Home   Organismi   Gruppi   Ministeri   Formazione   Agenda  Comunicazioni  Mappa  
Dio ti Ama adesso!
Ministero Famiglia


Link alla radio

Radio Mater

Rubrica tenuta a Radio Mater il 9 novembre 2007 (ore 17,45) da una coppia del Ministero della famiglia del RnS

 
 

 

Cari ascoltatori di radio Mater un caloroso saluto da Giorgio e M.Assunta eccoci ancora qui per parlare e condividere con voi; generalmente noi come coppia abbiamo sempre trattato il tema della tenerezza nuziale; ora volevamo approfondire la tenerezza che Gesù ha nel confronto della coppia, Guardiamo a Gesù come “medico” degli sposi tenerezza che guarisce.

Gesù continua ad essere medico oggi come ieri; non esiste altro medico come Lui, sant’Agostino ci dice : “Il medico c’è, ed è nascosto dentro il tuo cuore”.

Tutti gli sposi dovrebbero confrontarsi con “Cristo medico” per riscoprire il significato in ordine alla loro esistenza, lasciandosi sostenere e curare da Lui e realizzando in pienezza il viaggio inaugurato dal sacramento nuziale.

La riscoperta di Gesù-medico può rappresentare una risorsa di straordinaria ricchezza spirituale per tutti e, in particolare, per gli sposi, chiamati a guarire dai limiti che quotidianamente sperimentano, i conflitti e le crisi, e imparare o reimparare ad amarsi l’un l’altro come Cristo ama la Chiesa, lasciandosi rigenerare dal dono santificante del Suo Spirito.

La realizzazione di un matrimonio riuscito  non rappresenta un dato scontato; richiede un cammino lungo e faticoso, da rinnovarsi di giorno in giorno. L’itinerario di vita degli sposi può essere segnato da forme molteplici di “crisi” in grado di generare incomprensioni, litigi e conflitti logoranti, disaffezioni e cali di desiderio, fino a mettere in discussione la continuazione stessa del vissuto matrimoniale.

La tentazione di lasciarsi andare a una coniugalità mediocre, vivendo alla giornata o affidando al tempo la risoluzione dei malesseri, può prevalere su ogni altra considerazione. Solo se gli sposi hanno il coraggio di guardare ai segnali di pericolo che si presentano loro e si sforzano di verificarli con lucida serenità, sono in grado di assumere provvedimenti necessari per orientarsi a guarire, affidandosi a Colui che si è fatto carico delle nostre infermità, Gesù, il Salvatore.

L’icona di Gesù-medico rappresenta, sotto questo profilo,un annuncio di forte fiducia e di grande consolazione per il futuro dei coniugi: essi possono essere condotti, se lo vogliono e se si lasciano curare da Lui ad educarsi o rieducarsi nell’arte di amare, divenendo medico l’uno dell’altro, con quella stessa tenerezza con cui il Signore Gesù li ha resi custodi e li accompagna con il Suo Spirito.

Marito e moglie, non vivono il loro viaggio da soli: il Risorto è loro vicino e li accompagna, come il buon samaritano con il ferito incontrato lungo la strada,(Lc.10.30-37), questa è la certezza che li deve sostenere in ogni circostanza.

Il samaritano è rappresentato come “colui che ha avuto compassione”; le scansioni che segnano l’incontro tra il samaritano e il ferito sono indicatori del ministero di guarigione di Gesù verso ognuno di noi e, in particolare, verso quegli sposi che si trovano in situazioni di crisi o difficoltà.

Ecco, cari ascoltatori leggiamo insieme il brano di Luca 10.30-37:

“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione:gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino;poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui:Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”

Quegli rispose:” Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse:”Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.

Abbiamo notato il verbo “lo vide” riferito al Samaritano:Quel “lo vide” richiama lo sguardo di Gesù. Egli passa accanto agli sposi, compresi quelli stanchi e feriti,si avvicina a loro in mille modi e forme, ne conosce le situazioni e li accoglie, così come sono. Non si mette a discutere sulle eventuali responsabilità in cui possono essere incorsi :  non si sofferma sulle loro inadeguatezze o stanchezze; vuole solo guarirli. Il soccorritore Gesù vede gli sposi in questo modo e non passa dall’altra parte della strada: li conosce e li riconosce,li ama come sposi feriti, vuole sostenerli e prendersi cura di loro;
Quanto si richiede loro è di lasciarsi guardare da Lui: Lo sguardo di Gesù è grazia; grazia di consolazione e di forza, per essere curati e rinascere in modo nuovo.L’essenziale è, che l’incontro tra Gesù e gli sposi avvenga, che gli sguardi si incrocino. Lo sguardo del Maestro è già una conquista, perché penetra nell’animo di coloro che lo incrociano e ne prende possesso. Non si può sfuggire al Suo sguardo! Lasciarsi guardare da Gesù è il primo passo per un percorso di guarigione.

