Home   Organismi   Gruppi   Ministeri   Formazione   Agenda  Comunicazioni  Mappa  
Dio ti Ama adesso!
Ministero Famiglia


Link alla radio

Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 27 Ottobre 2006 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissimi ascoltatori di radio Mater un caloroso saluto da Giorgio e M.Assunta

Nella nostra precedente trasmissione del 23 giugno vi abbiamo parlato della Tenerezza nuziale come dono da riscoprire attraverso la preghiera di coppia.

Ora partendo da questo punto, volevamo approfondire con voi quanto la preghiera può far cambiare le situazioni e le persone; proprio perché attraverso di essa si manifesta la tenerezza di Dio che si china sulla coppia nel preciso momento in cui uno sposo/a invoca il nome di Gesù. Lui si fa attento al problema presentato e la coppia percepisce la Sua presenza e insieme affrontano ogni situazione avversa.

Infatti leggiamo nel vangelo di Marco:” tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato”Mc.11,24

Personalmente ricordo quando tempo fa, nostra figlia improvvisamente si ammalò e fu ricoverata in ospedale a detta dei medici dopo accurati esami ne capivano ben poco, fu in quell’occasione che decidemmo di iniziare una novena, mettendo da parte il nostro imbarazzo e la nostra vergogna a pregare insieme. Fino a quel momento ognuno pregava frettolosamente per conto suo.

Ma il Signore nella Sua tenerezza voleva farci sperimentare la forza, la potenza della preghiera coniugale.

Certi che ci avrebbe ascoltato, perché Lui ci dice che quando due o più persone pregano nel Suo nome, Lui è con loro; e fu così che potemmo costatare la guarigione di Elena in poco tempo senza uso di medicinali poichè i medici non  hanno rilasciato nessuna diagnosi.

Da quel giorno non abbiamo mai smesso di lodare e ringraziare il Signore, cogliendo anche quei ritagli di tempo che si passano in auto per recarsi al lavoro.

La nostra relazione è diventata così sempre più un dono reciproco di tenerezza. La preghiera, ci cambiava, soprattutto nei nostri atteggiamenti quotidiani io vedevo la mia sposa ancora più bella, ancora più dolce, mi preoccupavo che nelle fatiche casalinghe non facesse sforzi offrendomi al suo posto e se un tempo nasceva un litigio ora si è trasformato in una semplice discussione motivato da scambio di idee o punti di vista differenti, lasciando nella reciprocità il rispetto dell’altro/a che non vuole avere la pretesa di cambiarla/o ma, anzi andarle incontro cambiando me stesso per vedere cambiata lei.

Nel nostro cammino di fede alla quale siamo stati chiamati dalla Mamma celeste a Medjugorie nel 1985, abbiamo avuto modo di incontrare tante coppie di sposi giovani e meno giovani, ognuna con la sua storia e le sue problematiche il nostro comportamento di unità ci mostrava ai loro occhi come segno di riferimento e immancabilmente dopo aver colto l’occasione per parlare di Gesù ci trovavamo ad ascoltare le loro storie, le loro situazioni, a volte complicate e così aprivano a noi confidenzialmente il loro cuore, anche in tempi diversi, a volte era lui a volte era lei mostrando mille sfaccettature del loro vissuto di coppia ciascuno nella propria versione .

Coppie, tutte che si sono amate con la tenerezza dell’innamoramento iniziale, ma perché dopo diversi anni di matrimonio queste coppie vanno in crisi?

Nella nostra analisi che non è teorica ma verificata con mano, abbiamo potuto costatare che in tutti i casi la causa è l’insidia dell’eterno divisore; perché quando gli sposi si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio, i due si promettono fedeltà e amore eterno, ed è proprio su questo patto d’unione che entra in opera il nemico di Dio; perché lui vuole distruggere la famiglia, vuole estirpare dal cuore del mondo , Dio e il Suo amore. La famiglia è “ il sacramento dell’amore di Dio per l’umanità”. E’ in Dio nella pratica sacramentale che la famiglia cresce e si sostiene, per cui “ le porte degli inferi non prevarranno”. Dunque, la famiglia “tiene” se si lascia tenere e mantenere dall’abbraccio di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. La famiglia è nel cuore dell’amore di Dio Trinità è immersa nella comunione di amore che unisce dall’eternità le tre persone divine, perché Dio è in sé stesso come famiglia, una comunione d’amore tra l’eterno Amante,che è il Padre, e l’eterno Amato, che è il Figlio, uniti nell’eterno Amore, che è lo Spirito Santo.

