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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 28 settembre 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 

18° TRASMISSIONE

 

 Carissimi ascoltatori e ascoltatrici, carissime famiglie un cordiale saluto da Franco e Rita e un caloroso benvenuto al nostro appuntamento quindicinale con voi. Anche oggi la liturgia della Parola ci offre gli spunti per la nostra amichevole conversazione, sembra proprio rivolta alle coppie e alle famiglie. Nella prima lettura il profeta Aggeo ci invita a riprendere il nostro cammino di coppia, “coraggio al lavoro perché io sono con voi,non temete” Non di meno il Vangelo interpella direttamente come se dicesse ad ogni coppia ad ogni famiglia “Ma voi chi dite che io sia ?” Allora facciamo nostra la risposta di Pietro, tu sei il Cristo il Signore della nostra vita di sposi e di genitori. Questo atto di fede ci introduce in ciò che diremo questa sera e che chiameremo “L’essere complementari” L’atto di fede di Pietro è anche il nostro e stà proprio in questo : Credere che il signore ci ha creati e posti  uno di fronte all’altro con pari dignità sempre e comunque, questa attitudine si chiama complementarietà o reciprocità, d’altra parte anche nel matrimonio civile l’articolo 143 cita testualmente : “Con il matrimonio gli sposi acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri” questo ci riporta ad un valore intrinseco dell’essere sposi che ha radici profonde non solo cristiane ma presenti nella tradizione di tutti i popoli e di ogni civiltà. Ma prima di entrare nel merito della chiacchierata di questa sera ricordiamo brevemente il tema dell’ incontro precedente. Ci siamo detti come la coppia e la famiglia sono un dono di comunione proprio perché è dalla sua struttura stessa che scaturisce comunione e dono d’amore, perché la famiglia trae la sua origine dalla Trinità che ne è la sorgente inesauribile.

Perché vogliamo citare anche il matrimonio civile? Semplicemente per evidenziare come l’umano nelle sue leggi, si intreccia con l’aspetto spirituale di un uomo e una donna uniti nel sacro vincolo coniugale donando pienezza anche al sacramento nuziale. L’articolo 143 continua citando: Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco della fedeltà,  l’assistenza morale e materiale, la collaborazione nell’interesse della famiglia, abitare insieme. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alle proprie capacità di lavoro professionale e casalingo a contribuire ai bisogni della famiglia. Constatiamo maggiormente come la complementarietà nel suo aspetto umano, sociale e religioso sia l’essenza stessa della vita coniugale e di famiglia. 

Una breve parentesi: Sovente si guarda al matrimonio con superficialità ritenendo l’uomo e la donna come due laici adulti che per caso hanno deciso di mettersi insieme, visto anche la facilità con cui si arriva alla separazione, ma è proprio in questo tempo dove relativismo e banalizzazione della sessualità, e la perdita progressiva dei valori di riferimento riguardo alla istituzione matrimoniale, specie quelli cristiani, che gli sposi cristiani sono chiamati, in modo ancora più consapevole, a prendere coscienza della loro novità. Cosa significa? L’essere sposati davanti al Signore non è un fatto secondario o un incidente di percorso, basta essere battezzati per essere bravi sposi o brave persone, vivere solo una fedeltà di tipo umano, rafforzata dalla fede. Se non si tiene conto della grazia, del dono dello Spirito, che abbiamo ricevuto nel sacramento, vuol dire sminuire anche la grazia battesimale stessa vissuta nel matrimonio. Il dono di grazia ricevuto nel Battesimo, nel matrimonio non finisce, ma riceve una modifica strutturale, e continua la sua efficacia, ma perché si realizzi questa efficacia è necessario collocarlo all’interno dell’evento di un uomo e una donna battezzati che hanno deciso di donarsi totalmente l’uno all’altro, che esprimono il loro consenso responsabile e definitivo davanti a Dio, al progetto di un futuro insieme, ed è proprio qui che sta la novità, il Battesimo è un sacramento che proviene dall’alto e scende sulla persona, il sacramento del matrimonio invece assume la relazione uomo donna e la eleva a sacramento, diventano lo spazio abitativo della grazia, dunque, considerarli solo due single battezzati, maschio e femmina, che per caso vivono insieme nella stessa casa e si sono anche sposati vuol dire privarli del vivere la pienezza della grazia stessa Battesimale, quella dell’essere diventati figli di Dio e membri della Chiesa e della comunità cristiana.

