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La guarigione della coppia:
l’umiltà - i
carismi della coppia
Carissimi ascoltatori di Radio
Mater, siamo Piero e Rossana ed è un vero piacere essere qui con voi in
questa ora di trasmissione che vuole essere
una riflessione e motivo di speranza e fiducia in Colui che ha voluto da
sempre il nostro bene, pronto ad accoglierci nella sua infinita bontà,
misericordia, tenerezza.
Stiamo tutti vivendo questo periodo liturgico di
grazia, la Pasqua, e ci auguriamo che
la fede e lo Spirito Santo siano entrati nelle case di ognuno di noi,
che ci abbiano aperto il cuore e non abbiamo posto resistenza alla
Parola che ci invitava, credendo, a cambiare qualcosa nella nostra vita.
La testimonianza della Risurrezione di Gesù continua
nella Chiesa attraverso ognuno di noi: bisogna incominciare a dare
questa testimonianza anzitutto in famiglia. Bisogna che i genitori
sentano essere il dovere di trasmettere essi stessi una fede ai propri
figli, di essere testimoni della risurrezione di Cristo e segno del Dio
vivente.
E come trasmettere questa fede? Alle volte basta
pochissimo, perché la fede non si trasmette attraverso lunghi discorsi o
gesti clamorosi, quanto attraverso piccoli gesti quotidiani d’amore, con
parole buone, anche con un semplice sorriso.
Il cuore che risorge è il cuore che comincia a credere
in Dio, che Dio esiste, che Gesù è risuscitato dai morti, che il dolore
ha un senso. Questa è la speranza da cui dobbiamo lasciarci contagiare e
che dobbiamo trasmettere.
E’ l’augurio che ci facciamo con tutto il cuore.
Ci introduciamo nell’argomento che abbiamo ritenuto
proporvi all’interno della guarigione della coppia: l’umiltà e i carismi
specifici della coppia.
Nel cammino della vita tutti noi facciamo tanto per
costruire delle certezze ma che, spesso, si sgretolano davanti agli
nostri occhi e andiamo in crisi, ci colpevolizziamo, ci facciamo venire
i sensi di colpa, ci arrabbiamo con Dio, con il prossimo, ma cosa
otteniamo? Solo rabbia, più rancore, più delusione, più dolore, più
peccati.
Ma se ci fermiamo e pur nella sofferenza troviamo
tempo e spazio per riflettere sulla realtà del momento, per quanto
difficile sia, e accettiamo la realtà e la affidiamo a Colui che tutto
ci dona e ci ascolta, la serenità e la pace ritornerebbe in noi, se ci
crediamo. Di fronte alla grandezza di Dio noi tutti siamo un nulla,
possiamo essere ricchi o poveri, intelligenti o ignoranti, ma la nostra
vita non dipende da chi siamo. Dice il Vangelo che nessuno di noi può
aggiungere nemmeno un’ora alla propria vita. Noi tutti siamo semplici
creature e la nostra vita è niente di fronte al tempo. Probabilmente fra
un buon numero di anni nessuno si ricorderà che siamo esistiti e questo
deve farci riflettere sul valore delle cose per le quali scegliamo di
vivere.
Di vita ne abbiamo una sola e ciò che più conta nella
vita è essere felici e ricercare ciò che ci dà la vera felicità, quella
profonda, vera e realizzante. Per questo nella vita è indispensabile
essere umili, riconoscerci piccoli e bisognosi della grazia di Dio per
fare qualsiasi cosa.
Non c’è nulla che conquisti di più di una persona
umile. L’umiltà ha il privilegio di
non temere la grandezza altrui. L’umile è felice di
come è e sa gioire della grandezza degli altri; ma l’umiltà ha
soprattutto il privilegio di mettere
a proprio agio chi ci sta di fronte. Nel cammino verso il Signore
e verso i fratelli è indispensabile farsi piccoli perché l’obiettivo è
quello di arrivare tutti al Signore.
Non esiste un cammino verso Dio se non è di pari passo
verso gli altri; nessuno si salva da solo e nessuno può amare Dio
escludendo l’amore al prossimo; bisogna saper amare lo altro di un amore
immenso di chi sa, per primo, che non è senza peccato, che è imperfetto,
di chi non dà l’impressione di giudicare né di voler salvare qualcuno a
tutti i costi.
Provate a pensare che amore può scaturire da un
atteggiamento del genere tra marito e moglie, con i figli, con gli
amici!
Umile è essere una persona che gioisce delle conquiste
e dei successi degli altri, perché dei suoi già ne è sazio e i suoi più
grandi successi scaturiscono proprio dall’amore per gli altri. La più
alta forma d’amore è generare nell’altro la capacità d’amare facendomi
bisognoso del suo amore anche e soprattutto quando l’altro/a è
totalmente incapace.
