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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 25 gennaio 2008 (ore 19,00) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

TRASMISSIONE RADIO MATER

Carissimi ascoltatori di Radio Mater siamo Giorgio e M.Assunta. E’una gioia ritrovarci ancora qui con voi in questo giorno dove la Chiesa festeggia la conversione di San Paolo; anche noi oggi in modo particolare siamo invitati a una radicale conversione cioè a un cambiamento profondo e sincero; un prendere coscienza veramente del nostro modo di stare insieme come marito e moglie uniti nell’amore di Cristo per poter testimoniare al mondo che l’amore di Dio abita in noi. Nella lettera ai Colossesi 3,9-10 S.Paolo ci dice: “ Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore”.

Nella nostra trasmissione precedente abbiamo commentato il brano tratto dal Vangelo di Luca cap.10,30-37 la parabola del Buon Samaritano; abbiamo visto come il Samaritano Gesù si fa vicino agli sposi che accettano di farsi curare da Lui e si affidano alla Sua Chiesa. Vogliamo ora verificare con voi come le nozze umane siano chiamate a divenire partecipi dello sposalizio pasquale di Cristo con la Chiesa, e quindi non siano state solo risanate, ma elevate alla dignità di sacramento, beneficiando della grazia della redenzione.

In questo approfondimento ci verrà in aiuto l’icona delle nozze di Cana: è molto significativo il fatto che il primo miracolo della vita pubblica di Gesù sia stato compiuto in favore di una famiglia nascente

 Leggiamo ora il brano  tratto dal vangelo di Giovanni cap.2.1-11:

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù, fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse : “ Non hanno più vino” E Gesù rispose: “Che ho da fare con te o donna ? Non è ancora giunta la mia ora”. La madre dice ai servi: “ Fate quello che vi dirà”.

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenente ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: “ riempite d’acqua le giare”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo; “ ora attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola che non sapeva di dove venisse ( ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “ tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli , quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono”.

Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la Sua gloria e i suoi discepoli cedettero in Lui.

Cari ascoltatori il vangelo di Cana rivela questo mistero: è il segno di quanto il Signore vuole operare in favore degli sposi quando si presentano a Lui e alla Sua Chiesa per unirsi nel Suo nome.

E’ doveroso soffermarci su questo brano evangelico e meditarne insieme alcuni punti.

Un primo punto da mettere in evidenza è l’atteggiamento premuroso di Maria che vede un bisogno, una necessità e si rende conto che bisogna intervenire, fare qualcosa, è necessario l’intervento dall’alto.Eccola allora intercedere presso Suo figlio, invitandolo ad agire, anche se Gesù fa notare che non è ancora giunta l’ora che si possa manifestare nella Sua potenza divina, ma nell’obbedienza di un figlio verso la madre, accetta, dando l’inizio a tanti segni e prodigi che lo accompagnarono.

Vedo in Maria, madre Sua e madre nostra, la sua perenne intercessione, colei che è la mediatrice, l’avvocato, il ponte tra il cielo e la terra.

Chissà quante famiglie sono nel bisogno perché il loro amore è finito. Proprio come il vino di Cana, gli  sposi, dopo il primo innamoramento, si sono svuotati, sono come quelle giare vuote, non hanno più niente da dare, non si donano più, l’ebbrezza tenerevole di un tempo è finita, lasciando spazio a situazioni di disagio coniugale in crescendo.

Ma basterebbe chiedere aiuto a Maria con fede, e subito la mamma celeste interverrebbe presso Suo figlio Gesù, anche forzando un po’ la mano proprio come a Cana.

Il riempire le giare vuote con acqua è lasciarci riempire con l’acqua dello Spirito Santo, acqua di fonte viva che ci muta in coniugi pieni d’amore divino, che si sanno donare l’uno all’altro perché colmi di una vita sacramentale attiva, atteggiamento indispensabile di chi va ad attingere alla fonte.

