tuttavia distogliere l’attenzione a quelli della nostra famiglia, alle persone sole, anziane, celibi, vedovi/e, separati: non trattiamoli come persone “diverse” o compiti che altri istituzioni devono compiere, cerchiamo di conoscere e capire la loro solitudine, la loro sofferenza. Chi è solo percepisce in modo doloroso la forza rappresentata dalla vita a due. Quando si ha tutto, cioè l’amore la famiglia, i figli, la casa, il lavoro ecc. accogliere persone sole è uno dei doveri di condivisione più profondi. Accogliere è qualcosa di intimo, di più semplice: è innanzitutto prestare ascolto.

Per poter parlare e farsi ascoltare ci vuole silenzio e profondità d’animo: un dono, questo, che chiediamo al Signore affinchè non le nostre parole ma le Sue parole arrivino al cuore delle persone

che accogliamo, un dialogare e ascoltare cuore a cuore.

Tuttavia l’accoglienza ha dei limiti, richiede un discernimento: non è infrequente che ci siano delle persone che approfittano della generosità di una coppia per appoggiarsi ad essa in modo eccessivo.

Se da un lato è essenziale poter aiutare qualcuno ad attraversare un periodo difficile, dall’altro un aiuto che dura per anni necessita di una concertazione comune ed equilibrata. Quante coppie ricche di generosità vedono il loro tempo divorato da persone egoiste, persuase di essere le uniche ad avere bisogno dell’aiuto e alla fine sono combattute tra la propria generosità e l’impossibilità di continuare a portare i fardelli degli altri!

L’accoglienza delle persone in difficoltà richiede discernimento, riflessione comune e, in alcuni momenti, il coraggio di assumere decisioni radicali.

Quando l’equilibrio della coppia comincia a traballare, cosa che si traduce concretamente in litigi, in rimproveri, in pesi troppo gravi da portare, non c’è da sentirsi in colpa, purché ci si rassegni all’idea che non è possibile portare tutte le miserie del mondo.

Essere al servizio della Chiesa.

La coppia cristiana ha un ruolo ben preciso da svolgere nella chiesa.

Ha ricevuto molto in ambito ecclesiale e ha molto da dare.

La molteplicità degli impegni permette a ciascuno di trovare servizi che corrispondano ai suoi gusti, alle sue capacità, alle sue possibilità del momento, capacità che variano a seconda delle tappe della vita. Tuttavia ogni singola persona non è in grado di svolgere qualsiasi servizio.

Per discernere dove impegnarsi, a nostro avviso, occorre seguire alcuni criteri:

-          il tempo di cui disponiamo;

-          l’amore che ci abita;

-          le nostre competenze.

Se già non ho tempo di conciliare la mia vita familiare con la professione che svolgo, è inutile che accetti delle responsabilità che assolverei in un clima di tensione, confusione, lamentandomi e in uno stato di continua irritazione. Troveranno qualcuno più disponibile di me: nessuno è indispensabile, tutti sono sostituibili, tranne ovviamente che a casa propria.

Se non ho l’amore nel cuore è inutile che accetti delle responsabilità nel volontariato, con il rischio che rivalità, lotte di potere, desiderio di dominio, uccidano l’amore e diano una ben misera testimonianza circa i rapporti dei cristiani tra di loro.

Inoltre, qualunque sia il compito da assolvere, una qualche competenza in quell’ambito si impone. Facciamo, carissimi ascoltatori,  alcuni esempi e ci auguriamo che nessuno ne abbia a male o che  veniamo fraintesi.

Per esempio è deplorevole che si accetti di animare una celebrazione e di dirigere i canti di tutta una assemblea se non si ha una formazione musicale. Quando i canti di una celebrazione sono eseguiti male si esce di chiesa con una impressione di profonda mediocrità e di tedio: è una contro testimonianza. Lo stesso discorso vale per i lettori della Parola: devono trasmettere l’amore e la presenza viva di Dio che sta parlando a ciascuno di noi personalmente.

Se accetto di fare catechismo nella mia parrocchia devo avere una preparazione; la mia buona volontà è importante ma non è sufficiente. Devo lavorare, leggere, prendere conoscenza dei testi, dare soprattutto tempo alla preghiera, singola e/o di coppia, alla adorazione, spazi di silenzio.

La vocazione più specifica della famiglia cristiana si colloca comunque nell’ambito della formazione delle giovani coppie al matrimonio, al battesimo dei figli, alle prime comunioni.

Ogni coppia deve scegliere la propria vocazione e determinare i limiti della missione che può compiere in funzione della propria disponibilità.

Occorre conservare misura e buon senso in ogni iniziativa nella quale viene coinvolta l’intera famiglia. Non è obbligatorio impegnarsi in chiesa q    uando si è già sovraccarichi di lavoro in famiglia e nella vita professionale. Probabilmente più tardi, quando i figli saranno fuori di casa, sarà molto più facile per la coppia dare una disponibilità. E ci sarà ancora tanto da fare!

