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Carissimi
ascoltatori e ascoltatrici, carissime famiglie un cordiale saluto da
Franco e Rita e un caloroso benvenuto al nostro appuntamento
quindicinale con voi. Anche oggi la liturgia della Parola ci offre gli
spunti per la nostra amichevole conversazione, sembra proprio rivolta
alle coppie e alle famiglie. Nella prima lettura il profeta Aggeo ci
invita a riprendere il nostro cammino di coppia, “coraggio al lavoro
perché io sono con voi,non temete” Non di meno il Vangelo interpella
direttamente come se dicesse ad ogni coppia ad ogni famiglia “Ma voi
chi dite che io sia ?” Allora facciamo nostra la risposta di Pietro,
tu sei il Cristo il Signore della nostra vita di sposi e di genitori.
Questo atto di fede ci introduce in ciò che diremo questa sera e che
chiameremo “L’essere complementari” L’atto di fede di Pietro è
anche il nostro e stà proprio in questo : Credere che il signore ci ha
creati e posti uno di fronte all’altro con pari dignità sempre e
comunque, questa attitudine si chiama complementarietà o reciprocità,
d’altra parte anche nel matrimonio civile l’articolo 143 cita
testualmente : “Con il matrimonio gli sposi acquistano gli stessi
diritti e assumono gli stessi doveri” questo ci riporta ad un valore
intrinseco dell’essere sposi che ha radici profonde non solo cristiane
ma presenti nella tradizione di tutti i popoli e di ogni civiltà. Ma
prima di entrare nel merito della chiacchierata di questa sera
ricordiamo brevemente il tema dell’ incontro precedente. Ci siamo detti
come la coppia e la famiglia sono un dono di comunione proprio perché è
dalla sua struttura stessa che scaturisce comunione e dono d’amore,
perché la famiglia trae la sua origine dalla Trinità che ne è la
sorgente inesauribile.
Perché vogliamo citare
anche il matrimonio civile? Semplicemente per evidenziare come l’umano
nelle sue leggi, si intreccia con l’aspetto spirituale di un uomo e una
donna uniti nel sacro vincolo coniugale donando pienezza anche al
sacramento nuziale. L’articolo 143 continua citando: Dal matrimonio
deriva l’obbligo reciproco della fedeltà, l’assistenza morale e
materiale, la collaborazione nell’interesse della famiglia, abitare
insieme. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle
proprie sostanze e alle proprie capacità di lavoro professionale e
casalingo a contribuire ai bisogni della famiglia. Constatiamo
maggiormente come la complementarietà nel suo aspetto umano, sociale e
religioso sia l’essenza stessa della vita coniugale e di famiglia.
Una breve parentesi:
Sovente si guarda al matrimonio con superficialità ritenendo l’uomo e la
donna come due laici adulti che per caso hanno deciso di mettersi
insieme, visto anche la facilità con cui si arriva alla separazione, ma
è proprio in questo tempo dove relativismo e banalizzazione della
sessualità, e la perdita progressiva dei valori di riferimento riguardo
alla istituzione matrimoniale, specie quelli cristiani, che gli sposi
cristiani sono chiamati, in modo ancora più consapevole, a prendere
coscienza della loro novità. Cosa significa? L’essere sposati davanti al
Signore non è un fatto secondario o un incidente di percorso, basta
essere battezzati per essere bravi sposi o brave persone, vivere solo
una fedeltà di tipo umano, rafforzata dalla fede. Se non si tiene conto
della grazia, del dono dello Spirito, che abbiamo ricevuto nel
sacramento, vuol dire sminuire anche la grazia battesimale stessa
vissuta nel matrimonio. Il dono di grazia ricevuto nel Battesimo, nel
matrimonio non finisce, ma riceve una modifica strutturale, e continua
la sua efficacia, ma perché si realizzi questa efficacia è necessario
collocarlo all’interno dell’evento di un uomo e una donna battezzati che
hanno deciso di donarsi totalmente l’uno all’altro, che esprimono il
loro consenso responsabile e definitivo davanti a Dio, al progetto di un
futuro insieme, ed è proprio qui che sta la novità, il Battesimo è un
sacramento che proviene dall’alto e scende sulla persona, il sacramento
del matrimonio invece assume la relazione uomo donna e la eleva a
sacramento, diventano lo spazio abitativo della grazia, dunque,
considerarli solo due single battezzati, maschio e femmina, che per caso
vivono insieme nella stessa casa e si sono anche sposati vuol dire
privarli del vivere la pienezza della grazia stessa Battesimale, quella
dell’essere diventati figli di Dio e membri della Chiesa e della
comunità cristiana.
