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Carissime famiglie, stiamo vivendo la terza settimana del tempo
Pasquale, in questo tempo di grazia particolare abbiamo voluto unirci in
preghiera con Maria qui in cappellina come i discepoli nel cenacolo
nell’attesa dello Spirito Santo, il nostro pensiero ha abbracciato anche
tutti voi che siete all’ascolto perché siate anche voi in comunione con
noi. Oggi le Scritture ci presentano un episodio molto significativo per
la nostra fede, la conversione di S.Paolo, il Signore Gesù che irrompe
nella storia degli uomini per realizzare il progetto del Padre, chiama
al Suo servizio per essere strumenti di bene, offre il Suo corpo e il
Suo sangue perché abbiamo la vera vita ed essere partecipi a pieno della
vita futura. Con questa introduzione che avrà un forte richiamo anche
nell’esposizione che seguirà, Rita e Franco vi danno il benvenuto, e
questo nostro benvenuto vuole raggiungere anche tutti gli ascoltatori
italiani nel mondo che attraverso internet possono ascoltarci.
Con il
nostro ultimo incontro ci siamo lasciati con l’impegno di soffermarsi un
po’ più a lungo sull’argomento trattato, il quale parlava della famiglia
in situazioni di difficoltà e di sofferenza e lo faremo oggi, prima però
di affrontare nuovi aspetti ricordiamo brevemente alcuni passaggi
salienti del tema che abbiamo trattato nella precedente trasmissione.
1° Il
Nostro Dio vuole per le sue creature un mondo prospero felice e giusto e
ciò che riguarda la prosperità è da intendere cosa buona, ovviamente
senza farne della stessa un idolo.
2° Il
cristianesimo non significa teoria della retribuzione che alla colpa
debba seguire il castigo e al comportamento virtuoso il bene, dunque
guardarsi dal valutare il male come castigo di Dio.
3° La
Parola di Dio non è il rimedio ad ogni dolore, ne la soluzione a tutti i
problemi, tanto meno un anestetico al dolore ma annuncia la vicinanza di
Dio all’uomo, il farsi prossimo di Dio a chi soffre, da dei consigli
semplici e imitabili per affrontare il dolore, allo stesso tempo la
sofferenza offerta è un valore incalcolabile.
4°
Abbiamo parlato della tragica esperienza di Giobbe, la quale ci esorta
alla pazienza nelle avversità e alla volontà di sollevare lo sguardo
senza piegarsi alla rassegnazione e allo stesso tempo intercedere per
gli altri.
5°
L’importanza di mantenere dei legami di amicizia, conservare nel dolore
affidamento e gratitudine a Dio, non come un credere in Dio interessato,
ricordandosi solo quando si è nel bisogno ma come un vero è proprio modo
di vivere.
6° Per
la famiglia e per la coppia: Custodire il senso della promessa, Dio è
presente nella nostra relazione, la scrittura ci ricorda che il
matrimonio e la famiglia sono cosa buona voluta da Dio stesso, fare
memoria di questo specie in mezzo a tanti limiti e delusioni è il vero
atto di fede.
Abbiamo
terminato accennando alle situazioni difficili tra genitori e figli, che
insieme ad un cammino di fede, all’importanza del farsi aiutare da
persone competenti, alla forza del comandamento e l’aiuto di Dio, si può
riprendere una vita normale.
Riprendiamo la chiacchierata con la nostra testimonianza che potremmo
chiamare: Le speranze le delusioni le aspettative di una famiglia nelle
scelte sbagliate dei figli. L’esperienza di un figlio che si allontana
da casa per vivere un esperienza di setta è una delle più dolorose e
laceranti che due genitori possano affrontare, non solo, ma anche
pericolosa per tutta la famiglia perché può portare alla divisione dei
suoi membri non che dei genitori stessi. Peggio ancora quando in una
setta viene irretito uno dei coniugi, in questo caso l’unione famigliare
è definitivamente compromessa.
Abbiamo
cominciato a vivere questo dolore circa quindici anni fa, nostro figlio
in un momento di grande confusione e di ribellione interiore, è stato
coinvolto da un suo collega di lavoro in questa storia che lo ha portato
ad allontanarsi in modo particolare dalla sua famiglia e dalla chiesa
complicando maggiormente la sua e la nostra vita in un modo pauroso, con
conseguenze di disordine e di peccato che lo hanno letteralmente
distrutto. Il disordine morale non ha riguardato solo la sfera affettiva
ma anche quella psicologica non che finanziaria, la sua vita non è
stato altro che un susseguirsi di esperienze negative che hanno causato
grande fatica anche da parte nostra dato che non abbiamo voluto
abbandonarlo nella sua esperienza, i conflitti che inevitabilmente
nascevano all’interno della nostra vita di genitori e di coppia
diventavano di volta in volta sempre più dolorosi, le diversità di
approccio al problema erano incompatibili, non si riusciva a trovare la
comunione necessaria per affrontare la situazione.
