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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 24 aprile 2009 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS:Famiglia Canziani

 

 

La guarigione della coppia: l’umiltà - i carismi della coppia

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater, siamo Piero e Rossana ed è un vero piacere essere qui con voi in questa ora di trasmissione che vuole essere una riflessione e motivo di speranza e fiducia in Colui che ha voluto da sempre il nostro bene, pronto ad accoglierci nella sua infinita bontà, misericordia, tenerezza.

Stiamo tutti vivendo questo periodo liturgico di grazia, la Pasqua, e ci auguriamo che la fede e lo Spirito Santo siano entrati nelle case di ognuno di noi, che ci abbiano aperto il cuore e non abbiamo posto resistenza alla Parola che ci invitava, credendo, a cambiare qualcosa nella nostra vita.

La testimonianza della Risurrezione di Gesù continua nella Chiesa attraverso ognuno di noi: bisogna incominciare a dare questa testimonianza anzitutto in famiglia. Bisogna che i genitori sentano essere il dovere di trasmettere essi stessi una fede ai propri figli, di essere testimoni della risurrezione di Cristo e segno del Dio vivente.

E come trasmettere questa fede? Alle volte basta pochissimo, perché la fede non si trasmette attraverso lunghi discorsi o gesti clamorosi, quanto attraverso piccoli gesti quotidiani d’amore, con parole buone, anche con un semplice sorriso.

Il cuore che risorge è il cuore che comincia a credere in Dio, che Dio esiste, che Gesù è risuscitato dai morti, che il dolore ha un senso. Questa è la speranza da cui dobbiamo lasciarci contagiare e che dobbiamo trasmettere.

E’ l’augurio che ci facciamo con tutto il cuore.

 

Ci introduciamo nell’argomento che abbiamo ritenuto proporvi all’interno della guarigione della coppia: l’umiltà e i carismi specifici della coppia.

Nel cammino della vita tutti noi facciamo tanto per costruire delle certezze ma che, spesso, si sgretolano davanti agli nostri occhi e andiamo in crisi, ci colpevolizziamo, ci facciamo venire i sensi di colpa, ci arrabbiamo con Dio, con il prossimo, ma cosa otteniamo? Solo rabbia, più rancore, più delusione, più dolore, più peccati.

Ma se ci fermiamo e pur nella sofferenza troviamo tempo e spazio per riflettere sulla realtà del momento, per quanto difficile sia, e accettiamo la realtà e la affidiamo a Colui che tutto ci dona e ci ascolta, la serenità e la pace ritornerebbe in noi, se ci crediamo. Di fronte alla grandezza di Dio noi tutti siamo un nulla, possiamo essere ricchi o poveri, intelligenti o ignoranti, ma la nostra vita non dipende da chi siamo. Dice il Vangelo che nessuno di noi può aggiungere nemmeno un’ora alla propria vita. Noi tutti siamo semplici creature e la nostra vita è niente di fronte al tempo. Probabilmente fra un buon numero di anni nessuno si ricorderà che siamo esistiti e questo deve farci riflettere sul valore delle cose per le quali scegliamo di vivere.

Di vita ne abbiamo una sola e ciò che più conta nella vita è essere felici e ricercare ciò che ci dà la vera felicità, quella profonda, vera e realizzante. Per questo nella vita è indispensabile essere umili, riconoscerci piccoli e bisognosi della grazia di Dio per fare qualsiasi cosa.

Non c’è nulla che conquisti di più di una persona umile. L’umiltà ha il privilegio di

non temere la grandezza altrui. L’umile è felice di come è e sa gioire della grandezza degli altri; ma l’umiltà ha soprattutto il privilegio di mettere  a proprio agio chi ci sta di fronte. Nel cammino verso il Signore e verso i fratelli è indispensabile farsi piccoli perché l’obiettivo è quello di arrivare tutti al Signore.

Non esiste un cammino verso Dio se non è di pari passo verso gli altri; nessuno si salva da solo e nessuno può amare Dio escludendo l’amore al prossimo; bisogna saper amare lo altro di un amore immenso di chi sa, per primo, che non è senza peccato, che è imperfetto, di chi non dà l’impressione di giudicare né di voler salvare qualcuno a tutti i costi.

Provate a pensare che amore può scaturire da un atteggiamento del genere tra marito e moglie, con i figli, con gli amici!

Umile è essere una persona che gioisce delle conquiste e dei successi degli altri, perché dei suoi già ne è sazio e i suoi più grandi successi scaturiscono proprio dall’amore per gli altri. La più alta forma d’amore è generare nell’altro la capacità d’amare facendomi bisognoso del suo amore anche e soprattutto quando l’altro/a è totalmente incapace.

