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Cari ascoltatori di radio Mater un
caloroso saluto da Giorgio e M.Assunta eccoci ancora qui per parlare e
condividere con voi; generalmente noi come coppia abbiamo sempre
trattato il tema della tenerezza nuziale; ora volevamo approfondire la
tenerezza che Gesù ha nel confronto della coppia, Guardiamo a Gesù come
“medico” degli sposi tenerezza che guarisce.
Gesù continua ad essere medico oggi
come ieri; non esiste altro medico come Lui, sant’Agostino ci dice : “Il
medico c’è, ed è nascosto dentro il tuo cuore”.
Tutti gli sposi dovrebbero
confrontarsi con “Cristo medico” per riscoprire il significato in ordine
alla loro esistenza, lasciandosi sostenere e curare da Lui e realizzando
in pienezza il viaggio inaugurato dal sacramento nuziale.
La riscoperta di Gesù-medico può
rappresentare una risorsa di straordinaria ricchezza spirituale per
tutti e, in particolare, per gli sposi, chiamati a guarire dai limiti
che quotidianamente sperimentano, i conflitti e le crisi, e imparare o
reimparare ad amarsi l’un l’altro come Cristo ama la Chiesa, lasciandosi
rigenerare dal dono santificante del Suo Spirito.
La realizzazione di un matrimonio
riuscito non rappresenta un dato scontato; richiede un cammino lungo e
faticoso, da rinnovarsi di giorno in giorno. L’itinerario di vita degli
sposi può essere segnato da forme molteplici di “crisi” in grado di
generare incomprensioni, litigi e conflitti logoranti, disaffezioni e
cali di desiderio, fino a mettere in discussione la continuazione stessa
del vissuto matrimoniale.
La tentazione di lasciarsi andare a
una coniugalità mediocre, vivendo alla giornata o affidando al tempo la
risoluzione dei malesseri, può prevalere su ogni altra considerazione.
Solo se gli sposi hanno il coraggio di guardare ai segnali di pericolo
che si presentano loro e si sforzano di verificarli con lucida serenità,
sono in grado di assumere provvedimenti necessari per orientarsi a
guarire, affidandosi a Colui che si è fatto carico delle nostre
infermità, Gesù, il Salvatore.
L’icona di Gesù-medico rappresenta,
sotto questo profilo,un annuncio di forte fiducia e di grande
consolazione per il futuro dei coniugi: essi possono essere condotti, se
lo vogliono e se si lasciano curare da Lui ad educarsi o rieducarsi
nell’arte di amare, divenendo medico l’uno dell’altro, con quella stessa
tenerezza con cui il Signore Gesù li ha resi custodi e li accompagna con
il Suo Spirito.
Marito e moglie, non vivono il loro
viaggio da soli: il Risorto è loro vicino e li accompagna, come il buon
samaritano con il ferito incontrato lungo la strada,(Lc.10.30-37),
questa è la certezza che li deve sostenere in ogni circostanza.
Il samaritano è rappresentato come
“colui che ha avuto compassione”; le scansioni che segnano l’incontro
tra il samaritano e il ferito sono indicatori del ministero di
guarigione di Gesù verso ognuno di noi e, in particolare, verso quegli
sposi che si trovano in situazioni di crisi o difficoltà.
Ecco, cari ascoltatori leggiamo
insieme il brano di Luca 10.30-37:
“Un uomo scendeva da Gerusalemme a
Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se
ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva
per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra
parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide
e n’ebbe compassione:gli si fece vicino, gli fasciò le ferite,
versandovi olio e vino;poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a
una locanda e si prese cura di lui:Il giorno seguente, estrasse due
denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che
spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.Chi di questi tre ti
sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”
Quegli rispose:” Chi ha avuto
compassione di lui”. Gesù gli disse:”Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.
Abbiamo notato il verbo “lo vide”
riferito al Samaritano:Quel “lo vide” richiama lo sguardo di Gesù. Egli
passa accanto agli sposi, compresi quelli stanchi e feriti,si avvicina a
loro in mille modi e forme, ne conosce le situazioni e li accoglie, così
come sono. Non si mette a discutere sulle eventuali responsabilità in
cui possono essere incorsi : non si sofferma sulle loro inadeguatezze o
stanchezze; vuole solo guarirli. Il soccorritore Gesù vede gli sposi in
questo modo e non passa dall’altra parte della strada: li conosce e li
riconosce,li ama come sposi feriti, vuole sostenerli e prendersi cura di
loro;
Quanto si richiede loro è di lasciarsi guardare da Lui: Lo sguardo di
Gesù è grazia; grazia di consolazione e di forza, per essere curati e
rinascere in modo nuovo.L’essenziale è, che l’incontro tra Gesù e gli
sposi avvenga, che gli sguardi si incrocino. Lo sguardo del Maestro è
già una conquista, perché penetra nell’animo di coloro che lo incrociano
e ne prende possesso. Non si può sfuggire al Suo sguardo! Lasciarsi
guardare da Gesù è il primo passo per un percorso di guarigione.
