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Ringrazio gli organizzatori per avermi invitata a questa
giornata di evangelizzazione, ho dato a questo mio intervento un titolo
particolare “Noi, il luogo dell’azione sociale di Dio”.
Vi piace?
Noi oggi viviamo in un
contesto culturale in crisi:
crisi delle grandi
utopie, caduta della credibilità delle grandi agenzie generatrici fino a
ieri di senso: partiti, istituzioni, scuola, famiglia, chiese.
C’è il vuoto lasciato dal
sogno socialista, chi non ricorda le lotte degli anni 68?
Tanti fermenti: studenti ed operai insieme per costruire
un mondo migliore.
Io sono una figlia del 68:
Forse non abbiamo capito quanto fosse significativo quel
periodo, tutto sembrava in cambiamento.
Oggi c’è la “filosofia” del nuovo mercato, del
neo- liberalismo, viviamo nel tempo “dell’usa e getta” del “mordi
e fuggi” del “tutto e subito”.
La nostra società è in
continua trasformazione, ormai i cambiamenti sono talmente rapidi che
bisogna guardare al mondo intero, siamo immersi in centinaia di problemi
di non facile soluzione: la globalizzazione, l’inquinamento atmosferico,
il terrorismo, i problemi delle migrazioni, della giustizia, milioni di
bambini costretti a lavorare 15-18 ore al giorno, l’interculturazione,
la mancanza di sicurezza, l’aumento della povertà, il progresso tecnico
e scientifico che spinge a scelte contro l’etica.
L’11 settembre ha
annullato molte sicurezze, il colosso Americano è stato messo in
ginocchio, l’aggressione con atti terroristici nasce da una visione
religiosa impazzita.
Quando Dio diventa politico, ha detto qualcuno, nasce il
fondamentalismo.
Dopo quella data sono in molti ad affermare che la
speranza è morta, morta perché se un colosso come l’America trema,
niente da più sicurezza.
Tempo fa su un giornale è
apparso un articolo, dal titolo particolare: “Tutto è possibile,
nulla è certo” un’affermazione che ha dell’incredibile, siamo in un
periodo di forte confusione, ma è anche un tempo di grande fascino,
stiamo vivendo in una epoca di grandi cambiamenti sociali, assistiamo
alla nascita di nuove culture, di nuovi stili di vita, stiamo vivendo il
nuovo che sorge, il nuovo che verrà.
Se però leggiamo i
quotidiani ci viene comunicato tutto meno che un futuro roseo: genitori
che uccidono i figli, figli che uccidono i genitori, violenze su
violenze, pedofilia in famiglia, la maggior parte di chi viene
violentato subisce questa situazione non dall’orco che abita fuori di
casa, ma di chi vive nelle pareti domestiche, quasi che una cortina di
aggressività abbia annebbiato la mente delle persone, le quali sanno
esprimersi solo attraverso gesti di violenza.
“Il mondo -
ha detto Papa Giovanni Paolo II – è entrato in
un’era di sconvolgimenti profondi, davanti alla vastità stupefacente
delle creazioni dell’uomo le cui produzioni rischiano di distruggerlo,
se egli non le integra in una visione etica e spirituale.
Noi entriamo in un tempo
nuovo della cultura umana e i cristiani sono davanti ad un’immensa
fatica”(Discorso
al Pontificio Consiglio per la Cultura, 1986).
Dio agisce in questa
nostra storia!
L’AZIONE DELLO SPIRITO SANTO NELLA STORIA
Dio è implicato nella storia del mondo, lo Spirito Santo
ha sempre agito nella storia.
Come ieri, come oggi, come domani.
C’è una riflessone di Raoul Follerau, l’apostolo dei
lebbrosi, che mi aveva colpita tanti anni fa “noi siamo le mani, i
piedi, il cuore di Dio nel mondo”.
Dio, noi, la storia!
È necessario capire ciò che Lui suggerisce alla Chiesa e
all’umanità, e lasciarsi agire dalla sua azione.
Perciò è necessario parlare della “lettura dei segni
dei tempi”.
Questa espressione la
troviamo in Mt 16, 1-3.
“I farisei e i
sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che
mostrasse loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: “Quando si fa sera,
voi dite: bel tempo perché il cielo rosseggia; e al mattino: oggi
burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare
l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?”.
