Home   Organismi   Gruppi   Ministeri   Formazione   Agenda  Comunicazioni  Mappa  
Dio ti Ama adesso!
Ministero Famiglia


Link alla radio

Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 24 novembre 2006 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
Vocazione Matrimoniale

 

        Carissimi fratelli e sorelle nello spirito, carissime famiglie, siamo giunti ormai al termine dell’anno liturgico, domenica prossima festeggeremo la solennità di nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo, sappiamo che il Suo regno non è di quaggiù ma proviene dall’alto, da Dio: è il modo nuovo con cui Dio entra in relazione con l’uomo. Gesù regna attraverso l’amore che egli comunica fino alla fine, trasformando la sua obbedienza a Dio in fonte di vita e di salvezza per tutti.

Anche noi sposi cristiani, con l’aiuto e l’intercessione di Maria sua madre, e Mamma nostra, possiamo attraverso la nostra relazione di coppia, la nostra sottomissione reciproca comunicare quell’amore che Dio ha messo nei nostri cuori fin dall’inizio della nostra vicenda nuziale testimoniando al mondo che il regno di Dio è ancora una realtà possibile anche oggi.

Cari famiglie, nella nostra ultima trasmissione abbiamo parlato di procreazione, andate e moltiplicatevi, della vita come dono di Dio, di famiglia fondata sul matrimonio, della verità sull’uomo e sul suo misterioso destino. Questo ci porta questa sera a riflettere su un aspetto altrettanto importante e fondamentale quello inscritto nel cuore dell’uomo fin dall’inizio, ancora una volta è la scrittura che ce lo ricorda con Gen. 2,24-25 (Per questo l’uomo lascerà la casa di suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola

Questa breve premessa ci introduce in ciò che cercheremo di approfondire questa sera, e precisamente parleremo della vocazione,  per noi in particolare la vocazione al matrimonio come via alla santità.

Prima di entrare nel vivo del tema cerchiamo di capire il significato della parola vocazione nel vocabolario cristiano. Essa evidenzia il rapporto Dio-creatura nella sua dimensione più profonda, e ci fa intuire la modalità con cui Dio realizza il Suo progetto d’amore, crea l’uomo, la persona non come schiavo ma come soggetto libero.

Dunque l’uomo è pensato da Dio, è nel pensiero di Dio fin dall’eternità, ed è la piena realizzazione del Suo progetto, ma perché ciò si realizzi, avendo dato vita ad un soggetto libero, implica la risposta della creatura.

Dunque la realizzazione del progetto di Dio implica il sentirsi realizzato dell’uomo e quando questo coincide la persona è perfetta.

Dunque, il termine vocazione usato nel senso come abbiamo fatto fino adesso descrive questo rapporto con Dio, la persona umana è chiamata alla vita, certamente non a caso, ma perché realizzi un progetto e perché questo sia buono dipende da colui che l’ha pensato e dalla risposta della creatura. Allora possiamo dire che il significato attivo primario della vocazione è di fatto un atto di Dio, la persona deve realizzare questo progetto. Il secondo è legato al primo, la vocazione è missione o compito che la persona deve compiere, cioè la risposta dell’uomo.

A questo punto chiediamoci: Qual’è il progetto che Dio ha sull’uomo: quale è la vocazione-missione della persona umana?

Leggiamo questo testo di S. Paolo il quale ci aiuterà a capire: "Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.”Rom. 8, 28-29

La risposta non è altro che il cammino di santità nel quale il Signore ha posto ognuno di noi, ogni battezzato in Cristo, perché realizzi l’essere stato creato a Sua immagine e somiglianza.

Il significato del termine vocazione nella visione comune è riferito generalmente a quella sacerdotale, ma allora care famiglie la domanda che ci poniamo è questa: esiste una vocazione allo stato coniugale della vita? Ebbene la risposta è si perché la coniugalità  determina una situazione stabile e intima della persona chiamata ad essere e vivere in Cristo, e la ragione è questa:

Esiste perché il matrimonio tra un uomo e una donna è un Sacramento consacrante e la coniugalità è il modo di essere.

