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Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 9 Febbraio 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Carissimi amici, siamo giunti al terzo anno di questa rubrica dedicata alla famiglia, ringraziamo il Signore. Per noi, oltre che ad essere un bellissimo momento di comunione, grazie alle vostre telefonate, è un occasione di crescita per la nostra vita di coppia. Ma un grazie lo dobbiamo rivolgere anche alla Mamma di Gesù e mamma nostra per questa Sua radio. Domenica ricorderemo le apparizioni a Lourdes, ancora una volta il nostro turno cade proprio in questa ricorrenza, che bello! Ma questa sera vogliamo invocare lo Spirito Santo perché illumini il nostro dire e doni la capacità anche a voi di accoglierlo nel cuore e nella mente. Carissimi, a questa trasmissione, Franco e Rita vi danno il benvenuto vi augurano buon ascolto e buona partecipazione.

 Carissime famiglie, l’argomento che abbiamo scelto questa sera per il nostro cammino di coppia e di famiglia, è questo: “La vita di coppia e di famiglia di fronte alla sofferenza” di certo si intreccerà molto bene anche con quello del nostro ultimo incontro nel quale si è parlato della vocazione matrimoniale, è un argomento molto delicato e difficile che richiede di essere trattato con molto rispetto, per non dire con grande prudenza e attenzione. Prima di entrare nello specifico dell’argomento è necessario avere alcune idee sul tema del dolore secondo la scrittura, anche per poterlo inquadrare meglio, cerchiamo insieme di scoprire cosa dice la Bibbia a una famiglia toccata dalla sofferenza e dal dolore. Questo aiuterà maggiormente ad avvicinarci a questa realtà che tocca inevitabilmente ogni coppia, ogni famiglia, lungo lo scorrere del tempo, della vita insieme, anche se l’esperienza del dolore è e rimane un mistero incomprensibile, solo con gli occhi delle fede è possibile tentare di dare una risposta.

 

Fratelli e sorelle, ascoltiamo con attenzione queste indicazioni  che ci introducono nel tema:

  

1° La persona è creata per la felicità, per la benedizione, il nostro Dio vuole per le sue creature un mondo prospero, felice e giusto, contrariamente al messaggio che viene da correnti spirituali mistiche le quali vorrebbero il dolore fine a se stesso. Dio non vuole l’infelicità delle sue creature.

 

2° La prosperità e il benessere materiale sono da intendere come cosa buona; qualche volta si sente dire:  le cose dello spirito le cose della materia, si è troppo attaccati alle cose materiali, questo linguaggio non c’entra con la Bibbia, cacciamolo via, l’Antico Testamento è stato definito il libro più materialista di tutta la storia delle religioni, normalmente ringraziamo il Signore quando abbiamo la pancia piena, ma quando è vuota e urla per la fame ci domandiamo, perché Signore. Ciò non toglie che la Bibbia ci mette in guardia dal pericolo dell’idolatria dei  beni di questo mondo e da una vita gaudente, dice il salmo: l’uomo nella prosperità non comprende è come gli animali che periscono, altrettanto quando ad una cosa diamo un importanza eccessiva, per davvero può diventare un idolo è allora che dobbiamo stare in guardia, .

 

3° Una lettura superficiale dei testi sacri potrebbe lasciare intendere, in qualche modo, una teoria della retribuzione, dunque, alla colpa segue il castigo e al comportamento virtuoso il bene, ma una lettura biblica invece più attenta, specialmente del nuovo testamento ci invita a guardarsi dal valutare il dolore come castigo di Dio.

 

4° Il dolore e il male hanno varie forme, sono legati a fenomeni e a cause molteplici, la Parola di Dio non dice il perché, non da spiegazioni, ma dice che c’è, dice che Dio c’è anche nel male, e soprattutto che non ci lascia soli nella prova. Indica ai credenti come affrontarlo e soprattutto come Dio sia il Salvatore e il liberatore, che lotta Lui stesso per primo contro il male.

 

5° La Bibbia non pretende di avere un rimedio per ogni tipo di dolore, non ha la soluzione a tutti i problemi, non è neanche un mezzo per sottrarsi alla sofferenza tanto meno un anestetico al dolore, ma è portatrice dell’annuncio della vicinanza di Dio, del farsi prossimo di Dio a chi soffre (anche a causa sua!) La scrittura offre un senso, una chance proclamando: il dolore se accettato e vissuto con un abbandono fiducioso alla volontà di Dio può diventare un opportunità di crescita personale e comunitaria.

