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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 27 luglio 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissimi amici di Radio Mater buonasera a tutti da Luigi e Susanna.

A pochi giorni dall’inizio del mese di agosto riprendiamo a parlare del ns argomento radiofonico: rapporto genitori-figli.

Le vacanze estive sono molto favorevoli a qs trattazione in quanto il mese di agosto è il mese in cui la maggior parte dei nuclei familiari si riunisce  per trascorrere un periodo di riposo insieme ed il ns bambino, protagonista della ns conversazione, non può che esserne  particolarmente felice.

Finalmente, per qualche settimana, godrà della presenza costante di mamma, papà e fratelli.

Nello specifico oggi desideriamo affrontare l’argomento riguardante l’importanza della “fratria” in una famiglia.

 

Fratello : nel vocabolario della lingua italiana, troviamo la definizione : nato dai medesimi genitori.

Quindi  essere fratello, è frutto di una relazione d’ amore che si moltiplica e dà  frutti copiosi. E’ bello riconoscere che mio fratello porta in sè i segni della stessa relazione d’ amore che  ha generato anche me. E’ bello riscoprire di essere i frutti dello stesso incontro d’amore.Sapendo di vivere grazie all’ amore dei  genitori, i fratelli stanno bene, perchè vivono  di  quello stesso  bene che li ha generati . Questo  amore non viene da loro, ma è dentro di loro e gli è stato donato .

Questo amore è per loro una risorsa che nei momenti della vita in cui il quotidiano tende a renderli apatici, privi di motivazioni e di mordente viene in loro aiuto, così da renderli capaci di aiutarsi in un modo tutto speciale, arrivando a donare  anche la propria stessa vita.

Ma per vivere l’ amore e per donare amore non basta avere questa potenzialità !

Qs dono va  coltivato e custodito. Ecco allora che se ogni giorno loro stessi  lo riscoprono, non possono fare altro che viverlo, perché l’ amore è vita;  infatti  grazie a quella relazione d’ amore dei loro genitori e a quel legame-dono che li lega, possono diventare vita  per il mondo attraverso il  loro stesso essere.

 

Approfondendo e comprendendo l’esperienza della “fratria” comprenderemo meglio tutte le altre esperienze di fraternità che incontriamo sul ns cammino.

Ma guardiamo ora cosa fanno i ns bambini durante il mese di agosto sotto l’ombrellone o su un sentiero di montagna insieme ai loro  genitori , mentre cercano di vivere quei momenti  nel migliore dei modi insegnando loro  a vivere l’equilibrio, la saggezza e lo spirito di unità.

Diciamo subito che qs gestione non è certamente facile, è spesso faticosa e a volte scoraggiante.

I litigi, le gelosie, le lotte, i capricci, il corpo a corpo riescono a ledere i nervi d’acciaio anche del  genitore più disponibile.

La società in cui viviamo, l’ambiente in cui i ns figli passano molte ore della loro giornata tendono a dividere più che a unire .  Inoltre, a volte, le ns esperienze di vita fraterna non sono sempre state così positive e qs ci porta a considerare la “fratria” come uno svantaggio più che un vero bene su cui investire per il futuro.

I ns interventi in qs caso non risultano sempre sereni e risentono delle “ presunte” ingiustizie subite da piccoli.

Sicuramente  più agevolati sono i genitori che hanno fatto esperienze positive di “fratria”. Qs sapranno intervenire più obiettivamente, dando messaggi costruttivi anche nelle situazioni più negative.

Il più grande insegnamento che riceviamo spesso dai ns figli è quello che dopo una sana e movimentata litigata in cui i due fratellini se le sono date di santa ragione,  nell’ arco  di pochi minuti ritornano complici come prima e l’uno non sa stare senza l’altro.

A volte il problema del litigio, della gelosia, dell’intervento più o meno autoritario è un problema più ns che loro.

Ci sono periodi poi in cui tutti i fratelli sono ancora più straordinariamente coalizzati e se viene messo in punizione uno di loro, gli altri si fanno in quattro per portare giustificazioni a suo carico.

Il fratello rimane un bene prezioso sempre, anche se, nel momento in cui ci fa tanto arrabbiare, vorremmo liberarcene.

