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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 8 maggio 2009 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Dalle onde di questa meravigliosa radio della Mamma, che si può ascoltare anche attraverso internet (Sul sito www.radiomater.com) giunga a tutti voi carissime famiglie, ascoltatori e ascoltatrici, l’augurio di una rinnovata gioia Pasquale, “Gesù è risorto” E’ con queste parole che Franco e Rita vi danno il benvenuto e auguriamo a tutti buon ascolto.

Il mese di maggio è tradizionalmente dedicato alla Madonna, oggi in particolare la Chiesa ricorda la Madonna di Pompei, ancora una volta il nostro turno cade proprio nella cara ricorrenza della festa della Mamma quale miglior auspicio per questo incontro essere accompagnati da questa presenza attente e discreta, confidando nella Sua intercessione invochiamo lo Spirito Santo perché susciti nella nostra mente e sulle nostre labbra le parole giuste che possano toccare i nostri cuori.

Con questa sera iniziamo una serie di trasmissioni che vedranno la famiglia, la coppia i fidanzati, inserite all’interno di un nuovo modo di essere e di testimoniare chiamato “La cultura di Pentecoste

Ma prima di inoltrarci nei vari argomenti cerchiamo di capire brevemente di che cosa si tratta, poi proseguendo il cammino avremo modo di approfondire.

Quello che andremo a dire vuole essere un tentativo di delineare un percorso spirituale con i piedi ben saldi per terra perché possiamo diventare protagonisti come famiglie di questa nuova cultura invocata dal Santo Padre Giovanni Paolo II “Fate conoscere e amare lo Spirito Santo, aiuterete a far si che si pongano le basi per realizzare una cultura della Pentecoste, perché senza di essa non sarà possibile la civiltà dell’amore e la convivenza pacifica” Ma voi direte come? Ebbene il sacramento del matrimonio che abbiamo ricevuto e specialmente nel nuovo rito viene invocato sui nubendi lo Spirito Santo e in quel preciso momento avviene una cosa stupenda per i novelli sposi che possiamo chiamare “La Pentecoste coniugale” E come i discepoli dopo aver ricevuto lo Spirito Santo uscirono dal cenacolo e annunciavano con franchezza e senza paura al popolo ciò che era avvenuto e ne erano testimoni cioè che “Quel Gesù che voi avete crocifisso è risorto” Così anche noi famiglie cristiane siamo chiamate nel nostro tempo a proclamare con coraggio e a dare buona testimonianza di quei valori che ci sono propri, la salvaguardia della vita dal suo concepimento al suo fine naturale, l’educazione cristiana dei figli e la trasmissione della fede che fanno della comunità un luogo di speranza e di risurrezione, per il futuro dei nostri figli in un mondo nel quale tutto viene relativizzato svuotato di significato, questo impegno si fonda su un cammino di conversione alimentato dalla preghiera perseverante, sulla formazione e l’evangelizzazione.

Detto questo iniziamo con alcune premesse bibliche:

1°“Siamo opera Sua, creati in cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi la praticassimo” (Ef. 2,10)……..e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio” (At.2,11b)

Da questo possiamo già intuire quale sia il compito primario della famiglia cristiana, rispondere con il nostro si all’invito di Gesù che vuol dire essere al servizio nella famiglia e per la famiglia secondo il progetto di Dio che nell’atto della creazione disse della famiglia “E’ cosa molto buona” siate dunque testimoni credibili della speranza che è in voi che credete.

Ma vuol dire anche uscire dal cenacolo, che si traduce nella chiamata alla missionarietà della famiglia, all’annuncio, il primo passo verso la trasmissione della fede, ad intra e ad extra, dunque la famiglia che si apre alla comunità.

