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Carissimi amici, siamo giunti al terzo anno di questa rubrica dedicata
alla famiglia, ringraziamo il Signore. Per noi, oltre che ad essere un
bellissimo momento di comunione, grazie alle vostre telefonate, è un
occasione di crescita per la nostra vita di coppia. Ma un grazie lo
dobbiamo rivolgere anche alla Mamma di Gesù e mamma nostra per questa
Sua radio. Domenica ricorderemo le apparizioni a Lourdes, ancora una
volta il nostro turno cade proprio in questa ricorrenza, che bello! Ma
questa sera vogliamo invocare lo Spirito Santo perché illumini il nostro
dire e doni la capacità anche a voi di accoglierlo nel cuore e nella
mente. Carissimi, a questa trasmissione, Franco e Rita vi danno il
benvenuto vi augurano buon ascolto e buona partecipazione.
Carissime
famiglie, l’argomento che abbiamo scelto questa sera per il nostro
cammino di coppia e di famiglia, è questo: “La vita di coppia e di
famiglia di fronte alla sofferenza” di certo si intreccerà molto
bene anche con quello del nostro ultimo incontro nel quale si è parlato
della vocazione matrimoniale, è un argomento molto delicato e difficile
che richiede di essere trattato con molto rispetto, per non dire con
grande prudenza e attenzione. Prima di entrare nello specifico
dell’argomento è necessario avere alcune idee sul tema del dolore
secondo la scrittura, anche per poterlo inquadrare meglio, cerchiamo
insieme di scoprire cosa dice la Bibbia a una famiglia toccata dalla
sofferenza e dal dolore. Questo aiuterà maggiormente ad avvicinarci a
questa realtà che tocca inevitabilmente ogni coppia, ogni famiglia,
lungo lo scorrere del tempo, della vita insieme, anche se l’esperienza
del dolore è e rimane un mistero incomprensibile, solo con gli occhi
delle fede è possibile tentare di dare una risposta.
Fratelli
e sorelle, ascoltiamo con attenzione queste indicazioni che ci
introducono nel tema:
1° La
persona è creata per la felicità, per la benedizione, il nostro Dio
vuole per le sue creature un mondo prospero, felice e giusto,
contrariamente al messaggio che viene da correnti spirituali mistiche le
quali vorrebbero il dolore fine a se stesso. Dio non vuole l’infelicità
delle sue creature.
2° La
prosperità e il benessere materiale sono da intendere come cosa buona;
qualche volta si sente dire: le cose dello spirito le cose della
materia, si è troppo attaccati alle cose materiali, questo linguaggio
non c’entra con la Bibbia, cacciamolo via, l’Antico Testamento è stato
definito il libro più materialista di tutta la storia delle religioni,
normalmente ringraziamo il Signore quando abbiamo la pancia piena, ma
quando è vuota e urla per la fame ci domandiamo, perché Signore. Ciò non
toglie che la Bibbia ci mette in guardia dal pericolo dell’idolatria dei
beni di questo mondo e da una vita gaudente, dice il salmo: l’uomo
nella prosperità non comprende è come gli animali che periscono,
altrettanto quando ad una cosa diamo un importanza eccessiva, per
davvero può diventare un idolo è allora che dobbiamo stare in guardia, .
3° Una
lettura superficiale dei testi sacri potrebbe lasciare intendere, in
qualche modo, una teoria della retribuzione, dunque, alla colpa segue il
castigo e al comportamento virtuoso il bene, ma una lettura biblica
invece più attenta, specialmente del nuovo testamento ci invita a
guardarsi dal valutare il dolore come castigo di Dio.
4° Il
dolore e il male hanno varie forme, sono legati a fenomeni e a cause
molteplici, la Parola di Dio non dice il perché, non da spiegazioni, ma
dice che c’è, dice che Dio c’è anche nel male, e soprattutto che non ci
lascia soli nella prova. Indica ai credenti come affrontarlo e
soprattutto come Dio sia il Salvatore e il liberatore, che lotta Lui
stesso per primo contro il male.
5° La
Bibbia non pretende di avere un rimedio per ogni tipo di dolore, non ha
la soluzione a tutti i problemi, non è neanche un mezzo per sottrarsi
alla sofferenza tanto meno un anestetico al dolore, ma è portatrice
dell’annuncio della vicinanza di Dio, del farsi prossimo di Dio a chi
soffre (anche a causa sua!) La scrittura offre un senso, una chance
proclamando: il dolore se accettato e vissuto con un abbandono fiducioso
alla volontà di Dio può diventare un opportunità di crescita personale e
comunitaria.