Ma in questo brano notiamo un altro punto per me personalmente importante riguardante  la figura dei servi. Quando ricevono l’ordine sono loro che riempiono le giare fino all’orlo con dell’acqua e posso immaginare il loro stupore quando, versato al maestro di tavola, l’acqua ora è diventata vino, nessuno sapeva, nessuno si era accorto, mettiamoci nei loro panni, solo loro, semplici servi testimoni di un miracolo, ma passato inosservato al resto dei commensali, i quali notano solo la differenza che il vino era più buono.

 

                                                 STACCO MUSICALE

Anche oggi quanta gente nel silenzio si fa serva, semplicemente pregando per un problema altrui. Quante madri e padri pregano per i matrimoni dei loro figli affinché restino uniti, ma anche amici nell’ombra, o catene di intercessioni richieste ai gruppi di preghiera: in questo servizio si prova una gran gioia quando queste grazie vengono esaudite.

Una mia esperienza personale fu quella di pregare per un mio amico,  il quale ,seppur battezzato, si considerava ateo, ma dal cuore tenero, sensibile e innamorato di sua moglie.

Un giorno dopo anni di matrimonio lei lo lasciò, lui con rabbia si buttò nella vita del mondo.

Io dispiaciuto per questa sua sofferenza, nel silenzio cominciai a pregare per lui, mi piace pensare che non ero il solo a farlo ma anche altri suoi cari avevano a cuore la sua situazione. Il risultato è che oggi dopo qualche anno hanno capito che l’uno era fatto per l’altra; ora vivono felici riuniti nell’amore i loro cinquant’anni, gioiosi di essere diventati nonni, avendo ricevuto dalla loro figlia una bella nipotina.

Questo è il farci servi, è cogliere con stupore quelle grazie là dove sembra non ci siano, dando il merito solo al caso.

Notiamo come il Signore nella Sua tenerezza amorevole dona largamente anche a un  ateo, ma anche un non credente è figlio Suo .Infatti  il Signore Gesù in Is 43,4 dice:  “perché tu sei prezioso ai miei occhi”.

 Gesù che conosce i tempi e scruta i cuori ha certamente notato che è un buon cuore, attenderà solo il tempo che sia pronto, perché Gesù ci ama per primo e in abbondanza.

Nelle nozze non dobbiamo distogliere lo sguardo dalla sacralità del matrimonio istituito dal Creatore e perciò sacro, indissolubile e benedetto, proprio per la presenza di Gesù invitato, anche se bisognosi di guarigione per le ferite che noi stessi procuriamo e ci facciamo.

Gesù non disdegna di farsi presente a questo matrimonio e di prendere parte al convito che lo celebra e lo festeggia.

Il maestro vi appare come un ospite, unitamente all’invito rivolto a Maria Sua madre.

Quando è invitato, il Signore non si tira indietro; si rende presente all’interno stesso dell’incontro dei nubendi e del loro sposalizio e interviene, cambiando il loro amore umano nel Suo amore divino ,operando meraviglie di guarigione e di grazia in loro favore.

Egli è loro amico e maestro, li ama, li apprezza e li vuol condurre verso la pienezza della festa; accetta di partecipare alle loro nozze e interviene per la piena attuazione del loro amore.

Tale è il dono delle nozze del Kyrios agli sposi: la certezza che egli rimane con loro sempre per renderli capaci di amarsi l’un l’altro come Egli ama la Sua Chiesa.

Analizziamo insieme ora la frase: non hanno più vino (Gv.2,3)

Il vino è simbolo di festa ed è al tempo stesso segno di amore e di vita, di gioia e di tenerezza amante fra gli sposi (Ct.1,2-4)

Finendo anzitempo, si conclude la festa e, viste le circostanze, rischia di entrare in crisi lo stesso amore degli sposi e di venir ferito fin dal suo sorgere. La gioia di stare insieme sarebbe bruscamente interrotta.

Ma gli sposi possono vivere senza questa gioia? E’ come se l’amore umano, pur pieno di risorse, manifestasse i suoi limiti, segnato com’è dalla fragilità.

Gli sposi non si accorgono di tutto questo: Non hanno percepito il rischio che stanno correndo.

Chi interviene è Maria : una sposa, una madre, che conosce l’importanza dell’amore puro, autentico e sa quanto sia necessario a una coppia, a una famiglia, perché sia felice e si rinnovi ogni giorno nella tenerezza del matrimonio celebrato.