Per gli sposi e
genitori cristiani infatti, la grazia del sacramento delle nozze
continua la grazia battesimale, la illumina e la specifica, ricevono
così un dono particolare che possiamo chiamare carisma che non viene
affidato singolarmente, ma alla coppia, un carisma che sviluppa dal di
dentro il dono originale, i due saranno una carne sola, e secondo il
comando di Dio andate e moltiplicatevi, il dono di essere genitori e
collaboratori di Dio Creatore.
Detto questo proviamo
a guardare un po’ più in profondità quali sono i contenuti, che potremmo
chiamarli anche volti dell’amore, che costituiscono l’originalità
dell’essere una carne sola che diventa dono di comunione e sono:
Complementarietà,
condivisione, corresponsabilità e compresenza.
Possiamo affermare
senza ombra di dubbio che questi volti dell’amore o note qualificanti,
sono vissuti nel loro significato più vero all’interno della famiglia,
ma siamo certi anche che, se vengono meno o non sono presenti, la
coppia, la famiglia il matrimonio, non hanno futuro. Se facciamo il
confronto con il Diritto di famiglia del 1975 troviamo, magari scritte
in altri termini, le stessissime cose, questa è una ulteriore conferma
che il matrimonio religioso non è assolutamente un solo fatto privato
tra un uomo e una donna credenti, anche se lo è, ma riveste anche una
valenza sociale all’interno della vita del paese, patrimonio e bene
comune dell’umanità, a conferma di questo un sindaco disse in proposito
(articolo apparso su avvenire) La famiglia è la pietra angolare della
società.
STACCO MUSICALE
Affrontiamo ora il
tema dell’incontro di questa sera: La complementarietà, che è la prima
nota delle quattro citate. Il primo significato che si coglie è dato
semplicemente dal fatto che gli sposi sono fra loro complementari già
nel loro essere uomo e donna, anche solo per la diversità fisica stessa.
Ma cosa vuol dire più concretamente?
Il termine
complementarietà vuole indicare quell’attitudine generata dall’amore
che porta a pienezza non solo se stessi individualmente, ma soprattutto
l’un l’altro come coniugi, proprio per il fatto di essere posti uno di
fronte all’altro, di trovarsi continuamente collegati, inseriti l’uno
nell’altro in un rapporto reciproco, in un integrarsi a vicenda, un
completarsi, ma ciò che è più significativo è il compiersi, ognuno dei
coniugi da significato alla vita dell’altro. Il compiersi non vuol mica
dire che l’uomo sia incompiuto in se, o la donna incompiuta in se, ma è
proprio nell’ essere in relazione con la sua sposa che l’uomo ritrova se
stesso, è solo la relazione con il mio sposo che mi fa sentire donna,
quindi è la relazione che compie l’identità reciproca. Dunque l’identità
si compie dentro la relazione, è nella misura in cui mi faccio dono che
io realizzo la mia identità, gli sposi sono strutturalmente dono, se non
c’è questo essere dono si rimane incompiuti, inespressi, chiusi ognuno
nel proprio io, non realizzati. Quando nel libro della Genesi Dio dice:
“E’ bene che l’uomo non sia solo” Afferma appunto che
l’uomo si realizza con e per qualcuno.
E’ dunque la
complementarietà del maschile e del femminile che ci permette di
raggiungere la consapevolezza di noi stessi come dono di comunione e di
amore, ma come si manifesta, semplicemente nel quotidiano di ogni
giorno, nella nostra storia, ma soprattutto con l’aiuto di Dio che nel
giorno del matrimonio ha promesso di essere presente nella nostra
relazione di coppia.