STACCO   MUSICALE

Carissimi ascoltatori, abbiamo voluto testimoniare che l’amore è una avventura umana meravigliosa. Abbiamo tentato di evocare, in passato, alcuni problemi molto concreti e analizzato

situazioni di conflitto e sappiamo bene quanto sia esigente il matrimonio cristiano.

Abbiamo alle spalle una lunga esperienza di vita di coppia, 40 anni di matrimonio e come tanti di voi abbiamo attraversato momenti di crisi e difficoltà di ogni genere. Ma abbiamo superate queste crisi con l’aiuto del Signore, questo è certo, anche se sul momento eravamo come i discepoli di Emmaus: incapaci di comprendere che Egli camminava con noi. Abbiamo superato queste crisi perché volevamo che il nostro matrimonio fosse più forte di tutto il resto. Nei momenti in cui abbiamo avuto l’impressione che tutto stesse sprofondando, abbiamo potuto misurare la forza del nostro amore e soprattutto della preghiera, non più singola ma di coppia, di famiglia e l’aiuto di consacrati che il Signore  ha messo sulla nostra strada. Siamo sempre stati coscienti che la possibilità di ricostruire qualcosa, la nostra felicità, la nostra unione, passava attraverso la nostra buona volontà, il perdono reciproco, la fiducia e la stima reciproca, la preghiera vera e assidua, affidandoci al Signore nelle tempeste della nostra vita, nelle sofferenze, nelle umiliazioni, nelle incomprensioni.

Siamo felici quando siamo insieme, sappiamo ancora ridere insieme, camminare mano nella mano, sorriderci quando i nostri sguardi si incontrano teneramente.

Il nostro segreto? Per quanto ci riguarda personalmente l’amore che ci unisce affonda le radici nella nostra fede, nell’amore che nutriamo per il Signore, nostro salvatore, nella preghiera che ogni giorno facciamo insieme, nella lettura della Parola di Dio come sorgente inesauribile di ricchezza.

Noi crediamo che la presenza di Dio nella nostra vita famigliare “santifichi ogni cosa” ed anche dona grande gioia ai gesti della vita quotidiana e la  nostra gioia di vivere e di amare si radica anche e soprattutto nell’amore per i nostri figli e nipoti.

Conosciamo molte coppie che possono testimoniare questo medesimo dinamismo, la stessa fede e gioia di vivere e ciò non significa che facciano una vita austera, ma come noi anche loro hanno attraversato delle crisi nella loro storia d’amore e nella loro fede: è inevitabile! 

Facciamo parte da parecchi anni al Rinnovamento nello Spirito e partecipiamo con gioia e regolarità agli incontri settimanali di preghiera; in virtù della nostra personale esperienza, cerchiamo di dare speranza soprattutto a chi soffre, a chi si sente solo, inutile.

Molte coppie, purtroppo, anche della nostra età non hanno più nulla da dirsi, mangiano insieme senza parlarsi davanti al televisore, hanno le loro occupazioni ciascuno nel proprio angolino, rimuginando i pettegolezzi dell’uno e dell’altro, si accontentano del  tran tran quotidiano della casa e così via.

Litigi, separazioni, divorzi, inganni, storie passeggere, famiglie disintegrate e ricostruite, provocano così tante sofferenze e ferite che non ce la sentiamo proprio di dire che tutto questo conduca davvero alla felicità. Cos’è allora la felicità?

-          Avere sempre nuovi progetti da realizzare insieme, in un clima di serenità, tenerezza, nella certezza di essere amati, di poter contare su Qualcuno, quali

-          siano le circostanze della vita.

-          Custodire in se stessi la pace del cuore per noi e per chi si ama;

Di fronte a questo non vale forse la pena dei vivere il proprio amore in modo dinamico, come un cammino verso una costruzione che si rinnova continuamente, sempre entusiasmante perchè sempre nuova, piuttosto che lasciare passivamente che gli eventi distruggano la nostra vita?

A ciascuno di noi, carissimi ascoltatori, la risposta e la scelta!

  

STACCO  MUSICALE

 

Durante questo nostro lungo periodo di vita coniugale, ciò che ci ha reso più felici è stato avere i nostri figli, vederli crescere e raggiungere i loro obiettivi nella vita.

E’ così bello poter collaborare con Dio nella creazione di una nuova persona!

E’ davvero meraviglioso. Certo non sono mancati dolori, malattie, incomprensioni, le sofferenze, i momenti bui nella nostra vita e fede personale. Ma da quando abbiamo imparato a mettere tutto nelle mani del Signore, crescere insieme, chiedere la fede a Dio, abbiamo scoperto che affidandoci a Lui in tutto, le “sue vie sono sempre le migliori”. Abbiamo sperimentato che la fede è sentire la dolce carezza della mano di Dio che ci protegge: è vedere Dio in tutto, fatti e persone. La fede è darci, donarci a Dio, consegnarci a Lui con piena fiducia; è camminare, soffrire, lottare, cadere e rialzarsi.

Permetteteci, carissimi ascoltatori di Radio Mater, sulla esperienza nostra e di altri fratelli che conosciamo (ma anche vostre esperienze) darvi, umilmente, alcuni suggerimenti per mantenere giovane e fedele l’amore all’interno del matrimonio per rispondere alla chiamata personale di Dio.