6°
Esorta a combattere la rassegnazione, a non rinunciare alla lotta contro
il male, chiede invece di avere una visione reale per affrontarlo nel
modo più giusto…….nella scrittura ci sono molti esempi del come sono
state affrontate situazioni difficili, come singoli, come coppia, come
famiglia e come comunità, ci sono esempi soprattutto imitabili, a cui
fare riferimento per affrontare situazioni dolorose conservando la fede,
se non lo fossero a cosa servirebbero, chiari esempi di persone che
nella prova non hanno perso la fede.
Un primo
elemento è proprio questo: Le persone di fronte al dolore possono
perdere la fede, è una delle prime ragioni della perdita della fede, ma
non spetta mai agli altri giudicare queste persone, come dice il libro
di Giobbe <A un uomo è dovuta l’amicizia anche se nel dolore avesse
perso il timore di Dio, infatti Giobbe dice ai suoi amici: anche se io
ho perso la fede non spetta a voi giudicarmi, a voi spetta di essermi
vicino> dunque occorre molto rispetto, quando nel caso di una singola
persona, o una coppia o una famiglia a causa della sofferenza avessero
perso la fede, a noi spetta solo la vicinanza. Ho costatato
personalmente come ministro straordinario dell’Eucarestia quanto sia
importante farsi prossimo nel silenzio, saper ascoltare, condividere.
Saper curare queste sofferenze con la preghiera e con l’amore. Quante
volte nell’esperienza di queste situazioni ci siamo detti: <E’ troppo
facile avere fede quando tutto va bene> solo nella prova c’è il
termometro in cui si può valutare la forza della fede. Carissimi, nella
Bibbia troviamo molte situazioni famigliari alle quali il dolore bussa
alla porta, e sono vicende che viviamo anche noi, leggendola ci
accorgeremo che il dolore, la sofferenza, il male c’è, esiste da sempre,
fa parte misteriosamente della natura dell’uomo, in altre parole, dei
suoi limiti e della sua finitudine.
Abbiamo
accennato al libro di Giobbe che nella sua vicenda drammatica perde
figli e figlie in una sciagura, (Gb 1,18ss) se pensiamo agli avvenimenti
tragici di questi ultimi tempi, forse non viviamo la stessa esperienza?
Quanti giovani perdono la vita sulle strade, per incidenti, le
devastazioni provocate da catastrofi naturali senza parlare poi di
quelle volute dall’uomo, con migliaia di vittime. La Scrittura non vuole
minimizzare i fatti, il male c’è, non vuole stendere sopra
frettolosamente il velo della fede, la morte di una persona cara lascia
un lutto ed è tutto da fare anche se ho la fede, ma invita alla fiducia
e alla speranza, guardare oltre. Sir, 38, Pensiamo anche al mistero
della grande sofferenza della Madre di Gesù sotto la Croce. Un pensiero
va anche alla malattia che sovente non riguarda soltanto il singolo ma
coinvolge tutta la famiglia, una situazione molto affine a quella della
malattia è la sterilità di coppia che nell’antichità aveva un forte
risvolto simbolico, diremmo lo stesso in molti casi anche ai nostri
giorni. Ricordiamo l’afflizione di Abramo e Sara che si vedevano
invecchiare senza il conforto di una posterità (Gn 15) Altre situazioni
famigliari che possiamo cogliere sono: il dolore causato da
comportamenti scellerati dei suoi membri, dissapori tra i coniugi che
intristiscono la famiglia fino a giungere a separazione e divorzi con
conseguenze terribili sui figli, e di questo nemmeno le famiglie per
così dire sane ne sono esenti.
Il nuovo
Testamento non nasconde situazioni simili: ecco l’esortazione ai mariti
di amare le proprie mogli e di non inasprirsi con esse, e ai coniugi di
non lasciare che il sole tramonti sulla loro ira (Ef 4,26) Ci sono altre
situazioni di sofferenza che riguardano i figli che prendono strade
sbagliate, ricordiamo il racconto di Os.11 con la commovente descrizione
dell’educazione di Israele da parte di Dio. Ricordiamo particolarmente
la parabola del padre misericordioso, prima la ribellione del figlio
minore e la conseguente sfibrante attesa del suo ritorno e infine la
totale incomprensione del figlio maggiore. In questo contesto ci sono
anche esempi contrari: genitori che non rispettano i figli generando
così conflitti e gravi squilibri alla famiglia, vicende che lasciano
ricordi dolorosi. Per ultimo consideriamo anche la sofferenza che può
affliggere la famiglia da un ambiente circostante ostile che impedisce
il vivere la propria fede. La prima lettera di Pietro mette bene in
evidenza l’avversione e la persecuzione sulle famiglie cristiane da
parte dell’ambiente pagano. Dobbiamo dire grazie alla Scrittura perché
non ci presenta un mondo edulcorato ma reale che si basa sulla
quotidianità della vita.
