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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 27 Aprile 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissime famiglie, stiamo vivendo la terza settimana del tempo Pasquale, in questo tempo di grazia particolare abbiamo voluto unirci in preghiera con Maria qui in cappellina come i discepoli nel cenacolo nell’attesa dello Spirito Santo, il nostro pensiero ha abbracciato anche tutti voi che siete all’ascolto perché siate anche voi in comunione con noi. Oggi le Scritture ci presentano un episodio molto significativo per la nostra fede, la conversione di S.Paolo, il Signore Gesù che irrompe nella storia degli uomini per realizzare il progetto del Padre, chiama al Suo servizio per essere strumenti di bene, offre il Suo corpo e il Suo sangue perché abbiamo la vera vita ed essere partecipi a pieno della vita futura. Con questa introduzione che avrà un forte richiamo anche nell’esposizione che seguirà, Rita e Franco vi danno il benvenuto, e questo nostro benvenuto vuole raggiungere anche tutti gli ascoltatori italiani nel mondo che attraverso internet possono ascoltarci.

Con il nostro ultimo incontro ci siamo lasciati con l’impegno di soffermarsi un po’ più a lungo sull’argomento trattato, il quale parlava della famiglia in situazioni di difficoltà e di sofferenza e lo faremo oggi, prima però di affrontare nuovi aspetti  ricordiamo brevemente alcuni passaggi salienti del tema che abbiamo trattato nella precedente trasmissione.

1° Il Nostro Dio vuole per le sue creature un mondo prospero felice e giusto e ciò che riguarda la prosperità è da intendere cosa buona, ovviamente senza farne della stessa un idolo.

2° Il cristianesimo non significa teoria della retribuzione che alla colpa debba seguire il castigo e al comportamento virtuoso il bene, dunque guardarsi dal valutare il male come castigo di Dio.

3° La Parola di Dio non è il rimedio ad ogni dolore, ne la soluzione a tutti i problemi, tanto meno un anestetico al dolore ma annuncia la vicinanza di Dio all’uomo, il farsi prossimo di Dio a chi soffre, da dei consigli semplici e imitabili per affrontare il dolore, allo stesso tempo la sofferenza offerta  è un valore incalcolabile.

4° Abbiamo parlato della tragica esperienza di Giobbe, la quale ci esorta alla pazienza nelle avversità e alla volontà di sollevare lo sguardo senza piegarsi alla rassegnazione e allo stesso tempo intercedere per gli altri.

5° L’importanza di mantenere dei legami di amicizia, conservare nel dolore affidamento e gratitudine a Dio, non come un credere in Dio interessato, ricordandosi solo quando si è nel bisogno ma come un vero è proprio modo di vivere.

6° Per la famiglia e per la coppia: Custodire il senso della promessa, Dio è presente nella nostra relazione, la scrittura ci ricorda che il matrimonio e la famiglia sono cosa buona voluta da Dio stesso, fare memoria di questo specie in mezzo a tanti limiti e delusioni è il vero atto di fede.

Abbiamo terminato accennando alle situazioni difficili tra genitori e figli, che insieme ad un cammino di fede, all’importanza del farsi aiutare da persone competenti, alla forza del comandamento e l’aiuto di Dio, si può riprendere una vita normale.

Riprendiamo la chiacchierata con la nostra testimonianza che potremmo chiamare: Le speranze le delusioni le aspettative di una famiglia nelle scelte sbagliate dei figli. L’esperienza di un figlio che si allontana da casa per vivere un esperienza di setta è una delle più dolorose e laceranti che due genitori possano affrontare, non solo, ma anche pericolosa per tutta la famiglia perché può portare alla divisione dei suoi membri non che dei genitori stessi. Peggio ancora quando in una  setta viene irretito uno dei coniugi, in questo caso l’unione famigliare è definitivamente compromessa.

Abbiamo cominciato a vivere questo dolore circa quindici anni fa, nostro figlio in un momento di grande confusione e di ribellione interiore, è stato coinvolto da un suo collega di lavoro in questa storia che lo ha portato ad allontanarsi in modo particolare dalla sua famiglia e dalla chiesa complicando maggiormente la sua e la nostra vita in un modo pauroso, con conseguenze di disordine e di peccato che lo hanno letteralmente distrutto. Il disordine morale non ha riguardato solo la sfera affettiva ma anche quella psicologica non che finanziaria,  la sua vita non è stato  altro che un susseguirsi di esperienze negative che hanno causato grande fatica anche  da parte nostra dato che non abbiamo voluto abbandonarlo nella  sua esperienza, i conflitti che inevitabilmente nascevano all’interno della nostra vita di genitori e di coppia diventavano di volta in volta sempre più dolorosi, le diversità di approccio al problema erano incompatibili, non si riusciva a trovare la comunione necessaria per affrontare la situazione.

