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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 26 giugno 2009 (ore 19,00) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissimi ascoltatori di radio mater un caloroso saluto da Giorgio e M.Assunta, è sempre una gioia per noi ritrovarci qui e insieme poter condividere le nostre esperienze di coppia in questo tempo soprattutto dove la famiglia barcolla, dove non ci sono più valori e regna sempre più l’egoismo, dove oltre all’inquinamento atmosferico c’è l’inquinamento morale che offusca le menti e il cuore; queste parole le ha pronunciate il Santo Padre Benedetto XVI nell’omelia di Pentecoste e a questo  proposito noi volevamo approfondire con voi il tema:” La famiglia a scuola di Maria e Giuseppe”; la coppia che per eccellenza costituisce il vertice dal quale la santità si espande su tutta la terra.

Dio ha iniziato la sua opera di salvezza con questa unione verginale e santa, nella quale si manifesta la sua onnipotente volontà di purificare e santificare la famiglia, questo santuario dell’amore e questa culla di vita.

La crisi attuale della comunità mondiale è stata letta dal Santo padre come uno smarrimento del senso religioso, come l’eclissi di Dio che si ripercuote pesantemente sul matrimonio e sulla famiglia. Da qui il caloroso invito agli sposi cristiani di invocare Maria, madre di Gesù, come colei che prepara la venuta del Salvatore nel cuore dell’umanità smarrita che cerca la felicità al di fuori di Dio, trovando soltanto un vuoto simulacro di verità, come “cisterne screpolate che non contengono acqua”.

Purtroppo oggi tanti sposi si professano cristiani cercano la felicità per via di quantità inseguendo piaceri ed emozioni via via più intensi, dimenticando che solo in Dio si è veramente felici: “ cerca la gioia nel Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore”. (sal.37,4)

La gioia del vangelo è propria di chi, avendo trovato la pienezza della vita, è libero, disinvolto, pronto a cogliere ogni novità e disposto a farsi dono a tutti.

E’ Dio che ha messo nel cuore di ogni uomo la fame e la sete di felicità.

Esiste il piacere ed esiste la gioia. Il piacere è legato al corpo mentre la gioia è tutta spirituale, ed è la felicità dell’anima. Il piacere è di breve durata e non può esistere insieme alla sofferenza e alle prove della vita, mentre la gioia può accompagnarsi anche ai dolori più grandi. La strada della felicità parte dal singolo per andare verso gli altri. La gioia vera, infatti, fiorisce nel dono di sé e la morte di sé stessi sull’esempio di Gesù, Maria e di San Giuseppe.

Maria all’annuncio dell’angelo, accetta la chiamata di Dio che la sceglie, la separa dagli altri, chiedendole di rinunciare ai suoi progetti umani, così avviene per San Giuseppe, che obbedisce alla volontà e al progetto di Dio. Entrambi rinunciano ai loro sogni e accettano di accogliere le novità di una storia più grande di loro. Aperti ai disegni di Dio a cui nulla è impossibile, si mettono in atteggiamento di ascolto obbediente, iniziando a vivere un’affascinante coniugalità e una misteriosa genitorialità, pur nelle difficoltà e sofferenze di ogni famiglia umana, dove però ognuno è attento alla crescita umana e spirituale dell’altro. Azioni normali di una qualunque famiglia, ma ciò che è straordinario è come tutto viene compiuto: nella gratuità assoluta del dono reciproco e nel totale abbandono alla volontà del Padre. Gesù, Maria e Giuseppe danno un senso nuovo all’obbedienza, che non viene intesa come un peso da subire, ma come un servizio da compiere nell’amore.

Il matrimonio ha inizio da una chiamata su due livelli: la chiamata individuale ad uscire da sé stessi per realizzare il “noi” della coppia, attraverso il dono di sé; e la chiamata come “coppia” a realizzare per mezzo del matrimonio, la chiamata di Dio. Tra la chiamata e la meta c’è la fatica del viaggio: dall’io al tu e dal noi alla conformazione a Cristo.