STACCO MUSICALE
Chiediamoci allora, cosa ha da dire il messaggio biblico di fronte alle
famiglie provate dal dolore, per meglio intenderci distinguiamo due
tipologie, le sofferenze causate dai membri della famiglia da quelle
subite alle quali non ci si può sottrarre, che capitano, malattie lutti,
situazioni avverse.
Cominciamo allora da quelle che non dipendono dalla volontà dei membri,
quelle che succedono, di fronte a questo tipo di sofferenze la scrittura
dice alcune cose molto semplici: La prima: Quando si abbattono dei
dolori nella famiglia che non sono responsabilità di uno o dell’altro,
bisogna evitare, che questo dolore diventi il tutto, perché la
paralizzerebbe, sia esso un lutto o una malattia o un disastro sociale
che la coinvolge, il rischio è proprio quello di chiudersi e farlo
diventare il tutto, il dolore c’è e la famiglia non deve lasciarsi
paralizzare da esso, a questo proposito diventa interessante rileggere
il discorso che Dio fa a Giobbe, dal quale possiamo trarre preziose
indicazioni, In questo testo viene messo subito in evidenza un
atteggiamento quasi spontaneo, nel momento in cui siamo afflitti da
varie prove, o sofferenze che ci opprimono, diventa facile puntare il
dito, fare accuse, ma soprattutto sentirsi abbandonati da Dio o peggio
ancora pensare che sia castigo di Dio.
Alla
incalzante domanda di Giobbe del perché di quanto gli è accaduto, la
risposta di Dio sembrerebbe eludere il problema, gli risponde parlando
del creato (Gb 38,1-41,26) al che Giobbe si sente ingannato come lo
saremmo anche noi al suo posto, al sentire l’invito a contemplare il
sole le stelle il mare. La risposta che Dio da a Giobbe, esortandolo a
guardare le bellezze del creato, è come se dicesse: guarda che c’è
ancora tanto bene, e questa vale anche per noi oggi, non è una presa in
giro ma un prezioso insegnamento: nel tentativo di superare i momenti
dolorosi c’è il rischio di concentrarsi troppo su di essi facendoli
diventare per assurdo la sola ragione di vita, dimenticando che la
nostra vita è nelle mani di Dio. Il rischio per la famiglia provata dal
dolore è proprio quello di ripiegarsi su se stessa isolandosi e
impedendole di guardare oltre, di vedere il bene che al di la tutto c’è,
soprattutto di guardare al futuro ancora con speranza.
Una
situazione altrettanto dolorosa per la famiglia è la perdita di un
figlio, per i genitori il dolore è gravissimo, ma se ci sono altri figli
essi sono chiamati a superare se stessi nel loro dolore e dare
all’ambiente familiare un minimo di serenità e non ha chiudersi come se
morisse tutto. Una testimonianza ci viene da una famiglia, alla quale è
venuto a mancare tragicamente il più piccolo dei figli, in ospedale di
fronte al pianto disperato della mamma, il medico saggiamente, cercando
a fin di bene di scuoterla gli disse: signora si ricordi che ha altri
tre figli, non è certo bastato ma è stato più importante di tante
medicine, in altre parole, si ricordi che non è tutto anche se è enorme.
