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Carissimi amici di
Radio Mater buonasera a tutti da Luigi e Susanna.
A pochi giorni
dall’inizio del mese di agosto riprendiamo a parlare del ns argomento
radiofonico: rapporto genitori-figli.
Le vacanze estive sono
molto favorevoli a qs trattazione in quanto il mese di agosto è il mese
in cui la maggior parte dei nuclei familiari si riunisce per
trascorrere un periodo di riposo insieme ed il ns bambino, protagonista
della ns conversazione, non può che esserne particolarmente felice.
Finalmente, per
qualche settimana, godrà della presenza costante di mamma, papà e
fratelli.
Nello specifico oggi
desideriamo affrontare l’argomento riguardante l’importanza della
“fratria” in una famiglia.
Fratello : nel
vocabolario della lingua italiana, troviamo la definizione : nato dai
medesimi genitori.
Quindi essere fratello, è frutto di una relazione d’
amore che si moltiplica e dà frutti copiosi. E’ bello riconoscere che
mio fratello porta in sè i segni della stessa relazione d’ amore che ha
generato anche me. E’ bello riscoprire di essere i frutti dello stesso
incontro d’amore.Sapendo di vivere grazie all’ amore dei genitori, i
fratelli stanno bene, perchè vivono di quello stesso bene che li ha
generati . Questo amore non viene da loro, ma è dentro di loro e gli è
stato donato .
Questo amore è per
loro una risorsa che nei momenti della vita in cui il quotidiano tende a
renderli apatici, privi di motivazioni e di mordente viene in loro aiuto,
così da renderli capaci di aiutarsi in un modo tutto speciale, arrivando
a donare anche la propria stessa vita.
Ma per vivere l’ amore e per donare amore non basta avere
questa potenzialità !
Qs dono va coltivato e custodito. Ecco allora che se
ogni giorno loro stessi lo riscoprono, non possono fare altro che
viverlo, perché l’ amore è vita; infatti grazie a quella relazione d’
amore dei loro genitori e a quel legame-dono che li lega, possono
diventare vita per il mondo attraverso il loro stesso essere.
Approfondendo e
comprendendo l’esperienza della “fratria” comprenderemo meglio tutte le
altre esperienze di fraternità che incontriamo sul ns cammino.
Ma guardiamo ora cosa
fanno i ns bambini durante il mese di agosto sotto l’ombrellone o su un
sentiero di montagna insieme ai loro genitori , mentre cercano di
vivere quei momenti nel migliore dei modi insegnando loro a vivere
l’equilibrio, la saggezza e lo spirito di unità.
Diciamo subito che qs
gestione non è certamente facile, è spesso faticosa e a volte
scoraggiante.
I litigi, le gelosie,
le lotte, i capricci, il corpo a corpo riescono a ledere i nervi
d’acciaio anche del genitore più disponibile.
La società in cui
viviamo, l’ambiente in cui i ns figli passano molte ore della loro
giornata tendono a dividere più che a unire . Inoltre, a volte, le ns
esperienze di vita fraterna non sono sempre state così positive e qs ci
porta a considerare la “fratria” come uno svantaggio più che un vero
bene su cui investire per il futuro.
I ns interventi in qs
caso non risultano sempre sereni e risentono delle “ presunte”
ingiustizie subite da piccoli.
Sicuramente più
agevolati sono i genitori che hanno fatto esperienze positive di “fratria”.
Qs sapranno intervenire più obiettivamente, dando messaggi costruttivi
anche nelle situazioni più negative.
Il più grande
insegnamento che riceviamo spesso dai ns figli è quello che dopo una
sana e movimentata litigata in cui i due fratellini se le sono date di
santa ragione, nell’ arco di pochi minuti ritornano complici come
prima e l’uno non sa stare senza l’altro.
A volte il problema
del litigio, della gelosia, dell’intervento più o meno autoritario è un
problema più ns che loro.
Ci sono periodi poi in
cui tutti i fratelli sono ancora più straordinariamente coalizzati e se
viene messo in punizione uno di loro, gli altri si fanno in quattro per
portare giustificazioni a suo carico.
Il fratello rimane un
bene prezioso sempre, anche se, nel momento in cui ci fa tanto
arrabbiare, vorremmo liberarcene.
