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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 8 dicembre 2006 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissimi ascoltatori di Radio Mater,

Bentrovati. Siamo Renato e Maria Grazia e siamo felici di essere qui con voi.

In questa solennità dell’immacolata concezione della beata Vergine Maria, ci mettiamo tutti e ancora una volta, sotto la sua protezione: sentiamo che dovremmo stare in silenzio di fronte alla sua grandezza e alle meraviglie che il Signore ha operato in lei, contemplando.

Quando sentiamo la parola –contemplazione- probabilmente pensiamo alle suore di clausura, ai monaci del deserto, comunque a coloro che hanno scelto una via di completa e totale dedizione a Dio.

Nella spiritualità dei Padri contemplare è il modo genuino di vedere la realtà in maniera cristiana. Possiamo vedere con gli occhi del corpo che si fermano alle cose visibili, possiamo vedere con la mente, l’intelletto, che penetra certamente più in profondità. Contemplare è invece vedere con il cuore. Pensiamo e vediamo molte cose, ma solo il cuore ci dice quale valore esse hanno per la vita e quali sono veramente importanti. Non ogni cuore, però, può avere questa lucidità di sguardo, il cuore deve essere puro. La contemplazione è allora il saper vedere con sguardo puro e amoroso Dio, i fratelli e la natura

«Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore» abbiamo cantato nel salmo responsoriale oggi. E Maria è una meraviglia dell’amore di Dio!

Dato che la nostra rubrica va in onda in questa solennità, cercheremo di balbettare qualcosa.

Affinché questa festa non resti esterna a noi, come pura celebrazione dei «privilegi» di Maria ma ci tocchi e ci coinvolga profondamente, dobbiamo comprenderla alla luce delle parole di Paolo sentite nella 2° lettura tratta dalla lettera agli Efesini: «Dio Padre ci ha scelti in Gesù Cristo prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità».

Tutti, dunque, siamo chiamati ad essere santi e immacolati; è il nostro più vero destino, è il progetto di Dio su di noi.

Una umanità di santi e immacolati: ecco il grande progetto di Dio nel creare la Chiesa; una umanità che gli possa, finalmente, comparire davanti, che non debba più fuggire dal suo cospetto, con il volto pieno di vergogna, come Adamo ed Eva dopo il peccato. Più ancora, una umanità che Egli possa amare e stringere in comunione con sé, mediante il Figlio suo, nello Spirito Santo.

 

Oggi celebriamo in Maria la prima realizzazione del progetto di Dio, in cui c’è come la promessa e la garanzia che tutto il piano andrà a compimento: nulla è impossibile a Dio, neppure fare di noi, miserabili creature, esseri santi e immacolati.

Maria ne è la prova anche se ella, a differenza di noi, non è mai stata né miserabile, né impura. Maria sta dinanzi a noi come modello di santità: nel prefazio della messa odierna abbiamo pregato: «Tu, sopra ogni altra creatura, la predestinavi per il tuo popolo, avvocata di grazia e modello di santità».

Noi non siamo nati come, per singolare privilegio di Dio, è nata lei; anzi, il male si annida in noi in tutte le fibre e in tutte le forme. Siamo pieni di rughe: ruga è la nostra pigrizia, ruga la superbia, ruga l’egoismo, ruga la divisione.

Spianare queste rughe e purificarci è il lavoro di tutta l’esistenza: lavoro difficile ma indispensabile per poter comparire davanti a Dio. Maria non è un modello che ci sta davanti, per così dire, in posa, come chi si lascia ritrarre da un pittore. Ella è un modello che lavora con noi e dentro di noi, che ci guida la mano per ritrarre i lineamenti del modello per eccellenza, modello suo e nostro, che è Gesù Cristo.

La presenza autentica di Maria nella nostra vita non può distoglierci dall’unico mediatore e si realizza tutta in una esperienza di Vangelo e in una riscoperta di Cristo.

Cerchiamo ora di proporre qualche attualizzazione riguardante le nostre famiglie a partire dalla Parola di Dio di questa solennità.

 

Entrando da lei, l’angelo disse:‘Ti saluto, piena di grazia, il Signore è con te!»

Maria è la proclamazione vivente, concreta, che all’inizio di tutto, nei rapporti tra Dio e le creature, c’è la grazia. La grazia è il terreno e il luogo in cui la creatura può incontrare il suo creatore. Anche Dio è presentato nella bibbia come ricco, cioè pieno, di grazia.