Può accadere che lo sguardo di Gesù,
in mezzo a tanti altri sguardi, perda la sua evidenza, oppure la
stanchezza del cammino renda meno limpidi i nostri occhi e li annebbi.
Abbiamo il coraggio e la fiducia, come sposi, di recuperare la chiarezza
dello sguardo per orientarci al medico celeste e lasciarci fissare da
Lui, facendoci curare dalla sua grazia sanante?
Chi ha incontrato Gesù non ha tempo
per soffermarsi in sguardi che non guariscono e si guarda bene dal
venirne distolti e, come Maria, la sorella di Marta, se ne sta seduto ai
piedi del Maestro, in ascolto contemplativo della Sua parola ( Lc.
10.38-42). Lo sguardo di Cristo è completo; il Suo volto è unico. Egli
solo è il vero medico disceso dal cielo per salvarci, l’unico in grado
di rinnovare gli occhi del nostro cuore e aprirli alla luce della vita;
chi lo segue “non cammina nelle tenebre, ma ha la luce della vita”.(Gv.
8.12)
STACCO MUSICALE
Gesù si ferma presso chiunque si
lasci avvicinare da Lui e si renda accogliente alla Sua presenza.
Accettare di essere sollevati dalle nostre situazioni di malattia è il
secondo passo per venire sanati dal Maestro divino. L’importante è
riconoscere la condizione ferita; non nasconderla ai nostri stessi occhi,
minimizzandola o affermando che non esiste. Egli non guarda chi siamo o
in quali condizioni ci troviamo. Egli ci accoglie così come siamo, nella
nostra realtà concreta; ci accoglie e ci raccoglie, ci rialza e si
prende cura di noi, con instancabile benevolenza. Rendersi disponibile a
questo gesto, a questo venir sollevati da terra per poter essere
risanati da Lui.Gesù si presenta come colui che rialza ogni coppia dalle
loro pesantezze della vita e dona la certezza e la fiducia di potersi
rinnovare nella gioia di amare e di essere amati.
La sua tenerezza si fa sollievo,
refrigerio, nella consapevolezza che non si è soli nel cammino: il
Salvatore è vicino per trarci fuori dalla nostra condizione di malattia
e collocarci sulla via della guarigione.
Poniamoci ora questa domanda:” Ci
lasciamo sollevare da Gesù-medico?”
Accettare di essere sollevati dalle
nostre situazioni è indispensabile per essere guariti:Un atteggiamento
di disponibilità che non è per niente scontato. Basta pensare a quanti
meccanismi di difesa poniamo ogni qualvolta diciamo, ad esempio, di non
aver tempo per ascoltare la parola di Dio o per meditare il vangelo, per
pregare o per celebrare la riconciliazione sacramentale, e rimaniamo
così nei nostri malesseri e nei nostri peccati.
Meccanismi di difesa che gli stessi
sposi si possono creare per non farsi raccogliere dal selciato della
strada in cui si trovano: sposi in conflitto continuo; sposi in procinto
di dividersi o già divisi, feriti nelle loro dinamiche di coppia,
sanguinanti e perfino “mezzi morti”, a causa dei “briganti” che li hanno
spogliati dei valori più alti della loro vita: l’amore, l’unità, la
fedeltà, la gioia di stare insieme.
Meccanismi di difesa che diventano come degli alibi, delle
sovrastrutture, dei falsi bisogni, delle pigrizie o delle scuse che
conducono i coniugi a restare nella situazione di disagio in cui si
trovano, senza voler cercare una via d’uscita e senza aprirsi alla via
di salvezza che viene loro offerta dal medico celeste e lasciarsi
sollevare dalla sua grazia sanante.
Sentirsi amati dal Signore è un
terzo passo fondamentale per poter essere guariti. Gli sposi, e ancor
più gli sposi in cammino oppure in situazioni critiche, hanno bisogno di
questo annuncio: sentire Gesù, il Maestro. Il Signore, che si ferma
presso di loro, con la Sua compassione. Grazie a questo incontro, essi
imparano che “niente è impossibile a Dio”(Lc.1.37)
Noi, abbiamo questa fede/fiducia?
Crediamo che il medico celeste,
amandoci, possa compiere quell’opera di guarigione che forse cerchiamo
da ani senza successo o che ci sembra impossibile?
La fede/fiducia è l’humus essenziale perché le montagne si spostino
(Mt.17.20) e le opere di Dio si compiano (Gv.6.28-29); una fede/fiducia
nella persona di Gesù-samaritano che, passandoci vicino, vuole entrare
con il Suo amore nella nostra vita e farci sperimentare la Sua salvezza.
L’amore rimanda al lasciarci
avvicinare dal Signore.
Noi ci lasciamo avvicinare da Gesù
oppure lo fuggiamo!