A volte fa molto di più un sorriso, di una carezza
fatta col cuore: l’amore passa per gesti semplici, quotidiani, piccoli.
Chi vuole seguire il Signore nell’umiltà e amare davvero deve
addirittura farsi bisognoso. L’altro/a deve pensare che tu hai bisogno
di amare e soprattutto di
essere amato. Questo fa nascere nel cuore l’amore e la spontaneità.
E’ uno degli atteggiamenti più difficili, ma non c’è
amore più grande che lasciarsi amare dagli altri, dover sempre dire
grazie anche se sai che quello che fai alla fine è per l’altro. Una
sposa che ama così suo marito lo innalza e lo riveste di una importanza
che lo rende davvero realizzato.
Ma l’umile è colui che si riconosce opera di Dio
e perciò un‘opera meravigliosa; può infatti Dio fare qualcosa di brutto?
Più riconosciamo la grandezza di Dio e più vediamo quanto ci ha saputo
far belli.
Gesù definisce imperdonabili i peccati contro lo
Spirito Santo e, dato “che siamo creati dallo Spirito Santo che è il
Signore e dà la vita”, se non ci amiamo come creature uscite da Dio e a
Lui gradite, noi rechiamo dispiacere a Dio e difficilmente possiamo
fiorire.
Il primo dono dell’umiltà è la semplicità. Noi
stiamo bene quando siamo vicini a persone semplici, che senza grandi
parole ci sanno accogliere e guardare per quello che siamo. Tutti noi
siamo alla ricerca della semplicità e della spontaneità.
Che bello, carissimi ascoltatori, riconoscersi
creature che possono anche sbagliare ma sanno guardarsi l’un l’altra con
occhi misericordiosi, perchè intorno a chi ama si crea amore!
Purtroppo, spesso le coppie non sanno provare
compassione tra loro e non riescono a vedere l’altro/a e se stessi come
persone limitate e quindi di perdonarsi.
Dice san Paolo: “Gareggiate
nello stimarvi a vicenda”: Nella coppia deve davvero diventare una
gara, esaltare l’altro e riconoscere di aver bisogno di lui, valorizzare
la
sua persona, le sue qualità, coinvolgerlo nei nostri
desideri.
Non vediamo l’umiltà come segno di debolezza ma di
vittoria sull’orgoglio che spesso ci blocca nell’incontro con gli altri,
ma soprattutto blocca loro nei nostri confronti.
Diveniamo quindi umili, piccoli, semplici, bisognosi e
vi assicuriamo che saremo capaci di smuovere le montagne che sono dentro
di noi e negli altri.
STACCO
MUSICALE
Oggi nella Chiesa si sono fatti sempre più strada i
movimenti che sono senza dubbio un grande aiuto, perché danno la
possibilità ai laici di essere più attivi nella Chiesa e ai sacerdoti di
vivere una dimensione di maggiore vicinanza alla gente.
Ci sono comunque molti cristiani impegnati nei
movimenti e altri che vivono la fede della messa di mezzanotte a Natale
perchè è magica e di Pasqua perché “bisogna andare”, tutto il resto non
serve. Mai come oggi la Chiesa ha vissuto spaccature
così profonde, tra modi di vivere e di scelte da parte dei cattolici;
c’è molta più confusione di quella che si pensi. Di fatto esiste una
enorme massa di persone che non è da una
parte né dall’altra, che vive una sorta di “cristiani
normali”. Sembra che per loro non esistano dei cammini, ma tutto è
piatto e si sta a galla tra l’essere bravi cristiani, praticanti, e la
propria vita privata.
Noi non pensiamo che il Vangelo sia solo per chi fa
parte di un gruppo e che la coppia abbia già in se le risorse per un
cammino. Pensiamo, invece, che ogni coppia abbia il proprio carisma e
che una buona pastorale alle famiglie deve essere diretta
verso l’aiuto della scoperta di questo carisma.
Se la coppia scopre chi è e ciò a cui è chiamata,
diviene anche più significativa ed efficace la sua appartenenza a un
gruppo, alla Chiesa stessa.
Ogni coppia va guidata in maniera personale; è passato
il tempo, purtroppo, in cui
i valori erano indiscussi ed esisteva una morale che ti diceva cosa
fare. Oggi ognuno decide per sé, si fa una legge e si costruisce dei
valori propri. I problemi delle coppie
devono essere trattati singolarmente, perché ogni
coppia è un mondo a sé.