All’inizio non avevamo colto per intero la gravità della situazione ma con l’andare del tempo ci rendemmo conto della grave sofferenza che bussava alla nostra famiglia. Ci sono stati, e purtroppo ci sono ancora, dei momenti nei quali tocchiamo con mano la consapevolezza di essere impotenti nei confronti di tale situazione, il non saper cosa fare per trovare una soluzione al problema tanto meno delle indicazioni per come affrontarlo.  

Ad un certo punto avvenne la rottura del rapporto con il suo collega  e come per effetto domino cessò anche di frequentare attivamente la setta, ma il danno era fatto e si manifestava in varie forme, specie nell’incapacità di costruire relazioni, ma la cosa più brutta era che sistematicamente gli avevano strappato con un lavaggio appropriato del cervello proprio la figura dei genitori non che dell’intera famiglia, dato che rappresentavamo a detta loro il suo problema.

Questo progressivo distacco dalla setta genera in nostro figlio crisi esistenziali profonde e neanche a farlo apposta tutto gli andava storto. A distanza di anni possiamo dire che grazie ai consigli di persone fidate e capaci e soprattutto con il sostegno della preghiera nostra e di tanti fratelli e sorelle ci aiutano a trovare l’equilibrio e un minimo di serenità di coppia per poter essere presenti nei momenti di particolare necessità.

Ad oggi non possiamo dire che la cosa sia superata ma qualcosa è cambiato e questo fa ben sperare, questa è anche la certezza che il Signore tiene conto delle nostre preghiere e delle nostre lacrime, nemmeno una andrà persa, anche nel buio più completo Dio sta guidando questa storia, e sicuramente non lascerà incompleta l’opera delle Sue mani e un giorno come per S.Paolo avverrà l’incontro personale con Lui. Possiamo testimoniare che questa esperienza così dolorosa grazie a Dio non ha indurito il nostro cuore e non ci siamo smarriti, ma ci ha portato a comprendere maggiormente le famiglie che vivono questo tipo di sofferenze.  

Questa testimonianza che vi abbiamo portato mette in evidenza la sofferenza dei genitori nei confronti dei figli, ma bisogna tener conto anche dell’opposto, i figli in conflitto con i genitori, anche nel caso di nostro figlio, un qualcosa, magari un nostro comportamento nei suoi confronti sicuramente non voluto, ma ritenuto da lui scorretto, abbia in qualche modo causato una ferita che può aver determinato il suo agire. Certamente per ristabilire le giuste relazioni è necessario arrivare ad un perdono reciproco, generalmente perdonare per i genitori può anche essere facile, ma sovente per i figli non è così, le ferite ricevute dai genitori segnano profondamente e arrivare al perdono diventa difficile,  potrebbe venire in aiuto la ragione che con la maturità della persona riesce a dare le giuste motivazioni a quei comportamenti che possono aver causato le ferite, ma difficilmente è sufficiente per ristabilire i giusti rapporti affettivi, a volte è necessario l’aiuto di persone sagge e di un cammino di fede per poter  raggiungere dei buoni risultati che rendano la vita di nuovo bella, come abbiamo detto nell’ultima trasmissione, fermo restando che il protrarsi della mancanza di riconciliazione determina sofferenze sia da una parte che dall’altra e sovente anche di natura fisica.

STACCO MUSICALE

Insieme al comandamento dell’onore da rendere ai genitori la Sacra scrittura offre molti insegnamenti sul tema del figlio, ed invita a non dimenticare mai, che il figlio è un dono e un compito per i genitori e porta con sé un mistero che trascende la loro volontà. Dunque la famiglia deve diventare il luogo dove i suoi membri possano crescere e sviluppare quel senso pieno di libertà che diventa consenso a quella volontà di Dio che troviamo espressa nella preghiera del Padre nostro, preghiera quotidiana di ogni credente: Sia fatta la tua volontà sia in cielo sia in terra.

In altre parole, cercate  il regno di Dio e il resto vi sarà dato in sovrappiù.