Dio è pieno di grazia in senso attivo, come colui che riempie di grazia; Maria, e con lei ogni altra creatura, è piena di grazia in senso passivo, come colei che è riempita di grazia. Alla grazia di Dio deve far seguito il grazie dell’uomo. Rendere grazie non significa restituire il favore o dare il contraccambio.

Chi potrebbe dare a Dio il contraccambio di qualcosa?

Ringraziare significa piuttosto riconoscere la grazia, accettarne la gratuità; ringraziare significa accettarsi come debitori, come dipendenti; lasciare che Dio sia Dio.

La lingua ebraica non conosce una parola speciale che significhi ringraziare o ringraziamento. Quando vuole ringraziare Dio, l’uomo biblico si mette a lodarlo, a esaltarlo, a proclamare le sue meraviglie con grande entusiasmo.

Questo potrebbe essere un modo di guardare la nostra realtà di famiglia, facendo un esercizio di fede, di gratitudine, di stupore: credendo alla grazia, crediamo che Dio ci ama, che ci è veramente favorevole, che il Signore è anche con noi come fu con Maria. E se Dio è con noi, Dio è disposto a operare grandi cose, a creare realtà nuove se trova persone che si fidano di lui. 

Persone che si fidano di lui: il Signore non tira fuori i suoi amici dalla tempesta, ma dà loro forza dentro la tempesta. Dio interviene per dare forza e speranza dentro il problema. Dio interviene contro la guerra e le calamità ad essa connesse, non però con eventi esteriori, bensì attraverso i suoi amici pacificati che diventano a loro volta pacificatori, perdonati che imparano a perdonare l’imperdonabile, ad amare perfino l’inamabile.

Ecco quello che compete anche alle nostre famiglie cristiane!

Scrive Papa Benedetto nella sua enciclica ‘Deus caritas est’:

-‘L’anima mia rende grande il Signore’ dice Maria in occasione della sua visita alla cugina Elisabetta ed esprime con ciò tutto il programma della sua vita: non mettere se stessa al centro, ma fare spazio a Dio incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo- solo allora il mondo diventa buono. Maria è grande proprio perché non vuole rendere grande se stessa, ma Dio. Ella è umile: non vuole essere nient’altro che l’ancella del Signore. Ella sa di contribuire alla salvezza del mondo non compiendo una sua opera, ma solo mettendosi a piena disposizione delle iniziative di Dio. E’ una donna di speranza: solo perché crede alle promesse di Dio e attende la salvezza di Israele, l’angelo può venire  da lei e chiamarla al servizio decisivo di queste promesse.

 

Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo».

Qui in questo versetto si dice che il Figlio di Dio viene al mondo attraverso l’ombra dello Spirito Santo. Noi vorremmo sottolineare la parola ombra.  

Negli Atti degli Apostoli si parla dell’ombra di Pietro da cui desideravano essere coperti poveri e afflitti: Intanto andava aumentando il numero degli uomini e delle donne che credevano nel Signore fino al punto che portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perché, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro (At 5,14).

Ci viene in mente anche l’episodio di Giona che si ripara all’ombra del glicine: Allora il Signore fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra alla sua testa e liberarlo dal suo male (Gn 4,6).

E ancora dal Sl 121, [120]: Il Signore è il tuo custode, il Signore è come ombra che ti copre e sta alla tua destra.

Se ti giunge l’ombra vuol dire che qualcuno ti è molto vicino e anche se l’ombra di accarezza non può spostarti, se ti avvolge completamente non può imprigionarti. E’ quello che dovrebbe accadere: legami di prossimità che proteggono e custodiscono senza soffocare.

Il Signore ci conceda almeno di essere l’ombra di qualcuno come singoli e come famiglie. Vi sono esseri umani che si accontenterebbero dell’ombra di qualcuno, non pretendono una presenza fisica, ombra che anche soltanto con un segno fa sapere che qualcuno si curva su di me.

Abbiamo percezione di solitudini reali e profonde, che sono la normalità di molti uomini e donne che scivolano via con struggente discrezione.

Crediamo che si debba arrivare, magari impegnandosi un po’, a concepirsi più normalmente come possibilità di fare ombra per qualcuno che sta diventando invisibile nella sua fatica di vivere.

Ci sono donne indifese che sono rimaste sole con delle creature piccole; nella nostra realtà di civiltà supercivilizzata, siamo pieni di draghi che si mangiano i bambini o di violenti che avviliscono le donne; o di mediocri ‘nessuno’ che conquistano potere nello spazio lasciato libero dalle istituzioni.

