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La
guarigione della Famiglia: “il
dialogo”
Carissimi ascoltatori di Radio
Mater un affettuoso saluto a voi tutti. Possa il nostro saluto giungere
a voi con tutta quella tenerezza che il Signore ha messo nel ns. cuore
Siamo Piero e Rossana e anche oggi riprendiamo il tema della guarigione
della famiglia e in particolare la comunicazione nella coppia: il
dialogo.
Questo argomento è già stato trattato in altre
occasioni in passato con sfumature e atteggiamenti diversi. Si tratta di
quelle parole concrete di tutti i giorni che riempiono e rendono vivi i
nostri incontri; quelle parole dette, urlate, sussurrate, cantate, buone
o cattive, attese o temute che ci scambiamo ogni giorno e con le quali
descriviamo qualcosa della nostra vita. Le parole hanno un potere
formidabile di bene e di male, di costruzione o di distruzione. Con le
parole esprimiamo i nostri sensi,
idee, sentimenti, memorie, desideri, fantasie: è la nostra vita
quotidiana, fisica, morale, spirituale.
Il dialogo è una delle realtà più ordinarie nella
vita; è un fatto apparentemente semplice ma nello stesso tempo altamente
impegnativo ed esigente.
Dialogare è una necessità, un piacere, ma anche una
sfida. Ogni incontro con i nostri simili, marito, moglie, figli, amici,
compagni ecc. interpella e mette a nudo il nostro rapporto con le
parole, quelle giuste e quelle sbagliate, quelle che uniscono e quelle
che dividono: è il nostro vivere quotidiano fatto oltre che di parole,
anche di ascolto, di
sguardi, di silenzi, di sentimenti, di atteggiamenti ecc.
Tuttavia la comunicazione non
sempre è facile, perché spesso confondiamo tra loro informazioni,
progettualità e comunicazione.
Sono molte le informazioni che circolano anche
solo nel corso di un pasto, di un tragitto in macchina, di una serata (es…)
ma ciò non significa però che vi sia comunicazione. Di solito la
comunicazione è un lavoro e
una fonte di gioia che fa parte integrante della costruzione di un amore
e richiede partecipazione e impegno da parte di entrambi i coniugi. Il
vivere con serenità dipende innanzitutto dalla volontà di entrambi di
comunicare a livello profondo e comunicare non vuol dire solo parlarsi,
anche se qualche volta lo si fa in modo profondo.
Un esempio: quando una coppia inizia ad avere figli e
insorgono i problemi che riguardano l’educazione, marito e moglie
generalmente ne parlano tra loro, trovano sempre un po’ di tempo per uno
scambio di idee sull’argomento, mettono a punto i comportamenti da
adottare per questo o quel figlio. Questo è giusto, anzi è
indispensabile, ma non implica uno scambio a livello dell’ “io”
profondo: si conoscono come genitori di questo o quel figlio, parlano di
scuola, di malattie, del tal professore, delle ripetizioni, dello sport
dei singoli figli, delle compagnie, delle uscite ecc. e di tanti altri
argomenti pur indispensabili e da affrontare. Ma dopo qualche anno i due
coniugi si ritrovano molto lontani l’uno dall’altro e si accorgono che
la vera comunicazione tra
loro si è spenta. Perché? C’è stata comunicazione sull’argomento
“figli”, il che è già qualcosa, ma ci si rende conto che si è soli da
morire davanti alla persona amata che non ci capisce più!e nascono le
prime domande
che spesso feriscono ma
che danno una precisa situazione di sofferenza e di
insopportabilità: “Ma che ti prende? Hai tutto per essere felice, un
buon marito/moglie, dei bei bambini, una casa dove non ti manca nulla,
non capisco cosa ti capiti”. Peggio ancora quando: “mio marito/moglie è
andato con un’altra/o. Eravamo felici, non avevamo difficoltà, c’era una
bellissima intesa eppure quella
persona lo ha accalappiato senza che lui/lei se ne accorgesse”
ecc. ecc.
