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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 29 Agosto 2008 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

 

Cari amici di radio Mater un saluto a tutti anche da Susanna e Luigi.

Con gioia, dopo un periodo di pausa forzata, riprendiamo gli incontri di qs rubrica e siamo felici di farlo in qs serata così speciale insieme ai ns fratelli: Piero, Rossana, Maria Grazia e Renato.

L’evento Sidney ha colpito la ns attenzione di genitori e ci ha fatto riflettere sulla forte chiamata che ancora oggi il Signore ci fa nel promuovere la vita di famiglia nella direzione in cui la chiesa  ci indica, per favorire la crescita di figli capaci di testimoniare l’azione dello Spirito Santo nella propria vita.

Per qs, qs sera, desideriamo dire ai ns giovani che le loro famiglie ci sono e promettono di rendersi sempre più responsabili di tutto ciò che riguarda la loro crescita umana e spirituale. Sigilliamo qs impegno rileggendo e facendo ns gli atti del Convegno nazionale per la famiglia tenutosi a Darfo Boario terme dal 21 al 25 giugno.

Da qs atti traiamo indicazioni precise per vivere un cammino ecclesiale sempre più convinto, che vuole la famiglia, piccola chiesa domestica, via privilegiata di formazione dell’uomo cristiano.

 

L’ estate, per qualcuno è solo divertimento e riposo, ma per altri  è tempo di incontri, raduni, convegni. Il calendario della pastorale familiare della Chiesa italiana prevede per la fine di giugno qs appuntamento nazionale.

Il tema trattato qs anno è stato “Famiglia e liturgia”

Forse, con i vari problemi che la famiglia di oggi sta attraversando, qualcuno ha pensato che qs tema potesse essere un po’ lontano dalla realtà.

Ed invece la Chiesa ci chiede di ricominciare proprio da qui.

Ma famiglia e liturgia che cos’hanno di tanto comune?

E’ il ns arcivescovo, card Dionigi Tettamanzi, presente al Convegno, a risponderci con semplicità.

Qual è il culmine della liturgia?Il momento eucaristico ». Qual è il culmine della vita familiare? «La comunione profonda, esclusiva e totale tra gli sposi». A cosa rimanda la comunione tra gli sposi secondo la teologia cristiana? «Al sacrificio eucaristico, dono totale, pane spezzato per la vita».Quindi il culmine della liturgia e quello della vita familiare cristiana fanno riferimento allo stesso mistero di salvezza.

«Ogni famiglia cristiana, proprio come ogni liturgia, è essenzialmente eucaristica».«Famiglia e liturgia sono davvero due realtà in strettissima connessione perché la famiglia è il punto di inserzione tra il divino e l’umano.

 

In questo Convegno, sintetizza Mons Nicolli, abbiamo sentito riflessioni, testimonianze e proposte che ci hanno riempito il cuore di gioia e di voglia di “novità” nelle nostre diocesi e nelle nostre comunità parrocchiali.

1 Ricuperare il senso della casa

È stato sottolineato che nei primi due secoli la Chiesa si riuniva nelle case e la liturgia aveva pertanto un’impronta tipicamente familiare. Dopo l’Editto di Costantino, furono costruite le chiese, e da allora progressivamente la liturgia si è allontanata dalla famiglia per isolarsi nel tempio, perdendo in buona parte l’aggancio con la vita.

La testimonianza della Scrittura è ben diversa. Già nella prima Alleanza la casa è il luogo della manifestazione di Dio e il luogo in cui avviene la celebrazione principale della fede di Israele: la Pasqua ebraica. Pensiamo all’impatto educativo che il racconto del capofamiglia poteva avere sui bambini dopo la domanda del più giovane: “perché facciamo questo?”. Il padre raccontava in prima persona: “eravamo schiavi in terra d’Egitto: la mano del Signore ci ha liberati” [1]. Era lì che si imparava la fede.

In casa hanno avuto luogo gli eventi della salvezza inaugurati da Cristo: pensiamo all’Annunciazione. In casa sono nati i cantici più belli del Nuovo Testamento che la Chiesa canta ogni giorno: il Benedictus e il Magnificat. In casa è nata l’Eucaristia nel contesto della cena pasquale ebraica; in casa avviene la Pentecoste. E non può essere casuale anche la presenza di Gesù nella casa di Nazaret per trent’anni.