A questo punto
potremmo chiederci: Allora le persone celibi non si realizzano
pienamente? La complementarietà può realizzarsi pienamente anche nella
persone non sposate o consacrate alla verginità, ma cerchiamo di capirci
bene, la sessualità è una componente importante per gli sposi ma non è
il tutto, perché quello che realizza la persona è il donarsi totalmente,
cioè nella radicalità di quel dono del quale la vita di coppia ne è
l’espressione più vera e tangibile.
La complementarietà
all’interno della vita di coppia non si realizza solamente come dono
disceso dal cielo ma è frutto di un continuo dialogo tra i coniugi,
dalla volontà di voler volersi bene, dalla comunione reciproca, da
questo si riesce a capire quanto sia importante la condivisione.
Il condividersi, cosa
vuol dire? Non devono esserci delle ombre e nulla di segreto tra gli
sposi, non c’è più nulla che sia solo mio o solo tuo a maggior ragione
quando si tratta di vicende dolorose, è in queste soprattutto che si ha
la tendenza a viverle in modo personale creando così due modalità
diverse, un individualismo pericoloso, che non risolve i problemi, ma li
amplifica rendendoli a volte insopportabili e sovente con il solo
risultato che la distanza nella coppia aumenta generando conflitti a
volte insanabili. Ma invece tutto deve essere condiviso, gioie e dolori,
specialmente il comunicarsi l’un l’altro ciò che di Dio sentono nel
cuore, perché tutto se ben vissuto, vorremmo dire anche con
intelligenza, contribuisce a trasformare il tu iniziale in un noi di
coppia ben solido, biblicamente la carne sola, tanto importante per
superare gli scogli che inevitabilmente la vita ci pone, a volte la
croce se condivisa è molto più leggera.
Si è parlato di spazio
di coppia chiamato anche lo spazio di relazione, non dimentichiamo che
grazie al sacramento ricevuto in quello spazio c’è un ospite al quale
nulla è impossibile, non solo ma lo abbiamo invitato ad essere il
garante di noi stessi come coppia, di quel SI celebrato, ed è il Signore
con il suo Spirito e siatene certi, è sempre presente in ogni
situazione, anche se banale ma serve a capire, è come un bancomat con il
quale possiamo prelevare: grazia, forza e sostegno nel bisogno.
Dunque la coppia è
tale nella misura che cresce nel condividersi, ma è anche giusto dire
che bisogna saper attendere, perché la condivisione non è scontata,
cresce con la maturità della persona e la sua capacità di accoglierla è
un cammino che deve rispettare i tempi di ognuno.
STACCO MUSICALE
La terza nota è la
corresponsabilità, il signore chiese a Caino: che ne hai fatto di tuo
fratello? La prima applicazione, si intuisce molto bene, è la
responsabilità l’uno dell’altro-a, di questo saremo certamente chiamati
in giudizio, guarda caso l’articolo 143 del codice civile lo pone in
prima istanza con l’obbligo della fedeltà reciproca, l’assistenza morale
e materiale, in altre parole, cerco prima il suo bene e la sua felicità.
Con questo si capisce che non si potrà rispondere: sono forse io il
custode di mio fratello, perché lo siamo realmente anche in virtù del
patto sottoscritto davanti a testimoni e alla comunità.
Il patto è quel
consenso bilaterale espresso dagli sposi mediante il quale l’uomo e la
donna costituiscono un consorzio di vita, per sua indole ordinato al
bene dei coniugi ed alla generazione ed educazione dei figli. La
corresponsabilità porta alla continua ricerca del bene della coppia, in
altre parole la necessità di superare la fase, quel passaggio iniziale
dell’io, per dare concretezza al noi .
La corresponsabilità
passa anche attraverso la collaborazione nell’interesse della famiglia,
questo vuol dire progettualità condivisa con una gestione rispettosa
delle risorse economiche e psichiche, sapendo intelligentemente usare il
tempo sia per lo spazio di coppia, che per la famiglia e per ultimo ma
non meno importante lo spazio casa.