Purtroppo siamo ancora in una
mentalità dove contano le masse, il numero delle persone che fanno parte
di un qualcosa; invece il Signore è venuto per ciascuno, in maniera
unica e irripetibile, ciascuno ha la sua storia e il Signore ti viene a
trovare proprio là, la tua situazione attuale è il luogo dove ti
incontra il Signore.
E’ necessario saper leggere la storia dalla quale
veniamo e spesso la nostra attuale situazione è il luogo di incontro con
Dio. Spesso noi ci vogliamo salvare da soli, costruire un regno di Dio
fatto a nostra misura dove amo come voglio io,chi voglio io
L’amore per mio marito o per mia moglie è una cosa che
col tempo diamo per scontata
e a volte persino inutile, “ormai lo sa che lo amo, sono sempre le
stesse cose, i miei figli sono grandi, i miei genitori si arrangino, i
colleghi di lavoro sono tutti atei, non mi danno ascolto, non ne vale la
pena…”
Peggio ancora quando nella tua vita c’è una situazione
difficile, un Gesù che soffre, allora la fuga è a gambe levate e
troviamo mille giustificazioni per non prendere su di
noi quella croce e portarla ogni giorno.
Che bello scoprire che proprio nella tua vita
personale c’è la tua salvezza, che proprio quella situazione, quella
persona possono diventare il tuo carisma, la tua specialità!
Il Signore lo ha affidato a te marito, a te moglie,
perché solo tu può portarne il peso e dire: “la
pietra che costruttori hanno scartato è diventata testata d’angolo, ecco
l’opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi”.
Scopri così qual è il tuo carisma, ciò che sei
chiamato a realizzare, la tua specificità nella vocazione e nel
sacramento del Matrimonio che ti è stato affidato.
Quando Francesco d’Assisi, prima di diventare il santo
che conosciamo, incontrava i lebbrosi se la filava, gli facevano schifo
e aveva una paura matta di venir contagiato.
Ma quando, scoperto Gesù, riuscì ad abbracciare ognuno
di loro e a baciarli proprio là dove avevano le piaghe disse: “Ciò che
era amaro mi si tramutò in dolcezza di anima e di corpo”.
Pensiamo che a tutti, carissimi ascoltatori di Radio
Mater, ci è capitato di incontrare una persona che malgrado una croce
pesante era serena e quando poi si trattava di una coppia la cosa era
ancora più evidente. Ebbene queste persone sanno trasmettere pace,
serenità, sono sicure di sé, sono riconciliate con sé, queste persone
hanno camminato nella volontà di Dio, si sono sapute arrendere fiduciosi
a questa volontà. Arrendersi non significa farsi sopraffare, ma
accogliere il disegno di Dio su di noi e scoprire insieme a Lui che
è proprio a nostra misura.
Allora si vive nella pace, perché si è nel posto
giusto al momento giusto, amando le persone giuste e le situazioni
giuste che non ho scelto io, ma che Qualcuno più grande di me e che vede
più lontano di me, ha posto sul mio cammino.
E’ capitato a tutti di incontrare persone che sanno
fare le cose in modo unico e spesso
con una facilità naturale incredibile, mentre a noi
risulterebbe difficilissimo. Queste persone hanno accettato i propri
doni e non si lamentano per ciò che non sanno fare, ma vivono con gioia
quello che sanno fare.
STACCO
MUSICALE
Nella nostra esperienza, ma certamente anche nella
vostra amici, abbiamo incontrato
tante persone scontente e crediamo che l’insoddisfazione sia uno
dei mali peggiori del nostro tempo. Le persone non fanno altro che
lamentarsi di ciò che non hanno, di ciò che non riescono a fare, di come
gli altri le amano o non le amano, di quello che è loro capitato, di
quello che non hanno mai avuto: ma, scusateci, facciamola finita una
volta per tutte e vediamo di crescere!
Oggi le persone arrivano a trent’anni e vivono una
immaturità, una insicurezza ed una irresponsabilità spaventose. Prima di
fare una scelta calcolano cosa perdono e mai cosa guadagnano, non si
vogliono prendere delle responsabilità definitive come il matrimonio o
la nascita di un figlio, non si espongono, non rischiano, non sognano,
non desiderano, ma vivono nei loro gusci caldi e sicuri e cercano di
mantenere il più possibile la posizione sicura che hanno. Ma quasi
sempre l’unica cosa sicura è che vivranno una vita vuota, triste, che
alla sera si troveranno soli, che si guarderanno allo
specchio dicendo sempre: ”farò, dirò” e non potranno
mai dire: “ho detto, ho fatto”.
Spesso, purtroppo, incontriamo dei giovani che da una
vita devono finire gli studi, che da una vita devono sposarsi, che da
una vita fanno gli educatori in parrocchia, quando dovrebbero già essere
sposi e genitori.