Ci sono giovani che non vanno coccolati ma aiutati a crescere in scelte e stili di gratuità, ci sono morti per solitudine, violenze e sfruttamento: ci facessimo un po’ più ombra l’un l’altro, sarebbe vinta l’indifferenza e vivremmo il calore dell’esperienza di Dio insieme a molti che non se la sarebbero aspettata.

Scriveva don Primo Mazzolari: “la primavera comincia con il primo fiore, la notte con la prima stella, il fiume con la prima goccia d’acqua. L’amore comincia con il primo segno: il dono di sé”

 

*Parlando di Maria che il pensiero la associa al rosario che, nella sua semplicità e profondità, è una preghiera di grande significato.

Papa Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae dice che  nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.

Insieme a voi vorremmo rileggere qualche passo di questa lettera apostolica, là dove vengono riportate riflessioni che riguardano la famiglia e il rosario. Per noi è stato motivo di gioia e di riconoscenza ritrovarle, cercando di custodirle con maggior cura nel nostro cuore. Dice il Papa:

la semplice preghiera del rosario batte il ritmo della vita umana. Chi si pone in contemplazione di Cristo ripercorrendo le tappe della sua vita, non può non cogliere in lui anche la verità sull’uomo. Contemplando la sua nascita impara la sacralità della vita, guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica, attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardo a cui ciascuno di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo. Si può dire così che ciascun mistero del rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell’uomo. Al tempo stesso diventa naturale portare a questo incontro con la santa umanità del Redentore i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che segnano la nostra vita. ‘Getta sul Signore il tuo affanno ed egli ti darà sostegno’ (Sl 55, 23). Meditare col rosario significa consegnare i nostri affanni ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. A distanza di 25 anni, ripensando alle prove che non sono mancate nemmeno nell’esercizio del ministero petrino, mi sento di ribadire, quasi come un caldo invito rivolto a tutti perché ne facciano personale esperienza: sì, davvero il rosario batte il ritmo della vita umana per armonizzarla col ritmo della vita divina, nella gioiosa comunione della Santa Trinità, destino e anelito della nostra esistenza.

 

Oggi all’efficacia di questa preghiera consegno volentieri la causa della famiglia. Il rosario è anche, da sempre, la preghiera della famiglia e per la famiglia.

Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane e certamente ne favoriva la comunione. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie utilizzando ancora questa forma di preghiera.

Riprendere a recitare il rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini rispetto a quelle trasmesse dal televisore, immagini del mistero che salva: l’immagine del Redentore, l’immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il rosario riproduce un po0 il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle su emani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l’itinerario di crescita dei figli. Non è forse, il rosario, l’itinerario della vita di Cristo dal concepimento, alla morte, fino alla risurrezione e alla gloria?   

Diventa oggi sempre più arduo per i genitori seguire i figli nelle varie tappe della vita. Nella società della tecnologia avanzata, dei mass media e della globalizzazione tutto è diventato così rapido e la distanza culturale tra le generazioni si fa sempre più grande.

I più diversi messaggi e le esperienze più imprevedibili si fanno presto spazio nella vita dei ragazzi e degli adolescenti e per i genitori diventa talvolta angoscioso far fronte ai rischi che essi corrono. Si trovano non di rado a sperimentare delusioni cocenti, constatando i fallimenti dei propri figli di fronte alla seduzione della droga, alle attrattive di un edonismo sfrenato, alle tentazioni della violenza, alle più varie espressioni del non senso e della disperazione.

Pregare col rosario per i figli e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di sosta orante della famiglia non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare.

 

Carissimi ascoltatori , che gioia e conforto sono queste parole!

Adesso è il momento di mettere in comune un po’ della nostra vita, il nostro rapporto con Maria, le consolazioni per la sua materna protezione e così via affinché possiamo dire ancora e insieme: Abbiamo contemplato, o Dio, le meraviglie del tuo amore!

 

Al termine di questo tempo trascorso insieme, preghiamo con la preghiera conclusiva dell’enciclica Deus Carita est:

Santa Maria, Madre di Dio,

tu hai donato al mondo la vera luce,

Gesù, tuo Figlio –Figlio di Dio.

Ti sei consegnata completamente alla chiamata di Dio

e sei così diventata sorgente

della bontà che sgorga da lui.

Mostraci Gesù. Guidaci a lui.

Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo,

perché possiamo anche noi

diventare capaci di vero amore

ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato.

Amen.

La prossima trasmissione del 22 dicembre sarà curata da Luigi e Susanna.

A tutti buon avvento, buon Natale e buon anno.

 
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