La quarta e ultimo
nota, sarà anche quella conclusiva della nostra chiacchierata di questa
sera ed è la compresenza, che potremmo chiamarla l’esclusività
dell’amore dei coniugi che esprime l’intimo dell’intimo della coppia, ma
che non è convivenza ma presenza uno nell’altro, è quella presenza
spirituale interiore che precede addirittura quella fisica, il corpo e
lo Spirito che si intrecciano in un meraviglioso connubio.
Come abbiamo
certamente intuito è un esperienza fortemente spirituale, ma proviamo
ora, in punta di piedi, a descriverne alcuni tratti: La compresenza fa
pensare prima di tutto ad un fatto interiore, se io amo sento la
presenza dell’altro-a dentro di me, mio marito, mia moglie, non posso
più dire io senza pensare a noi due, (come per i figli sono presenti
interiormente anche senza la loro presenza fisica), è un esperienza così
profonda che è dentro la coscienza, nell’anima. Un esempio semplice,
quando ci si lascia per le occupazioni quotidiane, con quella parola,
con quel bacio di saluto, porto con me il mio sposo, la mia sposa per
tutto il tempo che restiamo lontani, provate a pensarci non è forse
così? Un altro esempio che abbiamo sperimentato anche come coppia, nei
momenti dove la salute viene meno la compresenza è di notevole aiuto, il
sentirsi amati, il sentirsi parte di qualcuno specie del coniuge, dona
un forte sentimento di serenità e di speranza, anche in mezzo alla
sofferenza fisica e morale.
L’amore coniugale è
proprio questo lo stare, il dimorare uno dentro l’altro, ma è
anche una esperienza divina perché disvela il mistero, fa percepire che
dentro a questa nuova realtà d’amore degli sposi c’è l’impronta di Dio.
Giovanni nel suo Vangelo al Cap. 14,23 afferma: “Se uno mi ama
osserverà la mia parola e noi verremo a lui e prenderemo dimora
presso di lui” Dio mi ama a tal punto, mi ama così tanto che se io
lo amo Lui si farà sentire presente come io sento la presenza della
persona che mi ama. Ma vorremmo dire di più cosa vuol dire quel
“verremo” E’ la Trinità stessa che prende dimora nella coppia, nella
famiglia. Un’ altra similitudine disvela ancor di più il mistero e la
troviamo nella preghiera sacerdotale di Gesù in Gv. 17-21b, “Come
tu, Padre sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola”
Io sento che sei
dentro di me, io sento che sono dentro di te, questo sentirsi coppia in
Dio Trinità, di quel Dio che ha voluto scendere nel sacramento del
matrimonio, che si è coinvolto totalmente, ecco che allora anche
l’abbraccio fisico sessuale inserito in questa dimensione di compresenza
assume quel valore di pienezza appagante e soddisfacente, unitivo e
procreativo benedetto da Dio, che celebra l’unità interiore la rafforza,
la consolida, ma certamente non la può sostituire perché è questa
compresenza spirituale il senso e l’ebbrezza di quella fisica.
Al di fuori da questo
ambito si comprende facilmente che gli atti propri dei coniugi possono
solo diventare un soddisfare l’istinto, genitalità, per finire solo una
commedia.
Abbiamo accennato
allo spazio casa, ebbene la casa è il vestito della compresenza, è il
luogo dove si è concretizzato il desiderio di coabitazione di quando si
era fidanzati, dove si mette in pratica la corresponsabilità nelle
scelte dei vari acquisti, dove si sperimenta la comunione, dove tutti
devono stare bene, è lo spazio dove la coppia e la famiglia vivono la
propria libertà di essere, senza costrizioni, tanto importanti per
recuperare il necessario equilibrio a seguito degli stres che il mondo
moderno ci impone, ma attenzione la casa va mantenuta in questa
dimensione, non deve assumere i connotati di mostra d’arte perché gli
amici e parenti ne rimangano estasiati, altrimenti non è più luogo per
la vita famigliare comunitaria, capiamoci bene, abbiamo esagerato, ma è
per far capire che la casa è lo spazio vitale della coppia e della
famiglia.