In fondo al ns cuore
sappiamo che non potremmo fare a meno di lui, ci mancherebbe il
confronto, l’opinione con chi vive la ns stessa situazione, la vera
solidarietà, una certa complicità che a volte ci fa divertire tanto e
altre volte ci fa sentire più sicuri e ci incoraggia, una comprensione
che nasce dall’ essere cresciuti in una stessa famiglia , nella quale
papà e mamma hanno trasmesso loro determinati valori di vita che sono
fondamentali per la crescita della loro famiglia.
Seduti sul ns lettino
in riva al mare proviamo ad osservare una famiglia di conoscenti che
ogni anno nel mese di agosto vediamo operare e crescere sotto i ns occhi.
Qs famiglia è formata da papà, mamma e tre figli: una ragazza di tredici
anni, un bambino di 6 anni e uno più piccolo di tre.
Qs osservazione è
molto divertente per noi che non siamo particolarmente coinvolti nelle
loro vicende familiari ; meno per qs genitori che dopo un anno di duro
lavoro, da anni non riescono a stare tranquillamente seduti sulla loro
sdraio neanche per pochissimo tempo.
Il piccolo, in quanto
piccolo catalizza l’attenzione, cercando di buttarsi in mare anche
quando le onde sono alte o quando è il momento meno opportuno ; la
ragazza per un po’ si dà da fare collaborando con i genitori e
manifestando già uno spiccato senso materno, ma poi se ne va con le sue
amiche ritornando ogni tanto con richieste a volte provocatorie,
classiche dell’età, che non sono sempre accettabili e che hanno bisogno
di un lucido discernimento da parte dei genitori.
Il secondogenito, poco
osservato da tutti, per attirare a sua volta l’attenzione, molto spesso
litiga con qualche bambino che gli gravita intorno.
Il papà a volte cerca
di rimediare proponendo compromessi allettanti tra i vari litiganti ( a
volte noi genitori ci scopriamo dotati di una fantasia straordinaria! ),
oppure interviene in maniera equilibrata, ma quando è necessario,
interviene duramente usando anche qualche mezzo più drastico della
semplice persuasione verbale.
Dobbiamo proprio dire
che qs genitori, non proprio giovanissimi, godono di tutta la ns
ammirazione.Sono dinamici e si danno un gran da fare, cercano di far
fronte ad ogni situazione, proponendo in modo propositivo , soluzioni
alternative che possano andar bene per ogni singolo figlio.
Difficilmente
intervengono allo stesso modo con ognuno di loro, ma al contrario
cercano di intervenire in maniera da far crescere ciascuno cercando il
bene per lui.
Una volta ,ci ha
alquanto meravigliato il comportamento della mamma , quando il
secondogenito si è allontanato talmente tanto che è uscito dal raggio
di controllo dei genitori.Tutti in spiaggia ci siamo preoccupati, invece
la mamma ha mantenuto la calma, ha affidato il piccolo alla figlia più
grande ed ha iniziato le sue ricerche come se sapesse già dove quel
figlio sarebbe andato a nascondersi.
Siamo rimasti colpiti
da qs particolare feeling tra la madre e il figlio che fino ad allora ci
sembrava il più trascurato della famiglia ed abbiamo avuto la prova
ancora una volta che l’amore tra figli e genitori, va oltre i fatti,
gli atteggiamenti, le circostanze perché quello che lega ogni genitore
ai propri figli è un amore profondo, frutto di una conoscenza che nessun
altro può avere.
Ricordiamo ancora che
due anni prima il più piccolo a 16 mesi non camminava ancora.Tutti
pensavano che il bambino avesse qualche problema motorio, visto che la
mamma lo teneva spesso in braccio, mentre sempre il secondogenito
faceva fuoco e fiamme per essere lui al suo posto ed il padre cercava di
dare il suo contributo alternandosi con la moglie nell’offrire le
proprie braccia.
Sempre qs mamma con
calma rispondeva a tutti quelli che commentavano il fatto che prima o
poi Gian Maria avrebbe camminato .Così è stato, ma evidentemente lei lo
sapeva già.
Da qs semplici episodi
,evidenziamo l’aspetto che ci sembra più importante: ogni figlio va
amato per quello che è.
I ns figli non sono
uguali e quindi l’amore per ognuno va manifestato in maniera
distinta.”Anche se ho sei figli, diceva un padre, non ne ho uno che sia
di più.Ci vogliono tutti.Se me ne mancasse uno, sarei disperato.