Può accadere che lo sguardo di Gesù, in mezzo a tanti altri sguardi, perda la sua evidenza, oppure la stanchezza del cammino renda meno limpidi i nostri occhi e li annebbi.
Abbiamo il coraggio e la fiducia, come sposi, di recuperare la chiarezza dello sguardo per orientarci al medico celeste e lasciarci fissare da Lui, facendoci curare dalla sua grazia sanante?

Chi ha incontrato Gesù non ha tempo per soffermarsi in sguardi che non guariscono e si guarda bene dal venirne distolti e, come Maria, la sorella di Marta, se ne sta seduto ai piedi del Maestro, in ascolto contemplativo della Sua parola ( Lc. 10.38-42). Lo sguardo di Cristo è completo; il Suo volto è unico. Egli solo è il vero medico disceso dal cielo per salvarci, l’unico in grado di rinnovare gli occhi del nostro cuore e aprirli alla luce della vita; chi lo segue “non cammina nelle tenebre, ma ha la luce della vita”.(Gv. 8.12)

                                         STACCO MUSICALE

Gesù si ferma presso chiunque si lasci avvicinare da Lui e si renda accogliente alla Sua presenza. Accettare di essere sollevati dalle nostre situazioni di malattia è il secondo passo per venire sanati dal Maestro divino. L’importante è riconoscere la condizione ferita; non nasconderla ai nostri stessi occhi, minimizzandola o affermando che non esiste. Egli non guarda chi siamo o in quali condizioni ci troviamo. Egli ci accoglie così come siamo, nella nostra realtà concreta; ci accoglie e ci raccoglie, ci rialza e si prende cura di noi, con instancabile benevolenza. Rendersi disponibile a questo gesto, a questo venir sollevati da terra per poter essere risanati da Lui.Gesù si presenta come colui che rialza ogni coppia dalle loro pesantezze della vita e dona la certezza e la fiducia di potersi rinnovare nella gioia di amare e di essere amati.

La sua tenerezza si fa sollievo, refrigerio, nella consapevolezza che non si è soli nel cammino: il Salvatore è vicino per trarci fuori dalla nostra condizione di malattia e collocarci sulla via della guarigione.

Poniamoci ora questa domanda:” Ci lasciamo sollevare da Gesù-medico?”

Accettare di essere sollevati dalle nostre situazioni è indispensabile per essere guariti:Un atteggiamento di disponibilità che non è per niente scontato. Basta pensare a quanti meccanismi di difesa poniamo ogni qualvolta diciamo, ad esempio, di non aver tempo per ascoltare la parola di Dio o per meditare il vangelo, per pregare o per celebrare la riconciliazione sacramentale, e rimaniamo così nei nostri malesseri e nei nostri peccati.

Meccanismi di difesa che gli stessi sposi si possono creare per  non farsi raccogliere  dal selciato della strada in cui si trovano: sposi in conflitto continuo; sposi in procinto di dividersi o già divisi, feriti nelle loro dinamiche di coppia, sanguinanti e perfino “mezzi morti”, a causa dei “briganti” che li hanno spogliati dei valori più alti della loro vita: l’amore, l’unità, la fedeltà, la gioia di stare insieme.
Meccanismi di difesa che diventano come degli alibi, delle sovrastrutture, dei falsi bisogni, delle pigrizie o delle scuse che conducono i coniugi a restare nella situazione di disagio in cui si trovano, senza voler cercare una via d’uscita e senza aprirsi alla via di salvezza che viene loro offerta dal medico celeste e lasciarsi sollevare dalla sua grazia sanante.

Sentirsi amati dal Signore è un terzo passo fondamentale per poter essere guariti. Gli sposi, e ancor più gli sposi in cammino oppure in situazioni critiche, hanno bisogno di questo annuncio: sentire Gesù, il Maestro. Il Signore, che si ferma presso di loro, con la Sua compassione. Grazie a questo incontro, essi imparano che “niente è impossibile a Dio”(Lc.1.37)

Noi, abbiamo questa fede/fiducia?

Crediamo che il medico celeste, amandoci, possa compiere quell’opera di guarigione che forse cerchiamo da ani senza successo o che ci sembra impossibile?
La fede/fiducia è l’humus essenziale perché le montagne si spostino (Mt.17.20) e le opere di Dio si compiano (Gv.6.28-29); una fede/fiducia nella persona di Gesù-samaritano che, passandoci vicino, vuole entrare con il Suo amore nella nostra vita e farci sperimentare la Sua salvezza.

L’amore rimanda al lasciarci avvicinare dal Signore.

Noi ci lasciamo avvicinare da Gesù oppure lo fuggiamo!

