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Carissimi
fratelli e sorelle nello spirito, carissime famiglie, siamo giunti ormai
al termine dell’anno liturgico, domenica prossima festeggeremo la
solennità di nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo, sappiamo che
il Suo regno non è di quaggiù ma proviene dall’alto, da Dio: è il modo
nuovo con cui Dio entra in relazione con l’uomo. Gesù regna attraverso
l’amore che egli comunica fino alla fine, trasformando la sua obbedienza
a Dio in fonte di vita e di salvezza per tutti.
Anche
noi sposi cristiani, con l’aiuto e l’intercessione di Maria sua madre, e
Mamma nostra, possiamo attraverso la nostra relazione di coppia, la
nostra sottomissione reciproca comunicare quell’amore che Dio ha messo
nei nostri cuori fin dall’inizio della nostra vicenda nuziale
testimoniando al mondo che il regno di Dio è ancora una realtà possibile
anche oggi.
Cari
famiglie, nella nostra ultima trasmissione abbiamo parlato di
procreazione, andate e moltiplicatevi, della vita come dono di Dio, di
famiglia fondata sul matrimonio, della verità sull’uomo e sul suo
misterioso destino. Questo ci porta questa sera a riflettere su un
aspetto altrettanto importante e fondamentale quello inscritto nel cuore
dell’uomo fin dall’inizio, ancora una volta è la scrittura che ce lo
ricorda con Gen. 2,24-25 (Per questo l’uomo lascerà la casa di suo
padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una
carne sola)
Questa
breve premessa ci introduce in ciò che cercheremo di approfondire questa
sera, e precisamente parleremo della vocazione, per noi in
particolare la vocazione al matrimonio come via alla santità.
Prima di
entrare nel vivo del tema cerchiamo di capire il significato della
parola vocazione nel vocabolario cristiano. Essa evidenzia il rapporto
Dio-creatura nella sua dimensione più profonda, e ci fa intuire la
modalità con cui Dio realizza il Suo progetto d’amore, crea l’uomo, la
persona non come schiavo ma come soggetto libero.
Dunque
l’uomo è pensato da Dio, è nel pensiero di Dio fin dall’eternità, ed è
la piena realizzazione del Suo progetto, ma perché ciò si realizzi,
avendo dato vita ad un soggetto libero, implica la risposta della
creatura.
Dunque
la realizzazione del progetto di Dio implica il sentirsi realizzato
dell’uomo e quando questo coincide la persona è perfetta.
Dunque,
il termine vocazione usato nel senso come abbiamo fatto fino adesso
descrive questo rapporto con Dio, la persona umana è chiamata alla vita,
certamente non a caso, ma perché realizzi un progetto e perché questo
sia buono dipende da colui che l’ha pensato e dalla risposta della
creatura. Allora possiamo dire che il significato attivo primario della
vocazione è di fatto un atto di Dio, la persona deve realizzare questo
progetto. Il secondo è legato al primo, la vocazione è missione o
compito che la persona deve compiere, cioè la risposta dell’uomo.
A questo
punto chiediamoci:
Qual’è il
progetto che Dio ha sull’uomo: quale è la vocazione-missione della
persona umana?
Leggiamo questo testo di
S. Paolo il quale ci aiuterà a capire: "Noi sappiamo che tutto concorre
al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo
disegno. Poiché quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche
predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché Egli
sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li
ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati;
quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.”Rom. 8, 28-29
La risposta non è altro
che il cammino di santità nel quale il Signore ha posto ognuno di noi,
ogni battezzato in Cristo, perché realizzi l’essere stato creato a Sua
immagine e somiglianza.
Il
significato del termine vocazione nella visione comune è riferito
generalmente a quella sacerdotale, ma allora care famiglie la domanda
che ci poniamo è questa: esiste una vocazione allo stato coniugale della
vita? Ebbene la risposta è si perché la coniugalità determina una
situazione stabile e intima della persona chiamata ad essere e vivere in
Cristo, e la ragione è questa:
Esiste
perché il matrimonio tra un uomo e una donna è un Sacramento consacrante
e la coniugalità è il modo di essere.