In quel passo più che di
segno dei tempi si parla di “segno del tempo” o meglio “segno
dell’ora messianica”, cioè la presenza del Messia, questa formula fu
usata nella Sottocommissione Conciliare, ma il taglio dato era più
sociologico.
Già nel 1600 Melchiorre
Cano aveva indicato la storia come “luogo teologico”, il temine
era entrato ufficialmente nel documento della Chiesa “Humanae salutis”
di Giovanni XXXIII nel 1961, la usò anche Paolo VI nella sua prima
enciclica Ecclesiam Suam (1963).
Richiama ai segni dei
tempi come metodologia permanente nella vita della Chiesa nella storia.
Questa espressione deve
essere considerata come una delle tre/quattro formule più significative
del Concilio.
“Per svolgere questo
compito (continuare l’opera di Cristo) è dovere permanente della Chiesa
scrutare i segni dei tempi” e c’è l’invito ai presbiteri ad
ascoltare i laici, giovandosi della loro esperienza e competenza nei
diversi campi dell’attività umana, in modo da poter riconoscere i segni
dei tempi.
Come leggere allora oggi
i segni dei tempi?
Non si può non parlare di
storia e di tempo, il tempo entra nella vita dello Spirito, perché
appartiene alla realtà umana, l’esperienza della fede si realizza nel
tempo e nella storia (nel periodo storico in cui viviamo).
L’uomo è concepito come
artefice vero della storia, e non come strumento in mano al fato che lo
guida e lo controlla, non siamo i burattini di Dio!
L’unica predestinazione
di cui alla luce della Rivelazione, è ancora lecito parlare, è la
chiamata universale alla salvezza offerta a tutti, ma spesso questa non
importa a nessuno, spesso l’uomo è costruttore della storia in
autonomia, ma è congiunta in modo misterioso all’azione provvidente di
Dio, l’incontro reale e storico di Dio con l’uomo è alla luce della
fede.
La storia diventa in
qualche modo segno possibile della venuta salvifica “segno del tempo”.
Perciò per noi credenti
possiamo affermare “solo nella fede si può riconoscere veramente Dio
nella storia”.
Il credente sa che il
mondo va male, ma sa che può andare meglio, ma è compito di tutti gli
uomini sperare di costruire un mondo migliore.
La fede diventa un
progetto che permette all’uomo di essere libero e responsabile di sé e
della storia, capace di leggere e forgiare il suo futuro.
Cosa crea il cambiamento?
La fede! Perché genera
passione per il mondo, crede possibile costruire un futuro diverso,
anche se sa che ci vuole pazienza, e capacità di superare gli ostacoli,
di sopportare le prove e anche il coraggio di promuovere continuamente
ogni germoglio di storia che nasce.
È nella fede che si hanno
progetti diversi di vita.
In questo modo tutte le
virtù teologiche: fede, speranza e carità, possono diventare veramente
il modo cristiano di leggere e creare la storia.
Noi cristiani, noi del
R.n.s., non siamo i lettori della storia, ma operatori di essa, sulla
scia del nostro Fondatore: Gesù Cristo, di colui che si legge in At. 1,1
“…ha cominciato a fare e
poi ad insegnare…”.
Oggi noi siamo nell’ora
dello Spirito Santo (il grande allenatore come lo definiva TERTULLIANO),
ma anche il GRANDE AGITATORE DELLA STORIA che suscita continuamente i
profeti, i santi, i testimoni e gli apostoli, se seguiamo lo Spirito
Santo noi diventiamo “agitatori nelle nostre città”.
A me piacerebbe sentir
dire di noi “quelli del Rinnovamento? Sono quelli che sanno
portare i cambiamenti, sono i grandi rivoluzionari”.
Se siamo qui è perché ci
siamo lasciati affascinare da Dio, ma dobbiamo portare il suo fascino
fuori dai nostri cenacoli.
Perché altri siano
coinvolti e sconvolti da Dio!
Il compito di Noi
cristiani, e spesso ce lo dimentichiamo è “di ricapitolare in Cristo
tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra.” Ef.1,10.
“Costruire da
cristiani la città dell’uomo” diceva Giuseppe Lazzati
Chi partecipa a questa
costruzione?