-          Un presupposto fondamentale dell’amore è la maturità. Per acquisire questa maturità dobbiamo vivere a fondo tre realtà, tre verbi: conoscersi, accettarsi, superarsi. Quando manca qualcuno di questi elementi, la rottura avviene molto facilmente: serve la maturità cioè la costanza nell’amore.

-          Curiamo la delicatezza dei nostri modi. Le nostre parole siano piene di moderazione, comprensione, dolcezza, chiarezza, giovialità, gioia, protezione, positività, eliminando il nemico numero uno dell’amore: l’egoismo.

-          Coltiviamo un dialogo rispettoso, costante, franco e sincero evitando comportamenti ambigui e agendo sempre con coscienza. Troviamo tempo e spazio nella nostra giornata evitando l’apatia e la pigrizia, madre di tutti i vizi.

-          Prendiamo coscienza della nostra debolezza e a volte della nostra aggressività nei rapporti.  Nella coscienza personale di ognuno,  noi sappiamo quando, come, con chi si può sbagliare,  impariamo, quindi,  a vigilare e a fuggire le occasioni…

-          Troviamo tempo per riposarci sia livello fisico che mentale (per chi può); usiamo mezzi semplici come lo sport, le passeggiate, il contemplare la natura, evitando lo stress, il nervosismo, l’impazienza: non è  una perdita di tempo.

 

Ma in particolare per una vita di coppia, di famiglia che diventi testimonianza nel mondo d’oggi:

-          Coltiviamo una sacra devozione alla Santissima Vergine, al Sacro Cuore di Gesù, alla richiesta della presenza in noi dello Spirito Santo, recitiamo il più spesso possibile e con fede il rosario in famiglia, la coroncina della misericordia ecc.

-          Troviamo momenti per la preghiera quotidiana, per il dialogo semplice, intimo  personale e di coppia davanti a Gesù che certamente, su esperienza di tutti, riempie il nostro cuore di gratitudine, incoraggia nella lotta, ci da fiducia e sicurezza, fa sbocciare la gioia in ogni momento anche di fronte al dolore e alla malattia. Scopriamo il cuore di Dio nella lettura frequente del Vangelo per conoscere, amare e imitarlo meglio e trasmetterlo a piene mani agli altri, primi fra tutti le persone più vicine in famiglia.

-          Apriamo la nostra anima all’azione di Dio nella direzione spirituale con fede, umiltà,docilità sincerità e perseveranza con un sacerdote, per saper ascoltare lo Spirito Santo.

 

Siamo certi, carissimi ascoltatori di Radio Mater, che:

La preghiera fatta nel nome di Gesù, molto spesso arriva in modo silenzioso ed efficace lì dove non arrivano gli sforzi, le parole, i desideri degli uomini.

La testimonianza: “le parole volano, ma l’esempio rimane”. Dobbiamo essere un Gesù vivente e il nostro esempio deve trasformare il nostro contesto familiare, sociale, professionale, sempre e dovunque, in ogni circostanza.

La nostra parola, vinciamo il rispetto umano e la timidezza e dimostriamo con le nostre parole ciò che abbiamo nel cuore e seminiamo negli altri la nostra fede e la nostra speranza.

L’azione. Offriamo il nostro tempo e la nostra vita per qualche tipo di presenza viva (in Parrocchia, ( 5 )

in un Movimento, in qualche opera apostolica) è il modo migliore di investire i nostri talenti per l’eternità. Alla fine della vita rimarrà solo ciò che abbiamo fatto per Dio e per i nostri fratelli, la nostra famiglia, per gli uomini tutti.

 

In chiusura di questa prima parte della trasmissione e in attesa di vostre telefonate per arricchire con la vostra testimonianza questa trasmissione, vogliamo vivere con voi questa preghiera che ci ha particolarmente coinvolto, ma che ognuno di noi è chiamato a vivere:

 

Signore prendi le nostre mani, che il nostro lavoro semini ovunque gioia;
prendi i nostri piedi, che ogni passo ci avvicini di più al tuo Cuore;
prendi le nostre orecchie, che ascoltino i tuoi sussurri d’amore e di pace;
prendi la nostra bocca, che lodi sempre la tua bontà presente in tutto e in tutti;

prendi i nostri occhi, rendili puri come l’azzurro profumato del tuo cielo;

prendi i nostri cuori, uniscili per sempre, forti, dolci, giovani,

prendi tutti i nostri pensieri, le nostre parole, i desideri, le speranze, le tentazioni, le lotte, le cadute, le sofferenze, le angosce, i nostri corpi e le nostre anime,

 perché si consumino  come candele alla tua presenza;

prendi la nostra vita, non sono più due ma una sola;

 un giorno si spegnerà una fiamma sulla terra…e un’altra si accenderà in Paradiso;

 non permettere, però, che mentre camminiamo insieme, niente e nessuno rompa i nostri anelli, uniti in quel giorno sacro in cui ti abbiamo promesso fedeltà, finché morte non ci separi;

Amen

 

 

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