Più volte gli Atti degli Apostoli ricordano che nelle case i primi cristiani si ritrovavano per pregare, per spezzare il pane e per condividere l’ascolto della Parola [2]. L’impronta della Chiesa dei primi secoli è fortemente familiare, per qs ha una grande efficacia testimoniante perché è “una Chiesa di casa”, vicina alla vita quotidiana delle persone.

Nella liturgia domestica dei ns tempi, dice il teologo Andrea Grillo, dovremmo recuperare il senso delle tre «T»: tavola, talamo e toilette. La tavola è il luogo del pasto in comunione e della comunicazione familiare. Intorno al rito del pasto si intrecciano importanti momenti di dialogo, di convivia-lità, di scambio. La seconda «T» è quella del talamo, la comunione di amore e di sonno. Sala da pranzo e camera da letto, sono i luoghi più rassicuranti ma anche quelli più simbolici della vita familiare. «Il talamo non è però solo il luogo in cui il matrimonio 'si consuma', ma anche lo spazio di un 'sonno al cospetto altrui' che tutte le tradizioni religiose valorizzano come soglia delicata di comunione. Se dormi con accanto qualcuno che può vegliare, ti metti nelle sue mani ». L’ultima «T», solo apparentemente stonata in questo quadro, è quella della toilette. Difficile pensare alla sala da bagno come a un luogo di comunione. Ma lo è in tutte quelle situazioni di non autosufficienza – bambini prima dei 2-3 anni o anziani – che hanno la necessità di essere accompagnati in tutti i momenti, anche quello dell’igiene personale.

In casa, è evidente a tutti, non si può fingere. O si partecipa con il cuore, ma anche con le braccia, ai vari momenti delle ritualità domestiche o la presenza solo «formale » diventa motivo di disgregazione. Da questo impegno arriva una «grande carica di realismo, di affidamento, di tradizione viva, di distanza da ogni tentazione di ridurre la Chiesa a museo.

2.Ma  la famiglia ha anche “voglia” di interiorità e di preghiera

Quando Giovanni Paolo II, nella Lettera alle Famiglie[3], dice che la famiglia è “la via della Chiesa”, forse voleva dire che la Chiesa oggi, per ritrovare la fedeltà alla sua missione e per dare efficacia al suo annuncio, deve in qualche modo “tornare a casa”.

Se la Chiesa deve “tornare a casa” non è certo per chiudersi in casa, ma per poi essere sempre di più anche “chiesa di popolo”, capace di mettere la comunità in dialogo con Dio. La famiglia infatti non è autosufficiente: ha bisogno di “fare famiglia” in una comunità più grande per inserirsi in una storia della salvezza che riguarda tutti gli uomini. D’altra parte nemmeno la comunità cristiana è autosufficiente: non può annunciare il Vangelo, celebrare la presenza del suo Signore e testimoniare l’amore di Dio incarnato nella storia degli uomini, se non passando attraverso l’esperienza di quella “piccola chiesa” che è la famiglia. Forse questo è il momento della sintesi tra la grande Chiesa e la “piccola chiesa”, “chiesa domestica” che è la famiglia. Ed è il dialogo tra queste due realtà che può farci ritrovare la gioia di un popolo che appartiene a Dio e celebra le sue meraviglie.

Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio[4] indica quali sono le caratteristiche della preghiera familiare: è una preghiera “impastata di quotidiano”, capace di legare insieme preghiera e vita e di suscitare un rapporto con Dio passando attraverso la concretezza delle si­tuazioni e delle esperienze.

 

Cosa può dare la liturgia della comunità alla famiglia?

La proclamazione della Parola nella liturgia della comunità dovrebbe avere il sapore del “racconto” della storia della salvezza che coinvolge anche noi, e dovrebbe suscitare nei genitori il desiderio e la capacità di “raccontare” questa storia anche ai propri figli, soprattutto ai piccoli. Raccontare la Parola ai figli prima della celebrazione potrebbe renderli più attenti alla proclamazione della Parola nella liturgia; ma anche raccontare ai figli la propria vita e la storia della famiglia potrebbe contribuire a farli sentire parte di una storia di salvezza accompagnata e guidata da Dio. Forse far tacere un po’ di più il televisore in casa per dare voce ai racconti della vita potrebbe creare una maggiore “curiosità” nei confronti della Parola.