All’inizio non avevamo colto per intero la gravità della situazione ma
con l’andare del tempo ci rendemmo conto della grave sofferenza che
bussava alla nostra famiglia. Ci sono stati, e purtroppo ci sono ancora,
dei momenti nei quali tocchiamo con mano la consapevolezza di essere
impotenti nei confronti di tale situazione, il non saper cosa fare per
trovare una soluzione al problema tanto meno delle indicazioni per come
affrontarlo.
Ad un
certo punto avvenne la rottura del rapporto con il suo collega e come
per effetto domino cessò anche di frequentare attivamente la setta, ma
il danno era fatto e si manifestava in varie forme, specie
nell’incapacità di costruire relazioni, ma la cosa più brutta era che
sistematicamente gli avevano strappato con un lavaggio appropriato del
cervello proprio la figura dei genitori non che dell’intera famiglia,
dato che rappresentavamo a detta loro il suo problema.
Questo
progressivo distacco dalla setta genera in nostro figlio crisi
esistenziali profonde e neanche a farlo apposta tutto gli andava storto.
A distanza di anni possiamo dire che grazie ai consigli di persone
fidate e capaci e soprattutto con il sostegno della preghiera nostra e
di tanti fratelli e sorelle ci aiutano a trovare l’equilibrio e un
minimo di serenità di coppia per poter essere presenti nei momenti di
particolare necessità.
Ad oggi
non possiamo dire che la cosa sia superata ma qualcosa è cambiato e
questo fa ben sperare, questa è anche la certezza che il Signore tiene
conto delle nostre preghiere e delle nostre lacrime, nemmeno una andrà
persa, anche nel buio più completo Dio sta guidando questa storia, e
sicuramente non lascerà incompleta l’opera delle Sue mani e un giorno
come per S.Paolo avverrà l’incontro personale con Lui. Possiamo
testimoniare che questa esperienza così dolorosa grazie a Dio non ha
indurito il nostro cuore e non ci siamo smarriti, ma ci ha portato a
comprendere maggiormente le famiglie che vivono questo tipo di
sofferenze.
Questa
testimonianza che vi abbiamo portato mette in evidenza la sofferenza dei
genitori nei confronti dei figli, ma bisogna tener conto anche
dell’opposto, i figli in conflitto con i genitori, anche nel caso di
nostro figlio, un qualcosa, magari un nostro comportamento nei suoi
confronti sicuramente non voluto, ma ritenuto da lui scorretto, abbia in
qualche modo causato una ferita che può aver determinato il suo agire.
Certamente per ristabilire le giuste relazioni è necessario arrivare ad
un perdono reciproco, generalmente perdonare per i genitori può anche
essere facile, ma sovente per i figli non è così, le ferite ricevute dai
genitori segnano profondamente e arrivare al perdono diventa difficile,
potrebbe venire in aiuto la ragione che con la maturità della persona
riesce a dare le giuste motivazioni a quei comportamenti che possono
aver causato le ferite, ma difficilmente è sufficiente per ristabilire i
giusti rapporti affettivi, a volte è necessario l’aiuto di persone sagge
e di un cammino di fede per poter raggiungere dei buoni risultati che
rendano la vita di nuovo bella, come abbiamo detto nell’ultima
trasmissione, fermo restando che il protrarsi della mancanza di
riconciliazione determina sofferenze sia da una parte che dall’altra e
sovente anche di natura fisica.
STACCO MUSICALE
Insieme
al comandamento dell’onore da rendere ai genitori la Sacra scrittura
offre molti insegnamenti sul tema del figlio, ed invita a non
dimenticare mai, che il figlio è un dono e un compito per i genitori e
porta con sé un mistero che trascende la loro volontà. Dunque la
famiglia deve diventare il luogo dove i suoi membri possano crescere e
sviluppare quel senso pieno di libertà che diventa consenso a quella
volontà di Dio che troviamo espressa nella preghiera del Padre nostro,
preghiera quotidiana di ogni credente: Sia fatta la tua volontà sia
in cielo sia in terra.
In altre
parole, cercate il regno di Dio e il resto vi sarà dato in sovrappiù.