Gli sposi che desiderano essere guariti devono accettare che il Salvatore, si accosti a loro, facendo l’esperienza di essere “toccati” da Lui, in un cammino concreto di ascolto della parola di Dio, di preghiera e di eucaristia che consenta di uscire dall’isolamento e conduca a vivere la fede come un incontro vivo con il Signore Gesù.

L’importante è non sfuggire il soccorso di Gesù; accettare di aver bisogno di Lui e farci aiutare.

                              STACCO MUSICALE

Il samaritano non si ferma a mani vuote presso il ferito; porta con sé quanto è necessario per dargli sollievo; né organizza un soccorso da buona distanza o si allontana in cerca di rinforzi; vi mette mano lui stesso,interessandosi in prima persona dell’uomo ferito e facendosene carico: lo medica con le sue mani, vi versa l’olio della consolazione e il vino della speranza, gli fascia le ferite, lo prende su, di peso, e lo carica sulla sua cavalcatura, camminandogli a fianco. Vi è in tutti questi gesti una compartecipazione che esprime l’autenticità dell’amore.

Il samaritano pone in essere degli atti concreti, e lo fa con un’amorevolezza, un’attenzione affettiva senza limiti, fino all’eccesso.

La tenerezza sanante di Gesù verso coloro che si lasciano avvicinare è come un accadimento di compassione; la Sua presenza si fa “sacramento d’amore”. Il contatto fisico con Lui, il solo toccarlo o il suo porgere la mano, rappresentano il segno di una grazia di guarigione.

Siamo consapevoli che il sacramento nuziale rappresenta un evento di incontro con il Signore Gesù?
La vicinanza di Gesù è permanente. Egli si pone in viaggio con gli sposi feriti e li accompagna.

E’ questo lo stile del medico-celeste: “farsi compagno di viaggio” condividere, “spezzare il pane” con chi è nel bisogno, sostenendolo e facendogli sentire la propria presenza con affetto e compassione.

Un antico detto recita: “non camminare di fronte a me, non ti potrei seguire; non camminare dietro a me, non ti potre vedere, cammina accanto a me e sii mio amico”

Risiede in questa “compagnia di viaggio” un aspetto essenziale del ministero sanante di Gesù. Egli non si limita ad operare le guarigioni da lontano, ma si pone al passo di coloro a cui offre la sua cura, per farli sentire amati.

Gli sposi che hanno il coraggio di affidarsi a Gesù, il Salvatore, e si lasciano guidare da Lui, sperimentano la grazia e attingono guarigioni.

Noi ci lasciamo guidare da Gesù oppure la nostra umanità, il voler fare da soli, l’essere autosufficienti prevale sull’abbandono che dovremmo invece avere?

Volevamo ora concludere questa riflessione aggiungendo che noi siamo salvati per grazia, siamo chiamati a farci “salvatori” verso chiunque si trovi in difficoltà e, in particolare, verso i coniugi in crisi, coniugi spogliati dei loro beni spirituali più alti ( l’amore, la fedeltà, l’unità, la gioia di stare insieme ) e presso i quali pochi si fermano con compassione e in spirito di servizio.

Con la figura del buon samaritano, il vangelo non presenta solo un buon esempio, ma una nuova forma di esistenza, in base a cui non ci si chiede più “chi è il mio prossimo”, ma “come io divento prossimo di chi si trova nel bisogno”, con il coraggio di passare da “un cuore di pietra” a un “cuore di carne”. Il giudizio finale sarà essenzialmente fondato su questo passaggio, dimostrato dalla scelta di aver riconosciuto il Signore Gesù nell’altro e averlo servito (Mt. 25.31-46; Gc. 2.14-26)

Le opere di cui parla il vangelo non sono dei semplici gesti di elemosina, ma l’espressione di un’opzione di vita in favore del prossimo, dove domini non la durezza del cuore, ma la compassione; non la violenza, ma il rispetto della vita; non l’anti-cultura dell’egoismo e dell’individualismo, ma la cultura dell’amore e della solidarietà; non la scelta dell’asprezza e della forza brutale, ma l’opzione della tenerezza e della forza dell’umile amore.

La famiglia è il luogo privilegiato della cultura della convivialità ed è la prima comunità educante alla tenerezza e alla forza dell’umile amore.

Gesù guarisce gli sposi per farli diventare guaritori, o “guariti feriti” capaci di curare chi è ferito, essendo stati guariti per primi.

                                                  STACCO MUSICALE

 Volevamo leggervi la testimonianza di una coppia di sposi Mauro e Paola nostri carissimi amici e nostri fratelli di preghiera che hanno fatto esperienza di Gesù medico nella loro vita.