Abbiamo letto recentemente su una rivista cattolica
parte di una lettera di una coppia che così riferiva:
“Dopo ogni piccola incomprensione facciamo fatica a
dialogare con serenità. Rimarchiamo sempre gli stessi difetti e non
riusciamo a controllare la nostra emotività ferita, facendo crescere
l’ostilità fra noi…”
E’ una realtà assai frequente tra le coppie e non vi
nascondiamo che anche tra di noi che vi stiamo parlando, a volte ci
capita di vivere, purtroppo, questo situazione. (è un motivo che
riprenderemo più avanti, se lo riterrete opportuno analizzare)
In una coppia, in una famiglia, si elaborano
costantemente dei progetti (casa, mobili, auto, ferie e così via
dicendo), rientra nella dinamica di coppia e implica che ci siano amore,
intesa, finalità comuni e nella progettualità emerge spontaneamente una
certa forma di comunicazione personale ed intensa. Ma ciò non rientra
ancora nell’ambito della comunicazione profonda tra due persone pur
riconoscendo che questo scambio può portare ad una intesa perfetta e
gratificante, ma non può ancora soddisfare le esigenze di una relazione
intima.
STACCO
MUSICALE
Da un mensile cattolico, viene riferito che oggi,
2008, il 30% dei matrimoni naufraga perché manca il dialogo su quel che
ciascuno dei due vive nel suo intimo. Una soluzione che viene proposta è
quella di parlarsi e ancora parlarsi, manifestare se stessi nelle
proprie paure, nelle speranze, nei desideri, nei sogni.
Un dialogo vero, dunque, non il vuoto bla-bla di ogni
sera al tavolo da pranzo. A volte, purtroppo, ci si accontenta di uno
star bene generico e superficiale, di vivere una vita senza problemi. Ma
l’esistenza ci pone di continuo di fronte a problemi, a sfide da
affrontare, a scelte da compiere. Tirare a campare, anno dopo anno,
senza sentirsi realmente coppia, è l’anticamera della crisi.
Perché il tran-tran quotidiano, per certi versi rassicurante, nasconde
profonde insoddisfazioni che prima o poi esplodono: il mutismo delle
emozioni, la vergogna a mostrare i propri sentimenti, portano marito e
moglie a scoprirsi estranei, anche magari dopo 20 o 30 anni di
matrimonio, ecco allora la crisi e la decisione di separarsi.
La comunicazione profonda: i tempi forti nella vita
di coppia
1 - Creare il clima necessario.
Non è facile per una coppia sovraccarica di lavoro a
causa della vita professionale e dei figli trovare il tempo necessario e
adatto per fermarsi un’ora o due a tu per tu, per parlarsi in modo
tranquillo e sereno. Bisogna volerlo, per non dire che bisogna
programmarlo in anticipo, altrimenti quel momento
viene assorbito da qualche cosa
d’altro o eternamente rimandato a più tardi. Solo in
un clima particolarmente sereno ci si può parlare a livello profondo, in
un momento che sia di distensione e soprattutto di gioia per
entrambi. Ciò comporta
una certa preparazione anche dell’ambiente esterno, per esempio,
staccare il telefono, chiudere la porta, fare una passeggiata da
innamorati. L’essenziale è che ci sia un clima di grande tenerezza
reciproca e il desiderio profondo di arrivare al cuore dell’altro.
2 - Saper parlare.
In una relazione intima la comunicazione può essere
verbale o non verbale.
I mezzi
non verbali
sono forse più discreti, ma ciascuno di noi conosce il significato di
una strizzatine d’occhio, di uno sguardo, di un sorriso, di un bacio, di
una moina, di un abbraccio, di una coccola ecc. L’amore passa attraverso
tutti questi gesti, che sono concreti, buoni, eloquenti, segni
assolutamente in grado di trasmettere un messaggio. L’uomo e la donna
che si gettano l’uno nella braccia dell’altra sanno di amarsi e di
desiderarsi; anche un bambino molto piccolo comprende il significato di
simili gesti.
Il sorriso di una mamma rianima il cuore di un
neonato; il sorriso di una moglie ridona fiducia al marito. Un marito
che vi prende teneramente per le spalle, vuole dire che vi ama. La
comunicazione verbale, invece, è più complessa: manca spesso il
tempo, le parole a volte vanno oltre il nostro pensiero o lo
indeboliscono, la difficoltà nell’esprimersi a voce può essere un vero e
proprio ostacolo.
Generalmente le donne comunicano più facilmente degli
uomini, sanno esprimere meglio le loro emozioni o i loro sentimenti. Gli
uomini sono più maldestri o più riservati, meno inclini ad aprirsi. Ma
questa distinzione non è certo generalizzabile
3 - Saper ascoltare.
Spesso crediamo
che per ascoltare sia sufficiente tacere per lasciare all’altro
lo spazio e il tempo di esprimersi. Ma l’ascolto non è facile: significa
in primo luogo accogliere l’altro così com’è e non come vorremmo che
fosse. Ciò implica una reale spogliazione interiore e una vera
disponibilità ad abbandonare le proprie posizioni.
