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Carissimi ascoltatori di radio Mater
un caloroso saluto da Giorgio e M.Assunta
Nella nostra precedente trasmissione
del 23 giugno vi abbiamo parlato della Tenerezza nuziale come dono da
riscoprire attraverso la preghiera di coppia.
Ora partendo da questo punto,
volevamo approfondire con voi quanto la preghiera può far cambiare le
situazioni e le persone; proprio perché attraverso di essa si manifesta
la tenerezza di Dio che si china sulla coppia nel preciso momento in cui
uno sposo/a invoca il nome di Gesù. Lui si fa attento al problema
presentato e la coppia percepisce la Sua presenza e insieme affrontano
ogni situazione avversa.
Infatti leggiamo nel vangelo di
Marco:” tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di
averlo ottenuto e vi sarà accordato”Mc.11,24
Personalmente ricordo quando tempo
fa, nostra figlia improvvisamente si ammalò e fu ricoverata in ospedale
a detta dei medici dopo accurati esami ne capivano ben poco, fu in
quell’occasione che decidemmo di iniziare una novena, mettendo da parte
il nostro imbarazzo e la nostra vergogna a pregare insieme. Fino a quel
momento ognuno pregava frettolosamente per conto suo.
Ma il Signore nella Sua tenerezza
voleva farci sperimentare la forza, la potenza della preghiera
coniugale.
Certi che ci avrebbe ascoltato,
perché Lui ci dice che quando due o più persone pregano nel Suo nome,
Lui è con loro; e fu così che potemmo costatare la guarigione di Elena
in poco tempo senza uso di medicinali poichè i medici non hanno
rilasciato nessuna diagnosi.
Da quel giorno non abbiamo mai
smesso di lodare e ringraziare il Signore, cogliendo anche quei ritagli
di tempo che si passano in auto per recarsi al lavoro.
La nostra relazione è diventata così
sempre più un dono reciproco di tenerezza. La preghiera, ci cambiava,
soprattutto nei nostri atteggiamenti quotidiani io vedevo la mia sposa
ancora più bella, ancora più dolce, mi preoccupavo che nelle fatiche
casalinghe non facesse sforzi offrendomi al suo posto e se un tempo
nasceva un litigio ora si è trasformato in una semplice discussione
motivato da scambio di idee o punti di vista differenti, lasciando nella
reciprocità il rispetto dell’altro/a che non vuole avere la pretesa di
cambiarla/o ma, anzi andarle incontro cambiando me stesso per vedere
cambiata lei.
Nel nostro cammino di fede alla
quale siamo stati chiamati dalla Mamma celeste a Medjugorie nel 1985,
abbiamo avuto modo di incontrare tante coppie di sposi giovani e meno
giovani, ognuna con la sua storia e le sue problematiche il nostro
comportamento di unità ci mostrava ai loro occhi come segno di
riferimento e immancabilmente dopo aver colto l’occasione per parlare di
Gesù ci trovavamo ad ascoltare le loro storie, le loro situazioni, a
volte complicate e così aprivano a noi confidenzialmente il loro cuore,
anche in tempi diversi, a volte era lui a volte era lei mostrando mille
sfaccettature del loro vissuto di coppia ciascuno nella propria versione
.
Coppie, tutte che si sono amate con
la tenerezza dell’innamoramento iniziale, ma perché dopo diversi anni di
matrimonio queste coppie vanno in crisi?
Nella nostra analisi che non è
teorica ma verificata con mano, abbiamo potuto costatare che in tutti i
casi la causa è l’insidia dell’eterno divisore; perché quando gli sposi
si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio, i due si promettono
fedeltà e amore eterno, ed è proprio su questo patto d’unione che entra
in opera il nemico di Dio; perché lui vuole distruggere la famiglia,
vuole estirpare dal cuore del mondo , Dio e il Suo amore. La famiglia è
“ il sacramento dell’amore di Dio per l’umanità”. E’ in Dio nella
pratica sacramentale che la famiglia cresce e si sostiene, per cui “ le
porte degli inferi non prevarranno”. Dunque, la famiglia “tiene” se si
lascia tenere e mantenere dall’abbraccio di Dio: Padre, Figlio e Spirito
Santo. La famiglia è nel cuore dell’amore di Dio Trinità è immersa nella
comunione di amore che unisce dall’eternità le tre persone divine,
perché Dio è in sé stesso come famiglia, una comunione d’amore tra
l’eterno Amante,che è il Padre, e l’eterno Amato, che è il Figlio, uniti
nell’eterno Amore, che è lo Spirito Santo.