Se ogni figlio si
sente amato per quello che è , crescendo capirà che le presunte
differenze fatte dai genitori corrispondevano a necessarie modalità
educative per la crescita di ognuno dei fratelli.
Il bambino, non vive e
non cresce da solo, ha bisogno di legami, i genitori sono importanti ma
ha bisogno anche di legami tra pari e là dove c’è un fratello o una
sorella c’è il primo pari con cui confrontarsi. La “ fratria” è un
bene da rivalutare!.
Per qs desideriamo
incoraggiare le giovani famiglie a prendere in considerazione sempre più
seriamente qs bene.
Il figlio unico è un
dono prezioso per la famiglia di oggi ma porta anche, involontariamente,
i genitori a un atteggiamento poco equilibrato nei suoi confronti,
perché spesso il figlio unico rappresenta un investimento unico da cui
ci si aspetta il massimo dei risultati, magari a volte nel figlio si
ripongono quelle speranze che il genitore non ha potuto realizzare nella
propri vita o ha realizzato parzialmente.
Un giorno, una signora
di una certa età , sorridendo, raccontava il grosso vantaggio che le ha
procurato l’essere stata la terza di cinque fratelli.”Quando avevo
bisogno facevo la sorella minore dei due più grandi, quando desideravo
una cosa facevo la sorella maggiore dei due più piccoli, la mia infanzia
è stata davvero felice!
Qs signora ironizzando
un po’ su un certo tipo di esperienza tra fratelli, ha riassunto in
poche parole la sua preziosa posizione di privilegio!.
Sicuramente
l’esperienza della “fratria”, se vissuta positivamente, porterà anche
nel tempo dell’amore, del fidanzamento e della vita di coppia a
riversare verso l’altro gli stessi atteggiamenti dei quali si è fatta
esperienza in famiglia.
Un figlio abituato ad
essere primogenito avrà modi protettivi molto accentuati.L’ ultimogenito
saprà accogliere con più serenità le diversità dell’altro e chi è
abituato a stare in mezzo saprà dare equilibrio al dono dell’accoglienza
e della protezione.
L’esperienza della
“fratria” insegna a dividere ogni cosa comune, sviluppa il senso di una
sana competizione, il senso di una buona emulazione, la capacità di
gareggiare.
Tutto qs è positivo se
l’oggetto del contendere è esterno a se stessi, se in gioco non ci sono
i sentimenti, la mancanza di stima o di volere prevalere.
Il confronto, la
condivisione, il mettersi in gioco, una vittoria, una sconfitta , per i
fratelli, sono verifiche di un cammino di crescita necessari per vivere
in comunità.
Ci sorprende con
dispiacere che molti bambini oggi hanno paura di gareggiare, di fare
giochi di squadra, di perdere e anche di vincere. I giochi di squadra
sono a volte rifiutati o affrontati solo se ci sono le condizioni che si
preferiscono. La disponibilità a rischiare, l’accoglienza di un
imprevisto, il sacrificio per la vittoria, l’amore proprio di fronte a
una sconfitta, sono caratteristiche che oggi giorno non è facile
scoprire in tanti fratelli.
La mancanza di
esercizio a qs situazioni che poi nella vita ,quando il bambino sarà più
grande, si tradurranno in scelte di vita per il proprio futuro, rende
più limitato il suo percorso di crescita .
Oggi difficilmente il
ns piccolo organizza giochi spontanei, scende in cortile, luogo dove ai
ns tempi si passavano ore e ore a giocare tutti insieme.
Oggi la vita sociale
dei ns bambini è organizzata dall’adulto, attraverso corsi ben
strutturati, se poi avviene qualcosa che esce dallo schema, il ns
piccolo o va nel panico o reagisce in maniera molto imprevedibile .
Che bello pensare alla
ns famiglia vacanziera che organizza per tutti una gita in montagna nel
mese di agosto e si trova a metà strada con qualcuno con le gambe che
non vanno, con poca fame e molta sete, con il tempo che si sta
rannuvolando, con tratti dove fa molto caldo e tratti molto freddo, con
i piedi bagnati perché il sentiero ha dei rivoli d’acqua, sapere che in
quel momento non si può tornare indietro e non si può pensare di non
avere la forza di andare avanti ma bisogna mettercela tutta per
farcela ugualmente!.
Cosa c’è di più
educativo?
Tutti si fanno
solidali, uno aiuta l’altro con la propria saggezza, il proprio
coraggio, la propria forza , la propria persuasione. Alla fine tutti si
sentono vittoriosi e protagonisti di una vera impresa che non
dimenticheranno mai!