In fondo al ns cuore sappiamo che non potremmo fare a meno di lui, ci mancherebbe il confronto, l’opinione con chi vive la ns stessa situazione, la vera solidarietà, una certa complicità che a volte  ci fa divertire tanto e altre volte ci fa sentire più sicuri e ci incoraggia, una comprensione che nasce dall’ essere cresciuti in una stessa famiglia , nella quale papà e mamma hanno trasmesso loro determinati valori di vita che sono fondamentali per la crescita della loro famiglia.

 

 

Seduti sul ns lettino in riva al mare proviamo ad osservare una famiglia di conoscenti che ogni anno nel mese di agosto vediamo operare e crescere sotto i ns occhi. Qs famiglia è formata da papà, mamma e tre figli: una ragazza di tredici anni, un bambino di 6 anni e uno più piccolo di tre.

Qs osservazione è molto divertente per noi che non siamo particolarmente coinvolti nelle loro vicende familiari ; meno per qs genitori che dopo un anno di duro lavoro, da anni non riescono a stare tranquillamente seduti sulla loro sdraio neanche per pochissimo tempo.

Il piccolo, in quanto piccolo catalizza l’attenzione, cercando di buttarsi in mare anche quando le onde sono alte o quando è il momento meno opportuno ; la ragazza per un po’ si dà da fare collaborando con i genitori e manifestando già uno spiccato senso materno, ma poi se ne va con le sue amiche ritornando ogni tanto con richieste a volte provocatorie, classiche dell’età, che non sono sempre accettabili e che hanno bisogno di un lucido discernimento da parte dei genitori.

Il secondogenito, poco osservato da tutti, per attirare a sua volta l’attenzione, molto spesso litiga con qualche  bambino che gli gravita intorno.

Il papà a volte cerca di rimediare proponendo compromessi allettanti tra i vari litiganti ( a volte noi genitori ci scopriamo dotati di una fantasia straordinaria! ), oppure interviene in maniera equilibrata, ma quando è necessario, interviene duramente usando anche qualche mezzo più drastico della semplice persuasione verbale.

Dobbiamo proprio dire che qs genitori, non  proprio giovanissimi,  godono di tutta la ns ammirazione.Sono dinamici e si danno un gran da fare, cercano di far fronte ad ogni situazione, proponendo in modo propositivo , soluzioni alternative che possano andar bene per ogni singolo figlio.

Difficilmente intervengono allo stesso modo con  ognuno di loro, ma al contrario cercano di intervenire in maniera da far crescere ciascuno  cercando il bene per lui.

Una volta ,ci ha alquanto meravigliato il comportamento della mamma , quando il secondogenito si  è allontanato talmente tanto che è uscito dal raggio di controllo dei genitori.Tutti in spiaggia ci siamo preoccupati, invece la mamma ha mantenuto la calma, ha affidato il piccolo alla figlia più grande ed ha iniziato le sue ricerche come se sapesse già dove quel figlio sarebbe andato a nascondersi.

Siamo rimasti colpiti da qs particolare feeling tra la madre e il figlio che fino ad allora ci sembrava il più trascurato della famiglia ed abbiamo avuto la prova ancora una volta che  l’amore tra figli e genitori, va oltre i fatti, gli atteggiamenti, le circostanze perché quello che lega ogni   genitore ai propri figli è un amore profondo, frutto di una conoscenza che nessun altro può avere.

Ricordiamo ancora che due anni prima il più piccolo a 16 mesi non camminava ancora.Tutti pensavano che il bambino avesse qualche problema motorio, visto che la mamma lo teneva spesso in braccio, mentre sempre il secondogenito  faceva fuoco e fiamme per essere lui al suo posto ed il padre cercava di dare il suo contributo alternandosi con la moglie nell’offrire le proprie braccia.

Sempre qs mamma con calma rispondeva a tutti quelli che commentavano il fatto che prima o poi Gian Maria avrebbe camminato .Così è stato, ma evidentemente lei lo sapeva già.

Da qs semplici episodi ,evidenziamo l’aspetto che ci sembra più importante: ogni figlio va amato per quello che è.

I ns figli non sono uguali e quindi l’amore per ognuno va manifestato in maniera distinta.”Anche se ho sei figli, diceva un padre, non ne ho uno che sia di più.Ci vogliono tutti.Se me ne mancasse uno, sarei disperato.