Questo amore di Dio è per Lui motivo di felicità: Dio quando ama gioisce è felice come d’altronde ognuno di noi quando vive l’esperienza di un amore autentico.

Ecco perché per noi cristiani il matrimonio è una vocazione divina , una chiamata soprannaturale che consacra gli sposi nella tenerezza che è amore stesso di Dio uno e Trino.

La cura pertanto è una sola la “ cristoterapia” medicina efficace che cura tutti i

cuori ( esiste in merito  un libro intitolato appunto la Cristoterapia della gioia per riscoprire il potere della preghiera )

Le coppie che si sono messe d’impegno hanno potuto verificare la forza e la potenza del nome di Gesù invocato dalla coppia.

Quante volte mi sono sentito dire: avevi ragione il mio sposo/a sta cambiando, non lo/a riconosco più, è più calmo/a, noto nei miei confronti atteggiamenti di comprensione, di amorevolezza. Questi sono i frutti della tenerezza di Dio che scende sulla coppia nel momento in cui gli presentiamo i nostri problemi, le nostre difficoltà senza avere la pretesa di fare tutto da noi ma, al contrario Gesù ci dice: “ i vostri problemi dateli a Me, Io li risolverò per voi attendo solo che me li affidiate, così saprete che Io sono il Signore di tutte le cose e, voi sarete miei testimoni”

Ricordo il caso di una sposina, con prole, angosciata perché stava vivendo il dramma della separazione causata dal marito. Per confortarla fu invitata a frequentare un gruppo di preghiera, fu in quell’occasione che la conobbi e mi raccontò la sua vicissitudine, la esortai a non inveire contro il marito ma, pregare per la sua conversione e, chiesi al gruppo di sostenerla con la preghiera; poi le nostre strade si divisero essendo di diocesi diverse, ma la rividi casualmente in un ritiro dei vari gruppi  e dopo i consueti saluti le chiesi : “ Come va con tuo marito?” e lei con un sorriso di gioia incontenibile mi rispose : “ è là davanti in prima fila!” Potete immaginare il mio stupore nella gioia perché il Signore ancora una volta aveva ascoltato chi lo prega!

Ecco questa testimonianza ci fa ricordare quanto dice S.Paolo nella prima lettera ai Corinti capitolo 7,14: “ perché il marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene resa santa dal marito credente”.

Solo la tenerezza edifica la coppia e la custodisce nella primavera di un amore fiorente, trasformando il cammino nuziale in un ri-innamorarsi quotidiano.

Ed è proprio così ogni giorno scopro di amare mio marito più di ieri, vedo in lui la tenerezza che ha per me in ogni suo atteggiamento, so che posso sempre contare su di lui perché sa far fronte ad ogni situazione, non si arrende mai di fronte alle difficoltà, mi sa dare sicurezza e tutto questo devo dire grazie alla preghiera che ci ha veramente trasformato ci ha fatto prendere coscienza che la tenerezza vince sull’asprezza e l’orgoglio, abbiamo imparato a crescere in una comunione spirituale più profonda, il pregare insieme ci ha fatto crescere nella tenerezza di Dio e nella tenerezza reciproca.

 Mi risuona spesso questa frase “COPPIA NON SI NASCE SI DIVENTA”!!

Quanti matrimoni, iniziano con mille sogni e una grande voglia di amarsi, poi diventano spesso luoghi di indifferenza!

Sposarsi significa incontrare una persona che non ti lascia solo ma, anzi vuole esserti vicino anche se sbagli. L’amore coniugale è il superamento dell’io; è allora che i coniugi sperimentano un matrimonio felice, quando si pongono in un tenero atteggiamento di altruismo, dove ognuno ami il coniuge ricercando anzitutto non la propria ma la sua felicità.