Che bello sentire
tante persone anziane che oggi, radunati intorno alla stessa tavola,
raccontano con nostalgia e commozione i momenti particolari passati
insieme in famiglia.
Ognuno la racconta a
proprio modo, con le proprie sottolineature, ma il punto d’incontro è
per tutti lo stesso: l’appartenenza alla stessa famiglia.
Si ricordano
volentieri i momenti difficili superati insieme con coraggio.
Si ripensa ai propri
genitori e alla vita che hanno fatto e se ne comprendono bene i
sacrifici.
Si parla di nuclei
familiari con numeri, per noi oggi, astronomici.Si parla di 12 fratelli
di cui sei morti per un certo tipo d’influenza.
Si parla di
allattamenti a catena.
Della sopravvivenza
del fratello settimino allattato col contagocce che poi è diventato il
cocco di mamma.
Si ricordano gli
scherzi fatti al più piccolino, che per non sentire i suoi capricci,
lo si metteva a sedere sopra un armadio in un angolo nascosto della
casa.
Altri tempi diremmo,
ma non così lontani, tempi con un senso della famiglia e della vita di
comunità molto spiccato!.
Cari genitori
cerchiamo anche noi oggi di impegnarci per lasciare ai ns figli la
possibilità di ricordare e raccontare i momenti più belli della loro
vita, quei momenti dove tutti insieme ci siamo impegnati per volerci più
bene, per essere più uniti, per vivere una comunione profonda.
Speriamo che anche
loro da anziani possano raccontare come eravamo e cosa facevamo quel
giorno in cui tutti insieme abbiamo cercato di costruire la ns vita
fraterna.
“Vecchi e vecchie
siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme. Ognuno col bastone in
mano per la loro longevità.Le piazze delle città formicoleranno di
fanciulli e di fanciulle che giocheranno sulle mie piazze.Dice il
Signore degli eserciti: Se qs sembra impossibile agli occhi del resto di
qs popolo in quei giorni, sarà forse impossibile ai miei occhi? Zc.8,4
Ma esiste solo la
dimensione della fratellanza nella carne o ce n’è un’altra ?
Per me che sono
figlio unico, come è possibile sentirmi fratello ? e di chi?
Anche se figlio unico,
proprio in virtù di questo amore dei miei genitori che mi ha fatto
nascere, io ho fatto esperienza dell’ amore.
Gesù eleva questo
amore umano ad un livello divino :
“ Ecco mia madre ed
ecco i miei fratelli ; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che
è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre”. (Mt 12,48-50)
Dio è Amore e la Sua
volontà è quella che trionfi l’ Amore nel mondo, ovvero si compia la Sua
volontà attraverso l’ ascolto della Parola di Gesù, il Figlio prediletto.
Ecco allora che per me
, figlio unico,che magari nella vita sono stato spesso solo, magari a
volte troppo protetto per paura e isolato dagli altri, si apre uno
scenario immenso, riconosco che non sono solo, c’è un Dio che mi vuole
amare a tutti i costi!
Un Dio che mi chiama a
vivere il Suo stesso Amore e che mi dice: se vivi il mio Amore, Io sarò
per te , fratello , sorella e madre.
Potremmo quindi dire
che partendo dall’ Amore di Dio, fratelli si diventa sia per chi è
figlio unico, sia per chi ha fratelli nella carne.
“ Noi amiamo, perché
Egli ci ha amati per primo”.
La mia esperienza di
figlio unico mi porta a fare alcune considerazioni circa la fratellanza.
Quando dentro di me vivevo la solitudine, e quindi l’ altro/a per me non
esisteva, avevo contemporaneamente anche un gran desiderio di attesa .
Il desiderio di attesa mi procurava una speranza , il desiderio di un
“noi” che ancora non vedevo realizzato. Il primo “noi” di fratellanza
che desideravo si realizzasse, era con i miei genitori, poi desideravo
una ragazza che provasse quei sentimenti di comunione che risiedevano
nel profondo del mio cuore, gli altri al mondo per me erano degli
sconosciuti perché con loro non mi relazionavo se non in modo
superficiale.
Il Signore mi ha
donato Susanna, la mia sposa, che ha colmato i vuoti del mio cuore là
dove per ignoranza , per presunzione o per impotenza il terreno non era
stato coltivato.