Questo ci permette anche di comprendere maggiormente il significato profondo del verbo “lascerà” citato nei versetti di Genesi. Oltre che ad essere un comando lascia intendere il progetto e la missione a cui l’uomo e la donna, sono destinati per realizzarsi in pienezza, attraverso il cammino di coppia prima e di famiglia poi per conseguire quella predestinazione che è la conformità all’immagine del figlio di Dio “Gesù Cristo”.

Dopo questa ampia premessa, come sposi, riusciamo a comprendere che il nostro matrimonio è una chiamata e una risposta alla vocazione?  Riusciamo a comprendere l’importanza di essere parte di un progetto grande, il progetto di Dio sull’uomo e sulla donna, sulla coppia?

 

Carissime famiglie finora abbiamo descritto la vocazione dal punto di vista spirituale più che umano, ma  continuando la nostra chiacchierata bisogna che questo si traduca nella realtà del nostro vissuto perché raggiunga la pienezza del suo significato. Lo faremo ripercorrendo la nostra storia nuziale fin dal primo momento, naturalmente alla luce della Parola di Dio, sempre con il libro della Genesi, Cap. 2, 18-25 che ci sarà di valido aiuto  per meglio capire il significato a noi più vicino.

Innanzitutto consideriamo il testo: “Dio creò l’uomo….. maschio e femmina li creò” con questo si può affermare che la sessualità umana è buona nella sua origine, perchè voluta da Dio nel Suo progetto originario, ed è infatti Dio stesso che afferma è cosa molto buona, e qui, vogliamo porre un inciso: si parla della bontà del genere maschio e femmina non di altri generi come certe ideologie pseudo moderne affermano, e addirittura sono inserite per inscritto nella legislazione, non vogliamo qui condannare nessuno ma affermare un valore umano che non deve essere stravolto, ma conservato e valorizzato nella sua verità originaria.

Il testo continua con  “Non è bene che l’uomo sia solo gli farò un aiuto che gli sia simile, per meglio dire che gli stia di fronte” cosa significa in realtà:, ti darò qualcuno con cui stabilire un  dialogo da pari a pari, con pari dignità, creare comunione. Gia questo breve pensiero biblico ci fa comprendere come la sessualità così come voluta da Dio, non sia relegata solo alla sfera istintuale ma esprime il desiderio dell’altro, la vicinanza, fa nascere nel cuore la ricerca dell’altro, perché l’altro assume in sé la speranza di un futuro possibile, una promessa di vita, di piacere, in sintesi riveste il significato di una promessa di senso.

Carissime coppie, al tempo del nostro fidanzamento, non abbiamo forse sperimentato gli stessi sentimenti prima che il nostro rapporto nascesse, non c’era forse qualcosa dentro di noi che ci chiamava ad uscire dal nostro habitat abituale, la famiglia d’origine, qualcosa  che ci spingeva interiormente senza sapere perché? Non erano forse le prime avvisaglie di qualcosa che doveva accadere, quel  realizzarsi di ciò che Dio ha messo  nel cuore dell’uomo e della donna, cioè l’uscire da noi stessi per incontrare la persona che Lui aveva già pensato da sempre.

Gia a questo punto possiamo cogliere tre aspetti importanti per un  rapporto di coppia stabile: dialogo, comunione e piacere, con il dialogo si mantiene vivo il rapporto, un dialogo sincero che non nasconde nulla di sé, senza sottointesi ma che esprime fiducia reciproca, dal quale nasce  la comunione che porta a condividersi in tutto e accrescere la nuzialità, che diventa piacere non fine a

se stesso ma inteso nella sua pienezza, unitivo e procreativo, come dono totale di sé, corpo e psiche.

Continuando la lettura del testo giungiamo al versetto 21, Dio fece scendere un torpore su Adamo dal quale tolse una costola per plasmare la donna, questo torpore chiamato anche sonno-estasi di Adamo, rappresenta  l’innamoramento, la scoperta dell’altro-a, attraverso questo torpore Dio interviene misteriosamente prepara gratuitamente una persona adeguata a lui perchè lo completi.