Questo
ci permette anche di comprendere maggiormente il significato profondo
del verbo “lascerà” citato nei versetti di Genesi. Oltre che ad
essere un comando lascia intendere il progetto e la missione a cui
l’uomo e la donna, sono destinati per realizzarsi in pienezza,
attraverso il cammino di coppia prima e di famiglia poi per conseguire
quella predestinazione che è la conformità all’immagine del figlio di
Dio “Gesù Cristo”.
Dopo
questa ampia premessa, come sposi, riusciamo a comprendere che il nostro
matrimonio è una chiamata e una risposta alla vocazione? Riusciamo a
comprendere l’importanza di essere parte di un progetto grande, il
progetto di Dio sull’uomo e sulla donna, sulla coppia?
Carissime famiglie finora abbiamo descritto la vocazione dal punto di
vista spirituale più che umano, ma continuando la nostra chiacchierata
bisogna che questo si traduca nella realtà del nostro vissuto perché
raggiunga la pienezza del suo significato. Lo faremo ripercorrendo la
nostra storia nuziale fin dal primo momento, naturalmente alla luce
della Parola di Dio, sempre con il libro della Genesi, Cap. 2, 18-25 che
ci sarà di valido aiuto per meglio capire il significato a noi più
vicino.
Innanzitutto consideriamo il testo: “Dio creò l’uomo….. maschio e
femmina li creò” con questo si può affermare che la sessualità umana è
buona nella sua origine, perchè voluta da Dio nel Suo progetto
originario, ed è infatti Dio stesso che afferma è cosa molto buona, e
qui, vogliamo porre un inciso: si parla della bontà del genere maschio e
femmina non di altri generi come certe ideologie pseudo moderne
affermano, e addirittura sono inserite per inscritto nella legislazione,
non vogliamo qui condannare nessuno ma affermare un valore umano che non
deve essere stravolto, ma conservato e valorizzato nella sua verità
originaria.
Il testo
continua con “Non è bene che l’uomo sia solo gli farò un aiuto che gli
sia simile, per meglio dire che gli stia di fronte” cosa significa in
realtà:, ti darò qualcuno con cui stabilire un dialogo da pari a pari,
con pari dignità, creare comunione. Gia questo breve pensiero biblico ci
fa comprendere come la sessualità così come voluta da Dio, non sia
relegata solo alla sfera istintuale ma esprime il desiderio dell’altro,
la vicinanza, fa nascere nel cuore la ricerca dell’altro, perché l’altro
assume in sé la speranza di un futuro possibile, una promessa di vita,
di piacere, in sintesi riveste il significato di una promessa di senso.
Carissime coppie, al tempo del nostro fidanzamento, non abbiamo forse
sperimentato gli stessi sentimenti prima che il nostro rapporto nascesse,
non c’era forse qualcosa dentro di noi che ci chiamava ad uscire dal
nostro habitat abituale, la famiglia d’origine, qualcosa che ci
spingeva interiormente senza sapere perché? Non erano forse le prime
avvisaglie di qualcosa che doveva accadere, quel realizzarsi di ciò che
Dio ha messo nel cuore dell’uomo e della donna, cioè l’uscire da noi
stessi per incontrare la persona che Lui aveva già pensato da sempre.
Gia a
questo punto possiamo cogliere tre aspetti importanti per un rapporto
di coppia stabile: dialogo, comunione e piacere, con il dialogo
si mantiene vivo il rapporto, un dialogo sincero che non nasconde nulla
di sé, senza sottointesi ma che esprime fiducia reciproca, dal quale
nasce la comunione che porta a condividersi in tutto e accrescere la
nuzialità, che diventa piacere non fine a
se
stesso ma inteso nella sua pienezza, unitivo e procreativo, come dono
totale di sé, corpo e psiche.
Continuando la lettura del testo giungiamo al versetto 21, Dio fece
scendere un torpore su Adamo dal quale tolse una costola per plasmare la
donna, questo torpore chiamato anche sonno-estasi di Adamo, rappresenta
l’innamoramento, la scoperta dell’altro-a, attraverso questo torpore
Dio interviene misteriosamente prepara gratuitamente una persona
adeguata a lui perchè lo completi.