 

6° Esorta a combattere la rassegnazione, a non rinunciare alla lotta contro il male, chiede invece di avere una visione reale per affrontarlo nel modo più giusto…….nella scrittura ci sono molti esempi del come sono state affrontate situazioni difficili, come singoli, come coppia, come famiglia e come comunità, ci sono esempi soprattutto imitabili, a cui fare riferimento per affrontare situazioni dolorose conservando la fede, se non lo fossero a cosa servirebbero, chiari esempi di persone che nella prova non hanno perso la fede.

 

Un primo elemento è proprio questo: Le persone di fronte al dolore possono perdere la fede, è una delle prime ragioni della perdita della fede, ma non spetta mai agli altri giudicare queste persone, come dice il libro di Giobbe <A un uomo è dovuta l’amicizia anche se nel dolore avesse perso il timore di Dio, infatti Giobbe dice ai suoi amici: anche se io ho perso la fede non spetta a voi giudicarmi, a voi spetta di essermi vicino> dunque occorre molto rispetto, quando nel caso di una singola persona, o una coppia o una famiglia a causa della sofferenza avessero perso la fede, a noi spetta solo la vicinanza. Ho costatato personalmente come ministro straordinario dell’Eucarestia quanto sia importante farsi prossimo nel silenzio, saper ascoltare, condividere. Saper curare queste sofferenze con la preghiera e con l’amore. Quante volte nell’esperienza di queste situazioni ci siamo detti: <E’ troppo facile avere fede quando tutto va bene> solo nella prova c’è il termometro in cui si può valutare la forza della fede. Carissimi, nella Bibbia troviamo molte situazioni famigliari alle quali il dolore bussa alla porta, e sono vicende che viviamo anche noi, leggendola ci accorgeremo che il dolore, la sofferenza, il male c’è, esiste da sempre, fa parte misteriosamente della natura dell’uomo, in altre parole, dei suoi limiti e della sua finitudine.  

 

Abbiamo accennato al libro di Giobbe che nella sua vicenda drammatica perde figli e figlie in una sciagura, (Gb 1,18ss) se pensiamo agli avvenimenti tragici di questi ultimi tempi, forse non viviamo la stessa esperienza? Quanti  giovani perdono la vita sulle strade, per incidenti, le devastazioni provocate da catastrofi naturali senza parlare poi di quelle volute dall’uomo, con migliaia di vittime. La Scrittura non vuole minimizzare i fatti, il male c’è, non vuole stendere sopra frettolosamente il velo della fede, la morte di una persona cara lascia un lutto ed è tutto da fare anche se ho la fede, ma invita alla fiducia e alla  speranza, guardare oltre. Sir, 38, Pensiamo anche al mistero della grande sofferenza della Madre di Gesù sotto la Croce. Un pensiero va anche alla malattia che sovente non riguarda soltanto il singolo ma coinvolge tutta la famiglia, una situazione molto affine a quella della malattia è la sterilità di coppia che nell’antichità aveva un forte risvolto simbolico, diremmo lo stesso in molti casi anche ai nostri giorni. Ricordiamo l’afflizione di Abramo e Sara  che si vedevano invecchiare senza il conforto di una posterità (Gn 15) Altre situazioni famigliari che possiamo cogliere sono: il dolore causato da comportamenti scellerati dei suoi membri, dissapori tra i coniugi che intristiscono la famiglia fino a giungere a separazione e divorzi con conseguenze terribili sui figli, e di questo nemmeno le famiglie per così dire sane ne sono esenti.