Ma al di la della semplice conoscenza  che tutti noi abbiamo di questo brano, l’esegesi moderna da anche una spiegazione diversa, cioè, questo atto creativo di Dio può anche voler significare che:  la costola essendo fatta da una parte dura e una parte morbida, così che la donna diviene partecipe di ciò che l’uomo è in se stesso, nelle sue grandezza, debolezza, possibilità e limiti, questo è un ulteriore indizio per farci capire che non ci sono gerarchie, non è più importante il maschio o la femmina, ma tutti e due hanno pari dignità, anche se oggi, malgrado il giusto riconoscimento della donna persiste ancora una tendenza maschilista e a seconda degli stati addirittura totalmente maschilista.

Dio conduce poi la donna all’uomo quasi come il voler svelare il mistero dell’amore umano che si manifesta come dono, nella gratuità dell’incontro, il messaggio biblico che scaturisce da questo racconto è come se ci volesse confermare che l’uomo e la donna hanno la medesima dignità perché provengono dalla stessa attività creatrice di Dio.

Veniamo ora al momento centrale nel quale il progetto di Dio sull’uomo e sulla donna si traduce nella realtà, riascoltiamo il grido di Adam, il suo inno di giubilo, accogliendo la donna che Dio gli conduce: ”Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta

Questa esplosione di gioia di Adamo vuole esprimere tutta l’ammirazione dell’uomo per la compagna nella quale riconosce di poter costruire un rapporto di reciprocità perché della sua stessa  natura. Non abbiamo forse  vissuto anche noi le stesse emozioni nel nostro primo incontro, la scintilla dell’amore che faceva muovere tutto dentro in modo incontenibile e allo tesso tempo la nostra mente che si affollava di tanti pensieri, dubbi, progetti per il futuro, come possiamo descrivere questi momenti se non con le parole di Giovanni Paolo II che con grande intensità espresse questo concetto nella enciclica “Redemptor  Hominis” del 1979 “L’uomo non può vivere senza amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente”

Il grido di Adamo inizia con “Questa è la volta” questa formula, come nei tempi antichi, indica sovente anche ai giorni d’oggi ciò che sta per accadere, cioè il costituirsi di un patto, un’ alleanza, l’uomo riconosce nella persona che gli è stata posta di fronte come l’unica creatura con la quale fare alleanza. Quindi il rapporto che nasce tra l’uomo e la donna, il rapporto nuziale, è sostanzialmente nel suo senso profondo, un rapporto di alleanza, che coinvolge in modo totale due libertà in modo duraturo. Cosa significa in altre parole, l’attrazione reciproca che ci ha fatti incontrare è importante altrimenti non ci sarebbe stato nessun inizio, ma l’alleanza che si costituisce tra i due non si riduce a questo, ma implica l’esigenza dell’impegno reciproco delle due volontà, il volere fermamente di “volersi amare” ogni coppia di sposi può ben testimoniare di averlo sperimentato. Un esempio molto significativo a livello biblico è questo: Israele annuncia l’alleanza del Signore con il popolo, usando particolarmente il linguaggio dell’amore sponsale, proprio per affermare che la relazione con Dio non si esaurisce nei sentimenti ma coinvolge tutta la persona, la sua capacità di decisione, la sua determinazione a volere quel rapporto. Così l’uomo e la donna si riconoscono partecipi della loro corporeità intesa come corpo e spirito (carne e ossa)  Dunque la differenza sessuale non appare solo una diversità in funzione del bisogno istintuale ma assume il senso costitutivo della persona che va a inserirsi nell’ottica dell’alleanza e dell’impegno reciproco delle due libertà. 

 

 

Cari sposi, anche se ci sono state altre esperienze di innamoramento,  proviamo a fare memoria del nostro incontro e riflettiamo attentamente. Quando in cuor nostro ci siamo detti, “Questa è la volta”  non ha suscitato come un suono di campana, diverso, con il cuore che batteva forte, coinvolgendo tutto l’essere, anima e corpo, mente e spirito, non ha portato a sognare una vita a due duratura e felice. Sentivamo dentro un anelito di felicità nuova che ci superava, tanto da non riuscire a descriverla se non alla luce della fede, ora comprendiamo che era un progetto non nostro, che è il Signore Dio che ci ha fatto incontrare, a permettere che i nostri sguardi si incontrassero, che i nostri cuori battessero l’uno per l’altra, che meraviglia pensare che eravamo nel pensiero di Dio come sposi, quale sentimento di pienezza nasce nel cuore. Si, Dio ci ha scelti, e ci ha voluti assieme da sempre.