Questo amore di Dio è per Lui motivo
di felicità: Dio quando ama gioisce è felice come d’altronde ognuno di
noi quando vive l’esperienza di un amore autentico.
Ecco perché per noi cristiani il
matrimonio è una vocazione divina , una chiamata soprannaturale che
consacra gli sposi nella tenerezza che è amore stesso di Dio uno e
Trino.
La cura pertanto è una sola la “
cristoterapia” medicina efficace che cura tutti i
cuori ( esiste in merito un libro
intitolato appunto la Cristoterapia della gioia per riscoprire il potere
della preghiera )
Le coppie che si sono messe
d’impegno hanno potuto verificare la forza e la potenza del nome di Gesù
invocato dalla coppia.
Quante volte mi sono sentito dire:
avevi ragione il mio sposo/a sta cambiando, non lo/a riconosco più, è
più calmo/a, noto nei miei confronti atteggiamenti di comprensione, di
amorevolezza. Questi sono i frutti della tenerezza di Dio che scende
sulla coppia nel momento in cui gli presentiamo i nostri problemi, le
nostre difficoltà senza avere la pretesa di fare tutto da noi ma, al
contrario Gesù ci dice: “ i vostri problemi dateli a Me, Io li risolverò
per voi attendo solo che me li affidiate, così saprete che Io sono il
Signore di tutte le cose e, voi sarete miei testimoni”
Ricordo il caso di una sposina, con
prole, angosciata perché stava vivendo il dramma della separazione
causata dal marito. Per confortarla fu invitata a frequentare un gruppo
di preghiera, fu in quell’occasione che la conobbi e mi raccontò la sua
vicissitudine, la esortai a non inveire contro il marito ma, pregare per
la sua conversione e, chiesi al gruppo di sostenerla con la preghiera;
poi le nostre strade si divisero essendo di diocesi diverse, ma la
rividi casualmente in un ritiro dei vari gruppi e dopo i consueti
saluti le chiesi : “ Come va con tuo marito?” e lei con un sorriso di
gioia incontenibile mi rispose : “ è là davanti in prima fila!” Potete
immaginare il mio stupore nella gioia perché il Signore ancora una volta
aveva ascoltato chi lo prega!
Ecco questa testimonianza ci fa
ricordare quanto dice S.Paolo nella prima lettera ai Corinti capitolo
7,14: “ perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie
credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente”.
Solo la tenerezza edifica la coppia
e la custodisce nella primavera di un amore fiorente, trasformando il
cammino nuziale in un ri-innamorarsi quotidiano.
Ed è proprio così ogni giorno scopro
di amare mio marito più di ieri, vedo in lui la tenerezza che ha per me
in ogni suo atteggiamento, so che posso sempre contare su di lui perché
sa far fronte ad ogni situazione, non si arrende mai di fronte alle
difficoltà, mi sa dare sicurezza e tutto questo devo dire grazie alla
preghiera che ci ha veramente trasformato ci ha fatto prendere coscienza
che la tenerezza vince sull’asprezza e l’orgoglio, abbiamo imparato a
crescere in una comunione spirituale più profonda, il pregare insieme ci
ha fatto crescere nella tenerezza di Dio e nella tenerezza reciproca.
Mi risuona spesso questa frase
“COPPIA NON SI NASCE SI DIVENTA”!!
Quanti matrimoni, iniziano con mille
sogni e una grande voglia di amarsi, poi diventano spesso luoghi di
indifferenza!
Sposarsi significa incontrare una
persona che non ti lascia solo ma, anzi vuole esserti vicino anche se
sbagli. L’amore coniugale è il superamento dell’io; è allora che i
coniugi sperimentano un matrimonio felice, quando si pongono in un
tenero atteggiamento di altruismo, dove ognuno ami il coniuge ricercando
anzitutto non la propria ma la sua felicità.