 

Il nuovo Testamento non nasconde  situazioni simili: ecco l’esortazione ai mariti di amare le proprie mogli e di non inasprirsi con esse, e ai coniugi di non lasciare che il sole tramonti sulla loro ira (Ef 4,26) Ci sono altre situazioni di sofferenza che riguardano i figli che prendono strade sbagliate, ricordiamo il racconto di Os.11 con la commovente descrizione dell’educazione di Israele da parte di Dio. Ricordiamo particolarmente la parabola del padre misericordioso, prima la ribellione del figlio minore e la conseguente sfibrante attesa del suo ritorno e infine la totale incomprensione del figlio maggiore. In questo contesto ci sono anche esempi contrari: genitori che non rispettano i figli generando così conflitti e gravi squilibri alla famiglia, vicende che lasciano ricordi dolorosi. Per ultimo consideriamo anche la sofferenza che può affliggere la famiglia da un ambiente circostante ostile che impedisce il vivere la propria fede. La prima lettera di Pietro mette bene in evidenza l’avversione e la persecuzione sulle famiglie cristiane da parte dell’ambiente pagano. Dobbiamo dire grazie alla Scrittura perché non ci presenta un mondo edulcorato ma reale che si basa sulla quotidianità della vita.

 

STACCO MUSICALE

 

Chiediamoci allora, cosa ha da dire il messaggio biblico di fronte alle famiglie provate dal dolore, per meglio intenderci distinguiamo due tipologie, le sofferenze causate dai membri della famiglia da quelle subite alle quali non ci si può sottrarre, che capitano, malattie lutti, situazioni avverse.

Cominciamo allora da quelle che non dipendono dalla volontà dei membri, quelle che succedono, di fronte a questo tipo di sofferenze la scrittura dice alcune cose molto semplici: La prima: Quando si abbattono dei dolori nella famiglia che non sono responsabilità di uno o dell’altro, bisogna evitare, che questo dolore diventi il tutto, perché la paralizzerebbe, sia esso un lutto o una malattia o un disastro sociale che la coinvolge, il rischio è proprio quello di chiudersi e farlo diventare il tutto, il dolore c’è e la famiglia non deve lasciarsi paralizzare da esso, a questo proposito diventa interessante rileggere il discorso che Dio fa a Giobbe, dal quale possiamo trarre preziose indicazioni, In questo testo viene messo subito in evidenza un atteggiamento quasi spontaneo, nel momento in cui siamo afflitti da varie prove, o sofferenze che ci opprimono, diventa facile puntare il dito, fare accuse, ma soprattutto sentirsi abbandonati da Dio o peggio ancora pensare che sia castigo di Dio.

 

Alla incalzante domanda di Giobbe del perché di quanto gli è accaduto, la risposta di Dio sembrerebbe eludere il problema, gli risponde parlando del creato (Gb 38,1-41,26)  al che Giobbe si sente ingannato come lo saremmo anche noi al suo posto, al sentire l’invito a contemplare il sole le stelle il mare. La risposta che Dio da a Giobbe, esortandolo a guardare le bellezze del creato, è come se dicesse: guarda che c’è ancora tanto bene, e questa vale anche per noi oggi, non è una presa in giro ma un prezioso insegnamento: nel tentativo di superare i momenti dolorosi c’è il rischio di concentrarsi troppo su di essi facendoli diventare per assurdo la sola ragione di vita, dimenticando che la nostra vita è nelle mani di Dio. Il rischio per la famiglia provata dal dolore è proprio quello di ripiegarsi su se stessa isolandosi e impedendole di guardare oltre, di vedere il bene che al di la tutto c’è, soprattutto di guardare al futuro ancora con speranza.

 

Una situazione altrettanto dolorosa per la famiglia è la perdita di un figlio, per i genitori il dolore è gravissimo, ma se ci sono altri figli essi sono chiamati a superare se stessi nel loro dolore e dare all’ambiente familiare un minimo di serenità e non ha chiudersi come se morisse tutto. Una  testimonianza ci viene da una famiglia, alla quale è venuto a mancare tragicamente il più piccolo dei figli, in ospedale di fronte al pianto disperato della mamma, il medico saggiamente, cercando a fin di bene di scuoterla gli disse: signora si ricordi che ha altri tre figli, non è certo bastato ma è stato più importante di tante medicine, in altre parole, si ricordi che non è tutto anche se è enorme.