Solo quando si passa dal chiedersi: “ che cosa mi da lui/lei perché io sia felice ?” alla domanda :” che cosa sto facendo io perché lui/lei sia felice?” allora si è sulla buona strada per realizzare un incontro matrimoniale felice.

L’autentico amore tra due sposi non è la ricerca di sé, ma il desiderio del bene dell’altro vivendo in unità sia il rispetto della persona sia la ricerca di una comunione libera.

Comunione e persona non  rappresentano due polarità contrastanti. La Trinità lo attesta in una forma unica e ineffabile: la comunione è per la persona, la persona per la comunione. La comunione esprime lo spazio entro cui le persone sono se stesse e tuttavia si incontrano, donandosi accogliendosi condividendo le rispettive esistenze.

L’incontro tra la persona-uomo e la persona-donna non può essere fondato sulla mortificazione di una delle due o, al contrario, sull’annullamento delle differenze, ma sulla preziosità irripetibile di ognuna e su uno scambio oblativo entro cui ogni coniuge sia se stesso e tuttavia esperimenti una gratuita consegna di se all’altro: un io – tu che diventi un noi che valorizzi l’io-tu.

Proprio in questi giorni a Verona si è concluso il convegno ecclesiale e in un intervento Mons. Carlo Rocchetta teologo e fondatore della “casa della tenerezza “ ha detto che “ amare non basta, è indispensabile amare con tenerezza, cioè nel segno del dono e della reciprocità:”

 In questa ottica, amare in senso cristiano vuol dire amare come Cristo.

Non è inutile aggiungere che questa dialettica, anziché essere data una volta per sempre, richiede di essere costruita giorno dopo giorno, in un percorso di verifica e di maturazione che suppone una veglia incessante e la ricerca di un dialogo affettivo intessuto di disponibilità, di amorevolezza e di positività. E tale è il contenuto della  “Tenerezza” come vocazione progetto di vita ed “estetica spirituale” dell’amore.

La tenerezza è un rendersi flessibili con la disponibilità ad adattare il proprio essere e le proprie scelte a misura dell’altro, facendolo  entrare nel proprio cuore, in un clima di verità, di ospitalità, di sobrietà e di amabilità.

L’insieme di questi atteggiamenti è riassumibile in un attitudine di fondo: l’amorevolezza come capacità di far sentire alla persona che la si ama, e la si ama per se stessa, con affetto e generosità, senza calcoli o secondi fini.

Solo in questo spirito cristologico si comprende la dimensione sacramentale in cui lo stesso S.Paolo colloca il matrimonio cristiano, quando dice: “ siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo ( Ef:5,21) “

Non solo  la moglie è sottomessa al marito, ma anche il marito è sottomesso alla moglie e tutti i membri della famiglia sono sottomessi gli uni agli altri.

Nella famiglia si instaura una vera e propria gara di sottomissione reciproca nella tenerezza, di modo che non ci sia nessuna che spadroneggi sugli altri , ma siano tutti servi, perché capaci di perdere sé stessi per donarsi all’altro.

C’è bisogno di questa carità nell’ambito della famiglia; il che significa che l’amore all’interno della comunità famigliare non è semplicemente un fatto umano, ma è un dono dello Spirito: un tale amore, infatti, non può venire solo dall’impegno umano, ma è lo Spirito Santo che lo riversa nei nostri cuori, in forza della morte e risurrezione di Cristo.

Fortificata dalla grazia dello Spirito, la famiglia cristiana vive lo stesso amore di Cristo, per cui alla logica del potere fa subentrare quella del servizio reciproco; alla logica del predominio o della rivendicazione sostituisce quella della reciproca sottomissione.

In questo clima, ogni componente della famiglia deve sentirsi un “ espropriato” a favore degli altri componenti; deve essere capace di rinunciare a sé stesso per mettersi al servizio dell’altro.

Certamente, questa non può essere solo poesia,ma deve diventare la realtà di ogni giorno, perché questo è il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia.

Vediamo ora quali sono i nemici della tenerezza quelli cioè che impediscono il suo pieno sbocciare li abbiamo così elencati in quattro punti :

 Primo:       La difficoltà a     RICEVERE TENEREZZA

 Questo è l’atteggiamento di coloro che sono accentrati solo su se stessi, incapaci di aprirsi con disinteresse all’altro e per i quali la tenerezza è un romanticismo vuoto o una perdita di tempo.