Ora potremmo dire,
che bello, proprio un bel film, no carissimi non ci sono automatismi è
necessario prendersi cura del matrimonio, del proprio essere coppia,
tutti i giorni bisogna tessere la tenda della compresenza con il filo
del dialogo, appassionato e rispettoso, del messaggio, del gesto
affettuoso che sono le componenti della nuzialità, la consapevolezza che
l’altro-a è la mia terra santa verso la quale devo togliermi i calzari,
attraverso la parola si può comunicare il profondo di noi stessi, e
tutto ciò che siamo all’altro-a, perché i cambiamenti legati all’età che
avanza sono inevitabili e il pericolo dell’incomprensione è latente,
ecco l’importanza del dialogo sempre e comunque che mantiene vivo il
rapporto,come detto all’inizio.
La compresenza ha dei
frutti ben visibili, la crescita nella conoscenza di coppia, il noi che
si consolida, produce quello stato d’animo interiore capace di perdono
tanto importante per la stabilità di coppia, quel perdono che vuol dire
crescita dell’amore, forza dell’amore, la consapevolezza che l’amore
vale di più del torto subito.
Detto questo
arriviamo al culmine della compresenza che è la preghiera insieme,
all’inizio può essere difficile ma pian piano, con l’andare del tempo e
la pazienza diventa possibile, con la preghiera di coppia si impara ad
aprirsi l’un l’altro e cadono così falsi timori, cresce la confidenza
reciproca, ma soprattutto stabilisce il rapporto diretto con il Signore.
Pregando insieme, uno di fronte all’altro, mano nella mano, anche senza
formule precise ma con la preghiera che lo Spirito suscita nel cuore in
quel preciso momento. La preghiera in questo modo è una sinfonia, un
canto accordato dallo Spirito, in due anime unite ma distinte, in altre
parole utilizzando un espressione cara a S. Giovanni della Croce, è lo
sposalizio dell’anima.
La compresenza è il
tratto ultimo dell’amore sponsale dove l’interagire con tutte le altre
componenti, complementarietà, condivisione, sessualità,
corresponsabilità, nuzialità e coniugalità completano e rendono
visibile il volto autentico dell’amore.
Vivere la compresenza
nella coppia e la famiglia vuol dire essere inabitati dal mistero
Trinitario di Dio, perché si genera al suo interno la sensazione del
tempo senza fine, dell’eternità.
Intessere la
compresenza con la presenza di Dio fa sentire coppia in Dio Trinità, per
gli sposi il culmine di questa esperienza di compresenza è
l’Eucarestia, una sola carne, oltre la loro carne, nella carne e nel
sangue di Cristo stesso, si riscoprono Sacramento. Amen
Dopo lo stacco
musicale attendiamo le vostre telefonate per condividere insieme con voi
il tema di questa sera.
Carissimi famiglie a
conclusione del nostro incontro eleviamo insieme una preghiera perché
quanto abbiamo ascoltato diventi vita nelle nostre famiglie.
Spirito Santo ispira
al nostro cuore la tenerezza che conviene all’amore; Fa che il nostro
agire sia sempre guidato dallo Spirito,
Ispiraci la vera
sapienza che ci apre all’ascolto, non solo delle parole ma della persona
che ci sta accanto.
Ispiraci le parole di
calda simpatia, di delicata attenzione, che possono recare sostegno e
conforto reciproco.
Ispiraci i gesti più
appropriati e affettuosi che sappiano colmare, rallegrare, far
dimenticare i momenti difficili.
Ispiraci sempre una
mitezza più forte degli istinti di lotta, per procurare in mezzo ai
conflitti, unione e riconciliazione. Amen
Il nostro incontro
finisce qui Franco e Rita vi salutano affettuosamente e vi danno
appuntamento a venerdì 12 ottobre con Susanna e Luigi
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