Tutto questo lascia intendere la necessità di una formazione continuata nel tempo, attenzione però, non un apprendere la lezione come a scuola (imparare a memoria) ma una formazione calata nel vissuto quotidiano che diventa stile di vita, nella semplicità dei gesti quotidiani, la preghiera che si fa vita, oggi è più che mai urgente i tempi che viviamo lo reclamano, dobbiamo diventare “Cultori dello Spirito Santo che abbiamo ricevuto” capaci di offrire le ragioni della nostra fede in un mondo che cambia e che in realtà sono “Le ragioni stesse dello Spirito” ma a chi dunque, a quelli che non credono a coloro che si sono adeguati al secolarismo e hanno perso lo slancio della testimonianza della propria fede, proclamando con forza: Svegliati o tu che dormi e Cristo ti illuminerà.

 

STACCO MUSICALE

Riprendiamo con l’evangelista Luca che ci riporta il pensiero di Gesù 2°“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei fosse gia acceso” (Lc. 12,49) Luca, si rivolgeva ai credenti di quel tempo ma non di meno a noi oggi, ma di quale fuoco parlava?

Il fuoco generato dalla fede nel Dio di Gesù Cristo alimentata dallo Spirito che nel cenacolo si manifesta agli Apostoli sottoforma di lingue di fuoco /At.2,1ss)

Il desiderio di Gesù di vedere un fuoco già acceso come si realizza? Con l’impegno, a partire proprio dalla famiglia cristiana, attraverso l’azione che lo Spirito Santo ricevuto come coppia nel matrimonio, che chiamiamo la   Pentecoste coniugale. Dunque chiamati a incendiare il mondo prima di tutto nel contesto della propria famiglia attraverso la testimonianza coraggiosa a partire dalla verità rivelata nel vissuto quotidiano, ponendo così in evidenza la vocazione ricevuta ad essere quel lievito che fa fermentare tutta la pasta.

Ma cosa si intende in pratica?

La spiritualità famigliare è sempre stata considerata come un cammino legato all’ambito ristretto della famiglia, la pratica dei sacramenti in modo vivo e attuale,la preghiera, le antiche tradizioni come il Santo Rosario, l’adorazione eucaristica, l’amore alla Parola, la Sacra Bibbia, l’accoglienza del catechismo,tutte queste forme sono e rimangono necessarie perché sono le vie nelle quali lo Spirito si manifesta interiormente, ma ora è arrivato il tempo di uscire dal cenacolo, per così dire, dal luogo protetto che può essere l’ambiente famigliare e rivolgersi ad extra, aprirsi al mondo che ci circonda, dare ragione della nostra fede con maggiore responsabilità nei vari ambienti nei quali siamo chiamati a confrontarsi, con un impegno non solo personale ma comunitario perché la fede in Cristo sia maggiormente incarnata nel tessuto sociale, fermo restando l’attenzione verso la persona perché, dove c’è un istituzione li ci sono uomini e donne che hanno bisogno di rinnovarsi nello Spirito, perché cambiando il cuore dell’uomo che opera nelle istituzioni anche il cuore delle istituzioni cambia.

Questo vuol dire rispondere alla chiamata a fecondare la storia con i semi dello Spirito, spargere i semi dello Spirito la dove il Signore chiama attraverso e nelle varie tappe che contraddistinguono l’evoluzione temporale della famiglia cristiana in quanto tale.

3°”Dio non fa preferenza di persone” (At.10,34)

A questo punto è bene togliere di mezzo un luogo comune, si sente spesso dire: sono sempre le stesse persone, sono sempre quelli, non lasciano spazio a nessuno, non sarebbe meglio chiederci invece: Ma la mia risposta

al Signore qual è? Non si nasconde forse l’atteggiamento dei due figli

della parabola dell’evangelista Matteo, uno disse di si ma non se ne fregò più di tanto e l’altro non aveva voglia e poi a malincuore  andò al lavoro, non citiamo la risposta di Gesù perché siamo certi che tutti la conosciamo, poi ci sono anche quelli che non si sentono all‘altezza e lasciano che siano gli altri a fare.