 

 

Secondo :  La difficoltà a     DARE TENEREZZA

 E’ l’atteggiamento di quanti si sentono troppo sicuri di sé e considerano la tenerezza come un segno di fragilità o un pericolo per la propria autonomia di ragione e di azione

 

Terzo : La difficoltà a     VIVERE LA TENEREZZA

E’ una situazione di immaturità che non consente di restare fedeli agli ideali scelti; la tenerezza per questa categoria di persone è una chimera.

 

Quarto :La difficoltà di     COMUNICARE LA TENEREZZA

 E’ un atteggiamento diffuso più negli uomini che nelle donne; la tenerezza per costoro è un indice di infantilismo o di vecchiaia segno di individui che non sanno conservare uno spazio alla propria riservatezza o non sono in grado di affermare se stessi

 

In ognuna di queste situazioni, le persone tendono a chiudersi nel proprio mondo non danno voce ai sentimenti, oppure vivono in uno stato permanente di rivincita o aggressività.

La colpa non è da attribuire e loro stessi ma va ricercata molto indietro nel tempo, fino all’infanzia, dove spesso nel vissuto di famiglia si denota una mancanza d’amore per una troppa rigidità o autorevolezza paterna o materna generando così delle chiusure e diventati poi adulti sono incapaci di donare amore poiché non l’hanno mai ricevuto.

Sono invece da ritenere alleati alla tenerezza, tutti quegli atteggiamenti che aprono, con verità all’incontro:

l’ascolto sincero e l’attenzione per l’altro, il farlo sentire a suo agio con discrezione e rispetto; una corretta autostima di sé, con la valorizzazione dei doni propri e altrui, unita all’apprezzamento, all’umiltà e alla responsabilità.

La capacità di offrire sicurezza e di affrontare insieme, con nobiltà d’animo e generosità le singole situazioni.

Il perdono, la disponibilità a dimenticare i torti subiti e a servire con gratuità senza chiedere ogni volta il contraccambio.

La cordialità, l’amabilità, il rispetto dei ritmi di chi ti sta vicino nell’attesa paziente dei suoi tempi di maturazione.

Le attitudini elencate mostrano come la tenerezza non sia una qualità facile da acquisire; esige un cammino intessuto di interiorità, di perseveranza, di lealtà e di coraggio, riscoprendo  ogni giorno quei valori per la quale ci siamo uniti.

Concludendo, la famiglia, intesa come comunità di amore e perciò di tenerezza è un prezioso dono di Dio all’umanità, una maniera con la quale Egli continua a rendersi sacramentalmente presente in mezzo a noi: l’amore intra-trinitario si riflette nell’amore coniugale e famigliare.

I coniugi cristiani, perciò sono chiamati ad essere ri-presentazione della tenerezza di Dio per l’umanità redenta. Pur dovendo quotidianamente affrontare mille difficoltà,

gli sposi cristiani sanno di poter contare sul sostegno della grazia del Signore che sta alla base del loro reciproco donarsi e li sostiene costantemente nel cammino del loro amore. La tenerezza è la più nobile “ debolezza” del cuore e richiede il più grande coraggio: affidarsi all’amore divino e lasciarsi trasformare dalla Sua umile forza.

 

 

Prima di salutarvi vorremmo leggere questa preghiera:

 

Beata la famiglia che ha scelto la tenerezza

come progetto di vita

dove lo sposo ascolta la sposa

e la sposa lo sposo,

ed entrambi si fanno spazio accogliente per i figli;

essa sarà dimora della divina tenerezza nel mondo

e niente li potrà mai dividere.

Aiutaci, Dio di infinita bontà,

a vedere la Tua tenerezza in ogni avvenimento della nostra vita

e di essere disponibili alla Tua grazia.

Tu che vivi e regni dei secoli dei secoli

Amen

 

Vi ringraziamo, vi salutiamo e vi diamo appuntamento il 10 novembre con i coniugi Piero e Rossana

 
Accedi alla libreria online... Segreteria Regionale
RnS Lombardia

scrivici Scrivici...