A volte fa molto di più un sorriso, di una carezza fatta col cuore: l’amore passa per gesti semplici, quotidiani, piccoli. Chi vuole seguire il Signore nell’umiltà e amare davvero deve addirittura farsi bisognoso. L’altro/a deve pensare che tu hai bisogno di amare e soprattutto di essere amato. Questo fa nascere nel cuore l’amore e la spontaneità.

E’ uno degli atteggiamenti più difficili, ma non c’è amore più grande che lasciarsi amare dagli altri, dover sempre dire grazie anche se sai che quello che fai alla fine è per l’altro. Una sposa che ama così suo marito lo innalza e lo riveste di una importanza che lo rende davvero realizzato.

Ma l’umile è colui che si riconosce opera di Dio e perciò un‘opera meravigliosa; può infatti Dio fare qualcosa di brutto? Più riconosciamo la grandezza di Dio e più vediamo quanto ci ha saputo far belli.

Gesù definisce imperdonabili i peccati contro lo Spirito Santo e, dato “che siamo creati dallo Spirito Santo che è il Signore e dà la vita”, se non ci amiamo come creature uscite da Dio e a Lui gradite, noi rechiamo dispiacere a Dio e difficilmente possiamo fiorire.

Il primo dono dell’umiltà è la semplicità. Noi stiamo bene quando siamo vicini a persone semplici, che senza grandi parole ci sanno accogliere e guardare per quello che siamo. Tutti noi siamo alla ricerca della semplicità e della spontaneità.

Che bello, carissimi ascoltatori, riconoscersi creature che possono anche sbagliare ma sanno guardarsi l’un l’altra con occhi misericordiosi, perchè intorno a chi ama si crea amore!

Purtroppo, spesso le coppie non sanno provare compassione tra loro e non riescono a vedere l’altro/a e se stessi come persone limitate e quindi di perdonarsi.

Dice san Paolo: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”: Nella coppia deve davvero diventare una gara, esaltare l’altro e riconoscere di aver bisogno di lui, valorizzare la

sua persona, le sue qualità, coinvolgerlo nei nostri desideri.

Non vediamo l’umiltà come segno di debolezza ma di vittoria sull’orgoglio che spesso ci blocca nell’incontro con gli altri, ma soprattutto blocca loro nei nostri confronti.

Diveniamo quindi umili, piccoli, semplici, bisognosi e vi assicuriamo che saremo capaci di smuovere le montagne che sono dentro di noi e negli altri.

 

STACCO   MUSICALE

 

Oggi nella Chiesa si sono fatti sempre più strada i movimenti che sono senza dubbio un grande aiuto, perché danno la possibilità ai laici di essere più attivi nella Chiesa e ai sacerdoti di vivere una dimensione di maggiore vicinanza alla gente.

Ci sono comunque molti cristiani impegnati nei movimenti e altri che vivono la fede della messa di mezzanotte a Natale perchè è magica e di Pasqua perché “bisogna andare”, tutto il resto non serve. Mai come oggi la Chiesa ha vissuto spaccature così profonde, tra modi di vivere e di scelte da parte dei cattolici; c’è molta più confusione di quella che si pensi. Di fatto esiste una enorme massa di persone che non è da una

parte né dall’altra, che vive una sorta di “cristiani normali”. Sembra che per loro non esistano dei cammini, ma tutto è piatto e si sta a galla tra l’essere bravi cristiani, praticanti, e la propria vita privata.

Noi non pensiamo che il Vangelo sia solo per chi fa parte di un gruppo e che la coppia abbia già in se le risorse per un cammino. Pensiamo, invece, che ogni coppia abbia il proprio carisma e che una buona pastorale alle famiglie deve essere diretta

verso l’aiuto della scoperta di questo carisma.

Se la coppia scopre chi è e ciò a cui è chiamata, diviene anche più significativa ed efficace la sua appartenenza a un gruppo, alla Chiesa stessa.

Ogni coppia va guidata in maniera personale; è passato il tempo, purtroppo,  in cui i valori erano indiscussi ed esisteva una morale che ti diceva cosa fare. Oggi ognuno decide per sé, si fa una legge e si costruisce dei valori propri. I problemi delle coppie

devono essere trattati singolarmente, perché ogni coppia è un mondo a sé.