Per gli sposi e genitori cristiani infatti, la grazia del sacramento delle nozze continua la grazia battesimale, la illumina e la specifica, ricevono così un dono particolare che possiamo chiamare carisma che non viene affidato singolarmente, ma alla coppia, un carisma che sviluppa dal di dentro il dono originale, i due saranno una carne sola, e secondo il comando di Dio andate e moltiplicatevi, il dono di essere genitori e collaboratori di Dio Creatore.

Detto questo proviamo a guardare un po’ più in profondità quali sono i contenuti, che potremmo chiamarli anche volti dell’amore, che costituiscono l’originalità dell’essere una carne sola che diventa dono di comunione e sono:

Complementarietà, condivisione, corresponsabilità e compresenza.

Possiamo affermare senza ombra di dubbio che questi volti dell’amore o note qualificanti, sono vissuti nel loro significato più vero all’interno della famiglia, ma siamo certi anche che, se vengono meno o non sono presenti, la coppia, la famiglia il matrimonio, non hanno futuro. Se facciamo il confronto con il Diritto di famiglia del 1975 troviamo, magari scritte in altri termini, le stessissime cose, questa è una  ulteriore conferma che il matrimonio religioso non è assolutamente un solo fatto privato tra un uomo e una donna credenti, anche se lo è, ma riveste anche una valenza sociale all’interno della vita del paese, patrimonio e bene comune dell’umanità, a conferma di questo un sindaco disse in proposito (articolo apparso su avvenire) La famiglia è la pietra angolare della società.

STACCO MUSICALE

Affrontiamo ora il tema dell’incontro di questa sera: La complementarietà, che è la prima nota delle quattro citate. Il primo significato che si coglie è dato semplicemente dal fatto  che gli sposi sono fra loro complementari già nel loro essere uomo e donna, anche solo per la diversità fisica stessa. Ma cosa vuol dire più concretamente?    

Il termine complementarietà  vuole indicare quell’attitudine generata dall’amore che porta  a pienezza non solo se stessi individualmente, ma soprattutto l’un l’altro come coniugi, proprio per il fatto di essere posti uno di fronte all’altro, di trovarsi continuamente collegati, inseriti l’uno nell’altro in un rapporto reciproco, in un integrarsi a vicenda, un completarsi, ma ciò che è più significativo è il compiersi, ognuno dei coniugi da significato alla vita dell’altro. Il compiersi non vuol mica dire che l’uomo sia incompiuto in se, o la donna incompiuta in se, ma è proprio nell’ essere in relazione con la sua sposa che l’uomo ritrova se stesso, è solo la relazione con il mio sposo che mi fa sentire donna, quindi è la relazione che compie l’identità reciproca. Dunque l’identità si compie dentro la relazione, è nella misura in cui mi faccio dono che io realizzo la mia identità, gli sposi sono strutturalmente dono, se non c’è questo essere dono si rimane incompiuti, inespressi, chiusi ognuno nel proprio io, non realizzati. Quando nel libro della Genesi Dio dice: “E’ bene che l’uomo non sia solo” Afferma appunto che l’uomo si realizza con e per qualcuno.

E’ dunque la complementarietà del maschile e del femminile che ci permette di raggiungere la consapevolezza di noi stessi come dono di comunione e di amore, ma come si manifesta, semplicemente nel quotidiano di ogni giorno, nella nostra storia, ma soprattutto con l’aiuto di Dio che nel giorno del matrimonio ha promesso di essere presente nella nostra relazione di coppia.

