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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 27 Febbraio 2009 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

 

Carissimi amici di radio Mater buonasera a tutti da Luigi e Susanna.

I fatti di cronaca riproposti a ripetizione dai mass media negli ultimi tempi, le notizie che ci raggiungono ascoltando le vicissitudini delle famiglie della “porta accanto”, la sempre più allarmante situazione dei ragazzi adolescenti che riempie giornalmente le notizie del telegiornale, la grave crisi economica che sta toccando da vicino moltissime famiglie, ci chiamano qs sera, all’inizio di qs periodo quaresimale, una volta di più, a riflettere con molta serietà sulla missione educativa della famiglia.

Riconosciamo che il futuro delle generazioni è stato posto da Dio nelle  ns mani  e che, se quello che ci appare sono i risultati, dobbiamo tutti, noi per primi, farci un autentico esame di coscienza.

Nessuno si può ritenere esente da una qualche, anche minima, responsabilità.

“Comincio da me” è il titolo di un libro molto significativo che ns figlia ha iniziato a leggere in un particolare momento della sua vita, di cui noi, da un po’ di tempo a qs parte, ci siamo appropriati, per farne un serio proposito di famiglia.

Comincio da me…e da chi altro potremmo cominciare? dice l’autore del libro.

Vi è un punto di partenza che non sia la realtà della ns vita?

“La vita non è quella che dovrebbe essere, è quella che è: è il modo in cui l’affronti che crea la differenza”.

Con noi in studio qs sera non abbiamo invitato un esperto sociologo, ma un giovane ragazzo, Giuseppe, amico dei ns figli che ha scelto di donare a tanti giovani quello che lui stesso ha ricevuto a sua volta da Dio, attraverso l’educazione dei suoi genitori.

Con lui parleremo, nella seconda parte del ns intervento, della chiamata che il Signore fa ad ognuno a dare con coraggio ciò che ha ricevuto: Non possiedo né argento, né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il  Nazareno, ALZATI E CAMMINA!

Alzati e cammina, piccola famiglia scavalcata da tanto clamore che ogni giorno cerchi di vivere la tua vita di fede nel nascondimento, è il momento di uscire allo scoperto perché anche il bene venga conosciuto, amato e compreso. Alzati e cammina nel mondo della violenza, dell’imbroglio, dell’egoismo, della morte perché la risurrezione di Gesù si faccia concreta e reale nella vita di molti.

Facciamo precedere la testimonianza di Giuseppe da alcune considerazioni sulla missione educativo della famiglia, proposteci da Giovanni Paolo II nella Gravissimum educationis e dal ns arcivescovo nella sua lettera pastorale dell’anno “Famiglia diventa anima del mondo”. Vogliamo ricordare così a noi stessi e a tutti che la Chiesa ci aiuta da sempre in qs compito ed ora più che mai abbiamo bisogno di fare ns  i suoi messaggi per ritrovare le motivazioni del combattimento da intraprendere.

 

L’educazione è cosa del cuore, diceva S.Giovanni Bosco agli educatori.

C’è forse, per la famiglia, un compito più bello e più difficile di quello dell’educare i figli, ossia di donare loro, con la “vita”, le “ragioni della vita”?

«I genitori, dice Giovanni Paolo II, poiché hanno trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in seno personale e sociale. La famiglia è dunque la prima scuola delle virtù sociali, di cui  hanno bisogno tutte le società. Soprattutto nella famiglia cristiana, arricchita della grazia e della missione del matrimonio-sacramento, i figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo e ad amare il prossimo secondo la fede che hanno ricevuto nel battesimo; lì anche fanno la prima esperienza di una sana società umana e della Chiesa; sempre attraverso la famiglia, infine, vengono pian piano introdotti nella convivenza civile e nel popolo di Dio…»

“Ogni famiglia, dice il card Tettamanzi, possa ritrovare luce e conforto per assolvere il compito educativo nella sua concreta situazione. Spesso l’impegno ad educare, si presenta difficile e complesso. Eppure educare è possibile se si  ritorna alle origini del suo significato più profondo: l’amore paterno e materno è un amore che Dio non manca mai di assicurare come naturale prolungamento dell’amore che ha generato la vita del figlio. È quest’amore che, da sorgente, diviene anima e norma che ispira, orienta, sostiene guida tutta l’azione educativa concreta e l’arricchisce di quei valori di dolcezza, costanza, bontà, servizio, disinteresse, spirito di sacrificio, che sono il più prezioso frutto dell’amore.

 I genitori cristiani poi, hanno la certezza, di trovare nella grazia del sacramento del matrimonio l’aiuto “permanente” di crescere i loro figli secondo la fede cristiana. Con questo sacramento Dio chiama i genitori cristiani «a partecipare alla stessa autorità e allo stesso amore di Dio Padre e di Cristo pastore, come pure all’amore materno della Chiesa, e li arricchisce di sapienza, consiglio, fortezza e di ogni altro dono dello Spirito santo per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana» (Familiaris consortio, n. 38).