 

Giobbe citato all’inizio chiedeva agli amici la vicinanza, una  situazione della quale  possiamo dare testimonianza come coppia a questo riguardo è questa, come sapete siamo del R.n.S., durante un nostro incontro di preghiera settimanale entrò in chiesa una signora visibilmente affranta dal dolore, l’espressione del suo viso così provato e il fortissimo pianto ci fece pensare subito a qualcosa di molto grave. Senza chiederle niente ci sedemmo di fianco a lei pregando e invocando lo spirito di consolazione, dopo un po’ cominciò a raccontarci della tragica perdita del figlio da poco successa, intensificammo la preghiera e facendole sentire anche fisicamente la vicinanza, tenendola per mano, abbracciandola. Quella stessa sera ebbe modo di parlare dell’accaduto anche al sacerdote del gruppo, esternando tutto il suo dolore, grazie alla preghiera e alla vicinanza  sperimentò che  Gesù gli era vicino nel suo dolore, la sua sofferenza non era scomparsa ma uscì da quel luogo consolata, e noi toccammo con mano la potenza di Dio e come si faccia presente specialmente nella sofferenza. Questo vale anche per la sofferenze morali che alcune volte toccano la nostra vita  e a questo punto possiamo dire che il caso di Giobbe ci insegna molto.

 

La seconda testimonianza mette in evidenza un altro aspetto altrettanto importante, nel dolore conservare alcuni legami di amicizia, sono molto importanti, aiutano sia il singolo che la famiglia a cercare di volgere lo sguardo al positivo delle cose, quindi nel dolore con l’aiuto di Dio conservare l’amicizia. Un terzo aspetto: Conservare nel dolore gratitudine e affidamento, certo non è facile e qui occorre proprio uno sforzo di volontà, la famiglia che è provata deve tener fermo il ricordo del giorno e non lasciarsi schiacciare, allo stesso tempo alimentare la gratitudine il ringraziamento, sforzarsi di vedere i segni di grazia che comunque ci sono, coltivare la memoria delle cose belle non per nutrire la nostalgia, che è il peggiore dei sentimenti che possiamo ospitare, ma custodire il ricordo delle cose buone per trovare forza. Un ultimo aspetto, che riguarda in modo particolare noi credenti, è la necessità di affidarsi, e qui carissimi fratelli e sorelle la famiglia credente ha una marcia in più, vale a dire affidarsi al Signore giorno per giorno, non si tratta di avere una religione interessata in cui ci si ricorda di Dio solo quando si è nel bisogno ma un atteggiamento continuo di affidamento. Le parole del salmo 127 sono molto eloquenti: <Se il Signore non costruisce la casa invano faticano i costruttori, se il Signore non custodisce la città invano veglia il custode > dunque nel dolore riaffidiamoci con fiducia al Signore. In sintesi le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo ci invitano a non affannarci ne per il cibo ne per il corpo, ma a sollevare lo sguardo verso di Lui, che sa di cosa abbiamo bisogno. Possiamo constatare come la Bibbia dia dei suggerimenti molto umani, non deresponsabilizzanti, imparare ad affidarsi giorno per giorno al Signore, imparare ad essere grati ogni giorno per ciò che abbiamo, conservare il ricordo delle cose buone, avere uno sguardo positivo.

STACCO MUSICALE

 

Ora facciamo un passo ulteriore, consideriamo un aspetto altrettanto spinoso perché va a toccare la libertà dei singoli dove ovviamente trovare  una risposta è più difficile, le sofferenze all’interno della famiglia provocate dai singoli membri, la Scrittura descrive molte situazioni di dolore causate da questo, ma è anche vero che in questo contesto offre anche un insegnamento, da dei suggerimenti per curare le ferite, per promuovere il bene, per rinsaldare la speranza.

 

1° Custodire il significato della promessa.

 

La prima indicazione che viene data ad ogni famiglia sia nel disagio che nei momenti sereni, perché anche nella serenità  è necessario, custodire il senso della promessa, questo non significa che gli sposi abbiano concluso degli accordi o si siano fatti degli impegni, vuol dire che in quell’avventura dell’essere famiglia c’è dietro qualcosa di buono, di positivo al di la di tutto, secondo la Scrittura la famiglia non è una semplice istituzione sociale o un incidente di percorso ma un progetto non nostro ma voluto da Dio fin dall’inizio, c’è dietro la promessa che Dio è presente nella nostra relazione e ancor di più nella famiglia e questo va sempre riconosciuto e custodito.