Solo quando si passa dal chiedersi:
“ che cosa mi da lui/lei perché io sia felice ?” alla domanda :” che
cosa sto facendo io perché lui/lei sia felice?” allora si è sulla buona
strada per realizzare un incontro matrimoniale felice.
L’autentico amore tra due sposi non
è la ricerca di sé, ma il desiderio del bene dell’altro vivendo in unità
sia il rispetto della persona sia la ricerca di una comunione libera.
Comunione e persona non
rappresentano due polarità contrastanti. La Trinità lo attesta in una
forma unica e ineffabile: la comunione è per la persona, la persona per
la comunione. La comunione esprime lo spazio entro cui le persone sono
se stesse e tuttavia si incontrano, donandosi accogliendosi condividendo
le rispettive esistenze.
L’incontro tra la persona-uomo e la
persona-donna non può essere fondato sulla mortificazione di una delle
due o, al contrario, sull’annullamento delle differenze, ma sulla
preziosità irripetibile di ognuna e su uno scambio oblativo entro cui
ogni coniuge sia se stesso e tuttavia esperimenti una gratuita consegna
di se all’altro: un io – tu che diventi un noi che valorizzi l’io-tu.
Proprio in questi giorni a Verona si
è concluso il convegno ecclesiale e in un intervento Mons. Carlo
Rocchetta teologo e fondatore della “casa della tenerezza “ ha detto che
“ amare non basta, è indispensabile amare con tenerezza, cioè nel segno
del dono e della reciprocità:”
In questa ottica, amare in senso
cristiano vuol dire amare come Cristo.
Non è inutile aggiungere che questa
dialettica, anziché essere data una volta per sempre, richiede di essere
costruita giorno dopo giorno, in un percorso di verifica e di
maturazione che suppone una veglia incessante e la ricerca di un dialogo
affettivo intessuto di disponibilità, di amorevolezza e di positività. E
tale è il contenuto della “Tenerezza” come vocazione progetto di vita
ed “estetica spirituale” dell’amore.
La tenerezza è un rendersi
flessibili con la disponibilità ad adattare il proprio essere e le
proprie scelte a misura dell’altro, facendolo entrare nel proprio
cuore, in un clima di verità, di ospitalità, di sobrietà e di amabilità.
L’insieme di questi atteggiamenti è
riassumibile in un attitudine di fondo: l’amorevolezza come capacità di
far sentire alla persona che la si ama, e la si ama per se stessa, con
affetto e generosità, senza calcoli o secondi fini.
Solo in questo spirito cristologico
si comprende la dimensione sacramentale in cui lo stesso S.Paolo colloca
il matrimonio cristiano, quando dice: “ siate sottomessi gli uni agli
altri nel timore di Cristo ( Ef:5,21) “
Non solo la moglie è sottomessa al
marito, ma anche il marito è sottomesso alla moglie e tutti i membri
della famiglia sono sottomessi gli uni agli altri.
Nella famiglia si instaura una vera
e propria gara di sottomissione reciproca nella tenerezza, di modo che
non ci sia nessuna che spadroneggi sugli altri , ma siano tutti servi,
perché capaci di perdere sé stessi per donarsi all’altro.
C’è bisogno di questa carità
nell’ambito della famiglia; il che significa che l’amore all’interno
della comunità famigliare non è semplicemente un fatto umano, ma è un
dono dello Spirito: un tale amore, infatti, non può venire solo
dall’impegno umano, ma è lo Spirito Santo che lo riversa nei nostri
cuori, in forza della morte e risurrezione di Cristo.
Fortificata dalla grazia dello
Spirito, la famiglia cristiana vive lo stesso amore di Cristo, per cui
alla logica del potere fa subentrare quella del servizio reciproco; alla
logica del predominio o della rivendicazione sostituisce quella della
reciproca sottomissione.
In questo clima, ogni componente
della famiglia deve sentirsi un “ espropriato” a favore degli altri
componenti; deve essere capace di rinunciare a sé stesso per mettersi al
servizio dell’altro.
Certamente, questa non può essere
solo poesia,ma deve diventare la realtà di ogni giorno, perché questo è
il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia.