Se per educazione io lascio che chi mi parla si
esprima, ma resto tuttavia abbarbicato al mio punto di vista personale,
che sono pronto subito dopo ad imporre, io non l’ho ascoltato, mi sono
limitato a tacere! ecco tutto!
L’ascolto non è qualcosa che si limita all’orecchio;
esige una rinuncia interiore a se stessi. E’ sforzo ma soprattutto è
amore, desiderio di raggiungere l’altro nell’intimo
della sua persona perché lo si ama. E’ la capacità di
intendere quello che non si sente con l’orecchio e tale intuizione del
non detto richiede molto amore, umiltà, riflessione e desiderio di
comprendere l’altro.
4 - Le condizioni della comunicazione.
La prima condizione della comunicazione è la certezza
che quello che si sta per dire non sarà oggetto né di disprezzo, né di
ironia, né di contestazione, né di una reazione
di difesa o di giustificazione da parte dell’altro.
L’ascolto silenzioso verso colui (o colei) che parla è l’asso nella
manica per il successo della comunicazione, altrimenti la conversazione
rischia di interrompersi e di bloccarsi. Non ci si può esprimere in
profondità se non in un clima di fiducia.
Se a volte, purtroppo, la comunicazione è del tutto
impossibile, come certamente molti ascoltatori potranno confermare,
si può scrivere ciò che si vuole dire e darlo all’altra persona perché
lo legga quando si sentirà pronto a farlo. Anche il telefono, specie per
i più timidi, può essere un
aiuto nella comunicazione per le coppie che sono lontane. Nell’era di
Internet quante coppie (separate temporaneamente per impegni di lavoro)
hanno imparato a mandarsi una e-mail concisa tra un impegno e l’altro!
STACCO
MUSICALE
Carissimi ascoltatori di Radio Mater, ci permettiamo
qualche proposta per la comunicazione:
-
Attraverso ciò che
l’altro dice, cerchiamo di comprendere quello che ha potuto ferirlo del
nostro modo di fare; chiediamogli scusa e perdono e pensiamo al modo di
porvi rimedio.
-
Cerchiamo di intuire
i suoi desideri per cercare di esaudirli, rinunciando magari ai nostri
programmi (cinema, cena, svaghi, sport. ecc.). Se si arriva a questa
chiarezza si fa già un grande passo in avanti verso la comunicazione
profonda.
-
Interessiamoci di
quello che l’altro pensa, dei sentimenti che prova, delle sue
gioie, delle sue pene, della sua vita
professionale, riflettiamo insieme sui suoi
progetti;
-
Manifestiamo la
nostra ammirazione per quanto vi è di positivo nella sua vita;
mostriamogli le qualità che di lui apprezziamo: congratuliamoci con
l’altro/a per quello che vi è di buono nel suo comportamento.
-
Riconosciamo i suoi
gesti di gentilezza, di aiuto, di delicatezza; impariamo a dirgli quanto
siamo sensibili a tali gesti.
-
Diciamogli più
spesso che lo amiamo anche se nel vortice della vita
quotidiana spesso non riusciamo trovare il tempo o l’occasione
per dirglielo.
-
Non rivanghiamo
mai i suoi errori del passato, ma diamogli fiducia e stima
Vi sottoponiamo ora un piccolo test sulla conoscenza
del coniuge e riflettiamo un po’
-
Sono in grado di
raccontare alcuni aneddoti della sua infanzia?
-
Quale è stato il
motivo del nostro ultimo litigio?
-
Posso elencare i
suoi divertimenti preferiti?
-
Conosco alcune
parole che non sopporta sentire dire da quelli che ama?
-
Qual è la qualità
più importante della sua personalità?
-
Che cosa non sopporta nel mio carattere?
-
Che cosa lo fa
soffrire nel comportamento che i figli hanno verso di lui?
-
Mi ricordo ancora
quello che gli ho detto l’ultima volta che l’ho ferito?
STACCO
MUSICALE
I principali ostacoli alla comunicazione.
Comunicare a livello profondo è sempre una operazione
complessa tanto più che
uomo e donna non vivono la comunicazione nella stessa
forma.
Vediamo alcuni punti:
L’uomo ricerca innanzitutto l’efficacia.