 

Vorremmo qui, per rendere meglio l’idea, portare l’esempio di una donna alla quale il marito aveva creato una situazione di grande disagio al punto di maledirlo eppure questa donna un giorno disse: Io non mi pentirò mai di aver voluto bene a mio marito perché io gli ho voluto veramente bene anche se mi ha abbandonato per andare con un’ altra donna  e non solo questo. In altre parole ebbe il coraggio di dire, io non rinnego la verità di ciò che ho vissuto, custodendo così il senso della cose buone, questo è il significato della promessa., mettendo così in evidenza che il “fare famiglia” è cosa buona, ed è un valore da preservare, ovviamente il discorso vale per tutti i suoi membri  ma a maggior ragione per la coppia, a questo proposito è bello rileggere i passi del Cc che ci parlano di due innamorati, ma  come coniugi possiamo fare lo stesso, si incoraggiano a vicenda riscoprono la bellezza del loro amore, sentono dentro il loro cuore l’incontenibile desiderio di vita: “Alzati amica mia, mia bella e vieni! Perché l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se ne andata; i fiori sono apparsi nei campi il tempo del canto è tornato…”( Ct 2,10-12). Ma ci crediamo che Dio c’è?

 

Carissimi fratelli e sorelle quando il vivere quotidiano ci pone di fronte a delle prove che possono rendere la vita amara è necessario riandare al senso buono iniziale, questo è il vero atto di fede! Non c’è situazione in cui non venga chiesto alla famiglia di affermare il senso buono della sua esistenza anche in mezzo a tanti limiti e delusioni e qui l’esortazione di Giovanni Paolo II°  Famiglia diventa ciò che sei è più che appropriata. La visione biblica di un interno famigliare è descritta bene dal salmo 128…… ma sappiamo che non è sempre così, i conflitti in famiglia e specialmente nella coppia nascono anche da futili motivi, catalogarli tutti come negativi vorrebbe dire non dare la giusta valutazione, vogliamo dire che c’è anche il tempo del sano conflitto, cosa intendiamo per “sano conflitto” non un misto di violenza e di improperi o prese di posizione intransigenti tanto da diventare una lotta di potere, ma la capacità di accogliere l’altro, l’altra, così com’è, pur non condividendo le sue idee, ma guardandosi in faccia con lealtà, ascoltandosi, perché, magari con modi non del tutto pacati mi sta manifestando il suo disagio, ma soprattutto tenendo ferma la sua immagine buona. Se il conflitto è sano la famiglia ne uscirà rafforzata.

 

Situazioni dolorose all’interno della famiglia non dovute a sani conflitti sono sicuramente quelle causate dai figli che intraprendono strade sbagliate, in questi casi senza ombra di dubbio, è necessario farsi aiutare in un cammino di discernimento in modo da poter trovare modi praticabili che possano ristabilire il giusto rapporto nel rispetto dei propri ruoli. Viceversa non dimentichiamo casi di figli fatti oggetto di violenza da parte dei genitori, in questi casi la risorsa del comandamento: Onora tuo padre e tua madre anche se non sono più amabili anche se si sono resi responsabili di gravi violenze potrebbe rivelarsi provvidenziale, e con l’aiuto di persone capaci e di un cammino di fede è possibile con la forza del comandamento e l’aiuto di Dio  riprendere una vita normale. Il quarto comandamento è associato anche ad una promessa “ Perché si allunghino i tuoi giorni nella terra che ti da il Signore tuo Dio” (Es 20,12) Essere credenti non vuol dire rimanere disorientati ma avere una marcia in più, dunque affidarsi soprattutto al Signore e a persone fidate e capaci.

Certamente su questi argomenti bisognerebbe soffermarsi più a lungo ed è nostra intenzione farne l’argomento di una prossima trasmissione che includerà la forza del perdono contro la rassegnazione, la scuola della sofferenza per discernere il bene e via per la solidarietà.  

 

Dopo lo stacco musicale attendiamo le vostre telefonate e vi preghiamo di essere brevi in modo da dare spazio a più persone,

 

Cari fratelli e sorelle, grazie per le………… e per terminare questo nostro incontro vogliamo offrirvi una citazione di Teilhard De Chardin  a riguardo dell’essere felici

“Lasciamo gli stanchi e i pessimisti  scivolare indietro. Lasciamo i gaudenti e i mediocri sdraiarsi borghesemente sul pendio. E aggreghiamoci senza esitazione al gruppo di coloro che vogliono arrischiare la scalata, sino all’ultima vetta. In avanti!”

 

La trasmissione finisce qui famiglie che parlano ad altre famiglie vi da appuntamento venerdì 23 febbraio con Luigi e Susanna

 
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