 

Stacco musicale

 

Se le famiglie vogliono affrontare il compito educativo in modo concreto ed efficace devono tenerlo inserito entro l’orizzonte più vasto e determinante della cultura, della mentalità e del costume presenti nella società. La cultura infatti esprime e determina l’interpretazione che l’uomo dà della propria vita, trovandone il significato come realtà bella, buona, vera.

È soprattutto in famiglia che ciascuno di noi può apprendere le regole essenziali del pensiero (il “vero”), del gusto (il “bello”) e del comportamento (il “bene”). È in famiglia che si impara ad aprirsi al primo sguardo sul mondo, a respirare un vero concetto di libertà, di democrazia, di bene comune, di solidarietà. È in famiglia che si viene a riconoscere che quanto accade all’esterno di casa nostra non è una realtà estranea, ma è un vissuto che in qualche modo ci appartiene e personalmente ci interpella. È in famiglia che si impara a  rispettare la realtà del mondo, nella sua autentica autonomia e insieme nel suo riferimento al Dio Creatore. È in famiglia che si scopre il Vangelo come la Parola vera e nuova, non solo per ciascuno di noi ma anche per tutti.

Come sempre, anche la cultura attuale, nella sua pluralità e contraddittorietà, ci chiede di volta in volta accoglienza e apprezzamento, discernimento e critica. Viviamo, infatti, nel contesto di un intreccio inestricabile di mentalità e di costumi, simile al campo evangelico nel quale crescono insieme il buon grano e la zizzania (cfr Matteo 13,24-30). E così il compito educativo si incontra e si confronta continuamente con la cultura, talvolta in termini anche fortemente problematici. Quante volte le famiglie sentono che i valori che cercano di trasmettere ai figli sono esattamente opposti a quelli che i ragazzi e i giovani assorbono e “respirano” dall’ambiente in cui sono inseriti: la scuola, la televisione, internet, il gruppo di amici, le discoteche, le palestre.

In questo contesto non facile le famiglie e le comunità cristiane non devono rinunciare a un confronto con la cultura e la mentalità di oggi. Devono essere anzitutto luoghi di ascolto critico in cui, con un’intelligenza illuminata dalla ragione e dal Vangelo, adulti e ragazzi imparano a valutare i messaggi culturali – spesso disparati e contraddittori – per trovare le risposte ai grandi interrogativi sul “senso” della vita dell’uomo.

In questo itinerario di “ricerca di senso” le famiglie e le comunità devono saper dialogare con le altre realtà culturali ed educative del territorio. Lo stesso annuncio del Vangelo e della fede, proposto dalle nostre comunità cristiane e dai singoli credenti, deve più coraggiosamente aprirsi, comprendere a fondo e interagire con il proprio ambiente culturale e con i vissuti quotidiani della gente. Questo annuncio è chiamato a far scoprire e vivere l’originale e intramontabile novità del Vangelo e, insieme, la sua bellezza e fecondità umana, non solo nella vita delle singole persone e famiglie, ma anche nella stessa vicenda storica in cui tutti noi siamo inseriti.

Per la grande posta in gioco è necessario rinnovare e rilanciare con più forza l’impegno culturale, l’impegno cioè a suscitare in tutti attenzione, interesse e partecipazione alle realtà della cultura e della scuola presenti sul territorio. Rientra infatti nella vocazione evangelizzatrice o missionaria della Chiesa e del cristiano – e quindi in modo specifico delle famiglie cristiane – l’impegno di confronto con la cultura. Ce lo ricorda, ancora una volta, l’apostolo Pietro: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi» (1 Pietro 3,15).

 

STACCO MUSICALE

 

Nell’impegnativo e affascinante compito di far cre-scere nella pienezza della loro umanità i propri figli, la famiglia non può fare a meno della scuola.

La scuola, esprime l’attenzione educativa di un popolo, trasmette alle nuove generazioni valori, sentimenti, emozioni, inclinazioni, conoscenze, ecc. che formano la tradizione di “sapienza” di una società, apre gli orizzonti a uno sguardo sul mondo intero e fa maturare le capacità di relazione, di pensiero critico e di decisione, indispensabili per la piena realizzazione del progetto di vita di ogni ragazzo e di ogni ragazza.

Il passaggio dall’ambiente della famiglia allo spazio sociale della scuola conduce a un particolare arricchimento personale, del tutto necessario. Nella scuola infatti si incontrano stili di vita, abitudini, mentalità differenti da quelli che la famiglia ha fin lì trasmesso in modo pressoché esclusivo.

Oggi poi l’incontro arricchente – ma anche non privo di problemi – con persone diverse è anche, molto spesso, l’incontro con etnie, lingue, tradizioni, religioni e abitudini differenti. Ognuno dei nostri figli, specie in tenera età, vanta nella cerchia delle sue relazioni un piccolo “amico” nato da genitori di etnie e culture profondamente differenti dalla nostra. E loro, i bambini, diversamente dagli adulti, prima di vedere una diversità etnica sono capaci di scorgere un loro simile, un bambino come loro, portatore degli stessi diritti.