A questo punto potremmo chiederci: Allora le persone celibi non si realizzano pienamente? La complementarietà può realizzarsi pienamente anche nella persone non sposate o consacrate alla verginità, ma cerchiamo di capirci bene, la sessualità è una componente importante per gli sposi ma non è il tutto, perché quello che realizza la persona è il donarsi totalmente, cioè nella radicalità di quel dono del quale la vita di coppia ne è l’espressione più vera e tangibile.

La complementarietà all’interno della vita di coppia non si realizza solamente come dono disceso dal cielo ma è frutto di un continuo dialogo tra i coniugi, dalla volontà di voler volersi bene, dalla comunione reciproca, da questo si riesce a capire quanto sia importante la condivisione.

Il condividersi, cosa vuol dire? Non devono esserci delle ombre e nulla di segreto tra gli sposi, non c’è più nulla che sia solo mio o solo tuo a maggior ragione quando si tratta di vicende dolorose, è in queste soprattutto che si ha la tendenza a viverle in modo personale creando così due modalità diverse, un individualismo pericoloso, che non risolve i problemi, ma li amplifica rendendoli a volte insopportabili e sovente con il solo risultato che la distanza nella coppia aumenta generando conflitti a volte insanabili. Ma invece tutto deve essere condiviso, gioie e dolori, specialmente il comunicarsi l’un l’altro ciò che di Dio sentono nel cuore, perché tutto se ben vissuto, vorremmo dire anche con intelligenza, contribuisce a trasformare il tu iniziale in un noi di coppia ben solido, biblicamente la carne sola, tanto importante per superare gli scogli che inevitabilmente la vita ci pone, a volte la croce se condivisa è molto più leggera.

Si è parlato di spazio di coppia chiamato anche lo spazio di relazione, non dimentichiamo che grazie al sacramento ricevuto in quello spazio c’è un ospite al quale nulla è impossibile, non solo ma lo abbiamo invitato ad essere il garante di noi stessi come coppia, di quel SI celebrato, ed è il Signore con il suo Spirito e siatene certi, è sempre presente in ogni situazione, anche se banale ma serve a capire, è come un bancomat con il quale possiamo prelevare: grazia, forza e sostegno nel bisogno.

Dunque la coppia è tale nella misura che cresce nel condividersi, ma è anche giusto dire che bisogna saper attendere, perché la condivisione non è scontata, cresce con la maturità della persona e la sua capacità di accoglierla è un cammino che deve rispettare i tempi di ognuno.

 STACCO MUSICALE

 La terza nota è la corresponsabilità, il signore chiese a Caino: che ne hai fatto di tuo fratello? La prima applicazione, si intuisce molto bene, è la responsabilità l’uno dell’altro-a, di questo saremo certamente chiamati in giudizio, guarda caso l’articolo 143 del codice civile lo pone in prima istanza con l’obbligo della fedeltà reciproca, l’assistenza morale e materiale, in altre parole, cerco prima il suo bene e la sua felicità. Con questo si capisce che non si potrà rispondere: sono forse io il custode di mio fratello, perché lo siamo realmente anche in virtù del patto sottoscritto davanti a testimoni e alla comunità.

Il patto è quel consenso bilaterale espresso dagli sposi mediante il quale l’uomo e la donna costituiscono un consorzio di vita, per sua indole ordinato al bene dei coniugi ed alla generazione ed educazione dei figli. La corresponsabilità porta alla continua ricerca del bene della coppia, in altre parole la necessità di superare la fase, quel  passaggio iniziale dell’io, per dare concretezza  al noi .

La corresponsabilità passa anche attraverso la collaborazione nell’interesse della famiglia, questo vuol  dire progettualità  condivisa con una gestione rispettosa delle risorse economiche e psichiche, sapendo intelligentemente usare il tempo sia per lo spazio di coppia, che per la famiglia e per ultimo ma non meno importante lo spazio casa. 