Se ogni figlio si sente amato per quello che è , crescendo capirà che le presunte differenze fatte dai genitori corrispondevano a necessarie modalità educative per la crescita di ognuno dei fratelli.

Il bambino, non vive e non cresce da solo, ha bisogno di legami, i genitori sono importanti ma ha bisogno anche di legami tra pari e là dove c’è un fratello o una sorella c’è il primo pari con cui confrontarsi.   La “ fratria” è un bene da rivalutare!.

Per qs desideriamo incoraggiare le giovani famiglie a prendere in considerazione sempre più seriamente qs bene.

Il figlio unico è un dono prezioso per la famiglia di oggi ma porta anche, involontariamente, i genitori a un atteggiamento poco equilibrato nei suoi confronti, perché spesso il figlio unico rappresenta un investimento unico da cui ci si aspetta il massimo dei risultati, magari a volte nel figlio si ripongono quelle speranze che il genitore non ha potuto realizzare nella propri vita o ha realizzato parzialmente.

Un giorno, una signora di una certa età , sorridendo, raccontava il grosso vantaggio che le ha procurato l’essere stata  la terza di cinque fratelli.”Quando avevo bisogno facevo la sorella minore dei due più grandi, quando desideravo una cosa facevo la sorella maggiore dei due più piccoli, la mia infanzia è stata davvero felice!

Qs signora ironizzando un po’ su un certo tipo di esperienza tra fratelli, ha riassunto in poche parole la sua preziosa posizione di privilegio!.

Sicuramente l’esperienza della “fratria”, se vissuta positivamente, porterà anche nel tempo dell’amore, del fidanzamento e della vita di coppia a riversare verso l’altro gli stessi atteggiamenti dei quali si è fatta esperienza  in famiglia.

Un figlio abituato ad essere primogenito avrà modi protettivi molto accentuati.L’ ultimogenito saprà accogliere con più serenità le diversità dell’altro e chi è abituato a stare in mezzo saprà dare equilibrio al dono dell’accoglienza e della protezione.

 

 

L’esperienza della “fratria” insegna a dividere ogni cosa comune, sviluppa il senso di una sana competizione, il senso di una buona emulazione, la capacità di gareggiare.

Tutto qs è positivo se l’oggetto del contendere è esterno a se stessi, se in gioco non ci sono i sentimenti, la mancanza di stima o di volere prevalere.

Il confronto, la condivisione, il mettersi in gioco, una vittoria, una sconfitta , per i fratelli, sono verifiche di un cammino di crescita necessari per vivere in comunità.

Ci sorprende con dispiacere che molti bambini oggi hanno paura di gareggiare, di fare giochi di squadra, di perdere e anche di vincere. I giochi di squadra sono a volte rifiutati o affrontati solo se ci sono le condizioni che si preferiscono. La disponibilità a rischiare, l’accoglienza di un imprevisto, il sacrificio per la vittoria, l’amore proprio di fronte a una sconfitta, sono caratteristiche che oggi giorno non è facile scoprire in tanti fratelli.

La mancanza di esercizio a qs situazioni che poi nella vita ,quando il bambino sarà più grande, si tradurranno in scelte di vita per il proprio futuro, rende più limitato il suo percorso di crescita .

Oggi difficilmente il ns piccolo organizza giochi spontanei, scende in cortile, luogo dove ai ns tempi si passavano ore e ore a giocare tutti insieme.

Oggi la vita sociale dei ns bambini è organizzata dall’adulto, attraverso corsi ben strutturati, se poi avviene qualcosa che esce dallo schema, il ns piccolo o va  nel panico o reagisce in maniera molto imprevedibile .

Che bello pensare alla ns famiglia vacanziera che organizza per tutti una gita in montagna nel mese di agosto e si trova a metà strada con qualcuno con le gambe che non vanno, con poca fame e molta sete, con il tempo che si sta rannuvolando, con tratti dove fa molto caldo e tratti molto freddo, con i piedi bagnati perché il sentiero ha dei rivoli d’acqua, sapere che in quel momento non si può tornare indietro e non si può pensare di non avere la forza di  andare avanti ma bisogna mettercela  tutta per farcela ugualmente!.

Cosa c’è di più educativo?

Tutti si fanno solidali, uno aiuta l’altro con la propria  saggezza, il proprio  coraggio, la propria  forza , la propria persuasione. Alla fine tutti si sentono vittoriosi e protagonisti di una vera impresa che non dimenticheranno mai!