Per fare un esempio (non certo di tutti) egli dirà: “Ecco il problema,
(sottinteso: come lo vedo io) ecco la soluzione (sottinteso come la vedo
io), ed è così”
La donna cerca innanzitutto di instaurare una
modalità di comunicazione. “in
quella situazione io ho detto questo e tu hai detto quello..”e il
discorso femminile può durare molto a lungo, cosa che può infastidire
l’interlocutore. La donna si lascia coinvolgere in modo molto più
personale, con tutta la sua affettività. Per questo la comunicazione
richiede da entrambe le parti molta disponibilità e benevolenza.
Comunicazione e conflitto.
E’ inevitabile che tra coniugi si conservino motivi di risentimento,
qualcosa di non detto, delle ferite sepolte nel profondo del cuore.
Molto spesso la comunicazione è bloccata dal fatto che entrambi vogliono
dimostrare di avere ragione; non accettano più la possibilità di
rimettersi in discussione, ritenendo entrambi di essere senza difetto e
che il conflitto provenga dall’errore dell’altro.
Nello stesso tempo, però, ciascuno è estremamente
fragile e vulnerabile; basta un
nulla a ferirci e
ferire l’altro: un tono inopportuno, una parola che va oltre quello che
effettivamente pensiamo e subito l’altro si sente respinto, non amato
L’orgoglio è l’ostacolo più frequente nella
difficoltà di comunicazione. La
soluzione di un conflitto non consiste nel sapere chi ha ragione e chi
ha torto. A questa soluzione non
si arriva se si cerca di vincere a tutti i costi! Si tratta, invece, di
cercare di comprendere perché e come si è potuto ferire l’altro e farlo
soffrire. Quando ci sembra di essere paralizzati in una situazione di
conflitto e ogni parola che si pronuncia diventa insopportabile per
entrambi, bisognerebbe avere il coraggio di gettarsi l’uno nelle braccia
dell’altra in uno slancio di amore, perché il linguaggio della tenerezza
è quello che trionfa su tutto il resto ed è quello che l’altra persona
può sempre comprendere. Le parole possono fare molto male, mentre i
gesti d’amore hanno una forte capacità di riconciliazione, nettamente
superiore alle parole.
Distruzione e ricostruzione.
Ferire l’altro significa fare opera di distruzione e generalmente la
cosa è reciproca: se l’altro è distrutto, anch’io lo sono e, a seconda
dei casi, il lavoro di restaurazione può essere lungo e doloroso, nella
misura in cui il marito e moglie sono feriti, come accade quasi sempre
in un conflitto, a meno che non si verifichi un miracolo di amore
(termine che riprenderemo più avanti). Chi è ferito in genere non può
appoggiarsi a un altro ferito. Solo l’amore può fornire delle risorse
preziose, prime fa tutte il desiderio radicato nel cuore di ciascuno, di
una pace vera e di un perdono sincero.
In una coppia che si ama ogni distruzione necessita di
una ricostruzione voluta, condivisa e che costituisce un’occasione per
ripartire. Non bisogna mai accettare che
la distruzione si protragga nel tempo: è troppo nociva
per tutti.
Se si vuole si può ricominciare.
L’unica frase veramente fatale è questa: “Troppo
tardi: quel che è detto è detto; tanto
peggio per te”. E’ una frase
terribile che uccide perché mette a morte quel piccolo germe di perdono
o di riconciliazione che nasce nel cuore dell’altro.
Perdonare è sempre un passo difficile perché
quotidianamente ci si scontra con una personalità intessuta di abitudini
o di debolezze o di comportamenti che continuano a
farci soffrire.
Non bisogna pensare di cambiare il carattere del
coniuge: l’abbiamo accettato in
partenza così com’è! Verifichiamo invece, con
coraggio, il nostro carattere
Noi sappiamo bene, come cristiani se ci definiamo
tali, che il perdono, proprio perché difficile, non può che essere dono
di Dio, in quanto umanamente è un passo certe volte impossibile da
compiere.
La frase pronunciata da Gesù in alcuni casi è l’unica
che possa permettere di accettare l’inaccettabile: “Perdona loro, perché
non sanno quello che fanno” (Lc. 23)
Ed è vero, non sempre abbiamo coscienza del male che
possiamo fare.
Gesù si è reso conto di quanto il perdono potesse
essere difficile, tanto i nostri cuori
sono inclini a non dimenticare e, infatti, ce l’ha
presentato come un dono da chiedere a Dio: “Rimetti a noi i nostri
debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Dobbiamo perdonare e
saremo perdonati, perché in ogni conflitto il bisogno di essere
perdonati è reciproco.
