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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 24 ottobre 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS:Famiglia Canziani

 

 

La guarigione della Famiglia: “il dialogo”

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater un affettuoso saluto a voi tutti. Possa il nostro saluto giungere a voi con tutta quella tenerezza che il Signore ha messo nel ns. cuore Siamo Piero e Rossana e anche oggi riprendiamo il tema della guarigione della famiglia e in particolare la comunicazione nella coppia: il dialogo.

Questo argomento è già stato trattato in altre occasioni in passato con sfumature e atteggiamenti diversi. Si tratta di quelle parole concrete di tutti i giorni che riempiono e rendono vivi i nostri incontri; quelle parole dette, urlate, sussurrate, cantate, buone o cattive, attese o temute che ci scambiamo ogni giorno e con le quali descriviamo qualcosa della nostra vita. Le parole hanno un potere formidabile di bene e di male, di costruzione o di distruzione. Con le parole esprimiamo i nostri sensi,   idee, sentimenti, memorie, desideri, fantasie: è la nostra vita quotidiana, fisica, morale, spirituale.

Il dialogo è una delle realtà più ordinarie nella vita; è un fatto apparentemente semplice ma nello stesso tempo altamente impegnativo ed esigente.

Dialogare è una necessità, un piacere, ma anche una sfida. Ogni incontro con i nostri simili, marito, moglie, figli, amici, compagni ecc. interpella e mette a nudo il nostro rapporto con le parole, quelle giuste e quelle sbagliate, quelle che uniscono e quelle che dividono: è il nostro vivere quotidiano fatto oltre che di parole, anche di ascolto, di  sguardi, di silenzi, di sentimenti, di atteggiamenti ecc.

Tuttavia la comunicazione non sempre è facile, perché spesso confondiamo tra loro informazioni, progettualità e comunicazione.

Sono molte le informazioni che circolano anche solo nel corso di un pasto, di un tragitto in macchina, di una serata (es…) ma ciò non significa però che vi sia comunicazione. Di solito la comunicazione è un  lavoro e una fonte di gioia che fa parte integrante della costruzione di un amore e richiede partecipazione e impegno da parte di entrambi i coniugi. Il vivere con serenità dipende innanzitutto dalla volontà di entrambi di comunicare a livello profondo e comunicare non vuol dire solo parlarsi, anche se qualche volta lo si fa in modo profondo.

Un esempio: quando una coppia inizia ad avere figli e insorgono i problemi che riguardano l’educazione, marito e moglie generalmente ne parlano tra loro, trovano sempre un po’ di tempo per uno scambio di idee sull’argomento, mettono a punto i comportamenti da adottare per questo o quel figlio. Questo è giusto, anzi è indispensabile, ma non implica uno scambio a livello dell’ “io” profondo: si conoscono come genitori di questo o quel figlio, parlano di scuola, di malattie, del tal professore, delle ripetizioni, dello sport dei singoli figli, delle compagnie, delle uscite ecc. e di tanti altri argomenti pur indispensabili e da affrontare. Ma dopo qualche anno i due coniugi si ritrovano molto lontani l’uno dall’altro e si accorgono che la  vera comunicazione tra loro si è spenta. Perché? C’è stata comunicazione sull’argomento “figli”, il che è già qualcosa, ma ci si rende conto che si è soli da morire davanti alla persona amata che non ci capisce più!e nascono le prime domande

che spesso feriscono ma  che danno una precisa situazione di sofferenza e di insopportabilità: “Ma che ti prende? Hai tutto per essere felice, un buon marito/moglie, dei bei bambini, una casa dove non ti manca nulla, non capisco cosa ti capiti”. Peggio ancora quando: “mio marito/moglie è andato con un’altra/o. Eravamo felici, non avevamo difficoltà, c’era una bellissima intesa eppure quella   persona lo ha accalappiato senza che lui/lei se ne accorgesse” ecc. ecc.

