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TRASMISSIONE RADIO MATER
Carissimi
ascoltatori di Radio Mater siamo Giorgio e M.Assunta. E’una gioia
ritrovarci ancora qui con voi in questo giorno dove la Chiesa festeggia la conversione di San Paolo;
anche noi oggi in modo particolare siamo invitati a una radicale
conversione cioè a un cambiamento profondo e sincero; un prendere
coscienza veramente del nostro modo di stare insieme come marito e
moglie uniti nell’amore di Cristo per poter testimoniare al mondo che
l’amore di Dio abita in noi. Nella lettera ai Colossesi 3,9-10 S.Paolo
ci dice: “ Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati
dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si
rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore”.
Nella
nostra trasmissione precedente abbiamo commentato
il brano tratto dal Vangelo
di Luca cap.10,30-37 la parabola del Buon Samaritano; abbiamo visto come
il Samaritano Gesù si fa vicino agli sposi che accettano di farsi curare
da Lui e si affidano alla Sua Chiesa. Vogliamo ora verificare con voi
come le nozze umane siano chiamate a divenire partecipi dello sposalizio
pasquale di Cristo con
la Chiesa, e quindi non siano state solo risanate, ma
elevate alla dignità di sacramento, beneficiando della grazia della
redenzione.
In questo
approfondimento ci verrà in aiuto l’icona delle nozze di Cana: è molto
significativo il fatto che il primo miracolo della vita pubblica di Gesù
sia stato compiuto in favore di una famiglia nascente
Leggiamo ora il brano
tratto dal vangelo di Giovanni
cap.2.1-11:
“
Tre giorni dopo, ci fu uno
sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù, fu invitato alle
nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare
il vino, la madre di Gesù gli disse : “ Non hanno più vino” E Gesù
rispose: “Che ho da fare con te o donna ? Non è ancora giunta la mia
ora”. La madre dice ai servi: “ Fate quello che vi dirà”.
Vi erano là sei giare di pietra per la
purificazione dei Giudei, contenente ciascuna due o tre barili. E Gesù
disse loro: “ riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo.
Disse loro di nuovo; “ ora attingete e portatene al maestro di tavola”.
Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino,
il maestro di tavola che non sapeva di dove venisse ( ma lo sapevano i
servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “ tutti
servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli , quello
meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.
Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli
in Cana di Galilea, manifestò
la Sua gloria e i suoi discepoli cedettero in Lui.
Cari ascoltatori il
vangelo di Cana rivela questo mistero: è il segno di quanto il Signore
vuole operare in favore degli sposi quando si presentano a Lui e alla
Sua Chiesa per unirsi nel Suo nome.
E’ doveroso
soffermarci su questo brano evangelico e meditarne insieme alcuni punti.
Un primo punto da
mettere in evidenza è l’atteggiamento premuroso di Maria che vede un
bisogno, una necessità e si rende conto che bisogna intervenire, fare
qualcosa, è necessario l’intervento dall’alto.Eccola allora intercedere
presso Suo figlio, invitandolo ad agire, anche se Gesù fa notare che non
è ancora giunta l’ora che si possa manifestare nella Sua potenza divina,
ma nell’obbedienza di un figlio verso la madre, accetta, dando l’inizio
a tanti segni e prodigi che lo accompagnarono.
Vedo in Maria, madre
Sua e madre nostra, la sua perenne intercessione, colei che è la
mediatrice, l’avvocato, il ponte tra il cielo e la terra.
Chissà quante
famiglie sono nel bisogno perché il loro amore è finito. Proprio come il
vino di Cana, gli sposi, dopo il
primo innamoramento, si sono svuotati, sono come quelle giare vuote, non
hanno più niente da dare, non si donano più, l’ebbrezza tenerevole di un
tempo è finita, lasciando spazio a situazioni di disagio coniugale in
crescendo.
Ma basterebbe
chiedere aiuto a Maria con fede, e subito la mamma celeste interverrebbe
presso Suo figlio Gesù, anche forzando un po’ la mano proprio come a
Cana.
Il riempire le giare
vuote con acqua è lasciarci riempire con l’acqua dello Spirito Santo,
acqua di fonte viva che ci muta in coniugi pieni d’amore divino, che si
sanno donare l’uno all’altro perché colmi di una vita sacramentale
attiva, atteggiamento indispensabile di chi va ad attingere alla fonte.