Tuttavia non ci si può nascondere che da decenni la scuola italiana vive una situazione di disagio: i continui e sempre interrotti tentativi di riforma, la cronica carenza di risorse e di strutture adeguate, l’insoddisfacente riconoscimento della professionalità di chi in essa vi lavora con serio impegno e, viceversa, la trascuratezza e la mancanza di un responsabile intervento nei confronti di chi non svolge il proprio compito, e così via.

Solo una vera alleanza tra tutti coloro che hanno a cuore l’educazione integrale delle nuove generazioni può far uscire la scuola italiana dalla crisi, in particolare l’alleanza tra genitori, insegnanti e operatori scolastici.

Un’alleanza che la Chiesa nel suo insieme e le comunità cristiane presenti sul territorio devono sostenere con decisione, spingendo le famiglie credenti ad essere ancora di più “anima” anche nel mondo della scuola.

Un prima modalità di azione in una prospettiva di alleanza famiglia-scuola è quella molto semplice, ma anche – non lo nascondo – molto faticosa,  della presenza: esserci come genitori nella scuola. Esserci quando si è chiamati, quando serve, quando lo si ritiene necessario. Non per rivendicare diritti o esporre pretese, ma per il bene dei propri figli e di quelli degli altri.

Prendersi a cuore – non da soli, ma in un gruppo di famiglie – una situazione problematica, allearsi con chi ci sta a rimboccarsi le maniche per il bene dei ragazzi, chiedere e pretendere assunzione di responsabilità e risorse, coinvolgere i soggetti locali (comprese le parrocchie), ecc. è l’unica via per impedire il degrado progressivo di certe scuole.

Esserci là dove vi sono ragazzi che  si trovano a vivere situazioni di disagio per diversi motivi: stranieri, portatori di handicap, ragazzi “difficili” (spesso con alle spalle realtà familiari problematiche), ecc. È giusto chiedere alla scuola la presenza di insegnanti di sostegno, di mediatori culturali, di assistenti sociali, di psicologi, e di altri operatori specializzati. Ma il primo sostegno, la prima mediazione è fare in modo che i propri figli, loro compagni, vedano questi ragazzi con rispetto, li coinvolgano nel proprio gruppo di amici, li aiutino a inserirsi a scuola o in oratorio.

Si insiste spesso sull’adozione e sull’affido: sono realtà molto significative (da affrontare con generosità, ma anche con realismo) cui le famiglie cristiane devono essere aperte. C’è però un “affido” molto semplice e quotidiano, alla portata di tutti: per esempio, accompagnare a scuola il compagno di un proprio figlio che ha i genitori già al lavoro dal mattino presto; ospitare in casa propria un bambino che ha la mamma in ospedale; dare una mano per le diverse pratiche burocratiche a genitori stranieri.

La scuola secondaria di primo grado  che nel recente passato  costituiva ancora (almeno nei primi due anni delle medie) un ambiente tutto sommato “tranquillo”, sta diventando una realtà fortemente problematica, che esige una particolare attenzione da parte delle famiglie. L’inizio precoce dell’adolescenza, il disorientamento affettivo e sessuale, l’assunzione di modelli e di atteggiamenti da “adulto”, la pressione delle mode e della pubblicità, l’importanza crescente del “gruppo” visto come alternativa alla famiglia, il rischio di esperienze traumatizzanti, ecc. rendono questa età un momento particolarmente difficile e delicato.

I genitori non possono abdicare al loro compito con la scusa che “ormai è grande”, che “devo rispettare la sua personalità e la sua privacy”, ecc. È possibile che un ragazzo, una ragazza di questa età frequenti o sia in contatto (via cellulare o internet) con persone all’insaputa dei genitori.Soprattutto a questa età l’adulto – genitore, insegnante, educatore, animatore – deve saper offrire al ragazzo e all’adolescente gli elementi per non smarrire la strada giusta, per non essere travolto dalla miriade di messaggi contraddittori che gli arrivano e possa così essere aiutato nella scoperta di sé in rapporto alla progettazione del proprio futuro, che nel periodo scolastico vive momenti essenziali e spesso decisivi. E la prima cosa da offrire ai ragazzi, prima ancora dei contenuti, è il tempo: tempo anzitutto di ascolto. Per un ragazzo e una ragazza di questa età è infatti importante sentirsi capiti, sapere che c’è uno spazio aperto in cui essere se stessi senza sentirsi giudicati e dove possono essere aiutati a trovare le loro risposte.

 

STACCO MUSICALE

 

Lasciamo ora lo spazio a Giuseppe a quello che il Signore ha operato, anche attraverso di lui, nella vita di molti giovani e giovanissimi e nel suo cuore attraverso il dono del servizio.     

 
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