Abbiamo letto recentemente su una rivista cattolica parte di una lettera di una coppia che così riferiva:

“Dopo ogni piccola incomprensione facciamo fatica a dialogare con serenità. Rimarchiamo sempre gli stessi difetti e non riusciamo a controllare la nostra emotività ferita, facendo crescere l’ostilità fra noi…”

E’ una realtà assai frequente tra le coppie e non vi nascondiamo che anche tra di noi che vi stiamo parlando, a volte ci capita di vivere, purtroppo, questo situazione. (è un motivo che riprenderemo più avanti, se lo riterrete opportuno analizzare)

In una coppia, in una famiglia, si elaborano costantemente dei progetti (casa, mobili, auto, ferie e così via dicendo), rientra nella dinamica di coppia e implica che ci siano amore, intesa, finalità comuni e nella progettualità emerge spontaneamente una certa forma di comunicazione personale ed intensa. Ma ciò non rientra ancora nell’ambito della comunicazione profonda tra due persone pur riconoscendo che questo scambio può portare ad una intesa perfetta e gratificante, ma non può ancora soddisfare le esigenze di una relazione intima.

 

STACCO     MUSICALE

 

Da un mensile cattolico, viene riferito che oggi, 2008, il 30% dei matrimoni naufraga perché manca il dialogo su quel che ciascuno dei due vive nel suo intimo. Una soluzione che viene proposta è quella di parlarsi e ancora parlarsi, manifestare se stessi nelle proprie paure, nelle speranze, nei desideri, nei sogni.

Un dialogo vero, dunque, non il vuoto bla-bla di ogni sera al tavolo da pranzo. A volte, purtroppo, ci si accontenta di uno star bene generico e superficiale, di vivere una vita senza problemi. Ma l’esistenza ci pone di continuo di fronte a problemi, a sfide da affrontare, a scelte da compiere. Tirare a campare, anno dopo anno, senza sentirsi realmente coppia, è l’anticamera della crisi. Perché il tran-tran quotidiano, per certi versi rassicurante, nasconde profonde insoddisfazioni che prima o poi esplodono: il mutismo delle emozioni, la vergogna a mostrare i propri sentimenti, portano marito e moglie a scoprirsi estranei, anche magari dopo 20 o 30 anni di matrimonio, ecco allora la crisi e la decisione di separarsi.

 

La comunicazione profonda: i tempi forti nella vita di coppia

1 - Creare il clima necessario.

Non è facile per una coppia sovraccarica di lavoro a causa della vita professionale e dei figli trovare il tempo necessario e adatto per fermarsi un’ora o due a tu per tu, per parlarsi in modo tranquillo e sereno. Bisogna volerlo, per non dire che bisogna

programmarlo in anticipo, altrimenti quel momento viene assorbito da qualche cosa

d’altro o eternamente rimandato a più tardi. Solo in un clima particolarmente sereno ci si può parlare a livello profondo, in un momento che sia di distensione e soprattutto di gioia per  entrambi. Ciò comporta  una certa preparazione anche dell’ambiente esterno, per esempio, staccare il telefono, chiudere la porta, fare una passeggiata da innamorati. L’essenziale è che ci sia un clima di grande tenerezza reciproca e il desiderio profondo di arrivare al cuore dell’altro.

2 - Saper parlare.

In una relazione intima la comunicazione può essere verbale o non verbale.

I mezzi non verbali sono forse più discreti, ma ciascuno di noi conosce il significato di una strizzatine d’occhio, di uno sguardo, di un sorriso, di un bacio, di una moina, di un abbraccio, di una coccola ecc. L’amore passa attraverso tutti questi gesti, che sono concreti, buoni, eloquenti, segni assolutamente in grado di trasmettere un messaggio. L’uomo e la donna che si gettano l’uno nella braccia dell’altra sanno di amarsi e di desiderarsi; anche un bambino molto piccolo comprende il significato di simili gesti.

Il sorriso di una mamma rianima il cuore di un neonato; il sorriso di una moglie ridona fiducia al marito. Un marito che vi prende teneramente per le spalle, vuole dire che vi ama. La comunicazione verbale, invece, è più complessa: manca spesso il tempo, le parole a volte vanno oltre il nostro pensiero o lo indeboliscono, la difficoltà nell’esprimersi a voce può essere un vero e proprio ostacolo.

Generalmente le donne comunicano più facilmente degli uomini, sanno esprimere meglio le loro emozioni o i loro sentimenti. Gli uomini sono più maldestri o più riservati, meno inclini ad aprirsi. Ma questa distinzione non è certo generalizzabile

3 - Saper ascoltare.

Spesso crediamo  che per ascoltare sia sufficiente tacere per lasciare all’altro lo spazio e il tempo di esprimersi. Ma l’ascolto non è facile: significa in primo luogo accogliere l’altro così com’è e non come vorremmo che fosse. Ciò implica una reale spogliazione interiore e una vera disponibilità ad abbandonare le proprie posizioni.

