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La
guarigione della Famiglia:“Le
crisi della coppia”
Carissimi ascoltatori, siamo Piero e Rossana e
vogliamo innanzitutto ringraziare Radio Mater per l’opportunità che ci
offre di stare qui con voi per trattare un argomento “le crisi della
coppia” che purtroppo da anni, ma diremmo da sempre, attanagliano le
famiglie.
E’ raro infatti che una coppia riesca a traversare
tutta la vita senza vivere dei periodi difficili, delle “crisi” che
possono essere più o meno gravi,
specie se in esse sono coinvolti i figli. Quando i genitori sono di
fronte ad una crisi reale, i figli ne risentono.
Differenza tra una situazione conflittuale e una
vera crisi.
Le crisi non vanno confuse con
i litigi, anche quelle che si verificano ripetutamente e si
protraggono nel tempo. Ci sono coppie per le quali la comunicazione
passa obbligatoriamente attraverso il litigio: sembrano sempre sull’orlo
della separazione, eppure tengono duro. Il che non vuol dire che la vita
non sia difficile per entrambi i coniugi.
La crisi vera e propria si ha quando per un lungo
periodo di tempo si continua a pensare: “Tra noi non c’è più nulla.
L’amore è morto. Non proviamo più alcun piacere di stare insieme.
Dormiamo in stanze
separate. Tutto quello che viene dall’altro scatena la mia aggressività
ecc. ecc.” Si può parlare di crisi nella misura in cui queste
constatazioni durano diversi mesi o anni. Innanzitutto bisogna
discernere le motivazioni della crisi che possono essere di vario tipo:
-
non si sopporta
il carattere dell’altro (generalmente in ogni separazione non c’è un
santo e uno “che tradisce” come si è soliti dire: c’è sempre del buono e
del cattivo da entrambe le parti);
-
ci possono essere
motivi di salute: una depressione, una vita troppo dura,
l’eccesso di lavoro, la disoccupazione;
-
ci possono essere
motivazioni legate alla vita professionale:conta solo il lavoro
-
oppure insuccessi
nella vita affettiva e sessuale;
-
o anche
semplicemente lo scontro tra due egoismi;
-
l’infedeltà o
altre ragioni;
Una certezza: a ogni crisi si può trovare una soluzione
se la coppia lo desidera nel profondo del proprio cuore.
Tuttavia se non si ha il coraggio di fermarsi ad
analizzare in profondità questi punti, è inevitabile che si arrivi,
senza accorgersene, alla crisi più vera e dolorosa che è la infedeltà,
con tutte le conseguenze che ne derivano!
Certo un tempo la fedeltà era più facile, specie per
la donna che usciva poco di casa, si occupava della famiglia e dei
figli. Attualmente uomini e donne lavorano insieme, fanno sport o
partecipano ad attività comuni. In particolare le relazioni che nascono
nell’ambiente di lavoro possono creare una vera intimità tra un uomo e
una donna che si sono dedicati per anni allo stesso compito
professionale, contando l’uno sull’altra. Anche per il numero di ore che
si passano al lavoro in una giornata sono ben più di quelle che si
passano in casa, nel rapporto di coppia. Inevitabilmente questo crea
un’intimità tra uomo e donna una vita parallela alla vita di coppia.
Un’avventura è sempre qualcosa di allettante,
soprattutto quando si pensa di non attribuirvi importanza. Ma nessuno
può credersi più forte degli altri, siamo tutti deboli e fragili.
Ciascuno di noi è sensibile al fascino dell’ignoto, a un volto e a un
corpo nuovo da conquistare, soprattutto se l’altro si è già confidato o
ha manifestato il bisogno di essere aiutato… e il passo è presto fatto!
L’infedeltà: le cause
Ci sono, secondo alcuni esperti, diversi tipi di
infedeltà, ma la più pericolosa in cui la coppia è molto minacciata
(qualsiasi coppia) è quando una relazione dura da lungo tempo perché fa
nascere un nuovo legame affettivo. L’unico antidoto possibile è la
prudenza sin dall’inizio, da quando si prende coscienza della
situazione.
La decisione di troncare una relazione richiede molto
coraggio e determinazione, tanto più che in genere la prende uno solo
dei due. Ma domandiamoci:
- c’è davvero la volontà di riconoscere le prime
scintille che non sono mai prive di
attrattive e di fascino?
- Siamo sempre in grado di scorgere il pericolo per la
coppia?
- Ci giustifichiamo (ingannando anche noi stessi)
dicendo che c’è una buona intesa,
una tenerezza che, dopo tutto, non fa male a
nessuno?
-
Perchè siamo
arrivati tanto in basso, da non rispettare più noi stessi, la nostra
famiglia, i nostri figli?
