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La
guarigione della Famiglia:“Le
missioni specifiche della coppia cristiana”
Carissimi ascoltatori di Radio Mater, siamo Piero e
Rossana e siamo felici e gioiosi di ritrovarci per analizzare e
condividere con voi delle esperienze e realtà familiari; un
arricchimento reciproco che ci fa scoprire, pur a volte nella
sofferenza, le meraviglie che il Signore compie in noi, in tutti noi.
La Madonna ci sostenga in
questo incontro e lo Spirito Santo sia la nostra guida.
In questi primi anni del terzo millennio, in cui le
statistiche nelle grandi città votano al fallimento un matrimonio su
due, in cui i giovani e meno giovani vedono nel matrimonio solo una
fonte di problemi, che innesca una serie di effetti desolanti, vogliamo
e desideriamo come coppia cristiana lanciare con voi una provocazione,
una sfida al mondo d’oggi: l’amore esiste e può durare tutta la
vita portando con se grandi gioie, ma bisogna avere la volontà di
costruirlo senza sosta e cercare costantemente di ravvivarlo con tutti i
mezzi. L’amore possiamo definirlo come un
fuoco che brucia in un camino, che per quanto sia bello, se non
lo si alimenta si spegne rapidamente.
A coloro che sposandosi chiedono l’aiuto del
Signore, al momento di iniziare questo cammino nella chiesa, vogliamo
dire con forza: il Signore vi aiuterà sempre, sempre.
Oltre ai compiti che devono svolgere anche tutte le
altre coppie, riteniamo che la famiglia cristiana abbi altre missioni
specifiche e in particolare:
-
trasmettere la fede, perché la famiglia resterà
sempre il luogo privilegiato di trasmissione del Vangelo attraverso la
parola e la testimonianza;
-
testimoniare di fronte ai figli la bellezza
dell’amore;
-
essere al servizio degli altri e in particolare
della Chiesa.
Trasmettere la fede in
famiglia attraverso la parola.
Certamente al giorno d’oggi la maggior parte dei
figli delle famiglie cristiane segue la catechesi della parrocchia o
della scuola, ma l’apporto della famiglia resta indispensabile e
fondamentale.
Non è difficile far sì che un bambino familiarizzi
fin da piccolo con la persona di Gesù. I bambini sono sempre assetati di
storie e la storia di Gesù suscita sempre il loro interesse. Tuttavia
essa merita di essere rivelata in condizioni diverse da quelle di
qualsiasi storia ed è altrettanto importante trasmettere nel contempo
anche il significato di ciò che si sta raccontando.
Prendiamo come esempio la guarigione del cieco nato
di Gerico: facciamo delle piccole preghiere o intenzioni come, per
esempio: Gesù fa che io veda; Gesù dischiudi gli occhi del mio cuore e
ascolti la tua parola; Gesù fa che io comprenda quello che mi vuoi dire;
Gesù fa che io veda attorno a me quelli che si aspettano che faccia
qualcosa per loro; ecc. ecc. Quante preghiere si possono fare e il
bambino non fa fatica a comprendere questo linguaggio! Ma per parlargli
di Gesù scegliamo sempre un momento di tenerezza: bisogna che egli
percepisca una clima di amore.
Molti genitori diranno che non sono capaci di
parlare così ai loro figli, non sono stati educati a questo. Può darsi,
purtroppo spesso perché non sempre i genitori hanno il tempo di parlare
con continuità del Vangelo con i loro bambini. Se le condizioni lo
consentono, anche i nonni, i padrini, le madrine, uno zio o una zia
prediletta, possono dare un aiuto prezioso.
La trasmissione della fede avviene anche attraverso
la spiegazione, ai nostri figli, della liturgia.
E’ spiacevole portarsi a volte a messa i bambini
piccoli che si annoiano e continuano a chiedere “quando ce ne andiamo?,
è troppo lunga..” lo scopo non è portarli a messa ora, ma fargli nascere
il desiderio, il gusto per il futuro.