Ma al di
la della semplice conoscenza che tutti noi abbiamo di questo brano,
l’esegesi moderna da anche una spiegazione diversa, cioè, questo atto
creativo di Dio può anche voler significare che: la costola essendo
fatta da una parte dura e una parte morbida, così che la donna diviene
partecipe di ciò che l’uomo è in se stesso, nelle sue grandezza,
debolezza, possibilità e limiti, questo è un ulteriore indizio per farci
capire che non ci sono gerarchie, non è più importante il maschio o la
femmina, ma tutti e due hanno pari dignità, anche se oggi, malgrado il
giusto riconoscimento della donna persiste ancora una tendenza
maschilista e a seconda degli stati addirittura totalmente maschilista.
Dio
conduce poi la donna all’uomo quasi come il voler svelare il mistero
dell’amore umano che si manifesta come dono, nella gratuità
dell’incontro, il messaggio biblico che scaturisce da questo racconto è
come se ci volesse confermare che l’uomo e la donna hanno la medesima
dignità perché provengono dalla stessa attività creatrice di Dio.
Veniamo
ora al momento centrale nel quale il progetto di Dio sull’uomo e sulla
donna si traduce nella realtà, riascoltiamo il grido di Adam, il suo
inno di giubilo, accogliendo la donna che Dio gli conduce: ”Questa
volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà
donna perché dall’uomo è stata tolta”
Questa
esplosione di gioia di Adamo vuole esprimere tutta l’ammirazione
dell’uomo per la compagna nella quale riconosce di poter
costruire un rapporto di reciprocità perché della sua stessa natura.
Non abbiamo forse vissuto anche noi le stesse emozioni nel nostro primo
incontro, la scintilla dell’amore che faceva muovere tutto dentro in
modo incontenibile e allo tesso tempo la nostra mente che si affollava
di tanti pensieri, dubbi, progetti per il futuro, come possiamo
descrivere questi momenti se non con le parole di Giovanni Paolo
II che con grande intensità espresse questo concetto nella enciclica
“Redemptor Hominis” del 1979 “L’uomo non può vivere senza amore. Egli
rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di
senso se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore,
se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa vivamente”
Il grido
di Adamo inizia con “Questa è la volta” questa formula, come nei
tempi antichi, indica sovente anche ai giorni d’oggi ciò che sta per
accadere, cioè il costituirsi di un patto, un’ alleanza, l’uomo
riconosce nella persona che gli è stata posta di fronte come l’unica
creatura con la quale fare alleanza. Quindi il rapporto che nasce tra
l’uomo e la donna, il rapporto nuziale, è sostanzialmente nel suo senso
profondo, un rapporto di alleanza, che coinvolge in modo totale due
libertà in modo duraturo. Cosa significa in altre parole, l’attrazione
reciproca che ci ha fatti incontrare è importante altrimenti non ci
sarebbe stato nessun inizio, ma l’alleanza che si costituisce tra i due
non si riduce a questo, ma implica l’esigenza dell’impegno reciproco
delle due volontà, il volere fermamente di “volersi amare” ogni coppia
di sposi può ben testimoniare di averlo sperimentato. Un esempio molto
significativo a livello biblico è questo: Israele annuncia l’alleanza
del Signore con il popolo, usando particolarmente il linguaggio
dell’amore sponsale, proprio per affermare che la relazione con Dio non
si esaurisce nei sentimenti ma coinvolge tutta la persona, la sua
capacità di decisione, la sua determinazione a volere quel rapporto.
Così l’uomo e la donna si riconoscono partecipi della loro corporeità
intesa come corpo e spirito (carne e ossa) Dunque la differenza
sessuale non appare solo una diversità in funzione del bisogno
istintuale ma assume il senso costitutivo della persona che va a
inserirsi nell’ottica dell’alleanza e dell’impegno reciproco delle due
libertà.
Cari
sposi, anche se ci sono state altre esperienze di innamoramento,
proviamo a fare memoria del nostro incontro e riflettiamo attentamente.
Quando in cuor nostro ci siamo detti, “Questa è la volta” non ha
suscitato come un suono di campana, diverso, con il cuore che batteva
forte, coinvolgendo tutto l’essere, anima e corpo, mente e spirito, non
ha portato a sognare una vita a due duratura e felice. Sentivamo dentro
un anelito di felicità nuova che ci superava, tanto da non riuscire a
descriverla se non alla luce della fede, ora comprendiamo che era un
progetto non nostro, che è il Signore Dio che ci ha fatto incontrare, a
permettere che i nostri sguardi si incontrassero, che i nostri cuori
battessero l’uno per l’altra, che meraviglia pensare che eravamo nel
pensiero di Dio come sposi, quale sentimento di pienezza nasce nel
cuore. Si, Dio ci ha scelti, e ci ha voluti assieme da sempre.