-
Perché abbiamo messo
da parte il datore della Vita e dell’Amore, Gesù il Signore?
-
Perché abbiamo
dimenticato la forza che nasce dalla preghiera?
L’uomo
è più colpito dal fascino di un’altra donna,
tanto più che dopo un certo numero di anni di matrimonio e di maternità,
il corpo di sua moglie può apparirgli meno attraente. Da qui la
responsabilità della moglie che, a volte,
si lascia andare, che trascura
il proprio aspetto, la pettinatura, il trucco o che non si sforza più di
essere inventiva ed affascinante, con la scusa che è madre di famiglia.
Verso la quarantina uomini e donne si sentono ancora
giovani e belli, sentono il bisogno di verificare la loro capacità di
seduzione e le occasioni della vita danno loro la possibilità di
soddisfare un simile bisogno. Quante donne, invece, una volta arrivate
alla quarantina, non
provano neanche più il bisogno di sedurre, indossano vecchi abiti
passati di moda, non si truccano più, si trascinano in ciabatte ecc.
Quanto alle motivazioni per
l’infedeltà della donna,
essa sente più facilmente la mancanza di tenerezza, perchè suo marito
non ha più tempo di dargliene e quindi è insoddisfatta del suo
matrimonio e porta a sottovalutarsi,a una mancanza di autostima
Qui la responsabilità è soprattutto del marito che non
si rende minimamente conto dell’isolamento in cui essa si trova. E lei
arriva al punto che quando un altro uomo le mostra interesse e affetto,
riprende il gusto per la vita e sembra rinascere.
Nel caso di relazione extra-coniugale è raro il caso
che la responsabilità sia solo del coniuge che ha tradito! Tuttavia
l’adulterio resta un atto grave, che provoca sempre grandi sofferenze,
conflitti laceranti tra due persone che si amano, litigi che arrivano
alle orecchie dei figli con conseguenze irreparabili, momenti di
desolazione e di depressione. Tutto ciò provoca sempre ferite profonde,
una mancanza di fiducia in se stessi e nel coniuge, una perdita
d’identità e di amore.
Rompere un matrimonio, specie
quando ci sono dei figli che inevitabilmente ne soffrirebbero, è una
decisione di estrema gravità.
Consolarsi dicendo, come spesso si sente: “al giorno
d’oggi ci sono milioni di ragazzi che si adattano a questa situazione e,
anzi, ne traggono profittoӏ una
giustificazione che denota una non conoscenza della psicologia dei
figli: tristezza, insuccessi affettivi umani e scolastici, rancori,
l’impossibilità di costruire in futuro una famiglia propria.
Ogni figlio al quale la vita è stata donata senza che
lui l’abbia chiesto, ha il diritto al suo bene più prezioso: un padre e
una madre che si amino e gli diano quel riferimento umano ed affettivo
che gli spetta.
Quanto preziosa è l’unità della coppia, per il
bene di tutta la famiglia e la crescita amorosa dei figli !
STACCO
MUSICALE
Un amore che sembra finito si può ricostruire?
Sì, se c’è la volontà di farlo
predisponendo tutti i mezzi: dipende solo da questo.
Ciò non toglie che ci siano le ferite, le lacrime, le
sofferenze. Tante sono le coppie che si sono ricostituite perché un bel
giorno hanno preso coscienza, in nome dei figli o dell’impegno che si
erano preso, che non era il caso di distruggere tutto, e perché hanno
nuovamente creduto all’amore.
Un amore si può ricostruire più facilmente nella
misura in cui le rispettive famiglie, gli amici, i colleghi
non sono stati informati
della crisi della coppia. Questo non sempre è possibile perché in simili
casi le “voci” circolano molto in fretta.
Non si può fare a meno di confidarsi con un amica/o sicura; in
realtà essa lo ripete ad un’altra amica sicura dicendole: “soprattutto
non parlarne a nessuno!” e alla fine tutti sono al corrente della
situazione.
Un incendio si può spegnere meglio quando il fuoco non
si è ancora propagato!
Per ricostruire un legame d’amore spezzato si richiede
da entrambe le parti molta pazienza, perseveranza, rispetto
dell’altro, capacità di perdonare, di inghiottire le lacrime, di
custodire il silenzio, di compiere gesti di delicatezza, di attenzione,
che aiutino a “cicatrizzare” dolcemente le ferite; ci vuole poi
tempo e, spesso, un aiuto e soprattutto tanta preghiera.
Il senso di colpa.