 La quarta  e ultimo nota, sarà anche quella conclusiva della nostra chiacchierata di questa sera ed è la compresenza, che potremmo chiamarla l’esclusività dell’amore dei coniugi che esprime l’intimo dell’intimo della coppia, ma che non è convivenza ma presenza uno nell’altro, è quella presenza spirituale interiore che precede addirittura quella fisica, il corpo e lo Spirito che si intrecciano in un meraviglioso connubio.

Come abbiamo certamente intuito è un esperienza fortemente spirituale, ma proviamo ora, in punta di piedi, a descriverne alcuni tratti: La compresenza fa pensare prima di tutto ad un fatto interiore, se io amo sento la presenza dell’altro-a dentro di me, mio marito, mia moglie, non posso più dire io senza pensare a noi due, (come per i figli sono presenti interiormente anche senza la loro presenza fisica), è un esperienza così profonda  che è dentro la coscienza, nell’anima. Un esempio semplice, quando ci si lascia per le occupazioni quotidiane, con quella parola, con quel bacio di saluto, porto con me il mio sposo, la mia sposa per tutto il tempo che restiamo lontani, provate a pensarci non è forse così? Un altro esempio che abbiamo sperimentato anche come coppia, nei momenti dove la salute viene meno la compresenza è di notevole aiuto, il sentirsi amati, il sentirsi parte di qualcuno specie del coniuge, dona un forte sentimento di serenità e di speranza, anche in mezzo alla sofferenza fisica e morale.

L’amore coniugale è proprio questo lo stare, il dimorare uno dentro l’altro, ma è anche  una esperienza divina perché disvela il mistero, fa percepire che dentro a questa nuova realtà d’amore degli sposi c’è l’impronta di Dio. Giovanni nel suo Vangelo al Cap. 14,23 afferma: “Se uno mi ama osserverà la mia parola e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” Dio mi ama a tal punto, mi ama così tanto che se io lo amo Lui si farà sentire presente  come io sento la presenza della persona che mi ama. Ma vorremmo dire di più cosa vuol dire quel “verremo” E’ la Trinità stessa che prende dimora nella coppia, nella famiglia.  Un’ altra similitudine disvela ancor di più il mistero e la troviamo  nella preghiera sacerdotale di Gesù in Gv. 17-21b, “Come tu, Padre sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola

Io sento che sei dentro di me, io sento che sono dentro di te, questo sentirsi coppia in Dio Trinità, di quel Dio che ha voluto scendere nel sacramento del matrimonio, che si è coinvolto totalmente, ecco che allora anche l’abbraccio fisico sessuale inserito in questa dimensione di compresenza assume quel valore di pienezza appagante e soddisfacente, unitivo e procreativo benedetto da Dio, che celebra l’unità interiore la rafforza, la consolida, ma certamente non la può sostituire perché è questa compresenza spirituale il senso e l’ebbrezza di quella fisica.

Al di fuori da questo ambito si comprende facilmente  che  gli atti propri dei coniugi possono solo diventare un soddisfare l’istinto, genitalità, per finire solo una commedia.

 Abbiamo accennato allo spazio casa, ebbene la casa è il vestito della compresenza, è il luogo dove si è concretizzato il desiderio di coabitazione di quando si era fidanzati, dove si mette in pratica la corresponsabilità nelle scelte dei vari acquisti, dove si sperimenta la comunione, dove tutti devono stare bene, è lo spazio dove la coppia e la famiglia vivono la propria libertà di essere, senza costrizioni, tanto importanti per recuperare il necessario equilibrio a seguito degli stres che il mondo moderno ci impone, ma attenzione la casa va mantenuta in questa dimensione, non deve assumere i connotati di mostra d’arte perché gli amici e parenti ne rimangano estasiati, altrimenti non è più luogo per la vita famigliare comunitaria, capiamoci bene, abbiamo esagerato, ma è per far capire che la casa è lo spazio vitale della coppia e della famiglia.