Ecco che la vocazione mette le basi di un opera grandiosa, S.Paolo nella lettera agli Efesini non esita a definirlo un mistero grande in riferimento a Cristo e alla Chiesa, quest’opera si chiama il matrimonio, certamente perché abbia il suo significato pieno è necessario anche la sua connotazione giuridica in presenza di testimoni. Qui vogliamo ribadire con forza, che al di la, delle legislazioni permissive di alcuni paesi,  il matrimonio civile e religioso si configura soltanto  tra un uomo e una donna altre forme sono solo l’espressione, disgregante, di immoralità e relativismo pericolosa per l’intera umanità.  

Dopo quanto è stato detto finora, anche se appena accennato, emerge fortemente un aspetto che non è solamente un comando di Dio ma esigenza stessa dell’amore, ed è l’indissolubilità, nessuno separi ciò che Dio ha unito, siamo certi che, al di la del concetto biblico, quando ci siamo detti il nostro amore non c’era assolutamente nel cuore il pensiero che questo dovesse essere a tempo determinato, ma durare per sempre. Oggi, purtroppo, ci troviamo a dibatterci con una mentalità dove il senso morale delle scelte definitive in quanto a matrimonio è venuto meno, è sicuramente questo un campanello d’allarme da non trascurare, le convivenze aumentano e sta diventando un luogo comune il fatto di non aver fiducia in un rapporto duraturo, nei nostri giovani c’è tanta paura di amare e di lasciarsi amare, come se non bastasse ci sono anche tentativi di introdurre leggi che in qualche modo vogliono comparare il matrimonio alle unioni di fatto (convivenze) i cosiddetti PACS introducendo così un altro elemento disgregativo della famiglia, dimenticando che il Signore Gesù assume la nostra relazione umana e la eleva a Sacramento facendosi garante al di la dei nostri limiti.

Ora, soffermiamoci ancora un attimo sull’espressione di giubilo di Adamo, che potremmo chiamare l’inizio della sua storia nuziale, egli accoglie la donna che Dio gli conduce non semplicemente come una compagna di vita, ma il suo reciproco, ossia la persona con la quale stabilire una alleanza. Questo lo conferma la sua risposta, la donna diviene partecipe delle sue ossa e della sua carne; dove “ossa” vuol significare il costituirsi di una realtà nella sacralità della  persona, mentre “carne” esprime la concretezza di un corpo, di un a storia fatta di fragilità e bellezza di una creatura posta nel tempo. Oggi va di moda, essendo anche meno impegnativo il mio compagno la mia compagna, non è una strana definizione? Come è bello invece dire: il mio sposo, la mia sposa, come si rallegra il cuore di questa espressione.

La nuova famiglia che nasce in risposta alla vocazione inscritta nel DNA dell’uomo e della donna fondata sul rapporto matrimoniale stabilito da Dio, dimora si nella voluttuosità dei sentimenti e del desiderio istintuale, a volte anche  sulle convenienze sociali, ma sul pilastro solido e ben piantato dell’unità e dell’indissolubilità: “Nessuno separi ciò che Dio ha unito”. Questa versetto di Genesi indica che il rapporto che l’uomo costituisce con la donna che ha scelto è più forte di quello generazionale con il proprio padre e la propria madre, perché la nuova coppia che viene a costituirsi genera un appartenersi reciproco che supera e trascende come valore e impegno l’appartenenza genetica e affettiva con la famiglia di origine.