Verrebbe da dire, ma allora quali sono le persone che il Signore chiama?

Gli intelligenti, i sapienti, certamente anche loro ma se vogliamo essere veritieri Dio chiama tutti coloro che nel cuore si rendono disponibili a servire per il regno, per essere precisi, chi lo teme e pratica la giustizia, è a Lui bene accetto At.10,35.

Ma il Si, carissimi, si dice come Maria e Giuseppe, ecco che allora tutti troviamo il posto adatto al nostro carisma, il livello culturale è importante ma non indispensabile, a volte è molto più importante la saggezza che è cosa diversa dalla cultura, ma di certo il Signore non fa preferenze, e questa è anche la nostra esperienza, perché il Signore non chiama i capaci ma rende capaci chi chiama.

Detto questo, la domanda di fondo che ci interpella come famiglie, e che ha attraversato i tempi, e che ancora oggi è di forte attualità nel mondo in cui viviamo è sempre la stessa: Come trasmettere il messaggio cristiano in modo credibile, come tradurre nella storia e nella cultura degli uomini la verità del Vangelo?

La collocazione della famiglia cristiana nella società con la sua sensibilità spirituale può offrire certamente una grande opportunità, ma occorre essere convinti di ciò che la famiglia rappresenta come valore insostituibile dalla quale può nascere una convivenza bene ordinata e pacifica, l’urgenza dell’impegno educativo, già da questo può nascere una comunità civile dove la vita e la persona sono riconosciute e rispettate.

A questo punto non vogliamo puntare il dito contro nessuno ma ciò che intendiamo come valore primario della famiglia è quello originato dall’unione di un uomo e una donna uniti nel vincolo matrimoniale, da questo nasce la convinzione che attraverso la nostra testimonianza possiamo contagiare ogni cosa e ogni persona a cominciare dai fidanzati i quali non si aspettano altro che il nostro esempio. Certamente tutto questo passa attraverso il sacrificio del mantenere gli impegni assunti e sottoscritti,la parola data al Signore, nella buona e cattiva sorte, nella salute e nella malattia, ma anche nella consapevolezza che nel “Si” gli sposi acquistano gli stessi diritti e assumono gli stessi doveri.

Se questo contagio avviene è il segno evidente che siamo sotto il regime nuovo dello Spirito, quella forza a volte inspiegabile e misteriosa che è l’effusione dello Spirito ricevuto nel Sacramento, che genera passione e dedizione, se ciò non avviene probabilmente siamo dei buoni cristiani ma non ancora famiglie missionarie dello Spirito di cui Dio ha bisogno per salvare il mondo.

Allora carissime famiglie è necessario porsi all’ascolto della Parola e  riscoprire la nostra vocazione primaria, cioè la vocazione alla santità che per noi in particolare si realizza nel matrimonio, delineando così un vero e proprio percorso formativo per essere educati a vivere la Pentecoste in modo pieno, totale, coinvolgente e contagioso, senza lasciarci prendere dalla tentazione di rimettere mano all’aratro e volgersi in dietro, a commemorare o peggio a lasciarci prendere dalla nostalgia del tempo passato, si stava meglio quando si stava peggio. Dunque occorre diventare piano piano sempre di più cristiani autentici e lasciarci interrogare continuamente dalla Spirito per essere disponibili e pronti a nuove assunzioni di responsabilità, ad affrontare nuove povertà che il mondo moderno inevitabilmente produce, esempio: tutto ciò che ruota attorno al mondo dei separati e divorziati e figli lacerati, la crisi economica che produce dubbi e crisi del senso cristiano del vivere, senza dimenticare tutto quello che riguarda la salvaguardia della vita dal suo inizio fino al suo termine naturale. Dunque la pratica cristiana, la preghiera sono necessari per ben disporre gli animi, ma oggi e ora non bastano più, occorre mettersi in gioco.