 Ora potremmo dire, che bello, proprio un bel film, no carissimi non ci sono automatismi è necessario prendersi cura del matrimonio, del proprio essere coppia, tutti i giorni bisogna tessere la tenda della compresenza con il filo del dialogo, appassionato e rispettoso, del messaggio, del gesto affettuoso che sono le componenti della nuzialità, la consapevolezza che l’altro-a è la mia terra santa verso la quale devo togliermi i calzari, attraverso la parola si può comunicare il profondo di noi stessi, e tutto ciò che siamo all’altro-a, perché i cambiamenti legati all’età che avanza sono inevitabili e il pericolo dell’incomprensione è latente, ecco l’importanza del dialogo sempre e comunque che mantiene vivo il rapporto,come detto all’inizio.

La compresenza ha dei frutti ben visibili, la crescita nella conoscenza di coppia, il noi che si consolida, produce quello stato d’animo interiore capace di perdono tanto importante per la stabilità di coppia, quel perdono che vuol dire crescita dell’amore, forza dell’amore, la consapevolezza che l’amore vale di più del torto subito.

 Detto questo arriviamo al culmine della compresenza che è la preghiera insieme, all’inizio può essere difficile ma pian piano, con l’andare del tempo e la pazienza diventa possibile, con la preghiera di coppia si impara ad aprirsi l’un l’altro e cadono così falsi timori, cresce la confidenza reciproca, ma soprattutto stabilisce il rapporto diretto con il Signore. Pregando insieme, uno di fronte all’altro, mano nella mano, anche senza formule precise ma con la preghiera che lo Spirito suscita nel cuore in quel preciso momento. La preghiera in questo modo è una sinfonia, un canto accordato dallo Spirito, in due anime unite ma distinte, in altre parole utilizzando un espressione cara a S. Giovanni della Croce, è lo sposalizio dell’anima.

La compresenza è il tratto ultimo dell’amore sponsale dove l’interagire con tutte le altre componenti, complementarietà, condivisione, sessualità, corresponsabilità, nuzialità e coniugalità completano e rendono  visibile  il volto autentico dell’amore.

Vivere la compresenza nella coppia e la famiglia vuol dire essere inabitati dal mistero Trinitario di Dio, perché si genera al suo interno la sensazione del tempo senza fine, dell’eternità.

Intessere la compresenza con la presenza di Dio fa sentire coppia in Dio Trinità, per gli sposi il culmine di questa esperienza di compresenza è l’Eucarestia,  una sola carne, oltre la loro carne, nella carne e nel sangue di Cristo stesso, si riscoprono Sacramento. Amen

 Dopo lo stacco musicale attendiamo le vostre telefonate per condividere insieme con voi il tema di questa sera.

 Carissimi famiglie a conclusione del nostro incontro eleviamo insieme una preghiera  perché quanto abbiamo ascoltato diventi vita nelle nostre famiglie.

 Spirito Santo ispira al nostro cuore la tenerezza che conviene all’amore; Fa che il nostro agire sia sempre guidato dallo Spirito,

Ispiraci la vera sapienza che ci apre all’ascolto, non solo delle parole ma della persona che ci sta accanto.

Ispiraci le parole di calda simpatia, di delicata attenzione, che possono recare sostegno e conforto reciproco.

Ispiraci i gesti più appropriati e affettuosi che sappiano colmare, rallegrare, far dimenticare i momenti difficili.

Ispiraci sempre una mitezza più forte degli istinti di lotta, per procurare in mezzo ai conflitti, unione e riconciliazione. Amen

 

Il nostro incontro finisce qui Franco e Rita vi salutano affettuosamente e vi danno appuntamento a venerdì 12 ottobre con Susanna e Luigi

 

 
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