A messa dobbiamo spiegare loro i gesti e parole e il bambino non
si annoierà. L’importante è non presentare mai la religione come una
morale, una serie di doveri da assolvere o compiti da svolgere. Bisogna
mostrare sempre che i nostri gesti religiosi provengono da un amore, da
una gioia interiore, da una spontaneità e non da un codice imposto.
Evitiamo di recitare frasi fatte che il bambino ripete senza
comprenderne il significato (spesso vale anche per noi che ci definiamo
“adulti nella fede”).
Per imparare a pregare non c’è nulla di meglio che
esprimere spontaneamente il proprio amore al Signore, pregando con tutto
il nostro essere in verità.
STACCO
MUSICALE
La trasmissione della fede
avviene anche attraverso la testimonianza.
Viene il tempo in cui l’adolescente non sopporta
più le nostre parole. Il messaggio non passa più, per mille ragioni.
Quel che resta, allora, è soprattutto la testimonianza della nostra
vita, della nostra fedeltà allo spirito del Vangelo, del nostro dono
agli altri, della nostra gioia interiore, della nostra disponibilità,
del nostro amore. Anche se sembra che non lo veda o se lo nega non ha
importanza, resterà segnato per il futuro. Un giovane che abbia visto i
genitori attraversare prove difficili riuscendo a esprimere la loro
fiducia al Signore, saprà fare, a propria volta, più tardi, la stessa
cosa.
Un giovane che ha visto i genitori attenti e
condividere e sostenere i bisogni degli altri, impegnati al servizio di
una causa, agirà in futuro allo stesso modo. Un giovane che ha visto i
genitori chiedersi perdono e riappacificarsi e pregare insieme, anche se
le sue reazioni sul momento sono completamente all’opposto, imparerà e
scoprirà tale importanza nella sua vita futura di coppia!
Le testimonianze abbondano ed quanti di voi,
carissimi ascoltatori, potrebbe confermare queste e altre ancor più
profonde testimonianze!
Testimoniare di fronte ai
figli la bellezza dell’amore.
Perché i bambini, gli adolescente e i giovani
capiscano che cos’è l’amore di coppia è necessario che lo vedano
quotidianamente incarnato nei loro genitori. Uno dei compiti più urgenti
di una coppia cristiana è quello di insegnare ai figli cos’è l’amore,
affinchè al momento opportuno possano a loro volta vivere l’amore nella
loro coppia.
Spesso si sente dire dai giovani: “Che cosa resta
dell’amore dopo trent’anni di matrimonio? Quando guardo ai miei
genitori, che non fanno che litigare, non si
manifestano mai alcuna tenerezza”oppure “Ho
l’impressione che vivano insieme più per abitudine o per necessità che
per amore”; è una frase che si sente di frequente nei casi migliori per
non parlare poi delle situazioni di disaccordo più manifeste.
Una pesante responsabilità grava sui genitori:
testimoniare che l’amore può ancora generare gioia, tenerezza, desiderio
di seduzione, unione, fantasia, progetti, anche dopo un buon numero di
anni di vita comune. Come potrebbero, diversamente, dei giovani credere
all’amore e avere il desiderio di fondare una famiglia se non hanno
sotto gli occhi altro che lacerazioni, indifferenza, litigi, persone che
si lasciano andare, vita di routine, meschinità, recriminazioni,
rimproveri ecc. ?
E’ una responsabilità enorme per i genitori ma è
anche un enorme regalo che possono fare ai figli, un aiuto impagabile
per il loro avvenire.
Accogliere.
La famiglia è uno spazio privilegiato di
accoglienza se non altro perchè si è in tanti. Accogliere dei giovani,
gli amici dei propri figli, ricevere in casa persone anziane, sono tutte
forme di accoglienza, una delle vocazioni specifiche di una coppia.