Ecco che
la vocazione mette le basi di un opera grandiosa, S.Paolo nella lettera
agli Efesini non esita a definirlo un mistero grande in riferimento a
Cristo e alla Chiesa, quest’opera si chiama il matrimonio,
certamente perché abbia il suo significato pieno è necessario anche la
sua connotazione giuridica in presenza di testimoni. Qui vogliamo
ribadire con forza, che al di la, delle legislazioni permissive di
alcuni paesi, il matrimonio civile e religioso si configura soltanto
tra un uomo e una donna altre forme sono solo l’espressione,
disgregante, di immoralità e relativismo pericolosa per l’intera
umanità.
Dopo
quanto è stato detto finora, anche se appena accennato, emerge
fortemente un aspetto che non è solamente un comando di Dio ma esigenza
stessa dell’amore, ed è l’indissolubilità, nessuno separi ciò che
Dio ha unito, siamo certi che, al di la del concetto biblico, quando ci
siamo detti il nostro amore non c’era assolutamente nel cuore il
pensiero che questo dovesse essere a tempo determinato, ma durare per
sempre. Oggi, purtroppo, ci troviamo a dibatterci con una mentalità dove
il senso morale delle scelte definitive in quanto a matrimonio è venuto
meno, è sicuramente questo un campanello d’allarme da non trascurare, le
convivenze aumentano e sta diventando un luogo comune il fatto di non
aver fiducia in un rapporto duraturo, nei nostri giovani c’è tanta paura
di amare e di lasciarsi amare, come se non bastasse ci sono anche
tentativi di introdurre leggi che in qualche modo vogliono comparare il
matrimonio alle unioni di fatto (convivenze) i cosiddetti PACS
introducendo così un altro elemento disgregativo della famiglia,
dimenticando che il Signore Gesù assume la nostra relazione umana e la
eleva a Sacramento facendosi garante al di la dei nostri limiti.
Ora,
soffermiamoci ancora un attimo sull’espressione di giubilo di Adamo, che
potremmo chiamare l’inizio della sua storia nuziale, egli accoglie la
donna che Dio gli conduce non semplicemente come una compagna di vita,
ma il suo reciproco, ossia la persona con la quale stabilire una
alleanza. Questo lo conferma la sua risposta, la donna diviene partecipe
delle sue ossa e della sua carne; dove “ossa” vuol significare il
costituirsi di una realtà nella sacralità della persona, mentre “carne”
esprime la concretezza di un corpo, di un a storia fatta di fragilità e
bellezza di una creatura posta nel tempo. Oggi va di moda, essendo anche
meno impegnativo il mio compagno la mia compagna, non è una strana
definizione? Come è bello invece dire: il mio sposo, la mia sposa, come
si rallegra il cuore di questa espressione.
La nuova
famiglia che nasce in risposta alla vocazione inscritta nel DNA
dell’uomo e della donna fondata sul rapporto matrimoniale stabilito da
Dio, dimora si nella voluttuosità dei sentimenti e del desiderio
istintuale, a volte anche sulle convenienze sociali, ma sul pilastro
solido e ben piantato dell’unità e dell’indissolubilità: “Nessuno
separi ciò che Dio ha unito”. Questa versetto di Genesi indica che
il rapporto che l’uomo costituisce con la donna che ha scelto è più
forte di quello generazionale con il proprio padre e la propria madre,
perché la nuova coppia che viene a costituirsi genera un appartenersi
reciproco che supera e trascende come valore e impegno l’appartenenza
genetica e affettiva con la famiglia di origine.