Giobbe
citato all’inizio chiedeva agli amici la vicinanza, una situazione
della quale possiamo dare testimonianza come coppia a questo riguardo è
questa, come sapete siamo del R.n.S., durante un nostro incontro di
preghiera settimanale entrò in chiesa una signora visibilmente affranta
dal dolore, l’espressione del suo viso così provato e il fortissimo
pianto ci fece pensare subito a qualcosa di molto grave. Senza chiederle
niente ci sedemmo di fianco a lei pregando e invocando lo spirito di
consolazione, dopo un po’ cominciò a raccontarci della tragica perdita
del figlio da poco successa, intensificammo la preghiera e facendole
sentire anche fisicamente la vicinanza, tenendola per mano,
abbracciandola. Quella stessa sera ebbe modo di parlare dell’accaduto
anche al sacerdote del gruppo, esternando tutto il suo dolore, grazie
alla preghiera e alla vicinanza sperimentò che Gesù gli era vicino nel
suo dolore, la sua sofferenza non era scomparsa ma uscì da quel luogo
consolata, e noi toccammo con mano la potenza di Dio e come si faccia
presente specialmente nella sofferenza. Questo vale anche per la
sofferenze morali che alcune volte toccano la nostra vita e a questo
punto possiamo dire che il caso di Giobbe ci insegna molto.
La
seconda testimonianza mette in evidenza un altro aspetto altrettanto
importante, nel dolore conservare alcuni legami di amicizia, sono molto
importanti, aiutano sia il singolo che la famiglia a cercare di volgere
lo sguardo al positivo delle cose, quindi nel dolore con l’aiuto di Dio
conservare l’amicizia. Un terzo aspetto: Conservare nel dolore
gratitudine e affidamento, certo non è facile e qui occorre proprio uno
sforzo di volontà, la famiglia che è provata deve tener fermo il ricordo
del giorno e non lasciarsi schiacciare, allo stesso tempo alimentare la
gratitudine il ringraziamento, sforzarsi di vedere i segni di grazia che
comunque ci sono, coltivare la memoria delle cose belle non per nutrire
la nostalgia, che è il peggiore dei sentimenti che possiamo ospitare, ma
custodire il ricordo delle cose buone per trovare forza. Un ultimo
aspetto, che riguarda in modo particolare noi credenti, è la necessità
di affidarsi, e qui carissimi fratelli e sorelle la famiglia credente ha
una marcia in più, vale a dire affidarsi al Signore giorno per giorno,
non si tratta di avere una religione interessata in cui ci si ricorda di
Dio solo quando si è nel bisogno ma un atteggiamento continuo di
affidamento. Le parole del salmo 127 sono molto eloquenti: <Se il
Signore non costruisce la casa invano faticano i costruttori, se il
Signore non custodisce la città invano veglia il custode > dunque
nel dolore riaffidiamoci con fiducia al Signore. In sintesi le parole di
Gesù nel Vangelo di Matteo ci invitano a non affannarci ne per il cibo
ne per il corpo, ma a sollevare lo sguardo verso di Lui, che sa di cosa
abbiamo bisogno. Possiamo constatare come la Bibbia dia dei suggerimenti
molto umani, non deresponsabilizzanti, imparare ad affidarsi giorno per
giorno al Signore, imparare ad essere grati ogni giorno per ciò che
abbiamo, conservare il ricordo delle cose buone, avere uno sguardo
positivo.
STACCO MUSICALE
Ora
facciamo un passo ulteriore, consideriamo un aspetto altrettanto spinoso
perché va a toccare la libertà dei singoli dove ovviamente trovare una
risposta è più difficile, le sofferenze all’interno della famiglia
provocate dai singoli membri, la Scrittura descrive molte situazioni di
dolore causate da questo, ma è anche vero che in questo contesto offre
anche un insegnamento, da dei suggerimenti per curare le ferite, per
promuovere il bene, per rinsaldare la speranza.
1°
Custodire il significato della promessa.
La prima
indicazione che viene data ad ogni famiglia sia nel disagio che nei
momenti sereni, perché anche nella serenità è necessario, custodire il
senso della promessa, questo non significa che gli sposi abbiano
concluso degli accordi o si siano fatti degli impegni, vuol dire che in
quell’avventura dell’essere famiglia c’è dietro qualcosa di buono, di
positivo al di la di tutto, secondo la Scrittura la famiglia non è una
semplice istituzione sociale o un incidente di percorso ma un progetto
non nostro ma voluto da Dio fin dall’inizio, c’è dietro la promessa che
Dio è presente nella nostra relazione e ancor di più nella famiglia e
questo va sempre riconosciuto e custodito.