Impariamo a rivolgere anche le nostre attenzioni, senza tuttavia
distogliere l’attenzione a quelli della nostra famiglia, alle persone
sole, anziane, celibi, vedovi/e, separati: non trattiamoli come persone
“diverse” o compiti che altri istituzioni devono compiere, cerchiamo di
conoscere e capire la loro solitudine, la loro sofferenza. Chi è solo
percepisce in modo doloroso la forza rappresentata dalla vita a due.
Quando si ha tutto, cioè l’amore la famiglia, i figli, la casa, il
lavoro ecc. accogliere persone sole è uno dei doveri di condivisione più
profondi. Accogliere è qualcosa di intimo, di più semplice: è
innanzitutto prestare ascolto.
Per poter parlare e farsi ascoltare ci vuole
silenzio e profondità d’animo: un dono, questo, che chiediamo al Signore
affinchè non le nostre parole ma le Sue parole arrivino al cuore delle
persone
che accogliamo, un dialogare e ascoltare cuore a
cuore.
Tuttavia l’accoglienza ha dei limiti, richiede un
discernimento: non è infrequente che ci siano delle persone che
approfittano della generosità di una coppia per appoggiarsi ad essa in
modo eccessivo.
Se da un lato è essenziale poter aiutare qualcuno
ad attraversare un periodo difficile, dall’altro un aiuto che dura per
anni necessita di una concertazione comune ed equilibrata. Quante coppie
ricche di generosità vedono il loro tempo divorato da persone egoiste,
persuase di essere le uniche ad avere bisogno dell’aiuto e alla fine
sono combattute tra la propria generosità e l’impossibilità di
continuare a portare i fardelli degli altri!
L’accoglienza delle persone in difficoltà richiede
discernimento, riflessione comune e, in alcuni momenti, il coraggio di
assumere decisioni radicali.
Quando l’equilibrio della coppia comincia a
traballare, cosa che si traduce concretamente in litigi, in rimproveri,
in pesi troppo gravi da portare, non c’è da sentirsi in colpa, purché ci
si rassegni all’idea che non è possibile portare tutte le miserie del
mondo.
Essere al servizio della
Chiesa.
La coppia cristiana ha un ruolo ben preciso da
svolgere nella chiesa.
Ha ricevuto molto in ambito ecclesiale e ha molto
da dare.
La molteplicità degli impegni permette a ciascuno
di trovare servizi che corrispondano ai suoi gusti, alle sue capacità,
alle sue possibilità del momento, capacità che variano a seconda delle
tappe della vita. Tuttavia ogni singola persona non è in grado di
svolgere qualsiasi servizio.
Per discernere dove impegnarsi, a nostro avviso,
occorre seguire alcuni criteri:
-
il tempo di cui disponiamo;
-
l’amore che ci abita;
-
le nostre competenze.
Se già non ho tempo di conciliare la mia
vita familiare con la professione che svolgo, è inutile che accetti
delle responsabilità che assolverei in un clima di tensione, confusione,
lamentandomi e in uno stato di continua irritazione. Troveranno qualcuno
più disponibile di me: nessuno è indispensabile, tutti sono
sostituibili, tranne ovviamente che a casa propria.
Se non ho l’amore nel cuore è inutile che
accetti delle responsabilità nel volontariato, con il rischio che
rivalità, lotte di potere, desiderio di dominio, uccidano l’amore e
diano una ben misera testimonianza circa i rapporti dei cristiani tra di
loro.
Inoltre, qualunque sia il compito da assolvere, una
qualche competenza in quell’ambito si impone. Facciamo, carissimi
ascoltatori, alcuni esempi e ci
auguriamo che nessuno ne abbia a male o che
veniamo fraintesi.
Per esempio è deplorevole che si accetti di animare
una celebrazione e di dirigere i canti di tutta una assemblea se non si
ha una formazione musicale. Quando i canti di una celebrazione sono
eseguiti male si esce di chiesa con una impressione di profonda
mediocrità e di tedio: è una contro testimonianza. Lo stesso discorso
vale per i lettori della Parola: devono trasmettere l’amore e la
presenza viva di Dio che sta parlando a ciascuno di noi personalmente.