Carissimi, sia per i genitori che per i figli, quando nel conflitto si
cerca solo la giustizia trovi la legge, ma se cerchi il perdono trovi
l’amore il quale ha in sé la capacità di ricostruire le relazioni, e per
questo occorre qualcosa che la ragione non possiede, ed è la fede. La
fede nel Dio di Gesù Cristo che nel momento supremo della Sua passione
disse al Padre: perdonali perché non sanno quello che fanno, come se
dicesse, perdonali perché non ci siamo capiti, da qui tutto è possibile,
ma insieme alla ragione, i figli hanno una risorsa data dall’essere
credenti e che in molti casi è provvidenziale ed è la risorsa del
comandamento “Onora tuo padre e tua madre anche se possono aver
sbagliato o perso il senno” il quale riporta alla realtà oggettiva della
persona stessa, senza i genitori non saremmo qui, aver ricevuto il dono
della vita vale ben più, di qualsiasi fatica nel perdonare.
Abbiamo
potuto constatare come proprio all’interno di quei legami stretti,
quelli della famiglia di sangue per intenderci, possono esserci degli
atteggiamenti o scelte di vita anche non volute che possono causare
ferite profonde a volte umanamente insanabili, e di fronte al perdurare
di situazioni difficili, scoraggiarsi è facile e la rinuncia a
combattere è il passo successivo. La Parola di Dio come abbiamo detto
offre un’opportunità forte contro la rassegnazione ed è “La forza del
perdono” . Non ci sono situazioni conflittuali nelle quali la
famiglia non possa sperimentare il tempo forte del perdono, certo non
possiamo intenderlo come medicina o come una sorta di strumento magico
che risolva ogni problema ogni situazione, ma è la prova che si continua
a credere all’amore e ad esso si da l’ultima parola, neanche di fronte
alla morte il perdono si deve arrestare, ed è proprio il matrimonio, la
famiglia, la palestra dove si impara a perdonare, il per sempre degli
sposi è la stessa caratteristica del perdono, cioè senza limiti.
(Mt.18,21-25). Dunque instaurare nei rapporti famigliari una cultura del
perdono vuol dire vivere riconciliati ed è il miglior modo per tener
unita la famiglia e dare buona testimonianza della nostra fede, il clima
che si crea non è altro che lo spandere intorno a noi il buon profumo
di Cristo.
Come si
applica il perdono? Non certamente concedendolo dall’alto di un
piedistallo, per interesse o semplicemente con indifferenza per
togliersi di torno la persona, peggio ancora perchè potrebbe sentirsi
solo umiliata, così facendo non si crea assolutamente circolarità di
sentimenti, ma occorre una buona dose di umiltà insieme all’atto stesso
del perdono, altrimenti si tratterebbe soltanto di un armistizio in
attesa della ripresa delle ostilità, è necessario che colui che ha
recato offesa si senta riabilitato e riconfermato nella sua dignità,
altrimenti il perdono non ha senso, in altre parole fare agli altri ciò
che vuoi sia fatto a te, solo così si ha il duplice effetto, “Riprende
la comunicazione e guarisce la ferita”.
Il
Vangelo spiega molto bene il senso del perdono, chi è senza peccato
scagli la prima pietra, questo sta a significare la consapevolezza che
non riempiremo mai la misura con la quale siamo stati a nostra volta
perdonati, in altre parole non saremo mai in credito nemmeno in pareggio,
ma sempre in debito. Certamente potremmo dire che con quella persona non
siamo in debito, (magari con qualcun altro che non è la stessa persona)
ma sicuramente con l’ALTRO, questo per ricordare quale sia la vera fonte
del perdono, ed è proprio qui, che le coppie e la famiglie devono
attingere la forza di guarire e lenire le proprie ferite, non basta la
buona volontà del singolo o l’ottimismo magari un po’ ingenuo del
carattere, ma da quell’Amore che ci ha amati per primo, mentre ancora
eravamo peccatori. (1Gv. 4,10; Rm. 5,8) La risorsa del perdono è davvero
come un conto in banca su cui si può attingere sempre, come singoli,
come coppie e come famiglie, perchè nessuno è esonerato dalla prova.
L’Evangelista Luca scrive in proposito del perdono: “Il
vostro premio sarà grande e sarete figli dell’altissimo, perché egli è
benevolo verso gli ingrati e i malvagi”
Questo,
in sintesi, crediamo sia il metro con il quale siamo chiamati a
confrontarci, perché in queste due categorie, ci riconosciamo un po’
tutti. Dunque non lasciamoci cadere le braccia, rinsaldiamo le nostre
relazioni perché abbiano ad aprirsi sempre di più verso la novità di
Cristo, dove c’è sempre un’altra possibilità.
Abbiamo
parlato di conflitti all’interno della famiglia che causano dolore e
l’importanza del perdono come guarigione delle ferite, detto questo
possiamo fare un passo avanti considerando il dolore che bussa alle
porte di casa come occasione preziosa per apprendere il vero bene.