Vorremmo
qui, per rendere meglio l’idea, portare l’esempio di una donna alla
quale il marito aveva creato una situazione di grande disagio al punto
di maledirlo eppure questa donna un giorno disse: Io non mi pentirò mai
di aver voluto bene a mio marito perché io gli ho voluto veramente bene
anche se mi ha abbandonato per andare con un’ altra donna e non solo
questo. In altre parole ebbe il coraggio di dire, io non rinnego la
verità di ciò che ho vissuto, custodendo così il senso della cose buone,
questo è il significato della promessa., mettendo così in evidenza che
il “fare famiglia” è cosa buona, ed è un valore da preservare,
ovviamente il discorso vale per tutti i suoi membri ma a maggior
ragione per la coppia, a questo proposito è bello rileggere i passi del
Cc che ci parlano di due innamorati, ma come coniugi possiamo fare lo
stesso, si incoraggiano a vicenda riscoprono la bellezza del loro amore,
sentono dentro il loro cuore l’incontenibile desiderio di vita:
“Alzati amica mia, mia bella e vieni! Perché l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se ne andata; i fiori sono apparsi nei campi il
tempo del canto è tornato…”( Ct 2,10-12).
Ma ci crediamo che Dio c’è?
Carissimi fratelli e sorelle quando il vivere quotidiano ci pone di
fronte a delle prove che possono rendere la vita amara è necessario
riandare al senso buono iniziale, questo è il vero atto di fede! Non c’è
situazione in cui non venga chiesto alla famiglia di affermare il senso
buono della sua esistenza anche in mezzo a tanti limiti e delusioni e
qui l’esortazione di Giovanni Paolo II° Famiglia diventa ciò che sei è
più che appropriata. La visione biblica di un interno famigliare è
descritta bene dal salmo 128…… ma sappiamo che non è sempre così, i
conflitti in famiglia e specialmente nella coppia nascono anche da
futili motivi, catalogarli tutti come negativi vorrebbe dire non dare la
giusta valutazione, vogliamo dire che c’è anche il tempo del sano
conflitto, cosa intendiamo per “sano conflitto” non un misto di violenza
e di improperi o prese di posizione intransigenti tanto da diventare una
lotta di potere, ma la capacità di accogliere l’altro, l’altra, così
com’è, pur non condividendo le sue idee, ma guardandosi in faccia con
lealtà, ascoltandosi, perché, magari con modi non del tutto pacati mi
sta manifestando il suo disagio, ma soprattutto tenendo ferma la sua
immagine buona. Se il conflitto è sano la famiglia ne uscirà rafforzata.
Situazioni dolorose all’interno della famiglia non dovute a sani
conflitti sono sicuramente quelle causate dai figli che intraprendono
strade sbagliate, in questi casi senza ombra di dubbio, è necessario
farsi aiutare in un cammino di discernimento in modo da poter trovare
modi praticabili che possano ristabilire il giusto rapporto nel rispetto
dei propri ruoli. Viceversa non dimentichiamo casi di figli fatti
oggetto di violenza da parte dei genitori, in questi casi la risorsa del
comandamento: Onora tuo padre e tua madre anche se non sono più amabili
anche se si sono resi responsabili di gravi violenze potrebbe rivelarsi
provvidenziale, e con l’aiuto di persone capaci e di un cammino di fede
è possibile con la forza del comandamento e l’aiuto di Dio riprendere
una vita normale. Il quarto comandamento è associato anche ad una
promessa “ Perché si allunghino i tuoi giorni nella terra che ti da il
Signore tuo Dio” (Es 20,12) Essere credenti non vuol dire rimanere
disorientati ma avere una marcia in più, dunque affidarsi soprattutto al
Signore e a persone fidate e capaci.
Certamente su questi argomenti bisognerebbe soffermarsi più a lungo ed è
nostra intenzione farne l’argomento di una prossima trasmissione che
includerà la forza del perdono contro la rassegnazione, la scuola della
sofferenza per discernere il bene e via per la solidarietà.
Dopo lo
stacco musicale attendiamo le vostre telefonate e vi preghiamo di essere
brevi in modo da dare spazio a più persone,
Cari
fratelli e sorelle, grazie per le………… e per terminare questo nostro
incontro vogliamo offrirvi una citazione di Teilhard De Chardin a
riguardo dell’essere felici
“Lasciamo gli stanchi e i pessimisti scivolare indietro. Lasciamo i
gaudenti e i mediocri sdraiarsi borghesemente sul pendio. E
aggreghiamoci senza esitazione al gruppo di coloro che vogliono
arrischiare la scalata, sino all’ultima vetta. In avanti!”
La trasmissione finisce qui famiglie che
parlano ad altre famiglie vi da appuntamento venerdì 23 febbraio con
Luigi e Susanna |