Se accetto di fare catechismo nella mia parrocchia
devo avere una preparazione; la mia buona volontà è importante ma non è
sufficiente. Devo lavorare, leggere, prendere conoscenza dei testi, dare
soprattutto tempo alla preghiera, singola e/o di coppia, alla
adorazione, spazi di silenzio.
La vocazione più specifica della famiglia cristiana
si colloca comunque nell’ambito della formazione delle giovani coppie al
matrimonio, al battesimo dei figli, alle prime comunioni.
Ogni coppia deve scegliere la propria vocazione e
determinare i limiti della missione che può compiere in funzione della
propria disponibilità.
Occorre conservare misura e buon senso in ogni
iniziativa nella quale viene coinvolta l’intera famiglia. Non è
obbligatorio impegnarsi in chiesa q
uando si è già sovraccarichi di lavoro in famiglia e nella vita
professionale. Probabilmente più tardi, quando i figli saranno fuori di
casa, sarà molto più facile per la coppia dare una disponibilità. E ci
sarà ancora tanto da fare!
STACCO
MUSICALE
Carissimi ascoltatori, abbiamo voluto testimoniare
che l’amore è una avventura umana meravigliosa. Abbiamo tentato di
evocare, in passato, alcuni problemi molto concreti e analizzato
situazioni di conflitto e sappiamo bene quanto sia
esigente il matrimonio cristiano.
Abbiamo alle spalle una lunga esperienza di vita di
coppia, 40 anni di matrimonio e come tanti di voi abbiamo attraversato
momenti di crisi e difficoltà di ogni genere. Ma abbiamo superate queste
crisi con l’aiuto del Signore, questo è certo, anche se sul momento
eravamo come i discepoli di Emmaus: incapaci di comprendere che Egli
camminava con noi. Abbiamo superato queste crisi perché volevamo che il
nostro matrimonio fosse più forte di tutto il resto. Nei momenti in cui
abbiamo avuto l’impressione che tutto stesse sprofondando, abbiamo
potuto misurare la forza del nostro amore e soprattutto della preghiera,
non più singola ma di coppia, di famiglia e l’aiuto di consacrati che il
Signore ha messo sulla
nostra strada. Siamo sempre stati coscienti che la possibilità di
ricostruire qualcosa, la nostra felicità, la nostra unione, passava
attraverso la nostra buona volontà, il perdono reciproco, la fiducia e
la stima reciproca, la preghiera vera e assidua, affidandoci al Signore
nelle tempeste della nostra vita, nelle sofferenze, nelle umiliazioni,
nelle incomprensioni.
Siamo felici quando siamo insieme, sappiamo ancora
ridere insieme, camminare mano nella mano, sorriderci quando i nostri
sguardi si incontrano teneramente.
Il nostro segreto? Per quanto ci riguarda
personalmente l’amore che ci unisce affonda le radici nella nostra fede,
nell’amore che nutriamo per il Signore, nostro salvatore, nella
preghiera che ogni giorno facciamo insieme, nella lettura della Parola
di Dio come sorgente inesauribile di ricchezza.
Noi crediamo che la presenza di Dio nella nostra
vita famigliare “santifichi ogni cosa” ed anche dona grande gioia ai
gesti della vita quotidiana e la nostra
gioia di vivere e di amare si radica anche e soprattutto nell’amore per
i nostri figli e nipoti.
Conosciamo molte coppie che possono testimoniare
questo medesimo dinamismo, la stessa fede e gioia di vivere e ciò non
significa che facciano una vita austera, ma come noi anche loro hanno
attraversato delle crisi nella loro storia d’amore e nella loro fede: è
inevitabile!
Facciamo parte da parecchi anni al Rinnovamento
nello Spirito e partecipiamo con gioia e regolarità agli incontri
settimanali di preghiera; in virtù della nostra personale esperienza,
cerchiamo di dare speranza soprattutto a chi soffre, a chi si sente
solo, inutile.