La strada che indica è una sola: mettersi nelle mani di Gesù, facendo quello che egli ci dirà di fare, cioè cambiare. Non necessariamente cambiare il nostro carattere,  ma correggendo, modificando il nostro modo di essere, a volte sgarbato, arrogante, egoista, orgoglioso, collerico, il volgerci in atteggiamenti di poca carità; ma Gesù ci chiede di fare il primo passo, gli altri novantanove ce li farà fare Lui.

Certo è un lavoro faticoso e difficile che presenterà parecchie cadute, ma potremo farcela solo con l’aiuto di Gesù confidando in Lui. Potremo diventare così uomini nuovi

                                                   STACCO MUSICALE

Anche il Santo Padre Benedetto XVI nella Sua recente Enciclica “ Spe Salvi”

cita un’immagine molto bella : “Supponi che Dio ti voglia riempire di miele, (simbolo della tenerezza di Dio e della Sua bontà) se tu, però, sei pieno di aceto, dove metterai il miele?” Il vaso, cioè il cuore, deve prima essere allargato e poi pulito: liberato dall’aceto e dal suo sapore. Ciò richiede lavoro, costa dolore, ma solo così si realizza l’adattamento a ciò a cui siamo destinati.

L’affidarsi a Gesù presuppone l’affidarsi all’intercessione di Sua madre, la madre che intercede presso il figlio; la madre che si preoccupa affinché non manchi mai il vino della gioia, e della speranza ma, anzi, sia abbondante e migliore possibile.

Gesù non si è limitato a convertire l’acqua in un vino identico a quello finito, ma ha fatto di più, preparando per loro un vino più buono. Ecco perché diciamo che per una buona azione Lui ripaga il centuplo, se poi per un Suo disegno non si avvera su questa terra, certamente lo sarà nella vita eterna.

Le parole della madre di Gesù esprimono una fiducia che va oltre la risposta ricevuta,

cioè credere contro ogni dubbio, affidare alla grazia del Signore gli sposi, consegnarli al Suo cuore, in ogni momento della loro vita, anche in quelli più difficili e critichi.

Un particolare che fa risaltare ancor meglio il senso del miracolo di Cana: Gesù trasforma l’acqua in vino, così come viene a trasformare “il cuore di pietra” in un “cuore di carne”; e tale è la novità della sua pasqua e la vita nuova che Egli porta all’umanità e agli sposi.

L’immagine delle giare di pietra vuote evoca l’immagine di cuori vuoti d’amore, da ricolmare della novità salvifica dello Spirito promesso per i tempi messianici, secondo quanto annunciato da Ezechiele (36,26): “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”.

Gesù comanda di riempire le giare. L’acqua appare come il simbolo dell’umanità bisognosa di essere riscattata e dell’amore degli sposi in attesa di essere trasfigurato dallo sposalizio pasquale.

Non ritroviamo forse il medesimo simbolo nel corso delle nostre celebrazioni eucaristiche, quando il sacerdote versa nel calice del vino alcune gocce d’acqua, simbolo della nostra umanità con l’essere di Dio, della nostra povertà di vita e di amore con il suo essere amore trasfigurante?

Quelle gocce d’acqua, mescolate con il vino, diventano nell’azione eucaristica il sangue di Cristo.

A Cana si rappresenta, secondo la categoria del segno miracoloso, un evento di trasformazione: l’amore umano dei due sposi viene trasfigurato dall’amore infinito di Dio e dalla potenza sanante del Salvatore.

 

                                                STACCO MUSICALE

Nella pietra del cuore degli sposi vi è solo l’acqua della loro umanità: Gesù non la disprezza, anzi la richiede. Egli assume l’umanità degli sposi e il loro amore per trasformare entrambi nel vino nuovo della Sua grazia; un vino infinitamente buono e pregiato. Tale è il dono della vita nuova che Egli apporta nel mondo.