Che bello sentire tante persone anziane che oggi, radunati intorno alla stessa tavola, raccontano con nostalgia e commozione i momenti particolari passati insieme in famiglia.

Ognuno la racconta a proprio modo, con le proprie sottolineature, ma il punto d’incontro è per tutti lo stesso: l’appartenenza alla stessa famiglia.

Si ricordano volentieri i momenti difficili superati insieme con coraggio.

Si ripensa ai propri genitori e alla vita che hanno fatto e se ne comprendono bene i sacrifici.

Si parla di nuclei familiari con numeri, per noi oggi, astronomici.Si parla di 12 fratelli di cui sei morti per un certo tipo d’influenza.

Si parla di allattamenti a catena.

Della sopravvivenza del fratello settimino allattato col contagocce che poi è diventato il cocco di mamma.

Si ricordano gli scherzi fatti al più piccolino,  che per non sentire i  suoi capricci, lo  si metteva a sedere sopra  un armadio in un angolo nascosto della casa.

Altri tempi diremmo, ma non così lontani, tempi con un senso della famiglia e della vita di comunità molto spiccato!.

Cari genitori cerchiamo anche noi oggi di impegnarci per lasciare ai ns figli la possibilità di ricordare e raccontare  i momenti più belli della loro vita, quei momenti dove tutti insieme ci siamo impegnati per volerci più bene, per essere più uniti, per vivere una comunione profonda.

Speriamo che anche loro da anziani possano raccontare come eravamo e cosa facevamo quel giorno in cui tutti insieme abbiamo cercato di costruire la ns vita fraterna.

 

“Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme. Ognuno col bastone in mano per la loro longevità.Le piazze delle città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle che giocheranno sulle mie piazze.Dice il Signore degli eserciti: Se qs sembra impossibile agli occhi del resto di qs popolo in quei giorni, sarà forse impossibile ai miei occhi? Zc.8,4

 

 

Ma esiste solo la dimensione della fratellanza nella carne o ce n’è un’altra ?

Per me  che sono figlio unico, come è possibile sentirmi fratello ?  e di chi?

Anche se figlio unico,  proprio in virtù  di questo amore dei miei genitori  che mi ha fatto nascere,  io ho fatto esperienza dell’ amore.

 Gesù eleva questo amore umano  ad un livello divino :

 “ Ecco mia madre ed ecco  i miei fratelli ; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”. (Mt 12,48-50)

Dio è Amore e la Sua volontà è quella che trionfi l’ Amore nel mondo, ovvero si compia la Sua volontà attraverso l’ ascolto della Parola di Gesù, il Figlio prediletto.

Ecco allora che per me , figlio unico,che  magari nella vita sono stato spesso solo, magari a volte troppo protetto per paura e isolato dagli altri,   si apre uno scenario immenso, riconosco che non sono solo, c’è un Dio che mi vuole amare a tutti i costi!

Un Dio che mi chiama a vivere il Suo stesso Amore e che mi dice: se vivi il mio Amore, Io sarò per te , fratello , sorella e madre.

Potremmo quindi dire che partendo dall’ Amore di Dio, fratelli si diventa sia per chi è figlio unico, sia per chi ha fratelli nella carne.

“ Noi amiamo, perché Egli ci ha amati per primo”.

 

La mia esperienza di figlio unico mi porta a fare alcune considerazioni circa la fratellanza.  Quando dentro di me vivevo la solitudine, e quindi l’ altro/a per me non esisteva,  avevo contemporaneamente anche un gran desiderio di attesa . Il desiderio di attesa mi procurava una speranza , il desiderio di un “noi” che ancora non vedevo realizzato. Il primo “noi” di fratellanza che desideravo si realizzasse, era con i miei genitori, poi  desideravo una ragazza che provasse quei sentimenti di comunione che risiedevano nel profondo del mio cuore, gli altri al mondo per me erano degli sconosciuti perché con loro non mi relazionavo se non in modo superficiale.

Il Signore mi ha donato Susanna, la mia sposa,  che ha colmato i vuoti del mio cuore là dove per ignoranza , per presunzione o per impotenza il terreno non era stato coltivato.