Ma in questo brano
notiamo un altro punto per me personalmente importante riguardante
la figura dei servi. Quando
ricevono l’ordine sono loro che riempiono le giare fino all’orlo con
dell’acqua e posso immaginare il loro stupore quando, versato al maestro
di tavola, l’acqua ora è diventata vino, nessuno sapeva, nessuno si era
accorto, mettiamoci nei loro panni, solo loro, semplici servi testimoni
di un miracolo, ma passato inosservato al resto dei commensali, i quali
notano solo la differenza che il vino era più buono.
STACCO MUSICALE
Anche oggi quanta
gente nel silenzio si fa serva, semplicemente pregando per un problema
altrui. Quante madri e padri pregano per i matrimoni dei loro figli
affinché restino uniti, ma anche amici nell’ombra, o catene di
intercessioni richieste ai gruppi di preghiera: in questo servizio si
prova una gran gioia quando queste grazie vengono esaudite.
Una mia esperienza
personale fu quella di pregare per un mio amico,
il quale ,seppur battezzato, si
considerava ateo, ma dal cuore tenero, sensibile e innamorato di sua
moglie.
Un giorno dopo anni
di matrimonio lei lo lasciò, lui con rabbia si buttò nella vita del
mondo.
Io dispiaciuto per
questa sua sofferenza, nel silenzio cominciai a pregare per lui, mi
piace pensare che non ero il solo a farlo ma anche altri suoi cari
avevano a cuore la sua situazione. Il risultato è che oggi dopo qualche
anno hanno capito che l’uno era fatto per l’altra; ora vivono felici
riuniti nell’amore i loro cinquant’anni, gioiosi di essere diventati
nonni, avendo ricevuto dalla loro figlia una bella nipotina.
Questo è il farci
servi, è cogliere con stupore quelle grazie là dove sembra non ci siano,
dando il merito solo al caso.
Notiamo come il
Signore nella Sua tenerezza amorevole dona largamente anche a un
ateo, ma anche un non credente è figlio Suo .Infatti
il Signore Gesù in Is 43,4 dice:
“perché tu sei prezioso ai miei occhi”.
Gesù che conosce i tempi e scruta
i cuori ha certamente notato che è un buon cuore, attenderà solo il
tempo che sia pronto, perché Gesù ci ama per primo e in abbondanza.
Nelle nozze non
dobbiamo distogliere lo sguardo dalla sacralità del matrimonio istituito
dal Creatore e perciò sacro, indissolubile e benedetto, proprio per la
presenza di Gesù invitato, anche se bisognosi di guarigione per le
ferite che noi stessi procuriamo e ci facciamo.
Gesù non disdegna di
farsi presente a questo matrimonio e di prendere parte al convito che lo
celebra e lo festeggia.
Il maestro vi appare
come un ospite, unitamente all’invito rivolto a Maria Sua madre.
Quando è invitato,
il Signore non si tira indietro; si rende presente all’interno stesso
dell’incontro dei nubendi e del loro sposalizio e interviene, cambiando
il loro amore umano nel Suo amore divino ,operando meraviglie di
guarigione e di grazia in loro favore.
Egli è loro amico e
maestro, li ama, li apprezza e li vuol condurre verso la pienezza della
festa; accetta di partecipare alle loro nozze e interviene per la piena
attuazione del loro amore.
Tale è il dono delle
nozze del Kyrios agli sposi: la certezza che egli rimane con loro sempre
per renderli capaci di amarsi l’un l’altro come Egli ama
la Sua Chiesa.
Analizziamo insieme
ora la frase: non hanno più vino (Gv.2,3)
Il vino è simbolo di
festa ed è al tempo stesso segno di amore e di vita, di gioia e di
tenerezza amante fra gli sposi (Ct.1,2-4)
Finendo anzitempo,
si conclude la festa e, viste le circostanze, rischia di entrare in
crisi lo stesso amore degli sposi e di venir ferito fin dal suo sorgere.
La gioia di stare insieme sarebbe bruscamente interrotta.
Ma gli sposi possono
vivere senza questa gioia? E’ come se l’amore umano, pur pieno di
risorse, manifestasse i suoi limiti, segnato com’è dalla fragilità.
Gli sposi non si
accorgono di tutto questo: Non hanno percepito il rischio che stanno
correndo.
Chi interviene è
Maria : una sposa, una madre, che conosce l’importanza dell’amore puro,
autentico e sa quanto sia necessario a una coppia, a una famiglia,
perché sia felice e si rinnovi ogni giorno nella tenerezza del
matrimonio celebrato.