Carissimi, sia per i genitori che per i figli, quando nel conflitto si cerca solo la giustizia trovi la legge, ma se cerchi il perdono trovi l’amore il quale ha in sé la capacità di ricostruire le relazioni, e per questo occorre qualcosa che la ragione non possiede, ed è la fede. La fede  nel Dio di Gesù Cristo che nel momento supremo della Sua passione disse al Padre: perdonali perché non sanno quello che fanno, come se dicesse, perdonali perché non ci siamo capiti, da qui tutto è possibile, ma insieme alla ragione, i figli hanno una risorsa data dall’essere credenti e che in molti casi è provvidenziale ed è la risorsa del comandamento “Onora tuo padre e tua madre anche se possono aver sbagliato o perso il senno” il quale riporta alla realtà oggettiva della persona stessa, senza i genitori non saremmo qui, aver ricevuto il dono della vita vale ben più, di qualsiasi fatica nel perdonare.

Abbiamo potuto constatare come proprio all’interno di quei legami stretti, quelli della famiglia di sangue per intenderci, possono esserci degli atteggiamenti o scelte di vita anche non volute che possono causare ferite profonde a volte umanamente insanabili, e di fronte al perdurare di situazioni difficili, scoraggiarsi è facile e la rinuncia a combattere è il passo successivo. La Parola di Dio come abbiamo detto offre un’opportunità forte contro la rassegnazione ed è “La forza del perdono” . Non ci sono situazioni conflittuali nelle quali la famiglia non possa sperimentare il tempo forte del perdono, certo non possiamo intenderlo come medicina o come una sorta di strumento magico che risolva ogni problema ogni situazione, ma è la prova che si continua a credere all’amore e ad esso si da l’ultima parola, neanche di fronte alla morte il perdono si deve arrestare, ed è proprio il matrimonio, la famiglia, la palestra dove si impara a perdonare, il per sempre degli sposi è la stessa caratteristica del perdono, cioè senza limiti. (Mt.18,21-25). Dunque instaurare nei rapporti famigliari una cultura del perdono vuol dire vivere riconciliati ed è il miglior modo per tener unita la famiglia e dare buona testimonianza della nostra fede, il clima che si crea  non è altro che lo spandere intorno a noi il buon profumo di Cristo.

Come si applica il perdono?  Non certamente concedendolo dall’alto di un piedistallo, per interesse o semplicemente con indifferenza per togliersi di torno la persona, peggio ancora perchè potrebbe sentirsi solo umiliata, così facendo non si crea  assolutamente circolarità di sentimenti, ma occorre una buona dose di umiltà insieme all’atto stesso del perdono, altrimenti si tratterebbe soltanto di un armistizio in attesa della ripresa delle ostilità, è necessario che colui che ha recato offesa si senta riabilitato e riconfermato nella sua dignità, altrimenti il perdono non ha senso, in altre parole fare agli altri ciò che vuoi sia fatto a te, solo così si ha il duplice effetto, “Riprende la comunicazione e guarisce la ferita”.

Il Vangelo spiega molto bene il senso del  perdono, chi è senza peccato scagli la prima pietra, questo sta a  significare la consapevolezza che non riempiremo mai la misura con la quale siamo stati a nostra volta perdonati, in altre parole non saremo mai in credito nemmeno in pareggio, ma sempre in debito. Certamente potremmo dire che con quella persona non siamo in debito, (magari con qualcun altro che non è la stessa persona) ma sicuramente con l’ALTRO, questo per ricordare quale sia la vera fonte del perdono, ed è proprio qui, che le coppie e la famiglie devono attingere la forza di guarire e lenire le proprie ferite, non basta la buona volontà del singolo o l’ottimismo magari un po’ ingenuo del carattere, ma da quell’Amore che ci ha amati per primo, mentre ancora eravamo peccatori. (1Gv. 4,10; Rm. 5,8) La risorsa del perdono è davvero come un conto in banca su cui si può attingere sempre, come singoli, come coppie e come famiglie, perchè nessuno è esonerato dalla prova.

L’Evangelista Luca scrive in proposito del perdono: “Il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi”

Questo, in sintesi, crediamo sia il metro con il quale siamo chiamati a confrontarci, perché in queste due categorie, ci riconosciamo un po’ tutti. Dunque non lasciamoci cadere le braccia, rinsaldiamo le nostre relazioni perché abbiano ad aprirsi sempre di più verso la novità di Cristo, dove c’è sempre un’altra possibilità.

Abbiamo parlato di conflitti all’interno della famiglia che causano dolore e l’importanza del perdono come guarigione delle ferite, detto questo possiamo fare un passo avanti considerando il dolore che bussa alle porte di casa come occasione preziosa per apprendere il vero bene.