Molte coppie, purtroppo, anche della nostra età non
hanno più nulla da dirsi, mangiano insieme senza parlarsi davanti al
televisore, hanno le loro occupazioni ciascuno nel proprio angolino,
rimuginando i pettegolezzi dell’uno e dell’altro, si accontentano del
tran tran quotidiano della casa
e così via.
Litigi, separazioni, divorzi, inganni, storie
passeggere, famiglie disintegrate e ricostruite, provocano così tante
sofferenze e ferite che non ce la sentiamo proprio di dire che tutto
questo conduca davvero alla felicità. Cos’è allora la felicità?
-
Avere sempre nuovi progetti da realizzare
insieme, in un clima di serenità, tenerezza, nella certezza di essere
amati, di poter contare su Qualcuno, quali
-
siano le circostanze della vita.
-
Custodire in se stessi la pace del cuore per noi
e per chi si ama;
Di fronte a questo non vale forse la pena dei
vivere il proprio amore in modo dinamico, come un cammino verso una
costruzione che si rinnova continuamente, sempre entusiasmante perchè
sempre nuova, piuttosto che lasciare passivamente che gli eventi
distruggano la nostra vita?
A ciascuno di noi, carissimi ascoltatori, la
risposta e la scelta!
STACCO
MUSICALE
Durante questo nostro lungo periodo di vita
coniugale, ciò che ci ha reso più felici è stato avere i nostri figli,
vederli crescere e raggiungere i loro obiettivi nella vita.
E’ così bello poter collaborare con Dio nella
creazione di una nuova persona!
E’ davvero meraviglioso. Certo non sono mancati
dolori, malattie, incomprensioni, le sofferenze, i momenti bui nella
nostra vita e fede personale. Ma da quando abbiamo imparato a mettere
tutto nelle mani del Signore, crescere insieme, chiedere la fede a Dio,
abbiamo scoperto che affidandoci a Lui in tutto, le “sue vie sono sempre
le migliori”. Abbiamo sperimentato che la fede è sentire la dolce
carezza della mano di Dio che ci protegge: è vedere Dio in tutto, fatti
e persone. La fede è darci, donarci a Dio, consegnarci a Lui con piena
fiducia; è camminare, soffrire, lottare, cadere e rialzarsi.
Permetteteci, carissimi ascoltatori di Radio Mater,
sulla esperienza nostra e di altri fratelli che conosciamo (ma anche
vostre esperienze) darvi, umilmente, alcuni suggerimenti per mantenere
giovane e fedele l’amore all’interno del matrimonio per rispondere alla
chiamata personale di Dio.
-
Un presupposto fondamentale dell’amore è la
maturità. Per acquisire questa maturità dobbiamo vivere a fondo tre
realtà, tre verbi: conoscersi, accettarsi, superarsi. Quando manca
qualcuno di questi elementi, la rottura avviene molto facilmente: serve
la maturità cioè la costanza nell’amore.
-
Curiamo la delicatezza dei nostri modi.
Le nostre parole siano piene di moderazione, comprensione, dolcezza,
chiarezza, giovialità, gioia, protezione, positività, eliminando il
nemico numero uno dell’amore: l’egoismo.
-
Coltiviamo un dialogo rispettoso,
costante, franco e sincero evitando comportamenti ambigui e agendo
sempre con coscienza. Troviamo tempo e spazio nella nostra giornata
evitando l’apatia e la pigrizia, madre di tutti i vizi.
-
Prendiamo coscienza della nostra debolezza
e a volte della nostra aggressività nei rapporti.
Nella coscienza personale di ognuno,
noi sappiamo quando, come, con chi si può sbagliare,
impariamo, quindi, a
vigilare e a fuggire le occasioni…
-
Troviamo tempo per riposarci sia livello
fisico che mentale (per chi può); usiamo mezzi semplici come lo sport,
le passeggiate, il contemplare la natura, evitando lo stress, il
nervosismo, l’impazienza: non è
una perdita di tempo.