Ma salvare un matrimonio si può a patto che ciascuno
dei due lo voglia,ognuno di noi lo voglia! Ci permettiamo di indicare
brevemente alcune vie: la prima
è di ritornare alle origini della propria relazione, ai motivi per i
quali ci si è reciprocamente ascoltati, scelti, amati. La
seconda è la capacità di
perdonarsi a vicenda, aiutandosi
reciprocamente a camminare verso il sogno che si aveva all’inizio
della vita di coppia. La terza
è la riscoperta del Sacramento che sta alla radice del nostro
matrimonio.
Invertire la tendenza, tornare ad innamorarsi l’uno
dell’altra è possibile purché marito e moglie rientrino in se stessi e
coltivino il silenzio, l’ascolto, la riflessione interiore.
E se nei momenti difficili la reazione più comune è
chiudersi in se stessi per non affrontare l’opinione degli altri,
indispensabile è avere accanto persone con le quali aprirsi senza essere
giudicati e, possibilmente, camminare in gruppo con altri.
Una regola: non soffochiamo mai l’entusiasmo, la buona
volontà, il desiderio di fare meglio, la speranza: riscopriamo che non
siamo mai soli nel nostro vivere quotidiano.
STACCO
MUSICALE
Ritrovarsi insieme davanti al Signore.
Una coppia cristiana, unita dal sacramento del
matrimonio, sente ogni tanto il bisogno di ripensare alla relazione
intima con il Signore. La nostra vita con lui è una “storia benedetta”,
così come l’abbiamo pensata nel giorno del nostro matrimonio.
Per questo può esserci utile, di tanto in tanto,
interrogarci per capire in che direzione
ci stiamo movendo. Chiediamoci carissimi ascoltatori:
A che punto stiamo nella nostra storia benedetta con
il Signore?
-
Dove siamo arrivati
sulla strada che abbiamo tracciato seguendo il Vangelo?
-
Come abbiamo vissuto
gli eventi più recenti della nostra vita?
-
Nell’ultimo mese
qual è stato il dono di Dio che abbiamo ricevuto?
-
A che punto siamo
l’uno nei confronti dell’altra?
-
Siamo capaci di aprire il nostro cuore ai
problemi di quelli che ci circondano?
-
Abbiamo saputo
accompagnare con il nostro sostegno quella certa persona che conosciamo,
colpita da una prova? E in che modo possiamo continuare a farlo?
-
Quali sono state le
nostre mancanze nei confronti dell’amore?
-
Come possiamo essere
artefici di pace o di misericordia in certe situazioni? oppure, per
caso, non ci troviamo noi nel pieno di una tempesta?
-
Non è forse giunto
per noi il momento di gridare aiuto, tutti e due insieme, al Signore
Gesù?
Sono mille gli interrogativi che si pongono per una
coppia che voglia vivere nello spirito del sacramento del matrimonio che
ha celebrato. Alcune volte ne basta uno solo per prendere coscienza
della “storia benedetta” che si sta vivendo con il Signore.
Bisogna imparare a fermarsi e a riflettere insieme e a
maggior ragione quando siamo coinvolti come famiglia, altrimenti gli
eventi di un giorno vengono cancellati da quelli del giorno successivo.
Le preoccupazioni materiali spesso si accaparrano
tutto il nostro tempo e divorano il meglio della nostra vita. Non si ha
più neanche la possibilità di percepire che si sta vivendo qualcosa di
grande, che si partecipa a eventi che meriterebbero una sosta davanti al
Signore.
Quando gli evangelisti (Matteo, Marco, Luca, Giovanni)
hanno voluto testimoniare ciò che avevano vissuto con Gesù, hanno
raccontato la loro vita quotidiana con lui:
tratti di strada condivisi, pasti, conversazioni, uscite in
barca, prove vissute con lui,
momenti dolorosi, miracoli
ecc. Essi hanno riferito le sue parole, le sue reazioni davanti a certi
eventi, hanno testimoniato l’infinito e smisurato amore di Gesù.
Hanno raccontato la loro
storia con Lui.
Anche la coppia, ogni tanto, può e deve tentare una
valutazione della propria storia che sta vivendo con il Signore: momento
molto ricco per la vita a due, occasione di gioia, di speranza, di
amore.
L’amore fa trovare le parole buone; le parole buone
fanno nascere l’amore.
STACCO
MUSICALE IN
ATTESA DELLE
TELEFONATE
(preghiera finale)
Vi diamo appuntamento, carissimi ascoltatori, il 14
novembre con Franco e Rita
Una felice serata a voi tutti.
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