La
descrizione della nostra esperienza ha voluto sottolineare che quando la
famiglia è nel disagio e la fatica si fa sentire è necessario trovare
un supporto, una indicazione, un aiuto fattivo che permetta di andare
avanti senza chiudersi in se stessi e di continuare a sperare, insieme
ai buoni consigli la Scrittura propone un’alternativa che potrebbe
sembrare non praticabile ma riflettendoci bene può essere provvidenziale,
si tratta di tentare di vivere il tempo della sofferenza come un cammino
nel quale operare un discernimento sul vissuto familiare e comprendere
maggiormente il sapere del cuore e il vero senso del comandamento, cosa
si intende per questo?
Quando
la famiglia è nel disagio può adottare due modalità, far finta che non
ci sia, oppure mascherarlo, peggio ancora crogiolarsi nel vittimismo, ma
volendo mettere a frutto spiritualmente questo tempo può decidere di
eliminare dal proprio vissuto atteggiamenti, comportamenti e abitudini
sbagliate che in qualche modo paralizzano lo slancio della vita,
soprattutto del nucleo che la fonda, la coppia, questo vuol dire
conversione continua, il vero atto di fede al quale siamo tutti chiamati.
A questo riguardo ascoltiamo il brano di Dt. 8,3 come riflessione
teologica sulla necessità della prova che aiuterà a fare chiarezza. (Leggere
il brano)
I
momenti di sofferenza che attraversano la famiglia se riconosciuti e
affrontati possono davvero diventare il tempo utile per fare
discernimento dei desideri, distinguere i beni fondamentali che fanno
vivere la famiglia da tutto ciò che non è essenziale e che intralcia il
cammino, il disagio nei rapporti può sfociare davvero in un consumismo
sfrenato, oppure in un attività lavorativa esagerata, o la ricerca di
consolazione al di fuori della famiglia stessa, o con una chiacchiera
imperante che non è più comunicazione. Eppure nonostante tutto, fatica e
rischi connessi, le situazioni di crisi possono davvero diventare un
Kairos, il tempo per capire “Che non di solo pane vive l’uomo, ma da
ogni parola che esce dalla bocca del Signore” (Dt. 8,3) certamente
non è facile e la vicenda di Giobbe lo mette bene in evidenza, eppure
nel bel mezzo della sciagura, Giobbe, ha trovato il modo di pregare e
intercedere per i suoi amici e il Signore ne tenne conto. (Gb.42,10)
La
nostra chiacchierata volge al termine, ma per completare il discorso ci
è sembrato giusto aggiungere un altro aspetto altrettanto importante:
Il dolore quale scuola di solidarietà.
Potrebbe
addirittura sembrare un controsenso, ma quando le famiglie, le coppie,
per tanti motivi attraversano momenti dolorosi, costituiscono anche
senza volerlo un grande bagaglio di esperienza, specialmente se vissuti
in quella fede che sa esprimere nonostante tutto, gratitudine a Dio e la
fiducia nella promessa, nel perdono reciproco, in altre parole la
consapevolezza che Dio è presente nella famiglia credente, ma vorremmo
dire misteriosamente anche nelle famiglie non credenti, anche se tante
volte nello scoraggiamento affiorano i dubbi. Questa esperienza di
sofferenza , che potremmo dire anche la nostra, certamente ci ha reso
più sensibili, più attenti alle situazioni di famiglie in difficoltà, si
diventa maggiormente capaci di condivisione con le persone meno
fortunate e magari più bisognose di noi, pronti a dare sostegno, se non
è possibile altrimenti, almeno con la preghiera, in definitiva: E’ la
scuola del dolore che si fa scuola di solidarietà. In sintesi,
quando una famiglia non vede soltanto il proprio dolore, ma sa farsi
carico delle sofferenze altrui, in essa prende vigore la speranza, la
capacità di aprirsi ad un futuro nuovo.
Dopo lo
stacco musicale accogliamo le vostre telefonate, solo vi preghiamo di
essere brevi, e possibilmente restando nel tema, in modo che ci si possa
arricchire ulteriormente.
Carissimi ascoltatrici e ascoltatori, abbiamo voluto cercare un modo per
affrontare il dolore quando bussa alla porta della famiglia con l’aiuto
della Parola di Dio, senza nessuna pretesa di esserci riusciti ma con la
speranza che queste due trasmissioni a riguardo possano aver portato un
messaggio di speranza, a conclusione invochiamo lo Spirito Santo perché
ci dia forza e coraggio nelle avversità e un Ave Maria alla Madonna
perché stenda il suo manto di pietà e di consolazione su tutte le nostre
storie di sofferenze famigliari.
A
venerdì 11 Maggio con Luigi e Susanna |