L’attrazione sessuale, con tutta la sua forza, è il mezzo che Dio ha
voluto e benedetto perchè l’uomo potesse incontrare la sua donna e
costituire con lei, attraverso il dialogo, la comunione e il piacere un
vincolo indissolubile formando con lei una sola carne, il profeta
Malachia direbbe: fino a costituire con lei, per volontà divina, <un
solo essere dotato di carne e soffio vitale>
Nel
nuovo testamento troviamo in (Mt. 19,5) la stessa citazione che fa
riferimento a questo testo importante di Genesi, quando Gesù rispondendo
ai Farisei che volevano metterlo alla prova ricorda che era per la loro
durezza di cuore che Mosè permise di ripudiare la moglie, ma al
principio non era così. L’insegnamento di Gesù sul matrimonio fatto ai
discepoli suscita in loro una reazione piuttosto contrastante, se da
una parte credono di conoscerlo bene come Colui sempre pronto ad
accogliere i peccatori, dall’altra rimangono stupiti nel fatto che sia
così intransigente verso l’amore sponsale, tanto da chiedersi: “Se
questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna non conviene
sposarsi” (Mt. 19,10) possiamo dire che anche oggi molti giovani si
chiedono la stessa cosa.
Secondo
la predicazione di Gesù il significato del matrimonio si comprende solo
guardando ciò che Dio fece all’inizio creando la prima coppia. Nel regno
che Egli è venuto ad annunciare il matrimonio riacquista così il suo
valore e la sua perfezione che le conseguenze del peccato avevano
deturpato, la risposta di Gesù vuol farci capire che l’amore coniugale
di chi ha accolto il regno e quindi superato la durezza di cuore, si
colloca nel progetto di Dio, dunque il matrimonio per Gesù non è
ritenuto solo, come un patto sociale o una buona istituzione giuridica,
ma un istituzione divina.
In
sintesi la vocazione matrimoniale nella sua specificità come relazione
uomo-donna assume un importanza essenziale per la vita umana, è in
questo ambito privilegiato che Gesù si pone come modello e esempio di
sequela, con la Sua passione, morte e risurrezione indicando agli sposi
cristiani la strada da seguire, il cammino di santità citato all’inizio,
che si traduce in tre atteggiamenti fondamentali: il rinnegamento di se
stessi, la prontezza del servizio, la dedizione fedele senza
restrizioni. Certamente il cammino non è facile e lo sconcerto dei
discepoli lo costatiamo anche ai nostri giorni, se guardiamo la sfiducia
nei confronti di un rapporto duraturo che molti giovani e molte coppie
nutrono verso il matrimonio, ma è e rimane un progetto bellissimo ed
entusiasmante dove al di la della umana fatica vale la pena di viverlo.
Per
concludere vogliamo ritornare brevemente al testo iniziale i due
diventeranno una carne sola, la traduzione greca recita in questo
modo: “E i due saranno verso una sola carne” questo ci suggerisce
che giungere alla pienezza del noi di coppia, cioè la comunione piena
tra i due, non è assolutamente un dato scontato in partenza, ma
rappresenta il traguardo di un lungo cammino fatto di fatiche e di gioie
a cui gli sposi devono tendere. La FC lo spiega molto bene al n° 51:
Dio, infatti, che ha chiamato gli sposi al matrimonio, continua a
chiamarli nel matrimonio. Dentro e attraverso i fatti, i problemi, le
difficoltà, gli avvenimenti dell’esistenza di tutti i giorni, Dio viene
ad essi rivelando le esigenze concrete della loro partecipazione
all’amore di Cristo per la Chiesa in rapporto alla particolare
situazione – familiare, sociale ed ecclesiale – nella quale si trovano.
Dunque l’unità di una sola carne è il frutto dell’impegno reciproco dei
coniugi, ma resterà sempre e comunque anche l’esperienza di un dono di
Dio, Garante e Testimone dell’alleanza sponsale. Per ultimo, l’uomo e la
donna sono due infiniti che accettando i propri limiti, si aiutano in un
progetto comune a camminare insieme verso l’Infinito, che è Dio. Amen
Care
famiglie, dopo lo stacco musicale accoglieremo i vostri interventi
telefonici per la condivisione e l’arricchimento vicendevole, vi
preghiamo soltanto di essere brevi in modo che più persone possano
intervenire.
La tua
presenza nella mia vita è grazia, accende il cuore. Voglio riconoscere
in te l’amore di Dio che mi chiama ad uscire dalla mia solitudine per
costruire con te “L’unità di una sola carne”. Tu sei al centro della mia
attenzione. La tua presenza è voce di Dio che invita sulle strade
dell’amore. Ogni giorno, scegliendoti come mio coniuge, dico con
riconoscenza il mio “Si” a Dio. Insieme viviamo il mistero nuziale. |