Carissimi ascoltatori, penso che ognuno di noi sa che
il senso di colpa è tenace al punto che può durare tutta una vita. Aver
tradito a un certo punto la persona che si ama può far male per sempre,
ma non per questo deve paralizzare l’esistenza, che è un continuo
ricominciare, se lo si vuole davvero, in una costante novità.
Certo il senso di colpa esiste, ma è sterile. Non è
più possibile influire sul passato, qualsiasi cosa si voglia
cambiare, anche quando questo ha lasciato dei rimpianti o dei rimorsi: è
quello che è! In compenso si può agire sul presente e sul futuro
per evitare di seminare ulteriore distruzione e di autodistruggersi di
nuovo.
E’ sbagliato e negativo rimuginare il passato,
continuando a farvi illusione o a evocarne il ricordo. La prima
condizione è quella di non parlarne incessantemente. Una volta che le
cose sono state sistemate, non se ne parla più.
Non si deve ribattere costantemente buttando in faccia
all’altro frasi piene di doppi sensi e allusioni perfide che lo
colpevolizzano di nuovo obbligandolo ad evocare, ancora una volta, una
storia che già egli stesso fa fatica a cancellare dalla propria vita.
Quando una rottura con il passato è stata veramente
decisa, ci sono nomi con non devono più essere pronunciati, neanche per
allusione.
Il perdono.
Il perdono è una grande prova
d’amore.
Può richiedere un enorme sforzo, particolarmente
difficile da intraprendere.
Infatti, quando siamo stati feriti nel profondo del
nostro essere, in ciò che più ci brucia dentro, in quello in cui abbiamo
riposto la fiducia, il perdono umano è quasi impossibile.
Solo la fede può farci
comprendere il perdono come “dono di Dio”.
Gesù ha voluto raccontare la parabola del figliol
prodigo ai suoi apostoli per invitarli ad ammettere il perdono
proprio perché riteneva che una esortazione che rimanesse solo su un
piano semplicemente umano non sarebbe risultata convincente.
Quando il figlio torna dal padre per dirgli: “ho
peccato contro il cielo e contro di te”, il padre, che si è messo in
cammino per andargli incontro, gli tende le braccia e lo stringe a sé.
Questo è il perdono di Dio.
Solo la preghiera può dare la forza per perdonare:
”Signore,
io non posso. Tu solo puoi
aiutarmi”
Il perdono richiede molto amore e una volontà profonda
di ricostruire. Il perdono richiede uno sforzo da entrambe le parti.
Si possono prendere
iniziative di questo tipo:
-
da parte di chi dona il perdono:
“Io ti perdono, non parliamone più. Malgrado tutto quello che è successo
faremo ciò che è in nostro potere per ricostruire qualcosa di bello
insieme”.
-
Da parte di chi chiede perdono:
“Ti chiedo perdono per averti fatto soffrire tanto. Sono stato debole,
indegno di te. Aiutami a non ricadere; ho bisogno di te. Ricostruiremo
qualcosa di bello insieme”.
Anche chi chiede perdono ha fatto un’esperienza di
morte.
Dal Vangelo di Luca: il rinnegamento di Pietro:
Pietro fa l’esperienza della sua fragilità umana.
Aveva promesso amore eterno a Gesù (non ti tradirò mai…), ma davanti
alla prima difficoltà, ha rinnegato e
tradito Gesù.
Come è consolante ricordare lo sguardo colmo di amore
e di misericordia di Gesù! E davanti a questo sguardo Pietro riconosce
il suo peccato, si pente e piange.
Se ha concepito la necessità di ricostruire la coppia,
questo significa anche che ha appena accettato una rinuncia difficile.
E’ inevitabile che pesanti momenti di silenzio, la
tensione nervosa, gli scatti di aggressività che esprimono la sua
sofferenza, turbino l’altro.
Nella maggior parte dei casi il perdono non viene dato
una volta sola, perché la vita è fatta di passi in avanti e indietro e
spesso impercettibili. Gli incontri chiarificatori è raro che si
facciano una volta per tutte. Il tempo compie la sua opera, ma bisogna
rispettare i ritmi.
Raddoppiare la tenerezza resta sempre una via sicura
di perdono. Ma il primo gesto esige comunque un grosso sforzo
soprattutto se si scontra con una risposta aggressiva o fredda, nei
primi tempi. Saranno probabilmente necessari diversi mesi perché la vera
tenerezza ricostruisca nel profondo dei cuori.
STACCO
MUSICALE
Vivere una crisi di coppia è come attraversare una
tempesta.
In una tempesta si può annegare, ma si può anche
uscirne.
Nel Vangelo di Luca si racconta che Gesù era su una
barca con i suoi amici quando un forte vento di tempesta si levò sul
lago di Tiberiade.