Tutti i cittadini, da chi
ha incarichi direttivi a coloro che compiono servizi meno appariscenti.
L’uomo, rifatto in Cristo
“creatura nuova” è dunque chiamato a rifare nuovo nel Cristo
tutte le cose.
Ma nel rapporto Cristo -
mondo dobbiamo mettere la chiesa, che è stata definita “Il Cristo
continuato nel tempo e nello spazio”.
Cristo si avvale della
Chiesa come di un suo strumento, animato dallo Spirito Santo è fatto
capace di portare avanti nella storia il mistero di salvezza.
E noi siamo la Chiesa!
Nella “Gaudium et spes”
c’è una frase bella per tutti noi: “Le gioie e le speranze, le
tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di
tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le
tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”.
Ed è proprio la vocazione
dei laici cercare il segno di Dio trattando le cose temporali e
ordinandole secondo Dio.
Paolo vi arrivò a dire “che
il mondo è il luogo teologico della santificazione dei laici”.
CRITERI DI LETTURA DEI SEGNI DEI TEMPI
Il Vat. II ha suggerito
come leggere i segni dei tempi “è dovere di
tutto il popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con
l’aiuto dello Spirito Santo, discutere
attentamente, capire ed
interpretare i vari linguaggi del nostro tempo e di saperli giudicare
alla luce della Parola di Dio”.
Ognuno di noi è chiamato
a fare questa lettura, perciò:
- ASCOLTARE la realtà dei
fatti
- DISCERNERE, entrare in
empatia con l’evento. Non può capire l’evento-segno chi non si mette in
gioco, chi non sa mai buttarsi nella mischia.
Per capire il mondo
bisogna fare come ha fatto Dio “che tanto ha
amato da dare suo Figlio”.
Bisogna sporcarsi le mani
e lasciarsi coinvolgere nella sua storia.
Parlare di mondo, parlare di storia significa parlare
della gente, chi non condivide la sorte con gli uomini e le donne del
nostro tempo non può capire e leggere cristianamente la storia, anche se
è battezzato, anche se è consacrato, anche se è presbitero.
I FATTI ATTRAVERSO LA PAROLA DI DIO
E’ importante giudicare gli avvenimenti attraverso la
parola di Dio.
Solo nella fede si può riconoscere veramente Dio nella
storia, senza la fede i fatti salvifici della nostra storia diventano
avvenimenti casuali e senza significato salvifico.
Paolo VI riguardo a questo tema ha affermato “…la
lettura deve essere fatta alla luce del Vangelo, la scoperta dei segni
dei tempi è un fatto di coscienza cristiana; risulta da un confronto
della fede con la vita”, risuona nel nostro cuore la parola detta da
Gesù ai suoi “siate vigilanti” (Lc 21,36).
Questa vigilanza deve esserci di aiuto per vedere i veri
segni di Dio, perché se è vero che nel mondo opera lo Spirito creatore,
è anche vero che vi opera il mistero del male.
Ed è necessario capire se una determinata teoria sia
uscita dallo Spirito Santo o dallo spirito del male.
Ci sono situazioni in cui è difficile capire, ma noi, il
luogo sociale dell’azione di Dio siamo chiamati a farlo es. una
rivoluzione politica, a sett.2006 siamo venuti a conoscenza della lotta
a Budapest, in un lander tedesco ha vinto un partito nazista.
Queste cose sono buone o cattive?
Devo saper discernere ci dicono continuamente!
Ci dicono che è necessario essere solidali con gli
uomini, ma attenzione, faccio un esempio, se per essere solidale con gli
zingari mi lasciassi coinvolgere con coloro che svolgono attività
illegali, non agirei con lo spirito di Dio!
Il discernimento, il giudizio sugli avvenimenti deve
avere dei criteri che possono essere letti solo alla luce della Parola,
guardando a tutto l’insegnamento biblico/morale.
Il discernimento è guardare ciò che contribuisce
all’edificazione del regno e ciò che ne ostacola l’espansione.
E’necessario guardare ai
vari problemi dell’oggi come segno dei tempi: la socializzazione, la
secolarizzazione, la promozione della donna, la decolonizzazione,
l’emergenza dei popoli giovani, la nuova cultura della sessualità umana,
la crisi dell’autorità e molti altri. Non dimentichiamo che oggi vediamo
nuove modalità di incarnare la fede (la ricchezza dei movimenti),
l’esigenza di una maggiore trasparenza evangelica di tutto ciò che porta
il nome cristiano: il ritorno alla contemplazione, l’interesse per la
vita mistica attraverso la grande tradizione spirituale di Oriente e
d’Occidente, il movimento ecumenico.