I genitori: ecco il punto, quanta responsabilità hanno
soprattutto le mamme che danno la vita ai figli e poi se la riprendono
risucchiandogli il cervello con frasi del tipo: “non ti sposare, sei
troppo giovane, non sai quante fatiche comporta il matrimonio, non ti
fidare degli altri, non essere buono perchè i buoni vengono sempre
schiacciati, tira fuori le unghie e non avere scrupoli con chi ti sta
davanti, perché è meglio fregare che essere fregati, non sei all’altezza
di fare delle scelte e devi ascoltare i buoni consigli..” ecc. ecce.
La verità che sono loro, i genitori, che avendo
vissuto così sono scontenti e che non sanno immaginare una vita piena e
allora propinano i loro prototipi, che non saranno il massimo, ma almeno
li ha fatto restare a galla in questo mondo infame!
E bravi genitori! continuiamo a educare così (si fa
per dire!) i nostri figli e avremo una società sempre più debole!
Bisogna incoraggiare i figli, credere nelle loro
capacità, perdonare i loro sbagli,
essere comunque accoglienti e non giudici e
soprattutto lasciare che volino alto.
A volte abbiamo l’impressione di non avere più niente
che davvero ci smuova, non siamo più capaci di credere con passione in
un sogno.
Non vogliamo creare una quadro allarmistico o solo
negativo, ma obiettivamente vediamo che, per esempio,
una volta c’era la passione per lo sport, esistevano i tifosi,
oggi esistono solo maleducati che vanno a fare casino agli stadi, fare
violenza e seminare sporcizia. Una volta c’erano i movimenti politici e
le idee di un partito, oggi ci sono solo personaggi che litigano in tv
usando le nostre case come dei tribunali dove cercano la ragione o
accusano l’altro pensando solo ai loro interessi invece che a quelli del
paese. Ma nella politica dove siamo noi? dove sono i giovani? Dove sono
le famiglie? Li lasciamo fare e ci accontentiamo di qualche diritto
economico in più, di qualche legge che ci permetta di farla franca e ci
alleggerisca dalle nostre responsabilità di cittadini.
Una volta esisteva l’educazione, oggi si inneggia alla
persona più spregiudicata;
Una volta esisteva la giustizia, oggi più la fai
grossa e più sei tutelato.
Una volta esistevano i valori, oggi esiste solo la
ricerca del proprio benessere, ci preoccupiamo di mangiare bene, di
stare al caldo d’inverno, al fresco d’estate, delle ferie, del nostro
conto corrente e così via.
Prima ancora di pensare e di vivere da cristiani,
iniziamo a vivere da persone!
Se nella nostra testa c’è un desiderio, un sogno, una
capacità che è soltanto nostra, invece di chiederci se ci conviene, se
ci costa tanta fatica, chiediamoci invece:
-
E se fosse un bene
per tutti?
-
E se
mi realizzassi nella gioia e nella condivisione di questo dono?
-
E se mi fosse stato
dato perché lo mettessi a frutto invece di nasconderlo?
Imparare a pretendere una vita vera, di valere per
quello che siamo e non per come
siamo vestiti; pretendiamo di andare a letto stanchi
perché abbiamo vissuto e non perchè ci siamo stremati in una palestra
dove tanti altri ci dicono che se non hai le cosce così o i pettorali
così non conti niente.
Abbiamo tutti la capacità di essere noi stessi e di
poter guardare tutti diritti negli occhi, con amore, come persona che
guarda un’altra persona.
Chiediamoci:
- Credi
forse che se ti risparmi nell’amare vivrai di più?
-
Credi forse che se
vivi solo, hai meno dolore o sofferenza?
-
Credi forse che
tutta la vita che c’è in te sia una cosa insignificante da non poter
cambiare il mondo?
Pensa a Francesco d’Assisi, a madre Teresa di
Calcutta, a Giovanni Paolo II e a tanti altri che non si sono detti:
“cosa posso fare io?” ma si sono detti “diamoci da fare”.
Abbiamo tutti una sola vita, cerchiamo di viverla
tutta fino in fondo e ci
renderemo conto di avere un dono, un carisma, una capacità: investiamola
a pieno perché prima di essere cristiano o coppia o famiglia, dobbiamo
essere persone.
Quindi anche nella vocazione al matrimonio cerchiamo
di capire, magari facendoci aiutare, quale sia il nostro carisma e
mettiamolo a frutto con intelligenza e generosità.
Solo così il Signore potrà realizzare il suo sogno su
ognuno di noi e la nostra vita darà ora il trenta, ora il sessanta, ora
il cento per cento.
STACCO MUSICALE
IN ATTESA DELLE
TELEFONATE
Preghiera
finale
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