Purtroppo siamo ancora in una mentalità dove contano le masse, il numero delle persone che fanno parte di un qualcosa; invece il Signore è venuto per ciascuno, in maniera unica e irripetibile, ciascuno ha la sua storia e il Signore ti viene a trovare proprio là, la tua situazione attuale è il luogo dove ti incontra il Signore.

E’ necessario saper leggere la storia dalla quale veniamo e spesso la nostra attuale situazione è il luogo di incontro con Dio. Spesso noi ci vogliamo salvare da soli, costruire un regno di Dio fatto a nostra misura dove amo come voglio io,chi voglio io

L’amore per mio marito o per mia moglie è una cosa che col tempo diamo per   scontata e a volte persino inutile, “ormai lo sa che lo amo, sono sempre le stesse cose, i miei figli sono grandi, i miei genitori si arrangino, i colleghi di lavoro sono tutti atei, non mi danno ascolto, non ne vale la pena…”

Peggio ancora quando nella tua vita c’è una situazione difficile, un Gesù che soffre, allora la fuga è a gambe levate e troviamo mille giustificazioni per non prendere su di

noi quella croce e portarla ogni giorno.

Che bello scoprire che proprio nella tua vita personale c’è la tua salvezza, che proprio quella situazione, quella persona possono diventare il tuo carisma, la tua specialità!

Il Signore lo ha affidato a te marito, a te moglie, perché solo tu può portarne il peso e dire: “la pietra che costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo, ecco l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi”.

Scopri così qual è il tuo carisma, ciò che sei chiamato a realizzare, la tua specificità nella vocazione e nel sacramento del Matrimonio che ti è stato affidato.

Quando Francesco d’Assisi, prima di diventare il santo che conosciamo, incontrava i lebbrosi se la filava, gli facevano schifo e aveva una paura matta di venir contagiato.

Ma quando, scoperto Gesù, riuscì ad abbracciare ognuno di loro e a baciarli proprio là dove avevano le piaghe disse: “Ciò che era amaro mi si tramutò in dolcezza di anima e di corpo”.

Pensiamo che a tutti, carissimi ascoltatori di Radio Mater, ci è capitato di incontrare una persona che malgrado una croce pesante era serena e quando poi si trattava di una coppia la cosa era ancora più evidente. Ebbene queste persone sanno trasmettere pace, serenità, sono sicure di sé, sono riconciliate con sé, queste persone hanno camminato nella volontà di Dio, si sono sapute arrendere fiduciosi a questa volontà. Arrendersi non significa farsi sopraffare, ma accogliere il disegno di Dio su di noi e scoprire insieme a Lui che è proprio a nostra misura.

Allora si vive nella pace, perché si è nel posto giusto al momento giusto, amando le persone giuste e le situazioni giuste che non ho scelto io, ma che Qualcuno più grande di me e che vede più lontano di me, ha posto sul mio cammino.

E’ capitato a tutti di incontrare persone che sanno fare le cose in modo unico e spesso

con una facilità naturale incredibile, mentre a noi risulterebbe difficilissimo. Queste persone hanno accettato i propri doni e non si lamentano per ciò che non sanno fare, ma vivono con gioia quello che sanno fare.

 

STACCO   MUSICALE

 

Nella nostra esperienza, ma certamente anche nella vostra amici, abbiamo incontrato  tante persone scontente e crediamo che l’insoddisfazione sia uno dei mali peggiori del nostro tempo. Le persone non fanno altro che lamentarsi di ciò che non hanno, di ciò che non riescono a fare, di come gli altri le amano o non le amano, di quello che è loro capitato, di quello che non hanno mai avuto: ma, scusateci, facciamola finita una volta per tutte e vediamo di crescere!

Oggi le persone arrivano a trent’anni e vivono una immaturità, una insicurezza ed una irresponsabilità spaventose. Prima di fare una scelta calcolano cosa perdono e mai cosa guadagnano, non si vogliono prendere delle responsabilità definitive come il matrimonio o la nascita di un figlio, non si espongono, non rischiano, non sognano, non desiderano, ma vivono nei loro gusci caldi e sicuri e cercano di mantenere il più possibile la posizione sicura che hanno. Ma quasi sempre l’unica cosa sicura è che vivranno una vita vuota, triste, che alla sera si troveranno soli, che si guarderanno allo

specchio dicendo sempre: ”farò, dirò” e non potranno mai dire: “ho detto, ho fatto”.

Spesso, purtroppo, incontriamo dei giovani che da una vita devono finire gli studi, che da una vita devono sposarsi, che da una vita fanno gli educatori in parrocchia, quando dovrebbero già essere sposi e genitori.