La descrizione della nostra esperienza ha voluto sottolineare che quando la famiglia è nel disagio e la fatica si fa sentire è necessario  trovare un supporto, una indicazione, un aiuto fattivo che permetta di andare avanti senza chiudersi in se stessi e di continuare a sperare,  insieme ai buoni consigli la Scrittura propone un’alternativa che potrebbe sembrare non praticabile ma riflettendoci bene può essere provvidenziale, si tratta di tentare di vivere il tempo della sofferenza come un cammino nel quale operare un discernimento sul vissuto familiare e comprendere maggiormente il sapere del cuore e il vero senso del comandamento, cosa si intende per questo?

Quando la famiglia è nel disagio può adottare due modalità, far finta che non ci sia, oppure mascherarlo, peggio ancora crogiolarsi nel vittimismo, ma volendo mettere a frutto spiritualmente questo tempo può decidere di eliminare dal proprio vissuto atteggiamenti, comportamenti e abitudini sbagliate che in qualche modo paralizzano lo slancio della vita, soprattutto del nucleo che la fonda, la coppia, questo vuol dire conversione continua, il vero atto di fede al quale siamo tutti chiamati. A questo riguardo ascoltiamo il brano di Dt. 8,3 come riflessione teologica sulla necessità della prova che aiuterà a fare chiarezza. (Leggere il brano)

I momenti di sofferenza che attraversano la famiglia se riconosciuti e affrontati possono davvero diventare il tempo utile per fare discernimento dei desideri, distinguere i beni fondamentali che fanno vivere la famiglia da tutto ciò che non è essenziale e che intralcia il cammino, il disagio nei rapporti può sfociare davvero in un consumismo sfrenato, oppure in un attività lavorativa esagerata, o la ricerca di consolazione al di fuori della famiglia stessa, o con una chiacchiera imperante che non è più comunicazione. Eppure nonostante tutto, fatica e rischi connessi, le situazioni di crisi possono davvero diventare un Kairos, il tempo per capire “Che non di solo pane vive l’uomo, ma da ogni parola che esce dalla bocca del Signore” (Dt. 8,3) certamente non è facile e la vicenda di Giobbe lo mette bene in evidenza, eppure nel bel mezzo della sciagura, Giobbe, ha trovato il modo di pregare e intercedere per i suoi amici e il Signore ne tenne conto. (Gb.42,10)

La nostra chiacchierata volge al termine, ma per completare il discorso ci è sembrato giusto aggiungere un altro aspetto altrettanto importante: Il dolore quale scuola di solidarietà.

Potrebbe addirittura sembrare un controsenso, ma quando le famiglie, le coppie, per tanti motivi attraversano momenti dolorosi, costituiscono anche senza volerlo un grande bagaglio di esperienza, specialmente se vissuti in quella fede che sa esprimere nonostante tutto, gratitudine a Dio e la fiducia nella promessa, nel perdono reciproco, in altre parole la consapevolezza  che Dio è  presente nella famiglia credente, ma vorremmo dire misteriosamente anche nelle famiglie non credenti, anche se tante volte nello scoraggiamento affiorano i dubbi. Questa esperienza di sofferenza , che potremmo dire anche la nostra, certamente ci ha reso più sensibili, più attenti alle situazioni di famiglie in difficoltà, si diventa maggiormente capaci di condivisione con le persone meno fortunate e magari più bisognose di noi, pronti a dare sostegno, se non è possibile altrimenti, almeno con la preghiera, in definitiva: E’ la scuola del dolore che si fa scuola di solidarietà. In sintesi, quando una famiglia non vede soltanto il proprio dolore, ma sa farsi carico delle sofferenze altrui, in essa prende vigore la speranza, la capacità di aprirsi ad un futuro nuovo.

Dopo lo stacco musicale accogliamo le vostre telefonate, solo vi preghiamo di essere brevi, e possibilmente restando nel tema, in modo che ci si possa arricchire ulteriormente.

Carissimi ascoltatrici e ascoltatori, abbiamo voluto cercare un modo per affrontare il dolore quando bussa alla porta della famiglia con l’aiuto della Parola di Dio, senza nessuna pretesa di esserci riusciti ma con la speranza che queste due trasmissioni a riguardo possano aver portato un messaggio di speranza, a conclusione invochiamo lo Spirito Santo perché ci dia forza e coraggio nelle avversità e un Ave Maria alla Madonna perché stenda il suo manto di pietà e di consolazione su tutte le nostre storie di sofferenze famigliari.

A venerdì 11 Maggio con Luigi e Susanna

 
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