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Carissimi ascoltatori di radio mater un caloroso saluto da Giorgio e
M.Assunta, è sempre una gioia per noi ritrovarci qui e insieme poter
condividere le nostre esperienze di coppia in questo tempo soprattutto
dove la famiglia barcolla, dove non ci sono più valori e regna sempre
più l’egoismo, dove oltre all’inquinamento atmosferico c’è
l’inquinamento morale che offusca le menti e il cuore; queste parole le
ha pronunciate il Santo Padre Benedetto XVI nell’omelia di Pentecoste e
a questo proposito noi
volevamo approfondire con voi il tema:” La famiglia a scuola di Maria e
Giuseppe”; la coppia che per eccellenza costituisce il vertice dal quale
la santità si espande su tutta la terra.
Dio ha iniziato la sua opera di salvezza con questa unione verginale e
santa, nella quale si manifesta la sua onnipotente volontà di purificare
e santificare la famiglia, questo santuario dell’amore e questa culla di
vita.
La crisi attuale della comunità mondiale è stata letta dal Santo padre
come uno smarrimento del senso religioso, come l’eclissi di Dio che si
ripercuote pesantemente sul matrimonio e sulla famiglia. Da qui il
caloroso invito agli sposi cristiani di invocare Maria, madre di Gesù,
come colei che prepara la venuta del Salvatore nel cuore dell’umanità
smarrita che cerca la felicità al di fuori di Dio, trovando soltanto un
vuoto simulacro di verità, come “cisterne screpolate che non contengono
acqua”.
Purtroppo oggi tanti sposi si professano cristiani cercano la felicità
per via di quantità inseguendo piaceri ed emozioni via via più intensi,
dimenticando che solo in Dio si è veramente felici: “ cerca la gioia nel
Signore, esaudirà i desideri del tuo cuore”. (sal.37,4)
La gioia del vangelo è propria di chi, avendo trovato la pienezza della
vita, è libero, disinvolto, pronto a cogliere ogni novità e disposto a
farsi dono a tutti.
E’ Dio che ha messo nel cuore di ogni uomo la fame e la sete di
felicità.
Esiste il piacere ed esiste la gioia. Il piacere è legato al corpo
mentre la gioia è tutta spirituale, ed è la felicità dell’anima. Il
piacere è di breve durata e non può esistere insieme alla sofferenza e
alle prove della vita, mentre la gioia può accompagnarsi anche ai dolori
più grandi. La strada della felicità parte dal singolo per andare verso
gli altri. La gioia vera, infatti, fiorisce nel dono di sé e la morte di
sé stessi sull’esempio di Gesù, Maria e di San Giuseppe.
Maria all’annuncio dell’angelo, accetta la chiamata di Dio che la
sceglie, la separa dagli altri, chiedendole di rinunciare ai suoi
progetti umani, così avviene per San Giuseppe, che obbedisce alla
volontà e al progetto di Dio. Entrambi rinunciano ai loro sogni e
accettano di accogliere le novità di una storia più grande di loro.
Aperti ai disegni di Dio a cui nulla è impossibile, si mettono in
atteggiamento di ascolto obbediente, iniziando a vivere un’affascinante
coniugalità e una misteriosa genitorialità, pur nelle difficoltà e
sofferenze di ogni famiglia umana, dove però ognuno è attento alla
crescita umana e spirituale dell’altro. Azioni normali di una qualunque
famiglia, ma ciò che è straordinario è come tutto viene compiuto: nella
gratuità assoluta del dono reciproco e nel totale abbandono alla volontà
del Padre. Gesù, Maria e Giuseppe danno un senso nuovo all’obbedienza,
che non viene intesa come un peso da subire, ma come un servizio da
compiere nell’amore.
Il matrimonio ha inizio da una chiamata su due livelli: la chiamata
individuale ad uscire da sé stessi per realizzare il “noi” della coppia,
attraverso il dono di sé; e la chiamata come “coppia” a realizzare per
mezzo del matrimonio, la chiamata di Dio. Tra la chiamata e la meta c’è
la fatica del viaggio: dall’io al tu e dal noi alla conformazione a
Cristo.
Il cammino verso la meta si configura come cammino di santità. E’ il
quotidiano, infatti, il luogo della chiamata alla santità. La santità è
dono e inizia con una chiamata; è cammino cioè provocazione ad uscire
fuori dal proprio egocentrismo, per abbracciare il progetto di Dio da
vivere insieme al coniuge.