La strada che indica
è una sola: mettersi nelle mani di Gesù, facendo quello che egli ci dirà
di fare, cioè cambiare. Non necessariamente cambiare il nostro
carattere, ma correggendo,
modificando il nostro modo di essere, a volte sgarbato, arrogante,
egoista, orgoglioso, collerico, il volgerci in atteggiamenti di poca
carità; ma Gesù ci chiede di fare il primo passo, gli altri novantanove
ce li farà fare Lui.
Certo è un lavoro
faticoso e difficile che presenterà parecchie cadute, ma potremo farcela
solo con l’aiuto di Gesù confidando in Lui. Potremo diventare così
uomini nuovi
STACCO MUSICALE
Anche il Santo Padre
Benedetto XVI nella Sua recente Enciclica “ Spe Salvi”
cita un’immagine
molto bella : “Supponi che Dio ti voglia riempire di miele, (simbolo
della tenerezza di Dio e della Sua bontà) se tu, però, sei pieno di
aceto, dove metterai il miele?” Il vaso, cioè il cuore, deve prima
essere allargato e poi pulito: liberato dall’aceto e dal suo sapore. Ciò
richiede lavoro, costa dolore, ma solo così si realizza l’adattamento a
ciò a cui siamo destinati.
L’affidarsi a Gesù
presuppone l’affidarsi all’intercessione di Sua madre, la madre che
intercede presso il figlio; la madre che si preoccupa affinché non
manchi mai il vino della gioia, e della speranza ma, anzi, sia
abbondante e migliore possibile.
Gesù non si è
limitato a convertire l’acqua in un vino identico a quello finito, ma ha
fatto di più, preparando per loro un vino più buono. Ecco perché diciamo
che per una buona azione Lui ripaga il centuplo, se poi per un Suo
disegno non si avvera su questa terra, certamente lo sarà nella vita
eterna.
Le parole della
madre di Gesù esprimono una fiducia che va oltre la risposta ricevuta,
cioè credere contro
ogni dubbio, affidare alla grazia del Signore gli sposi, consegnarli al
Suo cuore, in ogni momento della loro vita, anche in quelli più
difficili e critichi.
Un particolare che
fa risaltare ancor meglio il senso del miracolo di Cana: Gesù trasforma
l’acqua in vino, così come viene a trasformare “il cuore di pietra” in
un “cuore di carne”; e tale è la novità della sua pasqua e la vita nuova
che Egli porta all’umanità e agli sposi.
L’immagine delle
giare di pietra vuote evoca l’immagine di cuori vuoti d’amore, da
ricolmare della novità salvifica dello Spirito promesso per i tempi
messianici, secondo quanto annunciato da Ezechiele (36,26): “Vi darò un
cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il
cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.
Gesù comanda di
riempire le giare. L’acqua appare come il simbolo dell’umanità bisognosa
di essere riscattata e dell’amore degli sposi in attesa di essere
trasfigurato dallo sposalizio pasquale.
Non ritroviamo forse
il medesimo simbolo nel corso delle nostre celebrazioni eucaristiche,
quando il sacerdote versa nel calice del vino alcune gocce d’acqua,
simbolo della nostra umanità con l’essere di Dio, della nostra povertà
di vita e di amore con il suo essere amore trasfigurante?
Quelle gocce
d’acqua, mescolate con il vino, diventano nell’azione eucaristica il
sangue di Cristo.
A Cana si
rappresenta, secondo la categoria del segno miracoloso, un evento di
trasformazione: l’amore umano dei due sposi viene trasfigurato
dall’amore infinito di Dio e dalla potenza sanante del Salvatore.
STACCO MUSICALE
Nella pietra del
cuore degli sposi vi è solo l’acqua della loro umanità: Gesù non la
disprezza, anzi la richiede. Egli assume l’umanità degli sposi e il loro
amore per trasformare entrambi nel vino nuovo della Sua grazia; un vino
infinitamente buono e pregiato. Tale è il dono della vita nuova che Egli
apporta nel mondo.
Lo stesso avviene
nel sacramento del matrimonio: il Signore glorioso riprende la relazione
di amore di un uomo e di una donna, battezzati, e la rende partecipe
della sua alleanza nuziale con
la Chiesa, trasformando l’amore umano in un amore
teologale, un amore forte e gratuito ad immagine del Suo che implica il
“tutto” e il “per sempre”,come il dono di una festa che non dovrà
conoscere mai fine o interruzione.