Il cammino verso la meta si configura come cammino di santità. E’ il quotidiano, infatti, il luogo della chiamata alla santità. La santità è dono e inizia con una chiamata; è cammino cioè provocazione ad uscire fuori dal proprio egocentrismo, per abbracciare il progetto di Dio da vivere insieme al coniuge.

L’amore comporta un uscire fuori da sé, è esuberanza; Lo Spirito Santo, del resto, si può definire come l’estasi di Dio, lo star fuori di sé, da parte di Dio; e i coniugi sono chiamati a fare l’ esperienza dell’amore stesso di Dio, vivendo in piena comunione con Dio che è santo:” Ad immagine del Santo che vi ha chiamati diventate santi anche voi…poiché sta scritto : voi sarete santi perché Io sono santo” (1Pt.1,15-16)

 

                                         STACCO MUSICALE

 

Giovanni Paolo II ha affermato più volte che la famiglia è strettamente legata al disegno della salvezza perché è il luogo primario dell’annuncio del vangelo essa stessa.

Nella Novo millennio ineunte egli richiama la chiesa del nuovo millennio a guardare alla sua vocazione fondamentale che è l’universale chiamata alla santità, così come aveva affermato il concilio, e indica,nella famiglia una via privilegiata in quanto a lei è riservata la missione di “custodire” rivelare e comunicare l’amore per tener fede ai suoi impegni; formare una comunità di persone, servire la vita, partecipare alla missione della Chiesa e della società (Fc17)

Dunque cari ascoltatori la famiglia è il grembo vitale della società e della Chiesa: il contesto primario dove scoprire il senso della vita, la bellezza degli affetti, il valore educativo della pazienza, della speranza, della carità, fondata in Cristo e vivente nel Suo Spirito.

E’ da qui che l’uomo e la donna possono offrirsi, o rendersi disponibili, per una cooperazione singolare col Dio della vita:” assumendo un ruolo di protagonista della storia ad iniziare dalla costruzione della comunità famigliare”.

Occorre costruire una famiglia che alimenti il bene comune, che educhi persone adulte, libere, responsabili, una famiglia che sia una scuola di pace. In ciò il compito della donna è grande.

Lo vediamo bene ad esempio, nei coniugi Luigi e Zelia Martin, beatificati, a Lisiez il 19/10/2008

In essi brilla l’annuncio quotidiano ed esistenziale di quella grande speranza fino a renderli genitori di una grande santa : Teresina di Gesù bambino: Essi furono testimoni eroici della civiltà dell’amore in un epoca non meno difficile della nostra, ma sapevano a quale fonte attingere la speranza che non delude. (Rm. 5,5)

I genitori di S.Teresina ponevano il vangelo al centro della vita famigliare, quale paradigma dei valori da assimilare e tramandare. Per loro la famiglia non era a “misura di lavoro”, bensì il lavoro “ a misura di famiglia”: prima Dio, poi il nucleo famigliare, luogo basilare di felicità e maturazione divina; infatti sta scritto:2 Prima cercate le cose del Padre mio il resto vi verrà dato in aggiunta” (Lc.12,31)

Luigi e Zelia attingevano insieme, ogni mattina, al banchetto dell’Eucaristia, rinnovando spesso la purità del cuore anche nel sacramento della riconciliazione. Malgrado prove dolorose, seppero vivere sereni, in pace, testimoni generosi di una carità paziente, misericordiosa e fedele. Sapevano anche d’aver bisogno delle speranze più piccole e più grandi che giorno per giorno ci mantengono in cammino ma che senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Perciò fondarono la famiglia sull’esempio di Nazareth e vissero con Gesù, Giuseppe e Maria, nell’umiltà, nell’amore e nella speranza.

La “Lumen Gentium” indica Maria come colei che coopera con amore di madre (L.G. 63) alla rigenerazione e alla formazione dei cristiani. E’ lei, quindi, la prima educatrice nella Chiesa e come tale ci è offerta quale modello concreto di quella “maternità ecclesiale” che ha nella famiglia cristiana la sua cellula di base, dove il “noi umano” si modella sul “noi divino” della Trinità e della vita in Cristo.