L’attrazione sessuale, con tutta la sua forza, è il mezzo che Dio ha voluto e benedetto perchè l’uomo potesse incontrare la sua donna e costituire con lei, attraverso il dialogo, la comunione e il piacere un vincolo indissolubile formando con lei una sola carne, il profeta Malachia direbbe: fino a costituire con lei, per volontà divina, <un solo essere dotato di carne e soffio vitale>

Nel nuovo testamento troviamo in (Mt. 19,5)  la stessa citazione che fa riferimento a questo testo importante di Genesi, quando Gesù rispondendo ai Farisei che volevano metterlo alla prova ricorda che era per la loro durezza di cuore che Mosè permise di ripudiare la moglie, ma al principio non era così. L’insegnamento di Gesù sul matrimonio fatto ai discepoli  suscita in loro una reazione piuttosto contrastante, se da una parte credono di conoscerlo bene come Colui sempre pronto ad accogliere i peccatori, dall’altra rimangono stupiti nel fatto che sia così intransigente verso l’amore sponsale, tanto da chiedersi: “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna non conviene sposarsi” (Mt. 19,10) possiamo dire che anche oggi molti giovani si chiedono la stessa cosa.

Secondo la predicazione di Gesù il significato del matrimonio si comprende solo guardando ciò che Dio fece all’inizio creando la prima coppia. Nel regno che Egli è venuto ad annunciare il matrimonio riacquista così il suo valore e la sua perfezione che le conseguenze del peccato avevano deturpato, la risposta di Gesù  vuol farci capire che l’amore coniugale di chi ha accolto il regno e quindi superato la durezza di cuore, si colloca nel progetto di Dio, dunque il matrimonio per Gesù  non è  ritenuto solo, come un patto sociale o una buona istituzione  giuridica, ma un istituzione divina.

In sintesi la vocazione matrimoniale nella sua specificità come relazione uomo-donna assume un importanza essenziale per la vita umana, è in questo ambito privilegiato che Gesù si pone come modello e esempio di sequela, con la Sua passione, morte e risurrezione indicando agli sposi cristiani la strada da seguire, il cammino di santità citato all’inizio, che si traduce in tre atteggiamenti fondamentali: il rinnegamento di se stessi, la prontezza del servizio, la dedizione fedele senza restrizioni. Certamente il cammino non è facile e lo sconcerto dei discepoli lo costatiamo anche ai nostri giorni, se guardiamo la sfiducia nei confronti di un rapporto duraturo che molti giovani e molte coppie nutrono verso il matrimonio, ma è e rimane un progetto bellissimo ed entusiasmante dove al di la della umana fatica vale la pena di viverlo.

Per concludere vogliamo ritornare brevemente al testo iniziale i due diventeranno una carne sola, la traduzione greca recita in questo modo: “E i due saranno verso una sola carne” questo ci suggerisce che giungere alla pienezza del noi di coppia, cioè la comunione piena tra i due, non è assolutamente un dato scontato in partenza, ma rappresenta il traguardo di un lungo cammino fatto di fatiche e di gioie a cui gli sposi devono tendere. La FC lo spiega molto bene al n° 51: Dio, infatti, che ha chiamato gli sposi al matrimonio, continua a chiamarli nel matrimonio. Dentro e attraverso i fatti, i problemi, le difficoltà, gli avvenimenti dell’esistenza di tutti i giorni, Dio viene ad essi rivelando le esigenze concrete della loro partecipazione all’amore di Cristo per la Chiesa in rapporto alla particolare situazione – familiare, sociale ed ecclesiale – nella quale si trovano. Dunque l’unità di una sola carne è il frutto dell’impegno reciproco dei coniugi, ma resterà sempre e comunque anche l’esperienza di un dono di Dio, Garante e Testimone dell’alleanza sponsale. Per ultimo, l’uomo e la donna sono due infiniti che accettando i propri limiti, si aiutano in un progetto comune a camminare insieme verso l’Infinito, che è Dio. Amen

Care famiglie, dopo lo stacco musicale accoglieremo i vostri interventi telefonici per la condivisione e l’arricchimento vicendevole, vi preghiamo soltanto di essere brevi in modo che più persone possano intervenire.

La tua presenza nella mia vita è grazia, accende il cuore. Voglio riconoscere in te l’amore di Dio che mi chiama ad uscire dalla mia solitudine per costruire con te “L’unità di una sola carne”. Tu sei al centro della mia attenzione. La tua presenza è voce di Dio che invita sulle strade dell’amore. Ogni giorno, scegliendoti come mio coniuge, dico con riconoscenza il mio “Si” a Dio. Insieme viviamo il mistero nuziale.

 
Accedi alla libreria online... Segreteria Regionale
RnS Lombardia

scrivici Scrivici...