L’amore comporta un uscire fuori da sé, è esuberanza; Lo Spirito Santo,
del resto, si può definire come l’estasi di Dio, lo star fuori di sé, da
parte di Dio; e i coniugi sono chiamati a fare l’ esperienza dell’amore
stesso di Dio, vivendo in piena comunione con Dio che è santo:” Ad
immagine del Santo che vi ha chiamati diventate santi anche voi…poiché
sta scritto : voi sarete santi perché Io sono santo” (1Pt.1,15-16)
STACCO MUSICALE
Giovanni Paolo II ha affermato più volte che la famiglia è strettamente
legata al disegno della salvezza perché è il luogo primario
dell’annuncio del vangelo essa stessa.
Nella Novo millennio ineunte egli richiama la chiesa del nuovo millennio
a guardare alla sua vocazione fondamentale che è l’universale chiamata
alla santità, così come aveva affermato il concilio, e indica,nella
famiglia una via privilegiata in quanto a lei è riservata la missione di
“custodire” rivelare e comunicare l’amore per tener fede ai suoi
impegni; formare una comunità di persone, servire la vita, partecipare
alla missione della Chiesa e della società (Fc17)
Dunque cari ascoltatori la famiglia è il grembo vitale della società e
della Chiesa: il contesto primario dove scoprire il senso della vita, la
bellezza degli affetti, il valore educativo della pazienza, della
speranza, della carità, fondata in Cristo e vivente nel Suo Spirito.
E’ da qui che l’uomo e la donna possono offrirsi, o rendersi
disponibili, per una cooperazione singolare col Dio della vita:”
assumendo un ruolo di protagonista della storia ad iniziare dalla
costruzione della comunità famigliare”.
Occorre costruire una famiglia che alimenti il bene comune, che educhi
persone adulte, libere, responsabili, una famiglia che sia una scuola di
pace. In ciò il compito della donna è grande.
Lo vediamo bene ad esempio, nei coniugi Luigi e Zelia Martin,
beatificati, a Lisiez il 19/10/2008
In essi brilla l’annuncio quotidiano ed esistenziale di quella grande
speranza fino a renderli genitori di una grande santa : Teresina di Gesù
bambino: Essi furono testimoni eroici della civiltà dell’amore in un
epoca non meno difficile della nostra, ma sapevano a quale fonte
attingere la speranza che non delude. (Rm. 5,5)
I genitori di S.Teresina ponevano il vangelo al centro della vita
famigliare, quale paradigma dei valori da assimilare e tramandare. Per
loro la famiglia non era a “misura di lavoro”, bensì il lavoro “ a
misura di famiglia”: prima Dio, poi il nucleo famigliare, luogo basilare
di felicità e maturazione divina; infatti sta scritto:2 Prima cercate le
cose del Padre mio il resto vi verrà dato in aggiunta” (Lc.12,31)
Luigi e Zelia attingevano insieme, ogni mattina, al banchetto
dell’Eucaristia, rinnovando spesso la purità del cuore anche nel
sacramento della riconciliazione. Malgrado prove dolorose, seppero
vivere sereni, in pace, testimoni generosi di una carità paziente,
misericordiosa e fedele. Sapevano anche d’aver bisogno delle speranze
più piccole e più grandi che giorno per giorno ci mantengono in cammino
ma che senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse
non bastano. Perciò fondarono la famiglia sull’esempio di Nazareth e
vissero con Gesù, Giuseppe e Maria, nell’umiltà, nell’amore e nella
speranza.
La “Lumen Gentium” indica Maria come colei che coopera con amore di
madre (L.G. 63) alla rigenerazione e alla formazione dei cristiani. E’
lei, quindi, la prima educatrice nella Chiesa e come tale ci è offerta
quale modello concreto di quella “maternità ecclesiale” che ha nella
famiglia cristiana la sua cellula di base, dove il “noi umano” si
modella sul “noi divino” della Trinità e della vita in Cristo.
Anche noi guardando a Maria, imitandone la carità e adempiendo
fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta
con fedeltà diventare santi genitori (materiali e spirituali)! Tocca in
primo luogo alla famiglia cristiana educare i figli.