Con lei ho fatto
chiarezza dentro di me, e nel tempo ho trovato la pace del cuore, circa
i tre livelli di vita , di cui la Grazia del Signore aveva permesso
che facessi esperienza prima di incontrarla:
- Il livello del
desiderio dell’ altra/o
- Il livello della
ricerca di un metodo, attraverso cui io ho cercato di raggiungere il
mio desiderio
- Il livello dell’
oltre, il livello dell’ ideale, il livello del già e del non ancora.
Questi tre livelli
hanno concorso nella mia vita a costruire il progetto che attraverso
successive purificazioni, nel tempo mi ha reso sempre più consapevole
di non essere solo, un progetto che mi ha realizzato sempre più come
uomo, perché mi ha fatto sempre più scoprire che l’ altro è una
ricchezza e non un peso.
Nella misura in cui ho
superato le mie difficoltà di relazione con gli altri, ho sempre
sperimentato la gioia di mia moglie, perchè in me ha visto progressivi
frutti di guarigione e di liberazione interiore.
Questo, produce il
riconoscere l’altro /a come fratello !
Questo è stato un
progetto voluto da Dio e lo è tuttora , attraverso il mio abbandono
all’ ascolto della Parola di Gesù .
E’ un progetto che mi
ha fatto uscire dal mio “io” e mi ha fatto scoprire che c’ è un “tu” e
nella relazione tra l’ “io” e il “tu” vive il “noi”.
Solo allora , io
figlio unico, sento te che mi ascolti ,come mio fratello !
Oggi, a volte mi
capita di provare un deserto nel mio cuore circa il vedere l’ altro
come mio fratello, ma la differenza rispetto a prima che incontrassi
Gesù attraverso l’ascolto della Sua Parola è fondamentale ! Nella
migliore delle condizioni , prima io ero come quei fratelli che stando
fuori ,in disparte cercavano di parlare a Gesù, mentre Lui parlava
ancora alla folla e quindi anche a me, ma io ero proiettato ad
ascoltare me, non Lui!
Oggi invece, il
momento della prova lo vivo come un momento di crescita, mi rende umile
di fronte al fratello verso in quale in quel momento non provo amore, mi
fa innamorare ancora di più dell’ Amore di Dio perché l’ aridità del mio
cuore in quel momento mi fa provare una grande nostalgia dell’ Amore
puro, quei momenti mi spingono verso la confessione per ritrovare la
serenità perduta, mi fanno crescere nella relazione con mia moglie,
perché dove viene meno la relazione con i nostri fratelli anche i più
lontani, viene minata anche la relazione con i tuoi fratelli più
prossimi e i miei fratelli e sorelle più prossimi sono mia moglie e i
miei figli!
Dopo aver riconosciuto
l’ altro come fratello, il passo successivo è quello di farsi fratello
per lui!
Questo cammino di
purificazione mi ha aiutato in famiglia con i figli in maniera
determinante.
Proprio perché ho
scoperto che i figli erano diversi da me, questo cammino mi ha allenato
alla fatica di lasciare individuare i loro percorsi, permettendogli di
fare le loro esperienze pur delimitandone gli argini. Sempre con il
sostegno solido di mia moglie, ho cercato di dare loro la possibilità
che scoprissero le loro attitudini, mappando a distanza le loro
emozioni, . Soprattutto Susanna le ha riconosciute nelle varie fasi
della loro vita mentre andavano mutando .
Insieme, abbiamo
cercato e continuiamo tuttora a dare loro esperienza ,
responsabilizzandoli.
Io ho imparato a farmi
fratello per i nostri figli quando ho vinto in me l’ aria provocatoria
ed i silenzi ostili, quando non ho usato il linguaggio del risentimento
ma il linguaggio del perdono nella verità del dialogo. Quando come papà
non impongo ciò che è buono per loro, ovvero non li obbligo al rispetto
della norma anche se la norma è corretta, ma io per primo vivo la norma
con determinazione chiedendo il loro contributo secondo le loro
possibilità.
Quando non dò spazio
ai miei istinti di rabbia e di impotenza di fronte alle situazioni della
vita, soprattutto nell’ ambito del lavoro, il più delle volte
rasserenato da Susanna, allora la mia presenza in famiglia consola e
rassicura tutti. Così abbiamo la possibilità di gustare le distinzioni
di ciascuno, di conoscersi meglio e di interessarsi reciprocamente. |