 4° “Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non date ascolto alle mie parole,voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui” (Gv. 8,43-44)

Questo ultimo approfondimento biblico che fa riferimento alla cultura di Pentecoste mette in evidenza l’inconciliabilità di fondo esistente, in altre parole l’eterna dualità tra il  bene e il male, la cupidigia dell’avere tutto e subito oppure, se mi piace lo faccio se non mi piace non è morale che lo faccia, la coscienza su misura, questo è lo spirito del mondo con la sua cultura di morte avversa a Cristo, che si scontra con la cultura evangelica tramandata dagli Apostoli attraverso la testimonianza del loro sacrificio giunto fino al martirio e che la Chiesa nella sua azione liturgica ne fa memoria.

Questo ultimo passaggio rappresenta il nucleo centrale del discorso di questa sera e nel quale risiede la difficoltà e la sofferenza maggiore cioè “Il distacco” dove occorre il nostro atto di fede quotidiano, in realtà cosa significa? La risposta è ancora una volta mettersi all’ascolto della Parola che ci spinge a uscire da noi stessi per seguire Cristo, che tradotto vuol dire essere del mondo ma non appartenergli, significa anche, proporre alternative percorribili contrarie alle logiche di questo mondo opposte al Vangelo (falsità, menzogna)ma che si racchiudono in “sobrietà,giustizia e pietà” rimanendo nella misura del possibile cordiali, aperti, dialoganti e affabili con tutti.

In sintesi possiamo dire che la cultura di Pentecoste racconta di uomini e donne che hanno fatto proprio questo percorso spirituale (combattimento interiore) per dare ragione della propria fede senza arrendersi alla fatica e al sacrificio quotidiano perché profondamente convinti “di Cristo e da Cristo

Confortati dalla presenza dello Spirito Santo, spirito di Cristo, che si fa di volta in volta Consolatore e Ispiratore per portare l’annuncio di salvezza e diffondere il bene e portare gli uomini e le donne all’esperienza dell’amore del Padre che cambia la vita.

 

STACCO MUSICALE

 

In questa ultima parte cercheremo di capire il perché di una cultura di Pentecoste nel nostro mondo contemporaneo, la risposta nasce dal Concilio il quale si interrogò sul bene dell’umanità e attraverso “La Gaudium et spes” giunse ad affermare che <Il futuro dell’umanità è riposto nelle mani di chi è capace di trasmettere alle generazioni future le ragioni di vita e speranza> GS n°31. Questo a maggior ragione per noi famiglie cristiane. Così anche le Chiese d’Italia radunate in convegno a Verona lo hanno confermato che è necessario  prepararsi a dire al mondo che i cristiani sono “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo” Un programma questo che non lascia spazio a titubanze o ripensamenti, la verità va annunciata senza sconti e con la presenza e sotto l’azione dello Spirito Santo, il Papa stesso, Benedetto XVI ne dava ragione di questo e ne sottolineava l’importanza, quel “di” in mezzo al titolo va capito bene, vuol dire che il testimone è “di” Gesù risorto, cioè appartiene a Lui e proprio in quanto tale può rendergli valida testimonianza, può parlare di Lui, farLo conoscere, condurre a Lui, trasmettere la sua presenza.

A questo punto vale la pena di riportare il pensiero di Benedetto XVI espresso fin dall’inizio del suo Pontificato, il Santo Padre afferma che la Storia non è stata scritta da chissà quali potenze oscure o dal caso o semplicemente dalle scelte umane, su ciò che succede di cattivo e malvagio che potremmo chiamare, irruzione di satana nelle vicende umane, sugli sconvolgimenti umani del tipo: Guerre, carestie, crisi economiche, terremoti (In questo momento il nostro pensiero va alle vittime e ai sopravissuti della tragedia dell’Aquila)su tutti questi mali e flagelli si innalza nostro Signore che non è un Dio indifferente alle vicende umane, ma è presente in esse, dentro ogni situazione realizzando misteriosamente i suoi progetti e le Sue opere efficaci.