Lo stesso avviene nel sacramento del matrimonio: il Signore glorioso riprende la relazione di amore di un uomo e di una donna, battezzati, e la rende partecipe della sua alleanza nuziale con la Chiesa, trasformando l’amore umano in un amore teologale, un amore forte e gratuito ad immagine del Suo che implica il “tutto” e il “per sempre”,come il dono di una festa che non dovrà conoscere mai fine o interruzione.

E’ questo il significato profondo dello sposarsi “nel Signore”: un incontro di due libertà che si scelgono e accettano che il loro amore sia trasformato e reso partecipe dall’amore di Cristo per la Chiesa e divenga grazia e festa per entrambi.

Questo può avvenire solo se gli sposi consentono al loro patto di amore di lasciarsi riempire dalla pienezza dell’amore del Signore Gesù e seguono l’invito di Maria: “qualsiasi cosa vi dica di fare, fatela”.

Questo è il messaggio semplice e immenso delle nozze di Cana: se gli sposi consentono al Signore Gesù di essere presente nel loro matrimonio insieme con sua madre, Maria, e gli permettono di operare il cambiamento del loro amore nel vino migliore che è nell’amore di Cristo che purifica ed eleva l’amore umano e lo rende partecipe del Suo la loro festa così non avrà mai fine e la loro esistenza nuziale supererà qualunque avversità, rinnovandosi di giorno in giorno nella potenza dello Spirito Santo.

Agli sposi è offerto questo dono: la possibilità di ri-innamorarsi, anche dopo tanti anni, in una tenerezza amante sempre nuova, giovane, perfino più gustosa rispetto all’innamoramento dei primi tempi.

Non è un’idea irrealizzabile pensare a questo dono come possibilità in mano agli sposi: il miracolo di Cana lo afferma. La condizione è che essi invitino Gesù e Maria alle loro nozze, desiderino che loro siano presenti e lo chiedano con fede e fiducia perseverante. Ed è risaputo quanto tutto questo sia essenziale.

L’amore umano, quando non c’è Cristo, rimane povero e sempre precario. All’inizio può anche sembrare appagante; in realtà, col tempo rischia di divenir meno, mancare o peggiorare. Solo il Risorto è in grado di far nascere o rinascere a una coniugalità indistruttibile o costantemente nuova.

Vogliamo ora leggervi un testo che ci è stato dato in un corso che ha per titolo :  il “dono delle nozze”  da parte di Dio

Vi presentate a Lui in abito da sposi.

Vi sedete e lo ascoltate.

Allo sposo dice: La donna che hai al fianco, emozionate con l’abito da sposa, è mia. Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te.

Per lei non ho esitato a dare la mia vita.

Te la affido.

La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l’hai incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato.

Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità e la sua intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.

Però non potrai limitarti a godere del suo fascino dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni ai suoi desideri. Ha bisogno di tante cose: ha bisogno di casa, di vestito, di serenità, di gioia, di equilibrio psichico, di rapporti umani, di affetto e tenerezza, di piacere e divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazione nel lavoro e di tante altre cose. Ma dovrai renderti conto che ha bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e favorisce questo incontro con Me: la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la Parola,il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la mia vita.

Sono Io e non tu il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita!

La ameremo insieme.

Io la amo da sempre. Tu hai incominciato ad amarla da qualche anno, da quando te ne sei innamorato.

Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei. Era il modo più bello per dirti: ecco te la affido, e perché tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità.

Quando le dirai: prometto di esserti fedele, di amarti e di rispettarti per tutta la vita, sarà come se mi rispondessi che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei. Da quel momento saremo in due ad amarla. Anzi ti renderò capace di amarla “da Dio”, regalandoti un supplemento di amore che trasforma il tuo cuore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna che ami.

E’ il mio dono di nozze; quello che si chiama La grazia del sacramento del matrimonio.

Non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore, della mia tenerezza; continuerò ad amare la mia creatura che è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d’amore.

Lo stesso discorso Dio lo fa alla donna!

 

Apriamo ora i nostri telefoni per la condivisione di quanto abbiamo trattato

 

 

 

Vi ringraziamo per l’ascolto e vi diamo appuntamento l’8 febbraio con i coniugi Piero e Rossana

 

 
 
 
 
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