E’ questo il
significato profondo dello sposarsi “nel Signore”: un incontro di due
libertà che si scelgono e accettano che il loro amore sia trasformato e
reso partecipe dall’amore di Cristo per
la Chiesa e divenga grazia e festa per entrambi.
Questo può avvenire
solo se gli sposi consentono al loro patto di amore di lasciarsi
riempire dalla pienezza dell’amore del Signore Gesù e seguono l’invito
di Maria: “qualsiasi cosa vi dica di fare, fatela”.
Questo è il
messaggio semplice e immenso delle nozze di Cana: se gli sposi
consentono al Signore Gesù di essere presente nel loro matrimonio
insieme con sua madre, Maria, e gli permettono di operare il cambiamento
del loro amore nel vino migliore che è nell’amore di Cristo che purifica
ed eleva l’amore umano e lo rende partecipe del Suo la loro festa così
non avrà mai fine e la loro esistenza nuziale supererà qualunque
avversità, rinnovandosi di giorno in giorno nella potenza dello Spirito
Santo.
Agli sposi è offerto
questo dono: la possibilità di ri-innamorarsi, anche dopo tanti anni, in
una tenerezza amante sempre nuova, giovane, perfino più gustosa rispetto
all’innamoramento dei primi tempi.
Non è un’idea
irrealizzabile pensare a questo dono come possibilità in mano agli
sposi: il miracolo di Cana lo afferma. La condizione è che essi invitino
Gesù e Maria alle loro nozze, desiderino che loro siano presenti e lo
chiedano con fede e fiducia perseverante. Ed è risaputo quanto tutto
questo sia essenziale.
L’amore umano,
quando non c’è Cristo, rimane povero e sempre precario. All’inizio può
anche sembrare appagante; in realtà, col tempo rischia di divenir meno,
mancare o peggiorare. Solo il Risorto è in grado di far nascere o
rinascere a una coniugalità indistruttibile o costantemente nuova.
Vogliamo ora
leggervi un testo che ci è stato dato in un corso che ha per titolo :
il “dono
delle nozze” da parte di Dio
Vi presentate a Lui
in abito da sposi.
Vi sedete e lo
ascoltate.
Allo sposo dice: La
donna che hai al fianco, emozionate con l’abito da sposa, è mia. Io l’ho
creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di
te.
Per lei non ho
esitato a dare la mia vita.
Te la affido.
La prenderai dalle
mie mani e ne diventerai responsabile.
Quando l’hai
incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato.
Sono le mie mani che
hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di
lei la tenerezza e l’amore, è la mia sapienza che ha formato la sua
sensibilità e la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in
lei.
Però non potrai
limitarti a godere del suo fascino dovrai impegnarti a rispondere ai
suoi bisogni ai suoi desideri. Ha bisogno di tante cose: ha bisogno di
casa, di vestito, di serenità, di gioia, di equilibrio psichico, di
rapporti umani, di affetto e tenerezza, di piacere e divertimento, di
presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di
soddisfazione nel lavoro e di tante altre cose. Ma dovrai renderti conto
che ha bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e
favorisce questo incontro con Me: la pace del cuore, la purezza di
spirito, la preghiera,
la Parola,il perdono, la speranza e la fiducia in Me,
la mia vita.
Sono Io e non tu il principio, il fine,
il destino di tutta la sua vita!
La ameremo insieme.
Io la amo da sempre.
Tu hai incominciato ad amarla da qualche anno, da quando te ne sei
innamorato.
Sono Io che ho messo
nel tuo cuore l’amore per lei. Era il modo più bello per dirti: ecco te
la affido, e perché tu potessi godere della sua bellezza e delle sue
qualità.
Quando le dirai:
prometto di esserti fedele, di amarti e di rispettarti per tutta la
vita, sarà come se mi rispondessi che sei lieto di accoglierla nella tua
vita e di prenderti cura di lei. Da quel momento saremo in due ad
amarla. Anzi ti renderò capace di amarla “da
Dio”, regalandoti un supplemento di amore che trasforma il tuo cuore
di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna
che ami.
E’ il mio dono di
nozze; quello che si chiama La
grazia del sacramento del matrimonio.
Non ti lascerò mai
solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del
mio amore, della mia tenerezza; continuerò ad amare la mia creatura che
è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d’amore.
Lo stesso discorso Dio lo fa alla donna!
Apriamo ora i nostri
telefoni per la condivisione di quanto abbiamo trattato
Vi ringraziamo per
l’ascolto e vi diamo appuntamento l’8 febbraio con i coniugi Piero e
Rossana
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