STACCO MUSICALE
Perciò papa Benedetto XVI ci sollecita: i cristiani devono imparare
nuovamente in che cosa consiste veramente la loro speranza, che cosa
abbiamo da offrire al mondo. All’interno del matrimonio ciò spetta ad
entrambi i coniugi ma particolarmente alla donna, quasi per materna con
naturalità prendendo esempio da Maria santissima, madre e modello della
Chiesa e della nuova umanità. E’ proprio del “genio femminile” tenere
accesa la lampada della speranza e lo “stare” accanto alla croce del
figlio, di ogni figlio, per essere strumenti di perdono e di pace
indicando sempre fin dove è arrivato l’amore del Crocifisso per gli
uomini, per tutti gli uomini, e così aiutarci a comprendere quanto Dio
ci ha amati e ci ama.
Come Maria, la donna cristiana è chiamata a mostrare a tutti questo viso
di un Dio che ama e con Maria irradiare bontà, anzi essere con lei la
bellezza trasfigurata, l’immagine dell’umanità nuova.
Cari ascoltatori abbiamo detto che tocca alla famiglia cristiana educare
i figli; ebbene leggiamo nella sacra scrittura nel libro del
Deuteronomio 6,4-20:” Ascolta; Israele : il Signore è il nostro Dio, il
Signore è uno solo. Tu amerai il Signore Tuo Dio con tutto il cuore, con
tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti
stiano fissi nel cuore: li
ripeterai ai tuoi figli, ne
parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via e
quando ti coricherai e quando ti alzerai…Quando in avvenire tuo figlio
ti domanderà: che significano queste istruzioni, queste leggi e queste
norme che il Signore nostro
Dio vi ha date? Tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del faraone
in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente.”
L’obbedienza di Israele a questo comando del Signore ha mantenuto la
famiglia ebrea unita e ciò ci fa comprendere come sia prioritario
l’impegno, per i genitori, di trasmettere la fede ai figli e come questo
comando divino viene dato esclusivamente a loro per cui non può essere
delegato a nessun’altra persona. E come questi sono solleciti e attenti
che il loro bambino cresca nella salute fisica e intellettiva, allo
stesso modo debbono curare la loro formazione spirituale e religiosa.
Per i primi cristiani trasmettere la fede ai figli è stata la missione
primaria.
Ne troviamo testimonianza nella 2°lettera di San Paolo a Timoteo:” Mi
ricordo infatti della fede schietta che fu prima di tua nonna Lòide, poi
di tua madre Eunice e ora, ne sono certo, anche in Te (2Tim. 1,5)
Questa tradizione si è mantenuta, in forme diverse, lungo i secoli nelle
famiglie, per giungere fino a noi. Ne danno prova numerosi fanciulli e
giovani martiri.
Purtroppo, oggi si assiste sempre più raramente a genealogie di fede
certa, che San Paolo usa chiamare sante dove l’obbedienza al vangelo e
il cammino di santità sono contagiose di generazione in generazione.
Trasmettere la fede non consiste nel far apprendere ai figli della
preghiere a memoria, che spesso sono recitate distrattamente, ma è molto
di più. La preghiera non deve essere espressione di un ripetitivo
ritualismo devozionale ma il respiro dell’anima che deve sgorgare dal
cuore.
La preghiera non è “merce di scambio” per ottenere favori e grazie, ma è
lode a Dio, abbandono fiducioso all’abbraccio del Padre anche quando si
vive nell’aridità del cuore, nelle prove e nella sofferenza. E’ la
fatica del credere nonostante tutto, è vivere alla sequela di Gesù
sempre; è adorarlo e lasciarsi accogliere da Lui nell’Eucaristia; è
sentirsi suo tabernacolo e suo ostensorio: è lasciarsi amare a modo suo
per vivere con Lui, ogni giorno, il progetto del Padre nell’amore dello
Spirito Santo.
Ogni famiglia deve credere all’amore di Dio, che insieme al dono della
vita prepara per ciascuno dei suoi figli l’ambiente per crescere e la
strada da percorrere. Lui solo è la via che porta al Padre, la verità
che consola e la vita che si dona.
STACCO
MUSICALE
Per i genitori cristiani educare un figlio alla fede significa, in
definitiva, farlo incontrare con Gesù. Il “lasciate che i bambini
vengano a me”(Gv:14,6) è una sublime sintesi di metodo educativo
evangelico per una formazione non solo religiosa ma integralmente umana.