A fronte di questo, come credenti, non possiamo non affermare che la storia umana non è ne confusa ne senza significato ne tanto meno senza speranza perché in mano ai potenti che controllano il suo evolversi, come tante volte potrebbe sembrarlo, ma all’interno di questo potere che potremmo chiamare apparentemente inarrestabile e senza via di ritorno esiste la possibilità di riconoscere l’agire del divino Spirito nella storia, che è da sempre,

<Il Guardiano della porta della storia, dalla venuta di Gesù, è lo Spirito Santo.

Il custode delle promesse di Gesù nella vita della chiesa è lo spirito Santo.

La sentinella armata di sapienza che grida l’allarme e indica agli uomini come fronteggiare il male è lo Spirito Santo.>

A prima vista queste affermazioni sembrano non trovare riscontro reale, ma facciamo un esempio pratico: Proviamo brevemente a fare memoria andando un po’ indietro nel tempo, rivisitando i vari passaggi che hanno caratterizzato l’evolversi della nostra vita di sposi e di famiglia, includendo anche le nostre famiglie di origine, e gli avvenimenti che hanno attraversato il nostro tempo, siamo certi che se ci lasciamo guidare dallo Spirito in questa retrospettiva non potremo che stupirci, porte che si sono aperte, situazioni che si sono risolte, paure superate, etc. etc.

Una nostra semplice testimonianza: Stiamo vivendo la difficoltà di rimanere in questo servizio, siamo sottoposti ad impedimenti di ogni tipo, non gravi grazie a Dio, ma possiamo veramente dire che lo Spirito Santo ci sostiene e ci aiuta ad impegnarsi costantemente donandoci la forza di non lasciarci prendere dallo sconforto e a camminare fiduciosi perché dove non arrivano le nostre limitate capacità arriva Lui, questa certezza fa fruire dentro di noi serenità e pace e in certi momenti è veramente una meraviglia rendendoci pieni di stupore e gratitudine. Ciò che emerge fortemente da ciò che abbiamo detto finora è la virtù della PAZIENZA attendere con fiducia e operosi i tempi di Dio, la pazienza è il letto di Cristo.

Concludiamo dicendo, a Pentecoste lo Spirito “dimostra” l’amicizia di Cristo verso gli uomini. Ed è proprio questa amicizia, questa solidarietà con gli uomini specie i più deboli che ci dona il criterio di discernimento tra il vero e il falso, tra inganno e verità.

Questo carissimi ascoltatori e ascoltatrici è il nostro compito come famiglie e come singoli, cioè diffondere la cultura di Pentecoste, in pratica inoculare nel cuore dell’uomo e della storia questa antica e sempre nuova amicizia che noi definiamo vitale, questo genera un sistema di vita e di relazioni sociali che permettono allo Spirito Santo di includere ma non  escludere Cristo dal destino umano.

Concludiamo qui per questa sera, riprenderemo lo stesso tema nel nostro prossimo incontro,dopo lo stacco musicale apriamo i telefoni per la diretta invitando coloro che interverranno ad essere brevi in modo da lasciare spazio a più persone, grazie

Il nostro incontro volge al termine ma prima di lasciarci vogliamo invocare su tutti voi, ascoltatrici e ascoltatori, per intercessione della Mamma, una nuova effusione dello spirito:

O Maria, prega per noi lo spirito Santo, perché effonda su di noi tutti una abbondante pioggia di carismi e di benedizioni,causa di un nuovo servizio alla Chiesa e al mondo, O Maria vogliamo vivere ogni insegnamento di Gesù con cuore libero, semplice, umile e disponibile ed essere pagina viva di Vangelo per chi si farà nostro prossimo nel cammino della vita.

Famiglie che parlano ad altre famiglie termina qui e vi da appuntamento a venerdì 22 maggio con Susanna e Luigi

 

 
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