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Rinnovamento nello Spirito Santo
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La preghiera
Il RnS è chiamato a riprodurre la vita spirituale della Chiesa delle origini: in tal senso è avvertito il desiderio di intensificare la vita comunitaria, superando la nozione sociologica di “gruppo”. Accanto alla preghiera comunitaria, ci si dedica alla catechesi, alla celebrazione dei sacramenti ed alla vita fraterna secondo una vera appartenenza al Vangelo di Cristo.

Il seminario per l’effusione dello Spirito rappresenta un “luogo” e un “tempo” di profonda conversione, la preghiera d’effusione, poi, segna soltanto un momento esperienziale forte, comunitario, di recupero della fede ed anche l’inizio di un cammino di vita nuova e di una crescita che introduca i fratelli alla vita comunitaria.
Fondamento pastorale e comunitario: l’esperienza generante

Il Rinnovamento è caratterizzato dal “costituirsi di gruppi cristiani che pregano insieme e chiedono nella preghiera, per ognuno dei propri membri, una nuova effusione dello Spirito Santo, in virtù della quale si aggiunga alla grazia della iniziazione cristiana, una nuova presa di coscienza della Signoria di Gesù, una nuova esperienza dei doni e dei carismi dello Spirito e una nuova disponibilità a usare, a servizio dei fratelli e della Chiesa, tutti i talenti e i carismi dei quali Dio ha stabilito di dotarli”.

È proprio nei cenacoli di preghiera che generalmente i cattolici conoscono il Rinnovamento ed è nella pratica dell’abbandono fiducioso e docile allo Spirito che i doni di Dio rifioriscono e cominciano a portare frutto, come effetto del cammino di vita nuova e di conversione permanente che viene proposto. Così il Rinnovamento ripropone ai cristiani una nuova apertura all’irruzione della presenza di Dio, un ritorno al Cenacolo come “roveto ardente”, come luogo in cui Dio si “manifesta, parla, converte e da cui ci invia” come accadde per Mosè. Questo nuovo dinamismo spirituale ha il suo cuore nell’esperienza della preghiera per una nuova effusione dello Spirito o battesimo nello Spirito.

Nel 1980 Giovanni Paolo II, incontrando i gruppi e le comunità italiane del RnS, ebbe a dire: “A questa effusione dello Spirito Santo noi sappiamo di essere debitori di una esperienza sempre più profonda della presenza di Cristo”. Non si tratta certo di un nuovo battesimo o della reiterazione del sacramento, ma implica il rapporto a un sacramento (ecco perché nei Paesi anglofoni si definisce “battesimo nello Spirito”), anzi a più sacramenti, quelli dell’iniziazione cristiana. L’effusione dello Spirito attualizza e rinnova il nostro battesimo, dona una coscienza più chiara della sua attualità. Come afferma il Card. Suenens: “il battesimo nello Spirito richiama l’esperienza consapevole, il significato esperienziale del battesimo”. L’effusione dello Spirito, è, pertanto, un richiamo alla conversione, al rinnovamento interiore, una risposta di Dio alla disfunzione in cui è venuta a trovarsi la vita cristiana.

Afferma padre Cantalamessa, a proposito dell’efficacia dell’effusione dello Spirito nel riattivare il battesimo: “L’uomo finalmente reca la sua parte, cioè fa una scelta di fede responsabile e personale, preparata dal pentimento, che permette all’opera di Dio di liberarsi e di sprigionare tutta la sua forza. Il dono di Dio viene finalmente “slegato”, la fede rivive e l’”opus operantis” si rende manifesto”. L’effusione dello Spirito Santo è causa di “rinascita” spirituale, la stessa che Gesù proponeva a Nicodemo, perché fosse capace di stupirsi delle meraviglie e delle novità dello Spirito.

L’assemblea comunitaria che prega e celebra è l’evento fondante del Rinnovamento. Il modello può essere recuperato nella celebre definizione contenuta in Atti 2, 42-48 e nella descrizione che san Paolo fa delle prime comunità cristiane nella Prima lettera ai Corinzi ai capitoli 12 e 14. Potremmo parlare, in buona sostanza, di una “liturgia missionaria”, una forma di evangelizzazione nella quale i partecipanti, sulla base del sacerdozio comune dei fedeli, sono condotti a un incontro immediato con Gesù, tramite la testimonianza personale, spontanea, gioiosa comunicata nella fede.

Ciò che si nota nei partecipanti è un desiderio insaziabile di Dio: il popolo di Dio ha sete di preghiera, ha sete della parola di Dio, ha sete dei doni dello Spirito, ha sete dei sacramenti, ha sete di santità, ha sete insaziabile. Si sente, viva, l’eco della promessa di Gesù alla Samaritana: “Se conoscessi il dono di Dio… Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente d’acqua viva zampillante” (cf Gv 4, 10.14). Quante donne, quanti uomini rigenerati dallo Spirito sono diventati fontane d’acqua viva; “otri nuovi”, inebriati dal vino nuovo; quante “cisterne screpolate” sono diventate riserve di santità e di salvezza a disposizione dello Spirito Santo per placare le due grandi seti che sono nel cuore dell’uomo, le due grandi seti del mondo: la sete di salvezza e la sete di santità.
Lo Spirito insegna a pregare:
a) alla conoscenza dell’amore di Dio Padre.
b) all’ascolto della Parola di Dio.
c) alla lode in quanto conduce il credente a professare con la bocca la Signoria di Dio e a credere con il cuore nell’evento della risurrezione di Cristo ( cf Rm10,8)
d) alla supplica, intercessione, perché nemmeno sappiamo che cosa chiedere nella preghiera ma lo Spirito viene in aiuto alla nostra incapacità con gemiti inesprimibili.

Lo Spirito ci conduce alla preghiera incessante. La preghiera per mezzo dello Spirito Santo diventa, nel cuore del credente , uno stato di grazia, un modo di essere che non può essere ridotto a momenti occasionali magari suscitati da particolari bisogni. La preghiera non nasce soltanto nei momenti di necessità, quando magari siamo afflitti da una malattia fisica o spirituale. Tutto questo può diventare occasione per intraprendere un cammino di preghiera ma se si riduce a qualcosa di occasionale non incide nel processo di crescita spirituale e umana del credente. Lo Spirito Santo, invece, ha il compito di far diventare la preghiera “respiro del nostro respiro”, stato permanente di dialogo con Dio, comunicazione costante delle nostre aspirazioni e preoccupazioni più profonde, per portare il Suo amore, la Sua forza, in tutti gli eventi della nostra esistenza umana.
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L’esperienza carismatica che contraddistingue il Rinnovamento non ha un fondatore, come tante altre realtà ecclesiali, né un carisma particolare da segnalare alla Chiesa e al mondo, ma vuole contribuire a ridestare la struttura fisiologica dell’esistenza cristiana, che è, per sua natura, un’esistenza “nello Spirito”. Ecco perché già il card. Suenens definiva il Rinnovamento «una corrente di grazia capace di dare una scossa alla Chiesa post conciliare», e ancora «un movimento dello Spirito che aiuti la Chiesa a divenire tutta carismatica secondo le attese e le proposizioni del Concilio Vaticano II».
Il RnS è uno strumento ecclesiale per una nuova comunicazione spirituale della fede, ma non rappresenta in se stesso una nuova spiritualità. Non si può neanche indicare una finalità precisa del RnS, ma solo segnalare il suo dinamismo interno, orientato al rinnovamento di tutta la Chiesa, in tutte le sue manifestazioni vitali e in tutte le sue attività.
LA PREGHIERA