I genitori: ecco il punto, quanta responsabilità hanno soprattutto le mamme che danno la vita ai figli e poi se la riprendono risucchiandogli il cervello con frasi del tipo: “non ti sposare, sei troppo giovane, non sai quante fatiche comporta il matrimonio, non ti fidare degli altri, non essere buono perchè i buoni vengono sempre schiacciati, tira fuori le unghie e non avere scrupoli con chi ti sta davanti, perché è meglio fregare che essere fregati, non sei all’altezza di fare delle scelte e devi ascoltare i buoni consigli..” ecc. ecce.

La verità che sono loro, i genitori, che avendo vissuto così sono scontenti e che non sanno immaginare una vita piena e allora propinano i loro prototipi, che non saranno il massimo, ma almeno li ha fatto restare a galla in questo mondo infame!

E bravi genitori! continuiamo a educare così (si fa per dire!) i nostri figli e avremo una società sempre più debole!

Bisogna incoraggiare i figli, credere nelle loro capacità, perdonare i loro sbagli,

essere comunque accoglienti e non giudici e soprattutto lasciare che volino alto.

A volte abbiamo l’impressione di non avere più niente che davvero ci smuova, non siamo più capaci di credere con passione in un sogno.

Non vogliamo creare una quadro allarmistico o solo negativo, ma obiettivamente vediamo che, per esempio,  una volta c’era la passione per lo sport, esistevano i tifosi, oggi esistono solo maleducati che vanno a fare casino agli stadi, fare violenza e seminare sporcizia. Una volta c’erano i movimenti politici e le idee di un partito, oggi ci sono solo personaggi che litigano in tv usando le nostre case come dei tribunali dove cercano la ragione o accusano l’altro pensando solo ai loro interessi invece che a quelli del paese. Ma nella politica dove siamo noi? dove sono i giovani? Dove sono le famiglie? Li lasciamo fare e ci accontentiamo di qualche diritto economico in più, di qualche legge che ci permetta di farla franca e ci alleggerisca dalle nostre responsabilità di cittadini.

Una volta esisteva l’educazione, oggi si inneggia alla persona più spregiudicata;

Una volta esisteva la giustizia, oggi più la fai grossa e più sei tutelato.

Una volta esistevano i valori, oggi esiste solo la ricerca del proprio benessere, ci preoccupiamo di mangiare bene, di stare al caldo d’inverno, al fresco d’estate, delle ferie, del nostro conto corrente e così via.

Prima ancora di pensare e di vivere da cristiani, iniziamo a vivere da persone!

Se nella nostra testa c’è un desiderio, un sogno, una capacità che è soltanto nostra, invece di chiederci se ci conviene, se ci costa tanta fatica, chiediamoci invece:

-         E se fosse un bene per tutti?

-         E se  mi realizzassi nella gioia e nella condivisione di questo dono?

-         E se mi fosse stato dato perché lo mettessi a frutto invece di nasconderlo?

Imparare a pretendere una vita vera, di valere per quello che siamo e non per come

siamo vestiti; pretendiamo di andare a letto stanchi perché abbiamo vissuto e non perchè ci siamo stremati in una palestra dove tanti altri ci dicono che se non hai le cosce così o i pettorali così non conti niente.

Abbiamo tutti la capacità di essere noi stessi e di poter guardare tutti diritti negli occhi, con amore, come persona che guarda un’altra persona.

Chiediamoci:

     -    Credi forse che se ti risparmi nell’amare vivrai di più?

-         Credi forse che se vivi solo, hai meno dolore o sofferenza?

-         Credi forse che tutta la vita che c’è in te sia una cosa insignificante da non poter cambiare il mondo?

Pensa a Francesco d’Assisi, a madre Teresa di Calcutta, a Giovanni Paolo II e a tanti altri che non si sono detti: “cosa posso fare io?” ma si sono detti “diamoci da fare”.

Abbiamo tutti una sola vita, cerchiamo di viverla tutta fino in fondo  e ci renderemo conto di avere un dono, un carisma, una capacità: investiamola a pieno perché prima di essere cristiano o coppia o famiglia, dobbiamo essere persone.

Quindi anche nella vocazione al matrimonio cerchiamo di capire, magari facendoci aiutare, quale sia il nostro carisma e mettiamolo a frutto con intelligenza e generosità.

Solo così il Signore potrà realizzare il suo sogno su ognuno di noi e la nostra vita darà ora il trenta, ora il sessanta, ora il cento per cento.

 

STACCO   MUSICALE  IN ATTESA  DELLE  TELEFONATE

 

Preghiera  finale

 

 
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