Se per educazione io lascio che chi mi parla si esprima, ma resto tuttavia abbarbicato al mio punto di vista personale, che sono pronto subito dopo ad imporre, io non l’ho ascoltato, mi sono limitato a tacere! ecco tutto!

L’ascolto non è qualcosa che si limita all’orecchio; esige una rinuncia interiore a se stessi. E’ sforzo ma soprattutto è amore, desiderio di raggiungere l’altro nell’intimo

della sua persona perché lo si ama. E’ la capacità di intendere quello che non si sente con l’orecchio e tale intuizione del non detto richiede molto amore, umiltà, riflessione e desiderio di comprendere l’altro.

4 - Le condizioni della comunicazione.

La prima condizione della comunicazione è la certezza che quello che si sta per dire non sarà oggetto né di disprezzo, né di ironia, né di contestazione, né di una reazione

di difesa o di giustificazione da parte dell’altro. L’ascolto silenzioso verso colui (o colei) che parla è l’asso nella manica per il successo della comunicazione, altrimenti la conversazione rischia di interrompersi e di bloccarsi. Non ci si può esprimere in

profondità se non in un clima di fiducia.

Se a volte, purtroppo, la comunicazione è del tutto impossibile, come certamente molti ascoltatori potranno confermare, si può scrivere ciò che si vuole dire e darlo all’altra persona perché lo legga quando si sentirà pronto a farlo. Anche il telefono, specie per i più timidi,  può essere un aiuto nella comunicazione per le coppie che sono lontane. Nell’era di Internet quante coppie (separate temporaneamente per impegni di lavoro) hanno imparato a mandarsi una e-mail concisa tra un impegno e l’altro!

 

STACCO    MUSICALE

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater, ci permettiamo qualche proposta per la comunicazione:

-         Attraverso ciò che l’altro dice, cerchiamo di comprendere quello che ha potuto ferirlo del nostro modo di fare; chiediamogli scusa e perdono e pensiamo al modo di porvi rimedio.

-         Cerchiamo di intuire i suoi desideri per cercare di esaudirli, rinunciando magari ai nostri programmi (cinema, cena, svaghi, sport. ecc.). Se si arriva a questa chiarezza si fa già un grande passo in avanti verso la comunicazione profonda.

-         Interessiamoci di quello che l’altro pensa, dei sentimenti che prova, delle sue

     gioie, delle sue pene, della sua vita professionale, riflettiamo insieme sui suoi

     progetti;

-         Manifestiamo la nostra ammirazione per quanto vi è di positivo nella sua vita; mostriamogli le qualità che di lui apprezziamo: congratuliamoci con l’altro/a per quello che vi è di buono nel suo comportamento.

-         Riconosciamo i suoi gesti di gentilezza, di aiuto, di delicatezza; impariamo a dirgli quanto siamo sensibili a tali gesti.

-         Diciamogli più spesso che lo amiamo anche se nel vortice della vita  quotidiana spesso non riusciamo trovare il tempo o l’occasione per dirglielo.

-         Non rivanghiamo mai i suoi errori del passato, ma diamogli fiducia e stima

Vi sottoponiamo ora un piccolo test sulla conoscenza del coniuge e riflettiamo un po’

-         Sono in grado di raccontare alcuni aneddoti della sua infanzia?

-         Quale è stato il motivo del nostro ultimo litigio?

-         Posso elencare i suoi divertimenti preferiti?

-         Conosco alcune parole che non sopporta sentire dire da quelli che ama?

-         Qual è la qualità più importante della sua personalità?

-   Che cosa non sopporta nel mio carattere?

-         Che cosa lo fa soffrire nel comportamento che i figli hanno verso di lui?

-         Mi ricordo ancora quello che gli ho detto l’ultima volta che l’ho ferito?

 

STACCO   MUSICALE

 

I principali ostacoli alla comunicazione.

Comunicare a livello profondo è sempre una operazione complessa tanto più che

uomo e donna non vivono la comunicazione nella stessa forma.