Gli sposi che desiderano essere
guariti devono accettare che il Salvatore, si accosti a loro, facendo
l’esperienza di essere “toccati” da Lui, in un cammino concreto di
ascolto della parola di Dio, di preghiera e di eucaristia che consenta
di uscire dall’isolamento e conduca a vivere la fede come un incontro
vivo con il Signore Gesù.
L’importante è non sfuggire il
soccorso di Gesù; accettare di aver bisogno di Lui e farci aiutare.
STACCO MUSICALE
Il samaritano non si ferma a mani
vuote presso il ferito; porta con sé quanto è necessario per dargli
sollievo; né organizza un soccorso da buona distanza o si allontana in
cerca di rinforzi; vi mette mano lui stesso,interessandosi in prima
persona dell’uomo ferito e facendosene carico: lo medica con le sue mani,
vi versa l’olio della consolazione e il vino della speranza, gli fascia
le ferite, lo prende su, di peso, e lo carica sulla sua cavalcatura,
camminandogli a fianco. Vi è in tutti questi gesti una compartecipazione
che esprime l’autenticità dell’amore.
Il samaritano pone in essere degli
atti concreti, e lo fa con un’amorevolezza, un’attenzione affettiva
senza limiti, fino all’eccesso.
La tenerezza sanante di Gesù verso
coloro che si lasciano avvicinare è come un accadimento di compassione;
la Sua presenza si fa “sacramento d’amore”. Il contatto fisico con Lui,
il solo toccarlo o il suo porgere la mano, rappresentano il segno di una
grazia di guarigione.
Siamo consapevoli che il sacramento
nuziale rappresenta un evento di incontro con il Signore Gesù?
La vicinanza di Gesù è permanente. Egli si pone in viaggio con gli sposi
feriti e li accompagna.
E’ questo lo stile del medico-celeste:
“farsi compagno di viaggio” condividere, “spezzare il pane” con chi è
nel bisogno, sostenendolo e facendogli sentire la propria presenza con
affetto e compassione.
Un antico detto recita: “non
camminare di fronte a me, non ti potrei seguire; non camminare dietro a
me, non ti potre vedere, cammina accanto a me e sii mio amico”
Risiede in questa “compagnia di
viaggio” un aspetto essenziale del ministero sanante di Gesù. Egli non
si limita ad operare le guarigioni da lontano, ma si pone al passo di
coloro a cui offre la sua cura, per farli sentire amati.
Gli sposi che hanno il coraggio di
affidarsi a Gesù, il Salvatore, e si lasciano guidare da Lui,
sperimentano la grazia e attingono guarigioni.
Noi ci lasciamo guidare da Gesù
oppure la nostra umanità, il voler fare da soli, l’essere
autosufficienti prevale sull’abbandono che dovremmo invece avere?
Volevamo ora concludere questa
riflessione aggiungendo che noi siamo salvati per grazia, siamo chiamati
a farci “salvatori” verso chiunque si trovi in difficoltà e, in
particolare, verso i coniugi in crisi, coniugi spogliati dei loro beni
spirituali più alti ( l’amore, la fedeltà, l’unità, la gioia di stare
insieme ) e presso i quali pochi si fermano con compassione e in spirito
di servizio.
Con la figura del buon samaritano,
il vangelo non presenta solo un buon esempio, ma una nuova forma di
esistenza, in base a cui non ci si chiede più “chi è il mio prossimo”,
ma “come io divento prossimo di chi si trova nel bisogno”, con il
coraggio di passare da “un cuore di pietra” a un “cuore di carne”. Il
giudizio finale sarà essenzialmente fondato su questo passaggio,
dimostrato dalla scelta di aver riconosciuto il Signore Gesù nell’altro
e averlo servito (Mt. 25.31-46; Gc. 2.14-26)
Le opere di cui parla il vangelo non
sono dei semplici gesti di elemosina, ma l’espressione di un’opzione di
vita in favore del prossimo, dove domini non la durezza del cuore, ma la
compassione; non la violenza, ma il rispetto della vita; non
l’anti-cultura dell’egoismo e dell’individualismo, ma la cultura
dell’amore e della solidarietà; non la scelta dell’asprezza e della
forza brutale, ma l’opzione della tenerezza e della forza dell’umile
amore.
La famiglia è il luogo privilegiato
della cultura della convivialità ed è la prima comunità educante alla
tenerezza e alla forza dell’umile amore.
Gesù guarisce gli sposi per farli
diventare guaritori, o “guariti feriti” capaci di curare chi è ferito,
essendo stati guariti per primi.
STACCO MUSICALE
Volevamo leggervi la testimonianza
di una coppia di sposi Mauro e Paola nostri carissimi amici e nostri
fratelli di preghiera che hanno fatto esperienza di Gesù medico nella
loro vita.
Ora accogliamo le vostre telefonate
e le vostre testimonianze che saranno per ciascuno una crescita
Vi salutiamo e vi
diamo appuntamento il 23 novembre con i coniugi Piero e Rossana |