Anche noi guardando a Maria, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventare santi genitori (materiali e spirituali)! Tocca in primo luogo alla famiglia cristiana educare i figli.

 

                                           STACCO MUSICALE

 

Perciò papa Benedetto XVI ci sollecita: i cristiani devono imparare nuovamente in che cosa consiste veramente la loro speranza, che cosa abbiamo da offrire al mondo. All’interno del matrimonio ciò spetta ad entrambi i coniugi ma particolarmente alla donna, quasi per materna con naturalità prendendo esempio da Maria santissima, madre e modello della Chiesa e della nuova umanità. E’ proprio del “genio femminile” tenere accesa la lampada della speranza e lo “stare” accanto alla croce del figlio, di ogni figlio, per essere strumenti di perdono e di pace indicando sempre fin dove è arrivato l’amore del Crocifisso per gli uomini, per tutti gli uomini, e così aiutarci a comprendere quanto Dio ci ha amati e ci ama.

Come Maria, la donna cristiana è chiamata a mostrare a tutti questo viso di un Dio che ama e con Maria irradiare bontà, anzi essere con lei la bellezza trasfigurata, l’immagine dell’umanità nuova.

Cari ascoltatori abbiamo detto che tocca alla famiglia cristiana educare i figli; ebbene leggiamo nella sacra scrittura nel libro del Deuteronomio 6,4-20:” Ascolta; Israele : il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore Tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore: li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via e quando ti coricherai e quando ti alzerai…Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha date? Tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente.”

L’obbedienza di Israele a questo comando del Signore ha mantenuto la famiglia ebrea unita e ciò ci fa comprendere come sia prioritario l’impegno, per i genitori, di trasmettere la fede ai figli e come questo comando divino viene dato esclusivamente a loro per cui non può essere delegato a nessun’altra persona. E come questi sono solleciti e attenti che il loro bambino cresca nella salute fisica e intellettiva, allo stesso modo debbono curare la loro formazione spirituale e religiosa.

Per i primi cristiani trasmettere la fede ai figli è stata la missione primaria.

Ne troviamo testimonianza nella 2°lettera di San Paolo a Timoteo:” Mi ricordo infatti della fede schietta che fu prima di tua nonna Lòide, poi di tua madre Eunice e ora, ne sono certo, anche in Te (2Tim. 1,5)

Questa tradizione si è mantenuta, in forme diverse, lungo i secoli nelle famiglie, per giungere fino a noi. Ne danno prova numerosi fanciulli e giovani martiri.

Purtroppo, oggi si assiste sempre più raramente a genealogie di fede certa, che San Paolo usa chiamare sante dove l’obbedienza al vangelo e il cammino di santità sono contagiose di generazione in generazione. Trasmettere la fede non consiste nel far apprendere ai figli della preghiere a memoria, che spesso sono recitate distrattamente, ma è molto di più. La preghiera non deve essere espressione di un ripetitivo ritualismo devozionale ma il respiro dell’anima che deve sgorgare dal cuore.

La preghiera non è “merce di scambio” per ottenere favori e grazie, ma è lode a Dio, abbandono fiducioso all’abbraccio del Padre anche quando si vive nell’aridità del cuore, nelle prove e nella sofferenza. E’ la fatica del credere nonostante tutto, è vivere alla sequela di Gesù sempre; è adorarlo e lasciarsi accogliere da Lui nell’Eucaristia; è sentirsi suo tabernacolo e suo ostensorio: è lasciarsi amare a modo suo per vivere con Lui, ogni giorno, il progetto del Padre nell’amore dello Spirito Santo.

Ogni famiglia deve credere all’amore di Dio, che insieme al dono della vita prepara per ciascuno dei suoi figli l’ambiente per crescere e la strada da percorrere. Lui solo è la via che porta al Padre, la verità che consola e la vita che si dona.

 

                                           STACCO  MUSICALE

 

Per i genitori cristiani educare un figlio alla fede significa, in definitiva, farlo incontrare con Gesù. Il “lasciate che i bambini vengano a me”(Gv:14,6) è una sublime sintesi di metodo educativo evangelico per una formazione non solo religiosa ma integralmente umana.