 

Ora accogliamo le vostre telefonate e le vostre testimonianze che saranno per ciascuno una crescita

 

 

Vi salutiamo e vi diamo appuntamento il 23 novembre con i coniugi Piero e Rossana


 

TESTIMONIANZA

 

Sono Paola e sono sposata con Mauro da 27 anni, ci siamo conosciuti quando eravamo ancora giovanissimi: io avevo 14 anni e lui 16 in pochi anni è nata la nostra storia e ci siamo subito legati perché entrambi avevamo alle spalle esperienze famigliari difficili.

A causa degli impegni lavorativi dei miei genitori sono cresciuta in un collegio di suore e ho trascorso 9 anni della mia vita lontana da casa: sono stati anni lunghissimi…

Quando la mia mamma poteva venire a trovarmi in collegio cercavo di nasconderle quanto mi mancasse la mia famiglia e mi facevo vedere una bimba forte, allegra e gioiosa per non creare ulteriori sofferenze.

Ma tutti questi anni lontani dalla mia famiglia hanno causato in me delle ferite profonde.

Mauro a soli 4 anni ha perso suo papà, sua mamma doveva così lavorare tantissimo per crescerlo e istruirlo.

Mauro trascorreva le sue giornate in cascina dagli zii e dai nonni paterni.

In apparenza, sembrava un bambino sereno, tuttavia a causa dell’ assenza del padre dovette crescere in fretta e responsabilizzarsi rinunciando ad un’infanzia tranquilla e spensierata.

Dopo 6 anni di fidanzamento nel settembre del 1980 ci siamo sposati.

Pensavamo che finalmente avremmo potuto lasciarci alle spalle i problemi delle nostre difficili infanzie e cominciare una nuova vita costruendo insieme la nostra famiglia.

Purtroppo sono iniziate fin da subito le incomprensioni.

Mauro lavorava solo da un anno e dava tutto se stesso per questo impiego, faceva i turni di notte ed io quindi mi sentivo trascurata e sola.

Desideravo tanto avere un bambino, ma lui non voleva, perché mi trovava troppo giovane per poter fare la mamma.

Tuttavia nell’83 rimasi incinta.

A causa di un incidente in bicicletta a sole 6 settimane di gravidanza ebbi un aborto spontaneo.

Mi sentivo terribilmente in colpa.

Fortunatamente l’anno successivo riuscii a diventare mamma di un bellissimo bambino: Andrea.

Eravamo convinti di poter vivere felici anche senza l’aiuto del Signore, contando solo sulle nostre forze; tuttavia la nostra vita famigliare diventava ogni giorno sempre più cupa e pesante.

Le nostre rispettive famiglie anziché aiutarci a capire che l’amore coniugale è un donarsi reciproco e gratuito, proprio come Dio ha donato tutto se stesso alla sua chiesa, portavano ancora più confusione e incomprensione nella nostra casa.

Andrea si sentiva solo, chiedeva in continuazione un fratellino o una sorellina.

Con paura, ma con l’affidamento a Maria, rimasi incinta di Chiara che nacque nel 1989.

Dopo la sua nascita abbiamo attraversato altri periodi difficili, ma il Signore non ha mai smesso di camminare al nostro fianco.

Durante questi anni ci siamo avvicinati moltissimo alla chiesa e abbiamo cominciato a partecipare a molte attività parrocchiali e dell’oratorio.

Abbiamo iniziato a capire che se volevamo che qualcosa cambiasse, bisognava mettersi in discussione affidando le difficoltà e i travagli a Dio.

A poco a poco, in seguito alla nostra apertura, ci siamo resi conto che non eravamo circondati da nemici, ma da persone amiche con i nostri stessi problemi quotidiani che avevano saputo trovare il sorriso nella gioia dell’incontro con Gesù.

Così ho scoperto nell’ottobre del 2005 il RNS.

Chiara mi aveva invitato ad andare con lei e incominciai a scoprire che pregare lodando e ringraziando Dio per ogni cosa, anche per i pesi di ogni giorno è il modo più bello per stare con lui.

Dopo 6 o 7 mesi, anche Mauro ha deciso di venire con me al gruppo di preghiera.

Incominciando questa avventura con Gesù abbiamo scoperto la bellezza di pregare insieme e l’amore di Dio ha portato nella nostra famiglia pace, gioia e serenità.

Anche le difficoltà di ogni giorno, le stesse di prima, ora le affrontiamo con una forza nuova e le affidiamo a Dio Padre che è amore e a Maria che è la nostra mamma.

Non c’è gioia più grande che dare quotidianamente la propria vita per coloro che si amano.

Questo cambiamento è avvenuto perché al centro della nostra esistenza ora c’è il Signore e non più il nostro egoismo.

 

 
Accedi alla libreria online... Segreteria Regionale
RnS Lombardia

scrivici Scrivici...