Vediamo ora quali sono i nemici
della tenerezza quelli cioè che impediscono il suo pieno sbocciare li
abbiamo così elencati in quattro punti :
Primo: La difficoltà a RICEVERE
TENEREZZA
Questo è l’atteggiamento di coloro
che sono accentrati solo su se stessi, incapaci di aprirsi con
disinteresse all’altro e per i quali la tenerezza è un romanticismo
vuoto o una perdita di tempo.
Secondo : La difficoltà a DARE
TENEREZZA
E’ l’atteggiamento di quanti si
sentono troppo sicuri di sé e considerano la tenerezza come un segno di
fragilità o un pericolo per la propria autonomia di ragione e di azione
Terzo : La difficoltà a VIVERE
LA TENEREZZA
E’ una situazione di immaturità che
non consente di restare fedeli agli ideali scelti; la tenerezza per
questa categoria di persone è una chimera.
Quarto :La difficoltà di COMUNICARE
LA TENEREZZA
E’ un atteggiamento diffuso più
negli uomini che nelle donne; la tenerezza per costoro è un indice di
infantilismo o di vecchiaia segno di individui che non sanno conservare
uno spazio alla propria riservatezza o non sono in grado di affermare se
stessi
In ognuna di queste situazioni, le
persone tendono a chiudersi nel proprio mondo non danno voce ai
sentimenti, oppure vivono in uno stato permanente di rivincita o
aggressività.
La colpa non è da attribuire e loro
stessi ma va ricercata molto indietro nel tempo, fino all’infanzia, dove
spesso nel vissuto di famiglia si denota una mancanza d’amore per una
troppa rigidità o autorevolezza paterna o materna generando così delle
chiusure e diventati poi adulti sono incapaci di donare amore poiché non
l’hanno mai ricevuto.
Sono invece da ritenere alleati alla
tenerezza, tutti quegli atteggiamenti che aprono, con verità
all’incontro:
l’ascolto sincero e l’attenzione per
l’altro, il farlo sentire a suo agio con discrezione e rispetto; una
corretta autostima di sé, con la valorizzazione dei doni propri e
altrui, unita all’apprezzamento, all’umiltà e alla responsabilità.
La capacità di offrire sicurezza e
di affrontare insieme, con nobiltà d’animo e generosità le singole
situazioni.
Il perdono, la disponibilità a
dimenticare i torti subiti e a servire con gratuità senza chiedere ogni
volta il contraccambio.
La cordialità, l’amabilità, il
rispetto dei ritmi di chi ti sta vicino nell’attesa paziente dei suoi
tempi di maturazione.
Le attitudini elencate mostrano come
la tenerezza non sia una qualità facile da acquisire; esige un cammino
intessuto di interiorità, di perseveranza, di lealtà e di coraggio,
riscoprendo ogni giorno quei valori per la quale ci siamo uniti.
Concludendo, la famiglia, intesa
come comunità di amore e perciò di tenerezza è un prezioso dono di Dio
all’umanità, una maniera con la quale Egli continua a rendersi
sacramentalmente presente in mezzo a noi: l’amore intra-trinitario si
riflette nell’amore coniugale e famigliare.
I coniugi cristiani, perciò sono
chiamati ad essere ri-presentazione della tenerezza di Dio per l’umanità
redenta. Pur dovendo quotidianamente affrontare mille difficoltà,
gli sposi cristiani sanno di poter
contare sul sostegno della grazia del Signore che sta alla base del loro
reciproco donarsi e li sostiene costantemente nel cammino del loro
amore. La tenerezza è la più nobile “ debolezza” del cuore e richiede il
più grande coraggio: affidarsi all’amore divino e lasciarsi trasformare
dalla Sua umile forza.
Prima di salutarvi vorremmo leggere
questa preghiera:
Beata la famiglia che ha scelto la
tenerezza
come progetto di vita
dove lo sposo ascolta la sposa
e la sposa lo sposo,
ed entrambi si fanno spazio
accogliente per i figli;
essa sarà dimora della divina
tenerezza nel mondo
e niente li potrà mai dividere.
Aiutaci, Dio di infinita bontà,
a vedere la Tua tenerezza in ogni
avvenimento della nostra vita
e di essere disponibili alla Tua
grazia.
Tu che vivi e regni dei secoli dei
secoli
Amen
Vi ringraziamo, vi
salutiamo e vi diamo appuntamento il 10 novembre con i coniugi Piero e
Rossana |