I genitori che si amano vivono della presenza di Gesù e si nutrono della sua parola; e come si spezza il pane quotidiano, così occorre spezzare il vangelo perché i bambini sanno vivere ancor meglio degli adulti, con generosità e in profondità la parola di Dio

L’esortazione apostolica Evangeli Nutiandi al n. 71 afferma: I genitori non soltanto comunicano ai figli il vangelo, ma possono ricevere da loro lo stesso Vangelo profondamente vissuto.

Cari ascoltatori chiediamo  a Maria di vigilare sulla crescita di Cristo in noi e nelle nostre famiglie; ogni nostra casa sia una santa casa e ogni nostra famiglia sia una santa famiglia abitata dalla pace e dall’amore.

Prima di aprire i nostri telefoni per la condivisione vi vogliamo leggere la testimonianza di nostra figlia Elena.

Dice così: “ educare un figlio alla preghiera non è una cosa semplice soprattutto quando si inizia in tenera età. Ho due bambini, Laura di 8 anni e Gabriele di 4, quando Laura è stata abbastanza grande da capire il significato della preghiera ho cominciato come può fare un qualsiasi genitore, ad insegnarle le prime preghiere. Aveva tre anni e sapeva benissimo il Padre nostro, l’Ave Maria e l’angelo di Dio, ma quando veniva il momento di recitarli trovava sempre qualche scusa, allora ho capito che c’era qualcosa che non andava, erano preghiere da grande e lei voleva avvicinarsi a Gesù nella sua pienezza di bimba. Così mi sono immedesimata e sono riuscita a pensare in maniera semplice come fa un bimbo e ho scritto una preghiera semplice ma profonda : Madonnina, angioletto e Gesù bambino, grazie che mi state sempre vicino, riempite il mio cuore con tutto il vostro amore, guidate il mio cammino come quello di ogni bambino e quando andate da Dio ditegli che lo amo anch’io.

Era felicissima, mi disse che avevo trovato la sua preghiera e che voleva recitarla tutte le sere per tutte le persone che non credono.

Così abbiamo fatto tutte le sere, purtroppo c’è come in tutte le storie un “ma”.

Laura divenne allergica ad ogni sorta di animale e a varie piante, poteva sopportare l’idea di non raccogliere fiori, ma non poter accarezzare i gatti la faceva piangere ogni volta. Per una mamma veder piangere il proprio figlio per una cosa di cui non ne ha colpa non è una cosa bella.

Una sera ho cercato di spiegarle che la sua preghierina poteva dedicarla anche per una sua giusta causa, le sue allergie.

Mi rispose che prima voleva un fratellino e mi chiese se poteva sceglierlo lei, le spiegai che la scelta arriva da Dio ma lei mi portò sul balcone e mi disse che aveva scelto quella stellina che brillava più di tutte e che era un maschietto.

Dopo qualche mese le preghiere di Laura ebbero il loro frutto e arrivò Gabriele. Ma le allergie continuavano a darle problemi e le crisi di pianto ogni volta che vedeva un gatto aumentavano. Suo papà un giorno le disse:” Se Gesù ti farà passare le allergie, ti prometto che ti regalerò un gatto”. Detto fatto, Laura si mise a pregare e supplicare Gesù con la sua preghierina preferita.

Ad ogni controllo le allergie sparivano piano piano. Ora abbiamo una micia dolcissima che è entrata nella nostra casa. Gesù ha ascoltato la mia bimba e sono contenta di averla aiutata ad avvicinarsi a Lui come lei voleva, semplicemente con cuore di bimba come Lui ci vuole!

Ora questo compito mi spetta anche con Gabriele, per lui sarà più semplice perché Laura gli insegna ogni cosa e insieme gli stiamo facendo capire quanto ci ama Gesù. Ringrazio i miei genitori che con il loro amore mi hanno cresciuta nell’amore di Gesù.

 

Attendiamo ora le vostre telefonate per condividere come sempre l’argomento trattato

 

Vi salutiamo e vi diamo appuntamento il 10 luglio con Piero e Rossana

 

 
 
 
 
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