Ma in particolare per una vita di coppia, di
famiglia che diventi testimonianza nel mondo d’oggi:
-
Coltiviamo una sacra devozione alla
Santissima Vergine, al Sacro Cuore di Gesù, alla richiesta della
presenza in noi dello Spirito Santo, recitiamo il più spesso possibile e
con fede il rosario in famiglia, la coroncina della misericordia ecc.
-
Troviamo momenti per la preghiera
quotidiana, per il dialogo semplice, intimo
personale e di coppia davanti a Gesù che certamente, su
esperienza di tutti, riempie il nostro cuore di gratitudine, incoraggia
nella lotta, ci da fiducia e sicurezza, fa sbocciare la gioia in ogni
momento anche di fronte al dolore e alla malattia. Scopriamo il cuore di
Dio nella lettura frequente del Vangelo per conoscere, amare e imitarlo
meglio e trasmetterlo a piene mani agli altri, primi fra tutti le
persone più vicine in famiglia.
-
Apriamo la nostra anima all’azione di Dio nella
direzione spirituale con fede, umiltà,docilità sincerità e
perseveranza con un sacerdote, per saper ascoltare lo Spirito Santo.
Siamo certi, carissimi ascoltatori di Radio Mater,
che:
La preghiera fatta nel nome di Gesù, molto
spesso arriva in modo silenzioso ed efficace lì dove non arrivano gli
sforzi, le parole, i desideri degli uomini.
La testimonianza: “le parole volano, ma
l’esempio rimane”. Dobbiamo essere un Gesù vivente e il nostro esempio
deve trasformare il nostro contesto familiare, sociale, professionale,
sempre e dovunque, in ogni circostanza.
La nostra parola, vinciamo il rispetto umano
e la timidezza e dimostriamo con le nostre parole ciò che abbiamo nel
cuore e seminiamo negli altri la nostra fede e la nostra speranza.
L’azione. Offriamo il nostro
tempo e la nostra vita per qualche tipo di presenza viva (in Parrocchia,
( 5 )
in un Movimento, in qualche opera apostolica) è il
modo migliore di investire i nostri talenti per l’eternità. Alla fine
della vita rimarrà solo ciò che abbiamo fatto per Dio e per i nostri
fratelli, la nostra famiglia, per gli uomini tutti.
In chiusura di questa prima parte della
trasmissione e in attesa di vostre telefonate per arricchire con la
vostra testimonianza questa trasmissione, vogliamo vivere con voi questa
preghiera che ci ha particolarmente coinvolto, ma che ognuno di noi è
chiamato a vivere:
Signore prendi le nostre mani,
che il nostro lavoro semini ovunque gioia;
prendi i nostri piedi, che ogni passo ci avvicini di più al tuo Cuore;
prendi le nostre orecchie, che ascoltino i tuoi sussurri d’amore e di
pace;
prendi la nostra bocca, che lodi sempre la tua bontà presente in tutto e
in tutti;
prendi i nostri occhi, rendili
puri come l’azzurro profumato del tuo cielo;
prendi i nostri cuori, uniscili
per sempre, forti, dolci, giovani,
prendi tutti i nostri pensieri,
le nostre parole, i desideri, le speranze, le tentazioni, le lotte, le
cadute, le sofferenze, le angosce, i nostri corpi e le nostre anime,
perché
si consumino come candele alla
tua presenza;
prendi la nostra vita, non sono
più due ma una sola;
un
giorno si spegnerà una fiamma sulla terra…e un’altra si accenderà in
Paradiso;
non
permettere, però, che mentre camminiamo insieme, niente e nessuno rompa
i nostri anelli, uniti in quel giorno sacro in cui ti abbiamo promesso
fedeltà, finché morte non ci separi;
Amen
SPAZIO
MUSICALE IN
ATTESA
DELLE
TELEFONATE
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