Vediamo alcuni punti:

L’uomo ricerca innanzitutto l’efficacia. Per fare un esempio (non certo di tutti) egli dirà: “Ecco il problema, (sottinteso: come lo vedo io) ecco la soluzione (sottinteso come la vedo io), ed è così”

La donna cerca innanzitutto di instaurare una modalità di comunicazione. “in quella situazione io ho detto questo e tu hai detto quello..”e il discorso femminile può durare molto a lungo, cosa che può infastidire l’interlocutore. La donna si lascia coinvolgere in modo molto più personale, con tutta la sua affettività. Per questo la comunicazione richiede da entrambe le parti molta disponibilità e benevolenza.

Comunicazione e conflitto. E’ inevitabile che tra coniugi si conservino motivi di risentimento, qualcosa di non detto, delle ferite sepolte nel profondo del cuore. Molto spesso la comunicazione è bloccata dal fatto che entrambi vogliono dimostrare di avere ragione; non accettano più la possibilità di rimettersi in discussione, ritenendo entrambi di essere senza difetto e che il conflitto provenga dall’errore dell’altro.

Nello stesso tempo, però, ciascuno è estremamente fragile e vulnerabile; basta un  nulla  a ferirci e ferire l’altro: un tono inopportuno, una parola che va oltre quello che effettivamente pensiamo e subito l’altro si sente respinto, non amato

L’orgoglio è l’ostacolo più frequente nella difficoltà di comunicazione. La soluzione di un conflitto non consiste nel sapere chi ha ragione e chi ha torto. A questa soluzione  non si arriva se si cerca di vincere a tutti i costi! Si tratta, invece, di cercare di comprendere perché e come si è potuto ferire l’altro e farlo soffrire. Quando ci sembra di essere paralizzati in una situazione di conflitto e ogni parola che si pronuncia diventa insopportabile per entrambi, bisognerebbe avere il coraggio di gettarsi l’uno nelle braccia dell’altra in uno slancio di amore, perché il linguaggio della tenerezza è quello che trionfa su tutto il resto ed è quello che l’altra persona può sempre comprendere. Le parole possono fare molto male, mentre i gesti d’amore hanno una forte capacità di riconciliazione, nettamente superiore alle parole.

Distruzione e ricostruzione. Ferire l’altro significa fare opera di distruzione e generalmente la cosa è reciproca: se l’altro è distrutto, anch’io lo sono e, a seconda dei casi, il lavoro di restaurazione può essere lungo e doloroso, nella misura in cui il marito e moglie sono feriti, come accade quasi sempre in un conflitto, a meno che non si verifichi un miracolo di amore (termine che riprenderemo più avanti). Chi è ferito in genere non può appoggiarsi a un altro ferito. Solo l’amore può fornire delle risorse preziose, prime fa tutte il desiderio radicato nel cuore di ciascuno, di una pace vera e di un perdono sincero.

In una coppia che si ama ogni distruzione necessita di una ricostruzione voluta, condivisa e che costituisce un’occasione per ripartire. Non bisogna mai accettare che

la distruzione si protragga nel tempo: è troppo nociva per tutti.

 

Se si vuole si può ricominciare.

L’unica frase veramente fatale è questa: “Troppo tardi: quel che è detto è detto; tanto peggio per te”. E’ una frase terribile che uccide perché mette a morte quel piccolo germe di perdono o di riconciliazione che nasce nel cuore dell’altro.

Perdonare è sempre un passo difficile perché quotidianamente ci si scontra con una personalità intessuta di abitudini o di debolezze o di comportamenti che continuano a

farci soffrire.

Non bisogna pensare di cambiare il carattere del coniuge: l’abbiamo accettato in

partenza così com’è! Verifichiamo invece, con coraggio, il nostro carattere

Noi sappiamo bene, come cristiani se ci definiamo tali, che il perdono, proprio perché difficile, non può che essere dono di Dio, in quanto umanamente è un passo certe volte impossibile da compiere.

La frase pronunciata da Gesù in alcuni casi è l’unica che possa permettere di accettare l’inaccettabile: “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc. 23)

Ed è vero, non sempre abbiamo coscienza del male che possiamo fare.

Gesù si è reso conto di quanto il perdono potesse essere difficile, tanto i nostri cuori

sono inclini a non dimenticare e, infatti, ce l’ha presentato come un dono da chiedere a Dio: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Dobbiamo perdonare e saremo perdonati, perché in ogni conflitto il bisogno di essere perdonati è reciproco.