Tutta questa ricchezza di
stimoli e di suggerimenti ci fa
capire come diventino per noi provocazioni al regno e ci
interpellino per una risposta personale (G. Gennari “I segni dei
tempi”).
Tutta la nostra speranza inizia dalla Resurrezione di
Gesù e dall’evento della Pentecoste.
Noi siamo le donne e gli uomini della Pentecoste, se
viviamo bene la nostra spiritualità noi siamo “il luogo teologico”il
luogo di Dio dove Lui si esprime.
Spesso noi siamo l’unico luogo dove Dio passa e si
incontra con gli altri, a volte penso a quante brutte figure facciamo
fare allo Spirito Santo con i nostri atteggiamenti, le nostre
indifferenze, le nostre critiche negative, le nostre parole che pungono
e feriscono.
Da questo capiamo la responsabilità che abbiamo come
credenti, una responsabilità che si esprime in tutti i luoghi della
nostra vita.
IL GRUPPO, LUOGO DELLE STRATEGIE COSTRUTTIVE
Il gruppo è uno dei luoghi del nostro incontro con Dio
(non il luogo unico dell’incontro con Lui), dove crescono e si
sviluppano le strategie costruttive per diventare insieme allo Spirito
Santo “gli agitatori della storia”, il gruppo è il sostegno nelle
nostre difficoltà, è il trampolino di lancio per vivere la vita nuova.
Per reggere il peso di essere il cuore di Dio NOI
DOBBIAMO DIVENTARE DONNE E UOMINI DI PREGHIERA!
Dobbiamo essere appassionati della preghiera carismatica,
oserei dire INCARNARE la preghiera carismatica, questa preghiera che è
alla base del nostro movimento è una grande forza, ma non solo per noi,
per consolare il nostro cuore, anche!
Ma ci deve lanciare fuori dal cenacolo.
Ci deve sbattere fuori!
Ma vedrei nel gruppo che si incontra una forza profetica
di annuncio di una parola che inquieta e trasforma (inquieta per
trasformare) comunica a chi partecipa l’esperienza di una vita vissuta
in Dio.
Nel nostro DNA c’è la potenza del nostro Fondatore, lo
Spirito Santo, e dei suoi primi seguaci, quei fratelli e sorelle che nel
1968 in Pennylvania hanno detto di si a ciò che Dio faceva intravedere
loro: la nascita di un movimento che avrebbe portato una ventata d’aria
fresca nella Chiesa.
La ventata di primavera augurata da Giovanni XXIII sino a
noi.
Solo diventando ogni giorno donne e uomini che sanno
vivere la preghiera, vivere ciò che proclamiamo nel gruppo, solo allora
permettiamo che Dio si esprima attraverso di noi. Diventiamo l’azione
sociale di Dio. E dove esprimiamo questa sua azione sociale?
Ovunque negli ambiti del nostro vivere: famiglia, tempo
libero, lavoro, quando vedremo il lavoro come il luogo della nostra
santità?
Tra le varie modalità della preghiera carismatica c’è la
preghiera di domanda che dovremo vedere come “la dimensione politica”
della preghiera di intercessione.
Perché questo titolo?
Perché ogni attività umana tesa a promuovere il bene
comune è politica (polis, città), e la preghiera di intercessione è
chiedere che Dio promuova il bene comune dell’uomo.
I teologi dicono che ogni uomo che prega, sia che lo
faccia personalmente, sia che reciti la preghiera ufficiale della chiesa
fa intercessione.
Se è vero che il rapporto tra uomo e Dio ha un carattere
essenzialmente personale, è anche vero che tale rapporto per essere
autentico deve tradursi in una dimensione sociale e comunitaria.
L’intercessione nella Scrittura
Nel Vecchio Testamento sono presentate diverse figure di
intercessori. Nell’esodo (cfr. 18,9) c’è un episodio particolarmente
significativo sulla preghiera di intercessione che può essere di aiuto
al cammino spirituale di persone immerse nelle attività del mondo.