Per rendere le liturgie della comunità più capaci di dialogare con la vita e di farsi attente alle situazioni delle persone, è necessario che i sacerdoti vivano sempre più da vicino la vita delle famiglie, siano più partecipi delle attese, delle gioie, delle difficoltà e delle fatiche delle famiglie.

4.Ma anche la famiglia può collaborare nella liturgia della comunità

Il Convegno si è interrogato più volte su come la comunità liturgica può dare accoglienza e spazio alla famiglia e come da questa partecipazione della famiglia la liturgia della comunità potrebbe essere trasformata.

La presenza attiva delle famiglie nella celebrazione fa diventare la liturgia un po’ meno “rito” e sempre più celebrazione attenta alla storia e alla vita delle persone.

Dovrebbero entrare sempre di più nella preghiera della comunità anche le situazioni di sofferenza e di fragilità delle famiglie (situazione delle persone vedove, delle coppie in difficoltà, dei separati, di coloro che non sono riusciti a realizzare il progetto di una famiglia, della presenza in famiglia di figli disabili o di problemi di alcool e di droga…), come pure le varie “stagioni” della vita di famiglia (condizione del fidanzamento, la fatica educativa dei genitori, le preoccupazioni delle famiglie per i giovani, i problemi legati alla presenza in famiglia di persone anziane…).

Per introdurre la famiglia nella liturgia della comunità è importante riconoscere negli sposi un dono e nella famiglia una ricchezza necessaria alla comunità: a cominciare dai fidanzati  e dai giovani sposi. È necessario però anche un intervento educativo nei confronti della famiglia perché si senta dono e ricchezza per la comunità.

In particolare, nella Parrocchia va sviluppato l’apporto della famiglia alla vita liturgica, alla catechesi generale e specifica in ordine al matrimonio; vanno incoraggiate le iniziative delle famiglie per le famiglie..., vanno promossi i gruppi di spiritualità coniugale e la comune partecipazione dei coniugi alle associazioni di apostolato; va giudicata opportuna la presenza dei coniugi nei Consigli pastorali».

5. Cosa fare di fronte a qualche problema ancora  aperto?

I bambini vanno a Messa con i loro genitori. Se vogliamo che le nostre liturgie siano accoglienti nei confronti delle famiglie e favorire la partecipazione della famiglia intera all’Eucaristia, dobbiamo anzitutto rendere, per quanto possibile, le liturgie interessanti anche per i piccoli, e poi pazientare se qualche bambino anima la partecipazione con qualche intervento spontaneo… I figli vanno gradualmente educati a capire la natura del luogo in cui si trovano e le esigenze delle altre persone. Comunque la presenza delle famiglie con i loro figli, piccoli o meno, deve diventare sempre più motivo di ricchezza e di vivacità delle nostre liturgie. L’equilibrio si potrebbe raggiunge entrando maggiormente in dialogo con i ns sacerdoti.

Ma come affrontare il problema degli adolescenti nella preghiera familiare e nella liturgia della comunità?

Molte famiglie riescono a pregare insieme fin tanto che i figli sono piccoli; quando i figli entrano nell’adolescenza, cominciano le difficoltà e le famiglie si scoraggiano. Come pure è problematica la partecipazione degli adolescenti alla liturgia della comunità: non si sentono coinvolti, sono a disagio e spesso abbandonano la partecipazione all’Eucaristia subito dopo la Cresima. Come risolvere questo problema?

Per questo secondo problema pare che alcuni adolescenti siano ricuperati dando loro maggiore responsabilità liturgica come ministranti o come lettori, ma per la maggior parte il problema rimane irrisolto. È un problema che rimane aperto. Insieme con l’Ufficio Liturgico si è pensato di suggerire alle diocesi sperimentazioni che possano poi essere condivise, valutate ed eventualmente proposte a tutti. Non si deve rinunciare a pregare o a partecipare alla liturgia eucaristica come non si deve mantenere sempre la stessa modalità di preghiera o di partecipazione quando i figli crescono.

Ringraziamo il Signore per  qs convegno che ci conferma che siamo ad una svolta pastorale nel ns cammino ecclesiale: noi famiglie, genitori e figli, attendiamo di essere sempre più coinvolti nei cammini diocesani in cui siamo inseriti, nello stesso tempo chiediamo, come allo Spirito, come famiglia, di maturare sempre di più in qs mentalità pastorale e di accogliere con docilità le proposte che ci verranno fatte. Anche noi come i ns giovani a Sidney chiediamo “forza dallo Spirito Santo”.

    

 
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