Con lei ho fatto chiarezza dentro di me, e nel tempo ho trovato la pace del cuore, circa i tre livelli di vita , di cui  la Grazia del Signore aveva  permesso che facessi  esperienza prima di incontrarla:

- Il livello del desiderio dell’ altra/o

- Il livello della ricerca di un metodo, attraverso cui io ho cercato di raggiungere il mio   desiderio

-  Il livello dell’ oltre, il livello dell’ ideale, il livello del già e del non ancora.

Questi tre livelli hanno concorso nella mia vita a costruire il progetto che attraverso successive purificazioni, nel tempo mi ha reso sempre  più consapevole  di non essere solo, un progetto che mi ha realizzato sempre più come uomo, perché mi ha fatto sempre più scoprire che l’ altro è una ricchezza e non un peso.

Nella misura in cui ho superato le mie difficoltà di relazione con gli altri, ho sempre sperimentato la gioia di mia moglie, perchè in me ha visto progressivi frutti di guarigione e di liberazione interiore.

Questo, produce il riconoscere l’altro /a come fratello !

Questo è stato un progetto  voluto da Dio  e lo è tuttora , attraverso il mio abbandono all’ ascolto della Parola di Gesù  .

E’ un progetto che mi ha fatto uscire dal mio “io” e mi ha fatto scoprire che c’ è un “tu” e nella relazione tra l’ “io” e il “tu” vive il “noi”.

 

Solo allora , io figlio unico, sento te che mi ascolti ,come mio fratello !

 

Oggi, a volte mi capita di provare un deserto nel mio cuore circa il  vedere l’ altro come mio fratello, ma la differenza rispetto a  prima  che incontrassi Gesù attraverso l’ascolto della Sua Parola è fondamentale !  Nella migliore delle condizioni , prima io ero come quei fratelli che stando fuori ,in disparte cercavano di parlare a Gesù, mentre Lui parlava ancora alla folla e quindi anche a me,  ma io ero proiettato ad ascoltare me, non Lui!

Oggi invece, il momento della prova lo vivo come un momento di crescita, mi rende umile di fronte al fratello verso in quale in quel momento non provo amore, mi fa innamorare ancora di più dell’ Amore di Dio perché l’ aridità del mio cuore in quel momento mi fa provare una grande nostalgia dell’ Amore puro, quei momenti mi spingono verso la confessione per ritrovare la serenità perduta, mi fanno crescere nella relazione con mia moglie, perché dove viene meno la relazione con i nostri fratelli anche i più lontani, viene minata anche la relazione con i tuoi fratelli più prossimi e i miei fratelli e sorelle più prossimi sono  mia  moglie e i miei figli!

 

Dopo aver riconosciuto l’ altro come fratello, il passo successivo è quello di farsi fratello per lui!

Questo cammino di purificazione mi ha aiutato in famiglia con i figli in maniera determinante.

Proprio perché ho scoperto che i figli erano diversi da me, questo cammino mi ha allenato alla fatica di lasciare individuare i loro percorsi, permettendogli di fare le loro esperienze pur delimitandone gli argini. Sempre con il sostegno solido di mia moglie, ho cercato di dare loro la possibilità che scoprissero  le loro attitudini, mappando a distanza  le loro emozioni, . Soprattutto Susanna le ha riconosciute  nelle varie fasi della loro vita mentre andavano mutando .

Insieme, abbiamo cercato e continuiamo tuttora a dare loro esperienza , responsabilizzandoli.

Io ho imparato a farmi fratello per i nostri figli quando ho vinto in me l’ aria provocatoria ed i silenzi ostili, quando non ho usato il linguaggio del risentimento ma il linguaggio del perdono nella verità del dialogo. Quando come papà non impongo ciò che è buono per loro, ovvero non li obbligo al rispetto della norma  anche se la norma è corretta, ma io per primo vivo la norma con determinazione chiedendo il loro contributo secondo le loro possibilità.

Quando non dò spazio ai miei istinti di rabbia e di impotenza di fronte alle situazioni della vita, soprattutto nell’ ambito del lavoro, il più delle volte rasserenato da Susanna, allora la mia presenza in famiglia consola e  rassicura  tutti. Così abbiamo  la possibilità di gustare le distinzioni di ciascuno, di conoscersi meglio e di interessarsi reciprocamente.

 
Segreteria Regionale
RnS Lombardia

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