Ietro, suocero di Mosè, vedendo la grande attività che
travolgeva il genero (giudice, condottiero, capo…) un giorno gli dice in
tono profetico “Ora ascoltami, ti voglio dare
un consiglio, e Dio sia con te! Tu stai davanti a Dio in nome del popolo
e presenta le questioni a Dio”.
Ciò che è scritto nella Bibbia è scritto anche per noi:
perciò siamo invitati a intercedere e a ricoprire continuamente il ruolo
di Mosè. Ma, per intercedere, il nostro cuore deve essere mosso
dall’amore, dalla compassione. Il Samaritano, quando vide l’uomo per
terra picchiato dai briganti, “si commosse dentro” (cfr. Lc
10,33). Solo in questo modo saremo capaci di chiedere che Dio intervenga
spandendo olio sulle ferite dell’umanità.
P. Raniero Cantalamessa, in una catechesi sulla fede
suggeriva che “fare preghiera di intercessione significa unirsi nella
fede a Gesù Risorto che vive in perenne stato di intercessione per il
mondo” (cfr. Rm 8,34; Eb 7,25).
La preghiera di intercessione è un servizio d’amore che
ogni cristiano può offrire a Dio attraverso il Cristo e con la potenza
dello Spirito Santo, sia che viva in un monastero o che sia immerso
nelle attività del mondo; ed è un impegno dal quale non può esonerarsi.
Vi voglio suggerire un modo nuovo di fare intercessione.
Imparare a “pregare” il quotidiano e il telegiornale. Quando
accendiamo la tv o leggiamo il giornale compiamo un gesto meccanico, ma
attraverso queti strumenti noi entriamo in contatto con tutto il mondo.
Imparare ad accogliere ed educare nel nostro cuore tutto ciò che
scopriamo: un fatto di cronaca, di economia, di sport, o qualsiasi altra
notizia, anche la più catastrofica, impariamo a parlare a Dio dei
problemi dei suoi figli, gli chiediamo di intervenire. Realizziamo una
parte del secondo precetto datoci da Cristo, che è appunto amare il
prossimo.
Intercedere significa accettare il disagio per
tutto il mondo, accogliere con amore tutti, in modo particolare gli
emarginati (la prostituta, il drogato, l’omosessuale…) tutti coloro che
il mondo rifiuta.
Accettarli senza giudicarli in questo modo, non
divideremo più le persone in buoni o cattivi.
Non ci saranno più i mafiosi, i ladri, i criminali, i
rapinatori, ma solo fratelli d’amare, per i quali intercedere, perché
anche loro scoprano Cristo! Lo scopriranno come lo abbiamo scoperto noi:
il Vivente, il Risorto, il Dio vivo oggi nel mondo!
Voglio terminare con cosa hanno detto durante l’incontro
del 31 maggio – 2 giugno a Rocca di Pega c’è stato il II Conegno Mediale
di movimenti ecclesiali, Benedetto XVI, in linea con Giovanni Paolo II
vede nei movimenti:
a)
scuole di comunione, compagnie in cammino
in cui si impara a vivere nella verità che Cristo ha rivelato e
comunicato per mezzo della testimonianza degli apostoli;
b)
spazio di testimoni della libertà di
Cristo:
c)
laboratori di un mondo migliore, in cui si
manifesta la bellezza della vita umana
d)
segni della bellezza della Chiesa.
Nel messaggio iniziale ha evidenziato gli obiettivi
perché ciascuno come la bussola sicura rimane il magistero del Vaticano
II, di cui proprio i movimenti costituiscono uno dei frutti più
preziosi. I movimenti hanno pertanto la responsabilità di non deformare
e non falsificare, ma di far brillare la bellezza di Cristo.
Oggi c’è bisogno di scelte coraggiose a livello personale
e di continuo per essere segni luminosi del Vangelo, senza lasciarci
fermare alla mentalità del mondo, ma trasformandoci continuamente,
eccoci allora pronti per ripetere il nostro sia a Dio per permettergli
di essere presente attraverso di noi, la sua azione sociale, come dice
un noto autore spirituale Nathan Soderblom, “i santi sono quelle
persone che rendono più facile agli altri credere in Dio”.
Carla Osella
e-mail: carlaosella@hotmail.it |