Davanti alla violenza di quell’uragano gli apostoli,
nonostante fossero pescatori abituati alle burrasche, erano terrorizzati
perché avevano l’impressione che quella volta sarebbero stati travolti
dalle onde. Gli apostoli non capivano ed erano indignati perchè Gesù
dormiva. Non capivano il suo comportamento, lui che era sempre stato
così vicino a loro, e loro che avevano posto tutta la loro fiducia in
lui, ora sembrava che li avesse
abbandonati alla furia scatenata della natura, senza fare il
benché minimo gesto, neanche di sostegno morale.
Gli gridavano: “Salvaci, stiamo per morire” Ma al
momento opportuno Gesù si alzò e disse: “Dov’è la vostra
fede?”Sgridò i venti e i flutti, essi cessarono e si fece bonaccia Vi
ricordate, carissimi ascoltatori di Radio Mater, questo
passo di Luca ( 8, 22-25)?
Nella vita le tempeste che una coppia attraversa hanno
una consistenza molto reale.
Anche se il Signore sembra dormire per un certo
periodo, la nostra fede ci permette di credere
che Egli è con noi, sulla nostra barca. Egli non ci abbandona,
saprà calmare la tempesta a suo tempo.
Questa certezza è contenuta
nella fede e nella promessa dell’alleanza formulata nel giorno del
nostro matrimonio. Credere nella
realizzazione della promessa, anche se non sono ancora visibili
all’orizzonte i primi segni di acquietamento della tempesta, è un
reale atto di fede.
Quando ne dubitiamo, ricordiamoci della paura degli
apostoli, del dubbio e della disperazione che anche loro hanno vissuto.
“Donami un cuore nuovo, Signore”
Una coppia decisa a ripartire può attingere forze
nuove dalle grazie del sacramento del matrimonio. Il matrimonio non è di
un giorno, ma per sempre. Il sacramento ha portato grazie specifiche in
una decisa data dell’esistenza, ma ne apporta altre ogni volta che ad
esso ci si appella.
Chiedere a Dio le grazie del sacramento del matrimonio
per traversare una prova significa dirgli, come Cristo alla samaritana:
“dammi
da bere…Noi abbiamo bisogno che tu ci aiuti… Donaci un cuore nuovo”
La risposta del Signore, anche se non lo percepiamo
immediatamente, è sempre:
“se tu conoscessi il dono di Dio…”
(GV. 4,10)
Si può attingere all’infinito alle grazie del
sacramento del matrimonio, perché il dono che Dio fa ad una coppia che
ha suggellato con Lui una alleanza e che la rinnova, è inesauribile: “Ho
messo la mia speranza nel Signore. Conto sulla sua parola”
E’ nel momento della crisi, della prova che si misura
la grandezza e il significato del sacramento del matrimonio. Tale è il
sostegno della fede per coloro che vogliono davvero intenderlo e viverlo
in questa prospettiva.
Tale atto di fede nella forza del sacramento del
matrimonio è una proposta, un invito a credere
a qualcosa di grande, di più elevato delle nostre debolezze
umane, un atto di speranza nelle infinite risorse dell’uomo che ha
l’aiuto del suo Signore.
E’ anche un atto di speranza nella potenza
dell’Alleanza:
Dio guida la coppia
attraverso la vita così come ha guidato il suo popolo nel deserto.
Quando il popolo di Dio ha compiuto la traversata del
deserto ha avuto fame, sete, ha sofferto, ha protestato, ma
quotidianamente ha ricevuto la manna che lo ha aiutato a resistere,
giorno dopo giorno, e alla fine è arrivato alla terra promessa.
E’ con la stessa speranza nel cuore che una coppia
legata dal sacramento del matrimonio, può attraversare le tempeste.
Se un giorno, carissimi ascoltatori di Radio Mater, la
prova dovesse apparire troppo pesante, sappiate che esistono oggi in
tutto il mondo, migliaia di coppie che si avvicendano incessantemente
ogni giorno nella preghiera, a tutte le ore del giorno e della notte,
per pregare insieme per le coppie ferite nel loro amore.
Esse portano davanti al Signore tutte le sofferenze di
coloro che non hanno più né la forza né il coraggio di portarle da soli.
STACCO
MUSICALE IN ATTESA
DELLE TELEFONATE
Chiediamo a Maria di sostenerci nelle prove e di
proteggerci.
Vi salutiamo con un brevissimo passo dal libro della
Sapienza:
“Non
li guarì né erba né emolliente, ma la tua parola, Signore, la quale
tutto risana”
La prossima trasmissione sarà venerdì 22 febbraio con
Rita e Franco.
Il Signore vi benedica e vi protegga, carissimi
ascoltatori tutti.
Un abbraccio da Piero e Rossana.
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