I genitori che si amano vivono della presenza di Gesù e si nutrono della
sua parola; e come si spezza il pane quotidiano, così occorre spezzare
il vangelo perché i bambini sanno vivere ancor meglio degli adulti, con
generosità e in profondità la parola di Dio
L’esortazione apostolica Evangeli Nutiandi al n. 71 afferma: I genitori
non soltanto comunicano ai figli il vangelo, ma possono ricevere da loro
lo stesso Vangelo profondamente vissuto.
Cari ascoltatori chiediamo a
Maria di vigilare sulla crescita di Cristo in noi e nelle nostre
famiglie; ogni nostra casa sia una santa casa e ogni nostra famiglia sia
una santa famiglia abitata dalla pace e dall’amore.
Prima di aprire i nostri telefoni per la condivisione vi vogliamo
leggere la testimonianza di nostra figlia Elena.
Dice così: “ educare un figlio alla preghiera non è una cosa semplice
soprattutto quando si inizia in tenera età. Ho due bambini, Laura di 8
anni e Gabriele di 4, quando Laura è stata abbastanza grande da capire
il significato della preghiera ho cominciato come può fare un qualsiasi
genitore, ad insegnarle le prime preghiere. Aveva tre anni e sapeva
benissimo il Padre nostro, l’Ave Maria e l’angelo di Dio, ma quando
veniva il momento di recitarli trovava sempre qualche scusa, allora ho
capito che c’era qualcosa che non andava, erano preghiere da grande e
lei voleva avvicinarsi a Gesù nella sua pienezza di bimba. Così mi sono
immedesimata e sono riuscita a pensare in maniera semplice come fa un
bimbo e ho scritto una preghiera semplice ma profonda : Madonnina,
angioletto e Gesù bambino, grazie che mi state sempre vicino, riempite
il mio cuore con tutto il vostro amore, guidate il mio cammino come
quello di ogni bambino e quando andate da Dio ditegli che lo amo
anch’io.
Era felicissima, mi disse che avevo trovato la sua preghiera e che
voleva recitarla tutte le sere per tutte le persone che non credono.
Così abbiamo fatto tutte le sere, purtroppo c’è come in tutte le storie
un “ma”.
Laura divenne allergica ad ogni sorta di animale e a varie piante,
poteva sopportare l’idea di non raccogliere fiori, ma non poter
accarezzare i gatti la faceva piangere ogni volta. Per una mamma veder
piangere il proprio figlio per una cosa di cui non ne ha colpa non è una
cosa bella.
Una sera ho cercato di spiegarle che la sua preghierina poteva dedicarla
anche per una sua giusta causa, le sue allergie.
Mi rispose che prima voleva un fratellino e mi chiese se poteva
sceglierlo lei, le spiegai che la scelta arriva da Dio ma lei mi portò
sul balcone e mi disse che aveva scelto quella stellina che brillava più
di tutte e che era un maschietto.
Dopo qualche mese le preghiere di Laura ebbero il loro frutto e arrivò
Gabriele. Ma le allergie continuavano a darle problemi e le crisi di
pianto ogni volta che vedeva un gatto aumentavano. Suo papà un giorno le
disse:” Se Gesù ti farà passare le allergie, ti prometto che ti regalerò
un gatto”. Detto fatto, Laura si mise a pregare e supplicare Gesù con la
sua preghierina preferita.
Ad ogni controllo le allergie sparivano piano piano. Ora abbiamo una
micia dolcissima che è entrata nella nostra casa. Gesù ha ascoltato la
mia bimba e sono contenta di averla aiutata ad avvicinarsi a Lui come
lei voleva, semplicemente con cuore di bimba come Lui ci vuole!
Ora questo compito mi spetta anche con Gabriele, per lui sarà più
semplice perché Laura gli insegna ogni cosa e insieme gli stiamo facendo
capire quanto ci ama Gesù. Ringrazio i miei genitori che con il loro
amore mi hanno cresciuta nell’amore di Gesù.
Attendiamo ora le vostre telefonate per condividere come sempre
l’argomento trattato
Vi salutiamo e vi diamo appuntamento il 10 luglio con Piero e Rossana
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