Ma salvare un matrimonio si può a patto che ciascuno dei due lo voglia,ognuno di noi lo voglia! Ci permettiamo di indicare brevemente alcune vie: la prima è di ritornare alle origini della propria relazione, ai motivi per i quali ci si è reciprocamente ascoltati, scelti, amati. La seconda è la capacità di perdonarsi a vicenda, aiutandosi  reciprocamente a camminare verso il sogno che si aveva all’inizio della vita di coppia. La terza è la riscoperta del Sacramento che sta alla radice del nostro matrimonio.

Invertire la tendenza, tornare ad innamorarsi l’uno dell’altra è possibile purché marito e moglie rientrino in se stessi e coltivino il silenzio, l’ascolto, la riflessione interiore.

E se nei momenti difficili la reazione più comune è chiudersi in se stessi per non affrontare l’opinione degli altri, indispensabile è avere accanto persone con le quali aprirsi senza essere giudicati e, possibilmente, camminare in gruppo con altri.

Una regola: non soffochiamo mai l’entusiasmo, la buona volontà, il desiderio di fare meglio, la speranza: riscopriamo che non siamo mai soli nel nostro vivere quotidiano.

 

STACCO    MUSICALE

 

Ritrovarsi insieme davanti al Signore.

Una coppia cristiana, unita dal sacramento del matrimonio, sente ogni tanto il bisogno di ripensare alla relazione intima con il Signore. La nostra vita con lui è una “storia benedetta”, così come l’abbiamo pensata nel giorno del nostro matrimonio.

Per questo può esserci utile, di tanto in tanto, interrogarci per capire in che direzione

ci stiamo movendo. Chiediamoci carissimi ascoltatori:

A che punto stiamo nella nostra storia benedetta con il Signore?

-         Dove siamo arrivati sulla strada che abbiamo tracciato seguendo il Vangelo?

-         Come abbiamo vissuto gli eventi più recenti della nostra vita?

-         Nell’ultimo mese qual è stato il dono di Dio che abbiamo ricevuto?

-         A che punto siamo l’uno nei confronti dell’altra?

-   Siamo capaci di aprire il nostro cuore ai problemi di quelli che ci circondano?

-         Abbiamo saputo accompagnare con il nostro sostegno quella certa persona che conosciamo, colpita da una prova? E in che modo possiamo continuare a farlo?

-         Quali sono state le nostre mancanze nei confronti dell’amore?

-         Come possiamo essere artefici di pace o di misericordia in certe situazioni? oppure, per caso, non ci troviamo noi nel pieno di una tempesta?

-         Non è forse giunto per noi il momento di gridare aiuto, tutti e due insieme, al Signore Gesù?

 

Sono mille gli interrogativi che si pongono per una coppia che voglia vivere nello spirito del sacramento del matrimonio che ha celebrato. Alcune volte ne basta uno solo per prendere coscienza della “storia benedetta” che si sta vivendo con il Signore.

Bisogna imparare a fermarsi e a riflettere insieme e a maggior ragione quando siamo coinvolti come famiglia, altrimenti gli eventi di un giorno vengono cancellati da quelli del giorno successivo.

Le preoccupazioni materiali spesso si accaparrano tutto il nostro tempo e divorano il meglio della nostra vita. Non si ha più neanche la possibilità di percepire che si sta vivendo qualcosa di grande, che si partecipa a eventi che meriterebbero una sosta davanti al Signore.

Quando gli evangelisti (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) hanno voluto testimoniare ciò che avevano vissuto con Gesù, hanno raccontato la loro vita quotidiana con lui:  tratti di strada condivisi, pasti, conversazioni, uscite in barca, prove vissute con lui,  momenti dolorosi, miracoli ecc. Essi hanno riferito le sue parole, le sue reazioni davanti a certi eventi, hanno testimoniato l’infinito e smisurato amore di Gesù.

Hanno raccontato la loro storia con Lui.

Anche la coppia, ogni tanto, può e deve tentare una valutazione della propria storia che sta vivendo con il Signore: momento molto ricco per la vita a due, occasione di gioia, di speranza, di amore.

L’amore fa trovare le parole buone; le parole buone fanno nascere l’amore.

 

STACCO  MUSICALE  IN  ATTESA  DELLE  TELEFONATE

 

(preghiera finale)

Vi diamo appuntamento, carissimi ascoltatori, il 14 novembre con Franco e Rita

Una felice serata a voi tutti.

 

 
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